Google
This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project
to make the world's books discoverablc online.
It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct
to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover.
Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the
publisher to a library and finally to you.
Usage guidelines
Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying.
We also ask that you:
+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for
personal, non-commerci al purposes.
+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine
translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the
use of public domain materials for these purposes and may be able to help.
+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it.
+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other
countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe.
About Google Book Search
Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web
at |http: //books. google .com/l
Google
Informazioni su questo libro
Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro clie non è mai stato protetto dal copyriglit o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.
Linee guide per l'utilizzo
Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:
+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Googìc Ricerca Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.
Informazioni su Google Ricerca Libri
La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed edito ri di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell'intero testo di questo libro da lhttp: //books. google, comi
.'-d.
/ 5 3i6, 2J
HARVARD
COLLEGE
LIBRARY
Tr
SCELTA COLLEZIONE
DI
OPERE STORICEU:
DI TUTTI I TEMPI E DI TUTTE LE NAZIONI
VOL. 21.
GMiNl, ITTEO E FILIPPO JILllNl
CRONICHE STORICHE
OPERE GIÀ' PUBBLICATE
CHE FORMANO PARTE DI QUESTA COLLEZIONE
STORIA D' ITALIA di Fbancesco GuicciAiinini, conforme la celebrala
legione del prof. Rosini , con una prefazione scritta da Egidio
De-Magri e la biografìa dell'autore di G. S. Nicolini, con riiiatti,
vignelle, coperte incise e un indice generale . . . Voi. 3
STORIA D' ITALIA dì Carlo Botta, in continuazione a quella
del GuicciABDim sino al 1SI4, con considerazioni e note critiche
di diversi autori , e la biografia del Bolla scritta dal pr. Michele
Sarlorìo, ed un copioso indice generale^ adorna del ritratto
dell" autore e di coperte incise Voi. 6.
STORIA DELLA GUERRA DELL' INDEPENDENZA DEGLI STATI
UNITI D'AMERICA di Cablo Botta , con ritratti , vignette Sto-
riche e due carie geografiche, con l'aggiunta di una prefazione del
signor Sevelinges, che serve d'introduzione all'opera, di alcune
lettere del Bolla intorno allo stile con cui devono gì' Italiani
scrivere la Storia, della Costituzione degli Slati-Uniti d^America
e di un copioso indice generale Voi. 2.
STORIA FIORENTINA di Bekeuetto Vabcbi , con prefazione, vita
e note scritte appositamente per questa edizione dal prof. Michele
Sartorio , con vignette disegnate da Focosi ed incise da Gan-
dini Voi "
STORIA CIVILE DEL REGNO DI NAPOLI di Pietro Giammnb ,
con la vita dell'aulorc scritta apposilamcotc per questa cdi<
zione da Felice Turotti, adorna del ritratto e di vignette sto-
rielle disegnale dal pittore R. Focosi Ve
STORIA DEL REAME DI NAPOLI DAL 1734 SINO AL 1828
di PiETBo Colletta, opera che forma atretto seguito a quella
del GiAKworiE. col ritratto dell'autore e vignetta disegnali dal
pittore R- Focosi Voi.
p
CRONICHE STORICHE
DI
mUMì. miTEO E FILIPPO niLlNI
i HIGUOK IKZIOn BIDOTIB
COLI.' AIUTO DEI TESTI A PENNA
C0RHEDAT8
Il PI PREFIZIONB DEI PBOFESSORB ilCHElS SUTORIO
DA NOTE FILOLOGICHE DI I. MOUTIBR
E DA COPIOSE APPENDICI STORICO-GEOGRAFICHE
^uxacoAtx Cjnetoftdf (mioàkujuxmU'
MILAiNO
PER BORKONI E SCOTTI
IIPOGRAFI, LIBRAI K FOKOITORI DI CARATTI
1848.
- — i OoL^e Lìbi-artr*
Juir 1, 1814.
Bequeet of
CRONICA
DI
LIBHO OTTAVO
Qui comincia V ottavo libro. Conta come nella città di Firenze
fu fatto il eecondo popolo, e pii^ grandi mutazioni che per ca-
gione di quello furono poi in Firenze, eeguendo dell* altre no-
vjtadi univenali che furono in que' tempi.
CAPITOLO PRIMO.
N,
egli anni di Cristo 1292 in calen di Febbraio^ essendo la
città di Firenze in grande e possente slato e felice in tutte co-
se, e' cittadini di quella grassi e ricebi, e per sopercbio tran-
quillo, il quale naturalmente genera superbia e novità, si erano
i cittadini tra loro invidiosi e insuperbiti > e molti micidii e fe-
dite e oltraggi facea Tuno cittadino all'altro^ e massimamente i
nobili detti grandi e possenti, contra 1 popolani e impotenti,
cosi in contado come in città , faceano forze e violenze nelle
persone e ne* beni altrui , occupando. Per la qual cosa certi
buoni uomini artefici e mercatanti di Firenze cbe yoleano bene
vivere, si pensarono di mettere rimedio e riparo alla detta pe-
stUenzia, e di ciò fu de'caporali intra gli altri uno valente uo-
mo, antico e nobile popolano, e ricco e possente^ cb'avea nome
Ciano della Bella, (a) del popolo di san Martino, con seguito
e consiglio d' altri savi e possenti popolani. E faccendosi in
Firenze (1) ordine d'arbitrato in correggere gli statuti e le no-
(a) Vedi App«odice n.^ i*
(i) Ordine d'arbiirato: ordine, o magistrato di arbitri, oioè, d'uonloi
livelliti di potesti le^ ialiti ?«. Nel Vocabolario si tro?a questa voce ìa
6 GIOVAMfl VILLANI
stre leggi , siccome per gli nostri ordini consueto era di fare
per antico, si ordinarono certe leggi e statuti molto forti e gra-
vi contro a' grandi e possenti , che facessono forze o violenze
contro a'popolani, raddoppiando le pene comuni diversamente^
e che fosse tenuto l'uno consorto de'grandi per l'altro e si pò-
tessono provare i maliGcii per due testimoni di pubblica voce
e fama, e che si ritrovassono le ragioni del comune; e quelle
leggi chiamarono gli ordinamenti della giustizia. E acciocché
fessone conservati e messi ad esecuzione , si ordinarono , che
oltre al novero de'sei priori i quali governavano la citte, fosse
uno gonfaloniere di giustizia di sesto in sesto^ mutando di due
in due mesi come si fanno i priori , e sonando le campane a
martello, e congregandosi il i>opo]o a dare il gonfalone della
giustizia nella chiesa di san Piero Scheraggio^ che prima non
s* usava. E ordinarono che niuno de' priori potesse essere di
casa de'nobili detti grandi, che prima ve n'avea sovente de'buo-
ni uomini mercatanti , tutto fessone de' potenti. E la 'nsegna
del detto popolo e gonfalone fu ordinato il campo bianco e la
croce vermiglia; e furono eletti mille cittadini partiti per sesti
con certi banderai per contrade^ con cinquanta pedoni per ban-
diera, i quali dovessono essere armati^ e ciascuno con soprasber-
ga e scudo della 'nsegna della croce, e trarre ad ogni romore
e richesta del gonfaloniere a casa o al palazzo de'priori, e per
fare esecuzione contro a'grandi; e poi crebbe il numero de'pe-
doni eletti in duemila, e poi in quattromila. £ simile ordine dì
gente d* arme per lo popolo o colla detta insegna , s* ordinò in
contado e distretto di Firenze^ che si chiamavano le leghe del
popolo. E '1 primo de^detti gonfalonieri fa uno Baldo de'Ruf-
foli (a) di porte del Duomo ; e al suo tempo usci fuori il gon-
falone con arme a disfare i beni d'uno casato detti Galli di por-
te sante Marie^ per uno micidio che uno di loro avea fatto nel
reame di Francia nella persona d' uno popolano. Questa novità
di popolo e mutazione di stato fu molto grande alla città di Fi-
renze, e ebbe poi molte e diverse sequele in male e in bene del
questo »ignifictto, ma sesia esempio. Neirediz. del Muratori, e in altre
ancora , si trova invece ordine di arbitrio ^ e fu Teranente un arbitrio
degli Editori il cambiar la vera e diritta voce per un altra , che non ai
trova ìb alcnno dei baoni testi a penna da noi riscontrati*
(o) Vedi Appendice n.^ a.
LIBIO OTTAVO 7
DOflro connine^ come innami per gli tempi faremo menzione. E
tfuesta novità e cominciamento di popolo, non sarebbe venuta
Ditta a'popolani per la potenzia de' grandi, se non fosse clie in
qne' tempi i grandi di Firenze non furono tra loro in tante
brighe e discordie, poich'e^guelfi tornarono in Firenze, com'e-
rano allora ch'egli avea grande guerra tra gli Adimari e' To-
aiDghi, e tra. i Rossi e' Tomaquinci, e tra i Bardi e' Mozzi, e
tra i Gherardini e'Manieri^ e tra i Cavalcanti e'Bondelmonti, e
Ira certi de'Bondelmonti e'GiandonaU, e tra'Visdomini e* Falco-
nieri, e tra i Eostichi eToraboschi, e tra'Foraboschi e'Malispi-
ni, e traTrescobaldi insieme, e tra la casa de' Donati interne,
e più altri casati.
CAPITOLO n.
Come U popolo di Firetae feciono pace eo*PÌ9ami^
e molte altre notabili cote.
L'anno seguente 1293, quegli che reggeano il popolo di Fi-
mze per fortificare loro stato di popolo e (1) affiebolire il
podere de* grandi e de'possenti, i quali molte volte accrescono
e vivono delle guerre, richesti da'Pisani di pace , i quali pel*
le guerre erano molto aflSeboliti e abbassati , il popolo di Fi-
renze non guardando a ciò, alla detta pace assentirono, man-
dandone 1 Pisani il conte Guido da Montefeltro loro capitano,
e disfaccendo il castello del Pontadera , e avendo i Fiorentini
Obera franchigia in Pisa, sanza pagare niente di loro merca-
tanzie: e alla detta pace fìirono i Lucchesi e'Sanesi, e tutte le
terre della lega di parte guelfa di Toscana. E nota, che in fino
a questo tempo, e più addietro, era tanto il tranquillo stato di
Firenze , che di notte non si serravano le porte alla città , né
avea gabelle in Firenze; e per bisogno di moneta, per non fare
libbra , si venderono mura vecchie , e' terreni d' entro e di
(i) affiebolire: indebolire. L' origine di questo Tcrbo è dal franeeie
affoihUr • È da notarti ehe gli antichi diuero indiitintanente affi^oUre^
mffiebolmre, infièhoUre^ e infiehotare ^ e talora posto il v inreee del è,
come appunto oggidì noi adoperiamo. In alcune delle passate edisioni si
trova quasi sempre Isfata ?ia questa f^ intioa^ e sostituitale la corri-
Sfondente mdeiolire, ma ella si trofa In tntli i buoni lesti «ntidii.
8 GIOTAKtri VILLANI
fuori a chi v'era (1) accostato. E per l'ordine del popolo moHtf
giuridizloni si racquistarono per lo comune , che Poggibonizzi
si recò tutto all'obbedienza del comune, che avea giuridizione
per se^ e Certaldo, e Gambassi, e Gatignano; e tolse^ a' Goni!
la giuridizione di Ylesca e del Terralo^ e Gangherata, e Mon-
cione , e Barbischio , e 'I castello di Lari , e casa Gnicciardi ;
e in Mugello molte possessioni le quali aveano occupate i Gonti
e gli Ubaldini^ e altri gentili uomini; e racquistossi lo spedale
di san Sebio ch'era del comune, occupato per grandi uomini.
E sopra queste cose fu caporale uno valente e leale popolane
d' oltrarno chiamato Garuccio del Verro. Sicché nel comincia-
mento del popolo si fece molto di bene comune^ e a ciascuno
a cui fosse per addietro occupata possessione per gli potenti,
di fatto fu renduta. In questo tempo che '1 popolo di Firenze
era fiero e in caldo e signoria , essendo fatto in Firenze uno
eccesso e maliflcio, e quello cotale che '1 fece si fuggi e stava
nella terra di Prato , per lo comune di Firenze fu mandato a
quello comune , che rimandasse io sbandito. Eglino per man-
tenere loro libertà noi vollono fare : per la quale cosa il co-
mune di Prato fu condannato per lo comune di Firenze in die'^
cimila libbre, e rendessono il malfattore, mandandovi uno mes*
so solamente con una lettera. I Pratesi disubbidienti, si bandi
r oste per guastare Prato ; e già mossa la camera dell' arme
del comune , e le masnade a cavallo e a pie , i Pratesi reca-
rono i danari , e menarono il malfattore , e pagarono la con-
dannagione : e coal di fatto facea le cose \ acceso popolo di
Firenze.
CAPITOLO m.
iy WM grande fuoco che fu in Firenze nella contrada
di Toreicoda.
Nel detto anno del 1293 s' apprese uno grande fuoco in Fi-
renze nella contrada detta Toreicoda , tra san Piero maggiore
e san Simone , e arsonvi più di trenta case con grande dam-
maggio, ma non vi mori persona. E nel detto tempo si feciono
(i) accostato: ficino, eonfintate. Anche questa foee è tUU tolta nelle
stampe , sebbene si trovi in tnUi i migliori testi a penna.
LltoRO OTTAVO
interno a san Giovanni i pilastri de' gheroni di marmi bianchi
e neri per l'arte dì Galimala, che prima era di macigni, e le-
varsi tutti i monumenti e sepolture e arche di marmo ch'era*
no intomo a san Giovanni, per più bellezza della chiesa.
CAPITOLO IV.
Come si cominciò la guerra intra *l re di Francia
e quello d'Inghilterra.
Nel detto anno 1293, avendo avuta battaglia e rut>eria in ma*
re tra' Guasconi che erano uomini del re dlnghilterra, e'Nor-
mandi che sono sotto il re di Francia, della quale i Normandi
ebbono il peggiore, e vegnendosi a dolere deiringiuria e dam-
maggio ricevuto da'Guasconi al loro re di Francia, lo re fece
richiedere il re Adoardo d'Inghilterra (il quale per sorte tenea
la Guascogna dovendone fare omaggio al re di Francia) che do-
vesse far fare l'ammenda alle sue genti, e venire personalmen-
te a fare omaggio della detta Guascogna al re dì Francia, e se
ciò non facesse a certo termine a lui dato, il re di Francia col
suo consìglio de' dodici (1) peri il privava del ducato di Gua-
scogna* Per la qual cosa il re Adoardo il quale era di grande
cuore e prodezza, e per suo senno e valore fatte di grandi co
se oltremare e di qua^ isdegnò di non volere fare personalmen-
te il detto omaggio, ma mandò in Francia messer Amondo suo
fratello che facesse per lui^ e soddisfacesse il dammaggio rice-
vuto per la gente del re di Francia. Ma per l'orgoglio e cuvi-
digia de'Franceschi, il re Filippo di Francia noi volle accettare,
per avere cagione di torre al re d' Inghilterra la Guascogna ,
lungamente (:2) conceputa e desiderata. Per la qual cosa si co*
(i) perì: nome di una dignità del regno di Francia: oggi si dice comu-
nemente pari; ma la vera e buona antica scrittura è perì, che imita la
pronunzia della Toce francese pair da cui deriva. In alcuni testi a penna
dei meno antichi, e in alcune editioni , si legge padri I Deputati alia
correaione del Decamerone ti tono a ragione doluti di questo arbitrio
presosi da qualche copista, e seguito dai trascurali editori. Ma se si afes-
acro ogni volta a ripetere i nostri giusti lamenti contro a si fatte li-
cenze, non vi sarebbe mal da Bnirla.
(a) conceputa: equivale a dire: sulla quale atfeva conceputo dff ditegnù
Cosi, senza nessuno aggiunto, il o. Autore adoperò il vcrba eonoepere, o
Gio. ViUani T. IL 2
lo GIOVANNI VILtAXt
minció dura e aspra guerra traTranceschi e gl'Inghilesi in terra
e in mare, onde molta gente morirono, e furono presi e diser-
ti dairuna parte e dalPaltra, come innanzi per gli tempi fare-
mo menzione. E '1 segnente anno il re Filippo di Francia man-
dò in Guascogna messer Carlo di Valos suo fratello con grande
cavalleria, e prese Bordello e molte terre e castella sopra il re
d' Inghilterra , e in mare mise grande navilio in corso sopra
glMnghilesi.
CAPITOLO V.
Come fu eletto e fatto papa Celestino quinto , te come rifiutò
il papato.
Negli anni di Cristo 1294 del mese di Luglio, essendo stata
Vacata la Chiesa di Roma dopo la morte di papa Niccola d'A-
scoli più di due anni, per discordia de' cardinali ch'erano par«
itti, e ciascuna setta volea papa uno di loro , essendo i cardi-*
nati in Perugia, e costretti aspramente da'Perugini perchè elcg-
gessono papa. Come piacque a Dio, furono in concordia di non
chiamare ninno di loro collegio , e clessono uno santo uomo ,
ch'avea nome frale Piero dal Morrone d'Abruzzi. Questi era ro*
mito e d*aspra vita e penitenzia , e per lasciare ta vanità del
mondo, ordinati più santi monisteri di suo ordine, si se n'andò
n fare penitenzia nella montagna del Morrone , la quale è so*
pra Sermona. Questi eletto e fatto x^nire e coronato papa, per
riformare la Chiesa fece di Settembre vegnente dodici cardina-^
li, grande parte oltramontani, a petizione e per consiglio del re
Carlo re di Cicilia e di Puglia : e ciò fatto n' andò colla corte
^ Napoli, il quale dal re Carlo fu ricevuto graziosamente e con
grande onore : ma perchè egli era semplice e non litterato , e
delle pompe de! mondo non si travagliava volentieri , i cardi'^
Hall il pregiavano poco, e parca loro che a utile e stato della
Chiesa avere fa^a mala elezione. 11 dello santo padre avveg^
gendosi di ciò, e non sentendosi sollìciente al governa mento del-
la Chiesa, come quegli che più amava di servire a Dio e l'uti-
ctmcepire in qaetto ttetto tignifieato nel lib. VII. cap. itio: era conee^
puto per t mreip9teavo di Pitm e suoi seguaci ^ di eaccicrt di Pisa il
I.IBRO OTTATO ti
le di sua anima che l'onore mondano, cercava ogfni via come
potesse rinunziare il papato. Intra gli altri cardinali della corte
era uno messer Benedetto Guatani d' Alagna molto savio di scrit-^
tura, e delle cose del mondo molto pratico e sagace , il quale
aveva grande volontà di pervenire alla dignità papale, e quella
con ordine avea cercato e procacciato col re Carlo e co'cardi-
nali, e già aveva da loro la promessa , la quale poi gli venne
fatta. Questi si mise dinanzi al santo padre , sentendo eh' egli
avea voglia di rinunziare il papato, ch'egli facesse una nuova
decretale, che per utilità della sua anima ciascuno papa potes-*
se il papato rinunziare , mostrandogli 1' esemplo di santo Cle
mente , che quando santo Pietro venne a morte^ lasciò eh' ap
presso lui fosse papa; e quegli per utile di sua anima non voi
le essere, e fu in luogo di lui in prima santo Lino, e poi san
to Cleto papa: e cosi come il consigliò il detto cardinale, fece
papa Celestino il detto decreto; e ciò fatto, il di di santa Luci»
di Dicembre vegnente, fatto concestoro di tutti i cardinali , in
loro presenza si trasse la corona e il manto papale, e rinunziò
il papato, e partissi d^la corte, e tornossi ad essere eremita, e
a fare sua penitenzia. E cosi regnò nel pnpato cinque mesi e
nove di papa Celestino. Ma poi il suo successore messer Bene-
detto Guatani detto di sopra (il quale to poi papa Bonifazio) si
dice, e fu vero, il fece prendere alla montagna di santo Angio-
lo in Puglia di sopra a Bastia, ove s'era ridotto a fare peniten-
zia, e chi dice ne voleva ire in Schiavonia, e privatamente nel
la rocca di Fummone in Campagna il fece tenere in cortese
pregione, acciocché lui vivendo non si potesse apporre alla sua
lezione, perocché molti cristiani teneano Celestino per diritto
e vero papa, non ostante la sua renun^azione, opponendo che
si fatta dignità, come il papato, per ninno decreto non si potoft
rinunziare, e perché santo Clemente rifiutasse la prima volta lì
papato, i fedeli il pure teneano per padre, e convenne poi che
pur fosse papa dopo santo Cleto. Ma ritenuto preso Celestino i,
come avemo detto, in Fummone, nel detto luogo poco vi vette;
e quivi morto , fu seppellito in una piccola chiesa di fuori di
Fummone dell'ordine de'siioi tvaiì poveramente, e messo setter*
ra più di dieci braccia, acciocché '1 suo corpo non si ritrovasi
se. Ma alla sua vita, e dopo la sua morte, fece Iddio molti mi*
racoli per lui, onde molta gente avcano in lui grande devazlo<«
ne: e poi a certo tempo appresso dalla Chiesa di Roma, e d«
iS GIOVANNI VILLANI
papa Gtovanni vi^simosecondo fu canoiìiz3eato, e chiamato saa-
lo Piero di Morrone^ come innanzi al detto tempo faremo men-
lione*
CAPITOLO VI.
Come fu eletto e fatto papa Bonifazio ottavo.
Nel detto anno 1294, raesser Benedetto Guatani cardinale, a-
vendo per suo senno e sagacità adoperato che papa Celestino
avea rifiutato il papato, come addietro nel passato capitolo a-
vemo fatta menzione , segui la sua impresa , e tanto adoperò
co'cardinali e col procaccio del re Carlo, il quale avea rami-
ate dì molti cardinali , spezialmente de' dodici nuovi eletti per
Celestino, e stando in questa cerca , una sera di notte iscono^
aciuto con poca compagnia andò al re Carlo, e dissegli: Re, il
tuo papa Celestino T ha voluto e potuto servire nella tua guerra
di Cicilia y ma non ha saputo ; ma se tu adoperi co* tuoi amici
cardinali che io sia eletto papa , io saprò , e vorrò , e potrò ;
promettendogli per sua fede e saramento di mettervi tutto il
podere della Chiesa. Allora lo re fidandosi di lui , gli promise
e ordinò co'suoi dodici cardinali che gli dessero le loro boci :
ed essendo air elezione mcsser Matteo Rosso e messer Iacopo
della Colonna, ch'erano capo delle sette de*cardinali, s'accorso-
no di ciò, e incontauente gli diedono le loro , ma prima mes-
ser Matteo Rosso Orsini; e per questo modo fu eletto papa nella
città di Napoli, la vilia della natività di Cristo del detto anno;
e incontanente che fu eletto si volle partire di Napoli colla
corte, e venne a Roma , e là si fece coronare con grande so-
lennità e onore in mezzo Gennaio. E ciò fatto, la prima prov-
visione che fece , sentendo che grande guerra era cominciata
tra '1 re Filippo di Francia e '1 re Adoardo d'Inghilterra per la
quistione di Guascogna, si mandò oltre i monti due legati car-
dinali, perchè gli pacificassono insieme, ma poco v'adoperaro-
no, eh* e'detti signori rimasene in maggiore guerra che di pri-
ma. Questo papa Bonifazio fu della città d*Alagna, assai genti-
le nomo di sua terra, figliuolo di messer Lifredi Guatani, e di
sua nazione ghibellino, e mentre fu cardinale protettore di loro,
gpezialmente de*Todini; ma poi che fu fatto papa molto si fece
guelfo^ e molto fece per lo re Carlo nella guerra di Cicilia, con
LIBBO OTTAVO i3
'tutto che per molti savii si disse, ch'egli fu partitore della par-
te guelfa, sotto Tomhra dì mostrarsi molto guelfo, come innan-
zi ne' suoi processi manifestamente si potrà comprendere , per
chi fia buono intenditore. Molto fu magnanimo e signorile , e
ToUe molto onore , e seppe bene mantenere e avanzare le ra-
gioni della Chiesa , e per lo suo savere e podere molto fu ri-
dottato e temuto; pecunioso fu molto per aggrandire la Chiesa
e'suoi parenti , non faccendo coscienza di guadagno , che tutto
dicea gli era licito quello ch'era della Chiesa. E come fu fatto
papa annullò tutte le grazie de'vacanti fatte per papa Celestino,
chi non avesse la possessione; e fece fare il nipote al re Carlo
conte di Caserta, e due figliuoli del detto suo nipote, Tuno con-
te di Fondi e l'altro conte di Palazzo. Comperò il castello del-
le milizie di Roma, che fu il palazzo d'Ottaviano imperadore ,
e quello crescere e reedidcare con grande spendio, e altre for-
ti e belle castella in Campagna e in Maremma. E sempre la
sua stanza fu il verno in Roma , e la state e la primavera in
Rieti e Orbivieto , ma poi il più in Alagua per aggrandire la
sua cittade. Lasceremo alquanto di dire del detto papa, seguen-
do di tempo in tempo delle novità dell'altre parti del mondo,
e massimamente di quelle di Firenze^ onde molto ne cresce ma-
teria.
CAPITOLO vn.
Q%ìkando si cominciò a fondare la nuova chiesa di santa Croce
di Firenze.
Negli anni di Cristo 1294 il di di santa Croce di Maggio, si
fondò la grande chiesa nuova de' frati minori di Firenze detta
santa Croce, e alla consegrazione della prima pietra che si mi-
se ne*fondamenti, vi furono molti vescovi e prelati e cherici e
religiosi, e la podestà e '1 capitano e' priori, e tutta la buona
gente di Firenze uomini e donne con grande festa e solennita-
de. E cominciarsi fondamenti prima dalla parte di dietro ove
sono le cappelle, perocché prima v^era la chiesa vecchia, e ri-
mase air uficio de' frati infino che furono murate le cappello
nuove.
14 GlOT^NKI VILLjIIVI
CAPITOLO Vili.
Come fu caeciato di Firenze il grande popolare Gian^
della Bella.
Nel detto anno 1294 del mese di Gennaio , essendo di nuovo
eiitrato in signoria della podesteria di Firenze messer Giovan-
ni da Lucìdo da Como, avendo dinanzi uno processo d*uDa ac-
cusa contra a messer Corso de* Donati, nobile e possente citta-
dino de'più dì Firenze , per cagione che '1 detto messer Corso
doveva avere morto uno popolano, famigliare di messer Simo-
ne Galastrone suo consorto, a una mischia e fedite le quali a-
veano avute insieme , e quello famigliare era stato morto ; on-
de messer Corso Donati era andato dinanzi con sicurtà della
detta podestà, a'prieghi d^amici e signori, onde il popolo di Fi*-
renze attendea che la detta podestà il condannasse ; e già era
tratto fuori il gonfalone della giustizia per fare Tesecuzione, e
egli 1* assolvette ; per la qual cosa in sul palagio della podestà
letta la detta prosciogHgione, e condannato messer Simone Ga•^
lastrone delle fedite, il popolo minuto gridò: m%ioia la podestà^
e uscendo a corsa di palagio, gridando, airarme all^arme, e vita
il popolo^ gran parte del popolo fu in arme, e spezialmente il
popolo minuto , e trassono a casa Giano della Ik'lla loro capo-
rale, e egli, si dice, gli mandò col suo fratello al palagio de'prio-^
ri a seguire il gonfòlonicre della giustizia; ma ciò non feciouo
anzi vennero pure al palagio della podestà, il qua!e popolo a
furore con arme e balestra assalirò il detto palagio , e misono
fuoco nelle porte e arsoule , e entrarono dentro , e presono e
rubarono la detta podestà e sua famiglia vituperosamente Ma
messer Corso per tema di sua persona si fuggi di palagio di
tetto in tetto, ch'allora non era cosi muralo; la qiiale furia a'prio^
ri oh*erano assai vicini al palagio della podestà dispiacque, ma
per lo isfrenato popolo noi poterono riparare. Ma racquetato il
remore , alquanti di appresso i grandi uomini che non dormi-
vano in pensare d' abbattere Giano della Bello , imperciocché
egli era stato de'caporali e cominciatorì degli ordini della giù-*
^tizia, e oltre a ciò per abbassare i grandi, volle torre a'capi-
tani di parte guelfa il suggello e *1 mobile della parte, ch'era
a$6ai, e recarlo in comune , uou perch'egli non fosse guelfa o
LTlmO OTTAVO tS
flì nazione guelfo, ma per abbassare la potenzia de^ grandi, i
quali grandi vedendosi cosi trattare s' accostarono in setta col
^consiglio del collegio de'giudici e de'notari, i quali si teneano
cavati da lui , come addietro facemtido menzione , e con altri
popolani grassi, amici e parenti de' grandi ^ che non amavano
che Giano della Bella fosse tn comune maggiore di loro, ordi-
narono di fare uno gagliardo uficio de'priori, e venne loro fat^
lo, e trassesì fuori prima che '1 tempo usato. E ciò fatto, come
furono airufìcio, si ordinarono col capitano del popolo, e fecio'»
no formare una notiGcagione e inquisizione contro al detto Gia-^
Ho della Bella e altri suoi consorti e seguìaci , e di quegli che
furono caporali a mettere fnoco nel palagio, opponendo com'è*
glino aveàno messa la terra a romore, e turbato il j^aclfico sta-
to, e assalito la podestà contro agli ordini della giustizia \ per
la qual cosa il popolo minuto molto si conturbò, e andavano a
casa Giano della Bella , e profTereangli d' essere con lui in ar-
me a difenderlo, o combattere la terra. E il suo fratello trasse
In Orto san Michele uno gonfalone dell* arme del popolo : ma
Giano ch'era uno savio uomo, se non ch'era alquanto prestm*
tuoso, veggendosi tradito e ingannato da coloro medesimi ch'e^
rano stati con lui a fare il popolo, e veggendo che la loro for*
ta con quella de^'grandi era molto possente, e gi^ raunati a ca-
sa i priori armati, non si volle mettere alla ventura della bat^
taglia cittadinesca , e per non guastare la terra , e per tema
di gtia persona non volle ire dinanzi, ma cessossi, e parti di
Firenze a di 5 di Marzo, sperando che '1 popolo il rimetterei)^
be ancora in istato; onde per la detta accusa ovvero notifica-
gione , fu per contumace condannato neMa persona e isbandi-
to, e in esilio mori In Francia (ch'aveva a fare di là, ed era
compagno de' Pazzi) e tutti i suoi beni disfatti, e certi altri
popolani accusati con lui; onde dì lui fu grande danro alla no-
stra cittade, e massimamente al popolo, perocch'egli era il più
leale e diritto popolano e amatore del bene comune che uomo
di Firenze, e quegli che mettea in comune e non ne traeva. Era
presuntuoso e volea le sue vendette fare, e fecene alcuna centra
gli Abati suoi vicini, col braccio del comune, e forse per gU
detti peccati fu per le sue medesime leggi fatte, a torto e sanza
colpa da'non giusti giudicato. E nota, che questo t> grande esem*
pio a que'cittadini che sono a venire, di guardarsi dì non voler©
essere signori di loro cittadini nò troppo presuntuosi , ma stare
f6 GIOVANNI VILLANI
contenti alla comune cittadinanza, che quegli medesimi che Ta-
veano aiutato a farlo grande, per invidia il tradiranno e pense-
ranno d'abbattere; e se n'è veduta isperienza vera in Firenze
per antico e per novello, che chiunque s'è fatto caporale di po-
polo o d'università è stato abbattuto; perocché lo ingrato popo-
lo mai non rende altri meriti. Di questa novitade ebbe grande
turbazione e mutazione il popolo e la cittade di Firenze, e d'al-
lora innanzi gli artefici e* popolani minuti poco podere ebbono
in comune, ma rimase al governo de'popolani grassi e possenti.
CAPITOLO IX.
Quando si cominciò a fondare la chiesa maggiore
di santa Reparata.
Nel detto anno 1294^ essendo la città di Firenze in assai tran-*
quillo stato, essendo passate le fortune del popolo per le novità
di Giano della Bella , i cittadini s' accordarono di rinnovare la
chiesa maggiore di Firenze, la quale era molto di grossa forma
e piccola a comparazione di si fatta cittade, e ordinaro di ere-
scerla e di trarla addietro, e di farla tutta di marmi e con figu-
re intagliate. E fondossi con grande solennitade il di di santa
Maria di Settembre^ per lo legato del papa cardinale e più ve-
scovi^ e fuvvi la podestà e '1 capitano e' priori, e tutte T ordini
delle signorie di Firenze , e consagrossi ad onore di Dio e di
santa Maria , nominandola santa Maria del Fiore , (a) con tutto
che mai non le si mutò il primo nome per V universo popolo ,
santa Reparata. E ordinossi per lo comune alla fabbrica e lavo-
rio della detta chiesa^ una gabella di danari quattro per libbra
di ciò che usciva dalla camera del comune , e soldi due
per capo d'uomo; e il legato e' vescovi vi lasciarono grandi in-
dulgenze e pcrdonanzc, a chi vi facesse aiuto e limosina.
(a) Vcfii Appendice n.** 3.
LIBRO OTTAVO 17
CAPITOLO X.
Come messer Gianni di Celona venne in Toscana vicario d*imperio.
Nel detto anno 1294, uno valente e gentile uomo della casa
del conte di Borgogna , che si chiamava messer Gianni dì Ge^
Iona, a sommossa della parte ghibellina di Toscana e col loro
favore, impetrò da Alberto d'Osterich re de'Homani d'essere vi-
cario d' imperio in Toscana ; e ciò fatto passò in Italia con
cinquecento Borgognoni e Tedeschi a cavallo ; e arrivò nella
città d'Arezzo^ e in quella con gli Aretini e RomagnuoU e ri-
belli di Firenze, cominciò a fare guerra a'Fiorentini e' Sanes!^
e stette bene uno anno. Alla fine non piacendo a' ghibellini
perch' era di lingua francesca , furono in sospetto di lui : per
la qual cosa poi per procaccio di papa Bonifazio^ a petizione
del comune di Firenze e de'guelfi di Toscana, per accordo si
parti con sua gente , e tornossi in Borgogna V anno 1295 , ed
ebbe dal comune di Firenze trentamila fiorini d'oro, e simile
per rata dall' altre terre guelfe di Toscana per mandarlo via.
Nel detto anno 1294 mori in Firenze uno valente cittadino
il quale ebbe nome ser Brunetto Latini , (a) il quale fu gran
filosofo , e fu sommo maestro in rettQrìca , tanto in l)ene sa*
pere dire come in bene dittare. £ fu quegli che spuose la
Rettorica di Tullio, e fece il buono e utile libro detto Tesoro,
e il Tesoretto, e la chiave del Tesoro, e più altri libri in fi-
losofia, e de'vizi e di virtù, e fu dittatore del nostro comune.
Fu mondano uomo , ma di lui avemo fatta menzione , peroc*
eh' egli fu cominciatore e maestro in digrossare i Fiorentini ,
e farli scorti in bene parlare, e in sapere guidare e reggere
la nostra repubblica secondo la politica.
CAPITOLO XI.
Come fu canonizzato santo Luis re che fu di Francia»
Nel detto anno 1294, papa Bonifazio co'suoi frati cardinali
nella città d'Orbivieto canonizzò la memoria del buono Luis re
(a) Vedi Appendice n.^ 4*
Cto. Villani T. IL 3
18 €IOVA5M VILLANI
(lì Fr«incìa ^ il quale mori per la cristianitade sopra la cittì
di Tunisi, trovando per vere testimonianze di lui sante opere
alla sua vita e alla sua fine , e avendo Iddio mostrati di lui
aperti miracoli.
CAPITOLO xn.
Come % grandi di Firenze misono la città a romore
per rompere ii popolo.
A di 6 del mese di Luglio Tanno 1295, i grandi e possenti
della città di Firenze vergendosi forte gravati di nuovi ordi-
ni della giustizia fatti per lo popolo, e massimamente di quello
ordine che dice, che l'uno consorto sia tenuto per V alt^o , e
che la prova della piuvica fama fosse per due testimoni ; e
avendo in sul priorato di loro amici, si procacciarono di rom-
pere gli ordini del popolo. E prima si si paciflcarono insieme
di grandi nimistà tra loro, spezialmente tra gli Adimari e*To-
singhi, e tra'Mozzi e^Bardi; e ciò fatto, feciono a certo di or-
dinato raunata di gente, e richiesono i priori eh' e' detti capi-
toli fossono corretti, onde nella città di Firenze fu tutta gente
a romore e all'arme, i grandi per se a cavalli coverti, e con
loro seguito di contadini e d* altri masnadieri a pi(V in grande
quantità; e schierarsi parte di loro nella piazza di santo Gio-
vanni, ond' ebbe la 'nsegna reale messer Forese degli Adimari ;
parte di loro alla piazza a ponte, ond'ebbe la 'nsegna messer
Vanni Mozzi; e parte in Mercato nuovo, ond^ebbe la 'nsegna
messer Gerì Spini, per volere correre la terra. I popolani s'ar-
marono tutti co' loro ordini e insegne e bandiere, e furono in
grande numero, e asserragliarono le vie della città in più parti,
perchè i cavalieri non potessono correre la terra, e raunarsi al
palagio della podestà e a casa de'priori, che stavano allora nella
casa de'Cerchi dietro a san Brocolo; e trovossi il popolo si pos-
sente, e ordinati di forza e d'arme e di gente, e diedono com-
pagnia a*priori, perch^erano sospetti, de'maggiori e de'più pos-
senti e savi e popolani di Firenze, uno per sesto. Per la qual
cosa i grandi non ebbono ninna forza né podere contra loro,
ma il popolo avrebbe potuto vincere i grandi, ma per lo migliore
e per non fare battaglia cittadinesca , avendo alcuno mezzo di
ifirati di buona gente dall'una parte all'altra, ciascuna parte si
tlBRO OTTAVO 19
dbannó ^ e là cittade si racquetò , saoza altra norité , rim»*
gBendo il popolo in suo stato e signoria ^ salvo che dove la
prova della piuvica fama era per due testimoni , si mise Tos-
sono per tre, e ciò ledono i priori contra volontà de'popolani,
ma poco appresso si rivocò e tornò al primo stato. Ma pur
questa novi late fu la radice e cominciamento dello sconcio e
male stato della città di Firenze che ne segui appresso , cho
da indi innanzi i grandi mai non finarono di cercare modo
d'abbattere il popolo a loro podere, e'caporali del popolo cer-
carono ogni via di fortificare il popolo e d'abbassare i grandi,
fortificando gli ordini della giustizia; e feciono torre a' grandi
le loro balestra grosse , e comperate per lo comune ; e molti
casati che non erano tiranni e di non grande podere, tnassono
del numero de' grandi e misMio nel popolo, per iscemare il
podere de' grandi e crescere quello del popolo. £ quando i
detti priori uscirono dello uficio , fur loro picchiate le cavi-
glie dietro e giltali de' sassi, perch' erano stati consenzienti a
lavorare i grandi ; e per questo romore e novitadi si mutò
nuovo stato di popolo in Firenze , onde furono capo Mancini ,
e Magalotti , Altoviti ;, Peruzzi , Acciaioli , e Cerretani , e più
altri.
CAPITOLO xm.
Com9 lo r# Cario fiee pace col re Giamo d*Àruona^
Negli anni di Cristo 1295 mori il re Anfus d' Araona , per
la cui morte don Giamo suo fratello, il quale s*avea Mìo co-
ronare e tenea V isola di Gcilia , cercò sua pace colla Chiesa
e col re Carlo, e per mano di papa Bonifazio si fece in questo
modo; che '1 detto don Giamo togliesse per moglie la figliuola
del re Carlo, e rifiutasse la signoria di Cicilia^ e lasciasse gli
stadichi che '1 re Carlo avea lasciati in Araona, ciò erano Ru-
berto e Ramondo e Giovanni suoi figliuoli con altri baroni e
cavalieri provenzali; e '1 papa col re Carlo promise di Ihre
rinunziare Carlo di Valos, fratello de! re di Francia, il privi-
legio che papa Martino quarto gli avea f^tto del reame d*Arao-
na , e perchè a ciò consentisse , gli die il re Carlo la contea
d'Angiò e la figliuola per moglie. E per ciò fornire andò 11 re
Carlo in Francia in persona^ e lui tornando coli' accordo faitu
:|^ «lOfAirifl VILLANI
a ^^^* ^ai»>à Ì^ìmII> i quali avea diliberi di pregione , si passò
^ iKk ^'^tó ^ Firenze , nella quale era già venuto da Napoli
^"C tS^w^flfeà incontro Carlo Martello suo figliuolo re d' Unghe-
\^ X ♦ <^ii iwa compagnia duecento cavalieri a sproni d' oro 9
ytiWNT^njffhl » e Provenzali , e del Regno 9 tutti giovani 9 vestiti
wl f^ figlila (t) partita di scarlatto e verde bruno, e tutti con
«èlk^ d* una (2) assisa a palafreno rilevate d'ariento e d' oro ,
c^rarme a quartieri a gigli ad oro^ e accerchiata rosso e d'ar-
K«^lcs cioè l'arme d'Ungheria, che parca la più nobile e ricca
compagnia che anche avesse uno giovane re con seco. E in Fi-
renze, stette più di venti di, attendendo il re suo padre e'fra-
telli, e da'Fiorentini gli fu fatto grande onore, ed egli mostrò
grande amore a' Fiorentini, ond'ebbe molto la grazia di tutti.
£ venuto il re Carlo, e Ruberto, e Ramondo, e Giovanni suoi
figliuoli in Firenze col marchese di Monferrato ( che dovea
avere per moglie la figliuola del re ) fatti in Firenze più ca-
valieri, e ricevuto molto onore e presenti da'Fiorentini , il re
con tutti i figliuoli si tornò a corte di papa e poi a Napoli.
E ciò fatto , e messo a seguizìone per lo papa e per lo re
Carlo tutto il contratto della pace , don Giamo si parti di Ci-
cilia e andossene in Araona, e del reame si foce coronare; ma
di cui si fosse la colpa, o del papa o di don Giamo, il re Carlo
si trovò ingannato , che dove lo re Carlo si credette riavere
l'isola di Cicilia a queto , partitosene don Giamo, Federigo se-
guente suo fratello vi rimase signore, (a) e a' Cìciliani se ne
fece coronare centra volontà della Chiesa dal vescovo di Ce fa-
Ionia , onde il papa mostrò grande turba/ione contro al re
d' Araona e Federigo suo fratello , e fecelo citare a corte , 11
quale re Giamo vi venne Tanno appresso, come innanzi faremo
menzione.
(i) partita: lo tteito ohe assisa,
(3) assisa: divisa, livrea, montura da soldati ; e in questo senso è da
osarsi tuttora sali' esempio dell'Ariosto e del Tasvo, per tacer d'altri
moderni che l'adoperarono. Vuol anche signBcare imposta e trihuto, co-
ine nel cap. Sa di questo medesimo libro, e allora viene da assis, cioè
pecunia quae in uectigal penditur . Il Du^Fresne ha trattato assai lun-
gamente questo articolo.
(a) Vedi Appendice n.® 5.
IIBBO OTTAVO 91
CAPITOLO XIV.
Come la parte guelfa furono per forza eaeciaii di Genova, t
Nel detto anno si cominciógrande guerra tra'cittadini di Ge^
nora tra la parte guelfa ond'erano capo i Grimaldi^ e la parte
ghibellina ond'eran capo gli Orli e Spinoli; e ciò parve che si
scoprisse per invidia tra loro , e per la signorìa della terra :
che la state medesima aveano fatta la più grande e la più rie*
ca armata in mare sopra i Veneziani che mai facesse comune,
che più di centosessanta galee furono, sanza gli altri legni gros-
si e sottili, che furono più di cento, e ciascuna parte e casato
armando a gara Tuno dell'altro si sforzare; e allora fu Genova
e '1 suo podere nel maggiore eolmo ch'éllajTpsse mai^ che poi
sempre vennono calando. E parve che in Quello stuolo si co-
minciasse la discordia, che non passarono più innanzi che Mes-
sina, ch*aveano ordinato d'andare infino a Vinegia: e tornati a
Genova cominciarono tra loro battaglia cittadinesca , la quale
darò da cinquanta di , saettandosi e combattendosi di di e di'
notte , onde molti ne morirò d'una parte e d'altra^ e in più'
parti della città misono fuoco, e arse la Riva quasi tutta, e la
chiesa maggiore di santo Lorenzo, e più case e palazzi. Alla
fine quegli di casa d'Oria, e gli Spinoli , e loro seguaci, sotto
trattato di triegua si fornirono di molta gente nuova di Lom->
bardia e della Riviera^ e trovarsi si forti, che per forza ne càc*
ciarono i Grimaldi e' loro seguaci guelfi : e ciò fu di Gennaio
nel 1295.
CAPITOLO XV.
De' fatti de' Tartari di Persia.
Nel detto anno essendo imperadore de'Tartari di Persia e del
Turìgi Baido cane, fratello che fu di Argon cane, onde addie-
tro in alcuna parte facemmo menzione, e se Argon amò i cri^
i^iani^ questo Baido fu cristianissimo e nimico de'saracini; per
la qual cosa i saracini di suo paese con certi signori de'Tarta-
ri, feciono con ispendio e gran promesse, che Cassano suo ni-
pote e figliuolo che fu d'Argon, si rubellò da lui , e venne in
22 GIOVANNI VlLLilNI
campo con grande oste di Tartari e saracini contro a lui ptr
combattere. Baldo vergendosi da gran parte de'suoi tradito, si
mise a fuggire, il quale da Cassano fu seguito , e sconfitto , e
morto. E '1 detto Cassano latto signore c(^ forza de* saracini,
come detto avemo^ incontanente mutò condizione , e come pri-
ma avea amati i saracini e odiati i crisliaid ^ cosi mppitsso fo
nimico de*saracini e amico de'cristiani, e cerasse tatti c<doro
che l'aveano consigliato di fare male a'crìaliani, e appresso fe-
ce molto di bene per la cristianità per racquistaré la terra san*
ta, come innanzi al tempo faremo menzione.
CAPITOLO XVI-
C^m9 Maghinardo da Sminana sconfisse i Bolognesi ,
e prese la città d'ImK^a»
Negli anni di Cristo 1296 in caien d*ApriIe , Maghinardo da
Susinana, onde addietro facemmo menzione, avendo guerra colBo-
lognesi per cagione della presa di Porli e d'altre terre di Ro-
magna , onde i Bolognesi aveano la signoria , e fatta lega col
marchese Azzo da Ferrara , il quale simigliante avea guerra
eo'Bolognesi, coll'aiuto di sua gente e de^ghibelHni di Romagna,
vegnendo con oste sopra la città d' Imola oy' erano i Bolognesi
con loro forza , combattendo eoo loro gli sconfisse con grando
danno de^presi e de* morti, e prese la detta città d* Imola eoo
molti Bolognesi che v'erano dentro^
CAPITOLO xvn.
Come il popolo di Firenze fece fUre la terra di castello Sangiovanm
e Castelfranco in Yaldarno^
Nel detto anno essendo il comune e popolo di Firenze in as-
sai buono e felice stato, con tatto che i grandi avessono inco-
minciato a contradire il popolo , come detto avemo , il popolo
per meglio fortificarsi in contado, e scemare la forza de'nobili
e de' potenti del contado , e spezialmente quella de' Pazzi di
Valdamo e degli libertini ch'erano ghibellini, si ordinò che nel
nostro Valdamo di sopra si facessono due grandi terre e caste!-
Ui l'uno era tra Fegghine e Uontevarchi , e puosesi nome e»-
LIBRO OTTAVO 23
Otello Sangiovanni, (a) Taltro in casa liberti allo ''ncontro pas-
sato TArno, e puosonglf Bome Castelfranco , e francarono tutti
gli abitanti de'detti castelli per dieci anni d'ogni (i) fazione e
spese di comune, onde molti fedeli deTazzi e libertini^ e que-
gli da' Ricasoli, e de'Conti, ed altri nobili, per esser franchi si
feciono terrazzani de' detti castelli ; per la qual cosa in poco
tempo crebbono e multiplicaro assai^ e fecionsi buone e grosse
terre.
CAPITOLO xvm.
CótM fo re Giamo d'Araona vennt a Roma , e papa Bonifazio
gli priviltgiò Virola di Sardigna\
Nel detto anno alla richiesta di papa Bonifazio il re Giamo
d'Araona Tenne a Roma al detto papa , e menò seco la reina
Costanza sua madre e figlinola che fu del re Manfredi^ e mes-
ser Ruggeri di Loria suo ammiraglio, acquali il papa fece gran-
de onore e ricomunicolli; e 'l detto re Giamo si scusò della 'm-
presa che don Federigo suo fratello avea fatta della signoria di
Cicilia, come non era (2) essuta di sua saputa né di suo con-
sentimento^ giurando in mano del papa in presenza del re Car-
lo , che a richiesta del re Carlo e^ sarebbe personalmente con
sua gente e forza contro a don Federigo suo fratello, ad aiu-
tare racquistare l'isola di Cicilia; e simile promessa e saramen-
to fece fare a messer Ruggeri di Loria suo ammiraglio. Per la
qual cosa il papa fece il detto re Giamo ammiraglio e gonfalo-
niere della Chiesa in mare, quando si facesse il passaggio d^ol-
tremare, e priTilegiollo del reame dell'isola di Sardigna, con-
quistandolo sopra i Pisani o chi v'avesse signorìa; e fece il det-
to papa che '1 re Carlo perdonò ogni offesa ricevuta da messer
Ruggeri di Loria , e fecelo suo ammiraglio ; la qual cosa sap-
piendo don Federigo, gli tolse tutte sue rendite e onori ch^avea in
Cicilia, e al nipote, opponendogli tradigione, fece tagliare la testa.
(«) Vedi Appendice o.^ 6.
(i)yàsJon«: grateiza, imposta; « in questo senso sì troTi usata assai
voi te.
(a) essutai ▼. a. stata: più frequentemente però ti trova auto e muìm,
tenta la e aggtnnta in principio.
24 GIOVINIII VILLlUf
CAPITOLO XIX.
Com0 il conte di Fiandra e quello di Bari si rubellarono
al re di Francia.
Nel detto anno il conte Guido di Fiandra e il conte di Bari gene-
ro del re d* Inghilterra, si rubellarono dal re di Francia per ol-
traggi ricevuti dal re e da sua gente, e allegarsi col re Adoar-
do d' Inghilterra. E intra l'altre principali cagioni della rabel-
lazione del conte di Fiandra^ si fu pcrch'egli avea maritata la
figliuola al figliuolo del re d'Inghilterra, sanza consentioiento
del re; onde non piacendo al re, mandò per lo conte e per la
contessa di Fiandra, e poi per la figliuola; e quando furono a
Parigi, lo re fece ritenere la detta donna in cortese pregione ,
perchè non fosse moglie del suo nimico, e poco tempo appres-
so ella mori , e dissesi che fu fatta morire di veleno. Il conte
vedendo ritenuta sua figlia, e egli dal re in leggere guardia la-
sciato^ si parti privatamente di Parigi e fuggissi in Fiandra, e
dolendosi a' figliuoli e alla sua gente del torto che gli facea il
re di sua figlia, fece le sue terre rubellare al re; e in Lilla mi-
se a guardia Ruberto suo primo figliuolo, e a Doai Guiglielmo
secondo figliuolo, e a Coltrai messer Gianni di Namurro suo fi-
gliuolo, e il conte rimase alla guardia di Bruggia, e 4 duca di
Brabante suo nipote alla guardia di Ganto. Per la qual cosa il
re di Francia con grande oste andò in Fiandra colla maggior
parte di sua baronia, e con più di diecimila cavalieri e popolo
innumerabile , e puosesi a oste a Lilla, nella quale era messer
Ruberto di Fiandra e '1 siri di Falcamonte d'Alamagna con più
soldati tedeschi, i quali difendeano la terra francamente. In que-
sta stanza il conte d'Artese sconfisse i Fiamminghi a Fornes, e
lo re d'Inghilterra arrivò in Fiandra, come si tratterà nel seguen-
te capitolo ; per la qual cosa , e ancora perchè la villa di Lilla
non era bene provveduta né fornita di vittuaglia, s'arrendèo la
terra al re di Francia, andandone sano e salvo messer Ruberto
di Fiandra con tutti i soldati tedeschi. E avuta il re di Francia
Lilla, prese la sua gente Bellona e più altre ville di Fiandra, e
fece poi lo re di Francia cavalcare le terre del conte di Bari^
e ardere e guastare.
tlBfcO OTTAVO 25
CAPITOLO XX.
Carne it conte d^ Àriese econfisse i fiamminghi a Farnee^ e come
il re d^ Inghilterra paseòin Fiandra^
Nel seguente anno 1297 ^ essendo cresciuta la guerra al re
di Francia per lo re d' Inghilterra , e per la rubellazione del
conte di Fiandra e di quello di Bari come detto avemo di so-
pra , si feciono lega ancora contro a lui col re Attaulfo d' A-
lamagna, e mandogli il re d' Inghilterra trentamila marchi di
sterlinì, acciocché venisse con suo isforzo in Fiandra , per as-
salire il reame di Francia ; e cosi promise e giurò , e lo re
d'Inghilterra promise di venirvi in persona; e vennero alquanti
cavalieri tedeschi in Fiandra al soldo de' Fiamminghi, i quali
volendo co'Fiamminghi insieme assalire la contea d' Artese , il
conte d' Artese con grande cavalleria di Franceschi tornato di
Guascogna in Artese per la detta guerra cominciata per gli
Fiamminghi^ essendo al conte d' Artese già renduta la villa di
Eerghe alla marina^ si fece loro incontro a Fornes in Fiandra,
e quivi combatterono insieme , onde i Fiamminghi e' Tedeschi
furono sconfitti , e morivvi il conte Guiglielmo di Giulieri , ^
Arrigo conte di Belmonte, e '1 siri di Gaura, e più altri baro-
ni e cavalieri tedeschi e fiamminghi ; con più di tremila tra
a piò e a cavallo vi furono morti e presi. E dopo la detta
sconfitta il conte d'Artese prese Fornes, e feciono le comanda-
menta tutte le terre della marina e la valle di Cassella. In
questo il re Adoardo d' Inghilterra con grande navilio , e con
mille e più buoni cavalieri e con gente d' arme a piò assai ,
arrivò in Fiandra al porto della Stuna, siccome avea promesso
per la leva fatta col re d' Alamagna e col conte di Fiandra ,
e prese la villa di Bruggia, la quale fu abbandonata da' Fran-
ceschi , perchò non v'avea fortezza né di muro né di fossi : e
poi n' andò a Ganto , perocché Bruggia non era forte , e gli
grandi borgesi di Bruggia eran tutti della parte del re , onde
non si fidava di stare in Bruggia. A Ganto era il conte di
Fiandra per attendere il re d' Alamagna^ il quale per più mo-
neta (si disse) eh' ebbe dal re di Francia , non venne , come
avea promesso e giurato; e chi disse che il detto re d' Alama-
gna rimase, per guerra^ che il re di Francia per raoi danari e
Giù. Villani T. IL 4
26 GIOVANNI VltlàNf
promessa di parentado gli fece muovere al duca d' Osterich; e fl
questo diamo più fede. Onde il re Adoardo veggendosi ingan-
nato e tradito^ ovvero fallito dal re d'Alamagna, [e sentendo il
grande podere del re di Francia, e com'era già mosso coft
tutta sua baronia, avuta Lilla, per venire contro a lui a Ganto,
e già era a Coltrai in Fiandra; per la qual cosa il re d'Inghil-
terra non s'alTidò di dimorare in Fiandra, perocché venuto il re
di Francia con sua oste, il convenia essere sorpreso o assediato
in Bruggia o in Ganto, o venire a battaglia con lui; e dappoiché
non era venuto il re d'Alamagna con sua gente, non avea po-
dere d' uscire a campo contro al re di Francia, e però si parti
di Fiandra in grande fretta, e tornossi con sua gente in Inghil-
terra, e lasciò il conte di Fiandra in Ganto in male stato e da
tutti abbandonato. Lo re di Francia perché s'appressava il verno,
e avea novelle come il re Carlo di Puglia venia in Francia in
servigio del re d'Inghilterra, e per commessione del papa, per
mettere accordo intra lui e 'l re Adoardo, suoi congiunti, pa-
renti, e amici, si si tornò in Francia con tutta sua oste, lascian-
do grande guernigione di gente d'arme a cavallo e a pie nelle
dette terre, e fece fare a Lilla e a Coltrai forti castelli. E tor-
nato in Francia, il re Carlo ordinò dal re di Francia al re Adoar-
do d' Inghilterra e '1 conte di Fiandra triegue per due anni ,
rimanendo al re di Francia per patti Bruggia, e Lilla, e Col-*
trai , e altre ville, le quali terre di Fiandra erano già all'obbe-
dienza e guadagnate per lo re di Francia; e per dispensa gione
del papa il re d'Inghilterra prese per moglie la scrocchia del
re di Francia, e accordogli di pace insieme.
CAPITOLO XXI.
Come papa Bonifazio privò del cardinalato messer Iacopo
e messer Piero della Colonna.
Negli anni di Cristo 1297, a di 13 del mese di Maggio, te-
nendosi papa Bonifazio molto gravato da' signori Colonnesi di
Roma , perché in più cose 1' aveano contastato per isdegno di
loro maggioranza , ma più si tenea il papa gravato , perchè
messer Iacopo e messer Piero della Colonna cardinali gli era-
no siati conlradi alla sua lezione, mai non si pensò se non di
LIBRO OTTITO 27
mettergli al niente. E in questo avvenne, che Sciarra della Co-
lonna loro nipote , vegnendo al mutare della corte di Alagna
alle some degli arnesi e tesoro della Chiesa, le rubò e prese,
e menolle in sua terra. Per la quel cagione aggiugnendovi la
mala volontade conceputa per addietro , il detto papa contro
a loro fece processo in questo modo; ch'e'detti messer Iacopo
e messer Piero della Colonna diaconi cardinali , del cardina-
lato e di molti altri benelicii eh' aveano dalla Chiesa , gli di-
spuose e privò; e per simile modo condannò e privò tutti que-
gli della casa de' Colonnesi^ cherici e laici, d'ogni beneficio ec-
clesiastico e secolare , e scomunicolli che mai non potessono
avere beneficio ; (a) e fece disfare le case e' palazzi loro di
Roma , onde parve molto male a' loro amici romani ; ma non
poterono contrad^e per la forza del papa e degli Cirsini loro
contrari ; per la qual cosa si rubellarono al tutto dal papa e
cominciarono guerra , perocch' eglino erano molto possenti , e
aveano gran seguito in Roma , e era loro la forte città di Pi-
lestrino , e quella di Nepi , e la Colonna , e più altre castella.
Per la qual cosa il papa diede la indulgenza di colpa e pene
chi prendesse la croce contro a loro , e fece fare oste sopra
la città di Nepi , e il comune di Firenze vi mandò in servigio
del papa seicento tra balestrieri e pavesari crociati , colle so-
pransegne del comune di Firenze; e tanto stette l'oste all' as-
sedio, che la città s'arrendè al papa a patti ^ ma molta gente
vi mori e ammalò per corruzione d' aria eh' ebbe nella detta
oste,
CAPITOLO xxn.
Comt Alberto d'Osterich sconfisse e uccise Attaulfo re d*Alamaynay
e com' egli fu eletto re de' Romani,
Negli anni di Cristo 1298 del mese di Giugno avendo i pren-
cipi d' Alamagna privato Attaulfo della lezione dello 'mperio
per cagione della sua dislealtà , e perchè s' era legato col re
di Francia per sua moneta , e tradito il re d' Inghilterra e il
conte di Fiandra , come addietro avemo fatta menzione , e an-
cora per procaccio d'Alberto dogio d'Osterich figliuolo che fU
(a) Vedi Appendice d.^ 7.
28 GIOVAimi VILLINI
del re Ridolfo, per avere la lezione con ordine e trattato del
re Adoardo, e con molta sua moneta data al detto Alberto per
fare vendetta del tradimento commesso per lo detto Attaulfo
re d'Alamagna^ e ciò fatto^ il detto dogio Alberto con sua po-
tenzia di gente d' arme , venne contro al detto Attaulfo , e in
campo combatto con lui , e sconfisselo , e rimase il detto Ai-
taulfo morto nella detta battaglia con molta di sua gente ; e
avuta Alberto la detta vittoria si fece eleggere re de* Romatd,
e poi confermare a papa Bonifazio.
CAPITOLO xxin.
Come % Colonneii vennero Ma misericordia del papa^
e poi si rubellarono un'altra volta.
Nel detto anno del mese di Settembre, essendo trattato d'ac-
cordo da papa Bonifazio a'Golonnesi^ i detti Colonnesi oberici
e laici vennero a Rieti ov' era la corte , e gittarsi a piò del
detto papa alla misericordia , il quale perdonò loro , e assol-
vettegli della scomunicazione , e volle gli rendessono la citti
di Pilestrino ; e cosi feciono , promettendo loro di ristituirgli
in loro stato e dignità, la qual cosa non attenne loro, ma fece
disfare la detta città di Pilestrino del poggio e fortezze ov'era,
e fecene rifare una terra al piano^ alla quale puose nome Ci-
vita Papale ; e tutto questo trattato falso e frodolente fece il
papa per consiglio del conte da Montefeltro^ allora frate minore,
ove gli disse la mala parola: lunga promessa coli' attender cor-
to, (a) I detti Colonnesi trovandosi ingannati di ciò cb' era
loro promesso^ e disfatta sotto il detto inganno la nobile for-
tezza di Pilestrino^ innanzi che compiesse l'anno si rubellarono
dal papa e dalla Chiesa^ e '1 papa gli scomunicò da capo con
aspri processi; e per tema di non essere presi o morti^ per la
persecuzione del detto papa , si partirono di terra di Roma ,
e isparsonsi chi di loro in Cicilia, e chi in Francia, e in al-
tre parti , nascondendosi di luogo in luogo per non essere co-
nosciuti, e di non dare di loro posta ferma, spezialmente mes-
ser Iacopo e messer Piero ch'erano stati cardinali; e cosi stet»
tono in esilio mentre vivette il detto papa.
{a) Vedi Appeodice n.^ 8.
LIBKO OTTAVO ^
CAPITOLO XXIV.
Come % GefumeH seanfisiono % Viniziani in mare.
Nel detto anno a di 8 di Settembre, essendo grande guerra
In mare tra i Genovesi e' Viniziani^ ciascuno fece armata, i Ge-
novesi di centodieci galee^ e' Viniziani di centoventi galee;
e'detti Genovesi, ond' era capitano e ammiraglio messer Lamba
d'Oria passarono la <:icilia e misonsi nel golfo, con intendi-^
mento di andare infino alla città di Vinegia , se in altro luogo
non trovassonoi Viniziani; ma come furono in Schiavonia, tro*
varono Tarmata de'detti Viniziani all'isola della Scoicela^ ov'eb-
be tra'due stuoli aspra e dura battaglia; alla fine furono scon«
fitti i Viniziani, e molti ne furono morti e presi^ e settanta corpi
di loro galee ne furono menate co'pregioni in Genova.
CAPITOLO XXV.
Da' grandi tremuoii che furono in certe città d' Italia.
Nel detto anno furono molti tremuoti in Italia, spezialmente
nella città di Rieti e in quella di Spoleto , e in Toscana nella
città di Pistoia, nelle quali cittadi caddono molte case, e palaz-
zi, e torri^ e chiese, e fu segno del giudicio di Dio, del futuro
pericolo e avversitade che poco appresso si cominciò in più parti
d' Italia» e spezialmente nelle dette nominate cittadi, come in-
nanzi per gli tempi faremo menzione.
CAPITOLO XXVI.
Quando si cominciò il palazzo del popolo di Firenze ove
abitano i priori.
Nel detto anno 1298 si cominciò a fondare il palagio de' prio-
ri (a) per lo comune e popolo di Firenze^ per le novità comin-
ciate tra'l popolo e' grandi, che spesso era la terra in gelosia
e in commozione, alla riformazione del priorato di due in due
(0) Vedi Appendice n.® 9.
so GIOTAKNl yfLLllVl
mesi, per le sette già comiaciate, e i priori che reggeano il po-
polo e tutta la repubblica, non parea loro essere sicuri ove abi-
tavano innanzi, eh' era nella casa de' Cerchi bianchi dietro aDa
chiesa di san Brocolo. E colà dove puosono il detto palazzo,
furono anticamente le case degli liberti^ ribelli di Firenze e
ghibellini; e di qne'lore casolari feciona piazza, acciocché «lai
non si rifacessono. E comperarono altre case di cittadini, come
furono Foraboschi, e fondaironvi su il detto palazzo, è la torre
de' priori, fondata in su una torre eh' era alta più di cineasta
braccia eh' era de* Foraboschi, e chiamavasi torre della Vacca.
E perchè il detto palazzo non si ponesse in sul terreno de' detti
liberti, coloro che l'ebbono a far fare il puosono (i) musso,
che fh grande diffalta a lasciare però di non fiirlo quadro , e
più discostato dalla chiesa di san Piero Scheraggkk
CAPITOLO xxvn.
Carne pu fùtia pace tra 7 c^tnun^ di Genova e quello di Vinegia^
Negli anni di Cristo 1299 del mese dì Maggio, pace (Si tra*
Genovesi e' Viniziani , e ciascuno riebbe i suoi pregioni con
que' patti ehe piacquero a' Genovesi. Intra gli altri vollono, che
infra tredici anni ninno Viniziano non navicasse nel mare mag*
giore di là da Costantinopoli e nella Seria con galee armate ,
onde i Genovesi ebbono grande onore , e rimasene in grande
potenza e felice stato, e più che comune o signore del mondo
ridottati in mare.
CAPITOLO xxvni.
C^me fu fatta pace tra 7 comune di Bologna e 'l marchese da Etti
e Maghinardo da Susinana per gli Fiorentini.
Nel detto tempo e anno essendo stata lunga e grande guerra
tra '1 comune di Bologna e^ suoi usciti, e col marchese Azzo da
(i) musso: altrove si legge smusso, come pur nel Vocab. ote qoq è
ammetta la toce musso, la quale però a noi doo dà Panimo di togliere,
afendola irofata in più antichi codici, e dei migliori. Io questo luogo
musso, o smusso, come piò ti voglia, equivale a storto, non posto (rer
diritto , e pia lungo che largo.
LIBBO OTTAVO 31
fisti, (a) il quale slgnoregg^iava la città di Ferrara, e quella di
Reggio, e quella di Modona, e con Maghinardo da Suslnana gran-
de signore in Romagna, i quali erano a una lega contro a' Bo-
lognesi, per procaccio e industria de' Fiorentini, amici dell'una
parte e dell' altra, pace fu fatta, e basciarsi insieme i sindachi
delle parti nella citti di Firenze; e i Fiorentini furono promet-
titori e mallevadori alla detta pace per l' una parte e per Tal-
Ira, con solenni carte e promessioni.
CAPITOLO XXIX.
C91M il re Giamo d'Araona coti Buggeri di Loria e coli' armata
4el re Carlo sconfissono % Ciciliani a capo Orlando.
Nel detto anno avendo lo re Carlo fatta sua armata per an-
dare sopra r isola di Cicilia di quaranta galee, ond' era ammi-
raglio messer Buggeri di Loria , e ricbesto per papa Bonifazio
e per Io re Carlo il re Giamo d* Araona, che (1) asseguisse la
promessa per lui fatta per gli patti della pace, come addietro
facemmo menzione, venne di Catalogna con trenta galee armate,
« accozzatosi a Napoli coir armata del re Carlo, e con Buggeri
di Loria loro ammiraglio, tutti insieme n' andarono verso Cici-
Ba. Don Federigo co' suoi Ciciliani sentendo l'apparecchiamento,
fece suo isforzo, e armò sessanta galee, e col suo ammiraglio
messer Federigo Doria si misono in mare; e a capo Orlando in
Cicilia s' accozzaro in mare le dette armate a di 4 del mese di
Luglio , e dopo la grande e aspra battaglia V armata de' Cici-
liani fu sconfitta, e tra morti e presi più di seimila uomini, e
Tentidue corpi di galee; per la qual cosa si mostrò palesemente,
ebe '1 detto re Giamo e Buggeri di Loria furono fedeli e leali
alla promessa fatta al papa e al re Carlo. Bene si disse, che se
lo re Giamo avesse voluto , don Federigo suo fratello rimanea
preso in quella battaglia , perocché la sua galea fu nelle sue
roani, e era finita la guerra di Cicilia; che fosse di sua vo-
lontà o di sua gente catalana, il lasciarono fuggire e scampare.
(a) Vedi Appendice d.^ iD.
(1) asseguisse: eseguine. Nel tona. ì, pag. 97 n. 3 abbiam notata aUra
Tofta qnesto verbo, e abbiam parlato deliquio ohe aYeano gli antiehi dt
cambiare la e in a tal prineipio delle parole.
32 GIOVANNI VILLlflf
CAPITOLO XXX.
Come fu fatta pace tra'GeiMvesi e' Pisani.
Nel detto anno del mese d'Agosto fa fatta pace tra'Genoveil
e'Pisani, la quale guerra era durata diciassette anni e più, on-
de i Pisani molto erano abbassati e venuti a piccolo podere; e
quasi come gente ricreduta feciono a' Genovesi ogni patto Che
seppono domandare , dando loro parte di Sardigna , e la terra
di Bonifazio in Corsica , e eh' e* Pisani non dovessono navicare
con galee armate infra quindici anni, e de'pregioni che venne-
ro in Genova de'Pìsani, quando furono lasciati, non erano vivi
che appena il decimo.
CAPITOLO XXXf.
Quando di nuovo si cominciarono le nuove mura della eitti
di Firenze,
Nel detto anno a di 29 di Novembre, si cominciarono a fon-
dare le nuove e terze mura della città di Firenze nel prato
d'Ognissanti; e furono a benedire e fondare la prima pietra il
vescovo di Firenze, e quello di Fiesole, e quello di Pistoia, e
tutti i prelati e religiosi, e tutte le signorie e ordini di Firen-
ze con innumerabile popolo. E murarsi allora dalla torre so-
pra la gora infino alla porta del Prato, la quale porta era pri*»
ma cominciata insino V anno 1284 , coir altre porte mastre di
qua dall'Arno, insieme, come addietro facemmo menzione; ma
per molte avverse novità che furono appresso , stette buono
tempo che non vi si murò più innanzi, che quelle mura della
fronte del Prato.
CAPITOLO XXXII.
Come il re di Francia ebbe a queto tutta Fiandra^ e in pregione
il conte e' figliuoli.
Nel detto anno 1299, fallite le triegue dal re di Francia e '1
conte di Fiandra, lo re mandò in Fiandra lo re Carlo di Valoi
LIÉtlO OTTÀVd à3
silo fralèiio con grande oste e cavalleria, il quale giunto a Brug<*
];ia conlinció guerra al conte ch'era in Ganto, e a tutte le ter-
re della marina che teneano col conte , e coil più battaglie iii
più parti vinte per là gente di messer Carlo centra i Fiammin-
ghi, s'arrenderono a messer Carlo, salvo Gante, ove era il con-
te co'suoi figliuoli messer Ruberto e messer Guiglielmo, abban-
donati dagli amici e da'signori^ e eziandio da'lorò borgesi. Per
)a qual cosa trattato ebbono con messer Carlo di fare onore al
re di rendersi a lui, promettendo messer Cado sopra se di gua-
rentirgli e rimettergli in amore del re, e in loro stato e signo^
ria. E conàpiuto il trattato renderono Gante, che è delle più for-
ti terre del mondo, e le lóro persone à tnèsser Carlo; il quale
entrato in Gante, il conte Guido e messei" Ruberto e messer Gui-
j^lielmo suoi figliuoli tradì, e gli mandò presi a Parigi. La qual
cosa per l'universo mondo fu tenuta grande dislealtà a si fatto
signore. È ciò fatto per messet Carlo, e avuta tutta a queto la
contea di Fiandra, lasciò messer Giacche, fratello del conte di
San Polo al tutto signore in Fiandra per lo re con grande ca-
valleria, e messer Carlo si tordo in Francia. E il detto messer
Giacche cominciò in Fiandra aspra signoria, e raddoppiare so*
pra il popolo assise, e gabelle, e male tolte, onde il popolo for-
te si tenea gravato. Avvenne, che per la pasqua di Risorresso
vegnente lo re di Francia andò a suo diletto in Fiandra per
provvedere il suo conquisto e fare festa ; e giunto in Bruggia
gli fu fatto grande onore, e simile a Gante, e Ipro, e T altre
buone terre ; e tutti si vestirono di nuovo ad arte e mestieri
d'una assisa, faccende più diversi giuochi e fèste, e per lo re
e sua baronia giostre; e la tavola ritonda si fece a GuidendaUa,
maniere del conte, onde d^Alamagna e d*Inghilterra vi vennono
IgMì baroiii e cavalieri a giostrare. Ma questa festa fu fine di
tutte quelle de'Franceschi a^nostri tempi, che come la fortuna
si mostrò al re di Francia e a' suoi allegra e felice , cosi poco
tempo appresso volse sua ruota nel contrario , come innanzi al
tempo faremo menzione. E Toriginale cagione, oltre al peccato
per lo re e suo consiglio commesso nella presura e morte del-
la innocente damigella di Fiandra , e poi il tradimento fatto
contro al conte Guido e'suoi figliuoli presi, si fu che al partire
che '1 re fece di Fiandra , gli artefici e popolo minuto gli do-
mandarono grazia, che fessone alleggiati delle importabili gra-
vezze, che messer Giacche di san Polo e'suoi faceano loro, e
Gio. ruiani T. IL 5
34 GIOTAHNI VltLAl^I
oltre a ciò i grandi borgesi delle ville , che tulli gli mailgU*
vano; non furono uditi dal re, se non come il popolo d' Israel
dal re Roboamo, ma maggiormente tormentati da'borgesi e da-
gli uficiali del re^ onde appresso segui il giudicio di Dio quasi
improvviso, come al tempo intenderete.
CAPITOLO xxxin.
Come U re di Francia e' imparentò col re Alberto d'Àlamagna.
Nel detto anno 1299 , dopo il conquisto che 'i re di Francia
fece di Fiandra, Alberto d'Osterich re de'Romani fece parenta*
do col re Filippo di Francia , e diede per moglie al figliuolo
primogenito la Ogliuola del detto re di Francia ; e ciò fu per
l'amistà cominciata, e servigio fatto al re di Francia per lo re
Alberto, contro Attaulfo re de' Romani , come addietro ò fatta
menzione.
CAPITOLO XXXIV.
Come il prenze di Taranto fu sconfitto in Cicilia.
Nel detto anno in calen di Dicembre , Filippo prenze di Ta-^
ranto e flgliuoTo del re Carlo secondo , essendo passato in su
l'isola di Cicilia con seicento cavalieri e con quaranta galee ar-
mate , la maggiore parte Napoletani e gente del Regno , per
guerreggiare l'isola, ed era all'assedio alla città di Trapali $ e
don Federigo d'Araona che tenea Cicilia era con sua gente^ del-
la quale era capitano don Brasco d'Araona , e stavano in su 1
monte di Trapali, veggendo il male reggimento del detto pren-
ze e di sua gente, a loro posta scesono del detto monte, e con
loro vantaggio presono la battaglia, nella quale il detto prenze
fu sconfitto, e preso egli e gran parte di sua gente (a).
(a) Vedi Appeodice n. 1 1
LIBRO OTTAVO 53
CAPITOLO XXXV.
Gnne Cassano signore de'Tartari sconfisse il soidano de'sarucini,
e prese la terra santa in Soria.
Nei detto anno del mese di Gennaio , Cassano imperadore
de'Tartari venne in Soria sopra il soldano de'saracini, e menò
seco duecentomila tra Tartari e cristiani a cavallo e a pie per
condotta del re d'Erminia e di quello di Giorgia, cristianissimi
e nimicì de'saracini^ per racquistare la terra santa. Il soldano
sentendo loro venuta, venne d'Egitto in Soria con più di cen-
tomila saracini a cavallo, sanza Taltra sua oste di Soria ch'era
infinita; e scontrarsi insieme i detti eserciti , e la battaglia fu
grande e terribile. Alla fine per senno e valenzia del detto Cas-
sano^ il quale si tenne a piede con grande parte della sua buo-
na gente, infino ch'e'saracini ebbono tanto saettato^ ch'elH eb-
bono voti i loro turcassi di saétte , e acciocch' e' saracini non
potessono risaettare sopra i suoi le loro saette, ordinò che tut-
te quelle di sua gente fossono sanza cocca, e le corde de' suol
archi con (1) pallottiora^ che poteano saettare le loro e quelle
ée'saracini. E ciò fatto^ con ordine, a certo suo segno fatto roon*
tarono a oavallo^ e aspramente assalirono i saracini per modo,
che assai tosto gli mise in isconfitta e in fuga^ ma molti sara-
cini vi furono morti e presi, e lasciarono tutto il loro campo
e arnesi di grande ricchezza. E ciò fatto , quasi tutte le terre
di Soria e di Gerusalem si renderono al detto Cassano, e divo-
tamente andò a visitare il santo sepolcro; e ciò fatto^ non po-
tendo guari dimorare in Sorla, convenendogli tornare in Persia
al Turigi , per guerra che gli era cominciata da altri signori
de' Tartari, si mandò suoi ambasciadori in ponente a papa Bo-
nifazio ottavo, e al re di Francia, e agli altri re cristiani, che
(i) pallotti'era: è c^uel ritegno oella corda degli archi Ofe si acconioda
la freccia. Il Vocab. e talli gli stampati hanno palioitolhra ,, fuorché
lVdÌ7Ì0De milanese, che ha pallotioliere, È però cosa singolarissima che
in nessuna edizione si trofi pallotiiera, mentre leggon coti tutti i co-
diei piò antichi e più reputali che si abbiano del Villani, de'quali ci
eoBlenteremo di nominare, oltre i nostri soliti Davansalì, Saltini, e Mo-
reni, il f, a, e 3 lauremiani. Dal ohe ci sia permesso il dedurne, che
paUouiera, e nou già paUoUolicra , sia la vtra e genuina leiione.
36 QlOVAHItl VILLINI
mandassono de' signori e gente cristiana , a ritenere la eity e
terre di Sorta e della terra salata che egli avea conquistate; la
quale ambasciata fu intesa, ma male messa a seguizione; per-;
che per lo papa e per gli altri signori de* cristiani s' intender
più alle singulari guerre e quistioni tra loro , che al bene co-
mune della cristianità ; che con poca gente e piccola spesa si
racquistava e tenea per gli cristiani la terra santa conquistata
per Cassano, la quale con grande vergogna, e non sanza meri-t
to di pena, per gli cristiani s'abbandonò. Onde partito di Sorla
il detto Cassano 9 poco tempo appresso i Saracini si ripreaono
Gerusalem e l'atti^ terre di Sorta. Il detto Cassano fe flgHaoIa
d'Argon cane, onde addietro in alcuna parte facemmo menzkn
ne. Questi fu piccolo e sparuto di sua persona, ma vlrtodloao.
fu molto, e savio ^ e prò di sua persona/ avveduta in guerra i
cortesissimo e largo donatore^ amico grandissimo de'cristlaiii^ e
egli e molti di sua buona gente , si fece per la lède di Crtsto
battezzare. £ la cagione perchè Cassano divenne cristiano non
è da tacere, ma da fame notabile memoria in qiieato nostro
trattato, a edificazione della nostra fède, per lo bello miracolo
eh' avvenne. Quando Cassano fu fatto imperadore , si fece cer-
care per avere moglie per la più bella femmina che si trovas*
se, non guardandosi per tesoro o per altro, e però mandò suoi
ambasciadori per tulio levante; e trovandosi la più bella la fi-
gliuola del re d'Erminia, e quella addimandata, il padre 1' ac*
cettò , in quanto piacesse alla pulcella. Quella molto savia ri-
spose, ch'era contenta al piacere del padre, salvo ch^lla volea
essere libera di potere adorare e coltivare il nostro signore
Gesù Cristo, benché '1 marito fosse pagano, e cosi fu promesso
e accettato per gli ambasciadori di Cassano. 11 re d'Erminia
mandò la figliuola con frate Alton suo fratello, e con altri fra-:
ti e religiosi, e con ricca compagnia di cavalieri , e donne, e
damigelle; e venuta a Cassano^ molto gli piacque, e fu in sua
grazia e amore, e assai tosto concepette di lui, e al tempo de-
bito partorlo, come piacque a Dio, la più lorda e orribile crea-,
tura che mai fosse veduta , e quasi per poco non avea forma
umatia. Cassano contristato di ciò, tenne consiglio co'suoi savii,
per gli quali fu diliberato che la donna avea commesso avol-
terio, e fu giudicata ch'ella colla sua creatura fosse arsa. E ap-
parecchiato il fuoco in presenza di Cassano ( a cui moUo ne
doleva ) e di tutto il popolo della citte, la donna chiese grazia
LIBBO OTTAVO. 37
di volere sua Gonfèssioiie e oomimioDe , siccome Mele cristia*^
na , e la creatura batleizare e fare cristiano. Fu conceduta U^
grazia, e come la creatura fu battezzata nel nome del Padre t
e del Figlio ^ e del santo Spirito , in presenza del padre e ^
tatto il popolo, incontanente il fonciullo divenne il più bello e
grazioso cbe mai fosse veduto. Del detto miracolo Gassano fìi
molto allegro e con gran festa la *mperadrlce e '1 figliuolo fu-
rono diliberi da morte; e Gassano e tutto il popolo si battezzar
rono e feciono cristiani. E non voglio cbe tu. Ietteresti marar
vigli , percbè scriviamo che Gassano fosse quasi con duecento-
mila Tartari a cavallo, che il vero iù cosi, e eii sapemmo da
uno nostro Fiorentino e vicino di casa i Bastari, nudrito infinp
da piccolo fanciullo in sua corte , e di qua per lui al papa e
a*re de' cristiani venne per ambasciadore con altri de' Tartari,
cbe ciò testimoniò e a noi disse- E non è da maravigliare pe^
rd, perocché quasi tutti i Tartari vanno a cavallo e non a piò,
e^oro cavalli sono piccoli, e mai non bisogna loro ferro in pie,
né orzo nò altra biada, ma vivono d'erbaggio e di fieno ^ la»
sciandogli pascere come pecore; e uno de*Tartari ne mena se-
co dieci o venti o più de^detti cavalli, secondo eh' è possente;
e va Tuno dietro all'altro sanza altra guida; e sono con sottili
briglie sanza freno , e povera sella d' una bardella con piccole
scaglie (1) incamutata. Armati sono di cqoio cotto e d'archi e
(i) Mcamuiafa: Tanto i nuts, quanto gli ttampati , diteordaoo aatai
noUa lettone di c^aeito patto. Latoiando da parte tutte le altre, qaaUro
diverte lexioni soltanto riferiremo , rilatciando poi al tatio lettore il
pentiero di decidere qual sia tra queste la migliore. Il testo Davanx.
legge: f sono ^n sottili briglie sanza freno , e povera seUa (ti^a bar^
della e piccole scaglie in^ammurrate : il testo Moreni : e povera sella
funa bardella e piccole scaglie incamutata l'edia* del Muratori , e la
milanese t d'una bardella eoa piccole scaglie incanmtate ; eoo una nota
a pie di pagina, ote eon arbitraria ioterpretaxione si dice : ineamutate,
cioè , congiunte come queUe delle corazze* La lezione da noi adottata è
quella dei Giunti citata , come quella che ci è sembrata la più sodisfa-
eente in fista della spiegaxione data nel Vocabolario alla foce ineamu'
tatOg e della derif azione della medesima. Jncamutato, dice nel Vocsb.
vuol dire trapunto g e quello che noi diciamo imbottito* Deriva proba-
hilmente dalla voce ùicamatatus , che fu in uso presso gli scrittori del
medio evo, eome ti può vedere nel Du*Fresne, il quale riporta Ira gli
altri j| un patto del lanuto, ohe dice: indiget praeterea dictus exerciiMf
^ GIOVANNI VILLANI
saette; e vivonai di carae crada opeco cotta, e di pesce e di
sangue di l>estiè, e burro e latte con poòo pane^ e le più volle
sanza pane; e quando hanno sete e non trovassono acqua , se*
gnano l'uno de'lero cavalli e beonsi fl sangue, e spesso Tucei-
dono e 'I si mangiano; e giacciono e dormono sanza letto, ae
non il tappeto sopra la terrà, e sempre stanno a campo, e mol-
to sono obbedienti e fedeli al loro signore, e fieri e crudeli in
arme, slcchò al signore de'Tarlari è più leggiere dimenare se-
co in oste duecento migliaia di Tartari a cavallo, die Don sa*»
rebbe al re di Francia diecimila. Avemo si lungo detto de' oc»
stumi de'Tartari, per trarre d'ignoranza coloro che di loto Hat*
ti non sanno; ma chi più ne vorrà sapere legga il trattato di
frate Alton d'Erminia, e *1 libro del Miliohe di Yinegia , come
in altra parte di questo ^brct avemo 4cttQ«
CAPITOLO XXXVl.
Come papa Bonifazio ottavo die perdono a tutti i eristiuni
eh'andassono a Roma^ Vanno del giubbileo 1300.
Negli anni di Cristo 130O, secondo la nativitade di Cristo 9
con ciò fosse cosa che si dicesse per molti , che per addietro
ogni centesimo d' anni della natività di Cristo, il papa eh* era
in que' tempi, facea grande indulgenza, papa Bonifazio ottavo
che allora era apostolico, nel detto anno a reverenza della na-
tività di Cristo, fece somma e grande indulgenza in questo wao*
do; che qualunque Romano visitasse infra tutto il det^o anno,
continuando trenta di, le chiese de' beati apostoli santo Pietri
e santo Paolo , e per quindici di 1* altra oniversale gente che
non fossono Uomani, a tutti fece piena e intera perdonanza dt
tiiiti i suoi peccati, essendo confesso o sr confessasse, di colpa
e di pena. E per consolazione de' cristiani pellegrini, ogni ve-
ifuod ex istis navigtis tintedicUs aliqua sìnt incamataU, sm barBotatm taR
modo, quod hominet praedtcìarum non tùneanl lapides machinarum. Dtl
€\ià%\ passo fi icorgr, che rinierpretaiione del Vocabolario Don è lontaDi
dal vero, e quindi non diiprrgevole la leiione dc*Giunti. La teaione del
teito Ddvaot. I* abbiamo in questo luogo abbandonata , non meno che
aitrofe, ogni qual Tolta ci è sembrata non retta (a??ertitone però tero-
pre il lettore) perchè la Tenerazione per un codice, non deve giaoMBal
taaere • acapito della ragione e del buon aenso.
lIBRO OTTAVO 39
Mrdi o di solenne di festa ^ si mostrava in san Piero la Vero-
nica del sudario di Cristo. Per la qual cosa gran parte de' cri-
stiani che allora viveano, feciono il detto pellegrinaggio cosi
lémmìne come uomini^ di lontani e diversi paesi^ e di lungi e
d* appresso. £ fu la più mirabile cosa che mai si vedesse^ che
al continuo in tutto 1' anno durante, area in Roma oltre al po-
polo romano , duecentomila pellegrini , sanza quegli eh' erano
per gli cammini andando e tornando , e tatti erano forniti e
contenti di vittuaglia giustamente ^ cosi i cavalli come le per-
sone , e con molta pazienza , e sanza romori o zuffe : ed io il
posso testimoniare , che vi fui presente e vidi. E dell' offèrta
fatta per gli pellegrini molto tesoro ne crebbe alla Chiesa ^ e**
Bomani per le loro derrate furono tutti ricchi. E trovandomi
io in quello benedetto pellegrinaggio nella santa città di Roma^
veggendo le grandi e antiche cose di quella^ e leggendo le sto-
rie e' grandi fatti de' Romani, scritti per Virgilio, e per Sallu-
stio , e Lucano, e Tito Livio, e Valerio, e Paolo Orosio^ e al-
tri maestri d' istorie, li quali cosi le piccole cose come le gran-
di , delle gesto e fatti de' Romani scrissono , e eziandio degli
strani dell' universo mondo, per dare memoria e esemplo a quelli
che sono a venire, presi lo stile e forma da loro^ tutto si co-
me discepolo non fossi degno a tanta opera fare. Ma conside-
rando che la nostra città di Firenze, figliuola e fattura di Ro-
ma, era nel suo montare e a seguire grandi cose, siccome Ro-
ma nel suo calare ^ mi parve convenevole di recare in questo
volume e nuova cronica tutti i fatti e cominciamenti della
città di Firenze y in quanto m' è stato possibile a ricogliere e
ritrovare , e seguire per innanzi stesamente i fatti de' Fioren-
tini, e dell' altre notabili cose dell' universo in brieve y infino
che fia piacere di Dio, alla cui speranza per la sua grazia feci
la detta impresa , più che per la mia povera scienza ; e cosi
negli anni 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare quot-
ato libro , a reverenza di Dio e del beato Giovanni , e com-
raeDdazione della nostra città di Firenze.
40 GIOVANNI TILIAnI
CÀi^rróLO xxxVh.
CofM il eonte Guido di Fiandra àon due tuoi figliuoli ^ atrèà-
deo (U rt di Francia , e eome furono ingannati e meéri tH
pregione.
Nel detto anno del mese di Maggio , essendo ad oste sopri
Fiandra messer ««arlo di Yalos^ fratello dei re Filippo di Fran*
eia , il conte Guido di Fiandra molto anziano e vecchio , fece
trattato con lui di venire con due suoi maggiori figliuoli alla
misericordia del re di Francia , rendendogli pacificamente il
rimanente della terra di Fiandra eh* egli tenèa. Il detto mes^
ser Carlo promise, che se ciò facesse , di fargli fare grazia, é
rendere la pace dal l'è, e ristitnirlo in siió stato; il quale conte
s^affldó a lui , è gli irendé firuggia é Ganto e l* altre terre di
Fiandra, e con Ruberto e Gulglielmo suoi figliuoli vennero col
detto messér Carlo a Parigi , e gittarst alla misericordia , e
a*piè del re; il quale i^e per tnalvagio consigliò^ non asse-
guendo cosa che a loro fosse proméssa , sanzà nulla grakit gM
fece mettere in pregione: per lo quale tradimento e dislealtà ^
grande nlale ne veline alla casa di Francia e a'Franceschi, in
brieve tempo appresso , conte innanzi la nostra storia de* fatti
di Fiandra farà menzione.
CAPITOLO )EXXVnl.
Come si eùmiiiciò parte nèrd e bianca prima Hella titid
di Pistoia.
In quésti tempi essendo la città di Pistoia in felice e grande
e buono stato secondo il suo essere, e intra gli altri cittadini
V* avea uno lignaggio di nòbili e possenti che si chiamavano
i Cancellieri, non però di grande antichità, nati d'uno set Can-
celliere^ il quale fu metcatante e guadagnò moneta assai, e di
due mogli ebbe più figliudli , ì quali per la loro ricchezza
tutti furono cavalieri^ e uomini di valore e dabbene, e di loro
nacquero molti figliuoli e nipoti, sicché in questo tempo erano
più di cento uomini d'arme, ricchi e possenti e di grande af-
fare , sicché non solamente i maggiori di Pistoia , ma de* più
LIBRÒ OTTÀTO H
{tossenti iegnaggi di Toscana. Nacque tra loro per la sòpélrcliìà
grassezza, e per sussidio del diaTolo > sdegno e nimistà > tra *i
lato di quelli eh' erano nati d' una donna a quelli dell' altra }
é rtina parte si puose nome i Cancellieri nei'i^ e l'altra 1 bian^
chi; e crebbe tanto che si fedirono insieme, non però di (1) Cosà
tnorroa. E fedito uno di que' del lato de' Cancellieri bianchi ^
que'del lato de'CanCellieri neri pei^ avere pace e concordia doil
loro^ mandarono quegli ch'avea fatta l'offesa alla misericordia
di colorò che l'aveano ricevuta, che ne prendessono Tàmìtieil-*
da e vendetta a loro volontà ; i quali del lato de' Cancellieri
bianchi ingrati e superbi, non avendo iti loro pietà né carità ^
la mano dal bracicio tagliaro iii su una mangiatoia a quegli
ch'era venuto alla misericordia. Per lo qiialé cominciamehto e
peccato, non solamente si divise la casa de' Cancellieri ihà più
mlcidii ne nacquero tra loro^ e tutta la città di Pistòla se né
divise, che l' dno tenea coli' una parte > e 1' altro coir altrà> é
eldamavanSi parte biaiicà e nera , dimenticata tra loro parte
guelfa e ghibellina : e più battaglie cittadine ^ don molti peri-
coli e micidii ne nacquero e furono in Pistoia; e non solamente
in Pistoia^ ma poi la città di Firenze e tutta Italia contaminaro
le dette parti, conio innanzi potremo intendere e sapere. I Fio^
rentini per tema che per le dette parti di Pistoia non surgesse
ribellazione della terra a sconc'o di parte guelfa^ s'intramisono
d'acconciargli insieme, e presdno la Signoria della terra^ e rima
parte e l'altra de' Cancellieri trassono di Pistoia $ e mandarono
a^confini in Firenze. La parte de'neri si ridussobo a casa de'Fre^*
scobaldi oltrarno , e la parte de' bianchi si ridussono a cato i
Cerchi nel Garbo , per parentadi eh' aveano tra loro. Ma come
l'una pecora malata corrompe tutta la greggia, cosi questo ma-'
ladettò seme uscito di Pistoia , stando in Firenze corruppono
tutti i Fiorentini e partirò, che prima tutte le schiatte e casate
de'nobili, l'una parte tenea e favorava 1' una parte^ é gli altri
l'altra, e appresso tutti i popolari. Per la qual cosa e gara oo-~
mincìata , non che i Cancellieri per gli Fiorentini si raccon-*
ciassono insieme, ma i Fiorentini per loro furono divisi è par-»
titi , moltiplicando di male in peggio , come seguirà appressa
il nostro trattato.
(i) eosn inorma: v; a. Io tteito che enorme: cosi trovasi ipesior igualei
inutilmente, per emiale, egualtnentei
Gio. VUlani T. ÌI 6
42 GIOVANNI VILLANI
GAprrOLO xxin.
Come la città di firenUe si partì e si sconciò pct te Mie pstrH
biunva e nera»
Nel dello ietùpo èssendo la nostra città di Firenze ttel mat*
giore stato e più felice , che mai fosse stata dappoi eh' elU ftl
redificata, ò prima, si di grandezza e potenza , e si di nQÉlèro
di gentil che più di trentamila cittadini avea nella cittade, é
più di ^ettantamila distriltuali d' arme avea in contado , e di
nobiltà di buona cavalleria e di franco popolo e di ricchezae
grandi , signoreggiando quasi tutta Toscana ^ il pec<^lo icilt
ingratitudine, coi sussidio del nimico dellnnlatià j^vétBtkméi
della detta grassezza fece partorire superbia e cdmizionte, pttT
la quale furono fibite le ifeslé e l'allegrezze de' Fiorentini, di6
inflno a que' tempi stavano in molle delizie , e morbidezze ,
tranquillo, e sempre in (conviti^ e ogni anno Quasi per tutta li
città per lo calen di Maggio , si faceano le brigate e le com-
pagnie d' Uomilìi e di donne , di sollazzi e balli. AvVenilè cli6
per le invidie si cominciarono tra' cittadini le sette ; é una
principale e maggiore s'incominciò nel sesto dello Scandòlo di
porte san Piero, tra quegli della casa de'Cerchi e quegli de'Do-
nati, runa parte per invidia, e l'altra per salvatica ingratitu-
dine. Della casa de' Cerchi era capo messer Vieri de' Cerchi »
e egli e quegli di sua ciiòà erano di grande affare, e possenti,
e di grandi parentadi , e ricchissimi mercatanti , che la loto
compagnia era delle maggiori del mondo; uomini erano morbi*
di e innocenti , fialvatichi e ingrati , siccome getìli veuuti di
piccolo tempo in grande stato e podere. Della casa de* Donati
era capo messer Corso Donati, e egli e quegli di sua casa ena*
no gentili uomini e guerrieri , e di non soperchia ricchezza ^
ma per motto erano chiamati Malefami. Vicini erano tn Ft-*
renze e in contado , e per la ctinversaxioile della loro invidia
colla bizzarra salvatichezza, nacque il superbio isdegno tra lo-
ro, e maggiormente si raccese per lo mal seme venuto di Pi-
stoia di parte biatica e tiera^ come nel lasciato capitolo fa-
cemtno menzione. E' delti Cerchi furono in Firenze capo della
parte bianca, e con loro ientiero della casa degli Adimari quasi
tutti, se non se il lato de'CavicciuU; tutta la casa degli AbaU^
LIBBO OTTAVO 43
la quale era allora molto possente, e parte di loro erano guelfi
e parte ghibellini; grande part® de* fosinghi , spezialmente il
lato del Baschiera; par^e di ca^ i Bardi , e part^ de* l^ossi ^ e
cosi de' Frescpbaidi ; ^ parte de' Neri! e de'M^^nnelli, e tutti i
Mozzi, che aUpra eranp mollp possenti di ricchezza e di stato;
^^tt) quagli della casa degli Scali^ e la maggiore parte de^Qhe^
ritrdipi» tutti 1 Ifalispipi, e gran parte de^Bostichi e' Giando-
paUi de'pigli, e de'Yecchietti e Arrigucci ^ e quasi tutti i Ca-
yalcanti, eh' erano una grande e possente casa 9 e tutti i Fal-
conieri^ ((i) ch'erano una possente casa di popolo. E cpn loro.
^' acppstarono molte case e schiatte di popolani e artefici mi-
p.qtt , e tutti i grandi e popolani ghibellini ; e per lo seguito
grande ch'aveano i Cerchi, il reggimento della città era quasi
tutto in loro podere. Della parte nera, furpno tutti quegli della
pasa de' Pazzi (b) quasi prtncipali co' Donati , e tutti i Yisdo-
mini, e tutti i Manieri e'Qagnesi^ e tutti i TornaquiQoif e gli
Spini, e'Bopdelropnti^ e' Gianfigliaz^i , Agli, e Brunelleschi , e
Ca(yicpiul|, e l'altra parte de'Tosinghi, e tutto il rimanente; e
parte di tutte le case guelfe nominate di sopra , che quegli
^e non flirono co' bianchi , per contrarlo furono co' neri. E
co^i delle dette due parti tutta la città di Firenze e '1 contado,
ne fu partita e contaminata. Per la qual cagione , la parte
guelfa per tema che le dette parti non tornassono in favpre
de* ghibellini , si mandarono a corte a pap^ BoniO^zip , che ci
mettesse rimedio. Per la qi^al cosa il detto papa mandO per
messer Vieri de' Cerchi , e come fu dinanzi a lui , si '1 pregò,
che fap^^se pace con mes^r Corso Ponati e colla sua parte ,
rimettendo in lui le dil^etenzp , e promettendogli di mettere
lui e'supii in grande e buono stato^ e di fargli grazie spirituali
come spesse domandare- Messer Vieri tutto fosse nell' altre
cose favip cavaliere , in questo fu ppcp savio. 3, p troppo duro.
e bizzarro, che della richesta del papa nulla volse fare^ dicendo
che pon avpa guerra con ninno; pnde si ton\ó in Firpnze, e '1
papa rimase mplto sdegnato cpntrp a lui e contro a sua parte.
Avvenne poco appresso, che andando a cavallo dell' una setta e
delFaltra per la città armati e in riguardo^ che con parte de*gior
ydid deXerchi era Baldinaccio degli Adimari^ e Baschiera de'To^
(a) Vedi Appendice D.® la.
M GlOV^lflfl VILLAWI
siDghi, e Naldo de - Gherardini > e Giovanni Giacotti Malispini co^
loro seguaci più di trenta a cavallo; e con gli giovani de'Donatty e^
rano de'Pazzì, e Spini, e altri loro masnadieri; la sera di calen di
Maggio anno 1300, veggendo uno ballo di donne che si liaicea nella
piazza di santa Trinità, Tuna parte contra l'altra si comincia-
rono a sdegnare , e a pignoro V uno contro ali- altro i caYaUit
onde si cominciò una grande zuffa e (1) mislea , ov^ ebbe più
fedite, e a Ricoverino di messer Ricovero de' Cerchi per disavr
ventuEa fa tagliato il naso dal voUo; e per la detta zuffa la se-
ca tutta la città fu per gelosia sotto l'arme. Questo fu il co-
minciamento dello scandalo a partimento della nostra citte di
Firenze e di parte guelfa^ onde molti mali e pericoli ne segui-
vo appresso , come per gli tempi faremo menzione. B pere a-r
Temo raccontato cosi estesamente l'origine di questo comineia-
mento delle maladette parti bianca e nera , per le grandi e
male sequele che ne seguirò a parte guelfa e a'ghibellioi, e a
tutta la città di Firenze, eziandio a tutta Italia: e come la mor^
te di messec Rondelmonte il vecchio fu cominciamento di parte
guelfa e ghibellina, cosi questo fu il cominciamento di grande
r>Qvina di parte guelfa e della nostra città. £ nota, che Tanno
dinanzi a queste novitadi erano fatte le case del comune , che
cominciano a pie del ponte vecchio sopra l'Amo verso il ca-
stello Altafronte , e per ciò fare si fece il pilastro a piò del
ponte, e convenne si rimovesse la statua di Marte; e dove guar-r
dava prima verso levante, fu rivolta verso tramontana, onde
per l'agurio degli antichi fu detto: piaiccia a Dig,^ che la iMitra
Qit0 Vkon a^bi(i grande tnvtazionc^
CAPITOLO XL.
Cufne il cardinale d^ Àe^uasparta t^enne per legato dét papa
per racconciare Firenze , e non lo poteo fare.
Per le sopraddette novitadi e sette di parte bianca e nera ,
i capitani della parte guelfa e il loro consiglio , temendo che
per le dette sette e brighe parte ghibellina non esaltasse in Fi-
renze , che sotto titolo di buono reggimento già ne facea il
sembiante, e mplti g)iibellini tenuti buoni uomini^ erano contii^*
ciati a mettere In su gli nfici, e ancora quegli che teneano par^^
te nera, per ricoverare loro stato sì mandarono ambasciadorl a
corte a papa Bonifazio a pregarlo che per hene della cittade e
di parte di Chiesa vi mettesse consiglio. Per la qnal cosa in-t
contanente il papa fece legato a ciò seguire frate Matteo d' A^
equasparta, suo cardinale portuense dell'ordine de'mmori,e man«y
dolio a Firenze , il quale vi giunse del seguente mese di Giù-;
gno del detto anno 1300, e da'Fiorentini fu ricevuto a grande
onore. E lui riposato in Firenze , richiese balla al comune di
pacificare insieme i Fiorentini; e per levare via le dette parti
bianca e mera volle riformare la terra, e raccomunare gli ufi-
ci, e quegli dell'una parte e dell' altra eh' erano degni d'esser
priori, mettere in sacchetti a sesto a sesto, e trargli di due in
due mesi , come la ventura venisse ; che per le gelosie delle
parti e sette incominciate , non si faoea lezione de' priori per
le capitudini deirarti, che quasi la città non si commovesse a
sobuglio^ e talora con grande apparecchiamento d*arme. Quegli
della parte bianca che guidavano la signoria della terra , per
tema di non perdere loro staio, e d'essere ingannati dal papa
e dal legato per la detta riformazione, presono il peggiore con-
siglia e non vollono ubbidire; per la qual cosa il detto legalo
prese sdegno , e tomossi a corte , e lasciò la città di Firenze
scomunicata ^ interdetta.
CAPITOLO ILI.
De'mali e de' pericoli che seguirono alla nostra città appressa.
Partito il legato di Firenze^ la città rimase in grande gelosia
e in male stato. Avvenne, che del mese di Dicembre seguente,
andando messer Corso Donati e suoi seguaci , e que' della casa
de'Cerchi e loro seguaci armati a una morta di casa i Fresco-
baldi, sguardandosi insieme Tuna parte e l'altra, si vollono as-
salire, onde tutta la gente ch'era alla morta si levarono a ro^
more ; e cosi fuggendo e tornando ciascuno a casa sua , tutta
la città fu ad arme, faccendo Tuna parte e l'altra grande ran-
nata a casa loro; messer Gentile de' Cerchi , Guido Cavalcanti,
Baldinaccio e Corso degli Adimari, Baschiera della Tosa, e NaI-
do de'Gherardini con loro consortì e seguaci a cavallo e a pie,
MHIpno a porte san Piero a casa i Donati , e non trovandogK
46 GIOTAHVl Vl|.I,Allt
a porte san Piero, corsono a san Pi^CQ maggiore^ Q^*^tii^
ser Corso co' suoi consorti e raw;9^M^» ^' ^^^ ^^T9P^ ripai^ti^
e rincacciati e fediti con onta e ireicfogni^ de' C^JC^i e de'loro.
seguaci ; e di ciò fitronoi pond^nnati V una parte e V^ altra dal
comune. Poi poco appresso essieodo certi de' Carchi in contado
a Nepozzano e Puritano , e in aue^e loro contrade 9. poderi »
volendo tornare a Firenze , que' della casa de' Ppf^ x^pj^ia.
loro amistà a Reipple, contesone il passo, e ebbeifi l[edite e as«
salti f^'^a parte e d^altra^ per la qii^al cosa Vm^ P9rl,e e Tal*
tra furono accusati e c^^^ajanati deUa rannata e assaltisi e que-
gQ ù\ casa i Poniti la nuiggior parte per non potere pagare
9m4AX9fiqi dinanzi t e (^rono messi in prigione. Que* de'^ CercM
^<;ilendo l(àre a loro ^senpiplo, dicendo messer Tonigtano di Ger*
C^o:. fer qtiesto non (fi vinceranno, eotf^e fècicflio % Tedaldini^ ehé
^li consumarono per pagare le eondannuigioni i si fece andare
|i;tt suoi dinanzi , e sostenuti in pregione coAtra» '1 volere di
messier Vieri de'€erchi e degli altri sa^ii deUs^ ^asa, che cono-
secano la complessione e morliidezza de'' loro. g{<xvani; avvenne
che ijino malade^to. ser Ner|^ degli Abbati soprastante di quella
pregile, man|^aAdo con loro% ^ce venire uno presente d'uno
miglicelo avyel^ato, del quale ujiaaigiarono, onde poco appres-
so in due di mo^.iCQPO due d.^HIerehi bianchi, e due de'neri, e
Pigello Portinari, e Ferraino, de* Bronci , e di ciò non fu nulla^
yendetta.
CAPITOLO XLfl.
Di quello medesimo.
Essendo la città di Firenze in tai^tc^ bollojce e pericoli di sette
e di nimistà , onde molto soyente la terra era a remore e ad
arme^ messer Corso Donati^ Spini^ Pazzi, e parte de'TQgjnghi e
Cavicciuli , e loro seguaci, grandi e popolani di loro setta di
parte nera co'capitani di parte guel^, che allora erano al loro
senno e volere , si raun^rono. nella chiesa di santa Trinità ^ e
ivi feciono consiglio, e congiura di mandare ambaspi^adori a cor-
te a papa Bonifacio, acciocché coin\)q[xpyesse alcuno signore del*
la casa di Francia, che gli rimettesse in istato, e abbattesse il
popolo e parte bianca, e in ciò spendere ciò che potessono fa-
re ; e cosi misono a seguizione ; onde sappiendosi per la dita,
LIBRO OTTAVO 4T
tier aìcnna splrazlòne, il comune e '1 popolo si turbò fòrte , e
ìuiùtò JTatta inqtdsiaione per la sigiloria, onde tnesser Corso Dqi-
natì che n'era capo, fti condannato nell'avere e nella persona^
e gli allri capotali che furono à tid > in più dt Venliniila lib-
bre , e pagarle. E ciò ÌTalto furono liùaìidati a^ tonfini àìnibalde
fratello di messer Corso, è de* òitol , e làèéàer Rosso , 6 messer
Ròssellino della Tosa^ e degli altri loro consorti; e messer Giac«-
cbinotto e meà^r l^à:»ino de*Pazzi e di loro giovani, è làl^sser
Gerì $pìni t de*suoi aì castello della Pieve. E per levare ogni
soéfiello , il popolo mandò i caporali dell' altra parte a' CònflM
a Serrezzano: ciò fu messer Gentile e messer Torrigìanò è Car-
bone de'Cerchi, e di Toro constati, Bsfischiera della tosa e de'sùoi,
Baldìnaccio degli Adimari e de' suoi , Naldo de' Ghetatdini e
de*snoi, GiÀdo Cavalcanti e de^ suoi , e Giovanni Giàtotti Mali-
spini. Ha questa parie vi stette tìletlò a'coiifini, che furoùo re-
vocati per lo infermo luogo ^ ò lotnoirìne malato Guido Caval-
canti, (a) onde morto > e di lui fu grande damiAaggio , peroc-
ché era come filosofo, virtudioso uomo in più cose, se non ch'era
troppo tenero e stizzoso» in ^estó modo si guidava là nostra
iBiità fortuneggiandok
Capitolo xliiì.
i
Come papa Bonifazio mandò in Francia per messer Carto
di Yaloi.
tornato a corte di papà il legato frate Matteo d'Acquasparta,
e informato papa Bonifazio del male stalo e dubitoso della cit-
tà di Firenze, e poi per le iàt>ViU seguite dopo la partita del le-
gato, come detto avvino, é per infesiagìone e spendio de'capi-
tanl di parte guelfa 6 de' detti coikGnati , eh* erano al castello
della Pieve pressò alla corte, e di meòser Gerì Spini (cVegli e
la suà cònkpagnià erano mercatanti di papà iBontfazio , e del
tutto guidatori) con loro procàccio e studio, e di nkesser Corso
Donati che seguiva la corte, si prese per consìglio il detto pa-
pa Bonifazio, di mandare per messer Carlo di Valos fratello
del re di Francia^ per doppio intendimento; principalmente per
aiuto del re Carlo per la guerra di Cicilia, dando intendimento
(a) Vedi Appendice n.° i4*
4t GIOVAHlfl VILLANI
al re di Francia e al detto inesser Carlo di fiirlo eleggere ktt»
peradore de' Romani , e di confermarlo, o almeno per aatorltà
papale e di santa Chiesa di farlo luogo tenente d' impeiìo pet
4a Chiesa ^ per la ragione che ha la Chiesa vacante imperio i
e oltre a questo gli die titolo dì pàciario in Toscana^ per recare
f^lla sua forza la città di Firenze al suo intendimento. E man**
dato in Francia per lo detto messer Carlo suo leffato il detto
messer Carlo con volontà del re suo fratello. Tenne, come innanzi
faremo menzione , colla speranza d' essere imperadore per li
promesse del Papa^ come detto avemo«
■ . ' , 1
CAPITOLO XLlVé: >
. Come % Guelfi furono eaeeiati d* Àgobbio, e pU W9S rtooviraro
la terra e eaceiarne i GMbellinù
Nel detto anno di Maggio, la parte ghibellina d^ Agobbio colla
forza degli Aretini, e de' ghibellini della Marca, per tradimento
ordinato nella terra, cacciarono 1 guelfi d' Agobbio, e uccisonne
assai; ma poi a di 24 di Giugno vegnente, i guelfi usciti d'A*
gobbio colla forza de' Perugini entrarono in Agobbio, e ricove-
rarono loro stato, e cacciarne i ghibellini con grande danno <$
Uccisione di loro*
CAPITOLO XLV.
Come la parie nera furono eaeeiati di Pietoia^
Negli anni di Cristo 1301, del mese di Maggio, la parte bian:
ca di Pistoja (a) coli' aiuto e favore de* bianchi che governa-
vano la città di Firenze, ne cacciarono la parte nera^ e disfe^
clono le loro case, palazzi e possessioni, intra V altra una forta
e ricca possessione di palazzi e torri eh' erano de* Cancellieri
neri, che si chiamava Damiata.
(a) Vedi Appendice d.° i5«
LIBRO OTTAVO 49
CAPITOLO XLVL
Come gV InitrminelU e loro seguaci furono eaeeiaH di Lucca»
Nel detto anno^ e in quello tempo^ essendo la città di Lucca
molto (1) insollìta per la mutazione di Pistoia, e per le parti
bianca e nera , la casa degl' Interminelli di Lucca co' loro se*
^aci Mordicastelli , e que' del Fondo , e altri di loro sette ^ 1
quali teneano parte bianca , e s' accostayano co' ghibellini pi-*
sani, credendo fare cosi in Lucca come i Cancellieri bianchi in
Pistoia^ si uccisono messer Obizzo degli Obizzi giudice. Per la
qual cosa la città di Lucca corse ad arme, e trovandosi la parte
nera e' guelfi di Lucca più possenti, si ne cacciarono di Lucca
combattendo gì* Interminelli e loro seguaci, e disfeciono le loro
possessioni , e misono fuoco nella contrada che si chiamava il
fondo di porta San Geryagio, e arsonvi più di cento case, (a) B
cosi si venne spandendo la maladetta parte per Toscana.
CAPITOLO XLVn.
Come i guelfi usciti di Genova per pace furono rimessi in Genota^
Nel detto anno i Genovesi feciono pace co' Grimaldi e gli al*
tri loro usciti guelfi e col re Carlo, e rimisongli in Genova, e
riebbono il castello di Monaco che 1 teneano gli usciti^ e colla
forza del re Carlo faceano grande guerra a* Genovesi.
Nel detto anno fu guerra e battaglia tra i Veronesi e '1 Ve*
scovo di Trento , onde i Veronesi ebbono il peggiore e furono
sconfitti. E nel detto anno poco appresso, mori messet Alberto
della Scala (b) capitano e signore di Verona, e grande tiranno
di Lombardia, e appresso di lui rimasono signori messer Cane
e gli altri figliuoli del detto messer Alberto, tutto fossono assai
di piccola etade ; ma innanzi che morisse fece cavalieri sette
tra'suoi figliuoli e nipoti, ch'avea il maggiore meno di dodici anni
(i) intoUitai ▼. a. solleTata, scommoiM. In aleuoi stampatili legge «o^
levata*, noi abbiam rìtenato Tolentieri la voce imolUta del testo Davanx*
eh' è por rice?ata nel Voeah. e trovasi anche in altri antichi mas.
(a) Ve«li Appendice n.° i6. (b) Idem né® 17.
Gio Villani T. /I 7
50 IBIOViNItl VlLLÀNt
CAPITOLO XLVlIi.
Come apparve in tielo uHU stella tornata.
Kol detto dhho del mese di Settembre apparve ìd cielo niii
stella cornata con grandi raggi di fummo dietro, apparendo la
sera di vetsb il ponente, e durò infitio al Gennaio, della quale
i savi astrolabi dissono grandi significiazioni di futuri pericoli
e danni alla pihovincia d^ Italia, e alla città di Firenze^ e mas»
simamente perchè la pianeta di Saturno e quella di Marti in
quello anno s* erano congiunte due Volte insieme del mese di
Gennaio e di Maggio nel segno del Leone , e la Luna scuratà
del \ìetto mese di Gennaio similemente nel segno del Leone, il
quale s' attribuisce alla provincia d' Italia. E bene assegni la
significazione^ come innanzi leggendo potrete comprendere; ma
singolarmente si disse, che la detta cornata significò l' avventd
di messer Carlo di Valos, per la cui venuta molte rivolturc eb*
be la provincia d' Italia e la nostra citte di Firenze.
CAPITOLO XLIX.
Come messer Carlo di Valos di Francia venne a papa Bonifazio^
e poi tenne in Firenze e cacciarne la parte bianca.
Nel detto anno 1 301 del mese di Settembre, giunse nella città
d' Alngna in Campagna, ov' era papa Bonifazio colla sua corte,
messer Carlo cónte di Valos e fratello del re di Francia con
pili conti e baroni, e da cinquecento cavalieri franceschi in sua
compagnia, avendo fatta la vìa da Lucca ad Alagna senza en-
trare in Firenze, perchè n' era sospetto ; il quale messer Carlo,
dal papa e da' suoi cardinali fu ricevuto onore volomente; e ven-
ne ad Alagna lo re Carlo e' suoi figliuoli a parlamentalre con
lui e a onorarlo ; e '1 papa il fece conte di Romagna. E trat-
tato e messo in assetto col papa e col re Carlo il passaggio di
Cicilia alla primavera vegnènte, per là principale cagione peiv
eh' era mosso di Frància , il papa non dimenticato lo sdegno
preso contro alla paHe bianca di Firenze , non volle che sojg'
giornasse e vernasse invano , e per infestamento de' guelfi .dt
Firenze^ si gli diede il titolo di paciaro in Toscana , e ordind
LIBRO OTTAVO 51
che tornasse alla cilU di Firenze. E cosi fece^^) ^^^ ^^^ genie
e con molti altri Fiorentini ^ To^C^pi e Rpinay nupli , usipiU e
confinati di loro terr^. p^r pfUfte gV^Va e n^ra. ^ y^i^u\o a ^\i^r
na e poi a Staggia 9 qùe^ che gov^rpayanp la cit^ di Firenze
avendo, soletto 4^ sua yeputa» tennero pii^ ^o^i^igìi di lasò^arlo
entree nella ^Utà o no. E maqdando gli ambasciatort , 9 ^gU
con l^ell^ e amichevoli^ parale rispondendo, come venia per lo-
rq hene e stato, e per mettergli in pace insieme; per }a gyal
cosa quegli che reggei^ìQ la terra, tutto fossono a parte bianca,
si vocavano e voleansi tenere guelfi, presono partito di lasciarlo
venire. E cosi il di d'Ogqisaanti 130^ , e^trd messer Carlo ii^
Firenze , disarmsita sua ge^te , facpeiofdpgli i FlorenUAi gr^de
OT^qre^ vegliandogli incontro, a processione , e cqi\ iptolli armeg-
giatpr]( cm bandiere, e coverti i cavalli di zendadi^ E lui ripp-
^tgO e soggiornato in Firenze alquanti di, si richiese il comune
di volere la signoria e guardia della cittade, e balJa di po^re
pacificare i guelfi insieme. E ciò fu assentito per lo comu-
ne, e a di 5 di Novembre nella chiesa^ di santa Maria Novel-
la, essendosi raunati potestà, e capitano, e priori, e tutti i con-
sigiien, e il vescovo, e tutta la buona gente di Firenze; e del-
la sua domanda fatta , proposta e diliberata , e rimessa in lui
la signoria e la guardia della città. B; messer Carlo dopo la spo-
sizione del suo (1) aguzzetta^ di sua bocca accettò e giurò , e
come figliuolo di re promise di conservare la città in pacifico
e buonp stato; e io scrittore a queste cose fui predente. Incon-
tanente per lui e per sua gente fu fatto il contradio , che per
consiglio di Messer Musciatto Franzesi, il quale infino di Fran-
cia era venuto per suo (2) pedotto , siccome era ordinato per
gli guelfi neri , fece armare sua gente , e innanzi che messer
Cario fosse tornato a casa, che albergava in casa i Frescobaldi
oltrarno; onde per la detta novilade di vedere i cittadini la sua
gente a cavallo armata la città fu tutta in gelosia e sospetto ,
(a) Vedi Appeodice d.** i8i.
(i) aguzsetta: nel Voeab. è aguttetio» Tal voce in questo luogo po-
trebbe per avventura corrispondere a quel che oggi ai dice segretario iVi-
timof ma ordinariamenle si prende in naia parte, eioè per istigatore a
muli farti forse dal verbo aizzare, ii^oiUire, e in questo senso \* ba ado-
perato pure il n. A. nel cap. 34 del Lib. XIL
(a) pedono: v« a. scorta, guida. Altrove questa voce ^ adopcvaM dal
n. A. per piloto.
59 GIOVANNI VILLANI
e air&mie glandi e popolani, ciascuDO a casa de'suoi amici •&■
oondo suo podere, abbarrandosi la citte in più parti. Ma a casa
i priori pochi si raunarono , e quasi il popolo fu sanza capo ^
veggendosi traditi e ingannati i priori e coloro che reggeano
il comune. In questo romore messer Corso de' Donati» il quale
era isbandito e rubello, com'era ordinato, il di medesimo Tenne
in Firenze da Peretola, con alquanto seguito di certi suol ami-
ci e masnadieri a pie, e sentendo la sua venuta i priori^ e'Cer*
chi suoi nemici, vegnendo a loro messere Schiatta de'Cancellie-
ri, ch'era in Firenze capitano per lo comune di trecento cava-
lieri soldati i e volea andare contro al detto messer Corso per
prenderlo e per oflbnderlo, messer Vieri caporale de'Cerchi non
acconsenti , dicendo : lasciatelo venire , confidandosi nella vana
speranza del popolo, che '1 punisse. Per la qual cosa il detto
messer Carlo entrò ne'borghi della cittade, e trovando le porte
delle cerchie vecchie serrate, e non potendo entrar^ , si se ne
Tenne alla postierla da Pinti, ch'era di costa a san Piero mag-
giore, tra le sue case e quelle degli Uccellini, e quella trovane
do serrata, cominciò a tagliare, e dentro per ^11 syoi amici fti
fatto il somigliante, sicché sanza contasto fu messa in terra. E
lui entrato dentro schierato in su la piazza di san Piero mag-
giore, gli crebbe genti e seguito di suoi amici, gridando: viva
meaer Corso e 'l barone^ ciò era messer Corso, che eos^ il no-
mavano ; e egli veggendosi crescere forza e seguito , la prima
cosa che fece , andò alle carcere del comune , eh* erano nelle
case de'Bastari nella ruga del palagio, e quelle per forza aper-
se e diliberò i pregioni ; e ciò fritto , il simile fece al palazzo
della poteste, e poi a' priori, faccendogli per paura lasciare la
signoria e tornarsi a loro case. B con tutto questo stracciamen-
to di cittade, messer Carlo di Valos nò sua gente non mise con-
siglio né riparo, nò attenne saramento o cosa promessa per lui.
Per la qual cosa i tiranni e malfattori e isbanditi ch'erano nel-
la cittade, presa baldanza, e essendo la citte sciolta e sanza gi-
gQoria, cominciarono a rubare i fondachi e botteghe, e le case
a chi era di parte bianca, o chi avea poco podere, con molti
micidii, e fedite faccende nelle persone di più buon uomini di
parte bianca, E durò questa pestilenzia in città per cinque di
continui, con grande mina della terra. E poi segui in contado,
andando le gualdane rubando e ardendo le case per più di ot-
to di, onde in grande numero di belle e ricche possessioni (U*i
LlVftO OTTAVO 53
rono guaste e arse. E cessata la detta rulna e Incendio , me«-
Ber Carlo col suo consiglio riformarono la terra e la sign: ria
del priorato di poiK>lani di parte nera. E in quello medesimo
mese di Novembre, venne in Firenze il sopraddetto legato del
papa messer Matteo d'Acquasparta cardinale , per pacificare i
cittadini insieme^ e fece fare la pace tra que'della casa de'Cer-
chi e gli Adimari e loro seguaci di parte bianca co' Donati e
Pazzi e loro seguaci di parte nera ^ ordinando matrimoni tra
loro: e volendo raccomunare gli uficii, quegli di parte nera colla
forza di messer Carlo non lasciarono, onde il legato turbato si
tornò a corte , e lasciò interdetta la òittade. E la detta pace
poco durò che avvenne il di di Pasqua di Natale presente, an->
dando messer Niccola de'Cerchi bianchi al suo podere e melina
con suoi compagni a cavallo^ passando per la piazza di santa
Croce , che vi si facea il predicare , Simone di messer Corso
Donati, nipote per madre del detto messer Niccola , sospinto e
confortato di mal fare^ con suoi compagni e masnadieri segui a
cavallo il detto messer Niccola, e giugnendolo al ponte ad Af-
frico Tassali combattendo: per la qual cosa il detto messer Nic-
cpla san^a colpa o cagione^ nò guardandosi di Simone dal detto
suo nipote fu morto e atterrato da cavallo. Ma come piacque a
Pio> la pena fu apparecchiata alla colpa^ che fedito il detto Si*
mone dal detto messer Niccola per lo fianco^ la notte presente
morio^ onde tutto fosse giusto giudicio^^ fu tenuto grande danno ,
che '1 detto Simone era il più compiuto e virtudioso donzello di
Firenze^ e da venire in maggiore pregio e stato, ed era tutta
la speranza del suo padre messer Corso, il quale della sua al-
legra tornata e vittoria^ ebbe in brieve tempo doloroso princi-
pio di suo futuro abbassamento. In questo tempo poco appres-
so, non possendo la citte di Firenze posare , essendo pregna
dentro del veleno della setta de' bianchi e neri, convenne che
partorisse doloroso fine; onde avvenne che l'Aprile vegnente con
ordine e con trattato fatto per gli neri , uno barone di messer
Carlo, ch'avea nome messer Piero Ferrante di Linguadoca, cercò
cospirazione co'detti della casa de'Cerchi, e con Baldinaccio de-
gli Adimari, e Baschiera de'Tosinghi, e Naldo Gherardini, e al-
tri loro seguaci di parte bianca, di volergli con suo seguito e
di sua gente rimettere in istato e tradire messer Carlo , con
grandi impromesse di pecunia: onde lettere e co' loro suggelli
furono fatte, ovvero falsificate, le quali per lo detto messer pie-i
54 GI0VA9HI VILLANI
ro Ferrante, com* era ordinato, furono portate a measer Cario.
Per la qoal cosa i detti caporali di pi^rte bianca , ciò forooo
tutti quegli della casa de'Ger^hi b)ai^^M di porte saq Piero, Rat
dinacclo e Corso degli Adinvuri con quasi tutto il Iato d^* Bel-
liDcioni^ NaldQ de^Gb^rardini col suo latot della casa^ Baacblera
de'Tosingl^i co| suo lato della detta casa, alquanti dii ca^a i Ca«
YalcanMx QioYanni C^iacotto Malispini e suoit c^^Qirti;^ questi fu*
TWQi \ caporali cbe furono citati, e non comparendo» o per te»
ii\a del ipfi^liflclo commesso, o per tema di non perdere le per^
9fi^^ sotto il detto inganno, 9\ partirò d^la città,, aocopo^pagnatl
da'lprq avversari; e cbi n* andò a Pisa , ^ c^ii ad At^V^ ^ ^-
sto}a, accompagnandosi co'gbibellini e nimica de^ior^ntini. Per
la qu.iil cosa furono condannati (a) per messer Carlo come ri«
b^Ill, e disfatti i loro palaxzl e beni in città e in contado , e
cosi di molti loro seguaci grandi e popcli^ni. E per questo mo*
4q fu abbattuta e cacciata di Firenze l'ingrata e superba parie
de1>ianchi con seguito di molti gbibellini di Firenze, per mea-
ser Carlo di Valos di Francia per la commissione di papa Bo-
nifazio, a di 4 d'Aprile 1302, onde alla nostra città di Firenze
seguirono molle rovine e pericoli , come innanzi per gli temp\
potremo leggendo comprendere.
«
C;APiTQLOt L,
C^m^ messer Carlo di Vaios passò in Cicilia per fare guerre^
per lo re Carlo , e fece ontosa pace.
Nel detto anno 1302 del mese d*^ Aprile, messer Carlo di Va-
los fornito in Firenze quello, perchè era venuto, cioè sotto trattato
di pace cacciata la parte bianca di Firenze, si parti e andonne
a corte, e poi a Napoli ; e là trovato lo stuolo e 'apparecchia-
mento fatto per lo. re Carlo, di più di cento tra galee e uscieri
e legni grossi sanza i sottili , per passare in Cicilia , si si ri-
colse in mare, e in sua compagnia Ruberto duca di Calavra fi-
gliuolo del re Carlo , coi^ più di millecinquecento cavalieri. E
apportato in Cicilia^ scese in terra per guerreggiare l'isola, ma
don Federigo d' Araona signore di Cicilia , non possendo resi-,
stero uè comparire alla forza di messer Carlo in mare né is\
(a) Vedi Appendice n.^ 19.
LIBRO OTTAVO 55
terra , co' suoi Catalani si mise a fare (1) i^erra i^erriata a
messer Carlo, andandogli fuggendo innanzi di luogo in luogo ,
e talora di dietro a inlpédirii la viitliàglia , per mòdo , che in
poco tempo sàiiza acquistare terra neuna di rinomo , se non
Termolè^ méssela tarlo e sua gertte fui^ono per maUittia di loro
o de' cayàlU ^ e pei" dlOalta di vittoàglià , quasi slrai^cati. Per
la qiial tosa per necessitade convenne che si partisse con suo
poco bnófè. E veggendo che altro non iiotea , ìiàesser Carlo
saAza saputa del re Cario ordinò una dissiniulatà pftce con don
Federigo, cioè eh"* egli prendesse per moglie la fi^tiuòià del re
Carlo detta Alienorà, e che , quando la chiesa e ^1 Ire Cario gli
atassono acquistare altro reame ^ cii' egli iàscerebbé & queto al
re Cario V isola di Cicilia; e se non ^ si là dovesse tenére per
dote della moglie tutta sua vita , e appressò la sua morte i
sfx)i figliuoli lasciare V isola ai ré Carlo o a suo rede , dando
loro centomila once d' oro. La quai cosà fatta > e promessa e
giurata per le parli e tornato messer Carlo co|i'àrmata a Napo-
li^ e mandatogli la figliuola del re Carlo^ si la sposd(a); ma poi
di promessa fatta nulla s'assegulo: e cosi per contradio si disse
per motto: messer Carlo venne in Toscana per paciaro^ e lasciò
il paese in guerra; e andò in Cicilia per fare guerra , e reconne
tergognosa pace. Il quale il Novembre vegnente si tornò id'
trancia, scemata e consumata sua gente e con poco onore.
CAPITOLO LI.
Come si cominciò la (2) compagna di Ramante,
Nel detto anno 1302, partito messer Carlo di Cicilia e rimasa
l'isola in pace^ una grande gente di soldati catalani, genovesi,
(i) jguerra gueiriata: v* ■• coti ì inigliori iettì^ e frequetitcmentf. In
•leooi tUnpatiy of)e oMile a propoiito ti è preteso dMogchtilire l^ètpires-
•iooi di qaeito ooitro clastico, leggfii jguerra guerreggiata, ctie jpur Vuol
dire U steisa cosa , cio^^ guèrra di iratienimento, teoia mal venire a baU
lag Ila ; come appunto diete in quello il m A« «vei^ fatto ì). Federigo coli
M. Carlo.
(a) Vedi Appendice n.^ no.
•(a) campagna per compagnia, tolto \* i, fecofi(!lo I' dio Ài que* tempi.
Noi trofismo frequentemente ne'buoni testi a penna degli antichi, e nelle
accante editioiii« saiaro, matera, guarda, Catavra, Àleuandra, ioTece
56 GIOVANNI VILLANI
e altri italiani stati in Cicilia alla detta guerra per Tana parte
e per Taltra, si partirono di Cicilia con venti galee e altri le-
gni y onde feclono loro capitano uno frate Buggeri dell' ordine
de'tempieri, uomo dissoluto, e di sangue ^ e crudele s e passa-
rono in Romania per conquistare terra y e puosonsi nel reame
di Salome e quello distrussono , e guastarono la Grecia infino
in Costantinopoli, e crescendo il loro podere d*ogni colletta di
gente latina, fuggitivi, dissoluti, e paterini^ e d'ogni setta scac-
ciati, vivendo (1) illibitamente fuori d'ogni legge ^ si chiamaro
la compagna, stando e vivendo in corso e in guerra alla roba
d'ogni uomo; e ciò che acquistavano era comune^ distruggendo
e rubando ciò che trovavano, sanza ritenere città ^ o castella >
o casale che prendessono , ma quelle rubate \ ardendo e gua-
stando. E cosi durò la detta dissoluta compagna più di dodi-
ci anni , uccidendo più loro signori e rimutandogli in poco
tempo chi più avea seguito o podere. Alla fine tornaro sopra
le terre del dispoto, cioè il reame di Macedonia , e quelle di-
strussono ; e poi *ne vennero nel ducato d' Atena ^ e rubellarsi
dal conte di Brenna eh' era duca d' Atena , e loro capitano e
signore , e per quistioni da lui a loro si combatterono in-
sieme^ e scon Assono il detto duca loro signore ^ e a lui taglia-
rono la testa^ e presono le terre sue^ e di quelle della Moreaj
e quelli signoraggi tra loro si partirono ; e disabitarono e di^
strussono gli antichi fii de' Franceschi, che que' signoraggi te-
neano, e le loro donne e figliuole che a loro piacquero, riten-
nero e le presono per mogli , e rimasono abitanti e paesani
della terra. E cosi le delizie de' Latini^ acquistate anticamente
di saiario, materia , guardia , Calavria , Alessandria ee. Etti amavano
ottremodo di sfuggir l' incontro di più vocali insieme, non aolo neU' ao*
cosiamento di nna parola con I' altra ( perchè ne nacquero tanti tronca-
■lenti di sillabe ) (vedi la nota i alla pag. 34 del 7*. / ){ na pur nel
corpo delle parole medesime. Ben ragiona sopra di ciò il SalviatI nel li-
bro III. degli Affert. partic. XXf. sebbene può dirsi, ohe oiò fosse per
a? fentora in virtù del grande amore eh' eglino avevano alla brevità nella
pronuuzia^ per la qual cosa tante parole accorciate s' incontrano ne' loro
acritti. Qualunque ragione però si volesse addurre di questo fare degli
antichi, non urebbe mai soddisfacente quanto quella ohe ai trova neiraso,
il quale apeue volte non ammette ragione alcuna, essendo l'arbitro e»il
legislatore,
(i) illibiiamentei ifreiiaiafflente, a loro piacere, e capriccio.
LIBRO OTTAVO OT
Yie.t gli Franceschi , i quali erano 1 pii\ morbidi e (1) meglio^
stanti che in nullo paese del mondo , per cosi dissoluta gente
furono distrutte e guaste. Lasceremo de' fatti di Romania e di
Cicilia , e torneremo alle novità che sursono in Firenze e in
Toscana^ per la cacciata de* bianchi di Firenze.
CAPITOLO La.
Come i Fiorentini ^Lucchesi feciono oste sopra la città di Pistoia,
e come ebbono per assedio il castello di Serravalle.
Nel detto anno 1302 del mese di Maggio, essendo la città
di Pistoia ribellata a* Fiorentini e a' Lucchesi per la cacciata
de'bianchi di Firenze e degrinterminelli di Lucca, e parte di
loro detti usciti ridotti in Pistoia per fare guerra , il comune
di Firenze e quello di Lucca di concordia feciono oste alla
città di Pistoia ^ e furonvi di Firenze tra cavallate e soldati
mille cavalieri e seimila pedoni , e di Lucca 4)iù di seicento
cavalieri e bene diecimila pedoni ; e la città di Pistoia gua-
starono intomo intorno, standovi ad assedio per ventitre di.
Dentro a Pistoia «ra messer Tolosatò degli liberti loro capi*
tano di guerra con trecento cavalieri , e guardò e difese bene
la cittade. Alla fine veggendo i Lucchesi che la stanza di Pi-
stoia era speranza vana di potere per forza o per assedio avere
la città , s' accordare di ritrarsi addietro con loro oste , e di
porsi all'assedio del castello di Serravalle^ ch'era de' Pistoiesi
ed era molto forte $ e cosi fu fatto. E al detto assedio rima--
sono le due sosterà delle cavallate di Firenze , rimutandosi a
tempo a tempo con parte di loro soldati e gente a pie assai ^
tenendo i fiorentini il loro campo di verso Pistoia. E quello
castello combattuto, e con più dificii grossi che gettavano den-
tro macerato, ma per tutto ciò non s'arrendea, perchè dentro
v' avea più di quattrocento de'maggiori e de* migliori cittadini
di Pistoia, i quali difendeano il castello , e al continuo assali-
(i) megliot tanti: nel Vocal». è la voce henettante ■ significare e^i ha
qualche ricehetta ; vi manca il superlativo megliottante, il quale pò*
trebbe avervi luogo mentre secondo la lezione d'alcuni tetti non sono
due voci separate , cioè, meglio, e stante , ma si una sola voce. Nondi*
meno però si possono scrivere nell'un modo e nell'altro*
Crto. Villani T. IL B
58 GTOVANKI VlttAKI
Tino II campo vigorosamente , alla flnc per mala provvtsIoiMy
di viltuaglia a tante gente, quanta avea dentro tra Pistoiesi e
terrazzani e forestieri y eh' era più di milleduecento uomini «
sanza le femmine e' fanciulli , falli loro; per la qual cosa per
necessità di vivanda s' arrenderono pregioni (a) al comune di
Lucca , a di 6 di settembre del detto anno ; onde più di tre-
cento Pistoiesi n' andarono legati pregioni alla città di Lucca,
e gli altri terrazzani rimasono fedeli dcXucchesi, i quali Luc-
chesi vi feciono una nuova e forte rocca dalla parte loro di
Valdinievole y e uno grosso muro dalla rocca vecchia di qua
ov*è la pieve alla Nuova, per tenere meglio il detto castello a
loro ubbidienza , recandogli al loro contado.
CAPITOLO un.
Come i fiorentini ebbono il castello di Piantrevigne e pò aitre
castella eh* aveano rubellate % bianchi.
•
Nella stanza del detto assedio di Pistoia si rubelld a'fioren*
tini il castello di Piantrevigne in Valdarno, per Carlino de'Paz-
zi di Valdarno , e in quello col detto Carlino si rinchiusono
de' migliori nuovi usciti bianchi e ghibellini di Firenze grandi
e popolani, e faceano grande guerra nel Valdarno: la qual cosa
fu cagione di levarsi Toste da Pistoia, lasciando i fiorentini il
terzo della loro gente all' assedio di Serravalle in servigio
de*Lucchesi, come detto avemo, e tutta V altra oste tornata in
Firenze , sanza soggiorno n' andarono del mese di Giugno in
Valdarno e al detto castello di Piano, e a quello stettono e as-
sediarono per ventinove di. Alla fine per tradimento del so-
praddetto Carlino, e per moneta che n' ebbe , i Fiorentini eb-
bono il castello. Essendo il detto Carlino di fuori , fece a' suol
fedeli dare l'entrata del castello, onde molti vi furono morti e
presi pure de'^migliori usciti di Firenze. E ciò fatto, tornati a
Firenze con questa vittoria , sanza soggiorno andarono popolo
e cavalieri di Firenze in Mugello sopra i signori Ubaldini , ì
quali co'bianchi e co' ghibellini s'erano rubellati al comune di
Firenze, e guastarono 1 loro beni di qua dall' Alpe e di là. E
tornati in Firenze, la state medesima cavalcarono in Valdigrieve
(a) Tedi Appendice n.^ 21.
LIBRO OTTAVO 59
sopra il castello di Montagliari e di Montagiito , i quali avea-
no rubellali que' della casa de' Gherardini , eh' erano di parte
bianca , e quelle due castella s' arrenderono a patti , salve le
persone, al comune di Firenze, le quali il comune di Firenze
fece disfare. £ nel detto anno ebbono i fiorentini gran vittoria
in ogni loro oste e cavalcata che fecero, benavventurosamente,
perseguitando in ogni parte gli usciti bianchi e' ghibellini con
loro distruzione.
CAPITOLO UV.
Come l'isola d'Iuhia gittà maratiglioso fuoco.
Nel detto anno 1302, l'isola d'Ischia, la quale è presso a Na-
poli^ gittò grandissimo fuoco per la sua (1) solOinerla, per mo-
do, che gran parte dell' isola consumò , e guastò infino al gi-
rone d' Ischia ; e molte genti e bestiame e la terra medesima
per quella pestilenza morirono e si guastarono. E molti per
iscampare fuggirono all' isola di Procita e a quella di Capri ,
e a terra ferma a Napoli, e a Baia^ e a Pozzuolo^ e in quelle
contrade , e durò la detta pestilenza più di due mesi. Lasce-
remo alquanto de'uostri fatti di Firenze e di que'd'Italia, e fa-
remo incidenza e digressione per raccontare grandi e maravi-
gllose novitadi , che a questo tempo avvennero nel reame di
Francia , cioè nelle parti di Fiandra , le quali sono bene da
notare^ e da farne ordinata memoria nel nostro trattato.
CAPITOLO LV.
Come il popolo minuto di Bruggia si rubellò dal re di Francia,
e uccisono i Franceschi.
Come noi lasciammo addietro nel capitolo, che '1 re di Fran-
cia ebbe al tutto la signoria di Fiandra, e in sua pregione il
conte e' due suoi figliuoli l'anno 1299, e lasciato gucmito di
sua gente e di suoi bali! il paese ^ e che gli artefici minuti di
(i) solfaneriai cava di aolfo. In alcune ediaioni si l^gge tolfonaria^ in
altre soffanaria, come por nel Vocabolariof ma il testo Davaoi., con gli
altri migliori^ Ugge solfameria^
60 GIOVANNI VILLANI
Bruggia, come sono tesserandoli, e folloni di drappi^ e becctri,
e calzolai ^ e altri ^ fossono uditi a ragione, per la loro pet^
xione data allo re, e addirizzati di loro pagamenti per gii loro
ìavorii^ e dell' assise della terra, le quali erano loro ineompoi^
tabiii; la detta gente delia comune non fu udita né addirizzati;
ma i balli del re , a preghiera de* grandi borgesi e per loro
moneta , i caporali de' detti artefici e popolo minuto y i quali
erano i principali Piero le Boy tesserandolo, e Giambrida bec-
caio, con più di trenta de' maggiori di loro mestieri e arti, mi-
sono in pregione in Bruggia. E nota che '1 detto Piero le Boy
fu il capo e commovi lore della comune, e per sua franchezza
fu soprannominato Piero le Boy, e in Fiammingo Konicheroy,
cioè Piero lo re. Questo Piero era tessitore di panni povero
uomo, ed era piccolo di persona e sparuto, e cieco dell' uno
occhio, e d' età di più di sessant' anni ; lingua francese» né la-
tina non sapea, ma in sua lingua fiamminga parlava meglio, e
più ardito e stagliato che nullo di Fiandra ; e per lo suo par-
lare commosse tutto il paese alle grandi cose che poi seguirò,
e però è bene ragione di fare di lui memoria. E per la presa
di lui e de' suoi compagni il popolo minuto di Bruggia corsono
la terra e combatterono il borgo , cioè il castello ove stanno
gli schiavini e rettori della terra , e uccisero de' borgesi , e
per forza trassono di pregione i loro caporali. E ciò fatto, di
questa querela si fece triegua e appello a Parigi dinanzi al re,
e durò bene uno anno la qulstlone ; e alla fine per moneta spe-
sa per gli grandi borgesi di Fiandra intorno alla corte del re,
il popolo minuto ebbono la sentenzia incontro; onde venuta la
novella a Bruggia^ que' della comuna si levarono da capo a ru-
more e ad arme ; ma per paura delle masnade e de' grandi bor-
gesi si partirono di Bruggia, e andarne alla terra del Damò ivi
presso a tre miglia^ e quella corsono, e uccisone il balio e*ser-«
genti che v' erano per lo re, e rubarono i grandi borgesi 4ella
terra, e ucciserne; e ciò fatto, come gente disperati e in fùria,
vennero alla terra d' Andiborgo e feciono il simigliante; e poi
ne vennero al maniere del conte che si chiama Mala^ presso a
Bruggia a tre miglia , che v' era dentro il balio di Bruggia e
da sessanta sergenti del re, e quella fortezza per forza presono,
sanza misericordia o redenzione, quanti Franceschi dentro avea
misero a morte. I grandi borgesi di Bruggia veggcndo cosi ado*
perare e crescere la forza al minuto popolo^ temcttono di loro
LIBRO OTTAVO 61
e della terra; incontanente mandarono in Francia per soccorso:
per la qual cosa lo re incontanente vi mandò messer Giacoiao
di san Polo sovrano balio di tutta Fiandra, con millecinquecento
cavalieri franceschi, e con sergenti assai; e giunti a Bruggia,
presono e fornirono i palagi dell' Alla del comune e tutte le for-
tezze della terra, con guernigioni di loro genti d' arme^ stando
la terra di Bniggia in grande sospetto e guardia. E crescendo
la forza e V ardire al minuto popolo, come piacque a Dio, per
pulire il peccato della superbia e avarizia de' grandi borgesi e
abbattere V orgoglio de' Franceschi^ quegli artefici e popolo mi-
nuto eh' erano rimasi in Bruggia, feciono tra loro giura e co-
spirazione di disperarsi per uccidere i Franceschi e' grandi bor-
gesi, e mandarono per gii loro isfnggiti alla terra del Damo e
a quella d' Andiborgo, ond' erano loro capi e maestri Piero le
Boy e Giambrida, che venissono a Bruggia^ gli quali crésciuti
in baldanza per la vittoria e uccisione per loro cominciata con-
tro a' Franceschi, a bandiere levate, e le femmine come gli uo-
mini , vennero in Bruggia (a) la notte di com' era ordi-
nato; e poteanlo fare, perocché lo re avea fatti abbattere i fossi
e porte di Bruggia. E giunti nella terra, dandosi nome cott quei
d' entro, e gridando in loro linguaggio fiammingo, che da' Fran-
ceschi non erano intesi, viva la comune ^ e alia morte de'Fran"
teschi , abbarraro le rughe della terra. Per la qual cosa si co-
minciò la dolorosa pestilenzia e morte de* Franceschi, per mo-
do, che qualunque Fiammingo avea in sua casa nullo France-
sco^ o r uccideva, o 'I menava preso alla piazza dell' Alla^ ove
la comune era rannata e armata, e le giugnendo i presi, come
tonnina in pezzi erano tagliati e morti. Sentendo i Franceschi
levato il romore, e armandosi per raunarsi insieme^ si trova-
vano da' loro osti tolti i freni, e le selle de' cavalli nascose. E
più ne faceano le femmine che gli uomini, e chi era montato
a cavallo trovava le rughe abbarrale, e gitlati loro i sassi dalle
finestre^ e morti per le vie. E cosi durò tutto il giorno la detta
persecuzione , ove morirono , che con ferri , e che di sassi , e
d' essere gittati gli uomini dalle finestre delle torri e palazzi
dell' Alla^ ov' erano in fortezza più di milleduecento Franceschi
a cavallo, e più di duemila sergenti a piede, onde tutte le ru-
ghe e piazze di Bruggia erano piene dì corpi morti, e di aan-
(a) Vedi Appendice o.^ a a.
62 GIOY.%^*NI VILLANI
f ue e carola de' Franceschi» che più di ire di gli peBarooo «
sotterrare, portandoli in carra fuori della terra, e gittandogli
in fosse a' campì; e de' grandi borgesi assai vi furono morti, e
tutte loro case rubate. Messer Giacche di san Polo con pochi
figgendo scampò^ perchè abitava presso ali' uscita della terrai
e questa pestilenzia fu del mese di ... gli anni di Cristo 1301.
CAPITOLO LVI.
Velia grande e disatmeniurosa seonfitta ch'ebbono % FrofMetdU
a Coltrai da' Fiamminghi,
Dopo la detta rubellazione di Bruggia e morte de' Franceschi^
i maestri e capitani delia comune di Bruggia, parendo loro a-
vere fatte e cominciate grandi imprese, e grande misfatto coa-
tro al re di Francia e sua gente, e considerando di non potere
per loro medesimi sostenere si gran fascio, essendo sanza il loro
signore e sanza altro aiuto , si mandarono in Brabante per Io
giovane Guiglielmo di Giulieri, fratello dell'altro messer Gai-
glielmo di Giulieri che mori per la sconfitta di Fornes ad A-
razzo in pregione del conte d' Artese , come addietro facemmo
menzione. Questo Guiglielmo era nato per madre della figliuola
del vecchio conte Guido di Fiandra^ e figliuolo del conte di Giu-
lieri di Yaldireno^ ed era gran cherico. SI tosto come fu riche-
sto da que' di Bruggia per vendicare il suo fratello da' Fran-
ceschi, lasciò la cherìcla e venne in Fiandra, e da que' di Brug-
gia fu ricevuto a grande onore , e fatto loro signore. Inconta*
nenie fece gridare oste sopra la villa e terra di Gante, che si
tenea per lo re ; ma la terra era forte delle più del mondo per
sito e per mura, fossi^ e riviere^ e paduli, sicché il loro assalto
fu invano; onde si partirono e andarono alle terre del franco
di Bruggia delle marine di Fiandra , e quelle quasi iutte con
poca fatica recaro in loro signoria, come fu le Schiuse, Nuovo-
porto, e Berg, e Fornes^ e Gravalingua, e più altre ville; onde
gran popolo crebbe a que' di Bruggia. £ ciò sentendo il giovane
Guido figliuolo del conte di Fiandra della seconda donna, nato
della contessa di Namurro, venne in Fiandra, e accozzossi con
Guiglielmo di Giulieri suo nipote^ e furono insieme fatti signori
e guidatori del popolo di Fiandra ribello del re di Francia; e
iornando dalle terre delle marine, ebbono a patti GuidendaUa^
ITBRO OTTAVO 65
ti ricco maniere del conte^ oy' avea più di cinquecento France-
schi. E ciò fatto, venne messer Guido a oste sopra Coltrai con
quindici mifliaia di Fiamminghi a pie, e ehbe la terra^ salvo
il castello del re, eh"* era molto forte e guemito di Franceschi
a cavallo e a pie. Guiglielmo di Giulieri andò all' assedio al
castello di Cassella con parte dell' oste^ e in questa stanza que-
gli della terra d' Ipro e di <'amoa di loro volontà s' arrenderò
a messer Guido di Fiandra^ onde crebbe gran podere a* Fiam-
minghi y e ingrossossi V oste a Coltrai. Quegli del castello che
v' erano per lo re, si difendeano francamente, e con loro inge-
gni e dificìi^ disfeciono e arsono gran parte della terra di Col-
trai ; ma per lo improvviso assedio de' Fiamminghi non erano
guerniti di vittuaglia quanto bisognava loro ; e però mandarono
in Francia al re {ter seccore (1) tostano, onde il re sanza in-
dugio vi mandò il buono conte d'Artese suo zio e della casa
di Francia, con più di settemila cavalieri gentili uomini, conti^
e duchi ^ e castellani , e banderesi , onde de^ caporali faremo
menzione , e con quarantamila sergenti a pie , de' quali erano
più di diecimila balestrieri. E giunti sopra il colle il quale è
di contro Coltrai ^ verso la via che va a Tornai, in su quello
s' accamparono, presso del castello a mezzo miglio. E per for-
nire le spese della cominciata guerra di Fiandra, lo re di Fran-
cia per malo consiglio di messer Biccio e Musciatto Franzesi
nostri contadini, si fece peggiorare e falsificare la sua moneta,
onde traeva grande entrata, perocch' ella venne peggiorando
di tempo in tempo, sicché la recò alla valuta del terzo ^ onde
molto ne fu abominato e mahletto per tutti i cristiani, e molti
mercatanti e prestatori di nostro paese eh' erano con loro mo-
neta in Francia , ne rimasono diserti. Il buono e valente gio-
vane messer Guido di Fiandra^ veggendo Y esercito de' France-
schi a cavallo e a pie che gli erano venuti addosso ^ e cono-
scendo eh' egli non potea schifare la battaglia, o abbandonare
la terra di Coltrai e l' assedio del castello , che lasciamlolo e
tornando a Bruggia col suo popolo era morto e confViso, si man-
dò per messer Guiglielmo di Giulieri eh* era all' assedio di Cas-
sella, che lasciasse l'assedio, e colla sua oste venisse a hii, e
cosi fa fatto; e trovarsi insieme con ventimila uomini a pie,
(i) lottofio: ▼. a. pronto. L'uso h« rigettato questa Toce, ed ha coaier-
▼a|o UiiOf e ioitamente»
64 GIOVANNI VILLANI
che nullo v' avea cavallo per cavalcare se non i signoria E AU
liberato al nome di Dio e di inesser san Giorgio di prendere la
battaglia , uscirono della terra di Coltrai , e levarono il lóro
campo^ eh' era di là dal fiume della Liscia, e passarono in stt
uno rìspianato poco di fbori della terra « per lo cammino che
va' a Ganto, e quivi si schiéraro incontro a'Franceschi ; ma se^
gacemente presono vantaggio^ che a traverso di quella pianura
corre uno fosso , che raccoglie V acque della contrada e mette
nella Liscia, il quale è largo il più cinque braccia e profondo
tre^ e sanza rilevato che si paia di lungi, che prima v' è altri
su, che quasi s' accorga che v' abbia fossato. In su quello fosso
dal loro lato si schiéraro a modo d' una luna come andava il
fosso, e nullo rimase a cavallo, ma ciascuno a pie, cosi i si*^
gnori e cavalieri come la comune, gente , per difendersi dalla
percossa delle schiere de' cavalli de' Franceschi^ e ordinarsi ono
con lancia ( che l' usano ferrate^ tegnendole a guisa che si tiene
lo spiedo alla caccia del porco salvatico ) e uno con uno gran-*
de bastone nodcruto come manica di spiedo, e dal capo grosso
ferrato e puntagiito, legato con anello di ferro da ferire e da
forare; e questa salvaggia e grossa armadura chiamano goden-'
dac, cioè in nostra lingua, buono giorno. E cosi (1) aringati
uno ad uno, che altre poche armadure aveano da offèndere^ o
da difendere come genti povere e non usi in guerra, come di-*
sperati di salute, considerando il grande podere de' loro nimici^
si vollono innanzi conducere a morte al campo, che fuggire e
essere presi e per diversi tormenti giudicati : feciono venire per
tutto il campo uno prete parato col corpo di Cristo, sicché cia-
scuno il vide^ e in luogo di comunicarsi ^ ciascuno prese un poco
di terra e si mise in bocca. Messer Guido di Fiandra e messer
Guiglielmo di Giulieri andavano dinanzi alle schiere confortan-
dogli e ammonendo di ben fare , ricordando loro l' orgoglio e
superbia de' Franceschi, e 'l torto che facevano alloro signori
e a loro^ e a quello che verrebbono per le cose fatte per loro
s' e' Franceschi fossono vincitori: e mostrando loro eh' essi com-
batteano per giusta causa, e per iscampare loro vita e di loro
figliuoli^ e che francamente dovessero principalmente intendere
pure a ammazzare e fedire i cavalli. E messer Guido di sua
(i) aringati j oppure eoo la r raddoppiata arringati: sfilati, meui ia
ordine: dalla Yoee fraacete arrangi.
LIBRO OtTAVO dd
hiàno in su '1 campo fece cavaliere il valente Piero le Roy coti
più di quaranta della comune , promettendo , se yincessono ^ A
ciascuno dare retaggio di cavaliere. Il conte d'Artese capitano d
duca dell'oste de' Franceschi, veggendo i Fiamminghi usciti d
campo, fece stendere il caknpo suo^ e scese più al pianò con-
tro a* nemici , e ordinò i suoi in dieci schiere in questi)
modo: che della prima fece guidatore messer Gianni di Bar-^
las con millequattrocento cavalieri soldati, Provenzali, Guasconi^
Navarresi , Spagnuoli , e Lombardi , molto buona gente : della
seconda fece conduttore messer Rinaldo d' Uria valente cava-
liere con cinquecento cavalieri : la terza schiera fu di sette-
cento cavalieri , onde fu capitano messer Rau di Niella , cone-
stabile di Francia : la quarta battaglia fu di ottocento [cavalic-'
ri , la quale guidava messer Luis di CÌiiermonte della casa di
Francia: la quinta il conte d'Artese generale capitanò con mille
cavalieri: la sesta il conte di san Polo con settecento cavalièri:
la settima il conte d'AIbamala, e il conte di Du, e il ciamber-
lano di Francavilla con mille cavalieri: l'ottava condusse mes-"
Ber Ferri figliuolo del duca del Lòreno ^ e il conte di ^assona
con ottocento cavalieri: la nona battaglia guidava mescer Got-
tifredi fratello del duca di Brabante , e messer Gianni figliuolo
del conte d'Analdo con cinquecento cavalieri brabanzoni e àno-
ieri : la decima fu di duecento cavalieri e di diecimila bale-
strieri, la quale guidava messer Giacche di san Polo, con mes-
ser Simone di Piemonte, e Bonifazio di Mantova^ con più d'al-
tri trentamila sergenti d' arme a pié^ Lombardi^ Franceschi, é
Provenzali, e Navarresi^ detti bidali, con giavellotti. Questa fu
la più nobile oste di buona gente che mai facesse il detto re
di Francia, dov'era il fiore della baronia e baccelìerià de' ca-
valieri del reame di Francia, di Brabante, d'Analdo^ e di Yal-
direno. Essendo aringat« le battaglie dell' una parte e dell'al-
tra per combattere^ messer Gianni di Barlas, e messer Simona
di Piemonte, e Bonifazio, capitani di soldati e balestrieri fore-
stieri, molto savi e costumati di guerra, furono al cobestabile
e dissono: Sire, per Dio^ lasciamo vincere questa disperata gente
e popolo de' Fiamminghi , sanza volere mettere a pericolo il fiore
della cavalleria del mondo. Noi Conosciamo i costumi de' Fiam-
minghi i e' sono usciti di Coltrai come disperati d' ogni salute^ ò
per combattere o per fuggirsi ; e' sono accampati di fuori , e la-
sciati nella terra i loro poveri arnesi e vivanda. Voi starete schic''
Gio YUlani T. IL 9
t»6 GfOTAKNI VILLANI
rati colla vostra cavalleria, e noi co* nostri soldati che sùn Usi
di fare assalti e correrie , e co* nostri balestrieri e con gli altri
pedoni, che ne avemo due cotanti di lor^ entreremo tra loro e
la terra di Coltrai, e gli assaliremo da più parti, e terremgli in
badalucchi e schermugi gran parte del di. 1 Fiamminghi sono di
gran pasto , e tutto dì son usi di mangiare e di bere , iegnendo-
gli noi in bistento e digiuni , si straccheranno e non potranno
durare , perchè non si potranno rinfrescare ; si partiranno dal
campo a rotta da loto schiere , e come voi vedrete ciò , spronate
loro addosso con vostra cavalleria^ e avrete la vittoria sanza pe-
riglio di vostra gente E di certo cosi veniva fatto, ma a cui Id-
dio vuole male gli toglie il senno, e per le peccata commesse
si mostra il giudicio di Dio: e intra gli altri peccati , il conte
d' Artese avea dispregiate le lettere di papa Bonifazio , e con
tutte le bolle gittate nel fuoco. Udito questo consiglio il cone-
stabilc, si gli piacque e parve buono , e venne co' detti cone-
stabili ai conte d'Artese^ e dissegli il consiglio^ e come gli pa-
rca il migliore: il conte d'Artese rispuose per rimproccio: plus
diable ; ces sont des conseilles des Lombards , et vous connetable
avez encore du poil de loup cioè volle dire eh' e' non fosse leale
al re , perché la figliuola era moglie di messer Guiglielmo di
Fiandra. Allora il concstabile irato per lo rimproccio Udito,
disse al conte : Sre , si vous verrez ou j* irai , vous irez bien
avant: e come disperato, stimandosi d'andare alla morte , fece
muovere sue bandiere^ e (1) brocció a fedire francamente, non
prendendosi guardia, nò sappiendo del fosso a traverso dov'e-
rano schierati i Fiamminghi, come addietro facemmo menzione.
E giugnendo sopra il detto fosso^ i Fiamminghi che' erano dal-
runa parte e dall' altra , cominciarono a fedire di loro basto-
ni detti godendac, alle teste de' destrieri, e faceangli (2) river-
tire e ergere addietro. Il conte d'Artese e Taltre schiere e bat-
taglie de'Franceschi veggendo mosso a fedire il conestabile con
sua gente, il seguirò l'uno appresso l'altro a sproni battuti, cre-
dendo per forza de' petti de' loro cavalli rompere e partire la
(i) ùrocciò a fedirei spinse, inoor«ggì a ferire: foce antica tolta dalla
francese brocher, che vuol dir propriamente pugnere, spianare \ ma io
qaesto luogo è usata metaforicamente.
(i) rit'ertire e ergere addietro-, ritornare indietro , e ristarsi in pie.
Hh»eriire, dal Ialino ret^erti, manca nel Vocab.
IfipaO OTTAVO 67
schiera do' Fiamminghi^ e a loro avvenne lutto per ooqtrario,
che per Io pingere e urtare , i cavalli dell' altre schiera per
forza pinsono il conestabile^ e '1 conte d* Arlese, e sua schiera
a traboccare nel detto fosso l'uno sopra l'altro: e '1 polverio era
grande , che que' di dietro non poteano vedere y né per lo ro-
more de' colpi e grida intendere il loro fallo , né la dolorosa
sventura di loro feditori ; anzi credendo ben fare pignevano
pure innanzi urtando i loro cavalli per modo, ch'eglino mede-
simi per l'ergere e cadere di loro cavalli, l'uno sopra l'altro
s'affollavano^ e faceano affogare e morire gran parte, o i più^
sanza colpo di ferri^ o di lance, o di spade. I Fiamminghi ch'e
rano asserrati e forti in su la proda del fosso , veggeudo tra-
boccare i Franceschi e'ioro cavalli, non intendeapo ad altro che
a ammazzare i cavalieri, e'ioro cavalli sfondare e sbudellare ,
sicché in poco d' ora non solamente fu ripieno il fosso d' uo-
mini e di cavalli., ma fatto gran monte di carogna di quelli.
£ era sì fatto giudicio, eh' e' Franceschi non poteano dare; colpo
a'ioro nimici, ma eglino medesimi affollavano, e uccideano l'uno
r altro per lo pignere che faceano, credendo per urtare rom-
pere i Fiamminghi. Quando i Franceschi furono quasi tutte le
loro schiere raddossati l'uno sopra Taltro, e confusi per modo,
che per loro medesimi convenia , o che traboccassono co' loro
cavalli^ o fessone si stretti e annodati a schiera che non si po-
teano reggere, né andare innanzi né tornare addietro; i Fiam-
minghi ch'erano freschi, e poco travagliati i papi de corni della
loro schiera^ onde dell'uno era capitauo messer Guido di Fiandra,
e dell' altro messer Guiglielmo di Giulieri , i quali in quello
giorno feciono maraviglie d'arme di loro mano; essendo a pir^
passare il fosso^ e richiusone i Franceschi per modo, che uno
vile villano era signore di segare la gola a'più gentili uomini.
E per questo modo furono sconfitti e morti i Franceschi , che
di tutta la sopraddetta nobile cavalleria non iscampò se non
messer Luis di Chicrmonte , e il conte di san Polo , e quello
di Bologna con pochi altri, perché si disse che non si strinsono
al fedire; onde sempre portarono poi grande onta e rimproccio
in Francia : tutti gli altri duchi e conti e baroni e cavalieri
furono morti in su '1 campo, e alquanti fuggendo per le fosse
e (1) marosi morti furono; in somma più di seimila cavalieri,
(i) mareii: itagni, paludi; aUro?e ha detto più yolte marosi ìu qne&to
tigoificalo.
08 GIOVANNI YILLAHI
a pedoni a pie ganza numero , rimasono morti alla detta fcat«
taglia sanza menarne nullo a pregione. E questa dolorosa e
sventurata sconfitta de'Francesclii, fu il di di santo Benedetto,
a di 21 di Marzo gli anni di Cristo 1302; (a) e non ganza
grande cagione e giudicio divino , perocché fu quasi uno im-
possibile avvenimento. E l>ene ci cade la parola clie Dio disse
al popolo suo d'Israel^ quando la potenzia e nioltitudine di lorq
nimici venia loro addosso^ i quali erano con piccola forza a
loro comparazione, e temendo di combattere, disse: Combattet$
francamente, che la forza della battaglia non è solo nella molti".
tudine delle genti, anzi è in mia mano, feroceV io sono lo Id-.
dio Sabaoth, cioè, lo Iddio dell'oste. Di questa sconfitta abbassò
molto l'onore^ e lo stato, e fama dell'antica nobiltà e prodezza
de'Franceschi, essendo il fiore della cavalleria del mondo isicon-
fiita e abbassata da'loro fedeli, e dalla più vile gente che fosse
al mondo, tesserandi, e folloni , e d' altre vili' arti e mestieri ,
e non mai usi di guerra , che per dispetto e loro viltade , da
tutte le nazioni del mondo i Fiamminghi erano chiamati co-
nigli pieni di burro; e per queste vittorie salirono in tanta fe-
ma e ardire , che uno Fiammingo a pie con uno godendac ii|
mano, avrebbe atteso due cavalieri franceschi.
GAPITOI4O LVII.
Di fjuale lignaggio furono % presenti conti e signori
di Fiandra.
Dappoiché abbiamo narrato le grandi novità e battaglie co-
minciate tra '1 re di Francia e* il conte di Fiandra e' suoi , e
seguiranno appresso per gli tempi, ne pare convenevole di rac-
contare dell'essere e legnaggio de'detti conti, (b) perocché fe-
piono grandi cose, e di loro furono valenti signori. Questi conti
pon sono per lignaggio mascolino dello stocco degli antichi
conti di Fiandra, onde fu il buono primo imperadore Baldovi-
no che conquistò Costantinopoli, e '1 valente conte Ferrante, il
quale si combatté con lo imperadore Otto insieme col buono re
Filippo il Bornio, come addietro facemmo menzione ; e fu suo
i^on solamente Fiandra, ma la contea d'Analdo, e Vennando^ t^
(<i) Vedi Appendice n.^ a3. (b) Idem d."" 24.
LIBRO OTTAVO 69
e Tiracia infino presso a Compilo; e quegli primi conti por-
tarono l'arme aggheronata gialla e nera; ma questi d*oggi ne
nacquero per femmina in questo modo. Quando mori il detto
conte Ferrante, di lui non rimase figliuolo maschio, ma solo una
piccola figlia femmina cliiamata Margherita ; questa rimase a
guardia e tuteria d' uno savio cherico , eh' avea nome messer
Gianni d'Averies , figliuolo del signore di don Piero in Borgo*
gna, ovvero Campagna, e per suo senno avea guidato il conte
Ferrante e tutto il suo paese. Questi ritenne la signoria per la
fanciulla, e quand'ella fu in età, si giacque con lei, e ebbene
uno figliuolo chiamato Gianni; e per coprire la vergogna di lui
e della damigella, lasciò la chericia , e sposò la contessa Mar-
gherita a moglie, e poi n'ebbe uno figliuolo, e questi fu il pre-
sente valente e buono Guido conte di Fiandra? e poco appresso
messer morto Gianni d'Averies, e rimase la detta contessa Mar-
gherita co'detti due suoi figliuoli, e non riprese marito; e gui-
dava molto saviamente sua terra e paese , e quando bisognò ,
andò in arme com' uno cavaliere, e fu molto savia e ridottata
donna , e fece molte buone leggi e (1) costume in Fiandra ,
che ancora s' osservano. Avvenne quando Gianni e Guido suoi
figliuoli furono cavalieri, ciascuno volea essere conte di Fian-*
dra, onde piato ne nacque nella corte del re di Francia, e con-
venne ne fosse sentenzia ; e citata- la contessa Margherita al
giudicio innanzi al re, disse che Guido era degno d'essere con-
to di Fiandra, perocch' egli era nato di matrimonio, e Gianni
nò; onde crucciato Gianni, ch'era il maggiore, innanzi al re d|
Francia e al suo consiglio, in presenza della madre disse: Dun-*
que sono io figliuolo della più ricca puttana del mondo? La con*
tessa, come savia (2) si gabbò delle parole, e rispuose a Gianni: Io
non ti posso torre Analdo di tuo retaggio, ma io ti voglio torre^ che
alla tua arme, (eh* è il campo ad oro e il leone nero) al leone
tu non facci mai unghioni né lingua, perchè la tua è stata villan^i
(i) costume', plorale di cottuma, che vuol dire rito , usanza» Questa
voce è usata pur dall'Ariosto Cant. 37. St. 90. La ria costuma di sua
terra espose,
(3] si gabbò delle parole: si fece beffe, si rise, stimò per Dulia. Usò
questo verbo nello stesso aignif. Il PolixiaDO St. IX del Lib. I. Soiea
gabbarsi degli afflitti amami. Di qui pur deriva il pigliare a gabbo ^
^me io (}uel verso di Dante * Che non è impresa da pigliare a ^aHa*
70 GIOTAKHI VIL9.ANI
e Guido toglie il porti tutto intero, E cosi fu giadicato e con*
fermato p^r lo re di Francia e per gli dodici peri. Oode di mes^
ser Gianni sono discesici conti d'Analdo, e di messer Guido
conte di Fiandra messer Ruberto di Bettona, e messer Guigliel*
mo e messer Filippo delia sua prima donna avogada di Betto-
na; e della seconda donna figliuola del conte di Luzimborgo e
contessa di Namurro, la quale contea fece comperare per gli fi-
gliuoli al conte di Fiandra^ si nacquero messer Gianni conte di
Namurro, e il buono messer Guidone^ e messer Arrigo di Fian-
dra ; del quale Guidone la nostra storia ha parlato nella detta
sconfitta di Coltrai^ e parlerà ancora in più parti di loro pro-
dezze e valenzie, e però ne paioi^q degni di loro nazione a^e-»
re voluto fare memoria.
CAPITOLO LVIll.
Come lo re di Francia rifece sua oste , e con tutto suo jm»-
dere venne sopra i fiamminghi^ e tornossi in Francia con poco
onore.
Dopo la detta sconGtta di Coltrai incontanente s' arrenderò a
inesser Guido di Fiandra quegli di Ganto^ e que'di Lilla, e Doai,
e Gassella, sicché non rimase terra né villa piccola né grande
in Fiandra, che non tornasse alle comandamcnia di messer Gui-
do; e per la detta vittoria, la comuna d'ogoi gente di Fiandra
presono ardire e signoria^ e cacciarne i loro grandi borgesi,
perché amavano i Franceschi , e non tanto in Fiandra , simile
awenne in Brabante e in Analdo , e in tutte loro circustanzie,
per lo favore della comuna di Fiandra. Come in Francia fu la
dolorosa novella della detta sconfitta , non è da domandare se
v'ebbe dolore e lamento, che non v'ebbe villa, castello, o ma-
niero, o signoraggio, che per gli cavalieri e scudieri che rimar
sono morti a Coltrai, non vi avesse dame e damigelle vedove.
Lo re di Francia, passato il dolore, fece come valente signore,
che incontanente fece bandire oste generale per tutto il reame:
e per fornire sua guerra si fece falsificare le sue monete^ e la
buona moneta del tornese grosso, ch'era a undici once e mez-
zo di fine, tanto il fece peggiorare, che tornò quasi a metade^
e simile la moneta prima; e cosi quelle dell'oro, che di ven-
titre e mezzo carati, le recò a men di venti , faccendole «or-
LièRO OTTATd 71^
«
tete t)er più assai che non valeano: onde il re aVanzàya o^i
di libbre seimila di parigini, e più, ma guastò e disertò il pae-
se , che la sua moneta non tornò alla valuta del terzo. E for-
nita lo re^ e apparecchiata la sua grande e ricca oste, si mos-
se da Parigi, e del mese di Settembre presente del detto anno
1302 , fu ad Arazzo in Artese con più di diecimila cavalieri ,
e con più di sessantamila pedoni: e in Italia mandò per messér
Carlo di Valos suo fratello , che rimossa ogni cagione dovesse
tornare in Francia , e cosi fece poco apprèsso. I Fiamminghi
sentendo l'apparecchio e venuta del re di Francia, mandaro in
Namurro per lo conte messer Gianni figliuolo del conte di Fiail-
dra , e maggiore di messer Guido , il quale era molto savio
e valente; e lui venuto , il feciono loro generale capitano del-
!*oste, e cotne gente calda, e baldanzosa della vittoria di CoU
trai, s* apparecchiare di tende ^ e padiglioni^ e trabacche, con
tutto che assai n'àveano di quelle de'Franceschi: e ciascuna teie-
ra e villa per se si soprasscgnaro di soprasberghe e d'arme^ e
ciascuno mestiere per se , e rauiiarsi a Doai , e furono più di
ottantamila uomini a pie behe armati é soprassegnati , e con
tanto carreggio che portava il lóro arnese , che copria tutto il
paese , e insomma era a vedere la più bella e ricca oste di
gente a pie, che mai fosse tra'cristiani. Lo fé di Fraiicia colla
sua grande e nobile oste usci fuori d' Arazzo , per entrare in
Fiandra, e accampossi à una villa che si chiama Vetfì^ ti*a Doai
e Arazzo^ e era si grande, che tenea di giro più di dieci mi-
glia. 1 Fiamminghi come franca gente , e bene guidati e con-
dotti, non attesero V oste a Doai, ma uscirono di Doai, e s' af-
frontarono incontro airoste del re, gridando di e notte, batta-
glia battaglia^ e inanimati di combattere, e sovente aveano in-
sieme (1) scarmugi e badalucchi, e non v'avea Fiammingo a
pie con suo godendac in mano, che non attendesse il cavaliere
francesco, per la baldanza presa sopra loro, e i Franceschi per
contradio inviliti. E ciò fu del mese d' Ottobre , nel quale co-
minciò grandi pioggie, e il paese è pieno di paduli e di fosse,
e sempre terreno che mai non si puote osteggiare il verno ;
onde il carreggio del re ch'adducea la vivanda alFoste, per gli
fondati cammini non poteano venire, né i cavalieri co'loro ca-
valli appena uscire del campo. Per la qual confusione V oste
(i) scarmugi e badalucchi: ?. a. tctrailiocce, e piccoli combaltinenti*
72 GIOVANNI VtLLANt
^^1 re venne in tanti difetti, e di vittuaglia e d*altro, cbd àòif
poterono più tenere campo, e convenne che di necessità si le-
vasse da oste, con sna grande onta e vergogna, faccende tiie-
gua per uno anno: (a) e tornossi addietro ad Arazzo , e pc^ à
Parigi^ con grande spendio, e con grande mortalità de'suoì C9^
valli. Alcuno disse in Francia, che intra l'altre cagioni della par-
tita deir oste del re , fu per inganno del fé Adoardo d' Inghil-
terra, ti quale amava i Fiamminghi, e per favorargli disse alla
moglie, la quale era scrocchia del re di Francia^ in segreto se-
gacemente e con frode: Io temo che il re di Francia non rieetM
vergogna e pericolo in quésta oste, ch'io sento che vi satà tradito
da certi suoi baroni medesimi. La reina prese a véro la parola,
e incontanente la significò al re di Francia suo fratello, ond'egli
entrò in sospetto e gelosia de' suoi baroni ^ ma non sapea di
cui, e partissi per lo modo che detto avemo con onta e vergo-
gna : e potrebbe essere stata l*una cagione e 1^ altra della sna
partita. £ partita V oste del re , i Fiamminghi si tornarono io
loro terre con grande festa e allegrezza. Avemo si distesamente
innarrate queste storie di Fiandra, perchè furono nuove e ma-
ravigliose , e noi ci trovammo in quegli tempi nel paese , che
con oculata fede vedemmo e sapemmo la veritade. Lasceremo
alquanto di questa materia, infino che verranno i tempi del ter-
mine e fine di questa guerra tra '1 re di Francia e'Fiamminghi,
che fu assai piccolo tempo appresso, e torneremo a nostra ma-
teria a raccontare le novità d' Italia e della nostra città di Fi-
renze, che furono in quegli tempi, seguendo nostro trattato.
CAPITOLO LIX.
CoHne Tolderi da Calvoli podestà di Firenze fece tagliare la testa
a eerti cittadini di parte bianca.
Nel detto anno 1302 , essendo fatto podestà di Firenze Fol-
cleri da Calvoli di Romagna , uomo feroce e crudele , a posta
de* caporali di parte nera , i quali viveano in grande gelosia ,
perchè sentivano molto possente in Firenze la parte bianca e
ghibellina , e gli usciti scriveano tutto di , e trattavano con
quegli ch'erano loro amici rimasi in Firenze, il detto Folcieri
(a) Vedi Appendice n*^ 25.
LIBRO OTTAVO 73
fece subitamente pigliare certi cittadini di parte bianca e gbi-
bellini; ciò furono, messer Betto Gberardini, e Masino de' Ca-
valcanti , e Donato e TeggMa suo fratello de' Finiguerra da
Sammartino, e Nuccio Coderini de' Caligai, il qfuale era quasi
uno mentecatto, e Tignoso de' Macci , e a petizione di messer
Musciatto Franzesi, cb'era de'signori della terra, volterò essere
presi certi caporali di casa gli Abati suoi nimici, i quali sen-
tendo ciò , si fuggirò e partirò di Firenze , e mai poi non ne
furono cittadini: e uno massaio delle Calze fu de' presi, oppo-
nendo loro che trattavano tradimento nella città co' bianchi
usciti y o colpa o non colpa , i>er martorio gli fece confessare
che doveano tradire la terra, e dare certe porte a' bianchi e
ghibellini: ma il detto Tignoso de'Macci per gravezza di carni
mori in su la (1) colla. Tutti gli altri sopraddetti presi gli giu-
dicò , e fece loro tagliare le teste , (a) e tutti quegli di casa
gli Abati condannare per ribelli , e disfare i loro beni , onde
grande tnrbazione n'ebbe la città, e poi ne segui molti mali e
scandali. E nel detto anno fu gran caro di vittuaglia , e valse
lo staio del grano in Firenze alla rasa soldi ventidue lo staio,
di soldi cinquantuno il fiorino dell'oro.
CAPITOLO LX.
Come la parte bianca e' ghibellini usciti di Firenze vennero
a Pulidano e partirsene in iseonfitta.
Nel detto anno del mese di Marzo, i ghibellini e'Manchi usci-
ti di Firenze colla forza de'Bolognesi che si reggeano a parte
bianca, e coll'aiuto de'ghibellini di Romagna e degli Ubaldini,
vennero in Mugello con ottocento cavalieri e seimila pedoni ,
dond'era capitano Scarpetta degli Ordiialfl da Forlì, e presono
sanza contasto il borgo e poggio di Puliciano , e assediarono
una fortezza che vi teneano i Fiorentini, credendo ivi fare ca-
po grosso, e recare il Mugello sotto loro obbedienza, e poi sten-
dersi colla loro forza alla città di Firenze. Saputa la novella ia
Firenze, subitamente cavalcarono in Mugello popolo e cavalieri
(i) eoiiaz T. tu corda per oto del tormentare: di qui è il ?erbo coiUre,
cioè» dar la corda, torincoUr colla corda.
(a) Vedi Appeiidi«te o*® a6.
Gio. fUlani T. II 10
74 GioTANNi Villani
con tutta la forza della cittade; e giunti al borgo, e valuti f
Lucchesi e Taltra amistA, e di lA uscendo schierati e messi in
ordine per andare a'nemici, i cavalieri di Bologna sentendo la
subita venuta de* Fiorentini, e trovandosi ingannati da' bianchi
usciti di Firenze, ch'aveano loro fatto intendere che i Fiorenti-
ni per tema de'loro amici rimasi dentro non ardirebbono d'u*
scire della terra, si tennono traditi, e con paura grande sania
niuno ordine si partirò da Puliciano di Mugello, e andarsene a
Bologna, onde i bianchi e'ghibellini usciti rimasero rotti e sciar-
rati, e partirsi una notte sanza colpo di spada come sconfitti,
lasciando tutti i loro arnesi, e più di loro glitarono V arme, e
rimasonvi de' morti e presi de' migliori, per certi sc<»rridori iti
innanzi. Intra gli altri notabili e orrevoli cittadini e antichi
guelfi e fattisi bianchi « vi fu preso messer Donato Alberti (a)
giudice, e Nanni de' Ruffoli dalle porte del vescovo. Nanni ve-
gnendo preso, fu morto da uno de'Tosinghi, e a messer Donato
Alberti tagliato il capo, per quella legge medesima ch'egli avea
fatta e messa in ordine di giustizia, quando egli regnava ed era
priore. E col detto messer Donato Alberti furono menati presi
e tagliate le teste a due de'Caponsacchi, e a uno degli Scolari,
a Lapo de'Gipriani , a Nerlo degli Adimari , e ad altri intomo
di dieci di piccolo affare; per la qual rotta i bianchi e'ghibel-
lini usciti molto abbassaro.
CAPITOLO LXL
Incidenza^ coniando come messer Maffeo Visconti fu caceimo
di Milano.
Nel detto anno 1302 a di 16 di Giugno, messer Maffeo Vi-
sconti capitano di Milano fu cacciato della signoria: la cagione
fu, ch'egli eTigliuoli al tutto voleano la signoria di Milano, e a
messer Piero Visconti , e agli altri suoi consorti , e agli altri
cattani e varvassori non partecipava nullo onore. Per la qual
cosa scandolo nacque in Milano, e'signori della Torre colla for-
za del patriarca d^AquUea, con grande oste vennero sopra Mi-
lano, e con loro messer Alberto Scotti da Piacenza , e il conte
Filippone da Pavia, e messer Antonio da Foseraco di LodL Mes-
(«) Vedi Appeodiee tu® 117.
LIBRO OTTAVO 75
Ber Maffeo usci contro a loro , ma per la quistione eh' avea
co' suoi, fa male seguito , e non avea podere contro a' nemici;
onde messer Alberto Scotti si fece mezzano per fare accordo ,
e ingannò e tradì messer Maffeo, che rimessosi in lui, gli tolse
la signoria del capitanato, onde messer Maffeo per onta non vol-
le tornare in Milano; ma sanza battaglia si tornarono in Mila-
no i signori della Torre , e rimasono signori di Milano messer
Mosca e messer Guidctto di messer Nappo della Torre. E poco
appresso morto messer Mosca y il detto messer Guidetto si fece
fare capitano di Milano, e menò aspramente la sua signoria, e
fu molto temuto e ridottato, e perseguitò molto il detto messer
Maffeo e'figUuoH^ sicché gli recò quasi a niente^ e convenia s'an-
dassono tapinando in diversi luoghi e paesi, e alla fine per loro
sicurtà si ridussono a uno piccolo castello in Ferrarese, eh* era
de'marchesi da Esti suoi parenti, che Galeasso suo figliuolo a-
vea per moglie la scrocchia del marchese. E sappiendolo mes-
ser Guidetto della Torre , capitano di Milano e suo nimico , si
volle sapere novelle di lui e di suo stato, e disse a uno accor-
to e savio (i) uomo di corte: 5e tu vogli guadagnare uno pala-
(i) uomo di corte, Giaeehè Unto frequentemeDle t'incoDlrano in qaetU
Cronica rammeDtati i eoti detti uomini di corte, dod tara del tatto inu-
tile, almeno per aleuni, il dirne qai qualche eota, giacché, eisendo andate
in disaso molte cote , e molte costumanze de*tempi antichi , le yoei e i
modi destinati a significarle, ton pur esse, com'è naturale, in?ecchiate ^
e quasi inintelligibili, o per lo meno oscure, o dubbie appariscono. AU
Veti del Villani, corte, oltre i significati ordinarii che tuttora ha presso
di noi, si adoperava a significar quelle feste che per eagion di notte, di
nascite , e di simili allegrette , o anche per pura magnificenti fiieeyano i
grandi signori , radunando intorno a se gente nobile, si naiionali come
forestieri , i quali yenivano trattenuti con lauti conviti , e con doni, e
con ogni maniera di cortesie, d'onde, dicono i Deputati, per avventura
ti guadagnò questo nome la cortesia, e quel che pure a'di nostri dicesi
corte bandita* Oltre di ciò* a render più lieti, e aggradevoli tali tratte-
nimenti, yenivano d'ogni parte chiamati nomini di buon umore, ohe eoo
lieti canti, e con piacevoli modi e parole, e graaioai giuochi , ricreavano
S convitati, e si chiamavano minestrieri, giullari, o giocolari, o buffoni,
e generalmente uomini di corte, persone repotati sai me , tenute in buco
conto, e pregiate assai, a differenza de'buffoni moderni. Di questa gente
i prìncipi si servivano per portare imbasciate, e trattare affari anche di
gran rilievo, come da più luoghi ancora di questa Cronica ai può rilevare*
76 OIOYANVI TILLAHI
p^eno € una roba vaia^ andrai in tal parte, o«e è meuer Maffeo
Viiconti, ed espia di suo stato. E per ischernirlo gli disse: Quan-
do tu s^per prender eomiato da lui, (aragli due questioni; la prù
ma, che tu U domandi come gli pare stare, e che vita è la 9ua ;
la seconda, quante* erede potere tornare in Milano^ 11 ministrie^
re entrò in cammino e Tenne a messer Maffeo, e trovoUo in as-
^1 povero abito secondo suo antico stato , e al dipartirsi dt
lui , il pregò che gli facesse guadagnare uno palafreno e una
roba vaia; rispuose , che volentieri , ma non da lui, che non
l'avea; disse: da voi non la voglio io, ma rispondetemi a due que^
stioni eh' io vi farò: e dissele come gli furono imposte, n savio
Intese da cui venieno, e rispuose subito molto saviamente; alla
prima disse: Farmi stare bene , peroech' io so vivere secondo U
tempo. Alla seconda rispuose, e disse: Dirai al tuo signore, mes^
ter Guidato, che quando i suoi peccati sopercheranno i miei, to
tornerò in MUano. Tornato V uomo di corte a messer Guidetto,
e rapportata la risposta, disse: Bene hai guadagnato il palafreno
e la roba, che bene sono parole del savio uomo messer Maffeo*
CAPITOLO LXn.
Come si cominciò la quistione e nimistà tra papa Bonifazio
e 'l re Filippo di Francia.
Nel detto tempo , benché fosse cominciato assai dinanzi la
sconfitta di Coltrai lo sdegno del re di Francia contro a papa
Bonifazio , per cagione della promessa che '1 detto papa avea
fatta al re, e a messer Carlo di Yalos suo fratello, di farlo es-
sere imperadore quando mandò per lui, come addietro facemmo
menzione, la qual cosa non attenne, quale che si fosse la cagio-
ne, anzi nel detto anno medesimo avea confermato a re de'Ro-
mani Alberto d'Osterich figliuolo che fu del re Ridolfo, per la
qual cosa il re di Francia forte si tenne ingannato e tradito da
lui , e per suo dispetto ritenea e facea onore a Stefano della
Colonna suo nimico, il quale era in Francia sentendo la discor^
dia mossa, e lo re favorava lui e* suoi a suo podere. E oltre a
ciò il re fece pigliare il vescovo di Palma in Carcascese , op^
ponendogli ch*era paterino, e d'ogni vescovado vacante del rea-
me godeva i beni, e voleva fare le investiture. Onde papa Bo-
nifazio, il quale era superbo e dispettoso, e ardito di lare cigni
Liirmo OTTATO T7
gran cosa, come magnauSmo e possente ch'egli era e si lenea,
veggendosi fare quegli oltraggi al re, mescolò lo sdegno colla
mala volontà, e fecesi al tutto nimico del re di Francia (a). E
in prima per giustificare sue ragioni , fece richiedere tutti i
grandi prelati di Francia che doTessono venire a corte ; ma il
re di Francia contradisse loro, e non gli lasciò partire, onde il
papa (1) maggiormente s'inanimò contro al re, e trovò per sue
ragioni e decreti , che '1 re di Francia come gli altri signori
cristiani, dovea riconoscere dalla sedia apostolica la signoria del
temporale, come dello spirituale: e per questo mandò in Fran-
cia per suo legato uno cherico romano arcidiacono di Nerhona,
che protestasse e ammonisse lo re sotto pena di scomunicazio-
ne di ciò fare, e di riconoscere da lui, e se ciò non facesse, lo
scomunicasse, e lasciasse lo interdetto. E il detto legato vegnen*
do nella città di Parigi , il re non gli lasciò piuvicare le sue
lettere e privilegi, anzi gliele tolse la gente del re, e accomia-
tarlo del reame. E venute le dette lettere papali innanzi al re
e suoi baroni al tempio, il conte d'Artese, che allora vivea, per
dispetto le gittò nel fuoco e arsele , onde grande giudicio glie
ne avvenne, e lo re ordinò di fare guardare tutti i passi di suo
reame , che messo o lettere di papa non entrasse in Francia.
Mentendo ciò papa Bonifazio, scomunicò per sentenzia il detto
Filippo re di Francia; e lo re di Francia , per giustificare se,
e per fare suo appello , fece in Parigi uno grande concilio di
cherici e prelati e di tutt'i suoi baroni, discusando se, e oppo-
nendo a papa Bonifazio più accuse con più articoli di resta, e
(Simonia, e (2) omicidia, ed altri villani peccati, onde di ragia-
(a) Vedi Appendice d.*' a8.
(i). maggiormente #* inanimò : il verbo inanimare , che si diee anche
inanimire , preso attivtmcDte vuol dire incoraggire , Jar animo : Deut.
pus. incoraggùrsi, fani animo* rot io qoetto luogo è preso dal Dostro
Autore id an altro si goi Beato non registrato oel Vocab., ed è indiiporsi
^ animo contro a tfualeuao. Un altro aigoificato ha par dato il nostro
Astore a questo ferbo nel significato neut. pasa. eioè , porsi in animo,
weeiterti in evore di fare una cosa: tal è , a parer nostro il significai»
della parola inanimati che trofasi al Gap. CXI. di questo libro, o?e di-
ce: i Luccheti vennero a Serravalle, popolo e cavalieri, inanimati di dim
^fare Pistoia al tutto ec.
^^) omicidia; questo esempio mostra , ehe anche omicidio è Ira quei
78 GIOVAN^ri VILLANI
ne dovea essere disposto del papato. Bla Tabate di CesteHa mm
volle consentire allo appello^ aioi si parti, e tornossi in Borgo^
gna, (i) male del re di Francia : e per cosi fatto modo si co-
minciò la discordia da papa Bonifazio al re di Francia, la qua-
le ebbe poi male fine; onde poi nacqne grande discordia tra
loro, e seguinne molto male, come appresso faremo menzione.
In questi tempi avvenne in Firenze una cosa bene notala ,
che avendo papa Bonifazio presentato al comune di Firenze uno
giovane e bello leone, ed essendo nella corte del palagio de'priOf
ri legato con una catena, essendovi venuto uno asino carico di
legne, veggendo il detto leone, o per paura che n'avesse, o per
lo miracolo , incontanente assali ferocemente il leone , e con
calci tanto il percosse, che V uccise , non valendogli l' aiolo di
molti uomini ch'erano presenti. Fu tenuto segno di grande mu-
tazione e cose a venire, che assai n' avvennero in questi tem-
pi alla nostra citte. Ma certi alletterati dissono, ch'era adempiu-
ta la profezia di Sibilla, ove disse: Quando la bestia tnamueia
ucciderà il re delle bestie, allora comincerà la dissoluzione della
Chiesa: e tosto si mostrò in papa Bonifazio medesimo , come si
troverà nel seguente capitolo.
CAPITOLO LXm.
Come il re di Francia fece prendere papa Bonifazio in Ànagna
a Sciarra della Colonna , onde morì il detto papa pochi dì
appresso.
Dopo la detta discordia nata tra papa Bonifazio e 1 re Fi-
lippo di Francia, ciascuno di loro procacciò d' abbattere 1* uno
l'altro per ogni via e modo che potesse : il papa d' aggravare
il re di Francia di scomuniche e altri processi per privarlo
Unti noni che han doppia nteita nel namero del più, cioè, omieidii, t
omieidia* Alenili tetti leggono infeee omicida ; ma allora qnesta toee ti
dee rignardar oome mancante dell* i nell'ultima aillabay come compmgnm
per compagniot JUisandra per AUaandrin^ e altre ti mi li, onde •' è fiitto
parola addietro alla nota a. pag. 55.
(i) 9i pani . • • • male del re di Francia: tal è la yera lesione» e boa
già come leggono gli stampati , cioè , in disgrazia del re di Francia*
Sebbene il tento aia lo ttetto, tultafia è troppo diyerto il modo che k
ctfrime, e <|ttett* nltiaio non ha nnlU die fare in bellcua col prioioik
LIBRO OTTATO 79
del reame; e con questo favorava i Fiamminghi sooi ribelli, e
tenea trattato col re Alberto d' Alamanna, studiandolo clie fias*
sasso a Roma per la benedizione imperiale > e per fare legare
il regno al re Carlo suo consorte^ e al re di Francia fare muo*
vere guerra a' confini del suo reame dalla parte d' Alamagna»
Lo re di Francia dall'altra parte non dormia , ma con grande
sollecitudine, e consiglio di Stefano della t>>lonna e d'altri savi
italiani e di suo reame^ mandò uno messere Guiglielmo di Lun-
ghereto di Proensa , savio eherico e sottile , con messer Mu-
sciatto Franzesi in Toscana , forniti di molli danari contanti ,
e a ricevere dalla compagnia de' Peruzzi (allora suoi merca*
tanti) quanti danari bisognasse , non sappiendo eglino perché.
E arrivati al castello di Staggia, eh* era del detto messer Mu«-
sciatto, vi stettono più tempo, mandando ambasciadori, e messia
e lettere, e faccendo venire le genti a loro di segreto^ fac-
cendo intendere al palese che v'erano per trattare accordo
dal papa al re di Francia , e perciò aveano la detta moneta
recata : e sotto questo colore menarono il trattato segreto di
fare pigliare in Anagna papa Bonifazio, spendendone molta
moneta, corrompendo i baroni del paese e'cittadini d'Anagna; e
come fu trattato venne fatto: che essendo papa Bonifazio co' suoi
cardinali e con tutta la corte nella cittA d'Anagna in Campa*
gna , ond' era nato e in casa sua , non pensando né sentendo
questo trattato , né prendendosi guardia , e se alcuna cosa ne
senti, per suo grande cuore il mise a non calere, o forse come
piacque a Dio , per gli suoi grandi peccati , del mese di Set-
tembre 1303, Sciarra della Colonna con genti a cavallo in nu-
mero di trecento, e a pie di sua amisté assai , soldata de* da-»
nari del re di Francia, colla forza de' signori da Cecoano , e
da Supino^ e d'altri baroni di Campagna, e de'figliuoli di mes-
ser Maffio d'Anagna, e dissesi coU'assento d'alcuno de'cardinali
che teneano al trattato, e una mattina per tempo entrò in Ana-
gna colle insegne e bandiere del re di Francia , gridando:
muoia papa Bonifazio , e vifM il rt di Francia y e corsone la
terra sanza contasto ninno , anzi quasi tutto V ingrato popolo
d'Anagna segui le bandiere e la rubellazione ; e giunti al pa-
lazzo papale , sanza riparo vi salirò e presono il palazzo , pe*
rocche il presente assalto fu improvviso al papa e a' suoi , e
non prendeano guardia. Papa Bonifazio sentendo il remore, e
▼eggendosi abbandonato da tutti i cardinali , fuggiti e nascosi
80 GIOVANlIt VILLANI
per jMtara o chi da mala parte , e quasi da' più de* suol t^vA'»
gliari^ e yeggendo ch'e'saoi ueinici ayeano presa la terra e 1
palazzo ovverà, si cusd morto, ma come magnanimo e valente,
disse: Dacché fcr tradimento, come Gesù Cristo voglio esser preso
e mi conviene morire^ almeno voglio morire come papa: e di pre-
sente si fece parare dell'ammanto di san Piero, e colla corona
di Costantino in capo, e colle chiavi e croce iti mano, e in
•so la sedia papale si pose a sedere. E giunto a lui Sciarra e
gli altri suoi uimict , con villane parole lo schernirò , e arre-
staron lui e la sua famiglia , che con lui erano rimasi : intra •
gli altri Io scherni messer Guiglielmo di Lunghereto, che per
lo re di Francia avea menato il trattato , donde era preso e
minacciollo^ dicendo di menarlo legato a'Leone sopra Rodano ,
e quivi in generale concilio il farebbe disporre e condannare,
n magnanimo jpapa gli rispuose^ ch'era contento d'essere con-
dannato e disposto per gli paterini com' era egli, e i padre e
la madre arsi per paterini $ onde messer Guiglielmo rimase
confuso e vergognato. Ma poi come piacque a Dio , per con-
servare la santa dignità papale, niuno ebbe ardire o non pia-
cque loro di porgli mano addosso , ma lasciarlo parato sotto
cortese guardia, e intesono a rubare il tesoro del papa e ddla
Chiesa. In questo dolore, vergogna e tormento stette il yalenie
papa Bonifazio preso per gli suoi nimici per tre di, ma come
Cristo al ferzo di resuscitò, cosi piacque a lui che papa Boni*
fazio fosse dilibero, che sanza priego o altro procaccio, se non
per opera divina, il popolo d'Anagna ravveduti del loro errore,
e usciti della loro cieca ingratitudine, subitamente si levaro al-
l'arme, gridando: viva il papa e sua famiglia, e muoiano % tra'
ditori; e correndo la terra ne cacciarono Sciarra della Colonna
e'suoi seguaci, con danno di loro di presi e di morti , e lil)e-
raro il papa e sua famiglia. Papa Bonifazio veggendosi libero
e cacciati i suoi nimici, per ciò non si rallegrò niente, perchè
avea conceputo e addurato nell' animo il dolore della sua av-
versità: incontanente si parti d'Anagna con tutta la corte, ven-
ne a Roma a santo Pietro per fare concilio, con intendimento
di sua offesa e di santa Chiesa fare grandissima vendetta e<m-
tra il re di Francia , e chi offeso V avea $ ma come piacque a
Dio, il dolore impetrato nel cuore di papa Bonifazio per la in-
giuria ricevuta, gli surse, giunto in Roma, diversa malattia, che
tutto si rodea come rabbioso, e in questo stato passò di questa
LIBRO OTTaVÒ §i
Vita a di 12 d'Ottobre gli anni di Cristo 1303, (a) é nella cdie^
Ha di san Piero all' entrare delle porte , in una riccA cdippélU
fattasi fare a sua vita^ onorevolmente fu soppellito;
CAPITOLO LXIV.
Ancora diremo de'morali ch'ebbe in se papa Bonifazio*
Questo papa Bonifazio fu savissiitiò di Scrittura è di ^ntid
kìaturale, e uomo molto avveduto e pratico, é di grande òono *
scenza e memoria; molto fu altiero, e superbo, e crudele con'
tro a*suoi nimici e avversari, e fu di graildé cùoi^e, é molto te-'
muto da tutta gente, e aìzd e aggrandì molto lo stato e ra^onl
di santa Chiesa^ e fece fare a messer Guiglielnio da Bergairio^
e a messer Ricciardo di Siena cardinali, e a messér Dino Ro*
soni di Mugello, sommi maestri in legge e decretali, é egli <ion
loro insieme, ch'etra grande maestro in divinità e in defci^étd, il
sesto libro delle decretali, il quale é quasi lume di tutte le leg-
gi e decreti. Magnanimo e largo fu a gente che gli piacesse, e
che fossono valorosi , vago molto della pompa moftidand secion-
do suo stato, e fu molto pecunioso, non guardando né faccendosi
grande né stretta coscienza d'ogni guadagno, per aggrandire là
Chiesa e'suoi nipoti. Fece al suo tempo piA cardinali suoi ami-
ci e confidenti, intra gli altri due suoi nipóti molto giovani, d
uno suo zio fratello che fu della madre, e venti tra vescovi é
arcivescovi suoi parenti e amici della piccola città d'Anagna di
ricchi vescovadi, e l'altro suo nipote e figliuoli, ch'erano conti
come addietro facemmo menzione, lasciò loro quasi infinito te*
soro; e dopo la morte di papa Bonifazio loro zio, furono fran-
chi e valenti in guerra, faccendo vendetta di tutti i loro vicini
e nimici, ch'aveano tradito e offeso a papà Bonifacio, spenden-
do largamente, e tegnendo al loro proprio soldo trecento buo-
ni cavalieri catalani , per la cui forza domarono quasi tutta
Campagna e terra di Roma. E se papa Dooifazio vivendo, aves-
se creduto che fossono cosi pro'd'àrme e valorosi ih guerra, di
certo gli avrebbe fatti re o gran signori. E nota , che quando'
papa Bonifazio fu preso, la novella fu mandata al re di Fran-
cia per più corrieri in pochi giorni , per grande allegrezza , e
capitando i primi corrieri ad Ansiona di là dalla montagna di
(f) Vedi Appen lice n.** 39.
Gio. Villani T. li. Il
82 GIOVANNI TILLAl^t
briga, il vescovo d^Ansiona^ il quale allora eira Uomo d^onertl
e santa vita^ udendo la novella quasi istupl, staiido ano pezzo
in silenzio contemplando, per Tammirazione che gli parve della
presura del papa; e tornando in se, disse palese dinanzi a più
buona^-gente: // re di Francia farù di queàa novella grande al^
legréiia^ fila i! ho per ispirazione divina^ che per questo peccato
n* è condannaiQ da Dio, e grandi è diversi pericoli e avversità
cpn vergegna di lui e di suo • lignaggio gli uvverranno aseai Uh
^o.j^ 9 j^li ^.figliuoli rimarran^no: divedati dd weame. E questo
si^pemmo poco tempo appresso passando per Ansiona, da perso*
ne degne di fede , che furono presenti a udire. La quale sen-
tenzia fu profezia in tutte le sue pdrti, come appresso per gli
tempi, raccontando deTatti del detto re di Francia e de*figliuo-
li, si potrà trovare il vero. £ non è da maravigliare della sen-
tenzia di Dio, che con tutto che papa Bonifazio fosse più moD''
dano che non richiedcd alla sua dignità, e fatte avea assai del-
le cose a dispiacere di Dio , Iddio fece pulire lui per lo modo
che detto avemo, e poi TofTenditore di lui puli, non tanto pet
roflesa della persona di papa Bonifazio, ma per lo peccato com-
messo contro alla maestà divina, il cui cospetto rappresentava
in terra. Lasceremo di questa materia , che ha avuto suo fine^
e torneremo alquanto addietro a raccontare de* fatti di Firenze
e di Toscana^ che furono neretti tempi assai grandi.
CAPITOLO LXV.
m
Come i fiorentini ebbono ti castello del Montale, e come feciono oste
a Pistoia co'Lucchesi insieme.
Neiranno di Cristo 1303 del mese di Maggio, i Fiorentini eb-
bono il castello del Montale presso a Pistoia a quattro miglia ,
cavalcandovi una notte subitamente , e fu loro dato per tradì-
mento di certi terrazzani, che n' ebbono tremila fiorini d'oro>
per trattato di messer Pazzino de' Pazzi , che v'era vicino per
la sua possessione di Palugiano. Il quale castello era molto forte
di sito e di mura e di torri; e come i Fiorentini V ebbono , il
feciono abbattere e disfare infino nelle fondamenta, e la cam-
pana di quello comune, ch*era molto buond, la feciono venire
in Firenze , e puosesi in su la torre del palagio della podestà
per campana de' messi, e chiamossl la montanina. E disfatto il
Montale , del detto mese medesimo i Fiorentini dall* una parte
LIBRO OTTAVO 8.^
e' Lucchesi dall* altra fecìono oste alla città di Pistoia^ e gua*
starla intorno intorno , e furono millecinquecento cavalieri e
cimila pedoni, e tornarsi a casa sanza contasto niuno. In que-
sto anno mori a Bologna il savio e valente uomo messer Dino
Kosoni (a) di Mugello, caro cittadino, , il quale fu il maggiore
e il più savio legista che fosse infino al suo tempo. E in questo
medesimo tempo mori in Bologna maestro Taddeo (6) detto da
Bologna, ma era stato per suo matrimonio nostro cittadino , U
quale fti sommo flsiziano sopra tutti quegli de'crisliani.
CAPITOLO LXVJ.
Come fu eletto papa Benedetto undeeimo.
Dopo la morte di papa Bonifazio, il collegio de'cardlnali rati-*
nati insieme per eleggere nuovo papa, come piacque a Dlo^ ia
pochi di furono in^ concordia, e chiamarono papa Benedetto un-
decimo , (e) a di 22 d'Ottobre nel detto anno 1303. Questi fu
di Trevigi di pl(?cola nazione, che quasi non si trovò parente ,
e nudrissi in Vinegia quand' era giovane cherico , a ìi^gnaro
a*fanciulli dc'signori da ca'Corino; poi fu frate predicatore, uo-
mo savio e di santa vita, e per la sua bonté e onesta vita per
papa Bonifazio fu fatto cardinale , e poi papa. Ma vivette in
su *1 papato mesi otto e mezzo ; ma in questo piccolo tempo
cominciò assai buone cose^ e mostrò gran volere di pacificare
i cristiani. £ prima fece accordo dalla Chiesa al re di Francia,
e ricomunicò il detto re, e confermò ciò che papa Bonifazio a*
vea fatto, e mandò a Firenze frate Niccolò da Prato cardinale
ostiense per legato, per pacificare i Fiorentini co' loro usciti ,
come innanzi faremo menzione.
CAPITOLO LXVII.
Come il re Adoardo d'Inghilterra riebbe Guascogna^
e sconfisse gU Scotti.
In questo anno Adoardo re d'Inghilterra fece accordo col re
Filippo di Francia, e riebbe la Guascogna faccendonegU omag-
(a) Vedi Appeodioc d.^ 3Ò. (b) Idem n.^ 3i« (e) Idem o.* 31.
^
S4 GIOVANKI VILLANI
|[io, e ciò assenti lo re di Francia, per la lenza cli'avea eolh
Chiesa per la presura cbe fece fare di papa Bonifazio , e per
la ^erra de'Fiamminghi, acciocché '1 detto re d'Inghilterra non
gli fosse contro. E in questo anno medesimo il detto re Adoardo
essendo malato , gli Scolti corsono in Inghilterra , per la quai
cosa il re si fece portare in bara « e andò ad oste sopra gli
Scotti, e sconfissegli, e quasi ebbe in sua signoria tutte le terre
di Scozia, se non quelle de'marosi e d'aspre montagne, ove ri-
fuggirò i rubelli Scotti col loro re, il quale avea nome Ruberto
4i Bosco, di piccolo lignaggio fattosi re.
CAPITOLO LXVIII.
Cpme in Firenze ebbe grande novità e battaglia Httadinei,
per volere rivedere le ragioni del ^omun$.
Nel detto anno 1303 del mese di Febbraio, i Fiorentini tra
loro furono in grande discordia, per cagione che messer Corso
Donati poo gli parea essere cosi grande in comune come vo-
lea , e gli pareva essere degno ; e gli altri grandi e popolani
possenti di sua parte nera, aveano presa più signoria in comu-
ne che a lui non parea , e già preso isdegno con loro , o per
superbia, o per invidia, o per volere essere signore ^ si fece di-
nuovo una sua setta accostandosi co' Cavalcanti , che i più di
loro erano bianchi, dicendo che voleva si rivedessono le ragioni
del comune , di coloro che aveano avuto gli ufici e la moneta
del comune ad amministrare, e feciono capo di loro messer Lot-
tieri vescovo di Firenze, ch'era de'figliuoli della Tosa del lato
bianco^ con certi grandi contra i priori e '1 popolo; e combat-
tósi la città in più parti e più di , e armarsi più torri e for-
tezze della città al modo antico, per giltarsi e saettarsi insie-
me; e in su la torre del vescovado si rizzò una manganella git-
tando a' suoi contradii vicini. I priori s' afTorzaro di gente e
d'arme di città e di contado^ e difesono francamente il palagio,
che più assalti e ballaglie furono loro date; e col popolo ten-
nero la casa de'Gherardini con grande seguito di loro amici di
contado, e la casa de'Pazzl e quella degli Spini, e messer Teg-
ghia Frescobaldi col suo lato, e furono uno grande soccorso al
popolo^ e morinne messer Lotteringo de'Gherardini d*uno qua-,
^rcllp a una battaglia eh' era in porte sante Marie. Altra cas2^
LIBBO OTTATO 81
de*grandi non tenne col popolo, ma chi era col tcscoto e oca
messer Corso , e chi non gli amava si stava di mezzo. Per la
quale dissensione e battaglia cittadina, mollo male si commise
in città e contado di micidii e d'arsioni e ruberie, siccome in
città sciolta e rotta^ sanza niuno ordine di signoria^i ^e non ohi
più potea far male Tuno all' altro ; ed era la città tutta piena
di sbanditi , e di forestieri , e contadini , ciascuna casa colla
«uà rannata; ed era la terra per guastarsi al tutto, se non fos-
sono i Lucchesi che vennero a Firenze a richiesta del coinuq^
con grande gente di popolo e cavalieri, e voUono in mano la
questione e la guardia della città; e cosi fu loro d^ta per ne-*
cessila balla generale , sicché sedici di signoreggiarono libera-
mente la terra , mandando il bando da loro parte. E andando
il bando per la città da parte del comune di Lucca, a noolti Fio-
rentini ne parve male, e grande oltraggio e soperchio, onde uno
Ponciardo de' Ponci di Vacchereccia , diede d' una apad^ n^l
volto al banditore di Lucca quando bandiva^ onde poi non f^-
ciono più bandire da loro parte, ma adoperarono si , che alla
fine racquetaro il romore, e ciascuna parte feciono disarmare,
e roisono in quieto la terra , chiamando nuovi priori di con-
cordia , rimanendo il popolo in suo stato e libertade , sanza
far nulla punizione de' misfatti commessi , se non chi ebbe il
male s' ebbe il danno. E per arrota alla detta pestilenzia fu
r anno gran fame , e valse lo staio del grano alla rasa più di
soldi ventisei di soldi cinquantadue il fiorino d'oro in FirenzQ,
e se non che '1 comune e que'ch^ governavaqo la città ^i prov-
viddono dinanzi, e aveano fatto venire per mano de' Genovesi
di Cicilia e di Puglia bene ventisei migliaia di moggia di
grano, i cittadini e'contadini non sarebbono scampati di fame:
e questo traffico del grano , fu coli' altre una delle cagioni di
volere rivedere la ragione del comune, per la molta moneta che
vi corse, e certi a diritto o a torto, ne furono calunniati e infa-
mati. E questa avversità e pericolo della nostra città non fu
sanza giudicio di Dio , per molti peccati (commessi per la su-
perbia e invidia e avarizia de' nostri allora viventi cittadini ,
che allora guidavano la terra, e cosi de' ribelli di quella come
di coloro che la governavano, ch'assai erano peccatori , e non
ebbe fine a questo , come innanzi per gli tempi si potrà tro-
vare.
86 GIOVANNI VItLAlfl
CAPITOLO LXIX*
Com$ il papa mandò in Firenze per legato il cardinale ém
Prato per fare pace, e come se ne partì con onta e con «et*»
gogna.
Nella detta discordia traTlorentìni, papa Benedetto con bo»^
na intenzione mandò a Firenze il cardinale da Prato per le-
gato per paciflcare i Fiorentini tra loro, e simile co*loro luciti
e tutta la provincia di Toscana^ e venne in Firenze a di 10
del mese di Marzo 1303^ e da* Fiorentini fu ricevuto a grande
onore e con grande reverenza^ come coloro che parea essere
partiti e in male stato; e coloro eh' aveano stato e volontà di
ben vivere amavano la pace e la concordia , ed era converso
per gli altri. Questo messer Niccolò (a) cardinale della terra
di Prato era frate predicatore , molto savio di Scrittura e di
senno naturale, sottile, e sagace, e avveduto, e grande pratico,
e di progenia de*ghibe1llni era nato, e mostrossl poi^ che molto
gli favorò, con tutto che alla prima mostrò d'avere buona in-
tenzione e comune. Come Ai in Firenze , in piuvico sermone
e predica nella piazza di san Giovanni, mostrò i privilegi della
sua legazione^ ed ispuose il suo intendimento eh' avea per co-,
mandamento del papa , di pacificare i Fiorentini insieme. I
buoni uomini popolani che reggeano la terra, parendo loro
stare male per le novità e romori e battaglie , eh' aveano in
Que' tempi mosse e fatte i grandi centra al popolo per abbat-
tere e disfarlo, si s'accostarono col cardinale a volere pace, e
per rifbrmagione degli opportuni consigli, gli diedono piena e
libera balia di fare pace tra' cittadini d'entro e'ioro usciti di
fuori , e di fare i priori e gonfalonieri e signorie della terra
a sua volontà. E ciò fatto, intese a procedere e a far fare pace
tra'cittadini^ e rinnovò l'ordine dc'diciannove gonfalonieri delle
compagnie al modo dell'antico popolo vecchio, e chiamò i gon-
falonieri , e die' loro i gonfaloni al modo e insegne che sono
oggi, sanza rastrello della 'nsegna del re di sopra: per la quale
nuova riformagione del cardinale , il popolo si riscaldò e raf<%
forzò molto^ e'grandi n'abbassare, e mai non finaro di cercare
(;<) Vedi ^ppeodice d^ 3 Si.
tltottO OTTÀTO 8t
hovìtadi e opporre al cardinale per isturbare la pace , perchè
i bianchi e'ghibellini non avessono statò nò podere di tornara
in Firenze , e per potere godere i beni loro messi in comune
per ribelli^ in città e in contado. Per tutto questo il cardinale
non lasciò di procedere alla pace, per raititd e favore ch'avea
dal popolo , e fece venire in Firenze dodici sindachi degli
Usciti , due per sesto , uno de' maggiori bianchi e uno ghil>el-
lino, e fecegli albergare nel borgo di san Niccolò ^ e '1 legato
albergava ne* palazzi de' Mozzi da san Gregorio, e sovente gli
aveva a consiglio co'caporali guelfi e neri di Firenze, per tro-
vare i modi e sicurtà della pace; e ordinare parentadi tra gli
usciti e' grandi d' entro. In questi trattati , a' possenti guelfi e
neri parea a loro guisa , che '1 cardinale sostenesse troppo la
|>arte de' bianchi e de' ghibellini , ordinarono sottilmente per
scompigliare ti trattato, di nittndare una lettera contraffatta col
suggello del cardinale a Bologna e in Romagna agli amici suol
ghibellini e bianchi , che rimossa ogni cagione e indugiò^ do-^
vessono venire a Firenze con gente d* arme a cavallo e a piò
in suo aiuto; e chi disse pure che fu vero che '1 cardinale vi
mandò ; onde di quella gente venne infino a Trespiano , e di
tali in Mugello. Per la qual venuta in Firenze n' ebbe grande
sombuglio e gelosia, e '1 legato ne fu molto ripreso e infamato:
o avesse colpa o no , se ne disdisse al popolo. Per questa ge-
losia, e ancora per tema ch'ebbono d'essere offesi i dodici sin-*
dachi bianchi e ghibellini, si partirono di Firenze e andarsene
ad Arezzo, e la gente che veniva al legato, per suo comanda-
mento si tornarono addietro a Bologna e in Romagna, e raCqué-
tarono alquanto la gelosia in Firenze. Coloro che guidavano
la terra consigliarono il cardinale per levare sospetto^ ch'egli
se n'andasse a Prato , e acconciasse i Pratesi insieme e simile
i Pistoiesi, e intanto si piglierebbe modo in Firenze della ge-
nerale pace degli usciti. 11 cardinale non possendo altro , cosi
fece, e in buona fe'o no ch'avesse intenzione^ se n'andò a Prato^
e richiese i Pratesi che si rimettessono in lui, e che gli voleva
pacilicare. I caporali di parte nera e'guelfi di Firenze veggendo
le vestigio del cardinale , eh* egli favorava molto i ghibellini
e'bianchi per rimettergli in Firenze, e vedeano che con questo
il popolo il seguiva ^ avendo sospetto che non tornasse a peri-»
Colo di parte guelfa^ ordinarotio co'Gua2zalotti da Prato, pos-
sente casa e di parte nera e mollo guelfi , di fare cominciarci
88 GIOVANNI VILLÀNt
in Prato scisma e riotta contra '1 cardinale , e levare romoì^
nella terra: onde il cardinale veggendo i Pratesi male dispósti,
e temendo di sua persona, si si parti di Prato , e scomùtiicò i
Pratesi, (a) e interdisse la terra, e ventìesene a Firenze, e fece
bandire òste sopra Prato , e diede perdonanza di colpa e dì
pena chi andasse sopra 1 Pratesi, e molti cittadini se n' appa-
recchia ro per andarvi a cavallo e a pie, gente ch'erano in fede
più ghibellini che guelfi, e andarono infino a Campi. In questo
ordine dell'oste, gente assai si raunafo in Firenze di contadini
e forestieri, e cominciò a crescere il sospetto e gelosia a'gnelfi,
onde molti che alta prima aveano tenuto col card'nale . si fu-
rono rivolti per gli sdegni che vedeano , e i grandi di parte
nera, e simile (lùélH che piaggiavano col cardinale, si guerni-
rono d*arme e di gente^ e la città fu tutta scompigliata e per
combattersi insieme, il legato cardinale veggendo che non po-
tea fornire suo intendimento di fare oste a Prato^ e la città di
Firenze disposta a battaglia cittadina tra loro, e di quelli ch'a-
veano tenuto con lui, fattisi conlradii, prese sospetto e paura ,
e subitamente si parti di Firenze a di 4 di Giugno 1304 , di-
cendo a'Piorentini; Dappoiché volete essere in guerra e in mala-
dizione , e non volete udire né ubbidire il messo del vicario di
Dio, né avere riposo né pace tra voi^ rimanete colla maladizione
di Dio e con quella di santa Chiesa , scomunicando i cittadini ,
e lasciando interdetta la cillade, onde si tenne, che per quella
maladizione , o giusta o ingiusta , non fosse sentenzia e gran
pericolo della nostra cittade , per le avversità e pericoli che le
avvennero poco appresso, come innanzi faremo menzione.
CAPITOLO LXX.
Come cadde il ponte alla Carraia, e morivvi molta gente.
In questo medesimo tempo che '1 cardinale da Prato era ini
Firenze , ed era in amore del popolo e de' cittadini , sperando
che mettesse buona pace tra loro, per lo calen di Maggio 1304,
come al buono tempo passato del tranquillo e buono stato di
Firenze, s'usavano le compagnie e le brigate di sollazzi per la
cittade^ per fare allegrezza e festa, si rinnovarono e fecionsene
(a) Vedi Appendice o.^ 34*
tl^RO OTtAVO SO
ÌXk più iMlrti della ciité^ a gara V una contrada dèli* altra, cia^
senno chi meglio sapea e potea. Infra l'altre, come per antico
aveano per costume quegli di borgo san Friàno di fare più nuo-
vi e diversi giuochi, si mandarono un bando^ che chiunque vo-
lesse sapere novelle dell'altro mondo^ dovesse essere il di di ca-
len di Maggio in su*l ponte alla Carràia^ e d' intorno all'Arno;
e ordinarono in Amo sopra barche e navicelle palchi , e fe-
cionvi la simiglianza e figtii^a dello 'nferno con fuochi e altre
pene e martori! , con uomini contraffatti a detnonia orribili a
vedere^ e altri i quali aveano figure d'anime ignudé, che parea*
no petsone^ e méttevangli in quegli diversi tormenti con gran-^
dissime grida , e sirida , e tempesta , la quale parea odiosa e
spaventevole a Udire e a vedere; e per lo nuovo giuoco vi tras-
sono a vedere molti cittadini , e '1 ponte alla Carraia il quale
era allora di legnanke da pila a pila, si caricò si di gente che
rovinò in più parti, e cadde colla gente che v' era suso, onde
molte genti vi morirono e annegarono , e molti se ne guasta*'
tono le persone, sicché il giuoco da beffe avvenne col vero, e
com'era ito il bando, molti per morte n'andarono a sapere no-
velle dell' altro mondo, con grande pianto e dolore a tutta la
cittade , che ciascuno vi credea avere perduto il figliuolo o '1
fratello; e fu questo segno del futuro d&nno, che in corto tem-
po dbvea venire alla nostra cittade per lo soperchio delle pec-
cata de'cittadini, siccome appresso faremo menzionOé
CAPITOLO LXXI*
Come fu meno fuoco in Firenze^ e arseM una buona parte
della cittade.
Partito il cardinale da Prato di Pirente per lo modo che
detto avemo addietro, la cittA rimase in male stato e in gran-
de scompiglio, che la setta che tenea col cardinale, onde era-
no caporali i Cavalcanti e' Gherardini , Pulci e' Cerchi bianchi
del Garbo, ch'erano mercatanti di papa Benedetto, con seguito
di più case di popolo , per tema eh' e' grandi non rompessono
il popolo se avessono la signoria , e ciò furono delle maggiori
case e famiglie de* popolani di Firenze, come erano Magalotti,
e Mancini, Peruzzi, Antellesi, e Baroncelli , e Acciaiuoli, e Al-
berti, Strozzi, Ricci, e Albizzi, e più altri, ed erano molto guer-
cio, ruiani T. IL 12
00 GIOVANNI VILLANI
niti di fanti e di gente d'arme. I contradii di parte nera erano
i principali, messer Rosso della Tosa c(d suo lato de'oeri, mes*
ser Pazzino de' Pazzi con tutti i suoi , la parte degli Adimari
che si chiamano i Cavicciuoli^ e messer Geri Spini e'Bu<A eoo-
sorti, e messer Bctto Brunelleschi ; messer Corso 0onati si sta*
va di mezzo^ perch'era infermo di gotte, e per lo sdegno preso
con questi caporali di parte nera; -e quasi tutti gli altri grandi
si stavano di mezzo, e'popolani, salvo i Medici e' Giugni^ ch'ai
tutto erano co'neri. E cominciossi la battaglia tra'Cerchi bian-
chi e' Giugni alle loro case del Garbo , e combattevisi di di e
di notte. Alla fine si difesono i Cerchi coli' aiuto de'Gavakaiiti
e Antellesi, e crebbe tanto la forza de'Cavalcanti e Gherardini,
che co'loro seguaci corsone la terra inflno in Mercato vecchiOi
e da Orto san Michele infino alla piazza di san Giovanni sania
contasto o riparo niuno^ perocché a loro crescea forza di città
e di contado; perchè la più gente di popolo gli seguivano, e*gfai-
beilini s'accostavano a loro; e venieno in loro soccorso qoe'dt
Volognano con loro amici con più di mille fanti, e glA erano
in Bisamo; e di certo in quello giorno eglino avrebbono vinta
la terra , e cacciatone i sopraddetti caporali di parte nera e
guelfa, i quali aveano per loro nimici, perchè si disse ch'avea-
no fatto tagliare la testa a messer Betto Gherardini, e a Masi*
no Cavalcanti, e agli altri, come addietro facemmo menzione.
E com* erano in sul fiorire e vincere in più parti della terra
ove si combatteva i loro nimici, avvenne, come piacque a Dio^
o per fuggire maggior male , o permise per pulire i peccati
deTiorentini, che uno scr Neri Abati, cherico e priore di san
Piero Scheraggio, uomo mondano e dissoluto, e ribello e nimi-
co de'suoi consorti, con fuoco temperato, in prima mise fuoco (a)
in casa i suoi consorti in Orto san Michele , e poi in Calimala
fiorentina in casa i Gaponsacchi presso alla bocca di Mercato
vecchio. E fu si (i) empito e furioso il maladetto fuoco col con-
forto del vento a tramontana che traeva forte , che in quello
giorno arse le case degli Abati e de' Macci , e tutta la loggia
d'Orto san Michele, e casa gli Amieri, e Toschi , e Cipriani, e
Lamberti, e Bachini , e Buiamonti , e tutta Calimala, e le case
(a) Vedi Appendiee d.® 35.
(i) yic ài empito f lo ttOMo elle imp^uatoi empito oooie ffget. non è
nel Voeab*
LIBBO OTTAYO 91
de^Cavàlcanti, e tatto intorno a Mercato nuovo e santa Cecilia,
e tutta la ruga di porte sante Marie infino al ponte vecchio, e
Vacchereccia, e dietro a san Piero Scheraggio, e le case de'Gbe-
rardinl, e de'Pulci^ e Amidei, e Lucardesi, e di tutte le vicinan-
ze dei luoghi nomati quasi infino ad Arno, e Insomma arse tutto
il midollo e tuorlo e cari luoghi della città di Firenze, e furono
in quantità, tra palagi e torri e case^ più di millesettecento. 11
danno d'arnesi, tesauri , e mercatanzie fu infinito ^ e perocché
in que*luoghi era quasi tutta la mercatanzia e cose care di Fi-
renze, e quella che non ardea^ isgombrandosi, era rubata da'ma-
landrini^ combattendosi tuttora la città in più parti, onde mol-
te compagnie e schiatte e famiglie furono diserte , e vennono
in povertade per la detta arsione e ruberia. Questa pistolenza
avvenne alla nostra città di Firenze a di 10 di Giugno, gli an-
ni di Cristo 1304, e per questa cagione i Cavalcanti, i quali e-
rano delle più possenti case e di genti, e di possessioni, e d'a*
vere di Firenze, e' Gherardini grandissimi in contado, i quali
erano caporali di quella setta , essendo le loro case e de' loro
vicini e seguaci arse , perderò il vigore e lo stato , e furono
cacciati di Firenze come rubelli, eloro nemici racquistarono lo
stato , e furono signori della terra. E allora si credette bene
che i grandi rompessono gli ordini della giustizia del popolo,
e avrebl>onlo fatto , se non che per le loro sette erano partiti
e in discordia insieme, e ciascuna parte s'abbracciò col popolo
per non perdere stato. Conviene ancora lasciare alquanto a rac-
contare dell' altre novitadi che in questi tempi furono in più
parti, perchè ancora ne cresce materia dell'avversa fortuna del»
la nostra città di Firenze.
CAPITOLO LXXII.
Cbm# i bianehi e'ghibellini vennero alle porte di Firenze
e andarne in iseonfitta.
Tornato il cardinale .da Prato al papa ch'era a Perugia colla
corte , si si dolse molto di coloro che reggeano la città di Fi-
renze^ e molto gli abbominò dinanzi al pìapa e al collegio de'car-
dinali di più crimini e difetti, mostrandoli peccatori uomini, e
nimlci di Dio e di santa Chiesa , e raccontando il disonore e
tradimento ch'aveano fatto a santa Chiesa, volendogli porre in
99 GIOVANNI TULAIfl
buono stato e paciflco; per la qual cosa il papa e'snoi cmrdtnaH
si turbarono forte contra 1 Fiorentini^ e per consiglio del detto
cardinale da Prato, fece il papa citare dodici de' maggiori ca-
porali di parte guelfa e nera che fossono in Firenze , i quali
guidavano tutto lo stato della cittade , i nomi de' quali furono
questi: messer Corso Donati , messer Rosso della Tosa » messer
Pazzino de*Pazzi, messer Geri Spini, messer Detto Brunelleschis
che dovessono venire dinanzi a lui sotto pena di scomunicazio^
ne e privazione di loro beai ; i quali obbedienti incontanente
y' andarono con grande compagnia di loro amici e familiari
molto onorevolemente^ e furono più di centocinquanta a caval-
lo, per {scusarsi al papa di quello che'l cardinale da Prato a->
vea loro messo addosso* E in questa richesta e citazione di taiH
ti caporali di Firenze , il cardinale da Prato sagacemente si
pensò uno grande tradimento contro a'Fiorentini, che inconta^
nente scrisse per sue lettere a Pisa, e a Bologna, e in Roma-
gna, ad Arezzo, a Pistoia, e a tutti i caporali di parte ghibel-
lina e bianca in Toscana e di Romagna, cho si dovessono con-,
gregare con tutte le loro forze e degli amici a pie e a cavallo,
e in uno di nomato venire con armata mano alla cittA di Fi-
renze, e prendere la terra, e cacciarne i neri e coloro ch'era
no stati contro a lui, e che ciò era di coscienza e volontà del
papa (la qual cosa era grande bugia e falsità « ^he il papa di
ciò non seppe niente ) confortando ciascuno che venissono ^e-.
curamente , perchè la città era fiebole e aperta da più parti ,
e che per sua industria n'avea tratti, e' fatti citare a corte tut-
ti 1 caporali di parte nera, e dentro a vea gran parte che lispoiir
derebbono loro, e darebbono la terra, e che facessono loro ra-
gunata e venuta segreta , e tosto. I quali avute queste lettere
furono molto allegri , e confortandosi del favore del papa, cia-
scuno a suo podere si guerni , e mosse a venire verso Firenze
alla giornata ordinata. E prima due di per la grande volontade,
i Pisani colle loro masnade e con tutti i Fiorentini rimasi in
Pisa in quantità di quattrocento uomini a cavallo, onde fu ca-
pitano il conte Fazio, vennero infino al castello di Marti: tutta
l'altra ragunata de'bianchi e ghibellini vennero verso Firenze
per modo si segreto, che furono alla Lastra sopra Montughi in
quantità di milleseicento cavalieri e di novemila pedoni, innan*
zi che in Firenze si credesse per la più gente , perocch'eUi
pon lasciavano venire a Firenze niuQo messo che ciò anpup^
LIBRO OTTAVO 93
ziasse} e se fossono scesi alla città il di dinanzi y «anza dubbio
aveano la terra , perocché non v' avea nulla provvedenza , né
gnernigione d'arme né difesa. Ma elli s'arrestarono la notte ad
albergo alla Lastra e a Trespiano infino a Fontebuona, per at-
tendere messer Tolosato degli Uberti capitano di Pistoia^ il qua-
le facea la via a traverso dell* Alpe con trecento cavalieri pi*
stolesi e soldati, e con molti a piede; e veggendo che la mat-
tina non venia, gli usciti di Firenze si vollono studiare di ve-
nire alla terra, credendolasi avere sanza colpo di spada, e cosi
feciono, lasciando i Bolognesi alla Lastra, che per loro viltà, o
forse perché a' guelfi eh* erano tra loro non placca la * mpresa;
vegnendo V altra gente , entraro nel borgo di san Gallo sanza
nullo con tasto, che allora non erano alla città le cerchie delle
mura nuove, né i fossi, e le vecchie mura erano schiuse e rot-
te in più parti. E entrati dentro a* borghi ruppono uno serra-
glio di legname con porta fatto nel borgo, il quale fu abban-
donato da'nostri e non difeso, del quale gli Aretini trassono il
chiavistello della detta porta , e per dispetto de' Fiorentini il
portarono ad Arezzo , e puosonlo nella loro chiesa maggiore di
santo Donato. E venuti i detti nemici giù per le borgora verso
la cittade, si schierare in su'l Cafaggìo di costa a' Servi, e fun
reno più di dodici centinaia di cavalieri e popolo grandissimo»
per molti contadini seguitigli , e di que' d* entro ghibellini e
bianchi usciti a loro aiuto ; la quale fu per loro mala capita-
neria , come diremo appresso , che si puosono in luogo sanza
acqua; che se si fossono schierati in su la piazza di santa Croce,
aveanq il fiume e l'acqua per Ipro e per gli cavalli, e (1) la Cit^
(i) fcr Citik roiaa\ cobì chiamotsi anticamente quella ponione della
noitra città di Fi reme , che è da S. Ambrogio 6no a S. Croce. Anche
nel lib. XII. cap. 8. il Villani rammenta la Città rotta ^ allorché parlj^
di tei brigate, o compagnie,, le quali li formarono in Firenze per cele-
brare le fette iitituitc ad onorare il daca d'Atene , quando li fu fatto
asaoluto signore della città; e dice, che la maggior di qocite brigate JU
nella Città rotta» Eiiste tuttora nella facciata della chiesa di S. Ambro-
gio un piccolo cartello di marmo, ot* è scritto Città rotta. Questa de-
Dominaiiooe facilmente derivò dall' essere la maggior psrte di quelle case
fabbricate di mattoni , che non essendo arricciate , né imbiancate come
faron di poi, comparivano tutte rosse come il mattone.^ Giacché ab-
blam nominate queste brigate, o compagnie, ohe ai disaero in appreaao
fiQtfni^, e crebbero ip nomerò a piq di treptai ae alcuno brainaase aver»
94 ÒlOYAlIlfl VILLANI
là roMa d' intorno fuori delle mura vecchie , eh' era tutta ae^
casata da starvi al sicuro ogni grande oste , ma a cui Iddio
vuole male gli toglie il senno e 1' accorgimento. Come la sera
dinanzi si seppe la novella, in Firenze ebbe grande tremore e
sospetto di tradimento, e tutta la notte si guardò la terra; ma
per lo sospetto chi andava qua , e chi là , sanza ordine ninno,
ìsgorobrando ciascune le sue case. E di vero si disse^ che delle
maggiori e migliori case di Firenze di grandi, e de'popohmi, e
guelfi seppono il detto trattato , e promesso aveane di' dare la
terra; ma sentendo la gran forza de'gMbellini di Toscana e ni-
mici del nostro comune, i quali erano venuti co*^ nostri usciti,
temettono forte di loro medesimi, e d'esserne poi cacciati e ru-
bati, si rimossono proposito, e intesone alla dilènsa con gli al-
tri insieme. Certi de'nostri caporali usciti con parte della gente,
si partirono di Cafaggio dalla schiera, e vennero alla porta de-
gli Spadarì, e quella combatterò e vinsono, e entrare delle loro
insegne e di loro infino presso alla piazza di san Giovanni; e se
la schiera grossa ch'era in Cafaggio fosse venuta appresso ver-
so la terra , e assalita alcuna altra porta, di certo non aveano
riparo. Nella piazza di san Giovanni erano raunati tutti i va-
lenti uomini e'guelfi che intendeano alla difensione della citti,
non però grande quantità (forse duecento cavalieri e cinquecen-
to pedoni) e con forza delle balestra grosse ripinsono i ninrici
fuori della porta, e con danno d'alquanti presi e morti. La no-
vella andò alla Lastra a'Bolognesi per loro spie, e rapportarono
che i loro erano rotti e sconfitti, incontanente sanza sapente il
certo, che non era però vero, gì misero in via , chi meglio pò-
teo fuggire ; e scontrandogli messer Tolosato con sua gente in
Mugello, che venia e sapea il vero, gli volle ritenere e rimeoa-
re indietro: non ebbe luogo uè per prieghi né per minacce.
Quegli della loro schiera grossa del Cafaggio y avuta la novella
dalla Lastra , come i Bolognesi s erano parliti in rotta , come
piacque a Dio, incontanente impaurirò, e per lo disagio di stare
infino dopo nona a schiera alla fersa del sole , e gran caldo
eh' era , e non aveano acqua a soflficienza per loro e per loro
ne confetta, gìaecliè molto interetiaiio i fatti della nostra città di Firem^
legga il Manoi nei Sigilli, e 1' eradi tisii ma nota del Biscioni alla Si. &
CanU HI. del Malmantile, ofC asui cariote notizie si Irofano a qncal»
riguardo.
LIBBO OTTAVO 95
eaiTalli^ cominciarono a partirsi e andare via in fuga, gittando
l'armi sanza assalto o caccia di cittadini, che quasi e'non nscl-
rono loro dietro, se non certi masnadieri di volontà; onde mol-
ti de'nimici ne morirono per ferri e per trafelare, e rubati l'ar-
me e^cavalli, e certi presi furono impiccati nella piazza di san
Gallo, e per la via in su gli alberi. Ma di certo si disse , che
con tutta la partita de' Bolognesi, se fossono stati fermi tosino
alla venuta di messer Tolosato, che *1 poteano sicuramente fare
per lo piccolo podere de'cavalieri difenditori ch'avea in Firen-
ze, ancora avrebbono vinta la terra. Bla parve opera e volontà
di Dio, che fossono (i) ammaliati, perché la nostra città di Fi-
renze non fosse al tutto diserta , rubata, e guasta. Questa non
preveduta vittoria e scampamento della città di Firenze, fui il di
^ santa Bfargherita a di 20 del mese di Luglio, gli anni di Cri-
sto 1304 (a). Avemo fatta si stesa memoria, perchè a ciò fummo
presenti, e per io grande rìschio e pericolo di che Dio scampò
la città di Firenze , e perché i nostri discendenti ne prendano
esemplo e guardia*
CAPITOLO LXXIII.
Come gli Àretim ripresono il eattello di Latitino
che 'l teneano i Fiareniini.
Mei detto anno 1304 a di 25 del mese di Luglio^ essendo la
ritta di Firenze in tante awersitadi e fortune, gli Aretini con
gli libertini e' Pazzi di YaMarao vennero con tutto loro podere
di gente d' arme a cavallo e a piede al castello di Laterino, il
quale teneano i Fiorentini , e aveano tennto lungo tempo per
forza, e quello eoir aiuto dei terrazzani fu loro dato; e la rocca
la quale aveano fatta fare i Fiorentini, e V aveano in guardia
messer Guatterolto de* Bardi, perch' era venuto a Firenze per le
novitadi che v' erano state, convenne s' arrendesse pochi di ap-
presso, perocch' era rimasa mal fornita, e per le novità di Fi-
renze Bon aspettavano soccorso» E alcuno disse che gli libertini
(i) nmmaliaiii torpreti dal timore, e rimasti coma «torditi: ioTeee di
cmmmUatù noi diciamo nello iteaso itgnificato ineantmto^ ma V ona « l'al-
tra voce in iemo metaforieo.
(a ) Vedi Appendice m."" 36.
96 tìlOVAfTNI VILLANI
'suoi parenti il ne tradiro e iDgannaro, e chi disse ehe lo 'tigati<^
ilo fu latto al comune. Della quale perdita del castello spiacqoè
molto a' Fiorentini, perocch'era molto forte > e in una contn«
da che tenea molto a freno gli Aretini*
CAPITOLO LXXIV*
Àncora di nwitadi che furono in Firenze ne' detti tempi.
Nel detto anno a di 5 d* Agosto , essendo preso nel palagio
del comune di Firenze Talano di inesser Boccaccio Gaviòciull
degli Adimari per maliflcio commesso, onde dovea essere con-
àfltnnato , ì suoi consorti , tornando la podestade con sua fami-»
glia da Cdsa i priori^ 1^ assalirò con arme e fedirono malaraeiH
te, e di dna famiglia furono morti e fediti assali cadetti Gavie-
ciuli entrarono in palagio^ e per fortA ne trass(Hio il detto Ta-
lano sanza contasto ntuoo, e di questo malificio non fu giustizia
né punizione niuna^ in si corrotto stato era allora la città di
Firenze. £ la podestà eh' avea nome messer Giliolo Puntagli da
Parma^ per isdegno si partio^ e tomossi a casa sua colla detta
vergogna, e la città rimase sanaia rettore; ma per necessità i
Fiorentini feclono in luogo di podestà dodici cittadini, due per
sesto, uno grande e uno popolano, i quali si chiamarono le do-
dici podestadi, e ressono la ciltade infino a tanto che venne la
nuova podestade.
1 ,
CAPITOLO LXXV.
Come i Fiorentini feeiono oste e f resono il castello dette Stinchi
e Montecalvi che 'l teneano i bianchi.
Nel detto anno e mese d' Agosto^ essendo la città di Firenite
tetta per le dodici podestadi^ ordinarono Oste per perseguitare
i hianchi e* ghibellini , i quali avcano ribellate piA fortezze e
castella nel contado di Firenze, e intra gli altri era nibellato
il castello delle Siinche in Valdigrieve a petizione de' Cavalcanti^
al quale andò la detta oste, e puoservi 1' assedio e combatterlo,
e per parti s'arrenderò pregioni, e '1 castello fu disfatto^ e'pre-
gioni ne furono menati in Firenze, e messi nella nuova pregio-
ne fatta per lo comune in su '1 terreno degli Uberti di costa a
: LIB^RO OTTAVO 97
ftàn Siìnmie, e per Io nome di qae' pregiolii Tenuti dalle Stio*
ehe^ che furono i primi che vi furono messi» la detta pregione
ebbe nome le Stinche (a). E Sfatto il castello , e partila la
detta oste, ne vennero in Valdipfesa e assediaro Moniecalvi^ il
quale aveàno )rubellato ì Cavalcanti, e quello assediato e com-
battuto, 8* arrenderono salve le persone ; ma uscendone uno fi-
gliuolo di messer Banco Cavalcanti , per uno de' figliuoli della
Tosa fu morto, ond^ ebbono grande biasiilioy per la sicurtà data
per lo comune , e nulla giustizia per lo comune ne fu. Lasce-
remo alquanto delle nostre avverse novità di Firenze, e faremo
incidenza, tornando alquanto di tempo addietro per raccontare
la fine della guerra dal re di Francia a* Fiamminghi, la quale
lasciammo addietro*
CAPITOLO LXXVI.
Incidenza; tornando alquanto addietro^ a roeeontare
dette Horie de' FiamtninghL
Negli anni di Cristo 1303, i Fiamminghi con loro oste gran^-
dissima corsone il paese d' Artese faccendo grande dammaggio^
e arsono il borgo d' Arches fuori di santo Mierì^ e puosonsi a
campo nel bosco di là dal fiume della Liscia. I Franceschi che
erano in santo Mieri più di quattromila uomini a cavallo e gente
a piede assai col maliscalco di Francia , saviamente ingannarono
i Fiamminghi, che parte di loro al di lungi dell' oste si misono
in (i) guato una notte» e V altra cavalleria e gente de* France-
schi assalirono i Fiamminghi dalla parte del borgo d' Arches. I
Fiamminghi vigorosamente tutti si misono alla 'neon tra de' Fran-
ceschi, e cominciarono la zuffa ; gli altri Franceschi ch'erano
neir aguato uscirono al di dietro sopra i Fiamminghi , i quali
veggendosi improvviso assalire> si misono in isconfitta, e rìma-
sonne morti più di tremila , gli altri si fuggirono al poggio
di Cassella. In questo medesimo anno e tempo il buono messer
Guido di Fiandra, il quale per retaggio della madre cusava ra-
gione sopra la contea d' Olanda e d' Isilanda, la quale tenea il
conte d' Analdo suo cugino, prima coli' aiuto e forza de' Fiam-
(0) Vedi Appendice d.^ 37.
(1) guato: .V. a. «guato, o agguato.
Gio rUlani T. IL 13
98 GIOVANTVI TII^LANf
minghi corse parte della contea d^Analdo, e poi con graaife oile
e navilio passò in Isilanda,e prese la terra di iiiddelbòrgi»,! e
quasi tntto il paese e quelle Isole d* intomo, salirò la lerri di
Silicea y la quale era molto forfè e bene gnemita. In qutslo
anno venne di Puglia in Fiandra messer Filippo (o) figlinola del
conte Guido di Fiandra, e lasciò e rifiutò al te Carlo di Puglia
il contado di Tiett, di Lanciano, e della Guardia in Abranl, il
quale egli tenea in fio dal re e per ^ote della moglie, per soc-^
correre il padre e* fratelli e il suo paese di Fiandra^ e amò ne*
glio d* essere povero cavaliere sanza terra > per aiutare e aoc-
correre la sua patria e avere onore, che rimanere ia^PugKa
ricco signore» Incontanente che fti in Fiandra, da* Fiamminghi
fu fatto signore e capitano di guerra , il quale usò In Rafia e
in Toscana e in Cicilia alle nostre guerre; fu molto sollecito
e franco, perocché alquanto era di te^tt.je coir oste de* Flam^
minghi andò sopra santo Mieri, e corse e distrusse gran parte
del paese in fino alla marina; e poi assediò la guasta terra del*
l'antica città di Ternana in Artese, perocch' era sanza mura,
pur cinta di fosse, e dentro v' erano in guardia duecento cava-
lieri lombardi, e millecinquecento pedoni toscani e lombardi e
romagnuoli con lance lunghe e tutti bene armati alla nostra
fuisa, onde i paesani di là si maravigliavano molto, e di loro
aveano grande spavento; i quali avea fatti venire di Lombardia
messer Musciaito Franzesi e messer Alberto Scotti di Kacenza,
la quale era una buona masnada e valente, e d'onde i Fiam-
minghi più temeano. E credendogli i Fiamminghi avere presi
in Ternana, perocché per moltitudine di loro, eh* erano più di
cinquantamila, aveano presa per forza la porta, e valico il fosso,
i Lombardi e' Toscani faccende serragli e sbarre nella ruga della
terra, rilegnendo e combattendo co' Fiamminghi, si gli resistei
tono tutto il giorno ; ma crescendo la potenza de' Fiamminghi,
per la moltitudine loro compresono tutta la terrà d* intomo ,
salvo dalla parte del fiume, e credendosi avere circondati e pre^
lutti i Lombardi sanza riparo ; ma i Lombardi e' Toscani, come
aavl e maestri di guerra, feciono uno bello e subito argomento
al loro scampo, e a Ingannare i Fiamminghi: ciò fu, ch'egli*
no (t) stiparono due case V una incontro all' altra, le quaH e-
(«) Vedi Appendice d.^ 38.
(i) 9tipmrono; diverti tono i lignificati del verbo itiparei io qnesfo
Km|o lignifica circondarono di nipn^ cioè di legoe minute da lar fiioeo.
LIBRO OTTAVO 9f
raso ia capo del ponte del fiume della Liscia che correa di cò-
sta alla terra^ e vegnendo ritegnendo la battaglia manesca col
Fiamminghi, lasciandosi perdere di serraglio in serraglio al lorf
scampo e ritratta , come furono presso al ponte misono fuoco
nelle dette case stipate, e yalicarono il ponte sani e salvi, e di
là dal fiume stavano schierati sonando loro (1) stromenti, e (2)
faccendo scherme de' Fiamminghi^ e saettando loro; e poi ri*
colti tutti , se n' andarono alla terra d' Aria in Artese , e poi
alla città di Tornai. I Fiamminghi^ per la forza del gran fuoco
non ^bono podere di seguirgli, onde rimasono con onta o ver*
gogna scornati dello inganno de' Lombardi , e per cruccio mi-
sono fuoco ^ e arsero e guastarono tutta la città di Ternana; e
poi sanza soggiorno se n' andarono per Artese guastando il pae-
se, e poosonsi ad oste alla forte e ricca città di Tornai quasi
intomo intomo con loro grande esercito^ e crescendo loro oste.
Ma la città era ben guernita di buona cavalleria e delle ma*
snade de* Lombardi e Toscani^ che poco o niente gli curavano;
ma di continuo le dette masnade uscivano ftiori della terra ^ e
assalivano l' oste de' Fiamminghi di di e di notte , dando loro
molto affanno e sollecitudine , e faccendo (3) romire la gran-
dissima oste ; e come erano cacciati da' Fiamminghi , si ridu-
ceano in Su' fossi di fuori sotto la guardia delle torri della città
e de' loro balestrieri ordinati in su le mura; e nulla altra gen-
te facea guerra a* Fiamminghi, e di cui più temessotio; e per
questo modo sovente gabbavano i Fiamminghi. In questa stanza
dell' assedio di Tornai, lo re di Francia molto straccato di spen-
dio^ per trattato del conte di Savoia si presono triegue per uno
anno da lui a' Fiamminghi, e levossi f assedio di Tomai; e1
conte Guido di Fiandra fii lasciato di pregione sotto sicurtà di
saramento e di stadichi^ e di ritornare in pregione infra certo
tempo; e andò cosi vecchio com'era in Fiandra con grande al-
legrezza per vedere suo paese libero dalla signoria de' France-
schi, e lare festa a' suoi discendenti e buona gente del paese.
(i) ttromentii nel tetto diee stormenth tome preia per fietm^groiia
per ghria, le quali metateii frequeotenente t^DcontraDO in tutti gli an-
tiebi, e noi rooltÌMime ne abbiam ài mano io mano notate.
(a) faccenda tckernie de^ Fiamminghi : ditpreisaodo , beffeggiando i
FiuDoiingbi.
(3) Fornirei t* a. rognérrggiare, lare strepito; ewmt fremire per fresiereé
100 GIOVANNI VILLANI
E ciò fatto, disse 9 che ornai non curava di morire, ^[oaiido a
Dio piacesse; e per Io saramento si tornò in preg^one a Com-
pigno^ e poco stante si mori; e rendè l' anima a Dio in aggio
di più di ottant' anni, come valente e savio uomo, e buono si-
gnore; e lui morto, il corpo suo fu recato in Fiandra^ e aop^
pellito a grande onore,
CAPITOLO LXXVII.
Come fu teor^ito e preso in mare messer Guido di Fiandra catta
sua armata , dall* ammiraglio del re di Franeiam
Fallite le triegue dal re di Francia a'Fiammioghi ranno ap->
presso 1304^ lo re di Francia fece uno grande apparecchia^
mento di molti baroni per andare in Fiandra , con più di do*
dieimila buoni cavalieri gentili uomini, e con più di cinquan*
tamila pedoni ; e col detto esercito e con grande fornimento
passò in Fiandra. In mare fece suo ammiraglio mèsser Rinieri
de' Grimaldi di Genova^ valente e franco uomo e bene avven-
turoso in guerra di mare, il quale da Genova venne nel mare
di Fiandra con sedici galee bene armate al soldo del re , per
guerreggiare per terra e per mare i Fiamminghi , per levare
r assedio della terra di Siligea in Fiandra , alla quale era il
buono e valente messer Guido di Fiandra con più di quindi-
cimila Fiamminghi sanza quelli del paese di sua parte. E cor-
seggiarono, e fatta gran guerra alle terre marine di Fiandra,
e preso mollo navilio con mercatanzie de' Fiamminghi per lo
detto ammiraglio si andò per soccorrere Siligea con venti navi
armate a Calese , e colle dette sedici galee. Messer Guido di
Fiandra veggendolo venire^ lasciò fornito in terra all'assedio a
Siligea con diecimila Fiamminghi, e armò ottanta navi, ovve-
ro cocche , al modo di quello mare , fornite con castella per
battaglia , e in ciascuna il meno cento uomini Fiamminghi e
del paese, ed egli in persona con molta buona gente sali in
su la detta armata e navilio , avendo il detto messer Binieri
Grimaldi e' Genovesi per niente^ per lo poco navile eh* avea a
comparazione del suo ; ma non istimava quello che portavano
in mare le galee de'Genovesi armate. SI s'affrontarono insieme^
e r assalto fu grande e forte e furioso del navilio di messer
Guido per gli Fiamminghi , per lo soprastarc che le sue navi
LIBRO OTTAVO 101
colle castella armate faceano alle galee dell' ammiraglio. Ma
messer Rinieri conoscendo il modo del combattere di quelle navi,
e della marea e ritratta che fa quel mare per lo fiotto^ si si
ritrasse addietro a remi colle sue galee , e lasciò le sue navi
per abbandonate, le quali erano armate di genti di quella ma*
rina; onde la maggiore parte furono prese e isbarattate , e cre-
devasi messer Guido e* Fiamminghi avere vittoria de' suoi ne-*
mici , e messo l' ammiraglio in fuga. Ma il savio ammiraglio
attese colle sue galee tanto che tornò il fiotto colla piena
marea , com' ò costume di quello mare , e la sua gente rinfre-
scata venne con forte rema delle sue galee come cavalli cor-
renti, e con molti balestrieri e moschetti in su ciascuna galea
assalendo e saettando le cocche e navi de' Fiamminghi , onde
molti furono fediti e morti. I Fiamminghi non costumati di si
fatto assalto e battaglia, e non potendo per forza di vele tor-
nare addietro nò ire innanzi , isbigoltirono molto. I Genovesi
con loro navilio mescolandosi tra *1 navilio de' Fiamminghi, si
si misono quattro galee coll'ammiraglio a combattere la grande
cocca dello stendale , ov'era messer Guido di Fiandra co* suoi
baroni , e quella per forza di saettamento e per prestezza di
gente con le spade in mano tagliando da più parti in su la
cocca , quella presono con molti fediti e morti da ciascuna
parte, e messer Guido, tra gli altri ch'erano rimasi, s'arrendeo
pregione. E presa la nave di messer Guido, l'altre furono tutte
sconfìtte e la maggior parte prese- E per abbondante la gente
de' Fiamminghi eh' erano all' assedio a Siligea furono assediati
eglino^ e per difetto di vittuaglia chi fuggi a pericolo di morte^
e chi s' arrendeo pregione ; e messer Guido con molti altri ne
fu menato preso in Francia a Parigi. Questa pericolosa e gran-
de sconfitta (a) ebbono i Fiamminghi all'uscita del mese d'A-
gosto gli anni di Cristo 1304. In questo medesimo tempo certi
di Baiona in Guascogna con loro navi^ le quali chiamano cocche,
passarono per lo stretto di Sibilla, e vennero in questo nostro
mare corseggiando, e feciono danno assai; e d'allora innanzi i
Genovesi e'Viniziani e'Gatalani usaro di navicare con le cocche,
e lasciarono il navicare delle navi grosse per più sicuro navi-
care, e che sono di meno spesa: e questo fu in queste nostre
marine grande mutazione di navilio.
(a) Vedi Appendice o.^ 39*
I0t2 GIOVANNI VILLINI
I
CAPITOLO LXXVDI.
Carne lo re di Francia eeonfieee i Fiamminghi a Momimpewnù
Nella detta state innanzi la sopraddetta sconfitta di
Guido di Fiandra , i Fiamminghi sentendo la venuta ohe '1 re
di Francia fòcea sopra loro; feciono grande apparecchiamento
d'oste, e furono più di sessantamila, e con loro signori e capi-
tani messer Filippo di Fiandra , e messer Gianni conte di Na-
murre , e messer Arrigo suo fratello , e messer Guiglielmo di
Giolteri, con gli altri baroni di Fiandra^ e di Namnrro, e d'A*
lamagna^ e altri loro amici vennero con loro oste a Lilla e alla
frontiera, per contradiare al re e a sua gente Tentrata in Fian*
dra. La gente del re vegnendo dalla parte di Tomai, iécioDO>
una grande (i) ponga al passo del ponte Agandino in su la Li»
scia per passare il fiume , e fùvvi ntorto 11 valente cavaKere
messer Gianni Buttafoco di queMi Gianville con più altri cava*
Heri franceschi , ma alla fine i Franceschi furono vincitori dei
passo^ e valicò il re con tutta sua oste, e accampossi tra Lilla
e Doagio nella valle del luogo detto Monsimpeveri. I signori di
Fiandra con loro oste scesono di Monsimpeveri ove erano ac-
campati , e stesono loro alberghi e tende , e accamparsi nella
piaggia sanza dirizzare tende o trabacche , con intenzione di
venire alla battaglia incontanente, per le novelle eh'aveano gii
della sconfitta d'Isilanda di messer Guido; e puosonsl alla rin*
centra del re di Francia e di sua oste , e scesono tutti a pie ,
chi avea cavallo, apparecchiati di combattere;, e aveano tanto
carreggio , che di loro carri per loro fortezza e sieurtade si
chiusone in tomo intomo tutta loro oste, che girava più di tre
miglia , e lasciarono al campo cinque uscite. Ma intanto fecio-*
no mala capitaneria di guerra, che quando stesono i loro padi*
glioni e trabacche levandosi dal poggio di Monsimpeveri, (2) tut*
(i) punga ▼• a. lo tlCMo the pugni.
(i) tutto toreimrcno: tutto legarono ÌBsienif; da toreiare, che ?nol ilìre
attorcere, itriogere, legare insienie, e forte fuol dir anche comprimere;
e la toetf torta oiata da Dante nel C. IV. del IViradiao , che pure ha
questo aìgnificato, è persona tene singolare del presente dell' indicatifo
del verbo toreiare, — Se mille volte violenta il torta, — ove torta
•Urebbc invece di torcia, posU la a invece del ei, il quale 9ctMbitmeaà%
\
j
\'
timo OTTAVO IM
lo tea^eUrono e caricarono co* loro arnesi e Tlttoaglia in so le
loro carta 9 e quasi eglino medesimi s' assediarono e assecca-
ronoi onde i Franceschi assalendogli al continuo in quella glor-
ìiata con quattordici battaglie, ciò sono schiere, ch'aveano fatte
di loro cavalleria , che di ciascuna era capitano • guidatore
uno de*inaggiori ignori di Francia, tegnendogU a badalucchi e
aggirandogli dintorno eoo loro schiere ordinate^ sonando Irom*
be e .naei^ere al continuo, molto gli affamtayano; e eglino rin-
ehin^ nel (1> carrino, ihh» si fioleano aiutare e offendere i
Franceschi.- B oltre a questo , Raccendo I Vraneescld venire I
loro pedoni, e spesinlniente I bidali, ciò sonoNàvarresi , Gua**
aconi, e Froaitali, e con altH di Linguadoca, leggieri d^ànm,
con balestra e con loro dardi e gìatellotti (8) a ftisoiie, e con
pietre pugnerecce conce a scarpelli a Tornai , oade il re aivea
fatti venire in su più carra, assalirò il carreggio de"* Fiamìnln-
gbi, « ha più parti lo 'ntorniaro e nibaro, e istando In solcar-
ti de'Fiammlnghi iettando e giltando pietre, e dardi alle schie-
re, onde molto forte aflHggeano il popolo di Fiandra ; e massi'»
inamente perchè ^1 tempo era caldissimo, e il fornimento di be-
Te e di ramgiare de' Fiamminghi ( che poco possono stare di-
giuni ) era loro malagevole , e non ordinato da potere avere',
perocch'era in sn^carri, onde molto furono confusi. E stando in
quieto tormento infino presso al vespro , non potendo più du-
rare « quasi come disperati di salute , alquanti di loro co* loro
ingttori « capitani ordinarono d^uscke della bastlta de'cmrrl, e
> fre^oentittiiiio pretto %M anliehiw Qitetflt on«rrasiom non è fatU da
al««ii ecMDiMDUCore di Dante , sm pvre sol la erediaaN» bob j^vs di
loBdaBienCo.
fe da oaierYtrti eli« Il leti* Davans. legge s w t Mi rpno inveoe di torcHi*
rofio* Ma tarebb' egli 4|oeato oa crror del eopiita? Noi lo abbiaiBO ere»
dato tale, ti perchè bob vediamo oome convenga In qoeato luogo il ver-
Ik» tornare , e li aBoora pereiiè totti gli altri codici da noi riieontratl
teggOBO ioreimronei: quindi abbiam eredoto ben fatto di aeguir la lesiona
«Ae €t è iembrata migliore. Batti T averto accennato.
(i) «arrmoe v. a. trincea fomuta di carri : forse dalla voce franceie
^mmré, quadrato: po^ riguardarti questa voce osata anche per cariagghf
oome in questo stesso Cap, ove dice; iasciarono tutto il hro carrino.
(a) m fu9om$i v. a. usata a modo di avverbio, e vuol dire: In grande
mUcmUinta* La osò pure il Boccaccio, e si trova riferita nel priuM verso
del Pataffio.
t04 GIOVAKNI TfLlAin
assalire l'oste de* Franceschi; e il buono messer GtiiglielniG M
Giulieri con certi eletti di Bmggia e del Franco di Bruggia fn
una schiera , e messer Filippo di Fiandra con certi di quegli
di Ganto e del paese nn*altra schiera^ e messer Gianni cónte di
Nataurro con certi di quegli d'Ipro e della marina furono on'al-
tra schiera. E subitamente , non prendendosi guardia di cid i
Franceschi, uscirono a uno segno e grido del loro oampo da-tre
parti, con grande ftiria e romòre assalendo 1 Francesclii; e fa
si grande e forte l'assalto de'Fiamminghi> che nse^r Carlo €L
Valos^ e '1 conte di san Polo , e più altre schiere fuNmo rotte;
e misonsi in Volta* 11 buono messer GvigUelmo di GMieri con
que'di Bruggia e del Franco, se n' andarono diritto «He logge
e padiglione del re di Francia con si gran furia^ uccidendo
chiunque si parava loro innamEt, sicché non ebbono quasi nullo
oontasto; si furono al padiglione del re^ trovando gli arrosti e
la vivanda della cena deVranceschi a fìioco^ e queVe tutte m-
baro e mangiarono , e andando cercando la persona de! n , Il
trovarono Isproweduto e quasi disarmato ^ a pie ^ che indosso
non aveaarme, se non uno (1) ghiazzerino; e perchè noi tro-
varono coirarm| reali indosso, noi conobbono^ che di certo mor-
to lo avrebbono, che n'aveano il podere, e avrebbono finita la
ioro' guerra, se Iddio l'avesse assentito; e pure cosi sconosciuto,
-ebbe ilo re troppo a fare a montare a cavallo, e furongli morti
a'piò parecchi grandi borgesi di Parigi , eh' aveano V uficio di
metterlo a cavallo. Ma come fu montato, cominciò a sgridare i
suoi e a dare loro conforto, e di suo corpo fare maraviglie d^ar^
me^ Come quegli ch'era forte, e di (2) fazione di corpo il me"
glio fornito che nullo cristiano che al suo tempo vivesse ; stec-
che in poca d'ora s'ebbe riscosso da' nemici^ e messigli in vol-
ta, e ricoverato il campo. E messer Carlo suo fratello e gli al-
tri baroni che con loro schiere de' cavalieri foggiano, sentendo
che il re con sua schiera tenea campo, tornare addietro e in-
grossare la battaglia del re, e fn si possente, che mise in rot-
ta e in isconClta i Fiamminghi. E in quella pugna rimase mor-
to il buono messer Guìglielmo di Giulieri c^n più cavalieri e
baroni e buoni borgesi eh' erano con lui , ma non sanza gran
(i) ghiaiterinoi un'armatara fatta di maglia da iodottam a guisa di
< floraaia.
(^) Jazione: foggia, firma, struttura di corpo.
LltiRO OTTAVO 105
dammaggto de' Pranceschi^ che in quello assalto morlo il conte
d\4Izurro, e '1 conte di Sansurro, e messer Gianni figlinolo del
duca di Borgogna, e più altri baroni e cavalieri in quantità di
millecinquecento e più, e de'Fiamminglii vi rimasono morti più
di seimila , e lasciarono tutto il loro carrino e arnese ; e durò
l'aspra battaglia infino alla notte con torchi accesi. E di certo
per virtù solo della persona del re, i Franceschi vinsono e eh-
bono vittoria della detta battaglia: e messer Filippo di Fiandra
con gran parte de* Fiamminghi si fuggirò , e ricoverarono la
notte in Lilla: e messer Gianni di Namurro e messer Arrigo suo
fratello fuggirono la notte a Ipro^ e rimase lo re coTranceschi
vincitori in su '1 campo. L'altro di appresso ordinò eh' e'Fran-
ceschi morti fossono soppelliti , e cosi fu fatto in una badia la
quale é ivi di costa al piano ove fu la battaglia, e fece decre-
to e gridare sotto pena del cuore e d' avere ^ che a nullo cor-
pò de'Fiamminghi fosse data sepoltura, ad esemplo e perpetua-
le memoria. E io scrittore ciò posso testimoniare di vero, che
a pochi di appresso fui in su '1 campo dove fu la battaglia, o
vidi tutti i corpi morti e ancora (1) non intamati. E la detta
(i) non intamati: f. a. intatti, non toccati. Tutti i codici da noi ri-
•eontrati li accordano a leggere non intamati, e il solo Cod. Dav. col
•no segaaee ohe fu del Salfint , da noi tante altre volte nominato , ha
non intaminatL Se traienrando d'investigar l'etimologia delle parole, ei
contentaasimo di assegnar loro an signiBcato quale richiede semplicemente
il contesto, noi potremmo adottare indistintamente le voci intamati e in»
taminati, e dire, che 1' una e 1' altra significar voglia sepolti, come pare
abbian fatto gli Accademici della Crusca* Ma se al contrario il miglior
modo, e più sicuro , di assegnare il senso alle voci è quello di riguar-
dare al contesto, e insieme alla loro etimologia , bisogna convenire do-
versi lasciare addietro la lettone del test. Dav. e ritenere 1' altra come
la sola buona e ragionevole. Imperocché, donde deriva la voce intaminati
del Cod. Dav. , e quale secondo la sua derivazione n' è il significato?
Ella non può sicuramente discendere che dtWintaminatut dei Latini, che
vaol dire puro, incorrotto, incontaminato» Dunque corpi intaminati vor-
rebbe dire: corpi interi^ incorrotti, non contaminati. Ma poiché il testo
dice : vidi i corpi morti e ancora non intaminati , viene a riuscire no
diacorto aenia andamento e ripugnante al buon senso, poiché quel nois
lo goasta per modo, che dice tutto il contrario.
L'altra lesione dice: vidi tutti i corpi morti, e ancora non intamati.
Derivando la voce intamttto dalla francese entamé, tosto ne raggiungiamo
érto. rUlani r. //. 14
106 G10TAKNI VILLANI
battaglia fu all' uscita del mese di Settembre , gli anni di Cri*
sto 1304 (a).
CAPITOLO l:
•%:i à
CofM poco appresio la sconfitta di Monsimpeveri , i FtammtV
gki tornarono per combattere col re di Francia, e ebbono buo-
na pace.
V altro di appresso che '1 re di Francia ebbe la vittoria
de'Fiamminghi) si si parti di quello luogo ove fu la battaglia,
e con tutta sua oste si puòse all' assedio alla terra di Lilla ,
ov'era rinchiuso e rimase messer Filippo di Fiandra con certa
buona gente d*arme per difendere la terra e quella tutta cir-
condata, si che nullo ne potea uscire né entrare; e girava Foste
del re più di sei miglia^ e fece rizzare molti dificii e toni di
legname per combattere la terra e '1 castello , il quale era
molto forte e bello , fatto per Io re alla prima guerra ; e di
certo sanza lungo dimoro si credea il re avere la villa e '1
castello per forza o per fame. In questo stante avvenne grande
maraviglia , e bene da farne nota e ricordanza ; che tornato
messer Gianni di Namurro a Bruggia, e richesli quegli del pae-
se al soccorso di Lilla, non isbigottiti né spaventati delle due
grandi sconfitte ricevute cosi di corto a Silisea in mare e a
Monsimpeveri^ ma cx)n grande ardire e buono volere tutti quegli
del paese lasciando ogni loro arte e mestiere s' apparecchiarono
di venire all'oste; e in tre settimane dopo la sconfitta, ebbono
rifatti padiglioni e trabacche^ e chi non ebbe panno lino, si le
il tignìficato , e U lesione sembra cliiara e sicura. Entamé è participio
Hel terbo entamer, che vuol dire scalfire, intaccare , manomettere^ leg'
fiermente lacerare , levare una pìccola parte da una cota intera. Dun-
que corpi ancora non intamati , rigorosamente parlando, vorrebbe dire i
corpi incorrotti, non guasti, corpi interi; e noi per maggior coercnsa del
testo, ma senta dilungarci dal fero significato della parola, amiamo dire
piuttosto: corpi intatti, non toccati, latciati stare, perchè cosi s'intende
eseguito l'ordine del re di non seppellire i corpi dei Fiamminghi, e non
ineorresi nell'assurdo , che alcuni giorni dopo la battaglia quei eadateri
fossero ancora Interi e incorrotti,
(«) Vedi Appendiee p.^ 4^«
LIBRO OTTAVO 107
fece di (1) buone bianche d' Ipro e di Ganto. E raunato di
tutto il paese il carreggio e tutti i fornimenti d'oste, armaronsi
nobilemente, e tutti per compagnie d' arti e di mestieri , con
soprasberghe nuove di fini drappi divisata V una compagnia
dall'altra^ e furono bene cinquanta migliaia d'uomini d'arme,
e tutti si giurarono insieme di mai non tornare a loro casa ,
eh' eglino avrebbono buona pace dal re, o di combattersi con lui
e con sua gente, perocché meglio amavano di morire alla batta-
glia che vivere in servaggio. E cosi caldi e disperati ne ven-
nero al ponte a Guarestona sopra la Liscia presso di Lilla , e
accamparonsi incontro all' oste del re di Francia ; e per loro
araldi ( ciò sono uomini di corte ) feciono richiedere lo re di
battaglia. Quando lo re vide venuto cosi grande esercito di
Fiamminghi in cosi poco di tempo e cosi disposti a battaglia ,
si maravigliò molto, e temette forte, avendo assaggiato a Mon-
simpeveri la loro disperata furia; e richiese suo consiglio de'suoi
baroni, de'quali non v'ebbe ninno si ardito che non avesse te-
menza , dicendo al re: Benché Iddio adesso ci desse di loro la
vittoria , non sarebbe sanza grande pericolo della nostra gente
e cara baronia^ perocch'essi combatteranno come gente disperata.
Per la qual cosa il duca di Brabante , eh* era venuto come
mezzano nel!' oste del re col conte di Savoia insieme, s' intra-
misono d' accordo e pace dal re a' Fiamminghi ; e come pia-
cque a Dio, e per la tema de'Franceschi, la pace fu fatta e con-
fermala in questo modo: ch'e'Fiamminghi rimarrebbono in loro
franchigia e libertà per lo modo antico e consueto, e ch'eglino
riavrebbono i loro signori liberi delle carcere del re di Fran-
cia , ciò era messer Uoberto di Bellona primogenito del conte
Guido di Fiandra , e che succedea a essere conte , e messer
Guiglielmo di Fiandra , e messer Guido di Namurro suoi fra-
telli^ e più altri baroni e cavalieri, e borgesi fiamminghi presi;
(i) di buone bianche ec. Tutti i codici e gli stampati conveogooo in
qaeita lezione, se non che in alcuni v' è la difTerensa dal num. sing. al
pinr. cioè, alcuni leggono di buone bianche, altri di buona bianca, diffe*
renza da non valutarsi. Ma , e che mai sono queste buone bianche ' noi
crediamo che bianca sost. equivalga a quello che oggi si dice in Tosca-
na biancheua , cioè, panno di lana bianco per uso di foderare abiti da
inverno. E ciò torna assai bene col testo, poiché ehi non ebbe panno lino
per far padiglioni e trabacche, le fece di questo panno di lana. Né bianca^
ni biandieiUi è nel Vocabolario.
108 GIOVAimi VILLARl
e che il re restituirebbe al conte d'Universa figliuolo del detto
inesser Roberto conte di Fiandra la contea d'Universa e quella
di Rastrello , le quali il re di Francia per la guerra gli avea
tolte e levate. D'altra parte i Fiamminghi per patti della pace
e ammenda al re, lasciavano a queto tutta la parte di Fiandra
dal fiume della Liscia verso Francia che parlano Piccardo,
cioè Lilia, Doai , e Orci, e Bettona, con più villate ; e oltre a
ciò pagare al re in certi termini libbre duecentomUa di buoni
parigini. E cosi fu giurata e promessa^ e messa a seguizione,
e in questo modo ebbe fine la dura e aspra guerra dal re di
Francia a' Fiamminghi. Lasceremo di questa materia , eh* ha
avuto suo fine, e torneremo a nostra , a dire de' tatti d' ItaRa
e della nostra città di Firenze, ch'assai novità furono in questi
tempL E prima della morte di papa Benedetto , e di que^
che succedette appresso.
CAPITOLO LXXX.
Come mori papa Benedetto, e della ntLOva elezione di
papa Clemente quinto.
Negli anni di Cristo 1304 a di 27 del mese di Luglio, mori
papa Benedetto nella città di Perugia^ e dissesi di veleno; che
stando egli a sua mensa a mangiare, gli venne uno giovane ve-
stito e velato in abito di femmina servigiale delle monache di
santa Petronella di Perugia, con uno bacino d' argento, iv' en*
tro molti belli fichi fiori, e presentogli al papa da parte della
badessa di quello monastero sua di vota. Il papa gli ricevette a
gran festa^ e perchè gli mangiava volentieri, e sanza farne fare
^fi»?^o> perchè era presentato da femmina, ne mangiò assai, on-
de incontanente cadde malato, e in pochi di morio, e fu sep-
pellito a grande onore a' frati predicatori, eh' era di quello or-
dine, in santo Ercolano di Perugia. Questi fu buono uomo^ e
onesto e giusto , e di santa e religiosa vita , e avea voglia di
fare ogni bene, e per invidia di certi de' suoi frati cardinali,
si disse ^ il feciono per lo detto modo morire; onde Iddio ne
rendè loro, se colpa v' cbbono, in brieve assai giusta e aperta
vendetta , come si mostrerà appresso. Che dopo la morte del
detto papa nacque scisma^ e fu grande discordia infra '1 colle-
gio de' cardinali d* eleggere papa, e per loro sette erano divisi
LIBRO OTTAVO 109
in due parti quasi uguali; dell' una era capo messer Matteo
Rosso degli Orsini con messer Francesco Guatani nipote che fu
di papa Bonifazio, e dell' altra erano caporali messer Napoleone
degli Orsini dal Monte e '1 cardinale da Prato^ per rimettere i
loro parenti e amici Golonnesi in istato, ed erano amici del re
di Francia , e pendeano in animo ghibellino^ Ed essendo stati
per tempo di più di nove mesi rinchiusi^ e costretti per gli Pe-
rugini perchè chiamassono papa, e non poteano avere concor-
dia, alla fine trovandosi il cardinale da Prato con messer Fran-
cesco cardinale de' Guatani in segreto luogo, disse : Noi faccia-
mo grande male e guastamento della Chiesa a non chiamare pafa.
E messer Francesco disse: E' non rimane per me. Quello da
Prato rispuose: E «' io ci trovassi buono mezzo^ saresti contento?
Rispuose di si; e cosi ragionando insieme vennero a questa con-
cordia, per industria e sagacitA del cardinale da Prato, trattan-
do col detto messer Francesco Guatani in questo modo gli diede
il partito, che 1' uno collegio per levare ogni sospetto eleggesse
tre oltramontani , soIBcienti uomini al papato , cui a loro pia-
cesse , e V altro collegio infra quaranta di prendesse l' uno di
que* tre, cui a loro piacesse, e quegli fosse papa. Per la parte
di messer Francesco Guatani fu preso di fare la lezione , cre-
dendosi prendere il vantaggio, e elesse tre arcivescovi oltramon-
tani, fatti e creati per papa Bonifazio suo zio, molto suoi amici
e confidenti, e nemici del re di Francia loro avversario, confi-
dandosi quale che 1* altra parte prendesse, d' avere papa a loro
senno e loro amico. Infra quegli tre, fu l' arcivescovo di Bor«
dello il primo più confidente. Il savio e provveduto cardinale
da Prato si pensò, che meglio si potea fornire il loro intendi-
mento a prendere messer Ramondo del Gotto arcivescovo di
Bordello, che nullo degli altri, con tutto che fosse creatura del
papa Bonifazio, e non amico del re di Francia, per offese fatte
a' suoi nella guerra di Guascogna per messer Carlo di Valos ;
ma conoscendolo uomo vago d' onore e di signoria , e eh' era
Guascone, che naturalmente sono cupidi, che di leggieri si po-
tea pacificare col re di Francia; e cosi presono il partito se-
gretamente , e per saramento egli e la sua parte del collegio ,
e ferme dall' uno collegio all' altro le carte e cautele delle dette
convenenze e patti, per sue lettere proprie e degli altri cardi-
nali di sua parte scrissono al re di Francia, e inchiuse dentro
sotto loro suggelli i palli e convenenze e commissione da loro
110 GIOTlllNI TILLAlfl
air altra parte del collegio 9 e per fidati e booni corrieri ordi-
nati per gli loro mercatanti ( non sentendone nulla V altra
parte ) mandarono da Perugia a Parigi in undici dl^ ammonen-
do e pregando il re di Francia per lo tenore delle loro lettere^
che s' egli volesse racquistare sno stato in santa Chiesa, e lile-
vare i suoi amici Golonnesi, che '1 nimico sì facesse ad amico,
ciò era messer Ramondo del Gotto arcivescovo di Bordello, l'u-
no de' tre eletti più confidenti dell' altra parte, cercando e trat-
tando con lui patti larghi per se e per gli amici suoi, peroe^
che in sua mano era rimessa la lezione dell' uno di que' tre cui
a lui piacesse. Lo re di Francia avute le dette lettere e com-
missioni , fu molto allegro e sollecito alla impresa. In prima
mandate lettere amichevoli per messi in Guascogna a messer
Ramondo del Gotto arcivescovo di Bordello , che gli si facesse
incontro , che gli volea parlare; e infra i presenti sei di fu H
re personalmente con poca compagnia e segreta conferito coi
detto arcivescovo di Bordello^ in una foresta badia nella con-
trada di san Giovanni Angiolini ; e udita insieme la messa , e
giurata in su V altare credenza , Io re parlamentò con lui , e
con belle parole, di riconciliarlo con messer Carlo, e poi si gli
disse: Vedi arcivescovo^ i* ho in mia mano di poterti fare papa
s* io voglia^ e però sono venuto a tei e perciò, se tu mi promet-
terai di farmi sei grazie eh* io ti domanderò, io ti farò q%usto
onore: e acciocché tu eie certo eh* io n' ho il podere^ trasse fuori
e mostrogli le lettere e le commissioni dell' uno collegio de* car-
dinali e deir altro. Il Guascone covidoso della dignità papale ,
veggendo cosi di subito come nel re era al tutto di poterlo fare
papa , quasi stupefatto deli' allegrezza gli si gittó a' piedi , e
disse: Signore mio, ora conosco che m'ami più che uomo che
sia , e vuoimi rendere bene per male : tu hai a comandare e io
a ubbidire, e sempre sarò così disposto. Lo re il rilevò suso» e
basciollo in bocca, e poi gli disse: Le sei speziali grazie ch'io
voglio da te sono queste. La prima , che tu mi ricondli perfet-
tamente eolla Chiesa , e facci perdonare del misfatto eh* io com-
misi della presura di papa Bonifazio. Il secondo, di rieomuni-
care me e* miei seguaci. Il terzo articolo, che mi concedi tutte le
decime del reame per cinque anni per aiuto alle mie spese e' ho
fatte per la guerra di Fiandra. Il quarto, che tu mi prometti di
disfare e annullare la memoria di papa Bonifazio. Il quinto, che
tu renda V onore del cardinalato a messer Iacopo e a «lessfa
llftRO OTTATO ili
Piero dMa Colonna, e rimettigli in ttato, e fai con loro imieine
€€rti miei amici cardinali. La eeeta grazia e ftomena mi riservo
a luogo e a tempo, ch'i segreta e grande, (a) V arcivescoYO pro-
mise tutto per saramento in sul Corpus Domini , e oltre a ciò
gli die' per istadichi il fratello e due suoi nipoti; e lo re giurò
a lui e promise di farlo eleggere papa. E ciò fotto^ con grande
amore e festa si partirò , menandone i detti stadielii sotto co-
verta d* amore e di riconciliargli con messer Carlo, e tomossi
lo re a Parigi; e incontanente riscrisse al cardinale da Prato
e agli altri di suo collegio, ciò eh' avea ietto, e che sicuramente
eleggessono papa messer Ramondo del Gotto arcivescovo di Bor-
dello , siccome confidente e perfetto amico. B come piacque a
Dio, la bisogna fu si sollecita, che in trentacinque di fu tornata
la risposta del detto mandato alla città di Perugia molto se-
greta. E avuta il cardinale da Prato la detta risposta , la ma-
nifestò al segreto al suo collegio, e richiese cautamente l'altro
collegio, che quando a loro piacesse si congregassono in uno,
r>h*eglìno voleano osservare i patti, e cosi fu fatto di presente.
E raunati insieme i detti collegi, e come fu bisogno a ratifica-
re e confermare l'ordine de' detti patti con vallate carte e sa»
ramenti fu fatto solennemente. E ciò fatto, per lo detto Cardi-
nale da Prato proposta saviamente uua autoriti della santa
Scrittura, che a ciò si confacea, e per l'autorità a lui commes-
sa per lo modo detto, elesse papa il sopraddetto messer Ramon-
de del Gotto arcivescovo di Bordello; e quivi con grande alle-
grezza da ciascuna parte fu accettato e confermato, e cantato
con grandi voci Te Deum laudamus eie. non sappiendo la par-
te di que'di papa Bonifazio lo 'nganno e '1 (1) tranello com'era
andato , anzi si credeano avere per papa quello uomo di cui
più si confidavano: e gittate fuori le polizze della lezione, gran
contasto e zuffe ebbe tra le loro famiglie , che ciascuno dicea
ch'era amico di sua parte. E ciò fatto , e usciti i cardinali di
là ov'erano inchiusl, incontanente ordinaro di mandargli la le-
zione e decreto oltre i monti là dov'egli era. Questa lezione fu
fatta a di 5 di Giugno gli anni di Cristo 1305, ed era stata
vacata la sedia apostolica dieci mesi e ventotto di. Avemo fatta
si lunga menzione di questa lezione del papa, per lo sottile e
(a) Vedi Appendice n.^ 4>-
(f) iranello: trama, inganno furbctcamente ordito.
112 GIOVANNI VILLANI
be!Io iDganno come fatta fu, e per esemplo del ftataro, peroc-
ché grandi cose ne seguirono appresso, come per innanzi Di-
remo al tempo del suo papato e del successore memoria. E
questa lezione fu cagione perchè il papato rivenne agli oltrar
montani e la corte n'andò oltre i monti , sicché del peccato
commesso per gli cardinali italiani della morte di papa Bene-
detto, se colpa v'ebbono, e della frodolente lezione furono be-
ne gastigati da*Guasconi, come diremo appresso.
CAPITOLO LXXXI.
DMa coronazione di papa Gemente quinto^ e de'eardinaU
che fece.
Portata la lezione e '1 decreto all' eletto papa arcivescovo di
Bordello infino in Guascogna dov'egli era, accettò il papato al-
legramente, e fecesi nominare papa Clemente quinto, e incon-
tanente mandò per sue lettere citando tutti i cardinali, che san-
za indugio venissono alla sua coronazione a Leone sopra il Ro-
dano in Borgogna, e simile richiese il re di Francia, e '1 re
d'Inghilterra, e quello d'Araona, e tutti i nominati baroni di \k
da' monti, che fossono alla sua coronazione. Della quale riche-
sta e citazione , la maggiore parte de' cardinali italiani si ten-
nero gravati e forte ingannati, credendosi, che avuto il decre-
to , venisse a Roma a coronarsi ; e messer Matteo Rosso degli
Orsini, ch'era il priore de'cardinali e il più attempato , e che
più malvolentieri si partiva da Roma, avvedutosi dello inganno
ch'egli e la sua parte aveano avuto di questa lezione , disse a!
cardinale da Prato : Yenuto ee* alla tua di conducerne oltre i
monti, ma tardi ritornerà la Chiesa in Italia^ sì conosco fatti i
Guasconi. E venuto il papa e* suoi cardinali a Leone sopra Ro-
dano, fu coosecrato e coronato papa il di di santo Martino a
di 11 di Novembre, gli anni di Cristo 1305, in presenza del re
Filippo di Francia, e di messer Carlo di Valos, e di molti l>a-
roni, il quale, come promesso gli avea, il ricomunicò e restituì
in ogni onore e grazia di santa Chiesa, la quale gli avea leva-
ta papa Bonifazio , e donogli le decime di tutto il suo reame
per cinque anni : e a richesta del detto re per le presenti (1)
(i) te digiune: le quattro tempora.
LIBRO OTTATO 113
digiune ) a di 22 del mese di Dicembre , fece dodici cardinali
tra Guasconi e Franceschi, amici e uficiali del re, intra' qoali,
come promesso avea^ fece cardinali messer Iacopo e messer Pie- '
ro della Colonna, e ristituigli in ogni grazia ch'avea loro tolta
e levata papa Bonifazio ; e confermò al re Giamo d'Araona il
privilegio che gli avea dato papa Bonifazio del reame di Sar-
digna. £ ciò fatto , se n* andò co' suoi cardinali e con tutta la
corte alla sua città di Bordello, ove tutti gl'Italiani , cosi bene
i cardinali come gli altri, furono male veduti e trattati, secon-
do il grado della loro dignità, perocché tutto guidavano i car-
dinali guasconi e franceschi. Nel detto verno fu grandissimo fred-
do per tutto, e spezialmente oltre i monti, che ghiacciò il Ro-
dano, sicché su vi si potea passare a pie e a cavallo, e tutti i
grandi fiumi, e il Reno, e la Mosa , e la Senna, e l' Era , e lo
Scalto ad Anguersa ; e eziandio ghiacciò il mare di Fiandra, e
alle marine d'Olanda e Isilanda e Danesmarche più di tre leghe
infra mare^ che fu gran maraviglia. Lasceremo alquanto de*fatti
del papa al presente^ e torneremo a nostra materia de' fatti di
Firenze.
CAPITOLO LXXXU.
Come % Fiorentini e' Lucchesi auediarono e vinsono la città
di Pistoia.
Negli anni di Cristo 1305 , avendo i Fiorentini avute le mu-
tazioni dette addietro della cacciata de' bianchi alle porte , e
quella parte bianca e ghibellina scacciata e vinta in tutte par-
ti quasi di Toscana^ salvo della città di Pistoia, la quale si te-
nea per parte bianca col favore de'Pisani e degli Aretini^ e e-
ziandio de'Bolognesi, i quali si reggeano a parte bianca, dubi-
tando i Fiorentini che non crescesse la loro potenza sostegnen-
do Pistoia, si si provvidono e chiamarono loro capitano di guer-
ra Ruberto duca di Calavra, (a) figliuolo e primogenito rima-
80 del re Carlo secondo , il quale venne in Firenze del mese
d'Aprile del detto anno con una masnada di trecento cavalieri
araonesi e catalani , e molti (1) mugaveri a piò , la quale fìi
(a) Vedi Appendiee d.^ 4^*
(i) mugaveri: il rouga?ero era in antico una ipeeie di dardo, onde oe
venne il nome di mugaveri assoldati che n'erano amati.
Gio Villani T. IL 15
114 OtOVANNI ?ILLA1II
molto bella gente, e avea tra loro di valenti e rtnomaU uomi'
ni di guerra; il quale da' Fiorentini fìi ricevuto a modo di re
molto onorevolemente. E riposato alquanto in Firenze, s'ordinò
r oste sopra la citte di Pistoia per gli Fiorentini e Lucchesi e
gli altri della compagnia di parte guelfa di Toscana: e mosso-
no bene avventurosamente col detto duca loro capitano a di 20
del presente mese di Maggio; e'Lucchesi e 1* altra amistà ven-
nero dair altra parte , e circondarono la città intorno intomo
colle dette osti, e guastarla d'intorno; e poco tempo appresso
l'affossaro e steccare al di fuori con più battifolli, sicché nulk>
vi potea entrare né uscire; dentro v'erano tutti i Pistoiesi bian-
chi e ghibellini , e messer Tolosato degli liberti con masnada
di trecento cavalieri e pedoni assai , soldati per gli bianchi e
ghibellini di Toscana. E stando i Fiorentini nella detta oste in-
torno a Pistoia, si teneano un'altra piccola oste in Valdarno di
sopra all'assedio del castello d'Ostina, il quale aveano fatto m-
liellare i bianchi; e quello cbbono a patti i Fiorentini nel pre-
sente mese di Giugno, e feciongli disfare le mura e le fortez-
ze. Per la detta oste eh' era sopra la città di Pistoia , messer
Napoleone degli Orsini cardinale, e 'l cardinale da Prato, a pe-
tizione de'bianchi e ghibellini, richiesono papa Clemente ch'e-
gli si dovesse interporre di mettere pace tra' Fiorentini e' loro
usciti , com'avea cominciato il suo antecessore papa Benedetto
per bene del paese d'Italia, e ch'egli facesse levare l'oste da
Pistoia: onde il detto papa mandò due suoi legati cherici gua-
sconi, e del mese di Settembre furono in Firenze e nell' oste ;
e comandarono al comune, e simile al duca Ruberto, e aXuc-
chesi , e agli altri capitani dell' oste , che si dovessono levare
dall' assedio di Pistoia sotto pena di scomunicazione. Al quale
comandamento i Fiorentini e* Lucchesi furono disubbidienti e
non si partirono dall'assedio di Pistoia; per la qual cosa i det-
ti legati, scomunicare i rettori della cittade e'capitani dell'oste^
e pousono lo interdetto alla città di Firenze e al contado. Il
duca Roberto per non disubbidire al papa si parti dell'oste con
sua privata famiglia , e andonne a corte a Bordello , e lasciò
nell'oste il suo maliscalco messer Dego della Batta Catalano, e
tutti i cavalieri i quali v'avea menati al servigio de'Fiorentini
e al loro soldo; e' Fiorentini e'Lucchesi, ricrescendo loro l'as-
sedio al continuo, e' convenia che tutti i cittadini v* andassono
o mandassono come toccava per vicenda, o pagassono una im-
LIBBO OTTIVO ||5
posta per capo d'uomo com'era lassato, la quale si chiamò la
sega. Nel detto assedio ebbe moia assalti e badalucchi a caval-
lo e a pie, e dammaggio dell'una parte e dell' altra, perocché
dentro avea franche masnade; e chiunque era preso che n'uscis-
se, all'uomo era tagliato il pie, e aUa femmina il naso, e ri-
pinto dentro nella citte per uno ser Landò d'Agobbio , crudele
e dispietato uficiale, il quale per gli Fiorentini fu soprannoma-
to Longino. E cosi stette e durò la detta oste tutta la vernala,
non lasciando per nevi né per piove né per ghiacci. Alla fine
vegnendo a que' d' entro meno la vivanda , e sentendo che di
Bologna era cacciala la parte bianca, avendo perduta ogni spe-
ranza di soccorso, si s' arrenderò salve le persone , e tennonsi
insino a tanto che nulla vi rimase a mangiare , avendo man-
giati i cavalli, e pane di saggina e di semola, nero come mo-
ra e duro come ismalto, e quello ancora follilo. E ciò fu a di
10 del mese d'Aprile , gli anni di Cristo 1306 (a). E rendnta
la terra, se n*uscirono le masnade e*caporali de'bianchl e ghi-
bellini. E avuta la detta vittoria di Pistoia i Fiorentini e' Luc-
chesi, feciono tagliare le mura della città e gli steccati, e ro-
vinare ne'fossi, e più torri e fortezze feciono disfare, e il con-
tado di Pistoia partirò per metade, e la parte di verso levante
e del monte di sotto con tutte le castella > e 1 piano infino
presso alla città ebbono In parte i Fiorentini , prlvilegiandolsl
a perpetuo. E feciono disfare la rocca di Carmtgnano per le-
varsi dalla vista di Firenze, la quale I Fiorentini aveano com-
perata da messer Musciatto Franzesi, che gliel'avea data mes-
ser Carlo di Valos ^ quando fu paciaro in Toscana. E* Lucchesi
ebbono dalla parte di ponente daUa città In là verso Serraval-
le , e tutta la montagna di sopra , e la signoria della città di
Pistola rimase a'Fiorentinl e a'Luoohesi , dell^uno podestà, del-
Taltro capitano. E per questo modo fu abbattuta la superbia e
grandezza de*Pistolesl, e puliti deioro peccati, e recai*! a tanto
servaggio. E ciò folto, tornarono i Fiorentini in Firenze con
grande allegrezza e trionfo; e a messer Bino Gabbrielll d'Agob-
bio, podestà di Firenze e capitano dell'oste, entrando in Firen-
ze, gli fu recato sopra capo II palio di drappo ad oro per gli
cavalieri di Firenze a piede a modo di re; e per simile modo
feclona i Lucchesi alla loro tornata a Lucca. Nel detto anno
(a] Vedi Appendi ce lu^ 4^*
116 GIOTANRI ?ILLA1II
deir assedio di Pistoia fu grande caro io Toscana , e Talse fo
Firenze lo staio del grano alla misura rasa mezzo fiorino d^oro.
CAPITOLO LXXXni.
Come la città di Modona e di Reggio si rubellarono al mar-
chese da Esti, e come furono cacciati i bianchi e' ghibellini di
Bologna,
Nel detto anno 1305 del mese di Febbraio , d rubellaro al
marchese Azzo da Esti la città di Modona e quella di Reggio ,
le quali per lungo tempo V avea tenute e signoreggiate tiran-
nescamente , e ressonsi a comune , e in loro libertade. B nel
detto anno in calen di Marzo reggendosi la città di Bologna a
parte bianca , e avendo compagnia co' bianchi e ghibellini ^
Toscana e di Romagna , il popolo di Bologna il quale natural-
mente é guelfo 9 non piacendo loro si fatto reggimento e com-
pagnia co'ghibellini di Toscana e di Romagna loro antichi ne-
mici , e per conforto e sodducimento de'guelfi di Firenze , le-
varo la città a romore , e con armata mano cacciarono della
città e del contado i caporali di parte bianca , e i ghibellini
tutti , e usciti di Firenze, e isbandirgli per rubclli: e ordinaro
che neuno bianco o ghibellino si lasciasse trovare in Bologna,
o nel distretto, sotto pena dell'avere e della persona, andando-
gli cercando e uccidendo con loro bargello, deputato per lo
IK>polo sopra ciò, con grande seguito di masnadieri. E feciono
i Bolognesi incontanente lega e compagnia co' Fiorentini e
coXucchesi e con gli altri guelfi di Toscana.
CAPITOLO LXXXIV.
Come ti levò in Lombardia un fra Dolcino con grande
compagnia d'eretici, e furono arsi.
Nel detto anno 1305 del contado di Novara in Lombardia tu
uno frate Dolcino , il quale non era frate di regola ordinata ,
ma fraticello sanza ordine^ con errore si levo con grande com-
pagnia d'eretici; uomini e femmine di contado e di montagne
di piccolo affare , proponendo e predicando il detto frate Dol-
cino, se essere vero apostolo di Cristo, e che ogni cosa dovea
LIBRO OTTAVO 117
essere in carità comune , e simile le femmine essere commll,
e usandole non era peccato. E più altri sozzi articoli di resta
predicava, e opponeva che 'l papa, escardinali^ e gli altri ret-
tori di santa Chiesa non osservavano quello che doveano né
la vita vangelica , e eh' egli dovea essere degno papa. Ed era
con seguito di più di tremila uomini e femmine , standosi in
su le montagne vivendo a comune a guisa di bestie; e quando
falliva loro vittuaglia , prendevano e rubavano dovunque ne
trovavano ; e cosi regnò per due anni. Alla fine rincrescendo
a quelli che seguivano la detta dissoluta vita, molto scemò sua
setta^ e per difetto di vivanda, e per le nevi ch*erano, fu pre-
so per gli Noaresi e arso con Margherita sua compagna , e
con più altri uomini e femmine che con lui si trovare in que-
gli errori.
CAPITOLO LXXXV.
Come papa Clemente fece legato in Italia messer Napoleone
degli Orsini cardinale^ e come fu male ricevuto.
Nell'anno 1306, avendo rapporto papa Clemente dalle genti
ch'egli mandò in Firenze^ come i suoi comandamenti non erano
ubbiditi di levare Toste da Pistoia , si s'indegnò contro a Fio-
rentini, e per sodducimento e consiglio del cardinale da Prato,
si fece legalo e paciaro generale in Italia messer Napoleone
degli Orsini dal Monte, (a) cardinale , e diegli grandi privile-
gi e autoritadi : il quale si parti da Leone sopra Rodano , e
passò i monti ; e mandando a' Fiorenti dì che volea venire in
Firenze per fare pace e concordia da loro ai loro usciti, quelli
che reggeano la città, per sospetto di lui noi vollono ricevere;
onde da capo gli scomunicò , e confermò lo 'nterdetto , e an-
donne alla città di Bologna del mese di Maggio, e volea simi-
gliantemente paciGcare i Bolognesi insieme, e rimettere in Bo-
logna i loro usciti bianchi e ghibellini. Quelli che reggeano la
terra avendo preso sospetto di lui , ( perchè parca che favo-
rasse i bianchi e'ghibellini, ) e per sodducimento de'Fiorentinl,
di Bologna villanamente l' accomiatare, minacciato per lo bar-
gello della persona se non votasse la terra. Il quale sanza in-
(4) Vedi Appeodice n.^ 44*
HA GfOVAPrill VILLANI
dugio si parti , e andoane alla citU d'Imola in Romagna , eb»
ai (enea per gli bianchi e ghibellini; e andandone per lo con-
tado di Bologna, gli furono rubati e tolti molti de' suoi arnesi
e some, per la qual cosa il detto legato aspramente procedette
contro a loro per iscomunica e interdetto della terra , e pri-^
yolli dello studio , e scomunicò qualunque scolaro andasse alk^
studio a Bologna.
capìtolo lxxxvi.
Om» i Ftoreniini aaediaro ed $bhono il fétrte ctaUlU éi
Montaccianieo dUfeeionlo^ feeiono far0 la S0iirp0rÌ0U
Nel detto anno del mese di Maggio , i Fiorentini andarono
ad oste sopra *1 castello di Montaccianieo in Mugello, e pneeon*
vi r assedio; il quale castello era de' signori Ubaldiid, ed era
molto bello e ricco, e fortissimo di sito e di dopile mora, pe-
rocché Tavea loro fatto edificare con grande spendio e difi^
genzia 11 cardinale Ottaviano loro conserto; nel quale castello
s'erano ridotti gran parte degli Ubaldini, e quasi tutti I ribelli
bianchi e Zibellini usciti di Firenze , e faceano guerra e sog-
giogavano tutto il Mugello infino all'Uccellatolo. E al detto ca*
stello stette Toste infino all'Agosto, gittandovi dificU e llicceii-
dovi cave , ma tutto era iuTano , se non che gli Ubaldlnl tra
loro Tennero in discordia, e il lato di messer Ugolino da senno
il patteggiare co' Fiorentini per mano di messer Gerì Spini
loro parente , e diedonlo per promessa di quindicimila fiorini
d'oro onde di gran parte n' ebbono male pagamento. E quegli
che v'erano dentro Tabbandonaro, e andarne sani e salvi, e 'I
castello fu tutto abbattuto e disfatto per gli Fiorentini, che
non vi rimase casa né pietra sopra pietra. E feeiono lare i Fio-
rentini giuso al piano di Mugello nel luogo detto la Scarperia,
una terra per fare battifolle agli Ubaldini , e torre I loro id*
deli, e feciongli franchi, acciocché Montaccianieo mai non si
potesse riporre, E comineiosst la detta terra a edificare a di
7 di Settembre gli anni di Cristo 1306 , (a) e puosonle nome
santo Barnaba. E ciò fatto, del mese d'Ottobre vegnente i Fio-
rentini cavalcarono con loro oste oltre l' Alpe » e guastarono
(a) Vedi Appendiee a.^ 4^
LtURO OTTAVO 11!^
tutte le terre degli UbaldiDÌ, perch'aveano (atta guerra e rite-
nuti i bianchi e'gfaibelliiii.
CAPITOLO LlXXVn.
Come t Fiorentini rafforiifiearo il fopolo, e feciono U primo
eiecutore degli ordini della giustizia.
Nel detto anno 1306 del mese di Dicembre, parendo a'popo*
lani di Firenze che i loro grandi e possenti avessero presa
forza e baldanza, per la guerra fatta e vittorie avute centra i
bianchi e ghibellini usciti di Firenze , si voUono riformare il
popolo di Firenze , e chiamarono diciannove gonfalonieri delle
compagnie^ e che tutti i popolani, per contrade comperano or-
dinati , quando bisogno fosse traessono con arme al loro gon-
falone, e airofferta della festa di santo Giovanni andassono co'det-
ti gonfaloni; che in prima s'andava ciascuna delle ventun' arti
per loro , e sotto il loro gonfalone della detta arte. E ciò or-
dinalo e messo in ordine di giustizia, e'diedono loro dicianno-»
ve gonfaloni al modo d' insegne dell' antico popolo vecchio , e
poi al tempo che*l cardinale da Prato venne in Firenze , era-
no rinnovellati. Bene erano al suo tempo venti gonfaloni^che n'era
uno balzano in san Piero Scheraggio , che '1 lasciare ; e dove
al tempo del legato da Prato non avea ne' gonfaloni nuir altra
insegna se non dell' arme delle compagnie e del popolo , si vi
s^aggiunse sopra ciascuno gonfalone il rastrello delFarme del re
Carlo, e chiamossi il buono popolo guelfo. E del mese di Mar-
xo vegnente, per fortificamento del popolo feciono venire in
Firenze V esecutore degli ordinamenti della giustizia , il quale
dovesse inchiedere e procedere contro a'grandi che offendesso-
no i popolani. E il primo esecutore che venne in Firenze eb»
be nome Matteo , e fu della citte d^ Amelia di terra di Roma ^
e fu valente uomo e molto temuto da'grandi, e fatto cavaliere
per lo popolo; delle quali novitadi e riformazione di popolo i
grandi si tennero forte gravati.
120 GIOYAlflII TILLAIVI
CAPITOLO LXXXVIIL
Dì grande guerra che n eominciò al marchese da Ferrara $
e come morio.
Nel detto anno 1306^ i Veronesi, Mantotani , e Bresciani fé-
dono lega insieme, e grande guerra mossono al marchese Az'
zo da Esti ch'era signore di Ferrara, per sospetto preso di lai,
eh' egli non volesse essere signore di Lombardia , perch' atea
presa per moglie una figliuola del re Carlo (a) , e corsono la
sua terra , e tolsongU più di sue castella. Ma 1' anno appresso
fatto suo isforzo, e con aiuto della gente di Piemonte e del re
Carlo, fece oste grande sopra loro, e corse le loro terre, e fe«
ce loro grande dammaggio. Ma poco tempo appresso ammalò
il detto marchese, e si mori in grande stento e miseria; il qua-
le era stato il più leggiadro e ridottato e possente tiranno che
fosse in Lombardia, e di lui non rimase figliuolo neuno (1) ma-
dornale , e la sua terra e signoria rimase in grande questio-
ne tra fratelli e nipoti, e uno suo figliuolo bastardo, eh' avea
nome messer Francesco, il quale i Viniziani molto faTorayano
perch'era nato di Vinegia ; e molta briga e guerra con danno
de'Viniziani ne segui appresso, come innanzi per gli tempi fa-
remo menzione.
CAPITOLO LXXXIX.
Come messer Napoleone Orsini legato venne ad Arezzo j
e dell'oste eh' e* Fiorentini feciono a Gargosa.
Negli anni di Cristo 1307, messer Napoleone degli Orsini le-
gato per la Chiesa si parti di Romagna e passò in Toscana, e
Tenne alla città d'Arezzo (ò), e dagli Aretini fu ricevuto a grande
onore: e stando in Arezzo raunò tutti i suoi amici e fedeli di
(a) Vedi Appendice n.^ 46*
(i) madornale: in questo luogo ?uol dire legìttimo, nato di legittimo
matrimonio. Alcuni itampati lianno tolto anclie questa foce madomaU, t
VI ban poito la corri ipundentc Ugìttimo»
(i) Vedi Appendice n.® 47*
LIBIO OTTAVO 121
terra d! RoniJi, della Marca^ del Ducalo , e di Romagna , e gH
usciti bianchi e ghibellini di Firenze e dell' altre terre di To-
scana , in (piantità di millesettecento cavalieri e popolò gran-
dissimo, per fare guerra a'Fiorentini. I Fiorentini sentendo sua
venuta e raunata , si si gnernirono , e richiesono gli amici , e
trovarsi nel torno di tremila cavalieri , e più di quindicimila
pedoni , e partirsi di Firenze del mese di Maggio , non atten-
dendo che 'I legato e sua gente gli assalisse , e con loro oste
n' andarono francamente in sul contado d'Arezzo, e tennero la
via di Yaldambra , guastando il paese ; e presono più castella
del comune d'Arezzo e degli libertini, e fecionle disfare. E an-
dando verso Arezzo , si puosono a oste al castello di Gargosa ,
e quello strinsono con battaglie e diflcii , e erano per averlo,
ma 11 legato per levarsi d'addosso la detta oste, con savio con-
siglio de' buoni capitani di guerra eh' erano con lui , si parti
d'Arezzo con tutta sua cavalleria e gente, e fece la via di Bib-
biena per lo Casentino , e venne infino al castello di Romena,
mostrando di scendere l'Alpe, e di venire alla città di Firenze,
dando suono che gli dovea essere data la terra. I Fiorentini
sentendo sua venuta, ebbono grande paura e gelosia, e feciono
grande guardia nella terra, e rimandarono nell* oste a Gargosa
per la loro cavalleria e gente; ma innanzi che i messi vi gio-
gnessono , que' dell' oste sentirò la partita che il legato fece
d'Arezzo, e come facea la via del Casentino; temendo della cit-
tà di Firenze, incontanente si ricolsono, e la sera quasi di notte
si partirono disordinatamente, e tutta la notte cavalcarono chi
meglio ne potea venire. La quale partita de'Fiorentini e di loro
amici fu sanza alcuno danno , ma non sanza grande vergogna
di mala condotta e di grande pericolo. Che se il legato avesse
lasciati in Arezzo trecento cavalieri e mille pedoni^ e alla le-
vata de' Fiorentini gli avessono assaliti , ne tornavano sconfitti.
E per lo detto modo chi prima e chi poi si tornarono in Fi-
renze; e saputo ciò il legato si tornò con sua gente in Arezzo.
Dopo queste cose il legato andò a Chiusi e al castello della Pie-
ve^ e più trattati d'accordo ebbe co'Fiorentinì, i quali manda-
lo a lui loro ambasciadori, cercando di rimettere in Firenze i
bianchi e'ghibellini con certi patti, e pacificargli insieme. E do-
po molte rivolture , i Fiorentini non fidandosi , e tegnendo il
legato in vana speranza , tutto il trattato tornò niente. Per la
qual cosa il legato veggendosi non ubbidito e scemato il suo
Gio. TUlani T. II 16
)23 tSipVÀHtfl VlLliANk
podere, t/oìB poco onore bì parti 4i Toscana , e iotaoiBÌ ol|f)fe.|
mónti alla corte^ lasciando i aignoci qhe reggeanafir^nseìac^^
ìDiunicati, e. la citta e '1 contado interdetto. E;riiB|iai i Fiorenr
tini male disppsti, del presente mese di Luglio del detto i^ono
feciono sopra 1 cherici una grande e grave imposta; e percbò
non -voleano pagare^ più ingiurie furono f^tte a'cherici,- e a'io*
fo osti e fittaiuoli^ e pure convenne che pagasspno. E la Badia
di Firenze, andandovi Tuficiale esattore con sua famiglia» i mo**
naci chiusono le porte ^ e sonarono le campane: pei:;)a qual
cosa dal popolo minuto e da' malandrini, con sospigninpeoto di
loro possenti vicini grandi « popolani che non gli amavano »
furono corsi a furore, e tutti rubati. E poi il comune, perch'a-»
yeano sonato, volea tagliare il campanile da pie» e disfieMdomie
'di sopra presso che la metade; la quale furia fu molle biasi'*
mata per la- buona gente di Firenze.
« •
» I
• ' 1 1
«APITOLO X€.
I
Come morto il buono re Adoardo d'InghilUrra»
Nel detto anno 1307 del mese di Giugno , modo il buono e
valente Adoardo re d'Inghilterra, (a) il quale fu uno de^più va*
lorosi. signori e savio de'crlstiani al suo tempo^ e bene avven-
turoso in ogni sua impresa di le da mare contra i saracini , e
in suo paese contra gli Scotti , e in Guascogna contra i Fran-
ceschi, e al tutto fu signore dell'isola d'Irlanda e di tutte le
buone terre di Scozia, salvo che il sue rubello Ruberto di Bu-
sto (h) fattosi re degli Scotti, si ridusse con suoi seguaci a'boschi
e montagne di Scozia, il quale dopo la morte del detto re A^-
doardo fece gran cose contro agi' Inghllesi. Appresso la morte
del buono re Adoardo, Adoardo suo primogenito prese per mo-
glie Isabella figliuola del re Filippo di Francia, e diedono com^
pimento all'accordo della quistione di Guascogna , e sposata la
detta donna del mese di Gennaio presente , la quale er^ deUe
belle donne del mondo, e poi la Pasqua di Resurresso. veggen-
te si fece coronare, egli e la reina con grande lesta e onore.
(«) Vrdi Appendice n.^ 4^*
{l) Idem D.° 49.
CASTOLO irci.
Come H re di Franeim^ andò a Pitiieri a fapu Gemente ,
per fare condannare la mem<n'ia di papà^ Bonifacio.
li
i*^
Nel detto anno e mèsO' di; Giugno tSÓt , edsènda papa Cle-
mente venuta colla eorte, appetizione del re di Frància alla cit-
tà di Kttieiri^ il detto re di Fmncia con tre suoi figliuoli, e óon-
mewer Carlo di Valog, e inesser Luis suol fratelli, e^ con molti'
altri baroni e cavalieri, €», col conte di Fiandra e suoi figliuoli*
e fratelli , vennero a Pittierl ; e dato per lo papa compimento'
e fermezza aHa pace del re ói Frància ài conte di Fiandra-
e'Fiammìnghi, Il re di Francia richiese al papa la quinta cosa-
cJbe s'avea fatta promettere , quando il re gli promise di farlo»
fare papa, cioè cb' egli condannasse la memòria di papa Bonr-^
fazio, e facesse ardere le sue ossa e corpo: e fece opporre con-,
tra lui a' suoi cherici e avogadi quarantatre articoli di resia ,
profferendo di provargli.; onde il papa e suoi cardinali furono
in grande lurbazione per la detta ricbiesia, perocché '1 re vo-'
lea o per ragione o per forza fornire le prore, e come detto è*
addietro, il papa glieravea promesso e giurato; e di ciò si pen-
tea molto , ma non s' osava scoprire centra '1 volere del re , é
torto e abbassamento della Chiesa gli parca fare, se l'assentia-
se, perocché in papa Bonifsaio di ragione non si trovava nulla
momoria di resia, ma si trovava per lo sesto libro delle Deere-,
tali ch'egli fece comporre, molto cattolica e utile, e per papa
Bonifazio si trovava motto. esaltata la Chiesa e le sue ragioni;
e ancora più, del collegio de'cardinali v'avea di quegli ch'avea
fatti papa Bonifozio, e 1 cardinale da Prato intra gli altri era
uno di quegli ; e se la memoria di papa Bonifazio fossa dan-
nato , conveniva che fossono disposti del cardinalato . Per la
qual cosa, cosi la setta de'cardinali ch'aveano tenuto col re di
Francia in questo caso% erano contro a lui, come quegli della
setta del nipote di papa Bonifazio. E stando la Chiesa in que-
sto contumacia e persegàizione fatto per lo re, il papa non sa-
pea che si fare, che male gli parca a rompere il suo saramcnto
e promessa fatto al re^ e peggio gli parca a corrompere e gua->
store la Chiesa di Roma Alla fine strignendosi di ciò a segreto
Ooo9lglto col saviQ cardinale da Prato, che aapea le sue segreto
IM GIOYAKiri YILLAHI
promesse, si gli disse: Qui non ha che uno rimedio, cioè eke ft
conviene dissimulare eoi re, è ^ tu gli diehi, che, perché queUo
eh' egli domanda di papa Bonifazio sia forte caso a passare per
la Chiesa^ e parie del collegio de' cardinali non m s' accorano ,
conviene di necessità^ e ancora pie acconcio del suo imienéimenio^
e jitò abbominazione della memoria di papa Bonifazio ^ dke lo
pruove degli articoli eh' egli gli oppone si facciamo in eoneilio gè-
neralcj e fa piii autentico e fermo. E per non avere eoniasio, H
metterai dinanzi al collegio, che per pie grandi e uMi cose, t»
lene e stato di samta Chiesa e de' cristiani, che Usogni si faceim
in concilio generale $ e che in quello^ farai pienamente fuMo che
domanda. E 'l detto concilio ordina e componi alla città di Vii»*
noj per pi^ comune luogo a' Franceschi^ e Inghilesi^ e Tedeschi,
a Italiani , e a quegli di Lingùadoca; e a quesito fio» ti potrà
opporre né eontradiare: e dà faccendo , tu e la Chiesa earai In
tua libertà ; a partendoti di qui e andando a Vienna , ti sarai
fuori dMe sue forze e di suo reame. AI papa piacque molto 11
consiglio, e miselo a segnizioiie, e fece la risposta al tei oaée
il re si temie forte gravato ; ma non potendo a ciò bene con*
tradire^ promettendogli il papa che bene il servirebbe , e fac-
cendogli molte altre grazie e licheste, acconsenti, credendosi si
adoperare al concilio a Vienna , che gli verrebbe fatto il ano
intendimento. E cosi si tornò a Parigi, e mandò Luis suo primo
figliuolo in Navarra con grande compagnia di baroni e cava-
lieri , e fecelo alla città di Pampalona coronare del reame di
Navarra: e '1 papa piuvicato di fare concilio, e determinato d'ivi
a tre anni a Vienna, con tutta la corte poco tempo appresso
usci del reame di Francia, e venne a Avignone in Proenza nel-
le terre del re Ruberto.
CAPITOLO xcn.
Come e per che modo fu distrutta V ordine e magione del tempio
di Gerusalem, per procaccio del re di Francia*
Nel detto anno 1307, innanzi che '1 re di Francia si partisse
dalla corte a Pittieri, si accusò e dinunziò al papa per soddu-
cimento de* suoi uficiali , e per cupidigia di guadagnare sopra
loro, il maestro del tempio e la magione di certi crimini ed er-
rori, e che al re fu fatto intendere eh' e* tempieri usavana H
LIBIO OTTAVO 125
primo Biovimento fu per uno priore di Monbleone di Tolosana
delia detta ordine, uomo di mala Tita ed eretico, e per fli suol
difetti messo in Parif^ in perpetuale carcere per lo suo mae-
stro. E trovandovisi dentro con uno Nolfo Dei nostro Fiorentino,
pieno d*ogni magagna, siccome uomini disperati d*ogni salute, e
maliziosi e rei, trovaro la detta falsa accusale per guadagnare
e ustòre di pregione per alato del re. Ila ciascuno di loro feciono
poco appresso mala fine: NoiTo impiccato , e '1 priore (!) mor*
to a ghiado. Per fare al re guadagnare la misono innanxi al
suoi uficiali, e' detti la misono dinanzi al re ; onde per sua a-
yarizia si mosse il re, e si ordinò e fecesi promettere segreta-
mente al papa, di disfare V ordine de' tempieri, opponendo con»
tro a loro molti articoli di resia : ma più si dice che fti per
trarre di loro molta moneta, e per isdegni presi col maestro del
tempio e colla magione. Il papa per levarsi d* addosso il re di
Francia, per la richesta eh' egli avea latta del condannare pa-
pa Bonifazio, come avemo detto dinanzi, o ragione o torto che
'fosse, per piacere al re egli assenti di ciò fare: e partito il re,
in uno di , nomato per sue lettere, fece prendere tutti i tem-
pieri per lo universo mondo , e staggire tutte le loro chiese e
magioni e possessioni, le quali erano quasi innumerahili di pò*
dere e ricchezze ; e tutte quelle del reame di Francia fece il
re occupare per la sua corte, e a Parigi fece prendere il mae-
stro del tempio, il quale avea nome fra Giacche de' signori da
Mollai in Borgogna , con sessanta cavalieri (2) frieri e gentili
uomini, opponendo contro a loro certi articoli di resia, e certi
villani peccati contro a natura che usavano tra loro ; e che
alla loro professione giuravano d' atare la magione a diritto e
a torto, e a uno modo quasi come idolari, e sputavano nella
croce , e che quando il loro maestro si consegrava era di na-
scoso e privato , e non si sapea il modo : e opponendo che i
loro anticessori per tradimento feciono perdere la terra santa,
e prendere alla Monsora il re Luis e* suoi. E sopra ciò fatte
dare per lo re certe pruove, gli fece tormentare di diversi tor-
(i) morto a ghiado : ▼• a. nono ii coltello. Ghiado forte deriva dal
lai. gladius: e ti noti che non ti trova utato te non eon la prepotitiona
a» eorae morto a ghiado, tagliato a ghiado ee.
(3) Jrierr. aomini d' ordine, o religione militare, qoali appunto erano
i tempieri o templari di cui ti parla: dieeyf*iSrri qoati yhifeilf.
136 6iovAiiv« vi&i.;4iii
«enti perehè confessaisoDo^ e npii' si trovarli €b& nicote ingit»*
looe di ciò oonfeiBare né riconoscere; E tegnendkigli 'piò tei^po
la ^efionea filande stentò, er i|oii:sappieiid6 dare-^ii» al loro
processo, alla fine.-^ fuori di Parigi-«a santo Antonio*^ e tMirte
a san Luis in Francia^ in uno grande ipiarco chiuso dilegnanne^
cinqqantasei de' detti tempieri fece legare ciaseuDO auwpalo,
e cominciare a mettere loro il fuoco: da^ pie e aHe Sfamile a
poco a. poco, e T uno innanzi air altro ammonendogli^ cto quale
di loro volesse riconoscere Terrore e' peccati iof o- oppoali pò-»
tesse scampare ; e in su questo martorio confortati da* loro pft«
renti e amici che riconoscessonòs e non si Iwdassono cosi tìI*
viente morire e guastare, ninno di loro il volle confessare; e
con pianti e grida scusandosi cóm* erano innoceiiti e fedéli crl«
Btiani, chiatnanido €i1sto e santa Maria e gli altri iaati, col
detto martorio tutti ardendo e consumando finirono loro, vi-
ta. (a).£ riserbàto il maestro loro, e '1 fratello del Dalfino di
Al verna, e fra Ugo di Paraldo^ e un altro de' maggiori della
magione ^ e stati uficiali e tesorieri del re di Francia ^ ^furano
menati a Pittieri dinanzi al papa^ e fuvvi il re di Francia , e
messo loro grazia se riconoscessono il loro errore e peccato,
alcuna cosa si dice ne confessaro ; e tornati a Parigi, e venuti
due cardinali legati per dare sentenzia e condannare V ordine
sotto la detta confessione, e per dare alcuna disciplina al detto
maestro e suoi compagni , essendo incontro a nostra dama di
Parigi in su grandi pergami^ e letto il processo, il detto mae-
stro del tempio si levò in pie gridando che fosse udito: e fatto
silenzio per lo popolo , si si disdissse^ che mai quelle reste e
peccati loro opposti non erano state vere , e che l' ordine di
loro magione era santa e giusta e cattolica, ma ch'egli era
ben degno di morte^ e voleala sofferire in pace, perocché per
paura di tormento e per lusinghe del papa e del re, in alcuna
parte 1' aveano per inganno loro confessate. E rotto il sermone
e non compiuto di dare sentenzia , si partirò i cardinali e gli
altri prelati di quello luogo. E avuto consiglio col re, il detto
maestro e suoi compagni in su l' Isola di Parigi dinanzi alla
sala del re , per lo modo degli altri loro fricri furono messi a
martirio^ ardendo il maestro a poco a poco, e sempre dicendo
che la magione e loro religione era cattolica e giusta , accct»
(o) Vedi Appeodioe p^ 5o,
LIBRO OTTAVO t2T
YAi|tt4aii4o^ a Dio e santa Maris^^; e j^mile |e^ il. jprateUo |de)
Dalfino; fra j^ga 4i ParaMo^ o l'aUrp^ per paur^^i.^^l inar^qi^
confessare e raffermaro quello eh* aveano detto dinanzi dal papa
e al re, e scamparo, ma poi morirò miseramente. E per molti
si disse che furono morii e distrutti a torto e a peccato, e per
occupare i loro beni , i quali poi per lo papa |ufM)no privile*
giati , e dati alla magione dello spedale , ma convennegli loro
rlcogHére e' ricomperare dal re di Francia iei4agli«aUri |i(en-
cip! jC' signori^ e con tanta quantità di mDnetft)'xheixog^igr.:inf
teresa cfnrsi poi, la magione :4elloi.spedale fu .ed.^rpi& povera
che non er4 prima del loro prcgpriOf q cbp Iddio. it'dknostjpa^ae
per tniraoolo. E lo re di Francia, e'suofi^gliuoH.ebboiio.'pQt
molle yergdgiiB e awersitadi, • per questo pec^alq> e per ^V^
lo della presura di papa: Bonifazio, com^ iimap?9l^ T^^ n?f9DT
zione. E nota, che la notte appresso cb9;'l ^ctto maestro t^^'l
compagno furono martorizzati, per frati e altri religiosi le loro
corpora e ossa come reliquie «ante furono^ricolte, e portate via
in sacri luoghi. In questo modo fu distrutta e messa al niente
la ricca e possente magione del tempio di Geriisalem , gli anni
di Cristo 1310. Lasceremo de' datti di Francia , e torneremo
a^ nostri fatU d' Italia.
GAnroLO scili. :
» f
ti
Di fioofìnctt e ^0(nfifÌB\ efìt furono jin ,Rqma^;aa ,t . ; .
Nel detto anno 1307 4k;l iqese d' Agosto, ^sendqi gyd(\ ||fjl
Romagna all'assedio a Brettioprp^ la lega, d^T ghibellini^ di; ^f)-,
magna ragunati insieme cop loro amistà sponfisserp i guel^^ ^
fanmne tra morti e presi più di duemila j(ra a pie .e a cavallo^'
E l'Aprile vegnente 1308, il popolo della, cij^à) di Parnia €on
trattato di Orlando de*Rossi ede'suoi cacciacpno di Parma me8-|
ser Giliberto da Correggio, il quale n*era signore; per la qi^al
cosa s'accompagnò co' Mantovani e Veroaesi, e imparentossi^
co*6ignori della Scala; e del mese di Giug^ip vegnente il detto
messer Ghiberto , venne verso Parma cp^ la forza di. mesa^r,
Cane della Scala, e con quella de' Mantovani e Parmigiani. I.
Parmigiani uscendo contro a loro furono sconfitti , e 'l detto
messer Ghiberto tornò in Parma e funne signore , e cacqionne
128 «lOTAKlfl VILLAHI
I Rossi e*giioi nemici, e llece motzare la testa a venttnove pò*
polani , i qaali erano stati caporali alla sua eacetata.
CAPITOLO xriv.
Come p$ fkorto U re Alberto d^AUimagna.
Nel detto anno 1308 In caien di Magfgio, lo re Alberto d*A-
lamagna, che s'attandea d'essere imperadore, fii morto a ghia-
do (a) da uno suo nipote a tradigione a uno Talicare d' ano
fiume scendendo delta nave , per cagione che 'I detto re Al«
berto gli occupava il retaggio della parte sua del duetto d' O*
aterich. Lasceremo alquanto delle cose de* forestieri , e tome-
remo a raccontare delle novitadl che ne'detti tempi fturono nella
nostra città di Firenze.
CAPITOLO XCV.
Come una podestà di Firenze H fuggì eoi suggello
dell'Ercole del comune.
Nel detto anno 1308, essendo podestà di Firenze uno messer
Carlo d'Amelia, fratello del primo esecutore degli ordini della
giustizia, avendo egli e sua femiglla fatte In Firenze molte ba-
ratterie , e guadagnerie , e pessime opere , e già di ciò molto
scoperte , temendosi al suo sindacato essere condannato e rite-
nuto^ ta notte di santo Giovanni del mese di Giugno , furtiva-
mente si fuggi con sua privata famiglia , onde fu condannato
per baratterta. E per riavere pace e danari dal comune, ai ne
portò seco il suggello del comune, dov'era intagliata l'Imagine
deirErcole, e tennelo più tempo , stimandosi che 'I comune il
traesse di bando , e ricomperasselo molta moneta : onde il co-
mune il mise in abbandono operando altro suggello , e notifi-
candolo in tutte parti, sicché non fosse data fede a quello sug-
gello: alla fine il suo fratello glielo tolse , e rimandollo in Fi-
renze , e d' allora innanzi s* ordinò , che né podesta né priori
tenessono suggello di comune , ma fecionne guardiani e can-
{n) Vedi AppenJi^ n.^ 5i.
Libro ottavo {^4
tt^llieri i frali conversi di Setlimo, che stanno nelld eanferà
deirarme del palagio de* prioria
CAPITOLO XCVt
Cóme fu morto U nobile e grande cUtadino di Firenze
messer Corso de' Donali,
Nel detto anno 1308, essendo nella città di Firenze creseititd
standolo tra'nobili e potenti popolani di parte nera che ^uida-'
vano la città , per invidia di stato e di signoria , còme ^i Co-
minciò al tempo del remore della ragione , come addietro fa-^
cemmo menzione^ questo invidioso portato convenne éhe par*
torisse dolorosa fine, che per le peccata della superbia, e invi-^
dia, e avarizia, e altri vizi che regnavano tra loro^ erano par-*
liti in setta; e dell' una era capo messer Corso de'Donati còti
seguito d' alquanti nobili e di certi popolani , intra gli altri
quelli della casa de' Bordoni , e dell^ altra parte erano capò
messer Rosso della Tosa, messer Gerì Spini^ e messer Pazzinò
de' Pazzi, e messer Bette Brunelleschi co' loro consorti è Còd
quegli de' Gavicciuli^ e di più altri casati grandi e popolani^ è
la maggiore parte della buona gisnte della cittade^ i quali ateàdd
gli ufici e '1 goverdamentò della terrà è del popolo. Més^f Còrso
e' suoi seguaci parendo loro esser male trattati degli onod é oflci
a loro guisa parendogli essere più degni , perocch'eranò stati i
principali ricoveratori dello stato de'neri, e cacciatoi'i della parte
bianca; ma per l'altra parte si disse, che messer Corso volea es^
sere signore della cittade e non compagnone; quale che si fosse
il vero o la cagione, i detti, e quegli che reggeano il popolò
Taveano in odio e a grande sospetto, dappoi s'èra imparentato
con Uguccione della Faggiuola^ ghibellino é nimico de'Fioren-<
tini; e ancora il temeano per lo suo grande animo e podefe é
seguito, dubitando di lui che non togliesse loro lo stato é cac*
classe della terra > e indissimamente perchè trovarono , che *\
detto messer Corso avea fatta lega e giura col detto Ugùccioné
della Faggiuola suo suocero, e mandato per lai e per suo aiuto.
Per la qual cosa, e per grande gelosia, subitamente iì levò là
cittade a remore , e sonarono i priori le campane a martellò ^
e fu ad arme il popolo e' grandi a pie e a cavallo , e le ma-'
snade de' Catalani col maliscalco del re^ eh' era a posta di co*'
Gio. Villani T. IL 17
i30 GIOVANNI VILLANI
loro che guidavano la terra. E subitamente, com' era ordinato
per gli sopraddetti caporali , fu data una inquisizione ovvero
accusa alla podestà, ch'era mcsser Piero della Branca d'Agob-
bio, incontro al dello messcr Corso 5 opponendogli come dovea
e volea tradire il popolo , sommetlcre lo stato della cittade ,
raccendo venire Uguccione da Faggiuola co'ghibellini e nimici
del comune. E la richesta gli fu fatta, e poi il bando, e poi la
condannagione : in meno d' una ora , sanza dargli più termine
al proces^^ messer Corso fu condannato come rubello è tradi-
tore del suo comune, e incontanente mosso da casa i priori il
gonfalone della giustizia con podestà, capitano, ed esecutore,
con loro famiglie e co* gonfaloni delle compagnie^ col popolo ar-
mato e le masnade a cavallo a grido di popolo per venire allo
case dove abitava messer Còrso da san Piero Maggiore , per
fare l' esecuzione. Mcfóer Corso sentendo la persecuzione che
gli era mosàa , ( e chi disse per esser forle a fornire il suo
proponimento, attendendo Uguccione della Faggiuola con gran-
de genie, che già n'era giunta a Remole) si s'era asserragliato
nel borgo di san Piero Maggiore appiè delle lorri del Cicino ,
e in Torcicoda , e alla bocca che va verso le Stinche , e alla
via di san Brocolo con forti sbarre^ e con genti assai suoi con-
sorti e amici armati, e con balestra , i quali erano rinchiusi
nel serraglio al suo servigio. Il popolo cominciò a combattere
i delti serragli da più parti, e tnesser Corso e'suoi a difendere
francamente^ e durò la batlagUa gran parte del dl^ e fu a tan-
to, che con tulio il podere del popolo, se *ì rinfrescamento del-
la gente d'Uguccioùe, e gli allri amici di conlado invitati per
messer Corso gli fossono giunti a tempo , il popolo di Firenze
avca quello giorno assai a fare; che^ perchè fossono assai, era-
no male in ordine e non molto in accordo , perocché a parte
di loro non piacea. Ma sentendo la gente d'Uguccione come mes-
ser Corso era assalito dal popolo, si tornò addietro , e i citta-
dini eh' erano nel serraglio si comìnciaro a partire , onde ri-
mase molto sottile di genti, e certi del popolo ruppono il mu-
ro del giardino di contro alle Stìnche, e entrarono dentro con
grande gente d' arme. Veggendo ciò messer Corso e* suoi , e
che '1 soccorso d'Uguccione e degli allri suoi amici gli era tar-
dato e fallito, si abbandonò le case, e fuggissi fuori della terra,
le quali case dal popolo furono incontanente rubate e disfatte ,
e messer Corso e'suoi perseguitati per alquanti cittadini a ca-
LIBRO OTTAVO 131
vallo e Catalani, mandati in pruova che *1 pi^liassono. E per
Boccaccio Gavicciuli fu giunto Gherardo Bordoni in suH'AfTrico,
e morto, e tagliatogli la mano e recata nel porso d^gU Adimari,
e confitta all'usc|o di megser Tedici degli Adimar| suo con-
sorto , per nimi3tad0 avuta tra loro. Messer Corso tutto sqIo
andandosene^ fu giunto e preso sopra a Rovezzano da certi Ca-
talani a cavallo , e menandolne pr^so a Firenze , come fu di
costa a san Salvi, pregando quegli che '1 m^nayano, e promet-
tendo loro molta moneta se lo scampa^sono , i detti volendolo
pure menare a Firenze , siccom' era loro imposto da' signori ,
messer Corso per paura di venire alle mani de' suoi nemici e
d'essere giustiziato dal popolo, essendo compreso forte di gotte
nelle mani e ne^ piedi, si lanciò cadere da cavallo. 1 d^tt^ Ca-
talani vpggendolo in terra^ l'uno di loro gli diede d'nna lancia
per la gola d' uno colpo mortale, e lasciaronlo per morto: (a)
i monaci del detto monistcro il ne portaro^ nella badia, e chi
disse che innanzi che morisse si rimise nelle mani di loro in
luogo di penitenzia , e chi disse che il trovar morto^ e 1' altra
mattina fu soppellito in san Salvi con piccolo onore e poca
gente , per tema del comune. Questo messer Corso Donati fu
de' più savi ^ e valente cavaliere, e il più bello parlatore, e il
megl'o pratico^ e di maggiore nominanza, e di grande ardire e
imprese ch'ai suo tempo fosse in Italia , e bello cavaliere di
sua persona e grazioso; ma molto fu mondano^ e di suo tempo
fatte in Firenze molte congiurazioni e scandali per ayere stato
e signoria: e però avemo fatto della sua fine si lungo trattato,
perocché fu grande novità alla nostra cittade, e seguirne molte
cose appresso per la sua morte^ come per gPin tendenti si potr^
comprendere ^ acciocché sia assempro a quegli che sono 2^
Yenire.
CAPITOLO XGVII.
Come arse la chiesa di Laterano di Roma.
Nel detto anno 1308 del mese di Giugno, s'apprese il fuoca
ne' palagi papali di santo Giovanni Laterano di Roma , e ar<r
sono tutte le case de' calonaci , e tutta la chiesa e circuito, q
(a) Vedi Appendice n.** 5a.
t39 GIOVANNI VILLANI
pon vi rimase ad ardere se non la piccola cappelletta' in volte
0i Sancta sanetarumy ove si dice ch*é la testa di santo Piero e
guella di aanto Paolo, e molte reliquie di santi : e eia fu con
grandissimo dammaggio di tesoro e d^ arnesi , sanza lo 'nfinito
danno della chiesa e palazzi e case. Poi sappiendolo papa Gle-
mente, Tanno appresso vi mandò suoi uficiali con grande quan-
tità di moneta , e la detta chiesa fece ristorare e rifare più
hella e più ricca che non era prima, e simile i palazzi pa*
pali e le case de'calonaci, e penarsi a fare parecchi anni , e
costaroiip molto tesoro itila Cihie^^.
CAPITOLO XGVm.
Carne i grandi di Samminiato dis fedone il loro popoh.
Nel detto anno 1308 del mese d' Agosto, i grandi di Sammi-
piato del Tedesco, come sono Malpigli e Mangladori, per soper-
chi ricevuti dal popolo di Samminlato, ovvero perchè '1 popolo
gli tenea corti per modo che non poteano signoreggiare la ter-
ra a loro senno, si accordare insieme e feciono venire loro a-
mistà di fuori , e con armata mano combatterò col popolo e
SConGssongll, e molti n'uccisone e presono, e a certi caporali
feciono tagliare la testa, e tutti i loro ordini arsone, e la cam-
pana del popolo feciono sotterrare , e tennero poi il popolo in
grande servaggio, infine che le dette due ca^ non ebbono di-
scordia tra loro.-
CAPITOLO XCIX.
Come i Tarlati furono cMciuti d'Arezzo^ e rimeseivi i guelfi.
Nel detto anno 1308 del mese di Gennaio, il popolo d'Arezzo
con aiuto e favore d' Ugucclone da Faggiuola che badava d'es-
serne signore, cacciarono della cittade l signori di Pietramala
detti Tarlati , (a) per soperchi e oltraggi che faceano a' citta*
dinl , e poco appresso vi rimisene la parte guelfo , che quegli
di Pietramala n' aveano tenuti fuori per ventun'annl; e quegli
che signoreggiavano la cittade, eh* erano mischiati guelfi e ghif
(a) Vedi Appendice d.'* 53.
LIBRO OTTAVO 133
bellini, si faceano cliìainare la parte verde; e mandarono loro
ambasciadori a Firenze^ e feciono pace co' Fiorentini^ come i
Fiorentini la seppono divisare; ma poco tempo durò questo
stato in Arezzo, che vi tornarono i Tarlati.
CAPITOLO C
Come gli Vbaldini tornarono a ubbidienza del comune
di Firenze.
In questo medesimo tempo i signori Ubaldini s'accordarono
co* Fiorentini , e vennero in Firenze a fare reverenza e le co-
mandamenta del comune, e (1) sodaro la cittadinanza di tenere
il passaggio dell' Alpi sicuro , per idonei mallevadori. E '1 co->
mune di Firenze dimise e perdonò loro ogni misfatto, e accet-
togli per cittadini e distriltuali, loro, e' loro fedeli e terre, e
phe in ogni atto e fazione dovessono fare al comune come di-
strittuali e cittadini.
CAPITOLO CI.
Per che modo fu eletto imperadore di Roma Arrigo conte
di Lueimborgo*
Nel detto anno 1308, essendo morto lo re Alberto d' Alama»
gna, come dicemmo addietro , per la cui morte vacava lo 'm-
perio, e i lettori d' A tamagna erano in grande discordia tra
loro di fare la lezione; lo re di Francia sentendo la detta va-
cazione, si si pensò che gli verrebbe fornito il suo intendimen-
to con poca fatica , per la sesta promessa che gli avea fatta
papa Clemente segretamente, quando gli promise di farlo fare
papa, come addietro facemmo menzione, e raunò suo segreto
consiglio con messer Carlo di Valos suo fratello, e quiw sco-
perse il suo intendimento , e il lungo desiderio eh' egli avca
avuto di fare eleggere alla Chiesa di Roma a re de* Romani
messer Carlo di Valos , e eziandio vivendo Alberto re d' Ala-
magna, colla sua forza e podere e dispendio, e col podere del
papa e della Chiesa : eh' altre volte per antico avea rimossa la
(i) sodaro: promisero con sicurtà, aisicurarono. Ved. il terbo sodare^
134 GIOYANIVI VILLANI
lezione de* Greci ne* Franceschi e de' Franceschi negf Italiani «
e degr Italiani negli Alamanni , ora maggiormente ci dee ve-
nire fatto , dappoiché vaca lo *gnperio , e inaspin^ipiepte per la
detta promessa e sa^meptq che ^li avea fatta papa (Hement^
quando il fece fare papa. E scoperse tutto il segreto coptrfitto
con lui, e fattp ciò, domandò il loro consiglio e fece giurare
creden^ea ; a questa impresa fu lo re confortato per tutti gli
suoi consiglieri, e che in ciò ^*adpperas5e tutto il podere della
corpqa p di suo reame^ sicché veni^ fatto, si per V onore di
messer Carlo di Valos che n' era degno, e perchè X pnpre ^ ^-
gnilà dello 'mperio tornasi a* France^hi , siccome fti per an^
lieo lungo tempo per gli loro antioe^ri^ Carlo Magno e gli
suoi successori. Inteso per lo re e per messer Carlo il conforto
e buon volere del suo consiglio, ^1 furono molto allegri, e or^
dinaro che sanza indugio lo re e messer O^lo con grande for-
za di baroni e cavalieri d' arme andassono a Yignone al papa,
innanzi che gli Alamanni facessono altra lezione, mostrando e
dando boce che la sua andata fosse per ^ richesta fatta con-
trai (a memoria di paps^ Bonifazio f e che quando il re ib^ a
corte, richiedesse al papa la sesta segreta promessa, cioè d'e-
leggere e confermare imperadore di Roma messer Carlo di Va-
los , e trovassesi si forte di sua gente , che nullo cardinale né
altri, né eziandio il papa, non l'ardisse a (1) rifusare. E ciò
ordinato, si comandò a* baroni e cavalieri che s' appareccbias-
sonp d' arme e di cavalli a fare compagnia al re per andare
alla corte a Vignone, e quegli del siniscalcato di Proenza fos-
sono apparec<^hiati, e doveano essere in numero di più di sei-
mila cavalieri d' arme. Ma come piacque a Dio, per npn volere
che la Chiesa di Roma fosse a( tutto sottoposta alla casa di
Francia, questo apparecchiamento del re e suo intendimento fu
fatto segretamente (2) assentire al papa per uno del segreto
consiglio del re di Francia. 11 papa temendo della venuta del
(i^ rifusnret ▼. a, totta dal frane, r^futeri rifiutare, rieutare.
(9) assentirei in qoesto luogo vale lo stesso che assapere. Abbiamo al-
trove notato che il verbo sapere riceve volfolieri incremento di ana sìl-
laba in sul principio, e si dice assapere , solamente però dopo il verbo
fare, e non mai altrimenti; cosi il verbo teniire ha in questo luogo la
stessa proprietà del verbo sapere colla stessa legge, ed ha anche lo ttes^
sigoi Beato: manca nel Vocab.
LIBRO OTTAVO 135
l'è con tanta forza^ e ricordandosi della sua promessa fatta, ri-
conoscendo eh' era molto contraria alla libertà della Chiesa, si
ebbe segreto consìglio solamente con messer d' Osta cardinale
da Prato , che già aveano preso sdegno col re di Francia per
le disordinate richeste, e perchè se la Chiesa avesse condannata
la memoria di papa Bonifazio , ciò ch^avea fatto era casso e
annullato, e ^1 cardinale da Prato fu per Bonifazio fatto cardinale
con certi dltri^ come dettò avemo in altra parte. 11 detto cardinale
udendo quello che sentia il papa dell* intenzione e della venuta
del re di Francia, si disse i Padre santo, qui non hd òhe uno reme»
dio, cioè, che innanzi ti faccia la riehestà il re, per te s* órdini eoi
preneipi della Magna sègretai/hente e con ietudio, eh' eglino fae*
ciano lezione d^ imperio. Al papa piacque il consiglio, ma disse:
Cut tólefno per imperàdore? Allora il cardinale molto antivedu-
to , non tanto solamente per la libertà della Chiesa , quanto a
sua proprietà e di sua parte ghibellina, per volerla rilevare in
Italia, disse: Io sento che*l conte di Lusimborgo è oggi il mi"
gliore uomo della Magna , e il più leale e il più franco e più
cattolico, e non mi dubito, $e viene per te a questa dignità^ ch^ egli
non sia fedele e obbediente a te e a santa Chiesa, è uomo di te*
nire a grandissime cose. Al papa piacque per la buona fama
che sentia di lui , e disse: Quésta lezione come si può fornire
per noi segretamente, mandando lettere con nostra bolla, che noi
senta il collegio de' nostri frati cardinali? RÌàpùose il cardinale:
Fa' a lui e a* lettori tue lettere col piccolo e segteto suggello, e io
scriverò loro per mie lettere più a pieno il tuo intendiménto , e
mandetolle per mio famigliare i e cosi fu fatto. E come piacque
a Dio , giunti i messaggi nella Magna e presentate te lettere ,
in otto di i preneipi della Magna furont) congregati a Midel-
borgo, e ivi sanza niuno discordante elessero a re de* Romani
Arrigo conte di Lusimborgo; e ciò fu per la industria e studio
del detto cardinale^ che scrisse a' preneipi infra 1* altre parole:
Fate d'essere in accordo del tale, e sanza indugio, se non, io
sento che la lezione e la signoria dello 'mpério tornerà a' France-
schi. Fatto ciò , la lezione fu pubblicata in Francia e in corte
di papa incontanente; non sappiendo il modo il re di Francia^
che facea V apparecchiamento per andare a corte^ si tenne in"
gannato, e mai non fu poi amico del detto papa.
136 GIOVANNI VILLANI
CAPITOLO CIL
Come Arrigo imperadore fu confermato dal papa.
Nel detto anno , essendo fatta la lezione d' Arrigo di Lusim-^
borgo a re de'Romani, si mandò a Vignone a corte a papa Cle-
mente per la sua confermazione il conte di Savoia (a) suo co-
gnato^ e messer Guido di Namurro fratello del conte di Fiandra
suo cugino, i quali dal papa e da^ cardinali onorevolemente fu-
rono ricevuti, e del mese d' Aprile 1308^ per lo papa il detto
Arrigo fu confermato a imperadore, e ordinato che '1 cardinale
dal Fiesco e '1 cardinale da Prato fossono legati in Italia, e in
sua compagnia quando venisse di qua da' monti, comandando da
parte della Chiesa che da tutti fosse ubbidito. Incontanente
eh' e' suoi ambasciadori furono tornati colla confermazione del
papa, se n' andò ad Asia la Cappella in Alamagna, c<»i tutta
la baronia e prelati d' Alamagna^ e fuvvi il duca di Brabante,
e '1 conte di Fiandra, e '1 conte d' Analdo, e più baroni di Fran-
cia, e ad Asia per V arcivescovo di Cotogna onorevolemente e
sanza nullo contasto fu della prima corona coronato, il dì della
iBpifania 1308, a re de' Romani.
CAPITOLO Clll
Come i Yiniziani presono la città di Ferrara
e poi la perderò.
Nel detto anno 1308. a di 10 di Gennaio, i Yiniziani presona
per forza di loro navilto la città di Ferrara, la quale era della
Chiesa di Roma^ e cacciarne messer Francesco da Esti; per la
qual cosa dal sopraddetto papa furono scomunicati , e coutra
loro fatto gran processo^ e a chi desse aiuto alla Chiesa fu fat-
ta grande indulgenza per due legati del papa che vennero in
Lombardia^ i quali con l'aiuto de'Bolognesi e della lega di Lom-
bardia della parte della Chiesa, racquistarono Ferrara, salvo il
castello Tedaldo ch*era in capo della terra, molto forte e gran-
de, che rimase a* Yiniziani, e in quello mese i Yiniziani furo-
(rf) Yeili À|)pcndice n.^ 54*
LIBRO OTTAVO 137
no sconfini a Francolino, ch'erano venuti per assediare Ferra-
ra, per la gente della Cbiesa.
CAPITOLO cnr.
Come il maestro detto spedale prese Visola di Rodi.
Neil' anno 1308 del mese di Febbraio, i frieri ddlo spedale
ébbono grandi privilegi dal detto papa Clemente, di grandi per-*
donanze a chi facesse loro aiuto al conquisto d'oltremare, e per
Italia andarono predicando, e raunarono moneta assai, e poi la
state vegnente il loro maestro da Napoli fece suo passaggio, e
presono l'isola di Rodi (a) in Turchia, con grande danno de'Sa-
racini e de'Greci.
CAPITOLO CV.
Come il re (tÀraona t^ appareeehiò di venire in Sardigna.
Nel detto anno e mese , apparecchiandosi il re d'Araona di
venire a prendere Sardigna^ e avea richesti 1 Fiorentini e'Lo^-
chesi e la taglia di Toscana di fare compagnia con loro a guer-
reggiare i Pisani, i detti Pisani gli mandarono loro ambascia-
dori in tre galee con molta moneta^ onde il detto re si rimase
della detta impresa.
CAPITOLO evi.
Come i guelfi furono eaeeiati di Prato, e poi lo raequittarono*
Nell'anno 1309 a di 6 d'Aprile, i bianchi e'ghibellini di Pra-
to ne cacciarono fuori i guelfi e*neri; il seguente di fu per lo-
ro ricoverato coll'aiuto dei Fiorentini e de' Pistoiesi, e per gli
Fiorentini vi fu messa la signoria.
(a) Vedi Appeodioe n.° 55.
Gio. Vaiani T. IL 18
138 6I0TANNI VtLLAWI
CAPITOLO cvn. '
Cóme i Tarlati tornarono m An%%o e eaeeiame i guelfi.
Nel detto anno a di 24 del mese d'Aprile , i Tarlati d'Arez-
zo con loro parte ghibellina tornarono in Arezzo , e cacciarne
(bori i guelfi eVerdi, e uccisonne assai, e ruppono la pace eii*a-
veano co*Fiorentini.
CAPITOLO CVIIL
Quando morì il re Carlo secondo*
Nel detto anno il di di Pentecosta a di 3 di Maggio, mori il
re Carlo secondo , il quelle fu uno de' larghi e graziosi signori
che al suo tempo vivesse , e nel suo regno fu chiamato il se-
condo Alessandro per la cortesia; ma per altre virtù fu di poco
valore, e magagnato in sua vecchiezza disordinatamente in vi-
zio carnale, e d' usare pulcelle , iscusandosi per certa malattia
ch'avea di venire (1) misello: e lui morto, a Napoli fu seppel-
lito a grande onore.
CAPTOLO CES.
De' segni ch'apparirono in aria.
Nel detto anno 1309 a di 10 di Maggio » di notte, quasi al
primo sonno , apparve in aria uno grandissimo fuoco , grande
in quantità d'una grande galea, correndo dalla parte d' aquilo-
ne verso il meriggio con grande chiarore, sicché quasi per tut-
ta Italia fu veduto, e fu tenuto a grande maraviglia; e per gli
più si disse che fu segno della venuta dello 'mperadore.
(i) misetio: lebbroso, ▼. a. che tnanea al Vocab. Negli terittorr latini
del medio eto trovasi freqaeote mente la yoet miaellut^ e miseUa^ inve-
ce di leproiuSf e leprosa* Il Villani probabilmente la tolte da loro, ov-
vero dai Provenali, che diceano mefe^ Ved.^Du-Fretne.
tlB-B^ OTTATO 139
CAPITOLO GX.
Come t Fiorentini ritamineiarùn» guerra ad Arezzo.
Nel detto anno a di 23 di Maggio , cavalcarono i Fiorentini
duecento (1) caVallate e certi pedoni, e la masnada de'Catala-
ni eoi maliscalco del duca al monte Sansatino , che ai tenea
per gli Fiorentini , e di là andare iii sul contado d* Arezzo ar$-
dendo e guastando , e furono iùfino iffle porte d'Arezzo , e fe-
eiono dannaggio assai (a). Poi a di 8 di Giugno si tornarono
in Firenze sani e salvi/
CLAPrrmjo cxi.
Come i Lucchesi voHono disfare Pistoia , e* Fiorentini
furono eontradianti.
Nel detto anno in calen di Giugno, 1 Lucchesi vennero a Ser-
ravalle popolo e cavalieri inanimali di disfare Pistoia al tutto,
o almeno la loro metade: laqual cosa a' FioreBilini"iian pia-
cque» parendo loro spietata e crudel cosa. Diédono parola a'M-
stolesi che si difendessoiio , e a chi di Firenze gli -volesse aid-
tare, sicché coll'aiuto di messer Lippo Vergellesi , che tenea il
castello della Sambuca^ essendo i Lucche^ già a Pontelungo, gli
ripararono con danno e vergogna di loro. Per la qual cosa i
Fiorentini acconsentirò a'Pistolesi che rifermassono la terra , i
quali in due di rimondarono i fossi e rifeciono gli steccati con
bertesche intorno alla città ^ e a ciò furono uomini e donne e
fanciulli , preti e religiosi , che fu tenuto gran cosa. La qual
benignità e pietà de' Fiorentini tornò loro poi per più volte
molto contradia, con grandi pericoli e spendii de' Fiorentini ,
siccome innanzi per gli tempi si farà menzione , e più volle
poi fu più commendata la furia deXucchesi, die la piata e as-
sistenza deTioreutini.
(i) duecento covallate: coti hanno i migliori lesii, e pia antichi^ roeoire
altri eon alcuni ttampaii leggono duecento cavalieri Jtoi-eniini di cavat"
late . Intorno ali* uto di questa voce vedati ciò che ne abbiamo delio
nel Tom. I. p. 999. alla n. 3.
(a) Vedi Appendice n,*^ 56.
140 GIOVANNI VILI^ANI
GAnTM^CXII.
Ome il re Ruberto fm eortmato^ del ^egno di Geiiim
e di Puglia.
L*anno 1309 dei mese di Giugno, il duea Ruberto,. allora pri-
mogenito del re Carlo , andò per mare da Napoli in Proema
alla corte con grande natilio di galee e grande compagnia , e
fa coronato a re di Cicilia e di Paglia da papa Clamante , Il
di di santa Maria di Settembre del detto anno^ e acquetalo di
tutto il presto che la Chiesa ayea fatto al padre e alPavolo per
la guerra di Cicilia , il quale si dice eh' erano più di trecento
migliaia d' once d' oro. Nel detto anno e mese i guelfi furono
cacciati d*Amelia per la forza de'Colonnesi.
CAPITOLO enti.
Come gli Anconitani furono sconfitti dal conte Fedrigo.
Nel detto axmo e mese di Giugno, il conte Fedrigo da Ifon-
lefeltro con quelli da Iesi e d'Osimo^ ed altri Marchigiani ghi-
bellini sconfissone gli Anconitani (a) eh' erano a oste sopra il
contado di Iesi: furonne tra presi e morti, tra di cavallo e di
pie, più di cinquemila.
CAPITOLO CXIV.
Come meeeer Vbizzino Spinoli fu cacciato di Genova
e sconfitto.
Nel detto anno 1309 di li di Giugno, essendo messer Ubii-
sino Spinoli signore di Genova^ e cacciatine più tempo dinanii
i guelfi^ e poi gli Orli e loro seguito , e gli Spinoli suoi con-
sorti da basso , e la terra tenea quasi a guisa di tiranno , i
detti usciti, cosi i guelfi come i ghibellini, fatta lega e compa-
gnia vennero con loro isforzo di gente a cavallo e popolo di
Genova a piò assai , infino in Ponzevera per rientrare in Ge-
(a) Vedi AppeDdioe d.*' 57.
LIBBO OTTAVa, 141
nova, n detto messer Ubizzioo con suo sforzo dì gente a cavallo
e popolo di Genova . jpjpiè si fece' fHor incontro , gli usciti vi-
gorosamente assalendo il popolo di Genova^ il quale era parti-
to, e male seguirò métter iIbizcÌQO,*mà si miaonp in flfga, onde
fu sconfitto con piccola mortalità di gente^ e si fuggi in Serra-
valle co'suoi seguaci. Gli Orii e' Grimaldi, e gli altri usciti si
rìeBtrarb in Genova sanza fare altra novitd, se non Glie>feclono
disfare il castello di Lticcc^ di' era in Genovay del detto oneaser
Ubizzido. -• • . :,
CAPITOLO GXV'
Come i Viniziam furono ieonfiti a Ferrara.
]Nel detto anno air uscita di Luglio, i Fiorentini mandarono
cavalieri e pedoni in servigio della Chiesa «1 cardinale Pel^-
grù, nipote e legato del papa, il quale era al soccorso <di Feir
rara, che v' erano i Viniziani per comune ad osto per terra-,^
per acqua, onde il detto legato ebbe a grande grado da'Fiorej^
tini, ch'erano interdetti dalla Chiesa, e però non lasciaro il se^-
Tìgio. Poi il Settembre vegnente la gente del legato co'Fiocea-
tini e Bolognesi combatterò co'Viniziani e sconflssongli a di 27
d'Agosto prossimo, onde rìmasono tra morti e presi e annega-
ti in Po de'Viniziani più di seimila uomini, e perderò al tutto
Ferrara e '1 castello Tedaldo. Poi V anno appresso tornando il
detto legato in Toscana venne in Firenze , e per li Fiorentini
gli fu fatto grande onore, e presentargli duemila fiorini d'oro,
e '1 carroccio gli andò incontro con grande processione: per la
qual cosa e servigio fatto il detto legato assolvette i Fiorentini
dalla 'nterdizione e scomunica, e riconciliogll colla Chiesa della
discordia dove gli aveva messi messer Napoleone , come addie-
tro si fece menzione , e rendo V oficio a^ Fiorentini a di S6 di
Settembre anno detto.
142 QIOTANiri TILLAlfl
Bèlla guerra de'Volt$rraai'è qv^di Saagimisnano.
. .' -.'f- :
' Nel detto anno 1309 del mese d^Agosto, si eomiocM'graode
goerra tra' Voltemnl (a) e que' di Sangidiignano per qaiittorie
di loro confini; e ciascuno fece sno isforzo di più di lettèoeiito
cavalieri per parte^ e durò la guerra più mesi con grande spen-
dio e dammaggio dell'una parte e dell'altra, d'armoni e di gua-
sto e di più avvisamentl. I Floreatfnl e'.Sanesi assai si trava-
gliaro d'acconciargli insieme: quando volea l'uno non Tolea l'al-
tro^ che si tenea soverchiato. Alla fine i Fiorentini y1 cavalca-
rono con grande isforko, dicend» d' essere contra la parte che
non volesse l'accordo. Quegli dibaltuti di spese e della guerra,
si rimisono ne' Fiorentini , e per gli Fiorentini fu giudicata e
terminata la quistione, e roes^ i termini a' confini, e oiascuno
a'suoi termini fece nna fortezza, e fu fatta la pace. E nel detto
mese d^Agosto scuro tutta la luna; e poi rultimo di di Gennaio
scuro gran parte del sole; e '1 Febbraio seguente ancora scm^
la luna. Nel detto anno fu grande dovizia di pane e di yìbo:
valse lo staio del grano in Firenze soldi otto , e '1 cogno del
mosto in eerte parti meno di soldi quaranta.
CAPITOLO GXVH.
Come gli Onini di Roma furono eeonfitti da'Colonneti.
Nel dettò anno del mese d'Ottobre, si rlscontraro certi do<^
Orsini e de'Golomiesi e di loro seguaci, in quantità di quattro-
cento a cavallo, fuori di Roma^ e combatterono insieme^ e'Co-
ionnesi Ibrono vincitori^ e furvi morto il conte dell'Angnillara,
è presi sei degli Orsini^ e messer Riccardo delia Rota degli An-
nibaldeschi ch'era in loro compagnia.
(j»j Vedi Appendice n.*^ 58,
IIBRO OTTAVO... 143
. i t:
CAPITOLO GXViU.
» . i
Gmu gente d'Arezzo furono seonfitti deU maliscaleo
de* Fiorentini.
Nel detto anno, di Febbraio, il re Ruberto mandò in Firenze
sua bandiera al suo maliscaleo eh* era in Firenze con trecento
cavalieri catalani, che in prima che fosse coronato a re^ il sujO
detto maliscaleo portava pure pennone della sqjiransegna del
duca* n detto maliscaleo per provare la bandiera, e per an-
dare in servigio di que'della città di Castello, (a) i quali avea-
no richesti i Fiorentini d'aiuto centra gli Aretini, con sua gen-
te a cavallo e a pie, con tre de'maggiori di Firenze per sesto,
e con certi pedoni eletti si partirò di Firenze martedì a di 10
di Febbraio . e furono intomo trecencinquanta cavalieri e sei-
cento pedoni. Feciono la via di Valdarno e poi per Vallelunga
all'olmo d* Arezzo^ guastando per lo contado d'Arezzo. Gli Are-
tini popolo e cavalieri e usciti di Firenze con Uguccione da
Faggiuola loro capitano sotto Cortona si pararono loro dinanzi
credendogli avere sorpresi , e gli assalirò per loro feditori , i
quali dal detto maliscaleo e Fiorentini furono rotti^ e Uguccione
col popolo si fuggi ad Arezzo in isconfitta , e rimasonvi morti
Vanni de*Tarlati, e Cione de'Gherardini, e uno de'Pazzi di Val-
darno con più altri, e tre di loro bandiere ne vennero co'pre-
gioni a Firenze. Con tutta la vittoria , fu tenuta folle andata ,
perchò si ndsono in forte passo e nella forza de'nimici.
CAPITOLO CXiX.
Come t Fiorentini feciono oste ad Arezzo,
Nell'anno 1310^ di 8 di Giugno, i Fiorentini con loro amistà
In quantità di duemila cavalieri e popolo a piò grandissimo^
si partirono di Firenze per andare ad oste ad Arezzo. Prima si
partissono vennono lettere e messi da Arrigo imperadore , co-
mandando a' Fiorentini che Toste non andasse sopra a Arezzo,
con ciò sia cosa ch'ell'era sua terra, e ch'egli intendea di pa-
{a) Vedi Appendice n.** 59*
144 GIOTANlfl TILLAiri
cificargli insieme alla sua venuta in Italia. Per la qaal cosa in
Firenze n'ebbe quistlone^ che eU fiMeH e chi non volea che
Toste v'andasse. Alla fine il popolo pur vinse ch'eli' andasse, e
andò inflno al vescovado vecchio d*Arecco, e quivi d fermò il
campo guastando intorno la terra ^ é più battaglie si diedono
alla terra , e gran parte degli steccati da quella parte per gli
Fiorentini s'abbatterò^ e dissesi per molti che la terra s*arébbe
avuta per forza, perocché gli Aretini erano in fiebòle' stato, se
non che certi grandi di Firenze per nùdriire la guerra e mo-
neta che n'ebbono (se '1 vero fu ) non V assentirono. Alla flne
si parti V oste , e lasciaro uno battifoUe molto forte presso ad
Arezzo a due miglia al poggio eh' d sopra all' olmo, fornito di
genti con gli usciti d'Arezzo^ il quale fece loro molta guerra;
e* Fiorentini tornarono in Firenze sani e salvi , a di S5 di Lu-
glio anno detto.
CAPITOLO GXX.
Come gli ambaseiadori d'Arrigo re de* Romani tennero
in Firenze,
Nel detto anno di 3 di Luglio , vennero in Firenze messer
Luis di Savoia eletto sanatore di Roma con due prelati cheri-
ci d' Alamagna^ e messer Simone Filippi da Pistoia, ambascia-
dori dello 'mperadore , richeggendo il comune di Firenze che
s' apparecchiassono di fargli onore alla sua coronazione, e che
gli mandassero loro ambasciadori a Losanna: e richlesono e co-
mandare che l'oste ch'era ad Arezzo si dovesse partire. Fu per
gli Fiorentini fatto un grande e bello consìglio, ove saviamente
spuosero loro ambasciata. Risponditore fu fatto per lo comune
messer Retto Rrnnelieschi , il quale prima rispuose con parole
superbe e disoneste , onde da' savii fu poi biasimato ; poi per
messer Ugolino Tornaquinci saviamente risposto, e cortesemente
contenti si partirono a di 12 di Luglio , e andarono nell* oste
de'Fiorentini ad Arezzo, e feciono il somigliante comandamento
si partisse l' oste ; la quale non si parti per ciò. Rimasersi in
Arezzo i detti ambasciadori assai indegnati contro a'Fiorentini
titillo OTtAVO
H&
CAPITOLO CXXf*
ì)% miracolosa gente che s'andarono battendo in Italia.
Nel detto anno appari grande maraviglia^ che si comìtt'
ciò in Piemonte , e venne per Lombardia e per la riviera di
Genova^ e poi per Toscana , e poi quasi per tutta Italia 9 che
molta gente minuta , uomini e femmine e fanciulli sanza nu-'
mero , lasciavano 1 loro mestieri e bisogne , e colle croci in-
nanzi s'andavano battendo di luogo in luogo ^ gridando miseri-»
cordia^ e faccendo fare l'uno all'altro molte paci , tornando più
genti a peniteuzia. I t^toféntini e più altre città non gli la-
sciarono entrare in loro terre , ma gli scacciavano dicendo ^
eh' era male segnale nella terra ove entrassero. E nel detto
tempo, a di 1^ di Maggio, il re di Francia fece a l^arigi ar-*
dere il maestro del tempio con cinquantaquattro suoi frierl
de 'maggiori della magione , opponendo loro resta : ma i più
dissono che fu loro fatto torto, e per occupare le loro posses-*
stoni , e alla loro morte riconoscendosi e confessandosi buoni
cristiani.
^
* h»
Gio. Yillani T. Il
19
■^►"■^■^^••r"
LIBRO NONO
« ■ w>
Qui cofninci($ il libfo nono. Come Arrigo conte di Lna^imborgo
fu fatto imperadore.
CAPITOLO phimo.
A,
urrigo conte di Luzimborgo imperiò anni quattro e mesi «et«
te e di diciotto, dalla prima corona insino alla sua fine. Questi
fu savio e giusto e grazioso, prode e sicuro in arme , onesto e
cattolico ; e di piccolo ^tato cbe fosse per suo lignaggio , fu di
^lagnammo core, temuto e ridottalo; e se fosse yiyuto pia lun-
gamente avrebbe fatte grandissime cose. Questi fu eletto a im-
I)eradore per lo modo scritto addietro, e incontanente ch'ebbe,
la confermazione dal papa, si fece coronare in Alamagna a re;
e poi tutte le discordie de*baroni della Magna pacificò, con sol-
lecito intendimento di venire a Homa per la corona imperiale,
e per pacificare Italia delle diverse discordie e guerre che v'e-
rano, e poi di seguire il passaggio oltremare in racquistare la
terra santa, se Dio glieravesse conceduto. Questi stando in Ala-
magna per pacificare i baroni, e fornirsi di moneta e di gente
per passare i monti, Vincislao re di Boemia mori, del quale non
rimase nulla reda maschio, se non due figliuole, l'una già mo-
glie del dogio di Chiarentana, l'altra per consiglio de' suoi ba-
roni die per moglie a Giovanni suo figliuolo , e lui ne coroni
re di Boemia, e lascioUo in suo luogo in Alamagna.
CAPITOLO n.
Come par^e guelfa fu cacciata di Yinegia.
Nell'anno 1310 del mese di Giugno, fatta congiura in Vinegia
per quegli della casa de'Querini, e per messer Bniiamonte dello
scopolo di Vinegia col loro seguito, per abbattere il dogio ch*al-
148 GIOTANlfl TILLAHI
lora era in Vinegia da ca'Gradanigo e suoi segoaei, qoari reca»
ta la terra a parte , guelfi e ghibellini , si combatterò per le
dette parti nella città. Alla fine qoe* da ca' Querini e loro se-
guito guelfi, ftiropo vinti e cacciati della terra , (a) e guasti i
loro palazzi (e fu la prima disfazione di casa che fosse mai fatt
ta in Vinegia), e certi di loro caporali presi furono dicoUati, e
con loro due gentili uomini di Firenze, uno degli Adiniari ^ e
WO d^'Sfz^, cli*^rai|o \^ {oro pon^pagnifi.
CAPITOLO III.
Delle profezie di maestro Arnaldo da ViUanuova.
Nel detto anno 1310^ maestro Arnaldo da Vlllanuova di Proen-
za gr^n savio filosofo, in Parigi questionava, e annunziava per
argomenti delle profezie di Daniello e della Sibilla Erittea, die
l'avvento d'Anticristo e persecuzione della Chiesa dovea essere
tra 'I 1300 e '1 1400, quasi intorno al settantestmosesto anno, e
di ciò fece uno libro il quale Intitolò della speculazione dell'afa
vento Anticristi, (b) per la qual cosa fu tenuto nuovo errore di
fede. Partissi da Parigi per tema dello inquisitore, perocché gli
altri maestri di Parigi il faceano perseguitare, e andonne in Ci-
cilia a don Federigo, e poi in suo servigio mori In mare, an<i
dando per am|iasciadore a corte di papa.
CAPITOLO IV.
Come in Ferrara si fece congiura per ribellare la terra
alla Chiesa.
Nel detto anno del mese di Luglio , congiurazione si fece In
Ferrara per rubellare la terra alla Chiesa, e quasi l'aveano ru-
bellata. Il Legato Cardinale Pelagrù subitamente la soccorse coU
y ajuto de' Bolognesi ; e mostrando di riformare la terra , fece
consiglio de' cittadini in Castello Tedaldo , e ritenne trentasei
de' migliori e maggiori della terra, e subitamente gli fece Im^
piccare in sulla piazza di Ferrara: e poi a di 22 Agosto il detta
(a) Vedi Appendice o.^ 6o« ,
(à) Idem n."" 6\.
I^IBBO NÒNO 149
cardinale venne in Firenze, e fugli fatto grande onor^ da' Fio-
rentini, come dicemmo addietro*
CAPITOLO V.
Come % Todini furono iconfiiii d^' Perugini.
Nel detto anno e mese di Luglio , i Perugini feciono oste a
Todi, e mandarono per aiuto aTiorentini, i quali vi mandaro-
no il maliscalco del re^ ch'era al loro soldo, con trecento cava«-
lìeri, I Todini uscirono fuori a battaglia^ e furono sconfitti con
grande danno e vergogna di loro gente di morti e presi assai,
per Io valore del detto maliscalco e di sue masnade.
CAPITOLO VI.
Come i guelfi furono oaeeiati di Spuleto.
Nel detto mese di Luglio furono cacciati i guelfi di 3pnleto
per Currado di Nastagio di Fuligno^ grande capitano di parte
ghibellina, colla forza de'Todini. Poi i Perugini per più tempo
feciono oste e guerra assai a Spuleto: poi l'anno appresso accor-
do fu tra loro e' Todini e gli Spuletini , e rimessi i guelfi in
Todi e in Spuleto (a),
CAPITOLO VII.
Come Arrigo imperadore si parti della Magna per passare
in Italia.
Nel detto anno 1310^ lo 'mperadore venne a Losanna con pò*
ea gente, attendendo il suo sforzo e l'ambascerie delle citte d'I*
falla, e ivi dimorò più mesi. Sentendo ciò i Fiorentini, ordina-
to di mandargli una ricca ambasceria, e simigliante i Lucchesi,
e'Sanesì, e l'altre terre della lega dì Toscana; e già erano eletti
gli ambasciadori, e levati i panni per le robe per loro vestire
onoratamente. Per cèrti grandi guelfi di Firenze si sturbò l'an-
date, temendo che sotto inganno di pace lo 'mperadore non ri«
(d) Vedi Appendice n.* ^%.
150 GIOriNM VILLANI
mettesse gli usciti ghibellini ia Firenze e gli ne facesse signori;
e in questo si prese il sq^petto, e appresso lo sdegno, onde se-
gui grande pericolo a tutta Italia, cbe ^ssen^Q gli amlia^ciadori
di Romii e que' di Pisa e dell'altre città a Lo^aqna in Si^voia ,
lo 'mperadore domandò perchè non v'erano que' di Firenze^ p^r
gli ambasciadori degli usciti di Firenze fu risposto al signore ,
ch'elli aveano sospetto di lui, Allora disse lo *mperadore : male
hanno fatto , ^ nostfo int^ndifnento era di volere i Fforpuiini
tuttù non partiti, a buoni fe^efi^ e di quella città fare fu^tra
camera e la migliore di nostro imperio. E di certo si seppe da
gente eh' erano appresso di lui, eh' egU era insino allora con
puro animo in mantenere quegli eh? reggeanq Firenze In loro
stato, e gli usciti: n'aveano grande paurfi eh® 4' allora innfnzi
per qu^^to isdegno, o per mala in(brmazione de'^uqi aniimcla-
dori yenuti a Firenze , e de' ghibellini e Pisani ? a^ apprese al
contradio, Per la qual cosa l'Agosto presente» i fiorentini en-
trati in ^spetto, fecero mille cavalieri cittadini di cavalhite, e
si cominciarono a gnernire d{ soldati e di moneta, e a fare le-
ga col re Ruberto e con piti città di Toscana e di L,on|bardia,
per isturbare la venuta e coronazione dello 'mperadore , e* Pi-
sani acciocché passasse gli mandarono sessantamila fiorini d*oro,
e altrettanti gli promissono quando fosse in Pisa; e con questo
aiuto si mosse da Losanna, che da se non era ricco slgnqr^ 4i
moneta.
CAPITOLO VIU.
Cofne il re Ruberto venne in Firenze tornando
dalla iua coronazione.
Nel detto anno 1310 di 30 di Settembre, il re Ruberto ven-i
ne In Firenze (a) tornando d'Avignone , doy - era la corte del
papa^ dalla sua coronazione; albergò in ca^a de'Peruzzt dal Par-
lagio, e da'Fiorentini gli fu fatto grande onore > e armeggiata,
e presenti grandi di moneta, e dimorò in Firenze insino a di
24 d'Ottobre per riconciliare i guelfi insieme^ ch'erano divisi
per sette intra loro , e per trattare al riparo dello 'mperadore^
(a) Vedi Appendice n.^ 63.
LIBRO NONO 151
tu riconciliargli poco poteo adoperare; tanto era V errore cre-
sciuto tra loro come addietro è fatta menzione.
CAPITOLO IX.
Comi Arrifo imperadore entrò in Italia^ e ebbe la città
di Milano»
Nell'anno 1310 all'uscita di Settembre, lo ^mperadore si parti
da Losanna con sua gente, e passò le montagne di Monsanese^
e all'entrata d'Ottobre arrivò a Turino in Piemonte: appresso
giunse nella citta d'Asti, di 10 d'Ottobre. Per gli Astigiani fa
ricevuto pacificamente per signore , andandogli incontro con
grande processione e festa , e tutte le discordie tra gli Asti-
giani pacificò. In Asti attese sue genti e innanzi si partisse,
ebbe presso a duemila oltramontani a cavallo. In Asti soggior-
nò più di due mesi, perocché in quello tempo tenea la signoria
di Milano messer Guidetto della Torre, uomo di grande senno
e podere , il quale avea tra soldati e cittadini più di duemila
uomini a cavallo , e per sua forza e tirannia teneva fuori di
Milano i Visconti e loro parte ghibellina, e eziandio l'arcivesco-
vo Suo consorto con più altri guelfi. Questo messer Guidetto
avea lega co' Fiorentini e con gli altri guelfi di Toscana e di
Lombardia^ e contendea la venuta dello 'mperadore, e sarebbe-
gli venuto fatto, se non eh' e' suoi consorti medesimi con loro
seguito condussono lo 'mperadore a venire a Milano col con-*
sigilo del cardinale dal Fiesco legato del papa. Messer Guidetto
non possendo al tutto riparare , assenti alla sua venuta contra
sua voglia; e cosi entrò lo 'mperadore in Milano la villa della
festa di Natale^ e il di di Bifania^ di 6 di Gennaio, fu coronato
in santo Ambrogio dall'Arcivescovo di Milano della seconda co-
rona del ferro (a) onorevolemente egli e la moglie. E la detta
corona (ì) ei da in Milano, ed è di fino acciaio forbito a epada ,
(a) Vedi Appendice n.^ 64*
(i) Questo squarcio che, come dice il Muratori j non ti trova nel Co-
dice Recanati 9 e nell' ediiione de' Giunti del 1587, ai diee in margine
a carte 384 esser per a??entura una poitilla , perchè non ti legge in
niuno de' testi antichi, manca pure nel Codice Dafaniati ; ma noi I' ab-
hiamo tratto da un Codice Riccardiano del trecento^ segnato di d.^i533,
del quale abbiamo dato conto nel primo Tolume.
^
152 eiOVAIttlt ViLtANt /
fatta a fartna d^una ghirlanda d'alloro, ivi iu Matèie ricche fié^
tre preziose, a modo eh' anticamente si coronàtàno d^aUoro i Cc^
sari negli loro triunfi e mttorie: e d'acciaio si fa a figura e H^
militudiney che come Vaccaio e H ferro doma ogni altro meteMo ,
così i Cesari triunfanti eolla forZa de'Rotnani e Italiani, che iuiU
erano chiamati Romani j domarono e sottomisero all'imperio
di Roma tutte le nazioni del mondo. E alla detta coronazione
furono gli ambasciadori quasi di tutte le città d' Italia , salvo
quegli di Firenze e di loro lega. E dinlorando in Milano , fia-
cificó tutti i Milanesi Insieme, e rimiseri ihesser Maffeo Viscon-
ti e sua parte, e 1* arcivescovo e* suoi, e ogni uomo che n' era
di fuori. E quasi tutte le città e signori di Lombardia vennero
a fare le comandamenta» e dargli grande quantità di moneta ^
e in tutte le terre mandò suo vicario, salvo Bologna e Padova»
ch*erano centra lui alla lega deTiorentini.
GJJPITOLO X.
Come i Fiorentini chiusono di fossi le nuove cerchie
della cittade.
Nel detto anno il di di sant^ Andrea, i Fiorentini per tema
della venuta dello *mperadore si ordinarono a chiudere la città
di fossi dalla porta a san Gallo insino alla porta di santo Ann
brogio , ovvero detta la Croce a Gorgo, e poi insino al fiume
d'Arno: e poi^ dalla porta di san Gallo, insino a quella dal Pra-
to d' Ognissanti , erano già fondate le mura, si le feciono inal-
zare otto braccia. E questo lavoro fu fatto subito e in poco
tempo , la qual cosa fermamente fu poi lo scampo della città
di Firenze, come innanzi si farà menzione; imperciocché la città
era tutta schiusa, e le mura vecchie quasi gran parte disfatte^
e vendute a'prossimàni vicini per allargare la città vecchia, •
chiudere i borghi e la giunta nuova.
CAPTOLO xr
Come quegli della Torre furono caceidti di Milano.
Nel detto anno di 11 del mese di Febbraio» veggendosi mes-
ser Guidetto della Torre fuori della signoria di Milano^ e Maf-
Libro nono 153
feo Vificoati e gli altri suoi nimici assai innanzi aHo 'mperado*
re, si pensò di rubellare allo *mperadore la città di Stilano^ che
v'afea col signore poca cavalleria, ch'era andata e sparta per
le città di Lombardia , e sarebbegli venuto fatto , se non che
Maffeo Visconti, molto savio, ne fece avveduto lo *mperadore e'I
maliscalco suo e '1 conte di Savoia. Per la qual cosa la città
si levò ad arme e a remore^ e alcuna battaglia v' ebbe : altri
dissono che messer Maffeo Visconti per suo senno e sagacità
lo *ngannò per farlo sospetto dello 'mperadore , vegnendo a lui
segretamente, e dolendosi della signoria dello 'mperadore e de'Te-
deschi, mostrando ch'amasse meglio la libertà di Milano che si
fatta signoria; e innanzi volea lui per signore che lo 'mperado-
re, e eh' egli co'suoi gli darebbe ogni aiuto e favore per cac-
ciarne lo 'mperadore. Al qual trattato messer Guidetto intese 9
fidandosi dello antico nimico^ per volontà di ricoverare suo sta-
to e signoria, o che fosse per li suoi peccati^ ch'assai n'avea; (1)
e approvossi la risposta di messer Maffeo, la quale gli fece per
l'uomo di corte, come contammo addietro. Messer Maffeo sotto
la detta promessa il tradì , e tutto il palesò allo 'mperadore e
al suo consiglio: e a questo diamo assai fède per quello ne sen-
timmo poi da savi Lombardi eh' allora erano in Milano. E per
questa cagione fu richesto dallo 'mperadore messer Guidetto
della Torre che si scusasse; non compari , ma si parti co' suoi
seguaci di Milano, opponendo che non avea colpa del tradimen-
to, ma eh' e* suoi nimici gli aveano ciò apposto per distrugger-
lo e cacciarlo di Milano. Per gli più si credè pure che colpa
avesse, perocch*egli era in lega co'Fiorentini e co'Bolognesi^ e
coU'altre città guelfe, e si disse che ne dovea avere moneta as-
sai da' Fiorentini e loro lega. Ma quiHe si fosse la cagione in-
contanente per le dette sodduzioni si rubellò allo 'mperadore la
città di Cremona , di 20 di Febbraio , e questa rubellazione e
l' altre di Lombardia furono di certo con industria e spendio
de'Fiorentini^ per dare tanto a fare in Lombardia allo 'mpera-
dore che non potesse venire in Toscana. In questo tempo i ghi-
bellini di Brescia cacciarono fuori i guelfi^ e simigliante avven-
ne in Parma; per la qual cosa lo 'mperadore mandò suo vica-
(1) e apjtrovotti ia risposta: fenoe alla prova» oìoè, ti adempiè» femie
ad effeUo la rispoita ee. In qaeito aenso il ?erbo approvare non è nel
Vocabolario.
Gio Villani T. li, 20
154 OIOVAHKI TltLAlIt
rio e gente in Brescia^ e fece fare l'accordo^ e rimettere i guel-
fi nella terra, i quali poco appresso veggendoti forti nella ter-
ra, e rubellata Cremona^ e confortati da' Fiorentini e Bolognesi
con danari e grandi impromesse, cacciarono i ghibellini ék Bre-
scia, e al tutto si rubellarono allo 'mperadore, e s'anpareediia-
ro di fargli guerra
CAPITOLO XII.
Come in Firenze ebbe grande earo^ e olire nùeiiaéi*
Nel detto anno 1310, dal Dicembre al Maggio vegliente tal
Firenze ebbe grandi^imo caro , che lo staio del grano Talae
uno mezzo fiorino d*oro, ed era tutto mischiato di saggina. E
in questo tempo l'arti e la mercatanzia non istette mai peggio
in Firenze, e spese di comune grandissime , e gelosie e paure
per r avvento dello 'imperadore. In quello tempo all' uscita di
Febbraio i Donati uccisono messer Betto Brunelleschi , e poco
appresso i detti Donati e loro parenti e amici raunaii a san
Salvi disotterraro messer Corso Donati, e feciono gran lamento
e Tuficio come allora fosse morto, mostrando che per la mor-
te di messer Betto fosse fatta la vendetta, e ch'egli fosse stato
fatto consigliatore della sua morte , onde tutta la città ne fu
quasi ismossa a ifmore.
CAPITOLO xni.
Come in Firenze vennono (1) orlique di santo Barnaba.
Nel 1311 dì 13 d'Aprile, vennero in Firenze reliquie del
beato apostolo santo Barnaba^ le quali mandò da corte di papa
il cardinale Pelagrù al comune di Firenze, perchè sapea ch'e'Fio-
rentini l'aveano in grande devozione; e funne fatta in Firenze
grande reverenza e solennità , e furono riposte nell* altare di
santo Giovanni.
(i) orlique: ▼• a. reliquie. Nel tom. L lib. 5. cap. i4* abbiamo tUm-
palo orliquiC' onó* è da avvertire , che ti trova oe* buoni tetti a penoa
neir «M e nell' altra maniera. Ved. ivi la nota i.
LIBRO NONO 155
GAPITCMLO CIV.
Come lo *mperadore assediò Cremona^ e sua genie ebbe Vicenza.
Nel detto anno di 12 del mese d'Aprile, laocendo lo 'mpera-
dorè 06te sopra Cremona^ mandò il vescovo di Ginevra suo cu*
gino con trecento cavalieri oltramontani^ e colla forza di mes-
ser Cane della Scala di Verona , subitamente tolse la città di
Vicenza a' Padovani, e quegli eh' erano di Padova nel Castello
per paura sanza difendersi abbandonarono la fortezza, la quale
perdita fu grande ìsbigottimento a'Padovani, e a tutta loro par-
te ; per la qual cosa poco tempo appresso s' acconciarono col-
r imperadore , e diedongli la signoria di Padova , e centomila
fiorini d'oro in più paghe^ e '1 suo vicario ricevettono. n detto
vescovo di Ginevra andò poi a Vinegia e richiese i Viniziani
da parte dello 'mperadore d*aiuto: feciongli grande onore^ e do-
nargli per comperare pietre preziose per la sua corona libbre
mille di Viniziani grossi^ e in Vinegia di que' danari e d* altri
si fece la corona e la sedia imperiale molto ricca e nobile ,
ù' arlento dorata la sedia e d*oro con molte pietre preziose la
corona.
CAPITOLO XV.
Come lo 'mperadore ebbe la città di Cremona.
Nel 1311 di 20 d'Aprile, essendo lo 'mperadore ad oste a
Cremona , essendo la città molto stretta perché s' erano male
provveduti per la loro subita rubellazione , renderò la città
allo 'mperadore a misericordia per trattato dell'arcivescovo di
Ravenna , il quale gli ricevette e perdonò loro , e fece di*
sfare le mura e tutte le fortezze della città, e di monéta forte
gli gravò. E avuta Cremona , incontanente andò ad oste sopra
la città di Brescia a di 14 di Maggio, e là si trovò con più
isforzo e con maggiore cavalleria e migliore ch'egli avesse mai,
che di vero si trovò più di seimila buoni uomini di cavallo,
i quattromila e più. Tedeschi e Franceschi e Borgognoni e gen-
lili uomini , e gli altri , Italiani ; che avuto lui Milano e poi
Cremona , più grandi signori della Magna e di Francia il ven-
156 GIOVANNI VILLANI
nero a servire ^ e chi a soldo , e molti per amore. E di certo
00 allora avesse lasciata la 'mpresa dell' assedio di Brescia e
venatosene in Toscana, egli aveva a quoto Bologna, Firenze^
e Lucca, e Siena^ e poi Roma, e *1 regno di Puglia^ e tutte le
terre contrarie , perocché non erano fomiti nò provveduti , e
gli animi delle genti molto variati, perchè il detto imperadore
era tenuto il più giusto signore e benigno. Piacque a Dio ri-
stesse a Brescia \ il qual assedio molto il consumò di genti e
di podere per grande pestilenzia di morti e malattie^ come in»
nanzi farò menzione.
CAPITOLO XVI.
Come i Fiorentini per la tenuta dello 'mperadore traeeonù
di bando tutti i guelfi.
Nel detto anno a di 26 d'Aprile, avendo i Fiorentini n orette
come Vicenza e Cremona erano rendute allo 'mperadore ^ e
come andava all'assedio di Brescia, per fortificarsi feciono ap-
presso dicroto e ordine, e trassono di bando tutti i cittadini e
contadini guelfi di che bando si fosse , pagando certa piccola
gabella : feciono più ordini di leghe in città e 'n contado e
coU'altre terre guelfe di Toscana.
CAPITOLO XVn,
Come i Fiorentini con tutte le terre guelfe di Toscana
feciono lega insieme eontra lo 'mperadore.
Nel detto anno 1311 di calen di Giugno , ì Fiorentini^ Bolo*
gnosi , Lucchesi , Sanesi^ Pistoiesi e Volterrani , e tutte V altre
terre guelfe di Toscana feciono parlamento e fermarono lega
insieme, (a) e fermarono taglia de'cavalieri, e giurarsi insieme
alla difensione e contasto dello *mperadore. E appresso a di i6
di Giugno i Fiorentini mandarono a Bologna il maliscalco del
re con quattrocento cavalieri catalani , eh' erano al loro soldo
per la guardia di Bologna, e per contastare allo 'mperadore se
venisse da quella parte ; e simigliante vi mandare i Sanesi
(n) Vedi App^Dclica o,® 65,
LIBRO NONO 157
e'Locchesi, e dimorarvi più mesi tra in Bologaa e in Romagna
io servigio del re Ruberto.
CAPITOLO xvm.
Come il re Ruberto fece pigliare per inganno i ghibMini
di Romagna.
Nel detto anno , di 8 di Luglio , venne in Firenze metter
Gilii)erto da Santiglia con dugento cavalieri catalani e cinque-
cento mugaveri a pie » che gli mandava il re Ruberto in Ro-
magna per Visconte^ perocché '1 papa avea fatto lo re conte
di Romagna . Come fu di là , colla forza del maliscalco pre-
se tutti i caporali ghibellini di Forlì , e di Faenza , e d' I-
mola, e 'dell'altre terre di Romagna, e misegli in pregione per-
chè non gli rubellassono la terra, e accomiatonne tutti i giii*
|>ellini e'biancbi usciti di Toteana che v'erano.
CAPITOLO XiX.
Come il marchese del papa prese Fano e Pesaro.
Nel detto anno all'entrante di Settembre, il marchese ch'era
nella Marca per lo papa prese la città di Fano e quella di
Pesaro , (a) che s' erano rubellate alla Chiesar
CAPITOLO XX.
Come lo 'mperadore Arrigo ebbe la città di Brescia per assedio*
Nel detto anno 1311 essendo lo 'mperadore ad oste a Bre-
scia^ più assalii v' ebbe , ove mori gente assai di que' d' entro
e di que'di fuori, intra'quali fu morto a uno assalto, d'uno qua-
drello di balestro grosso, messer Gallerano di Luzimborgo fra-
tello carnale e maliscalco dello 'mperadore, e più altri baroni
buoni cavalieri; onde fu grande spavento a tutta Toste. E per
quella baldanza i Bresciani uscendo spesso fuori ad assalire To-
ste, del mese di Giugno parte di loro furono rotti e sconfitti ,
(a) Vtdi Appeodioe n.^ 66.
158 GIOVANNI VILLANI
e furonne presi da quaranta de' nag glori della terra 9 e morti
ben dugento , intra* quali presi fu messer Tebaldo Broscfatl il
quale era capo della gente d' entro, e uomo di grande valore,
ed era stato amico dello 'mperadore , e avealo rimesso in Bre-
scia quando ne furono cacciati i guelfi: fecelo isquartare a quat-
tro cavalli come traditore , e più altri leoe dicapitare, onde il
podere de'Bresciani molto afiiebolio; ma però que' d* entro non
lasciarono la difensione della città. In quello assedio si corrup-
pe Tarla per la puzza de*cavalli e della lunga stanza del cam-
po, onde v'ebbe grandissima infermità e dentro e di ftiori , e
ammalare gran parte degli oltramontani, e molti grandi baroni
vi morirono, e se ne partirono per la malattia , e morirne poi
in cammino. Intra gli altri vi mori il valente messer Guido di
Namurro fratello del conte di Fiandra, die fìi capo deTiammin-
gbi alla sconfitta di Coltrai , uomo di gran valore e rinomea $
per la qual cagione i più dell'oste consigliavano Io 'mperadore
se ne partisse. Egli sentendo maggiormente la diflUta d'estro,
si deirinfermità e mortalità^ e si di vittuaglia, si fermò di non
partirsi, ch'egli avrebbe la terra. Quegli di Brescia, fallendo lo-
ro la vivanda, per mano del cardinale dal Fiesco si renderono
alla misericordia dello 'mperadore , a di 16 di Settembre nel
detto anno (a). Gom'ebbe la città, le fece disfare tutte le mu-
ra e le fortezze, e condannogli in settantamila fiorini d' oro, e
con gran fatica in più tempo per loro male stato gli ebbe ; e
cento de'migliori della città grandi e popolari mandò a' confini
in diverse parti. Partito dall' oste da Brescia con sua grande
perdita e dammaggio, che '1 quarto della sua gente non gli era
rimasa , e quella gran parte inferma , fece suo parlamento in
Cremona. Quivi per sodduzione e conforto de'Pisani e de'ghibel-
lini e bianchi di Toscana, si fermò di venire a Genova e là ri-
formare suo stato , e in Milano lasciò per vicario e capitano
messer Maffeo Visconti , e in Verona messer Cane della Scala,
e in Mantova messer Passerino de'Bonaposi, e in Parma messer
Ghiberto da Correggia, e cosi tutte l' altre terre di Lombardia
lasciò a tiranno , non possendo altro per lo suo male stato , e
da ciascuno ebbe moneta assai , e brivilegfblli delle dette si-
gnorie.
(a) Vetli Appeodice o.^ 67.
LIBRO nono 159
CAPITOLO XXf.
Come t FioreniM e'Lueehesi guernirono le frontiere per la venuta
dello 'mperadore.
Nel detto anno a di 17 d'Ottobre, i Fiorentini sentendo che
lo 'mperadore veniva a Genova , presono in guardia il castello
e la rocea di Samminiato del Tedesco , e fornirlo di cavalieri
e di pedoni, e mandarono a dire a Volterra che non si rubel-
lasse per gli ghibellini allo 'mperadore o a soa parte ; e' Luc-
chesi fornirono tutte le castella di Lunigiana e del Valdamo di
ponente.
CAPITOLO XXII.
Come papa Clemente diede legati allo' mperadore Arrigo
che 7 eoroncusono.
Negli anni di Cristo 1311 , papa Clemente alla rìchesta del-
lo 'mperadore, non potendo in persona venire a Roma a coro-
narlo per cagione del concilio ordinato, mandò il vescovo d'O-
stia cardinale da Prato legato, che potesse in ciò come la per-
sona del papa; il quale fu con lui in Genova del mese d'Otto-
bre, e mandò il detto papa legato in Ungheria messer Gentile
da Montefiore cardinale, per coronare Carlo Rimberto, figliuolo
che fu di Carlo Martello nipote del re Ruberto, del reame d'Un-
gheria, e per dargli Taiuto e favore della Chiesa. E cosi fece,
e dimorovvi più tempo in Ungheria il detto cardinale , tanto
eh' ebbe conquistato quasi tutto il paese il detto Carlo , e lui
coronato pacificamente. E alla tornata in Italia del detto cardi-
nale^ ebbe comandamento dal papa che tutto il tesoro della
Chiesa eh' era 'a Roma e in altre terre del patrimonio condu-
cesse di là da' monti a lui , il quale cosi fece infìno alla città
di Lucca. Di là non lo poteo più innanzi conducere per terra
nò per mare^ perchè la riviera di Genova cosi per terra come
per mare era tutta scommossa a guerra per le parti guelfi e
ghibellini , per la venuta dello imperadore. Lasciollo in Lucca
nella sagrestia di san Friano, il quale tesoro fu poi rubato per
gli ghibellini^ come innanzi faremo menzione.
160 GIOTAlfHI TILLAlTt
CAPITOLO XXIil.
Carne papa Q&mente fece eoneUio a Vienna in Borgogna, e eanonitzó
santoy Lodmrieo figliuolo id re Carlo.
Nel detto anno 1311, per calen di Novembre , il detto papa
Clemente celebrò concilio a Vienna In Borgogna per la pro-
messa fatta al re di Francia^ per cagione della questione mossa
per lo detto re contra alla memoria di papa Bonifazio , come
addietro facemmo menzione , ov'ebbe più di trecento vescovi ,
sanza gli abati e prelati. In quello concilio si dicbiarò che pa-
pa Bonifazio era stato cattolico , e non in nonno caso di reria
avea operato (1) che il re di Francia gli mettea addosso^ prima
per più ragioni giuriste allegate dinanzi al re e al suo eomiglio
per messer Biceiardo da Siena cardinale e sommo legista^ e per
messer Gianni di Namurro per teologia^ e per messer Fra Gmn"
tile cardinale per decreto^ e per Messer Caraccio e messer Gui*
glielmo d' Ebole Catalani^ valenti e prodi cavalieri^ per appello
di battaglia. Per la guai cosa il re e' suoi rimasano confusi;
ma per lo papa e per gli cardinali si trovò modo per conten-
tare il re di Francia^ e fecesi dicreto, che per offesa che '1 re
di Francia avesse fatta al detto papa Bonifazio , o alla Chiesa,
mai a lui né a sue rede potesse essere opposto né dato briga;
e ordinossi che tutti i beni e possessioni eh' erano state della
magione del tempio , fossono della magione dello spedale , le
quali convenne che la magione dello spedale ricomperasse gran*
dissimo tesoro dal re, e da'signori che Taveano occupate; onde
la magione dello spedale si credette essere ricca^ e per lo gran*
de debito in che entrò per riscattarle, venne in male stato. Al
detto concilio fu il re di Francia e più altri signori , e fecìon-
Tisi più costituzioni, e si cominciò il settimo libro de'decretali.
E compiuto il concilio, il papa se n'andò a Bordello. In quello
concilio fu canonizzalo a santo, Lodovico arcivescovo di Tolosa,
frate minore, figliuolo del re Carlo primogenito, e fratello del re
BubertOy e per essere religioso lasciò Tenore mondano e la co-
rona del reame. Fu uomo benigno e di santa vita, e molli mi-
racoli mostrò Iddio per lui, e prima a sua vita, e poi.
(i) Tutto quello cb*è io caraUere ooriivo maoca nel eod. Dafarioli»
e rabbiam tratto 4al cod. riccardiano di n.^ i533.
tlBEO Éonifi ìùl
CAPITOLO XXlV.
Co^fut lo 'tnperadore Arrigo vennt tMlla città di Genova»
Nel detto anno 1311 a di 31 d'Ottobre, lo ^mperadore venne
di Lombardia a Genova con seicento cavalieri di sua gente ol-
tramontani, sanza i Lombardi. Per gU Genovesi fu ricevuto ono^
revolemente come loro signore, e fattagli grande festa, e dato^
gli al tutto la signoria della terra; che fu tenuto grande cosa,
essendo la libertà e la potenza de* Genovesi si grande , come
nulla cittd dei cristiani in mare e in terra, n detto imperado-
re pacificò tutte le discordie de' Genovesi , e rimisevi messer
tJbizzino Spinoli e suoi seguaci, che n' l)f atlo fuori per ribelli,
e fece fare pace tra loro e gli Orii , e loro parte : donargli i
Genovesi alla sua venuta cinquantamila fiorini d*oro^ e alla im^
l^radrice ventiioiìila.
CAPITOLO XXV.
Come in Arezzo venne vicario d' imperio»
Negli anni 1311 del mese d'Ottobre^ venne ad Arezzo viea^
Ho dello ^mperadore uno gentile uomo di Padova : pacificò gli
Aretini insieme, e rimisevi dentro i guelfi^ e poco appresso vi
mori di remai
CAPITOLO XXVI.
Come in firenze vennero ambasciadori iMo ^mperadorCy
e furonne cacciati.
Nel detto anno e mese d' Ottobre, velmero a Firenze messer
PandoUò Savelli di Roma e altri cherici per ambasciadori del'
lo 'mperadore. Quando furono alla Lastra sopra a Montughi , i
priori di Firenze mandarono loro che non entrassono in Firen-
ze, e si partissono (a). I detti non volendosi partire^ furono ru-
bati per malandrini di Firenze, con consentimento segreto
(a) Vedi Appendice n.® 68. ...
Gio. Villani T. IL 21
162 gioVaUki vtLiAin
de'priorì; e con rischio delle persone fuggendo» se ii'aiidafotlO
per la via di Mugello ad Arezzo, rlcbeggendo poi in Arezzo tut^
ti i nobili e signori e comuni di Toscana^ che si appareechias"
sono d'essere alla coronazione dello 'mperadore a Roma.
CAPITOLO xxva.
Carne i Fiorentini mandarono loro masnade in Lunigimna
per eontradiare i passi atto^mperadore^
Nel detto anno e mese d' Ottobre , sentendo i fiorentini che
lo 'mperadore era partito di Lombardia e ito verso Genova^ fe-
ciono tornare il maliscalco con loro soldati da Bologna , e fe*
ciongli andare a Pietrasanta in Lnnìgiana e a Serrezzano con
altra buona gente di Firenze e di Lucca , a guardare il passo
di porta Beltramo/ e la via della marina, perchè lo 'mperadore
non potesse venire a Pisa.
CAPITOLO xxvm.
Come in Genova morì la 'mperadriee*
Nel dettò anno del mese di Novembre ^ mori in Genova la
imperadrice moglie dello 'mperadore, la quale era tenuta santa
e buona donna, e fu figliuola del duca di Brabante; e soppel*
lissi a' frati minori con grande onore.
CAPITOLO XXIX.
Come lo 'mperadore fece suo processo eonira i Fiorentini.
Nel detto anno e mese , lo 'mperadore fece in Genova suo
processo contra i Fiorentini , che se infìra quaranta di non gli
mandassono dodici buoni uomini con sindaco e pieno mandato
ad ubbidirlo , che gli condannava in avere e in persona dove
fossono trovati. Non vi mandò il comune di Firenze, ma a tutti
i Fiorentini mercatanti eh' erano in Genova comandato fu si do-
vessono partire, e cosi feciono; ma poi ogni mercatanxia clie
si trovò in Genova in nome de' Fiorentini , fu impacciata per
la corte dello 'mperadore.
LIBBO NONO 143
CAPITOLO XXX.
Di scandalo eh' ebbe in Firenze tra' lanaiuoli.
Nel detto anno e mese , i lanaiuoli di Firenze rennono tra
loro in grande divisione e sette per cagione del consolato, e
funne quasi a remore la citti.
CAPITOLO xxsa.
Come il re Ruberto mandò gente a' Fiorentini per coniastare
lo 'mperadore.
Nel detto anno a di 15 di Dicembre, il re Roberto mandò a
Firenze dugento de' suoi cavalieri ch'erano in Romagna^ per-
chè i Fiorentini e' Lucchesi potessono meglio contastare il pas-
so air imperadore; ond' era capitano il conte di Luni da Roana.
CAPITOLO xxxn.
Come la città di Brescia si rubellò allo'mperadore.
Nel detto anno all' uscita di Dicembre , i guelfi di Brescia
rientrarono nella terra per ribellarla dalla signoria dello'mpe-
radore. Gavalcovvi messer Cane della Scala con suo isforzo, e
cacciogline fu^ri con grande loro dammaggio. E nel detto mese
di Dicembre, messer Ghiberto da Correggia, che tenea Parma,
si rubellò dalla signoria dello 'mperadore , e simile feciono i
Reggiani; e'Fioreojtini^ e Valtra lega de'guelfi di Toscana^ man-
darono loro aiuto di gente a cavallo.
CAPITOLO xam.
Come in Firenze ebbe grande novità per la morte
di messer Pazzino de' Pazzi-
Nel detto anno di 11 di Gennaio, avvenne in Firenze che
messer Pazzino de'Pazzi, uno dei maggiori caporali che reggea
la città » e più amato dal popola j^ andando a falcone in isola
i64 GIOVANNI VILLANI
d'Arno a cavallo sanza guardia con suoi falconieri e fkininarl,
Pafflera de'Cavalcanti l'uccise,^ coll'tluto de'BruDeDesciii e d'al-
tri masnadieri in sua compagnia a cavallo, a tradimento^ secoiH
do si disse, perocché messer Passino da loro non si guardava;
e ciò fece per vendetta di Masino de'Cavalcanti e di messer Bot-
to Brunelleschi^ dando colpa al detto metter Panino |^f avesse
fatti morire. Per la qùal cosa, recato il corpo suo morto al pa-
lagio de'priori per più infirmare i Cavalcanti, la città si mosse
tutta a romore e ad arme, e col gonfalone del popolo in furia
si corse a casa i Cavalcanti, é mlsevisi fuoco, e da capo furono
tracciati di Firenze i Cavalcanti. Per questa cagione il popolo di
Firenze alle spese del comune fece quattro de' Pazzi cavalieri ,
donando de'|>eni e rendite del comune.
CAPITOLO XXXIV.
Come la città di Cremona H rubeW daUo' mperadare.
Nel detto anno 1311, di 10 del detto mese di Gennaio, i Cre**
monesi si rubellarono alla signoria dello 'mperadore, e cacciar-
ne fuori sua gente e suo vicario, e ciò fa per soddotta de'Fio^
rentini, che ancora v'aveano loro ambasciadore a trattare ciò,
promettendo a'Cremonesi grande aiuto di danari e di gente; ma
male fu loro per gli Fiorentini attenuto,
CAPITOLO XXXV,
Come il malisealco dello 'mperadore giunse in Pisa ,
e cominciò guerra a' Fiorentini,
Nel detto anno di il di Gennaio, messer Arrigo di Namurro
fratello del conte Ruberto di Fiandra , malisealco dello 'mpera-«
dorè, giunse per mare in Pisa con poca gente, e a due di ap-
presso usci di Pisa con sua gente di qua da Pontadera, e tutte
le some de' Fiorentini che ventano di Pisa, fece prendere e ri-
menare in Pisa: onde i Fiorentini ebbono grande danno. Per
questa cagione i Fiorentini mandarono gente a cavallo e a pte^
^ alla guardia di Samminiato e di quella firontiera.
LIBRO NONO 105
CAPITOLO XXXVl.
Come i Padovani H rubellarono dalla signoria
dèllo'mperadore.
Nel detto anno a di 15 di Febbraio^ i Padovani col conforto
de'Fiorentini e de'Bolognegi si nibdlarono dalla signoria dello 'm-
peradore, e cacciarne il suo vicario e sua gente; e a romore
uccisono inesser Gaiglielmo Novello loro cittadino 9 e gran capo
di parte ghibellina in Padova.
CAPITOLO XXX vn.
Come lo 'mperadore Arrigo venne nella città di Pisa.
Nel detto anno a di 16 del mese di Febbraio , lo 'mperadore
si parti di Genova per mare con trenta galee per yenire a Pisa:
por fortuna di tempo gli convenne dimorare in Portovenerl di-
ciotto di; poi di là arrivò a Portopisano, e in Pisa entrò a di
6 di Marfo 1311 , e da' Pisani fu ricevuto come loro signore ,
faccendogli grande festa e processone, e al tutto gli diedono la
signoria della città, faccendogli grandi doiii di moneta per for*
nire sua gente, che grande bisogno n'aveva. In Pisa dimorò in-»
fino a di 22 d'Aprile 1312, (a) attendendo gente nuova di suo
paese. In questo dimoro io Pisa il maliscalco suo con la sua
gente molte cavalcate e assalti fece sopra le terre e castella
de'Lucchesi e di Samminiato del Tedesco, sanza tendere cam*
po^ assedio. In quelle cavalcate presono il castello di Buti e
la valle che teneano i Lucchesi ; altro acquisto non yi fece di
terra alcuna. In Pisa si trovò con millecinquecento cavalieri ol-
tramontani con gl'infìrascritti baroni e signori: TarcivescoYO di
Trievi suo fratello carnale, il vescovo di Legge fratello del con*
te di Bari suo cugino , il duca di Baviera , il conte di Savoia
suo cognato, il conte di Forese^ messer Guido fratèllo del Dal-
fino di Vienna, messer Arrigo fratello del conte di Fiandra suo
maliscalco e cugino, messer Ruberto figliuolo del detto conte di
Fiandra, il conte d'Alvagna d'Alamagna chiamato Lullo Maatro,
(n) Vfdi Appcndioe n.^ 69*
166 GTOyAfdfl VILK^AKI
cioè iD latino Mastro Siniscalco, uomo di grande yalore^ e piò
altri conti della Magna non conosciuti da noi, castellani e ban^
deresi assai, ciascuno di questi signori con sua gente, e mMì
Italiani, Lombardi e Toscani. I Fiorentlle e gli altri Toacani aen-^
tendolo in Pisa, s'afforzarono di cavalieri e di gente ia grand»
quantità per contastarlo.
•
CAPITOLO xxxvm^
Ome ^i ^^HfU furono ieonfUii éki'^PomgimL
Nel detto anno 1311 di 28 di Febbraio, gli Spuletini ch'era-
no a parte ghibellina furonoi sconfitti da' Perugini , e assai na
furono tra presi e morti^
CAPITOLO XXXIX.
Delta raunata che 'l re Ruberto e la lega di Toscana fèoiono
a Roma per contasiare la coronazione d'Arrigo imperadore.
Nell'anno 1312 del mese d'Aprile, sentendoli re Ruberto Fap*
parecchiamento che '1 re d'Alamagna facea in Pisa per venire
a Roma per coronarsi, si mandò innanzi a Roma, alla rlchesta
e colla forza degli Orsini , messer Gianni suo fratello con sei-
cento cayaHeri catalani e pugliesi , e giunsono in Roma di 16
d'Aprile; e mandò a' Fiorentini e Lucchesi e Sanesl e air altre
terre di Toscana ch'erano in lega con lui , ohe yi mandasaono
loro isforzo; onde v'andarono a di 9 di Maggio 1312^ di Firen-»
ze dngento cavalieri di eavallate de*migliori cittadini» e 'I ma-
liscalco del re Ruberto, ch'era al loro soldo, con trecento caTalierì
catalani e mille pedoni, molto bella gente, ond'ebbe la 'nsegna
reale messer Berto di messer Pazzino de' Pazzia valente e savio
giovane cavaliere, e a Roma morì al servigio del re e del co-
mune di Firenze. E di Lucca v' andarono trecento cavalieri e
mille pedoni , e Sanesi dugento cavalieri e seicento pedoni , e
molti d'altre terre di Toscana e di terra di Roma vi mandaro-
no gente. I quali tutti furono in Roma a di 21 di Maggio 1312^
al contaslo della coronarne dello 'mperadore, e colla forza
de'detti Orsini di Roma e di loro seguaci presono Campido^io>
« mescer Luigi di Savoia sanatoire per forza ne cacdaroni^: pie^
Ltbko nono 167
Mii6 ìè iohrt e toriètze a pie di Campidoglio sopra la merca-
tanzia^ e fornirono castello Adriano detto sant'Agnolo, e la cbie<-
sa e^palagi di san Piero; e cosi più della metade di Roma e la
meglio popolata^ e tutto Trastevero. I Colonnesi e loro seguito
che teneano la parte dello 'mperadore teneano Laterano, santa
Maria Maggiore, Ciiliseo, santa Maria Ritonda, le Milizie, e san-
ta Savina; e cosi ciascuna parie imbarrata e asserragliata con
grandi fortezze. E dimoiandovi la gente de' Fiorentini, il di di
santo Giovanni Battista , loro principale festa , feciono correre
in Roma palio di sciamilo chermisi» siccome usano il detto di
in Firenze»
CAI^ITOLO XL.
Come lo'nkperadore Arrigo si partì di Pisa e andonne a Aonuu
Nel detto anno di 23 d'Aprite , il re d'Alainagna si parti di
Pisa con sua gente in quantità di duemila cavalieri e più , e
fece la via per Maremma^ e poi per lo contado di Siena e per
quello d' Orbivieto, sanza soggiornare , e sanza altro contrasto
se n'andò a Viterbo, e quello ebbe sanza contradio, perocch'era
nella signoria de'Colonnesi. E passando lui per lo contado d'Or^
bivieto, i Filippeschi d' Orbivieto col loro seguito di gbil)ellini
cominciarono battaglia nella città contro a'Monaldesctii e gli al-^
tri guelfi d'Orbivieto, (a) per dare la terra allo' iroperadore. I
gnelA trovandosi fòrti e ben guerniti , combatterono vigorosa-
mente innanzi cb'e' ghibellini avessono la forza della gente del-
lo 'mperadore , e si gli vinsono e cacciarono della città , con
molti morti e presi di loro parte. Soggiornando poi più giorni
lo re d'AIamagna in Viterbo, perchè non potea avere l'entrata
della porta di san Piero di Roma, e (1) ponte Emale sopra Te-
vero era gueruito e guardato per la forza degli Orsini , alla
fine si parti di Viterbo , e in su monte Malo s' attendò , e poi
(a) Vedi Appendice o.^ 70.
(1) ponte Emale : il vero nome di qaeito poote urebbe ponte Emi"
Ho, dil nome Emilio Scaaro , che lo fece fabbricare. Ma è accaduto di
qaesto nome come di molti altri nomi propri, che nell' andar dei tempi
•00 rìmatti corrotti in bocca del popolo. Quindi trovasi appellato ponte
Milvio , ▼olgarmente ponu Molle , e per la UesM ragione il Villani lo
chiamò pome Emale.
168 GIOVANKl VtLtAKt
per forza della sua gente 41 fuori , e di quella de* GolonUéil é
di loro sefoìto d^entro» assalito le fortezze e guardie di ponlé
Emale, e per forza le yinsono^ e cosi entrò in Roma a di 7 di
UaggiOf e andonne a santa Savina ad albergo.
GAprrOLO xLi.
Come metser GaUasso VistotUi di Milano prese la città di Pineefua.
Nel detto anno 1312, essendo i guelfi della eliti di Piacen-»
za (a) in grande divisione tra loro, messer Alberto Scotti ^^era
capo dell'una setta, si elesse per loro podestà per sei mesi mes-
ser Galeasso Visconti figliuolo del capitano di Milano. Compin-'
lo il termine, il detto messer Galeasso sotto spezie d^Ambasce^
ria mandò a Milano il detto messer Alberto Scotti , e dieci
de' maggiori guelfi, e dieci ghibellini , e a Milano furono rite^
nuti i guelfi; poi messer Galeasso con dugento cavalieri clie gli
vennero da Milano^ coll'aiuto de* ghibellini, e massimamente di
quegli della casa di Landa , corse la terra e fecesene ilare si-
gnore, e caccionne i guelfi , di 24 di Luglio del detto anno*
CAPITOLO XLD.
Come i Fiorentini legarono in isconfitta i Pisani da CerretéUo.
Nel detto anno a di 20 di Maggio, essendo i Pisani ad asse-'
dio ad uno loro casteUo in vai d'Era, ch'avea nome Cerretello^
vi cavalcarono i Fiorentini da cinquecento cavalieri di cavalla-
te^ e le loro masnade di Catalani^ e levargli da oste in iacon-
fitta, e furonne assai morti e presi di gente a piede.
CAPITOLO XLm.
Come Arrigo di Lusimborgo fu coronato imperadore in Roma»
/
Nel dettò anno, dimorando il re de'Romani in Roma più tem-
po per poter venire per forza alla Chiesa di san Piero a coro-
narsi » più battaglie feciono la sua gente contra quegli del re
(a) Vtdi Appendice n.^ 71.
LIBRO NONO 169
Ruberto e de'Toscani che '1 contradiavano, e per forza viiupno
e racquislarono Campidoglio, e le fortezze sopra la Mercatan-
zia , e le torri di san Marco. E di certo si crede eh' avrebbe
vinta in gran parte della pugna y se non che uno giorno, a di
26 di Maggio , a una gran battaglia il vescovo di Legge con
più barotii d^Aiamagna, avendo rotte le sbarre, e correndo la
terra infino presso al ponte sant^Angiolo , la gente del re Ru-
berto con quella de'Piorenlini partendosi di campo di Fiore per
vie traverse, per costa fedirò alla detta gente che cacciava , e
ruppongli , e più di dugetUocinquanta cavalieri ne furono tra
morti e presi^ intra^quali fu il detto vescovo di Legge preso, e
menandolo uno cavaliere in groppa di suo cavallo disarmato a
messer Gianni fratello del re Ruberto , uno Catalano a cui era
stato morto il fratello in quella caccia , il fedi dietro alle reni
d*uno stocco, onde giugneodo a castel sant'Angiolo^ poco stette
e mori; onde ne fu grande danno, perciocché era signore di gran
valore e di grande autori té. Per la detta perdita e sconfitta, la
gente del re Ruberto e loro seguito presono gran vigore, e quel-
la del re d'Alamagna il contradio. Veggendo il signore che Tur-
tare non facea per lui, e che ne perdea sua gente e suo onore,
avendo prima mandato al papa per licenza eh* e* cardinali il
potessono coronare in quale chiesa di Roma a loro piacesse, si
si diliberò di coronarsi in san Giovanni Laterano , e in quella
fu coronato (a) per lo vescovo d* Ostia cardinale da Prato , e
per messer Luca dal Fiesco e messer Arnaldo Guasconi cardi-
nali, il di di san Piero in Vincola, di primo d'Agosto 1312, con
grande onore , da quella gente eh' erano con lui , e da quegli
Romani ch'erano di sua parte. E coronato lo *mperadore Arri-
go, pochi giorni appresso se n' andò a Tiboli a soggiornare, e
lasciò Roma imbarrata e in male stato , e ciascuna parte tenea
le sue contrade afforzale e giiernite. De' suoi baroni si parti ,
fatta la coronazione, il dugio di Raviera e sua gente, e altri si-
gnori d*A1amagna che l'aveano servito, sicché con pochi oltra-
montani rimase.
(a) Vedi Appendice n.® 79.
Giù. Ymani T. Ih S2
ITO GIOVANNI VILLANI
CAPITOLO XLIV.
Come lo *mperadare si farti di Roma per venire in Toscana.
Poi si parti lo 'mperadore da Tiboli, e venne con tua gente
a Todi , e da^ Todini fu ricevuto onorevolemente, e come loro
signore, perocché teneano sua parte. I Fiorentini e gli altri To*
scani, sentendo che lo'mperadore s*era partito di Roma e facea
la via verso Toscana, incontanente mandarono per la loro gen-
te ch'era a Roma, i>er essere più forti alla sua venuta. E tor-
nata la delta gente , i Fiorentini e V altre terre di Toscana si
guernirono le loro fortezze di cavalieri e di gente, per resistere
alla venuta dello 'mperadore, temendo forte della sua forza, e
faccendo più con Guati, ghibellini e sospetti; e* Fiorentini creb-
bono il numero delle loro cavallaio in milletrecento , e soldati
aveano col maliscalco e con altri da settecento , sicchò circa
duemila cavalieri aveano; e ciascuna altra città e terra di To-
scana della lega del re Ruberto e di parie guelfa s'erano isfor-
zati di genie d*arme per tema dello 'mperadore.
CAPITOLO KXV.
Come lo*mp$radore venne alla citià d^ Arezzo , e poi come venne
verso la città di Firenze.
Del detto mese d\4gosto nel 1312, si parti lo *mperadore da
Todi e venne per lo contado di Perugia, guastando e ardendo,
e per forza prese la sua gente Castiglione Chiusino sopra il
Lago, e di là venne a Cortona , e poi ad Arezzo, e dagli Are-
tini fu ricevuto a grande onore. E in Arezzo fece sua raunan-
za per venire sopra la ciltà di Firenze, e subitamente si parti
d'Arezzo, e entrò in sul contado di Firenze a di 12 di Settem-
bre , e di presente gli fu renduto il castello di Caposelvole in
su TAmbra ch'era de' Fiorentini. E poi si puose ad oste al ca-
stello di Montevarchi , (a) il quale era bene guernito di gente
soldati a cavallo e a pie, e di viltuaglia: a quello fece dare
più battaglie, e votare i fossi deirncqua per riempiere. Quegli
(a) Vedi Appendice n.* 78.
LIBRO WOIfO Vft
della terra Teggendo eh* erano si forte combattuti , e aTea la
terra le mura basse , e che i cayalieri dello 'mperadore a pid
combattendo , e con le scale salendo alle mura non tcmeaiio
saettamento né gtttamento di pietre , si sbigottirono forte , e
maggiormente sentendo cb'eTtorenttni non gli soccorreano , si
s* arrenderono il terzo di allo 'mperadore. Avuto MonteTarehl ,
sanza dimoro venne ad oste al castello Sangiovanni, e per si-
miglianie modo gli si rendeo^ e presevi da settanta cavalieri
catalani soldati de'Fiorentinii e cosi sanza riparo ne venne nel
borgo di Pegghine«
CAPITOLO XLVI.
C9m$ % Fiorentini furono quasi sconfitti al casttlto MV Àneistt
da genie dello 'mperadore.
I Fiorentini sentendo lo ^mperadore partito dWrezzo, incon-
tanente cavalcarono popolo e cavalieri di Firenze , sanza at-
tendere altra amistà, al castello deirAncisa in su l'Arno, e fu-
rono intorno di milleottocento cavalieri e gente a pie assai , e
air Ancisa s' accamparono per tenere il passo allo 'mperadore.
Egli sentendo cid , con sua gente armata venne nel piano de!-
r Ancisa in su Pisola d'Arno che si chiama il Mezzule^ e ri-
chiese i Fiorentini di battaglia. I Fiorentini non sentendosi dt
numero di cavalieri guari più che quegli dello 'mperadore , e
erano sanza capitano, non si vollono mettere alla ventura della
battaglia^ credendosi per lo forte passo riparare lo 'mperadore,
che non potesse valicare verso Firenze. Lo 'mperadore veg*
gendo eh' e' Fiorentini non voleano combattere , per consiglio
de' savi uomini di guerra usciti di Firenze si prese la via del
poggio di sopra all' Ancisa, e per istretti e forti passi valicò il
castello , e venne dalla parte verso Firenze. Yeggendo 1* oste
de'Fiorentini la sua mossa, dubitando non venisse alla città d!
Firenze , parte di loro col malìscalco dei re e sue masnade si
partirono dall'Ancisa per essergli dinanzi al cammino. 11 conte
di Savoia e messer Arrigo di Fiandra, ch'erano venuti innanzi
a prendere il passo ^ sotto a Montelfi vigorosamente fedirò a
quegli eh' erano alla frontiera , e coli' avvantaggio che aveano
172 GIOVANNI VILLANI
del poggio, gli misono in volta e la isconfitta, (a) segaendogU
parte di loro infino nel borgo dell' Ancisa. La rotta de' Fioren-
tini fu più per lo sbigottimento del subito assalto , ebe per
dammaggio di geute ; che tra tutti non vi morirono venttoln*
que uomini di cavallo, e meno di cento a piede; e quasi tutti
quegli oltramontani che per forza veqnono cacciando InQnQ nel
borgo, rimasene morti* Ma pure la gente dello 'mperador^ rima-
sono vincenti della punga, e'Fiorentinl molto impauriti^ 9 quel-
la notte s'attendò lo 'mperadore di qua dall' Ancisa ver^o Fi-
renze due miglia. I Fiorentini rimasono nel castello dell^AncIsa
quasi assediati e con poco fornimento di vittqaglia si fattunien-
te, che se lo 'mperadore fosse stato fermo all'assedio, I Fioren-
tini eh' erano all' Ancisa > erapo quasi tutti morti e presi. Ma
come piacque a Dio , lo 'mperadore prese consiglio la notte
d'andarsene al diritto alla città di Firenze , credendolasi avere
sanza contasto, lasciandosi l'oste de'Fiorentini addietro all'An*^
elsa, come assediati e molto impauriti e peggio ordinati^
CAPITOLO XliVll .
Come la 'tnperadore Arrigo $i puoie ad oste all<^ città
di Firensfe.
E cosi il seguente giorno di 19 di Settembre 1312» lo 'mpe^
l*adore venne ad oste alla citld di Firenze, ardendo la sua genie
quanto si trovavano innanzi; e cosi passò il fiume d' Arno al-
lo 'ncontro ov'entra la Mensola, e attendessi alia badia di santo
Salvi forse con mille cavalieri. L'altra sua gente rimase in Yal-
darno , e parte a Todi , i quali gli vennero poi : e vegpendo
per lo contado di Perugia, daTerugini furono assaliti e quegli
si dife^ono, e con danno e vergogna de' Perugini passarono. ^
giunse lo 'mperadore si subito, che i più de'Fiorentini non po-
teano credere vi fosse in persona; ed erano si smarriti per te*
ma della loro cavalleria, eh* era rimala all' Ancisa quasi come
sconfitti, che se Io 'mperadore o sua gente in su la subita ve-
nuta fessone venuti alle porte, le trovavano aperte e male guer-
nite; e per gli più si crede eh' avrebbe presa la citte, Tuttora
% Fiorentini veggendo l'arsioni delle case che per lo cammina
(a) ytài Appendice n.^ 74*
LlBmO NONO 17J
facea , a suono di campana a* armarono il popolo, e co* gonfa-
loni delle compagnie vennero nella piazza de' loro priori, e M
vescovo di Firenze co* cavalli de' cherici a* armò, e Irasse alla
difenMone della porla di santo Ambrogio e de'fossi, e tutto il
popolo a piede con Iqi, e serraro le porte, e ordinarono i gon-
falonieri e loro gente 9u per gli fossi alle poste alla guardia
della città di di e di notte. E dentro alla città da quella parte
puosono uno campo con padiglioni , logge e trabacche, aocioc-
cbò la guardia fos^e più forte 9 e feciono steccati su pe' fbssl
d'ogni legname^ e bertescbe, in assai brieve tempo- ]B cosi di-
iQQParo in grande paura i Fiorentini due di> cb'e'loro cavalieri
e oste tornarono dall' Ancisa per diverse vie per vai di Robbfa-
no (!) e da santa Maria in Pianeta a Montebuoni di notte tem-
po. Giunti in Firenze, la città si rassicurò: e'Lucchesi vi man*
darono ali* aiuto e guardia della città seicento cavalieri e tre*
mila pedoni, e'Sanesi seicento cavalieri e duemila pedoni, e'PI-
stolesi cento cavalieri e cinquecento pedon{, e'Pratesi cinquanta
cavalieri e quattrocento pedoni, e' Volterrani cento cavalieri e
trecento pedoni, e Colle e Sangimignano e Samminiato ciascuno
cinquanta cavalieri e dugento pedoni, i Bolognesi quattrocento
cavalieri e mille pedoni^ di Romagna vi vennero tra di Himinl
e di Ravenna e di Faenza e Cesena e l'altre terre guelfe trecen^
to cavalieri e millecinquecento pedoni , e d' Agobbio cento ca-
valieri, e dalla città di Castello cinquanta cavalieri. Di Perugia
non vi venne aiuto per la guerra cb'aveano co*Todini e Spu-
letini. E cosi fra otto di posto V assedio per lo 'mperadore , si
trovarono i Fiorentini con loro amistà più di quattromila uo-
mini a cavallo, e gente a piò sansa numero. Lo'mperadore era
con milleottocento cavalieri, gli ottocento oltramontani^ e mille
Italiani^ di Roma, della Marca, del Ducalo, d'Arezzo , e di Ro-
magna, e de'conti Guidi, e di quegli di SantaGore, e usciti di
Firenze^ e gente a piò assai ; perocch' e* nostri conladini dalla
parte ov' e' possedea, tutti seguivano il suo campo. £ fu quel-*
(1) santa Maria in Pianeta; ìq qualche loritlore posteriore al Villani
li trova santa Maria in Pineta : della qnal voce derivano alcooi I' eti*
mologia dall' esser questo luogo in mezzo a* pini onde abbonda il paese
air inlorno. Volgarmrnle si chiama Imprunetat è distante da Firenze al
$ad circi otto miglia.
174 «lOTARNI TILLAIfl
Tanno 11 più largo (1) e uberoso di tutte vittoagUe che Ibiae
trent'anni addietro. All'assedio dimorò Io 'mperadore teflno al*
raltimo di del mese d'OtUAre, guastando il contado tutto dall»
parte di Levante ^ e fece gran danno a' Fiorentini sania dare
battaglia ninna alla città, stando in isperanza d'averla di eoi»-
cordia; e tutto l'avesse combattuta , era si guemita di gente a
eayallo, che due tanti e più n'avea alla difenslone della eittè
che di fuori ^ e gente a pie per ognuno quattro ; e rwsiciirarBi
•t i Fiorentini^ che i più andavano disarmati, e teneano aperte
tutte Taltre porte, fuori che da quella parte; e entrava e usci-
va la mercatanzia , come se non v*^ avesse guerra. Dell' uscire
fuori i Fiorentini a battaglia, o. per viltà^ o per senno di guer-
ra, o per non avere capo, in nulla guisa si vollono mettere al-^
la fortuna del combattere, che assai aveano l'avvantaggio, s'a-»
vessono avuto buono capitano, e tra loro più uniti che non era*
no. Ben léciono una cavalcata a Cierretello, che v'erano tornati
i Pisani a oste , e ancora gli ne levarono a modo di sconfitta
del mese d'Ottobre^ Lo 'mperadore fu malato più giorni a san
Salvi, e veggendo non potea avere la città per accordo, né la
battaglia voleano i Fiorentini , se ne parti non bene sano (2).
E stando ancora a san Salvi, ragionando il conte di Savoia con
1' abate e certi monaci di là entro , come lo 'mperadore avea
da'suoi astroìaghiy ovvero per altre revelaziool, che dovea con-
quistare in fino in capo del mondo, Tabate ridendo disse: Com-
piuta è la profezia , che qui presso dofse^ voi dominate, ha una
via sanza uscita , che $i chiama Capo di mondo : onde il conte
e gli altri baroni che udirò questo, rimasero confusi della lore
vana speranza: e però per gli uomini savi non si dee dare fe-
de a ogni profezia o detti d'astrolago^ che sono mendaci e di
doppio intendimento.
(i) uberoto: lo itetio ohe ubertoso, eioè abbondante, feoondo, fertile^
Dtnca nel Yocabolario.
(a) Ciò che aegne fino alla fine del capitolo non li legge nel codio»
Davamati , mt 1' abbiamo tratto dal codice riccardiano, Bomìncto altro
voltCì aegnato di n.* i533.
LIBEO NONO 175
CAPITOLO XLVIU'
€bm« lo *mperador$ $% partì dall'assedio da san Salvi # andanm
a san Caseiano^ e poi a Po§gibonizxi.
Lo 'mperadore con sua oste si parti la notte vegnendo la Tuf-
santi, e ardendo il campo^ Talicó Arno per la vìa ond' era ve-
nuto, e accampossi nel piano d' Eroa di lungi alla città da tro
miglia. Né già per sua levata i Fiorentini non uscirono la notte
della città, ma sonarono le campane, e ogni gente fu ad arme;
« per quello si seppe poi, la gente dello 'mperadore ebbono gran
tema della levata , che la notte non Tossono assaliti dinanzi o
alla retroguardia da'FiorentinL La mattina vegnente una parte
de' Fiorentini andarono al poggio di santa Margherita sopra il
campo dello 'mperadore, e a modo di badalucchi più assalti gli
ledono, de' quali ebbono il peggiore: e con vergogna là dimo-
rato tre f iorni, si parti , e andonne con sua oste in sul borgo
di san Casciano presso alla città otto miglia ; per la qual cosa
i Fiorentini feciono affossare il crescimento del sesto d'oltrarno
ch'era fuori delle mura vecchie, in calen di Dicembre 1312. E
stando lo 'mperadore a san Casciano, gli vennero in aiuto i Pi*
sani (a) ben cinquecento cavalieri e tremila pedoni, e mille ba-
lestrieri di Genova, e giunsono a di 20 di Novembre. A san Ca-
sciano dimorò in fino a di 6 di Gennaio sanza fare a* Fiorentini
altro assalto se non di correrie e guasto e arsioni di case per lo
contado, e prese più fortezze della contrada ; né perciò i Fio-
rentini non uscirono fuori a battaglia , se non in correrie e
schermugi^ quando a danno dell'una parte e quando dell'altra,
da non farne grande menzione, se non che a una avvisaglia a
Cerbaia di vai di Pesa furono i nostri rotti da'Tedeschi, e mori
uno degli Spini, e uno de'Bostichi^ e uno de'Guadagni per loro
franchézza in qnesta stanza, ch'erano d'una compagnia di vo-
lontà a una insegna campo verde e banda rossa con capitano,
e chiamavansi i cavalieri della banda, de'più pregiati donzelli
di Firenze , e assai feciono d'arme. Bla in quella stanza i Fio-
rentini s' alleggiarono di gran parte di loro amistà , e dierono
loro commiato^ e allo 'mperadore medesimo mancò gente, e per
(a) Vedi Appendiee D^ 75.
176 GIOVANNI TILLANI
lo SUO lungo dimoro e per disagio di freddo si comincia nel
caiDiK) a san Gasciano grande infermeria e mortalità di gente,
la quale corruppe forte là contrada , e infino a Firenxe segui
parte; per la qual cagione si parti lo 'mpei^dore con sua oste
da san Casciano e andodne a PoggiboHiixi « é prese il castello
di Barberino e di san Donato in Poggio, e più altre fortezze: a
Poggibootz^i ripuose il castello in sul poggio» come afitktmente
soleà esdere> e puosegli nome Castello imperiale. LA dimord inflno
a di 6 di Itarzo, e fallogli molto la Vittuaglia, e soffersevt gran
soffratta egli e tutta sua oste, eb'e* Sanesi dall^ una parte e'Fio-
rentini dall^altra gli aveano cbluse le strade, a trecento soldati
del re Ruberto erano in Colle di Valdelsa, che'l guerregglaTano
al continuo; e tornando da Casoli dugento cavalieri dello 'mpe-
radore, furono sconfitti da'cavalieri del re ch'erano In Colle, a
di 14 di Febbraio 1313. E dall'altra parte il maliscalco eo'sol-
dati de'Fiorentini era a guerreggiarlo in Sangimignàno, slechè
lo staio dello 'mperadore scemò molto, e q«asl iioii gli rfanaso-
no mille uomini a cavallo , che messer Ruberto di Fiandra se
ne parti con sua gente, e da'Fiorentini fu combattuto di costa
a Castelfiorentirto, e morta e presa di sua gente gran parte, e
egli con pochi si fuggi , con tutto ch'assai tenne campo, e assai
die'a fare a quella gente che lo assalirò, ch'erano per uno qual*
irò, ed ebbonne vergogna.
CAPITOLO XLlX.
Come lo* mperadore $i partì da Poggibonizzi e si tornò in Pi^a,
e fece molti processi contro a' Fiorentini.
Lo ^mperadore veggendosi cosi assottigliato e di gente e di
vittuaglia , e eziandio di moneta , che nulla gli era rimase da
spendere, se non che ambasciadori del re Federigo di Cicilia,
i quali apportarono a Pisa e vennono a lui a Poggibonizzi per
fermare lega con lui incontro al re Ruberto, gli lUedono venti*
mila doble d'oro. Con quelle pagati i debiti, si parti da Pog-
gibonizzi^ e sanza soggiorno si tornò a Pisa a di 9 di Marzo 1312
assai in male stato di se e di sue genti: ma questa somma vir-
tude ebbe in se, che mai per avversità quasi non si turbò, né
per prosperità ch'avesse non si vanagloriò. Tornato lo' mpera-
dore in Pisa, fece grandi e gravi processi sopra i Fiorentini di
tifino jroxo 177
torre alla citU ogni giuridizione e onori, di9iM)iiendo tutti i giu-
dici e notari, e condannando il comune di Firenze in centomÌ>
la marchi d'ariento^ e più grandi cittadini e popolani che reggea«
no la città nell'avere e persone e ne'loro beni, e che i Fiorentini
non potessono battere moneta d'oro né d* argento ; e consenti
per privilegio a messer Ubizzino Spinoli di Genova e al mar-^
chese di Monferrato^ che potessono battere in loro terre i fio-
rini d'oro contraffatti sotto il conio di quegli di Firenze; la qual
cosa da'savi gli fu messa in grande diffalta e peccato^ che per
cruccio e mala volontà ch'avesse contro a' Fiorentini, non do*
vea ninno privilegiare che battessono fiorini falsi.
CAPITOLO L.
Come lo' mperadore condannò il re Ruberto»
Sopra il re Ruberto fece somigliantemente grandi processi, con-
dannandolo nel reame di Puglia e della contea di Proenza, e
lui e sue rede nelle persone , come traditori dello 'mperio ; 1
quali processi furono poi cassi e annullati per papa Giovanni
\igesimosecondo. E stando lo' mperadore in Pisa , messer Ar-
rigo di Fiandra suo maliscalco cavalcò in Versilia e Lunigiana
con ottocento cavalieri e seimila pedoni, e per forza prese Pie-»
trasanta (a) a di 28 di Marzo 1313. I Lucchesi i quali erano a
Camaiore collo sforzo de'Fiorentini, e'non ardirono a coniasia-
re, si tornaro in Lucca: e Serrezzano che '1 teneano i Lucche-
0i, s' arrenderono a'marchesi Malispini che teneano collo 'mpe*
radore.
CAPITOLO LL
Come lo 'mperadore $' apparecchiò per andare nel Regno
contro al re Ruberto, e si partì di Pisa.
Fatto ciò, prese consiglio lo'mperadore di non urtare coTio'
rentini e con gli altri Toscani^ che poco n'avea avanzato, ma
peggiorato suo stato; ma di farsi dal capo^ e d*andare sopra il
re Ruberto con tutto suo isforzo^ e torregli il regno ; e se ve- .
(à) Vedi Appendice n.® 76.
Gio YUlani T. IL 23
17^ GIOTAUNI «rirLAKI
411H0 f\ì fosw falto, si credea e«ere signore dìtalla: e di
lo cosi sarebbe stato, se Iddio non avesse riparato^ come ùure^
mo menzione. Egli s'allegò col re Federigo che tenea l'isola di
Cicilia, e -co' Genovesi, e ordinò cbe ciascuno a giorno nomato
avesse in mare grande navllio di galee armate; in Alamagna e
in Lombardia mandò per gente nnova , o cosi richiese tatti i
i suoi sudditi e ghibellini d'Italia. In questo soggiorno in Pian
raunò moneta assai^ e non dormendo, tuttora id suo naliacaleo
facea guerreggiare Lucca e Samminiato> ma poco «'avamA. Nella
^tate 1313, che soggiornò in Pisa, venutogli suo isforzo, si tro^
vò con più di duemilacinquecento cavalieri oltramontani, i |^
Alamanni, e Italiani bene millecinquecento cavalieri* 1 Genovesi
armarono a sua richesta settanta galee , onde fu ammiraglio
messer Lamba d'Oria, e venne col detto stuolo in Porto pisano,
e parlò allo 'mperadore: poi n'andò verso il Regno all'isola A
Ponzo. 11 re Federigo armò cinquanta galee, e il giorno noma-
to, di 5 d'Agosto 1313, lo 'mperadore «i parti di Pisa; e qiiello
di medesimo si trovò lo re Federigo si parti coH'armata éL lfe»>
Sina, e con mille cavalieri si puose in su la Galavra ^ « prese
la città di Ueggio, e più altre terre.
CAPITOLO tlK
Come to* mperadore Arrigo morto a Boneontenlo nel ^eoniadó
di Siena.
Partito lo 'mperadore di Pisa, passò su per TEba e combattè
Castel fiorentino, e noi poteo avere: passò oltre tra Poggibonizzi
e Colle infino a Siena lungo le porte. In Siena avea gente as-
sai; e cavalieri di Firenze alquanti per badalucchi uscirono per
la porta di Cammollia, ed ebbonne il peggiore, e furono ripin*
ti per ibrza nella citte; e cosi Siena in grande paura, lo 'mpe*
radere valicò la città , e puosesi a campo a Ifontaperti In su
l'Arbia: (1) là cominciò ad ammalare, con tutto che inflno aUa
(1) /à eomineiò ad ammalare , con tulio che infino aUa partitm di
Pitm si sentisse: coti hanno i buoni tetti • penna, e ognuno agevolacafe
comprende l' ellissi del participio ammalato, oioè , eon tutto dbc infrto
da ijuando parti da Pisa^ si sentisse ammalato: aiechè non v*era biso-
gno ebe altri alterasse la genuina lesione, eom' è stato fiitto, tlMipaodo:
LIBRO NONO 179
partita d! Pisa si sentisse; ma per non fallire la partita sua al
fiomo ordinato , si mite a cammino. Poi andò in piano di Fi-
letta per bagnarsi al bagno a Biacereto, e di la andò al borgo
a BoBconvento di li da Siena dodicf miglia. Là aggravò forte,
e come piacque a Dio, passò di questa \ita il di di santo Bar^
tolonuneo» di 24 d'Agosto 1313 (a).
CAPITOLO l HI.
GmiB e0m$-mwrto lo ^mperadcre si ditUe te fiiao#/r^ e'jruot barom
ne pwrtarene il corpo aHa città di Pian
iforto lo 'mperadòre Arrigo , Ta sua oste, e'^Pisani , e ttittì f
suoi amid ne menarono grande dolore^ e' Fiorentini^ Sanesi^ e-
l;uccbesi , e quegli di loro lega ne ffeciono grande allegrezza.
Incontanente, lui morto, si partirono gli Aretini e gli altri gbi-
bellini della Marca e di' Romagna' dell' oste da Bonoonyento ,
nella quale avea gente grandissima a cavallo e a piede. Isuoi
baroni e'cavalieri pitoni con loro gente sanza soggiorno passa-
rono per la Maremma c(à corpo suo> e recarlo in Pisa: là con
grande dolóre , e por con grande onore il soppellirono al loro
duomo. Questa fu la fine dello *mperadore Arrigo. E non si ma-
ravigli chir legge , perché per noi è contibuata la sua storia
sanza raccontare altre cose e avvenimenti d'Italia e d*altre Pro-
vincie- e reami; per due cose , V ima , perchè tutti i cristiani,
ed ezlandib t Grecf e' saracini , guardavano ar suo andamento^
e lòFtana, e- per cagione dl^ ciò' poche* novitl notabili erano in
nulla parte altrove; l'altra , per le diverse e^ varie grandi' for-
tune che gllbeorsono in si pit^colo tempo ch'egli visse, che di
certo si credea ^v gli savi, che se là sur morte non fosse stata
si prossimana, al signore di tanto valore e di si grandi tmpre^
se com'era egli, avrebbe vitato il Regno e toTtoh) al re Ruber^
io , che piccolo apparecchiamento avea al riparo suo. Anzi si
disse per moltl^ che *ì re Ruberto non favrebbe atteso, ma ito-^
sene per mare in Proenza ; e appresso s' avesse vinto il Regno
come s'avvisava, assai gli era leggiere di vincere tutta Italia >
e dell'altre provincie assai.
COI» nato ékc infino alla partita di Pisa ti •cniiite malato: e in quak
cbe altro con liberti aaehe maggiore: n9n $i scntittc bene*.
(«) Vedi Appeadioe a.* 77.
tSO GIOVANNI VII,LANI
CAPITOLO LIV.
Come Federigo detto re di GeUia venne per mare aUa eMd
di Pisa.
Federigo re di Cicilia il qnal era in mare con suo stnolo,
come fatta ò menzione , aggiuntosi già co* Genovesi , sentendo
della morte dello 'mperadore, venne in Pisa, e non avendo pò *
tuto vedere lo 'mperadore vivo , si il volle vedere morto. 1 Pi«
sani (1) per dotta de'guelfi di Toscana e del re Ruberto i^ voi*
lono il detto don Federigo fare loro signore : non volle la si-
gnoria, ma per sua scusa domandò loro multo larghi patti fuo-
ri di misura , con tutto che per gli più si credette ciie , beiio
eh' e' Pisani gli avessono fatti, non avrebbe voluto lasciare la
stanza di Cicilia per signoreggiare Pisa; e cosi sanza grande di^
moro si tornò in Cicilia. I Pisani rimasi molto sconsolati e la
paura, vollono fare signore il conte di Savoia e messere Arri*
go di Fiandra: nullo volle ricevere ; ma tutti i caporali e ba-
roni ch'erano collo 'mperadore si partirono e tornarono in loro
paesi. Altri cavalieri tedeschi e brabanzoni e fiamminghi con
loro bandiere rimasono al soldo de'Pisani intorno di mille a ca^
vallo ; e i Pisani non potendo avere altro capitano , elessono
Uguccione da Faggiola di Massa Tribara, (a) il quale era stato
per lo 'mperadore vicario in Genova. Questi venne a Pisa e
prese la signoria , e appresso col seguito de' cavalieri tedeschi
che vi rimasono , fece in Toscana grandissime cose , come in-
nanzi si farà menzione.
CAPITOLO LV.
Come U conte Filippone di Pavia fu sconfitto a Piacenza.
Nel detto anno 1313 del mese d'Agosto, il conte Filippone
di Pavia colla parte guelfa vegnendo sopra Piacenza , che la
tenea messer Galeasso Visconti, fu sconfitto e preso.
(i) per dottai coir o largo, viene dal francete douu in senso di Sùno*
rt\ donde il Ycrbo dottare %\ spesso usato dal nostro Autore,
(a) Vedi Appendice n.® 78.
LIBRO lfO!<fO 181
CAPITOLO LVI.
Come i Fiorentini diedono la signoria di Firenze al re Ruberto
per cinque anni.
Nel detto anno 1313^ ancora vivendo lo 'mperadore, parendo
a'Fioréntini essere in male stato ^ si per la forza dello 'mpera-
dore e di loro ascili, e ancora dentro tra loro per le sette nate
per cagione delle signorie , si diedono al re Ruberto per cin-
que anni, e poi appresso si '1 raffermarono per tre, e cosi otto
anni appresso il re Ruberto n'ebbe la signoria, mandandovi di
sei in sei mesi suo vicario , e *1 primo fu messer Giacomo di
Cantelmo di Proenza^ che venne In Firenze del mese di Giugno
1313. E per simile modo appresso feciono i Lucchesi e' Pisto-
iesi e' Pratesi di darsi alla signoria del re Ruberto. E di certo
fu lo scampo de'Fiorenlini, che per le grandi divisioni ira'guelfi
insieme , se '1 mezzo della signoria del re Ruberto non fossa
stato, guasti e stracciati s'arebbono tra loro^ e cacciata parte,
CAPITOLO LVn.
Come gli Spinoli furono cacciati di Genota.
Nel detto anno del mese di Febbraio e di Marzo ^ essendo
morto lo'mperadore, e partito Uguccione da Faggiuola di Geno*
va^ i Genovesi ghibellini tra loro ebbono grande discordia per
invidia degli ufici e signoria della terra; che gli Orli che era-
no possenti, e Spinoli somigliante, ciascuno volea essere il mag-
giore. Per la qual cosa vennero a battaglia cittadina insieme ,
la quale durò per venti di continui molto pericolosa, che tutta
la città era partita^ l'una parte con gli Orli, e l'altra con gli
Spinoli; nella quale battaglia molli ebbe morti d* una parte e
d'altra. Alla fine misono fuoco combattendo , onde arsero t>iù
di trecento case nel migliore della citte; e dibattuti di tanta
I>estilenza, gli Spinoli non tanto per forza cacciati , ma per i-
sdegno si partirono della ciltà^ e andarne a Bazzalla, e la terra
rimase alla signoria di quegli d'Oria e de'Grimaldi che tenea*
no insieme con loro^ e feciono stato comune di popolo^ e durd
più anni.
182 GIQVAllNI TILKAHt
CAPITOLO LVm.
Orni Ugmeioné da Fagfimola ripiùm in F%$a fm mMm guirrm
a- Lucehm^ iicehé miama i §kibMitU usciti per i$forMia pae^
iii Lucca*
Nel detto anno Ì3i3, essendo Ugacckme in Pisa per signore
appresso la morte dello *niperadore colla masnada tedesca* non
istette ozioso, ma innanzi ch*a loro ibsse cominciata gnem^ ^i-
forosamente assalirono i Lucchesi e* Samminlatesi, cavalcando^
gli molto H^esso infino alle porle , ardendo e guastando f e in
più avvisamene sempre n'ebbono i Lucdiesi il peggiore^ peroc-
chè per la loro ^Kscordia tra' guelfi medesimi , per sette IkUe
per Invidia di loro signorie, male intendeano m seg^ke Fanlica
loro buona sollecitudine e unttà e vittorie , ma seemanda loro
cavallate o soldati, per la quaL cosa a'Fiorenlini convenla por«
taro tutte H: Cbmcìo e la spesa, sovente cavalcando a Lueea po-
polo e cavidleri alla loro difèosione. Ma Uguccione co* Pisani
essendo di presso, partiti i Fiorentini , iocontanente gli caval-
cava , ^cchè molto gli afflisse ; e per la loro divisione , del-
la quale era capo dell'una setta messer Luti degli Obizzi, e del-
Taltra messer Arrigo Berarducoi, contra la volontà de' Fioren-
tini pace fedone coi Pisani, rendendo loro Ripafratta e più al-
tre castella de' Pisani, che anticamente aveano sopra loro gua-
dagnate, e rimisono in Lucca quegli éeìhk casa degrintenninelll
e loro seguito $ onde i FicNrentini molto isdegnarono e furono
crucciosi.
CAPITOLO UX.
Della marte di papa Qetnente*
NdTanno iai4 ólL SO d'AprHe, morì papa Clemente: («) vo-
lendo andare a Bordello in Guascogna , passato il Rodano alla
lk>oca Maura in Proenza, ammalò e mori. Questi fu uomo mol-^
lo cupido di moneta, e simoniaco, che ogni beneficio per d»*
nari a' avea in sua corte, e fu lussurioso; che palese si dicea^
(«} Vedi Appendice a.* 79.
IIBAO NOIIO 183
^lie tenea per amica la contessa di Pelagorga bellissima doniìa>
figliaola del conte di Fusci. E lasciò i nipoti e suo Ugnalo
eon grandissimo e inmimerabile tesoro: e dissesi che, rivendo
11 detto papa, essendo morto mio suo nipote cardinale cui egli
molto amaya, costrinse uno grande maestro di negromanzia che
sapesse che tleiranima del nipote fosse. li detto maestro fatte
^ue afti^ uno cappellano del papa molto sicuro fece portare (1)
a*dimotìla, i <iuali il menarono allo 'nferno, e mostrargli visibi-
temente uno palatxo iv*entro un letto di fuoco ardente, nel qua-
le era l'anima dd detto suo nipote morto^ dicendogli^ che per
la sua simonia era cosi giudicato. E vide nella visione fare un
laltro palazzo aHa "ncontra , il quale gli fu detto si facea per
papa Clemente; e cosi rapportò il detto eappellano al papa, il
-quale mai poi non fu allegro, e poco vivette appresso: e mora-
to lui^ e lasciatolo la notte in una chiesa con grande luminara,
«'acoese e arse la cassa, e *1 corpd suo dalla cintola in giilu
CAPITOLO LX*
Come UgueetOM da Faggiuola eo*Pisani preiono la eitfà di Lucca,
e rubarono U 4e$oro della Chiesa.
Nel detto anno 1314, essendo i ghibellini rimessi in Lucca ^
Uguccione molto tegnendo corti 1 Lucchesi che rendessono i
beni loro, e'guelfi di Lucca che gli s'aveano appropiaii non gli
Yoleano rendere, per lo detto Uguccione fu ordinato tradimento
in Lucca (a) con gllnterminelli^ che v'erano rimessi, e co'Quar^
tigiani e Pogginghi e Onesti; e Subitamente a di 14 di Giugno
nel detto anno, la terra si misono a remore, combattendo in-
sieme, e giugnendo Uguccione alle porte co'Pisani e loro isfor-
To per la detta parte, gli fu data la postierla del Prato. Onde
«ntrò nella terra con sua gente il vicario del re Ruberto, mes*
(i) «' dimonia , i tfuali il menarono ee. Gli tUmpati dieono : Jèce
panare alle demania allo *r^fèmo: faoeodo deaumia ài genere fenninile,
«one ordioarianenle ti trova ; ma avendo trovato che non nn lolo , ma
Il più de' migliori eodiel hanno la letione del letto Davans. ahbiamo tti-
BMii» ben fatto di legaitarla ; molto pi& ohe la divertila di lotte le pa-
role del detto patto, mottra ettere alata iilti negli lUmpall nn' altera-
«ione del lotto arbitraria.
(a) Vedi Appendice n." 8o*
184 GIOVAUNI TILIAKI
ser Gherardo da san Lupidio della Marca, e gli altri guelfi di
Lucca male in accordo e peggio forniti di cavalieri e di genie,
e benché avessono mandato per soccorso a' Fiorentini « i quali
erano già ventiti a Fucecchio, il loto soccorso fu tardi, perché
Uguccione co'Pisani aveano corsa la terra. Per la qual cosa il
vicario del re Ruberto e gli altri guelfi non potendo resistere,
uscirono di Lucca e yennonne a Fucecchio, e a santa Maria a
Monte, e airaltre castella del Yaldamo, e la città di Lucca per
gli Pisani e Tedeschi fu corsa e spogliata d'ogni ricchezza, che
per otto di durò la ruberia cosi agli amici come a'nemici, pur
chi più avea forza, con molti micidii e incendi. E oltre a ciò,
il tesoro della Chiesa di Roma, che '1 cardinale messer Gentile
da Montefiore della Marca avea per comandamento del papa
tratto di Roma e di Campagna e del Patrimonio, e avealo la-
sciato in san Friano di Lucca , per lo detto Ugucdone e sue
masnade tedesche , e per gli Pisani tutto fu rubato e portato
in Pisa. E non si ricorda di gran tempi passati che una città
avesse una si grande avversità e perdita, per parte che vi rien-
trasse, com'ebbc la città di Lucca d* avere e di persone.
CAPITOLO LXf.
Come fnesser Piero fratello del re Ruberto venne in Firenxe
per signore*
Nel detto anno e mese di Giugno, i Fiorentini avendo novelle
della perdita di Lucca furono molto crucciosi, e scommossi , e
già avendo dinanzi gV indiai, s'erano mossi al soccorso, ma giun-
sono tardi; che Uguccione co'Pisani erano più vicini , e prima
fornirono d* aver Lucca. I Fiorentini , essendo perduta Lucca ,
presono poi le castella di Valdarno che ancora si teneano a
parte guelfa, ciò furono Fucecchio, santa Maria a monte, Mon-
tecalvi, Santacroce, Castelfranco, e Montetopoli ; e in Yaldinie-
vole, Montecatini e Montesommano; ma Serravalle, in su la per-
dita di Lucca, per negligenza e avarizia de'Pistolesi, non volen-
do spendere trecento fiorini d'oro per dare alle masnade che '1
teneano, dagli usciti di Pistoia fu preso* E cosi Toscana appa*
recchiata a grande guerra per la rivoluzione della città di Luc-
ca, i Fiorentini mandarono incontanente in Puglia al re Ruber-
to che mandasse loro uno de'fratelii con gente a cavallo e per
LIBRO NONO 18.1
loro capitano. Il re Ruberto sanza indugio mandò a Firenze
mescer Piero suo minore fratello^ giovane molto grazioso e sa*
yio e bello^ con trecento uomini di cavallo^ e con savio consi-
glio de'suoi baroni: e giunse in Firenze a di 18 d' Agosto del
detto anno: daTiorentini fu ricevuto a grande onore come loro
signore , dandogli del tutto la signoria della città , e faceva i
priori e tutti gli uficiali di Firenze : e fu si grazioso appo i
Fiorentini, cbe se fosse vivuto, per gli più si dice ch'e'Fioren-
tini r avrebbono fotto loro signore a vita.
CAPITOLO LXn.
Come U re Ruberto andò con grande etuolo eopra Gcilia »
e auediò la città di Trapali.
Nel detto anno 1314, il re Ruberto per vendicarsi di Fede-
rigo di Cicilia che alla venuta dello 'mperadore gli avea rotta
pace, e allegatosi con lui^ e prese le sue terre in Galavra, si
fece una grande armata a Napoli, che tra di Proenza e di Pu-
glia e del Regno e Genovesi armò centoventi galee, e tra uscie-
ri e legni grossi da portare cavalli e arnesi d' oste presso di
cento, sicché dugento e più legni a gabbia fu lo stuolo; e con
duemila cavalieri e gente a pie sanza numero: egli in persona
col prenze Filippo e con messer Gianni suoi fratelli si parti*
rono di Napoli col detto stuolo , del mese d' Agosto del detto
anno^ e puose in Cicilia a Castello a mare, e per forza l'ebbe;
e poi alla città di Trapali pose l'assedio per mare e per terra,
e quella credendosi di presente avere per trattati fatti prima
ch*e'si movesse, da' cittadini di Trapali ingannato fu, che sotto
i detti trattati fatti fare a posta di don Federigo, fu tanto Pin-
dngio della partita del re Ruberto , eh* egli forni Trapali di
gente e di vittuaglia , e rafforzò la città per modo , che per
battaglia (che più e più ve ne dio) il re Ruberto non la poteo
avere: e per lungo stallo e male tempo di pioggia, e l'oste mal
fornita di vittuaglia per lo tempo contrario, grande infermeria
e mortalità fu nell'oste. Il re Ruberto veggendo non potea aver
la città, né combattere non volea don Federigo con lui in mare
né in terra , fatta fu triegua per tre anni tra loro , e cosi si
parti il re Ruberto con sua oste assai peggiorato, e sanza nulla
acquistare; di là tornò in Napoli il di di calen di Gennaio an-
Gio. Villani T. li 34
186 GfOTAIfIVI VILLANI
no 1314^ e più galee delle sue affcmdarono in mare colta gente,
perché erano state nuove e non riconce in si lungo soggiornò.
CAPITOLO LXm .
Come i Padotani furono iconfitti a Vicenza da messer Cane
déUa Scala.
Nel detto anno 1314 a di 18 di Settembre , essendo i Pado-
vani con tutto loro isforzo, andarono a Vicenza e presono i bor-
ghi, e assediarono la terra: messer Cane signore di Verona subi-
tamente venne in Vicenza, e con poca gente assali i Padovani;
e eglino male ordinati, confidandosi della presa de'borgfai, si fu-
rono sconfitti, e molti di loro presi e morti.
CAPITOLO LXIV.
Come i Fiorentini feciono pace con gli Aretini.
Nel detto anno 1314 a di 28 di Settembre, i Fiorentini e'Sa-
nesi e tutta la lega di parte guelfa di Toscana feciono pace con
gli Aretini per mano di messer Piero figlinolo del re Carlo in
Firenze, che abitava in casa i Mozzi a capo del ponte Rubaconte.
CAPITOLO LXV.
Come apparve una stella cometa in cielo.
Nel detto anno 1314, apparve una cometa di verso settentrio-
ne quasi alla fine del segno della Vergine , e durò più di sei
semmane, e secondo che dissono gli astrologi, significò molte
novità e pestilenze , e appresso furono , e la morte del re di
Francia e de'suoi figliuoli^ che morirono poco appresso.
CAPITOLO LXVI.
Della morte di Filippo re di Francia e de' tuoi figliuoli.
Nel detto anno 1314 del mese di Novembre^ il re Filippo re
di Francia^ il qnale avea regnato ventinove anni, mori disav-
LlIftO KIONO f87
ventaratamente, (a) che essendo a una caccia, uno porco sai-
valico gli s' attraversò tra le gambe al cavallo in su che era »
e fecelne cadere, e poco appresso mori. Questi fu ùe^pìù belli
uomini del mondo, e de' maggiori di persona , e bene riqKMi-
dente in ogni membro, savio da se e buono uomo era, secon-
do laico, ma per seguire i suoi diletti, e massimamente in cac-
cia, si non dlsponea le sue virtù al reggimento del reame,
anzi le commettea altrui, sicché le più volte si reggea per
male consiglio, e quello credea troppo, onde assai pericoli ven-
nero al suo reame. Questi lasciò tre figliuoli Luis re di Na-
varra , Filippo conte di Pettierl , e Carlo conte della Marcia .-
tutti questi figliuoli furono in poco tempo l'uno appresso l'al-
tro re di Francia, succedendo l'uno all*àltro per morte. £ poco
innanzi che '1 re Filippo loro padre morisse , avvenne loro
grande e vituperevole sventura , che le mogli di tutti e tre si
trovarono in avolterio; e si erano ciascuno di loro de' più beili
cristiani del mondo. La moglie del re Luis fu figliuola del du-
ca di Borgogna. Questi quando fu re di Francia la fece stran-
golare con una guardanappa , e poi prese a moglie la reina
dementa, figliuola che fu di Carlo Martello figliuolo del re Carlo
secondo. La seconda e la terza donna di loro furono serocchie
e figliuole del conte di Borgogna , e redo della contessa d' Ar-
tese. Filippo conte di Pettierl , per disdette della sua , e che
ramava molto, la si ritolse per buona e per bella: Carlo con-
te della Marcia mai non rivolle la sua, ma la tenne in pregio-
ne. Questa sciagura si disse ch'avvenne loro per miracolo, per
lo peccato regnato in quella casa di prendere a moglie loro
parenti , non guardando grado , o forse per lo peccato com-
messo per lo loro padre nella presura di papa Bonifazio , co-
me il vescovo d'Ansiona profetizzò, secondo dicemmo addietro.
CAPITOLO LXVU.
JDeUa lezione the fu fatta in Àlammgna di due imperadoriy l'uno
il dogio di Baviera, # V altro quella d'Oeterich.
Nel detto anno 1314, per gli prenclpi della Magna fu fatta
lezione di due re della Magna : V uno fu fratello del dogio di
(a) Vedi Appendice »•* &i.
188 GIOVANNI VILLANI
Baviera chiamato Lodovico, nomo valoroso e franco. QoMtl eb-
be più boci , ciò fu queUa dell* arcivescovo di Magania e di
quello di Trievi , e quella del re Giovanni di Boemia e del
do^o di Sassogna y e quella del marchese di Brandimborgo.
Federigo d' Osterich ebbe quella dell' arcivescovo di Ck^ogna
e quella del dogio di Baviera nimico del fratello: queste ebbe
certe , e ebbe quella del dogio di Chiarentana , il quale dicea
dovea essere re di Boemia di ragione, perchè avea per moglie
la prima figliuola di Yincislao reda : e ebbe la boee d' uno
de'marchesi di Brandimborgo, che dicea ch'era di ragione mar»
chese, ma non possedea. Ma Lodovico più presso era di ragione
imperadore ^ se non che '1 dogio di Baviera suo fratello per
promessione fatta die la sua boce co' detti altri elettori a Fé*
derigo dogio d' Osterich , della quale isvariata lezione grande
Beandolo surse in Alamagna tra Tuno eletto e V altro, e tra 1
dogio di Baviera e Lodovico eletto suo fratello , e più aas en i
bramenti e guerre ebbe tra loro,
CAPITOLO LXVUI.
(mvm Vguceione 9ignore di Pisa fece grande guerra
alle terre vicine.
Nell'anno 1315^ avendo Uguccione da Faggiuola co' Pisani
e'Tedeschi presa la città di Lucca^ come addietro è fatta men«
zione, tutte le castella eh* e' Lucchesi aveano de' Pisani posse-
dute infino al tempo del conte Ugolino rendè al comune di Pi-
sa, delle quali i Pisani feciono disfare Asciano, e Cuosa , e Ca-
stiglione di Valdiserchio , e Nozzano , e '1 ponte a Serchlo , e
ritennero il castello di Ripafratta, il Mutrone^ e '1 Viareggio di
su la marina, e Rotaia , e '1 borgo di Serrezzano. E in questo
medesimo tempo e nel caldo di tanta vittoria, il detto Uguc-
cione colla masnada de' Tedeschi cavalcando sovente sopra i
Pistoiesi infino a Carmignano, e sopra i Volterrani, e per tutta
Maremma^ e sopra Samminiato , e per assedio ebbe il castello
di Cigoli e di più altre loro castella, e molto gli afflisse, e poi
si puose all' assedio a Montecalvl che '1 tenevano i Fiorentini,
che per non esser soccorso s'arrendeo ad Uguccione e a* Pisa-
ni, salve le persone.
LIBEO MONO 189
CAPITOLO LXIX.
Gnn$ eor<mato il re Luis di Francia^ andò ad o$te iopra
i Fiamminghi^ ma niente v'acquisiò.
Nel detto anno 1315 , il di di san Giovanni Battista di Già-
gno, Luis si coronò re di Francia coUa reina dementa sua mo-
glie. Incontanente che fu coronato, fece bandire oste sopra S
Fiamminghi, rompendo triegue e pace che il re Filippo suo pa-
dre avea fatte con loro ; e in persona con tutta la baronia di
Francia^ in numero di diecimila o più cavalieri e popolo innu-
Dierabile, andò in Fiandra, e puosesi a campo a Coltrai. 11 con-
te Ruberto di Fiandra co'suoi Fiamminghi gli vennono allo 'n-
contro a Coltrai per combattere con lui. Come piacque a Dio,
del mese d'Agosto cadde tanta piova ( e '1 paese di Fiandra é
come marese ) che '1 carreggio che apportava la vittuaglia al-
l'oste de'Franceschi non potea uscire di cammino, e le tende e
padiglioni della detta oste si circondate d' acque e di pantano^
che non poteva appena andare V uomo dall' uno padiglione al-
l'altro; sicché per lo difetto della vittuaglia , e per lo guasta-
mente del campo, convenne che il re di Francia si partisse da
oste del mese di Settembre, con vergogna e con gran dammag-
glo quasi di tutti i loro arnesi. E poi il detto conte di Fiandra
con sua oste andò infino a Gassella a santo Mieri per assediare
la terra^ e se non che quegli delle buone ville non vollono più
vergogna fare al re, eli! avrebbono potuto correre tutto Artese
sanza contasto neuno.
CAPITOLO LXX.
Come Vguccione tignare di Lucca e di Pisa fece porre l'assedio
al castello di Montecatini.
Nel detto anno, Uguccione da Faggiuola colla forza delle ma-
snade de'Tedeschi, signore al tutto di Pisa e di Lucca , trion-
fando per tutta Toscana, fece porre oste e assedio a Monteca-
tini in Valdinievole, il quale teneano i Fiorentini dopo la per-
dita di Lucca, e quello guernito di buona gente^ con battifoUi
fu molto distretto , sicché gran difetto aveano di vittuaglia. I
190 GlOVilKHI TILLAlff
Fiorentini mandato nel Regno per lo prenze Filippo di Taranfii^
fratello del re Ruberto, per conlastare la rabbia dUguccioDe e
de*Pisani e de' Tedeschi^ quegli venne a Firenze di li di Lvt-
glio, con cinquecento cavalieri a soldo de' Fiorentini con mes-
ser Carlo suo figliuolo, contra voglia del re Roberto^ conoteen-
do il suo fratello per più di testa cbe savio» e con qvesto non
bene avventuroso di battaglie > ma il contradio; e a* e* Fioren-
tini avessono voluto più indugiare, il re Ruberto mandava a Fi-
renze il duca suo figliuolo con più ordine e con più consiglio»
e migliore gente: ma la fretta de' Fiorentini^ coHo studio della
contradia fortuna , gli fece pure volere il prenze » onde a lora
segui grande dammaggia e disonore.
CAPITOLO LXXI.
Carne il frenze di Taranto venitlo in Firenze ^ t /tarvaftiit «uer-
reno ad aite per soccorrere Monteeaiini , e furono eeonfOi dm
Uguceione della Faggiuola^
Venuto il prenze di Taranto e 1 figliuolo in Firenze , Uguc-
eione con tutto suaisforzo di Pisa e di Lucca, e del vescovo
d'Arezzo, e de'conti da Santafiore, e di tutti i ghibellini dì To-
scana e usciti di Firenze , con aiuto de* Lombardi da messer
Maffeo Visconti e da*figliuoli, il quale Uguceione (ìi con novero
di venticinque centinaia e più di cavalierì, e popolo grandissi-
mo, venne alF assedio del detto castello di Montecatini. I Fb-
rentini per quello soccorrere raunarono grande oste, e richeg-
gendo tutta loro amistà, vi furono Rologncsi, Sanesi, Perugini,
della Città di Castello, d'Agobbio , e di Romagna, e di Pistoia,
di Volterra, e di Prato, e di tutte Taltre terre guelfe e amici
di Toscana, in quantità^ colla gente del prenze e di messer Pie-
ro, di trentadue centinaia di cavalieri, e gente a pie grandissi-
ma, e partirsi di Firenze di 6 d'Agosta E venuta la detta oste
deTiorentini e del prenze in Valdinievole alla ^ncontra di quel-
la d' Uguceione, più di stcttono affrontati , il fossato^ della Nie-
vole in mezzo , cou più assalti e badalucchi. I Fiorentini con
molti capitani e con poca ordine, i nemici aveano per niente:
Uguceione e sua gente con tema grande, e per quella feceano
grande guardia e savia condotta. Uguceione avendo novelle die
i guelfi delie sei miglia del conlada di Lucca per stHUaarione
LIBRO NONO 191
fle'Ftorénìlnl venieno verso Lucca, e già aveano rolla la scorta
« la strada onde venia la vittuaglla all'oste d*Uguccione, prese
per consiglio di levarsi dall'assedio, e di notte si ric-olse e fece
ardere i battifolli, e venne con sua gente schierata in sul con-
giugnimento dello spianato dell'una oste e dell' altra, a inten-
zione, se il prenze e sua oste non si dilungasse, di valicare e
andarsene a Pisa; e se '1 volessero contrastare, d'avere l'awan-
ìaggio del campo ^ e di prendere la ventura della battaglia. Il
prenze e' Fiorentini e loro oste veggendo ciò , in sul giorno si
levarono da campo , e islendaro loro padiglioni e arnesi , e 'I
prenze malato di quartana, con poca provvedenza non tenendo
ordine di schiere per lo subito e improvviso levamento di cam-
po, s'affrontarono co'nimici, credendogli avere in volta. Uguc-
cione veggendo non potea schifare la battaglia, fece assalire le
Iguardie dello splanato, ch'erano i Sanesi e' Colligiani e altri,
a*suol feditori intorno di centocinquanta cavalieri, ond'era ca-
pitano col pennone imperiale messer Giovanni Giacotti Malespi-
nl rubello di Firenze , e 'l figliuolo d"* Uguccione, e quegli Sa-
nesi e Colligiani sanza contrasto ruppero e trascorsono infino
alla schiera di messer Piero ch'era colla cavalleria de' Fioren-
tini. Quivi i detti feditori furono rattenuti, e quasi tutti taglia-
ti e morti, e rimasevi morto il detto messer Giovanni, e il fi-
gliuolo d'Uguccione e loro- compagnia , e abbattuto il pennone
imperiale, con molta buona e franca gente,
CAPITOLO LXXn.
Àncora detta detta battaglia e iconfitta de' Fiorentini
e del prenze.
Essendo cominciato l'assalto, e Uguccione veduto il male sem-
biante di fuggire che feciono i Sanesi e' Colligiani per la per-
cossa de'suoi feditori, incontanente fece fedire la schiera de'Te-
ilescbi, ch'erano da ottocento cavalieri e più^ e quegli rabbio-
samente assalendo il campo e la detta oste male ordinata, che
per la subita levata gran parte de' cavalieri non erano armati
di tatte loro armi, e'pedoni male in ordine, anzi al fedire che
feciono i Tedeschi di costa , i gialdonieri lasciarono cadere le
loro lance sopra i nostri cavalieri, e misonsi in fuga; la quale
istra l'altre fu gran cagione della rotta dell'oste de'Fiorentini,
192 GIOVANNI TILLANI
che la detta schiera de' Tedeschi pignendo innanzi gii miaooo
in volta con poco ritegno, salvo dalla schiera di inesser Piero
e de*Fiorentini che assai sostennono , alla perfine furono scon-
fitti (a). Nella quale battaglia mori messer Piero fratello del
re Ruberto^ e non si ritrovò mai il corpo suo; e morivvi mes-
ser Carlo figliuolo del prenze, e '1 conte Carlo da Battifolle , e
messer Caroccio e messer Brasco d'Araòna conestabili de' Fio*
rentini^ uomini di gran valore; e di Firenze vi rimasono quari
di tutte le grandi case e di grandi popolari, in numero di oen-
toquattordici tra morti e presi cavalieri delle cavallate, e di
Siena e di Perugia e di Bologna e dell'altre terre di Toscana
e di Romagna pur de'migliori; nella quale battaglia ftirono di
tutte genti morti tra uomini a cavallo e a piede da duemila^ e
presi da millecinquecento. Il prenze con tutta 1' altra genie il
fuggi , chi verso Pistoia , e chi verso Fucecchio , e chi per la
Cerbaia, onde molti capitando a'pantani della Guisciana, del ao*
praddetto numero de' morti sanza colpi annegarono assaL Que-
sta dolorosa sconfitta fu il dì di santo Giovanni dicollatOy di 29
d'Agosto 1315. Fatta la detta sconfitta , il castello di Monteca-
tini s'arrendeo a Uguccione , e *1 castello di Montesommano , i
quali teneano i Fiorentini ; e quegli che dentro v' erano , se
n'andarono sani e salvi per patti.
CAPITOLO LXXIII.
Come Vinci e Cerretoguidi ti rubellarono a'Ftorentini.
Come la detti sconfitta fu fatta, i signori d'Anghiano rubel-
larono dal comune di Firenze il loro castello di Vinci, e Baldi-
naccio degli Adimari rubello di Firenze rubelló il castello di
Cerretoguidi di Greti; e fuggendo i Fiorentini e gli altri della
detta sconfitta, ne presono e rubarono assai; e poi per più tem-
po fatta compagnia con Uguccione, e poi con Castruccio di Luc-
ca, grande guerra feciono al contado di Firenze in quella con-
trada, e più volte vi furono rotti e rlcevettono danno 1 soldati
di Firenze, e que* d'Empoli, e di Pontormo, e del paese, per le
masnade de'Tedeschi di Lucca. Alla fine per patti e per danari
(m) Vedi Appendice n.® Sa.
fclBRO HONO 198
tessendo trailo di bando Baldinaccio e allri , con vergogna del
comune di Firenze, renderono le dette eaatelia a'PiorentinL
CAPITOLO LXXnr.
Come il re Ruberto fMindò in Firenze per eapituno
il tonU Not>eao,
Nel dello anno , i Fiorentini per la detta aèonfllta non isbi*
gotliti , ma vigorósamente la loro città di Firenze riformarono
e d'ordini e di forza di gente d*arme e di moneta^ e gleccarsi
i fowi per la loro difensione , e mandarono al re Roberto per
«no capitano di guerra, il 4uale sansa indugio mandò a Fiiren'
ze il conte d' Andria e di Montescaglioao detto conte Novello
della casa del Balzo, con dngenlo cavalieri; e costi stettono al
riparo della fortuna d*Uguccione senza perdere stato o signoria
o castello o allra tenuta, onde i ghibellini e usciti di Firenze
si trovarono ingannati , cbe si credetlono avere vinta la terra
fitta la sconfitta: ed e' fu il conlradio, che già per ciò non fh
il danno si grande , che essendo in Firenze , paresse v' avesse
mai avuta sconfitta^ non lasciando gli artefici di fate i loro la*
▼ori continuo.
CAPITOLO L^XV.
Come Vjueeione fece tagliare la teeta a Bandueeio Boneonti
e cU figliuido^ grandi cittadini di Piea.
Nell'anno 1316 del mese di Marzo^ trionfando Uguccione del*
la detta vittoria^ e avendo la signoria di Pisa e di Lucca» yo-
lendo come tiranno al lutto dominare senza contasto , fece pi-
gliare in Pisa Banducclo Bonconli (a) e '1 figliuolo , uomo di
grande senno e autoritade , e mollo creduto da' suoi cittadini ,
perchè per bene del suo comune contrastava alla sua tirannia,
gli fece subitamente dicapitare, opponendo loro falsamente che
teneano trattato col re Ruberto; onde i Pisani forte sHndegnaro-
no cootra Uguccione, ma per la sua forza e signoria nullo l'ardiva
a contastare: fàcciamne menzione per quello che n'avvenne poL
(a) Vedi Appendice n.^ 83»
Gio Villani T. li, ^^
ÌH GIOTANKI TIltAlfl
GAPrrOLO LXXVI.
Carne i Fiormiim •» dioimmm tfwidro per eeite,
è feeiono hargMo.
■ ■ . s ■. I . ■ .
Nel detto anno 1316 , i FioresHni iw>lendosi fortificare e ri'
parare alla forza d' Ugaccione , mandarono in Francia amba*
sdadori e atnclaeiii per lare venire per kvo capilnno m m% u F:-
Uppo di Valoe figMeolo tf metier Carlo di PnoMoia eoe otto*
eento cavalieri fraeceacUt il. quale iMr la tiartMuiiiine della
norie del re ioli di Francie sao engieo non Tenaei (^ aMora
v'eblie sturbo e difetto per le aette ehe nacfuero gfendlaaiae
tra' Floreettnl, che rune perte de' guelfi ealevane tat aigeoria
del re Beberlo e éfl FraHeesobi , e gli altri 11 ccbtrudio e* ve-
leaao ; e naadarone la 'Alevagea par le conte di Ltetinher^
gbe peròbè mesaase cinquecento cavalieri teéeaolii » e alni-
gHaate non vennero ^ e velentieti avrebbono tolta le aignerla
data al re Ruberto. Onde in Firenze ai cominciò grande sisau
e parte tra' guelfi; e dall' una parte cbe disamavano la aigoo-
ria del re Ruberto , erano capo messer Simone della Toaa eoo
certi grandi, e'Magalofti con certi popolari, i quali al tutto con
loro isforzo e seguito signoreggiavano la terra ; e se non fosse
per tema d' Uguccione » certamente la parte del re Ruberto
n'avrebbono cacciala fuori della città; e mandarne il conte No-
vello eoB sua gente , che non era ancora dimorato in Fireaze
che quattro mesi capitano di guerra , e dovea dimorare uno
anno : e si era in Firenze vicario in luogo di podestà e capi-
tano per lo re Ruberto , ma poco podere v* area, perocché In
celta contraria aveano la feraa e signoria del prioralo e degli
altri offici e ordini della terra. E per meglio signoreggiare k
terra ed essere più temuti, la detta setta reggente creò e fect
uno bargella ser Landò d' Agobbio, uomo carnefice e cmdele ;
e il di di caien di Maggio lai^ gli diedono il gonGiloiie e k
signoria ; il quale continno stava con cieqne fanti ermeti eoa
mannaie a piò del palagio de' priori , e tubitameote nundafa
pigliando gbibellini e nibelU e loro figUueli e àttri c«à ^
piacee di folto , in città e in contado y e sanie giadioie ordi-
nale di fatto gli facea a' suoi fanti tagliare colle mannaie ; e
cosi fece a' oberici sacri della casa degli Abeti , e e uno fio-
vane ftloooeole disila casa da' Falconieri > a a più altri di
afiara^ onde II cooiuoe papolo di Firanie id>ifOlilU dalla fvar*
ra di ftiori d' Dfycctoae, e della UFaBoetaa e cniéela atf^MMia
d'entro, ciaaouiio Tivea in paura 9 aoal i fmM tome i fMbal-
lini, I 4«iaU pan erano di queMa aelta, a te cittì era oadnU iit
pcatitAo atato; ve man «he Udio yì provTld» aaii corto rinledin^
conte inoanti Sarà meniione.
GAprroii» LXXV1I-
Come si OMirarana farU MU mura di Fòrtnsu , e fmmi
mnu mala monéta.
Nel detto anno a tempo, iotto la signoria dal detto barfnllo^
in Firenze si oompierooo di murare le mura dal pvalo d'Ognia*
canti a san Gallo, e lècesi una moneta falsa in Firaaie, cb*etfa
quasi tutta ^i rame l)ianchita d* ariento di fuor! , e ooolatatf
r uno danari sei , che non yalea danari quattro , e chiamarli
^rgMinii fu molto biasimata per gli buoni uominL
CAPITOLO LXXVUI.
Come Vgueeione da Faggiuola fu tacciato delta eignoria di Piea
e di Lucca , e come Caetruccio di frima ebbe la eignoria di
Lucca.
Nel detto anno ISid di IQ: d* Aprile , essendo In Lucca per
signore il figliuolo d' Ugucciooe da Faggiuola, Castruccio della
^asa degrinlermineUi ( non perciò de' migliori della casa , ma
era di grande ardire e seguKo ) avendo (atto in Lunigiana taf^
te ruberie e micldii centra volontà d' Uguccione , preso fu in
Lucca dal figliuolo d' Uguccione per giustiBiare. Quegli per la
fòrza de* sud consorti e seguito non 1* osava né ardia a lare :
mandò per Uguccione suo padre , e egli vanne a Lucca con
]»arte di sua cavalleria per seguire la detta giusUaia. Si toalo
come fu in sul monte san Giuliano, ii^popolor^l. Pisa si leve
a remore per soperchi ricevuti , e per la morte éì Banduocio
Boncooti e del figliuolo, onde forte s'erano gravati della signo-
ria d' Uguccione, onde fu capo Goscetto da Colle franco popo-
lare ^ e corsone con arme e con fuoco al palagio o%a itava
IM GIOTJfKHI TIIiLAlTl
Cgoecione e sua famiglia , gridando: «motèl ti tirmmo t Ufm^
eianei e coni rabarono e uccisooo tatta sua fiuntglia è rlnrataro
stato nella terra, e lèciono loro signore il conte Gadéo de'Glie-
rardeschi, nomo saiio e di gran podere. Ugnectone trorandoel
in Lucca , qnari la terra «commessa per mbellarsi eoiitra Io!
per la cagione di Castracelo, e avendo novelle da Pisa di'e'PI-
sani s' erano nibellati , per panra si parti e|^l e 'I iglinolo e
sua gente , e andarsene (a) verso Lombardia nelle terre del
marchese Spinetta , e poi a Verona a messer Cane della Scala.
Castruccio scampato, a grido fu fatto signore di Lucca (b) per
uno anno , coli* aiuto e favore di messer Pagano de' Qnartl-
giani , Pogginghi , e Onesti , e con patto che 4 detto meaaer
Pagano fosse signore in contado, e compiuto Tanno, scambiare
la signoria. Ma Castruccio per]^essere al tutto rignore, gli colse
cagione, e cacdolto di Lucca e del contado; e tal! sono t me*
riti de*tirannl. E cosi in picciolo tempo a Uguoctene Ih mutata
la fortuna, e l'una citte e l'altra tratta della sua tfrannica si-
gnoria. Questo 111 il guidardone che lo 'ograto popolo d! Pisa
rendè a Uguccione da Faggiuola , che gli avea vendicati di
tante vergogne, e racquistate loro tutte loro castella e dignlté,
e^ rimisìgli nel maggiore stato, e più temuti da'loro vicini ch^
citte dìUlia.
CAPITOLO LXXIX.
Come U conte da Battifolle fu vicario in Firenze , e caceionne
il bargello , e mutò stato in Firenze,
Nel detto anno 1316, gran parte de'guelfi grandi e popolani
di Firenze eh' aveano data la signoria al re Ruberto , ì quali
erano gran parte di tutte le maggiori schiatte della terra , e
con loro quasi tutti i mercatanti e artefici , parca loro male
stare per la signoria del bargello, segretamente si dolsono per
lettere e ambasciadori al re Ruberto, e richiesonlo ch'egli fa-
cesse vicario di Firenze il conte Guido da Rattifolle , il quale
dal re fu accettato e fatto, e '1 detto conte del mese di Luglio
del detto anno venne a Firenze, e prese la signoria per lo re.
t
(<t) yftié'ì App^Q Hcr D.* 84[.
{b) Ide» D.*" 85.
LIBRO vaso 197
L' altra setta che aiginoreggiava la città nel priorato , che noa
amavano la signoria del re Roberto , volentieri V avrebbero
contastato; ma il conte da Battifolle era si guelfo e si possente
vicino, che non l'ardirono a contastare alla sna venata in Firen*
le. Ma poco potò aoperare il loro contradio per la sua signo-
ria, per la forza del bargello, e perchè tutti e sette i priori
e gonfaloniere erano di quella setta, e' gonfalonieri delle com-
pagnie dell* arti di Firenze. Ma avvenne in quello tempo, che
la figliuola del re Alberto della Magna^ scrocchia del dogio
d'Osterich^ andava a marito a Carlo duca di Calavra figliuolo
del re Ruberto , e passò per Firenze : incontro per accompa-
gnarla venne V arcivescovo di Capeva cancelliere del re , e
messer Gianni fratello del re Ruberto, e '1 conte Camarlingo,
e '1 conte Novello con cavalieri in numero di dugento. Venuti
In Firenze, per lo conte da Battifolle vicario del re, e per gH
altri cittadini ch'amavano la sua signoria, si dolsono a quelli
aignori della signoria del bargello, e mostrarono com*era cen-
tra Tenore e stato del re; onde avvenne che s'intramisono d'ac-
cordo e per parole e per minacce^ eh* e' guelfi si raccomunasi
sono insieme della signoria, e convenne che si facesse; sicché
alla lezione de' priori , che venia in mezzo Ottobre , che sette
erano già fatti di quella setta che reggea la citta , convenne
che sei altri della parte del re s^aggiugnessono a quegli. E co*
rae quelli signori furono colla donna a Napoli, e fatto assapere
al re lo stato di Firenze e la signoria del bargello, incontanen-
te mandò il re a Firenze che la signoria detta s' abbattesse ,
e M bargello più non fosse ; e cosi fu fatto : e partissi il bar-
gello di Firenze del mese d'Ottobre 131G, perocché la parte
del re col podere del conte da Battifolle vicario avea già si
presa fona, che valse non che a disfare Poficio del bargello,
ma la seguente lezione de'tredìci priori furono quasi tutti della
parte eh' amavano la signoria del re ; e cosi al tutto il conte
da Battifolle con quella parte rimasono signori, e si mutò stato
in Firenze sanza nuli* altra turbazione o caceiamento di genti.
La quale gente di vero tennero la città in assai pacifico e
tranquillo stato più tempo appresso , onde la città s* avanzò e
migliorò assai; e per lo detto conte da Battifolle vicario s'or^
dinò e cominciò e fece gran parte del palagio nuovo ove sta
la podestà. E nel detto anno del mese di Gennaio, alla signor
ri« del detto conte nacque al Terraio in Valdarno uno fanciullo
19S filOIFAlCNI JìlsLA^Ì
eoa due corpi cosi folto, « fo recato ta Firenwt e Tffelli |»f A
dt Tebtt di t poi tnoH allo apcdale dt lauta Maria della Scala »
r ano prima che 1* altro: e toleado emere recato tIto a'primi
ch'allora erano per mara^viglia, non vollonò ch'èntraate in pa-^
lagio, recandoM a pietà e aospetto di ai fatto nmatra, il qua!»
lecondo V oppeniooe degli antichi , oyc naiee «ra aegtm di im^
turo danno.
CAPITOLO hSSX.
Cónim di framit- fame a aiertdZild M'aveenne et iraa ie iil K
Nel detto anno 1316, grande peatilefizia di tàiae e morlalilé
afTenne nelle parti di Germania , cioè nella Magna «H aopra
verso tramontana , e atèsesi in Olanda y e in Frisia , e io SI*
landa, e in Brahante, e in Fiandra, e in AnaMo Infino nella Ber-
gogna, e in parte di Francia/ e fa ai pericolosa, che più che 1
terzo della gente morirono , e dair uno giorno air altro qnegll
che parca sano era morto: e 1 caro fu si grande di tntte vit-
luaglie, che se non fosse che di Cicilia e di Puglia vi si man-
dò per mare per gli mercatanti per lo grande guadagno, tutti
morieno di fame. Questa pestilenzia avvenne per Io verno dinan*
kì, e poi la primavera e tutta la state fu si Ibrte piovosa, e 'i
paese è basso , che 1* acqua soperchiò e guastò ogni sementa.
Allora le terre affogarono si, che più anni appresso quasi non
fruttarono, e corruppe l'aria. E dissono certi astrolaghi, che la
cometa ch'apparve dinanzi nel 1314 fu segno di quella pesti*
lentia, eh' ella dovea venire perché la sua influenza fti sopra
quegli paesi. B in quello tempo la detta pestilenzia contenne si^
migUanté in Romagna e in Casentino infino in Mugello.
CAPITOLO LXXXl.
DMm leziene di papa Giótanni ventiduuima.
Giovanni ventiduesimo nate di Caorsa di basso affare, sedette
papa anni diciotto , mesi due e di ventisei. Questi fu eletto a
di 7 d'Agosto 131^ in Vignone da' cardinali, essendo stata va-
caaione bene di due anni» e tra loro in grande discordia , pe-
medi' e' cardinali guasconi ch'erano una gran parie del eolto*
Lituo NONO in
gìo, voleàDO Pelesione in loro, e gli cardinali Italiani e fran-
eeschi e provenzali non aeconaBnUonOt il erano stati punti del
Guascone. Dopo la molta contesa, quasi come in mezzano, ri-
miscmo i^ma parte e l'altra le booi In costai, credendoel i Gua-
sconi la rendesse al cardinale di Bidersi ch'era di loto nazione»
o al cardinale Pelagrù. Questi con assentimento degli altri ita-
liani e Provenzali,, e pef trattato di messer Napoleone Orsini
cardinale, capo di quella setta contro a' Guaseooi, la diede a se
medesimo , eleggendosi papa (a) per ordlosrto modo secondo i
decretali. Questi fti uno povero clierico, e di Bazlene del padre
cialMtliere, e col vescovo d'ArU cancelliere del te Carlo séeoil-
do a* alleva , e per sua bonti e solleoitudine essendo In gfvtala
dei re Carlo, a sua spensaria il fece studiare, e poi U re ifeoe
Are vescovo di Vergiù; e morto Tarciveseovo d'ArH messer Plo-
ro da Ferriera eanceUlere e siio maestro, il ve Ruberto il ffsce
in sno luogo caaceiliere; e poi con sno studio e sagaeltA man-
dando lettere da parte del re Roberto a papa Clemente di aea
raccomandigia , delle quali il re , si disse , non seppe neenle -,
per le quali lettere il detto vesoovo di Vergiù fu permutalo e
fatto vescovo di Vlgnone , e p<^ cardinale per lo suo senno e
studio; onde il re Ruberto Innanzi che fòsse cardinale, era ma^
le di lui e aveagli tolto II suggello, perch'egll avea suggeMale
le dette lettere in suo fkvore al detto papa Clemente senza sua
eoscienza Questo papa Giovanni fu coronato in ^gnone il tt
di santa Maria di 8 di Settembre 1316. Poi fu grande amico
del re Ruberto , e egli di lui ; e per lui léce di grandi cose ,
oome innanzi fari menzione. Questo papa diede compimento al
«eltlmo libro delle decretali, il quale avea cominciato papa Cle-
mente, e rinnovellò la Pasqua e festa del Sagramenlo del eor-»
pò di Cristo con grandi indulgenze e perdoni , chi fMse a o^
lebrare gli ufici sacri ad ogni ora , e die perdono generale a
tutti i cristiani di quaranta di per ogni volta che si f ac e s s e re-
verenza quando il prete nominasae Gesù Crlalo: questo léce pel
iieU' anno 1319.
(e) Vedi Apf énOice lu* 86.
200 «lOVARXl YtLLlNt
CAPITOLO LXXXIf.
CotM il r$ Ruberto e'FiorM^ini fèeiono pae§ co' Pi$am
^Lucthesii
Nel detto anno 1317, del mese dUprile, pace tu Catta dal rf
Ruberto a'Pisani e Lucchesif e simigliante la fece lare il dettQ
re a'Ftorentini e Sanesi e Pistoiesi , e a tutta la lega, di parte
guelfa di Toscana; e con tnlto che per gli guelfi malToIratie-
ri si facesse per la sconfitta ricevuta da loro, e dando Madmo
al re Ruberto di viltà, si '1 fece per gran senno e proredenza,
e per pigliare lena e forza per se e per gli Fiorentini, e non
urtare co'nimici alla fortuùa della loro vittoria, e per altri mag-
giori intendimenti, come innanzi farà menzione. I patti ebbe il
re da'Pisani, che quando facesse generale armata gli darebbo-
no cinque galee armate, o la moneta che coatasaono, e volle fa-
cessone in Pisa una cappella e spedale peif V anime de' morti
alla sconfitta da Ifontecatino a perpetua memoria; e ancora di
questo fu ripreso, e lo re la fece fare a gran provedenza. I Fio^
rentini ebbono patti d'essere liberi e franchi in Pisa^ e le castel-
la che aveano si tonessono; e tornarono i pregioni in Firenze
di 29 di Alaggio: furono ventotto tra cittadini e contadini no-
bili e buoni popolani, sanza più altri, minuta gente e contadini.
E la detta pace co* Pisani non avrebbe avuto effetto con tutto
il podere del re Ruberto , perocch' e' Pisani in nulla guisa vo«>
leano fare franchi i Fiorentini in Pisa, né altri patti domanda-
ti, parendo loro, com'erano, d'essere al di sopra della guerra
con vittoria, se non fosse adoperato per gli Fiorentini una bel-
la e sottile maestria di guerra per TuGcio passato de*priori in-
tra'quali avea di savi e discreti uomini, della quale è bene da
fare notevole memoria per assempro di quegli che sono a ve*^
nire. Essendo, come detto è dinanzi , rinnovato lo stato in Fi-
renze per la signoria del conte da Ratti folle, e era ancora mol-
to tenero, e avendo la guerra di Pisa e di Lucca, non erano in
sicuro stato , si usarono questa savia dissimulazione; eh' eglino
elessono quattordici buoni uomini popolani, e rinchiusongli nel*
l'opera di santo Giovanni, e commisono loro che facessono nuo-
ve gabelle , e delle vecchie raddoppiassono , sicché il comune
avesse d'entrata cinquecento migliaia di fiorini d'oro l'anno, o
LIBRO NONO 20i
più ; e di questo ordine si diede la boce per la cittade , e di
mandare in Francia per uno de'reali» figliuolo o nipote del re>
per capitano con mille cavalieri franceschi. E questa prove-
denza fu commessa per lo conte e per tutto l'uficio de' priori
in Alberto del Giudice^ uomo di grande antoritade, con Donato
Acciaiuoli , e con noi , (a) che tutti e tre eravamo di quello
collegio y e funne dato il suggello del comune e piena autorità
con giurata credenza. Incontanente per gli detti furono fatte
lare lettere 4la parte del comune al re di Francia e a messer
Carlo suo fratello, pregandogli per bene e stato di santa Gbie^
sa e di parte guelfa, e per riparare la venuta di nuovo impe-
Tìo, ci mandassono uno de' loro figliuoli con mille cavalieri a
nostro soldo; e ordinossi colle compagnie di Firenze cb'aveano
affare in Francia, che fkcessono lettere di pagamento di sessan-
tamila fiorini d' oro , per dare per arra e fare la promessa
de'gaggi a Carlo; e scrìssesi al papa e a più de'suoi cardinali
amici del nostro comune, ch'eglino iscrivessono e confortassono
k> re e messer Carlo di questa impresa. Fatte le dette lettere^
ebboDo uno fidato corriere francesco, e ordinarono eh' andasse a
Parigi per la via di Vignone, ov'era il papa, in quindici di per
lo cammino di Pisa; e disparte s'ordinò segretamente per quegli
ch'era sopra le spie, eh' una spia fidata gli facesse compagnia
a condurlo per Pisa. E come furono in Pisa, com'era tempera-
to, la detta spia scoperse al conte e agli anziani del detto cor-
riere, il quale feciono pigliare colle dette lettere, e quelle aper-
te e lette, s' ammirarono forte dell' ordine impresa , si grande
per lo nostro comune, e di tanta entrata di gabelle, consiglia^*
rono che per loro non facea di mantenere la guerra , potendo
avere pace; e con tutti i loro vizi (i), credendoci avere ingan-
nati per la presa delle lettere , rimasono ingannati: e di pre*-
sente mandarono al nostro comune che riraandassono i loro am-
basciadori Irattatori della pace a Montetopoli, e i loro verreb-
bono a Marti , e cosi fu fatto. E innanzi si partissono si die
compimento alla pace, al piacere, e com'era prima domandata
per gli Fiorentini: e cosi si mostra che la savia previdenza be-
ne guidata e colla credenza, nelle guerre e neir altre imprese
vince ogni forza e potenzia, e reca a fine onorevoIeu)gni gran cosa.
(a) Vedi Appeodioo n.^ 87.
(1) Altrove ti leg^e « vietai.
Gio. YWani T. IL 26
!202 GI0VAK!VI tiLLAXt
CAPITOLO LXXXUI.
Gmm % Fiorentini dis fedone la mala moneta, e feeiono la huona
del guelfo nuovo.
Nel detto anno 1317^ i Fiorentini disfeciofto la mala moneta
bargellina che correa per danari sei l'uno, ed erano di valuta
di danari quattro, o meno, e fecionne una da danaft venti, che
poco valea meglio per bontà d'argento, che poi si disfece quel-
la da venti , non piacendo al popolo , e feeiono la buona mo-
neta del guelfo da danari trenta V uno , e quella da quindici
danari di buono argento di lega d'once undici e metzo di fine.
E in quello anno del mese di Luglio si fondarono in su TAnio
la pila del nuovo ponte detto Reale, e feeiono le mura da quel-
la torre di su T Arno inGno alla porta di santo Ambrogio , e
quelle di su la riva d'Arno in su l'isola infino al Corso de*TiB-
tori di costa Torto di santa Croce.
CAPITOLO LXXXIV*
Come il re Ruberto mandò sua armata in Cicilia ,
e fece gran danno.
Nel detto anno essendo fallite le triegue dal re Ruberto a
quello di Cicilia , per lo detto re si fece armata in Napoli di
sessanta galee sanza gli altri legni passeggleri, onde fu ammi«>
raglio e capitano messer Tommaso di Marzano conte di Squil-
laci, il quale con dodici centinaia d'uomini a cavallo e gente
a piò assai, passò col detto stuolo in Cicilia, e puose a Castello
a mare, e poi per terr» n'andò in Valle di Mazzara, guastando
intorno a Trapali e tutta la contrada , e le galee per mare, e
grandissimo danno fece dì tutto il fermento ch*era alle piagge:
poi ritornò colla detta oste per la via da Coriglione a Palermo,
e quivi per più giorni dimorò; e tutti i giardini e vigne della
città d'intorno guastò, e le Tonnare del porto: d'allora innanzi
vennero in queste marine grande abbondanza di tonni , che
prima non ce n'avea. E poi se n'andò, per terra i cavalieri, e
le galee per mare» infino a Messina, guastando ciò che innanzi
LIBBO NONO 20S
gli fi trovava, sanxa riparo ninno: intomo a Messina (a) slette
ad oste più di quindici di, guastando tutte le vigne e giardini
di Messina. 11 re Federigo non ardi di comparire né per terra
né per mare; ma si dimorò colla sua oste a Gastrogianni , per
la qual cosa l' isola di Cicilia ricevette in quello anpo più di
guerra che prima non avea ricevuta dal re Carlo primo , né
dal secondo. E dissesi, se il re Ruberto l'avesse continuato Van-
no appresso , i Ciciliani non avrelibono durato ; ma papa Gio-
vanni volle che triegue fossono per cinque anni; e la citte di
Reggio in Calavra e più castella intomo che '1 re Federigo avéa
conquistate alla venuta dello 'mperadore Arrigo, rimise nelle
mani e guardia della Chiesa; la qual triegua il re Ridato ac^r
eettò per la 'mpresa eh' avea fatta di Genova per recarla a sua
parte^ come innanzi fari menzione , e per racquistare le dette
terre, le quali riebbe 410Ì in guardia dalla Chiesa; onde quello
di Cicilia si tenne tradito e ingannato dalla Chiesa e dal re Ru«
berlo, perocché il re Ruberto le si ritenne in sua signoria.
CAPITOLO LXXXy.
Come Ferrara $% rubellà dalla CSkteia^
Nel detto anno a di 4 d' Agosto , i Ferraresi si rabeUarone
dalla signoria della Chiesa e del re Ruberto, e a romore assa-
lirono e uccisone e presono la sua masnada cb! erano Catalani
a soldo; e poco appresso i marchesi della casa da Est! se m
feciono signori, come aveano ordinato co' loro cittadini.
CAPnoiiO uaayi.
Come Uguecione da Faggiuola filmava per rientrare in Piea^ et
le notUd ne furono in Pisa^ e di Spinetta marcheee.
Nel detto anno 13t7 del mese d'Agosto, Uguccione da Fag-
giuola coir aiuto di roesser Cane da Verona venne «subitamente
con gente a cavallo e a pie assai infino in Lunigiana , colla
forza e per lettere di Spinetta marchese, il quale intendea di
venire a Pis^ per certi trattati eh' avea nella citte per genti
(a) Vedi Appeadicc u/" B^
204 GIOVANNI VILLANI
di 8oa setta ; il quale trattato fu scoperto, e a grido di popolo,
onde Coscetto dal Colle di Pisa si fece capo, col constilo del
conte Gaddo corsouo a furore a casa i Lanfranchi clie s' inten-
deano con Uguccione , e uccisonne quattro de' maggiori della
casa y e più di loro mandarono a' confini , e di loro segoito.
Sentendo Uguccione che non potea fornire la sua impresa , si
ritornò in Lombardia a Verona. Castruccio signore di Lucca e
nimico d' Uguccione fece lega col conte Gaddo e co' Pisani , e
col loro aiuto de' cavalieri andò ad oste sopra Spinetta marchese
eh* avea dato il passo a Uguccione , e tòlsegli Fosdinuovo for-
tissimo castello, e Veroca e Buosi, e di tutte sue terre il diser-
taro; e il detto Spinetta si foggi con sua famiglia a messer Ga*
ne della Scala a Verona.
CAPITOLO LXXXn.
Comt la part$ ghibellina u$eì di Genova.
Nel detto anno 1317 a di 15 di Settembre , essendo la città
di Genova in istato di popolo, ma più v' aveano podere i Gri-
maldi e' Fiescadori e la loro parte de' guelfi^ che gli Orti e i
ghibellini; T una perchè il re Ruberto favoreggiava i guelfi^
r altra perché gli Spinoli eh' erano di parte ghibellina , erano
nimici di quegli d' Oria, e fuori di Genova alquanti della casa
de' Grimaldi per dispetto preso contra quegli d' Oria feciono
tornare in Genova gli Spinoli, sotto pretesto che stessono alle
loro mandamenta e del comune. Come quegli della casa d'Oria
e i loro amici sentirono ciò , si ebbono spspetto e tema d' es-
sere traditi da' guelfi e da' Grimaldi, e la città ne fu ad arme
e a romore; e quegli d'Oria non trovandosi per lo contradio
de' guelfi , e eziandio per gli Spinoli ghibellini loro nimici , si
si celarono eglino e' loro amici sanza comparire in forza d' ar-
me, per la qual cosa i guelfi presono vigore e furono all' arme,
• feciono capitani di Genova mesàer Carlo dal Fiesco, e messer
Guasparre Grimaldi, a di 10 di Novembre 1317. Veggendo ciò
gli Spinoli eh' erano tornati in Genova, che la terra era venu-
ta al tutto a parte guelfa, e conoscendo che ciò era fatto per
opera e industria del re Ruberto , incontanente s* accordarono
con quegli della casa d' Oria e loro amici ghibellini, e si par-
tirono della città sanza altro cacciamento, onde appresso segui
Lieao NONO M5
grande Mandalo e guerra, come per innaozi farà meniione,
perocclié le dette due case d'Oria e di Spinola (a) erano le
più poderose schiatte d' Italia in parie d' imperio e ghibellina.
CAPITOLO LXXXVni.
Qnne i gkibeUini di Lombardia auediaronù Cnmona.
Nel detto anno a di 20 di Settembre, la parte ghibellina di
Lombardia^ in quantità di dugento cavalieri e gente, a pie assai,
end' era capitano messer Cane della Scak di Verona , puosodo
assedio alla città di Cremona , e avendola molto 8tretta'> per
forte tempo di piova convenne si partissono dall' assedio, e an-
cora perchè i Bolognesi; per fargli levare da Cremona, caval-
carono sopra la città di Modena e guastarla intomo, e fiecionvi
danno assai.
CAPITOLO LXXXIX.
Come mesier Cane della Scala feóe otte eopra i Padovani, e toUe
loro molte caeteila»
Nel detto anno del mese di Dicembre , il detto messer Cane
con suo isforzo venne a oste sopra i Padovani, e prese Monse-
lici ed Esti, e gran parte di loro castella , e recogli si ad sot-
tile, che '1 Febbraio vegnente non possendo contestare, fecioUo
pace come piacque a messer Cane, e proraisono di rimettere i
ghibellini in Padova, e cosi feciono.
CAPITOLO XC.
Come gli ueeiti di Genova eolla forza de* ghibellini di
Lombardia aeeediarono Gencva.
Nel anno 1318 , essendo usciti di Genova quegli della casa
d* Oria e di Spinola col loro seguito, e per loro podere si sta-
vano nella Riviera di Genova all^ loro possessioni, mandarono
loro ambasciadori in Lombardia, e trattato e lega feciono eoo
(a) Vedi Appendice n." 89.
dd6 CIOTIHHI YILLAIII
«tesser Maffeo Visconti capitano idi Milano, e co' flf linoll e con
tutta la lega di Lombardia di parte d' Imperio e gliilwlliMu Per
la qoal cosa mesaer Marco Visconti figlinolo dei detto neaMr
Blaffeo venne di Lombardia con grande oste di gente, Tedeachl
e Lombardi a cavallo e- a piò, e co' detti usciti di Genova poo-
sono assedio alla detta città dalla parte di Co* di Fare e de' bor-
ghi; e ciò Ih a di S5 di Mano 1318; e pochi di appreno que-
gli della casa d' Oria coir ainto degli altri usciti feciono mi* al-
tra otte alla citti d* Albingano nella Riviera di Genova^ te qwlla
ebbono a patti in pochi gioraL Appresso stante la detta nato a
Genova, measer Adoardo d'Orla tenne trattato (1) coll^abto
del popolo di Saona, e entrò nella detta città di Saona di notte
eelatamente, e Incontanente colla forza de*gfaibellinl della terra,
che la maggioro partita erano di parte imperlale, al rdbellarooe
la detta terra al comune di Genova del meae d' Aprile; perla
qual cosa molto accrebbe la forza agli usciti di Genova 9 che
quasi tutta la Riviera di ponente era a loro signorìa , salvo il
castello di Monaco e Yentimiglia e la città di pioli, e nella Ri^
vi«;ra di levante leneano Lerici^
CAPITOLO XGI.
Come i ghibellini di Lombardia ebbono Cremona.
Nel detto anno 1318 del mese d'Aprile, la parte ghibelliiia
di Lombardia colla forza della gente di messer Cane ebbono la
città di Cremona per tradimento, per una porta che fa loro dar
ta, con grande danno de* guelfi eh' erano dentro.
CAPITOLO XCO.
Comt gli ueeiti di Genova presono % borghi di Preti.
Nel detto anno aH' uscita di Maggio, avendo i detti usciti aa*
sediata la terra di Co' di Fare per due mesi, e quella si tenea
(1) abao: ewì Màmti^tkù dai Safonesi e dai GeDOfesi il eapo dei loro
popolo» qoati dir foleuero padre. Inperoocbè ▼iene dfe abboMf^ (padre)
ohe in boooa lingoa italiana ti dice abate^ ma nel dialetto di qoei pò*
poli, aHneno i» qoei tempi, ti diceva oAao. È da Tederai il Dii*Fretiie»
ehe tratte qoetto ponto molto erodi teoiente. In aleoai ttampatì la loet
«liaQ ftt oambi^ta male e propotito in balàìK
LIBRO NONO W7
fràncattente per ^ue' d' étitro, per Imo Boltile difieiò di canapi
che venia della torre a una coeca del porto di Genova, é- per
quello ai fomia e rinfrescava a contradio di tutta V oste, si si
nisono i detti usciti a cavare e tagliare sotterra la detta torre.
Quegli d'entro temendo non cadesse, si renderono la torre, salve
le persone, e chi disse per danari; e tornati in Genova, fbroDO
giudicati a morte , e traboccati di fuori. Stando al detto asse-
•die, continuo davano battaglia a' borghi di Prea che sono ftiori
alla porta delle Vacche; combattendo per forza il presono a di
25 di Giugno nel detto anno , onde avanzarono mollo , e quei
4^ entro a Genova perderò per modo, che i' oste di foori crelibe
e si ridusse ne' borghi, e presono la montagna di Peraldo e di
san Bernardo di sopra a Genova, e accircondaro la terra ; e so-
^a il Bisagno puosono un altro campo, sicché la città per terra
era tutta assediata, e per mare avea persecuzione assai per le
^lee di Saona e degli usciti che signoreggiavano il mare.
CAPITOLO XGin.
€ome H re Ruberto venne per mare al eoceareo if» Genota»,
Nel detto anno 1318, essendo la parte de'guelfi cosi assediata
in Genova e per mare e per terra, si mandarono a Napoli loro
nmbascladori al re Rulierto , il quale avea fatta in Genova la
detta commutazione, ch'egli gli dovesse soccorrere, e sanza in-
dugie aiutare; e se ciò non facesse, non si potevano tenere, si
erano a stretta di vittuaglia e d* assedio. Per la qual cosa il
re Ruberto incontanente fece una grande armata di quaranta-
sette uscieri e venticinque galee sottili , e più altri legni e
eocche cariche di vittuaglia ; e egli in persona col prenze di
Taranto, e con messer Gianni prenze della Morea suoi fratelli,
e con più baroni e Con quantità di mllledugento cavalieri, parti
di Napoli di 10 di Luglio, e venne per mare , e entrò in Ge-
nova (a) a di 21 di Luglio 1318 , e da' cittadini tu ricevuto
ODorevolemente come loro signore, e rlArancó la città, che poco
M potea tenere per dlffalta di vittuaglia. Incontanente che 'I
re Al giunto in Genova , gli usciti levarono l' oste eh* aveano
(a) Velli Appeadioe n.^ 90.
808 GIOVANNI VILLANI
mefsa in Bisigno , e si lidussono «Ila montarla di un Ber-
nardo e di Peraldo, e a' borghi di Prea verso ponente.
CAPITOLO XCIY*
Comi % Gtnoveii diedono la signoria di Genofm al r» Rmb$rto.
Nel detto anno a di 27 di Luglio , i capitani di Genova e
l' abao del popolo e la podestà in pieno parlamento rinnnzia-
rono la loro balla e signoria , e con volontà del popolo diodo*
no la signoria e la guardia della città e della Riviera al pepi
Giovanni e al re Ruberto per dieci anni, secondo i capitoli di
Genova; e il re Ruberto la prese per lo papa e per se, come
quegli che più tempo dinanzi V avea desiderata , a intenzione
che quando avesse a queto la signoria di Genova, si credea ra-
cquistare V isola di Cicilia , e venire al di sopra di tatti gli
suoi nimici ; e a questo intendimento procacciò più tempo di-
naiMu la rivoluzione della città , e di farne cacciare fuori gli
Spinoli e gU Crii, perocché più volte^ essendone eglino signori
di Genova,' contastarono il re Ruberto e il re Carlo suo padre,
e alarono quegli d'Araona che teneano Tisola di Cicilia, come
addieti^o è fatta menzione.
.^'
^ CAPITOLO XCV.
t
Della riva guerra che gli usriti di Genova eo' Lombardi
feeiono al re Ruberto.
Per la venuta del re Ruberto in Genova, non affiebolio To-
ste di fuori, ma maggiormente crebbe per l'aiuto de' signori di
Lombardia di parte d'imperio, e rifeciono lega con lo 'raperà-
dorè di Costantinopoli^ e col re Federigo di Cicilia, e col mar-
chese di Monferrato^ e con Castruccio siguore di Lucca, e an-
cora co' Pisani al segreto. E stando all' assedio , forti e gravi
battaglie continuamente davano alla città , traboccandola con
più dificii , e assalendola da più parti di di e di notte , come
gente di gran vigore , si fattamente , che '1 re Ruberto con
tutto il suo isforzo non acquistò niente sopra loro in niuna
parte, anzi con cave sotterra puntellare gran pezzo delle mura
dalla porta a santa Agnesa, e quelle feeiono eadere , e parte
LIBRO NONO 209
di loro per forza entrarono nella città , onde il re in persona
s' armò con tutta sua gente , e con gran rigore affrontandosi
in su le mura rovinate colle spade in mano , pure i maggiori
baroni e cavalieri del re ripinsono fuori i loro nemici con
gran danno di gente dell'una parte e dell* altra, e rifeciono le
mura con grande affanno in poco di tempo , lavorandovi di di
e di notte. Stando il re e sua gente in Genova cosi assediato
e combattuto y si mandò per aiuto in Toscana , e di più parti
l'ebbe; da' Fiorentini cento cavalieri e cinquecento pedoni tutti
soprassegnati a giglio e di Bologna altrettanti, e simigliante di
Romagna e di più altre parti , e andarono a Genova per mare
per la via di Talamone; siccbé, giunta V amisté^ il re si trovò
in Genova in calen di Novembre del detto anno con più di
duemilacinquecento cavalieri^ e pedoni sanza numero. Di fuori
n'avea più di millecinquecento cavalieri , ed era capitano del-
l' oste messer Marco Visconti di Milano , e aveano le fortezze
de' monti d'intorno^ per modo che il re non potea campeggia-
re; e cosi dimoraro le dette osti in guerra stretta di badaluc-
chi e di traboccarsi e saettarsi tutta la detta state, e eziandio
il verno, che l'uno dall'altro non potea avanzare. E in questa
stanza il detto messer Marco Visconti ebbe tanta audacia^ che
fece richiedere il re Ruberto di combattere con lui corpo a
corpo, e quale vincesse , rimanesse signore ; per la qual cosa
il re molto isdegnò.
CAPITOLO XGVI.
Comt nella città di Siena si fece una congiura ed ehbevi
romore e gran mutazione.
Nel detto anno del mese d' Ottobre 1318 ^ nella città di Sie-
na (a) nacque scandalo e romore , del quale fa capo messer
Sozzo Dei e messer Deo de' Tolomei , con seguito de' giudici e
de' notari e beccar! che voleano muovere il reggimento dello
stato della città , e molto vi furono di presso , e la città tutta
ad arme. E trovandosi la gente de' Fiorentini eh' andavano a
Genova, in Siena, a richesta del detto comune seguirono V ofi-
cio de' nove che reggeano la terra , onde quegli delia detta
(a) Vedi Appendice n.^ 91.
Gio. ViUani T. IL 27
Sto GIOVATIVI VILLANI
congiura Tennero a niente, e furono cacciati di Siena; onde al
crid iprande divisione nella cittd , e per questa cagione non
mandarono i Sanesi aiuto al re Ruberto. E alcuno disse che ^
perché r ordine de' nove che si reggea molto al volere de* Sa-
limbeni ( e aveaVi de* ghibellini ) non voleano mandare aiuto
al re Ruberto « que' de* Tolomei Pecione quella novità ; ma di
vero si crede cominciasse per mutare stato nella citti per la
briga già nata tra'Tolomei e'Salimbeni, trovando quella cagione*
CAPITOLO XCVII.
Come la genie del re Ruberto iconfisiono gli usciti di Genota
alla tilla di Sesto^ e si partirono dall'assedio della città.
Nel detto anno 1318, essendo il re Ruberto assediato in Genova
per lo modo che addietro fa menzione , più di sei mesi , si
pensò che non potea gravare i nemici suoi di fuori se non pò*
nesse sua oste in terra Ira'borghi e Saona: fece ordinare un'ar*
mata di sessanta tra galee e uscieri , e ivi su fece rioogHere
da ottocentocinquanta cavalieri , e gente a pie bene quindici-
mila ; e con questa gente furono quegli de' Fiorentini e altri
Toscani , e di Bologna , e Romagnuoli , e partirsi di Genova a
di i di Febbraio , per porre la detta gente nella contrada di
Sesto. Sentendo ciò gli usciti e que' di fuori , incontanente vi
mandarono di loro gente a cavallo e a pie in grande quan*
tità per contastare la riva dell' oste del re Ruberto , acciocché
non ponessono in terra la gente del re. Arrivarono a di 5 Feb-
braio , e con grande travaglio mettendosi innanzi l>otti vuote
combattendo co'nemici manescamente, onde i principali furono
i Fiorentini e gli altri Toscani che prima scesono di galee sot-
to la guardia de' balestrieri delle galee eh* erano alla riva , e
per forza d*arme presono terra, e la gente degli usciti ruppono
e sconfissono in su la piaggia di Sesto, e assai ne furono mor-
ti e presi ; e quegli che scamparono fuggirono ne' borghi e a
Saona ; e la notte vegnente tutta 1' oste ch'era ne* borghi e al
monte di Paraldo e di san Bernardo^ si partirono, e ri n*an«
darò verso Lombardia , e lasciarono tutti i loro arnesi aanza
ricevere altra caccia , che il re non volle che sua gente si
mettesse a seguirgli al periglio in quelle montagne. Appresso
LIBRO IfOXO 2tt
quegli della citU di Genova ripresono i borghi di Prea e Co*di
Fare^ e tutte le fortezze di fuori.
CAPITOLO XGYlIh
Come il re Ruberto $i parti di Genova e andò a eorte
di papa in Proenza.
NeU' anno 1319 a di 29 d'Aprile, il re Ruberto si parti di
Genova con quaranta galee, e con sua gente se n'andò in Pro*
enza ov' era la corte del papa a Vignone , e ivi da papa Gio-
vanni fu ricevuto onorevolemente. In Genova lasciò per suo vi-*
cario messer Ricciardo Gambatesa d'Abruzzi, uno savio signo*
re, con seicento cavalieri e con più sergenti a pie, e con più
galee alla guardia di Genova.
CAPITOLO XCIX.
Come jfli useiti di Genova co' Lombardi tornarono aWassedio
di Genova»
Nel detto anno 1319, sentendo gli useiti di Genova partito it
re Ruberto, si armarono in Saona ventotto galee onde fu am-
miraglio messer Currado d'Oria, e mandarono in Lombardia per
aiuto, e rauuarono mille e più cavalieri, la maggiore parte Te-
deschi , e grande quantità di popolo $ e a di 27 dt Luglio del
detto anno tornarono a oste sopra Genova, e puosonsi a campo
in Ponzevera, e a di 3 d'Agosto vegnente s*^ appressarono alla
citte, dando battaglia a'borghi da più parti per terra dalia par-
te di Bisagno; e le dette galee entrarono nel porto comliattendo
foriemente la citta, ma niente acquistarona E a di 7 d'Agosto
Tegnente fu una grande liattaglia nel piano di Bisagno (a) tra
f li usciti e quegli della città, e Tuna parte e Taltra ricevettoao
danno assai, sanza avere nessuna parte onore della vittoria , e
que' di fuori si ritrassono al poggio, e que' d*entro si tornarono
Bella città: appresso continuamente combatteano di di e di notte
la città per mare e per terra.
(a) Vtài Appcodiot lu* u^
212 GI0V.A1VNI TILLANl
CAPITOLO C
Com$ metter Cane della Scala pre$$ le borgora di Padove^
Nel detto anno 1319 d'Agosto , measer Cane della Scala con
gli usciti di Padova, eh' e' Padovani non yoUono rimettere nella
terra per gli patti fatti per messer Cane , si venne a oste so-
pra Padova con duemila cavalieri e diecimila pedoni, e preaono
le t>orgora, e puosonvi tre campi per assediare Padova»
CAPITOLO CI.
Come i Guelfi di Lombardia ripreeono Cremona.
Nel detto anno di 10 d' Ottobre , i Fiorentini mandarono in
Lombardia trecentocinquanta cavalieri per una taglia fatta per
Bologna e parte guelfa di mille cavalieri, ond'era capitano mes-
ser Ghiberto da Correggia: partissi di Brescia^ e prese la città
di Cremona per tradimento, e recolla a parte guelfa : ma per
la lunga guerra e mutazioni era quasi strutta e recata a niente
la detta Cremona.
«
CAPITOLO CM.
Come messer Ugo dal Balzo fu sconfitto ad Alessandria.
Nel detto anno 1319 del mese di Dicembre, essendo messer
Ugo dal Balzo in Piemonte per lo re Ruberto , nel borboglio
d'Alessandria, e assediava la detta città, uscendo fuori un di con
dugento cavalieri per far fare legname per fare ponti e dificii,
messer Marco Visconti di Milano con seicento cavalieri per uno
aguato gli usci addosso^ e sconfisse, e uccise.
CAPITOLO cm.
Come gli usciti di Genova ripresone i borghi di Genciea»
Nel detto anno 1319 a di 10 d'Ottobre, avendo gli usciti di
Genova colla lega di Lombardia date più battaglie alla citte per
LIBRO ICOTTO S13
terra e per mare^ si preaono per forza il GasteOaccìOt ch'a^ea-
no fatto 1 guelfi d'entro in sul monte dà Peraldo e di san Ber-
nardo^ il quale era con poca guardia; e con quella vittoria disce-
sono giù a' l>orghl , e sanza ritegno gli ebbono ; cbe veduto i
Genovesi d*entro perduto il poggio, abbandonarono i lK>rghi. E
cosi la detta oste riprese la signoria de' borghi come innanzi
altra volta s'aveano, e pochi di appresso eblK>no la torre di
Co' di Fare, e quegli dell'oste ^ Bisagno per non essere trop-
po sparti si ritrassono al poggio e a' lK>rghi di Prea a di 19 di
Novembre; e cosi tutto il verno vegnente combatterono la città
continuamente per mare e per terra, e teneanla molto afflitta.
In questo assedio l'armata degli usciti di Genova ebbe si grande
fortuna, che si levò da Genova, e otto di loro galee ruppono in
terra a Chiaveri , e perderò tutta la gente , e il rimanente si
tornò in Saona rotte e stracciate. E in questo tempo essendo
dodici galee di Provenzali a Noli, que' di Saona armarono ven-
tidue galee^ e sopra Noli combatterono quelle dodici galee del
re, e otto ne presono, e quattro ne tirarono in terra. Sentendo
ciò quegli di Genova, andarono a Saona con trentasei galee, ma
niente poterono danneggiare il porto.
CAPITOLO CIV.
Come i ghibellini presono Spulelo.
Nel detto anno 1319 del mese di Novembre , per trattato t»
aiuto del conte Federigo da Montefeltro e degli altri ghibellini
della Marca e del Ducato, la parte ghibellina di Spuleto ne cac-
ciarono per forza la parte de'guelfì, e combattendo la città vi
furono assai micidii e incendi, e presono i ghibellini più di du-
gento buoni uomini della città di parte guelfa , e misergli in
pregìone. I Perugini i quali furono tardi al soccorso de'guelfi,
vennero poi con tuttti loro isforzo all'assedio di Spuleto, (a) e
stando al detto assedio, l'anno appresso il detto conte Federigo
fece rubellare a* Perugini la detta città d' Ascesi , per la qual
cosa si partirono da guerreggiare Spuleto, e puosonsi all'assedio
d'Ascesi l'anno 1320. E '1 detto anno del mese di Dicembre, 1
ghibellini di Spuleto a furore corsono alle carcere ove aveano
(«i) Vedi Appendice n." gj.
S14 GIOTANlfl VILLANI
In predone i graelfi^ e vi misono fuoco e arsonvegli tolti deii«
tro; la quale fa una scellerata orudeltade,
CAPITOLO CV.
Gnne il re di Tunisi ritornò in #ti« ii§neria*
Nel detto anno 1319, il re di Biig^gea il quale era stato prima
re di Tunisi, e poi cacciato per un altro ch^era di suo legnag«
giù clie si fece re, si rivenne alla cittd di Tunisi , (a) e colla
forza degli Arabi si ne cacciò 11 detto re, e racquistd la signo»-
ria; e quegli che tenea la città se n*andó a Tripoli di Barbe^
ria , e accordossl col re Federigo di Cicilia per moneta che gli
diede, e col suo aiuto fece grande guerra al re che tenea To-
nisi, per terra, e più per mare ; che la seccò si di vittuaglia ,
che Tunisi era in grande bisogno : onde quello re che tenea
Tunisi dando al re Federigo maggiore quantità di moneta» a'ac«
cordò con lui^ e fornigli la terra di vittuaglia^ e rimase fllgno«
re: e cosi il re Federigo di Cicilia con inganno da* detti dna
re saracini guadagnò in poco tempo dugento migliaia di doMe
d'oro*
CAPITOLO cn.
Come Castrueeio signore di Lucca rupp& pace a*Fiorentini^
e eomineiò loro guerra.
Nell'anno 1320 del mese d'Aprile , essendo Castrueeio Inter-
minelli signore di Lucca a parte gbibellina e a lega ce' Pisani^
sentendo che '1 sopraddetto papa Giovanni col re Ruberto avea-
no sommosso di fore venire di Francia in Lombardia mesaer
Filippo di Valos figliuolo di messer Carlo fratello del re di
Francia con grande gente d' arme , per contastare- la ièna dt
messer Haflèo Visconti e de* figliuoli e di sua lega; e seotenda
eh' e* Fiorentini e'Sanesi e'Bolognesi aveano mandato in Ixhd-^
bardia mille cavalieri a richesta del re Ruberto e della Chiesa^
e erano già alla città di Reggio, il detto Castrueeio a preghie^
ra e richesta del detto messer Maffeo Visconti e della lega de'gìhlr
(«J VeJi Appendice n.® g^-
tìttLO ivoNo 2I&
bellini di Lombardia ruppe pace a' Fiorentini per isturbare la
delta impresa di Lombardia; e ancora come tiranno, che istan«>
do in pace scema suo stato, e vivendo in guerra l'esalta. E Ca-
struccio , (a) come uomo vago di signoria , credendo montare
in istatO) cominciò guerra a^Fiorentini; e sanza nullo isfidamen-
to, colla forza delie masnade de^ Pisani cavalcò e prese e fugli
fenduto come avea ordinato il castelletto di Gappiano, e '1 pon-
te sopra la Guisciana, e Montefalcone, le quali fortezze teneano
i Fiorentini; e fatto ciò, passò la Guisciana, e corse guastando
e ardendo intomo a Fuceccbio^ e a Vinci» e a Cerreto, e poi
inflno ad Empoli in sul contado di Firenze» E ritornando al
puose ad assedio a santa Maria a Monte che si tenea per gli
Fiorentini, salvo la rocca si tenea per gli terrazzani , e quella
in pochi giorni ebbe, petocch' e' terrazzani per tradimento Tar*
renderono a di 25 d'Aprile; e'Fiorentini , che non erano prov-
veduti come si convenia , credendosi conservare la pace , non
poterono a ciò riparare; e avuta la terra, tornò a Lucca con
grande trionfo, e quegli traditori che gli aveano renduta santa
Maria a Monte per sospetto menò a Lucca, e in pregione lan-
guendo gli fece morire. E appresso in quello anno il detto Ca-
stracelo più castella di Garfagnana e di Lunigiana vinse e recò
alla sua signoria, per la qual cosa sturbò molto, ma quasi tutta
la 'mpresa fatta per la Chiesa e per lo re Ruberto in Lombar-
dia coll'alire cagioni, come innanzi farà menzione.
CAPITOLO cvn.
Come gente degli usciti di Genova furtmo sconfitti a Lerici.
Nel detto anno 1320 , essendo in Genova grande stretta di
vittoaglia perchè gli usciti di Genova con diciassette galee cor-
seggiavano la Riviera, e prendeano navi e cocche e altri legni
ehe recavano vittuaglia a Genova , quegli di Genova armarono
ventisette galee, e seguirono quelle degli usciti, e in Lerìcl le
rincbinsono, e rìpresono una nave ed una cocca carica di yit-
tuaglia ch'aveano prese le dette galee degli usciti. E assedian-
do quelle galee in Lerici co'loro uscieri, feciono yenire da Ge-
nova centocinquanta cavalieri di quegli del re Rul>erto, e que-
(«} Vedi Appendioe n.* o5.
216 GIOVANNI VILLANI
gli di Lerici tirarono le galee io terra, e si miiero a comtat^
tere co'detti cavalieri: a di 31 di Maggio furono sconfitti dalia
gente del re Ruberto e di Genova, combattendo contra loro per
mare e per terra ; presono e arsone il porto di Lerici , e le
dette galee con gran danno degli usciti.
CAPITOLO GVin.
Come quegli di Genotoa freeono il Bingane»
Nel detto anno 1320 , il vicario del re Ruberto co' Genovesi
armarono da sessanta tra galee e uscieri: con quattrocentocin-
qnanta cavalieri n'andarono e puosono assedio alla città del Bin«
gane, e quella combattendola, per forza presono a di 21 di Gin*
gno, e rubarla tutta. Allora tutto il marchesato di Gravigiana
tornò alla signoria di Genova e di parte guelfa.
CAPITOLO CIX.
Gme il Papa e la Chiesa feeiono venire in Lombardia
messer Filippo di Valos,
Nel detto anno 1320 , avendo il papa e la Chiesa fatte fare
più richeste a messer Maffeo Visconti e a'ilgliuoli che si leva»*
sono dall' assedio della città di Genova, la quale si tenea per
la Chiesa e per lo re Ruberto, come addietro fa menzione , e
quegli i delti comandamenti non ubbidirò^ opponendo che Ge-
nova era terra dUmperio e non di Chiesa; per la qual cosa per
lo papa fu fatto processo e scomunica contro a' delti , e inter-
detto in Milano e Piacenza e l'altre città di Lombardia ch'e'det-
ti per forza tirannescamente teneano e signoreggiavano , e or-
dinò che messer Filippo di Valos nipote del re di Francia ve-
nisse in Lombardia per vicario di Chiesa per abbattere la si-
gnoria de'detti scismatici e rubelli della Chiesa^ il quale messer
Filippo (a) vi venne con sette conti e con centoventi cavalieri
tra bandcresi e di corredo, con quantità di seicento gentili no-
mini d*arme a cavallo, molto bella e nobile gente, al soldo del-
la Chiesa e del re Ruberto. E mandò in Lombardia per legato
(«) Vedi Appendice n.* 96.
LIBBO NONO dl7
della Chiesa inesser Beltramo del Pog((etlo cardinale con otto-*
cento cavalieri tra Provenzali e Guasconi, i quali ^oi detto le-
gato e con messer Filippo di Valos e sua gente s' aggiunsonò
alla città d*Asli in Lombardia; ed avendo novelle che la città
di Vercelli si combat tea dentro tra'guelfl é^ ghibellini^ si parti
il detto messer Filippo d'Asti con qtieiia tatita gente ch^ aveà ^
sauza attendere l'altra cavalleria che gli niandavà il papa é ^1
re Ruberto di Pfoenzà^ e quella che gli Riandava il rè di larari -
eia à messer Carlo suo padre di Viennese , e il sinìscalcato di
Belcari, che in piccolo tempo sarebbe stata grandissima quan-
tità di gente; e sanza attendere mille cavalieri eh' e' Fiorentini
e'Bolognesi è* Sanesi gli mandavano in aiuto in Lonlbardia, e
per male consiglio i coii quantità di millecinquecento cavalieri
si mise a oste tra Vercelli e Noara in luogo detto Mortara. Seù-'
tendo la sua venuta il capitaiiò di Milano ^ il quale era come
uno grande re in Lombardia, ch'egli con quattro duoi figliuoli
signoreggiava Milano, Pavia, Piacenza, Lodi > Como , Bergamo,
Noara, Vercelli^ Tortona, è Alessandria ^ sanza la foi'za delle
altre città di Lombardia di parte d'imperio e ghibellina ch'era^
no a lega con lui , e Pisa , e Lucca , e Arezzo ini tosciana ^ si
mandò i suoi figliuoli con tutto suo isforzo contra il detto mes-*
ser Filippo di Valos, che furono tremila e più uomini à Caval-
lo, gran parte Tedeschi , e gente a pie sanza numerò , e puO-
sonsi a campo contra la detta oste appresso d' uno miglio di
terrai
CAPITOLO ex.
Come messer ÌFUippo di Valos si tornò in Francia con vergogndj
sanza niente acquistare.
Messer Galeasso e messer Marco figliuoli del capitanò di Mi-
lano , capitani dell' oste , feciono richiedere messer Filippo di
Valos di volere parlamentare con lui, e ordinato il parla-
mento , e aggiunti insieme , messer Galeasso con savie é mae-
strevoli parole , che le sapea ben dire , pregò mestòf Filippo
che non gli fosse incontro né gli volesse disdriat^^ è com'egli
e' suoi sempre erano stati amici e servidori del ré di Francia
e del suo padre messer Carlo, e che l'avea fatto cavaliere, e
che la tenza da' suoi alla Chiesa la rimettea volentieri nel re
Giù. YUlani T. IL 28
218 GIOVANNI VILLANI
di Francia^ e mostró^li la sua forza e cnvallcria, eh* era più di
diie tanti che quella della Chiesa , e che per suo amore e del
padre non gli Totea offendere , come potea. Veggendosi 11 gio-
vane mesBQr Filippo a si fatto punto condotto , non gli parve
bene slare ( e dlssesi per tradimento di messer Berardo di Mar-
cogito suo maliscalco , il quale era stato ribello e bandito del
re di Francia, per sua vendetta, e perchè si disse che n*ebbe
molti danari dal capitano di Milano, per farlo venire innanzi al
termine ordinato sanza attendere V altro soccorso ) si s' accordò
co' detti figliuoli del capitano di Milano, e tornossi con grandi
presenti e doni vituperosamente in Francia colla sua gente. Que-
sto fu del mese d'Agosto anni 1*320: poco appresso i detti fi-
gliuoli di messer Maffeo ebl>ono per forza e per assedio la par-
te della città di Vercelli che teneano i guelfi, e fu preso mes-
ser Simone da Collibiano signore di Vercelli, e menalo a Milano;
e '1 vescovo suo fratello scacciato con tutti i suoi seguaci. An-
cora il detto messer Filippo di Valos rendè a messer Filippo di
Savoia il castello di Carignano in Piemonte , il quale sì tenea
per la gente del re Ruberto, e eragli mollo caro, ed ebbene,
si disse, diecimila fiorini d' oro. E peggiorò duramente le con**
dizioni di Lombardia, a danno e a vergogna della Chiesa e del
re Ruberto e di chi a loro attenea; che per questa cagione la
gente de* Fiorentini e' Bolognesi e* Sanesi, eh' erano già infino a
Reggio, si tornarono addietro, e la forza e vigore del capitano
di Milano e deMigliuoìi molto accrebbe. Di questa diffalta si sen-
so in Francia messer Filippo al re e a messer Carlo , eh' era
stata perché il papa e '1 re Ruberto non gli aveano attese le
convenenze di fornirlo di moneta e di gente al tempo, come a-
veano promesso; ma per gli più si disse che la diffalta fu sua,
e di ehi 1' ebbe a consigliare di venire più tosto verso Milano,
che non era ordinato : ma quale si fosse la cagione, egli acqui-
stò poco onore. È da notare una favola che si dice e dipigne
per dispetto degritaliani in Francia: e' dicono^ ch'e'Lombar*
di hanno paura della lumaccia, cioè, lumaca. I signori Visconti
di Milano, come si sa, hanno V arme loro il campo bianco e la
vipera cilestra ravvolta con un uomo rosso in bocca, e messer
Marco Visconti per leggiadria e grandezza avea la sua bandiera
e schiera di cavalieri , intorno di cinquecento pur de* migliori
scelti per feditori, e tutti colla detta sopransegna. Gì' ignoranti
Franceschi credevano che quella insegna fosse una lumaccia, e
LIIIRO fiOSQ 9Ì9
per loro dispetto e eoutrario fosse per loro fatta, onde il si re-
carono a grande onta, e forte ne parlaro in Francia del dispet-
to eh* aveauo loro fatto i Lombardi ; ma colla beffa e disonore
si tornarono in Francia^ per lo modo che detto avemo.
CAPITOLO CXI.
Come Casirnecio andò ad oste nella Riviera di Genova.
Nel detto anno 1320, in quello tempo oh' erano in Lombardia
le d(^Ue oavìtà della venuta di messer Filippo di Valos , non
cesse la lega de' ghibellini di Lombardia V assedio di Genova ,
ma maggiormente l' accrebbono e rinforzaro, e feciono lega di
capo con Federigo re di Cicilia, e collo 'mperadore di Costan-
tinopoli , e con gli altri usciti di Genova , e con Castruccio si-
gnore di Lucca, il quale Castruccio con sua gente venne a oste
nella Riviera di Genova dalla parte di levante, e più castella e
terre della Riviera gli si renderono, e quegli de' borghi di Ge-
nova per la sua venuta crebbono V oste , e misono campo in
Pisagno per assediare al tutto la terra di Genova.
CAPITOLO CXIL
Come Federigo di Cicilia mandò sua armata di gale$
all' assedio di Genova.
Nel detto anno 1320 del mese di Luglio^ il re Federigo che
tenea la Cicilia fece armare quarantadue tra galee e uscieri, e
con dugento cavalieri mandò la detta armata in servigio degli
usciti di Genova , e gli usciti di Genova n' armarono ventidue
galee, le quali galee s* aggiunsono insieme del mese di Agosto
per consumare Genova , assediandola strettamente per mare e
per terra, per modo che nullo vi potea entrare né uscire, e la.
città era male fornita e a grande disagio di vittuaglia e di moU
te cose. Della detta armata era capo ammiraglio messer Cur-
rado d' Oria uscito di Genova*
92M) GIOVANNI TILLAlfl
CAPITOLO GXni.
Come U re Ruberia fece iua armata di galee per conioitare
quella de^Ciciliani^ e quello eh* aoperà.
Nel detto anno 1320, sentendo il papa e'I re Ruberto rap«
parecchiamente fatto per gli usciti di Genova e per quello di
Cicilia, feciono armare sessantactpque galee tra in Pro^men e a
Napoli, e quegli di Genova armarono venti galee; e del detto
stuolo Ui ammiraglio messer Ramondo di Cardona d' Aragona :
e congiunte le dette galee insieme, vennero sopra lìenova per
combattersi con quelle di Cicilia e degli usciti di Genova, le
quali sentendo come venia contra loro queir armata , si parti-
rono della Riviera di Genova, e vennono in Porto pisana, e poi
con savio provvedimento di guerra, e per fare partire V armata
della Riviera, sanza soggiorno se n'andarono in verso Napoli ;
e giunti air isola d' Ischia, misono i cavalieri in ifitrt^^ e cor-
^ono r isola e guastarla in parte. Sentendo la loro partita T am-
miraglio del re Ruberto, con sua armata si parti di Genova e
della Riviera, e le segui vigorosamente per abboccarsi con loro,
e sopraggiunsegìì a Ischia una sera al tardi. Quelle galee di Ci*
cilia e degli usciti, veggendo i nemici si di presso per volere
la battaglia, si rioolsono di notte, e si misono in m^re dando
boce di tornarsi in Cicilia. L' ammiraglio del r^ Ruberto veg-
gendogli la mattina parliti, volendogli seguire, la gente di Prin^
cipato, eh' erano intorno di trenta galee , trovandosi in loro
paese, gridarono: rinfrescamento e panatica: e di vero bisogno
ne aveanp; e cosi a grido, sanza alcuno ritegno a Napoli se
n' andaro. Le galee di Proenza e di Genova rinfrescati a Ischia
alquanti giorni , avendo novelle come 1' armata de* Ciciliani ^
usciti di Genova aveano fatta la via di ponente verso Genova,
per seguirle in verso Proenza si ritornare : e cosi la detta ar-
mata per male seguire il loro ammiraglio, ovvero per sua dif-
falta e mala condotta, quasi tutta si sbarattò e venne a niente;
che se avessono seguita quella de' Cieiliani e degli usciti di Ge-
nova, di certo s' avvisava che sarebbono stati vincitori» peroc«
ph' erano più galee, e meglio armate.
Lilio IIOXO 22t
CAPrroi^o cxiv.
Di quello medesimo.
L* armata deTiciliaoi e ieglì usciti di Genova maestrevole-
mente e non sanza temenza partiti da Ischia, nel porto di Ge-
nova arrivaro a di 3 di Settembre 1320, e con grande tumulto
gridando cb'aveano sconfitta Tarmata del re Ruberto per ispa-
ventare que'di Genova, assalirò la città dalla parte del porto,
e gli usciti e' Lombardi di' erano air assedio l'assalirono dalla
parte di terra da più parti. Quegli della città con la gente del
re Ruberto con grande afTanno di di e di notte , e con paura
e diffalta e necessità di vittuaglia, francamente si difesono da
più assalti e battaglie di mare e di terra, sicché i nimici non
acquietarono niente.
CAPITOLO CXV.
Come • Fiorentini feciono tornare Castruccio dall'assedio
di Genova.
Nel detto anno 1320 , Castruccio signore di Lucca con suo
isforzo e coir aiuto delle masnade de' Pisani, andò con grande
oste verso Genova per la lega fatta per istrignere la città, e
vincerla per forza e assedio coli' aiuto dell' armata di Cicilia
per lo modo eh' è detto. I Fiorentini sentendo cavalcato Ca-
struccio, i loro soldati mandare in sul contado di Lucca nelle
contrade di Valdipievole guastando e ardendo , e tornando ad
Altopascio. Castruccio ch'era presso a Genova, sentendo ciò, te-
mendo che la città di Lucca per tradimento non gli si rubel-
lasse, tornò in Lucca con tutta la sua oste. Sentendo ciò il ca-
pitano della guerra de' Fiorentini , con le masnade de' soldati
si ritrassono verso Fucecchio, e Castruccio con sua gente vigo-
rosamente se ne venne ad oste a Cappono in su la Guisciana
a petto a' Fiorentini. Quivi per istanza di più mesi l'una oste
di qua dal fiume, e l'altra di là, stettono a perder tempo e a
badaluccare con grande spendio, faccende ballifolli, fortezze,
e ponti, e dificii per gravare 1' una oste 1' altra', sanza avan-
zare neente l'una parte all'altra; e si avea da ciascuna parte
922 CIOrAKXI VILLANI
da milledugento cavalieri in su , sanza il popolo grandissimo.
Alla fine per la vernata e mal tempo di pioggia , ciascuna
parte si parli sanza altro avanzo, e con poco onore de*Fioren-
tini , se non in tanto che di vero si disse , che per 1' andata
de' Fiorentini Gastruccio con sua oste non andò all' assedio di
(Genova; che se giimto vi fosse coll'altra forza de'ghìbelUDi, la
città non si polea tenere.
CAPITOLO C^^Vh
PeU$ battaglie che gli uieiti di Genown e' GcUiani diidono
alla itrray ed tbbomo. il fcggiore.
Nel detto anno 1320, essendo l'oste a Genova per mare e per
terra per Io modo detto addietro, e veggendo i Cieiliani e gii
usciti di Genova che della parte del porto. non poteano pre»-
dere la città, perocché '1 porto era tutto impalizzato e incate-
nato , e di sopra di grosso legname imbertescato di maravi-
glioso lavoro ; e veggendosi venire il verno addosso , si ritras-
sono con tutta loro armata in Bisagno, e da quella parte colo-
ro cavalieri e colla ciurma delle loro galee in terra discesono,
e sopra Carignano la terra agramente combatterò per due volte,
runa a di 26 di Settembre, è l'altra a di 29 di Settembre , con
grande speranza d' avere la città per forza da quella parte ; e
quegli de' borghi combatleano la città dalla loro parte , quegli
della città difendendosi di di e di notte a tutte le battaglie vigoro-
samente. Alla fine, all'ultima battaglia, usci la cavalleria ch'era
nella città del re Ruberto con popolo assai per la porta di Bisa-
gno, • assalendo l'oste de'Cìciliani e usciti vigorosamente gli
levaro dalla battaglia della città. Ritraendosi combattendo quasi
come sconfitti , si ricolsono a galee , e vi lasciarono presi e
morti gente assai; e la detta armata de'Cìciliani se n'andò in
Cicilia molto peggiorata, e quella degli usciti a Saona ; e cosi
r ultimo di di Settembre fu liberata la città di Genova , e '1
campo dell'oste ch'era in Bisagno $i ritrasse al monte e all'ai^
tr^ oste ch'era ne' borghi.
CAPITOLO cxvn.
Come gli usciti di Genova guastarono Oiiaesri.
■ »
Nel detto anno 1320 a di 14 di Dicembre, qaiadlei j^alee d««*
ìg;\ì usciti di Genova corseggiando la Riviera scesono al lK>rgo
di Chiaveri , (a) e quello per forza présoDO, e rubarlo « ar-
sonlo tutto»
CAPITOLO GXVlII.
Gtme gli usciti di Genova abbono iVb/t, e fedone diversa guerra.
Nel detto anno 1320 a di 25 di Gennaio, gli usciti di Geno^
va pet mare, e '1 marchese dal Finale per terra, assediarono
la città di Noli , traboccandola e combattendola; per più volte:
alla fìne si renderò a patti a di 6 di Febbraio 1320 , salvo il
castellò', che si tenne poi insino a di 6 d' Aprile vegnente , e
per fanàe si reodeo. Chi potrebbe scrivere e continuare il di*-
verso. assedio di Genova, (b) e le maravigliose imprese fatte
per gli usciti coMoro allegati? Certo si Stima per gli savi, che
l'assedio di Troia, in sua comparazione, non fosse di maggiore
continuamente di battaglie per mare e per terra, che cosi il verno
come la state tenendo galee armate in mare, assediando là città
per modo, che a grande distretta e necessitade di vittuaglia la
condussono più volte nel detto anno 1320 e nel 1321 vegnente,
e per due volte la lóro armata per fortuna di mare peircòsse
in terra, e rotte le loro galee, e perita gran parte della gente,
però non lasciavano la guerra , sanza il continovo corseggiare
per mare in diverse parti del mondo, consumando Funa pafte
l'altra di più mercatanzia che non vale uno reame; delle con-
tinue battaglie di terra assalendo la città per di e per notte
con più diflcii ,gittando que'di fuori a que'd* entro, e quegli
d'entro a que'di fuori, e con rovinare le mura della citta, e di
quelle fare cadere, e quegli d'entro con grande travaglio e ne-
cessitadi sollecitamente riparare e difendere , se tutto questo
(n) Vedi Appenrliee n.** 9^.
(ò) Idem n* 98.
224 GIOVANNI VILLANI
libro fosse scritto per quelle storie seguire, sansa altro sarebM
pieno. E non è da maravigliare , che i Genovesi erano i più
ricchi cittadini e' più possenti in €|tiello tempo clie Tossono
tra'cristiani, e eziandio tra'saracini; e coli'una parte e coli* al-
tra erano allegati signori e comunanze di grandissima potenza^
come ò fatta menzione.
CAPITOLO CXIX.
Come il frantilo del re di Spagna fu ieon fitto dd*$araeim
di Granata.
Nel detto anno 1320, i saracini dei reame di Granata^
do sopra loro ad oste il fratello del re di Spagkia con grande
quantità di cristiani a cavallo e a piò^ quegli saracini mom poa-
sendo alla forza riparare, con gralide speùdid di peemiia oor-
ruppono certi baroni traditori di Spagna, i quali non sefiiinMM»
11 loro signore.' assaliti da' saracini furono sconfitti, e presso a
diecimila cristiani furono tra morti e presi , e morto vi fu il
detto fratello del re di Spagna , e corsono la Spagna infino a
Sibilla a grande dammaggio e vergogna de* cristiani (a).
CAPITOLO CXX.
Come t (rieri dello spedale seonfissono i Turchi con loro
navilio a Èodi,
Nel detto anno 1320, uno ammiraglio di Turchia venendo per
prendere l' isola di Rodi, che tenea la magione dello spedale,
con più di ottanta tra galee e altri legni di saracini, il coman-
datore di Rodi con quattro galee e con venti piccioli legni, e
coir aiuto di sei galee de* Genovesi d' entro che tornavano di
Erminia, combatterò co' detti saracini e sconfissongli, e grande
parte de* detti legni presono e profondafd« Appresso andare a
una isoletta ivi presso, ove àveano posti più di cinquemila uo-
mini saracini per mettergli in su 1* isola di Rodi: le dette galee
de* cristiani tutti gli ebbono presi^ e uccisone i vecchi, e' gio-
vani venderono per ischiavi.
(«3 Vedi AppendUe n^ D9*
LIBRO NONO 225
CAPITOLO CSXh
Cume meaer Caiw della Scala eaendo all' assedio di Padova
fu sconfitto da' Padovani e dal conte di Gorizia.
Nel detto anno 1320, messer Gatie della Scala sig^nore di Ve-
rona , essendo all' assedio della città di Padova con tutto sao
isforzo stato per più d'uno anno continuo^ e a quella città quasi
prese tutte le sue castella e contado^ e 8con6ttigli per più vol-
te, r avea si afflitta^ che più non si potea tenere> che tutta in-
torno con battifolli forniti di sua gente 1' avea circondata si ,
che vivanda non vi potea entrare. I detti Padovani quasi dispe-
rati d' ogni salute , si diedono al dogio d' Osterich eletto re
de' Romani, il quale mandò a loro soccorso il conte di Gorizia
e '1 signore di Gualfe con cinquecento cavalieri a elmo, il quale
subitamente , e come di nascoso , entrò in Padova colla detta
gente. Il detto messer Cane , per grande audacia e superbia
eh' avea delle sue vittorie^ e per la grande cavalleria e popolo
eh' avea in sua oste^ poco si curava de' Padovani^ e per lo lun-
go assedio, per troppa sicurtà, male si tenea ordinato. Avvenne
che a di 25 d' Agosto 1320 , il detto conte di Gorizia co' suoi
Friolani e Tedeschi e co' Padovani^ usci di subito della città, e
assali r oste vigorosamente. Messer Cane con alquanta di sua
cavalleria male ordinata, credendo riparare^ si mise alla bat-
taglia^ il quale dal conte di Gorizia e da' Padovani fu sconfitto
e atterrato e fedito, e di poco scampò la vita per soccorso di
sua gente , e in su una cavalla in Monselice scampò, e l'oste
sua fu tutta isbarattata, e rimasevi di sua gente morta e presa
assai, e tutti i loro arnesi: e cosi per mala provedenza, la for-
tuna di si vittorioso tiranno si mutò in contradio. Al detto as-
sedio di Padova mori Uguccione della Faggiuola (a) in citta-
della , di suo male , essendo venuto in aiuto a messer Cane.
Questi fu r altro grande tiranno che persegui tanto i Fiorentini
e' Lucchesi, come addietro è fatta menzione.
(a) Vedi Appendice n.** loo.
Gio. YiUani T. II 29
226 6IDTli!l?(I TtLLAKt
CAPITOLO fixxn.
Come morì il eonte Gaddo signore H tHiOf e f» fsito
signore il eonte Nieri^ ^
Nel detto anno 1320, il conte Gaddo de' Gherardeschi, ch'era
signore di Pisa, mori ( per gli più si disse per veleno' ); e fitto
fu signore 11 conte Nieri suo zio; e lui fotto signóre, màtd Malo
in Pisa , e tutti quegli eh' erano stati con Uguiicione dft Fag>
ginola fece grandi, e a quegli che lo areano cacisiato, tolse la
signoria, e alquanti capitani di popolo léce morire, e altri fece
ribelli , e chi confinati , e fece lega con Castracelo signore A
Lucca e con gli usciti di Genova, dando loro occultamente ahi-
lo e favore centra I Fiorentini e que* di Genova.
GAPTIOLO GXXni-
Come fu fatta pace dal re di Francia a' Fiamminghi.
Nel detto anno 1320 , il conte Ruberto di Fiandra c<m Lois
conte d' Anversa suo figliuolo , andarono a Parigi con grande
compagnia di Fiamminghi di tutte le buone ville, per dare com-
pimento alla pace dal re di Francia a loro, della grande guer-
ra eh' era stata tra loro più di ventidue anni. E ciò fu a mossa
di papa Giovanni che vi mandò uno suo legato cardinale , e
come piacque a Dio, del mese d' Aprile vi si diede compimen-
to, e il re di Francia diede per moglie la figliuola a Luis fi-
gliuolo di Luis conte d' Anversa , che dovea essere reda della
contea di Fiandra , e rendégli la detta contea. E' Fiamminghi
per patti lasciarono Lilla e Doagio e Bettona e tutta la terra
di qua dal fiume del Liscio , ove si parte la lingua francesca
dalla fiamminga , e promisono di dare al re di Francia mille
migliaia di libbre di buoni parigini in termine di venti anni,
per ammenda e soddisfacimento delle spese, (1) e di quello che
aveano misfatto alla corona.
(l) e di quello cìC aveano misfatto alla corona: il Terbo misfare v* a.
oltre il tigaiBcato di malfare , e di contravvenire , ha anehe quello di
arrecar danno altrui, come appooto io qaetto luogo} e il patto mdd<tto
LIBRO NONO sui
CAPITOLO Gxxnr.
Com$ tra quegli della ea$a di Fiandra
ebbe grande diesensione.
Nel detto anno 1320^ essendo i detti Fiamminghi in pBce col
Franceschi, e in buono stato, invidia nacque tra Lnis conte di
Anversa maggiore figliuolo del conte di Fiandra, e Ruberto suo
fratello; perocché '1 conte vecchio loro padre amava più Ruber-
to suo minore figliuolo, perch' era più valoroso, e quasi al tutto
Favea latto signore di Fiandra ; onde il conte Luis forte isde^
gnd, e quasi tutto il paese se ne divise a setta , e per questa
cagione in Ganto e in Rruggia ebbe più romori e battaglie ciU
tadine , e uccisonne e cacciarne assai; e quegli che teneano
con Luis e che amavano la pace co* Franceschi rimasono signori,
in questo si disse, che '1 conte vecchio volle essere avvelenato,
e fu apposto che Luis suo figliuolo il facea fare ; per la qual
cosa il fece prendere a Ruberto suo minore fratello, e mettere
in pregione, onde il paese maggiormente si divise, che T una
parte tenea con Luis, e l' altra con Ruberto, e crebbe si V er-
rore, che la villa di Bruggia si rubellò al conte e a messer Ru-
berto, e cacciarono della terra tutta sua parte. Per la qual co*
sa quello anno e V altro appresso , il detto messer Ruberto gH
guerreggiò e prese la villa del Damo e quella della Schiusa
ov' ò il porto. Quegli di Bmggia uscendo fuori a oste per as*
sediare il Damo , quegli della villa di Ganto e d' Ipro furono
mezzani, e acconciarono quegli di Bruggia col conte, rimanen-
do signori la parte di Luis, dando al conte danari per ammen-
da, e si pacificaro (a).
▼noi dire: del danno eh* avemno arrecato atta corona* Questa foce non
piacque ad alcuni correttori, e però la tolsero TÌa; ma te aveitero beo
eooùdcrato, doTean Tedere che non era sola ad aver quésta fltoiioMia, na
che mUttaUt aUsagio , miscredenie , mitvenire ce »on toe ioiaUc^ • da
tenitori aulorevolisaimi ti troyano adoperate*
(a) Vedi Appeodìce d.* ioi.
238 GIOTAViri TILLAHI
CAPrroiiO Gxxv.
,Come i ghibeUini fMnmo caeeUsti di Ri$H.
Nel dello anno 1320 del mese d* Agosto^ i guelfi della cilU
di Rieli , coU' aiuto di quegli dall' Aquila e di CiYiladaeatè e
gente del re Ruberto^ cacciarono per fona i gldbeUinl di Rieti,
e combaltendo nella cillé, più di cinquecento n' uccìiodo, e ^
n' annegarono nel fiume , il quale di sangue corae. E pc^ ap^
presso a quallro mesi» essendo i delli guelfi di Bieti all' asaa-
dio del castello d' Airone nel contado di Spuleto , i gldbellini
41 Rieli usciti, coli' aiuto e forza di Sciarra delia Golonoa, per
forza rienlrarono in Rielf e cacciarp^ i guelfi che non erana
9ir ostof
CAPITOLO CXXVI.
D'uno grande raunamento d'osti che fu tra* due eletti
d' Àlamagna.
Nel dello anno 1320 , grande raunala fu falla nella Magoa
per combattersi insieme il doge d'Osterich e quello di Baviera,
i quali amendue erano eletti re de'Romani per lo modo eh' è fatto
menzione, e più tempo stettono ad oste in sul fiume del Reno,
e quasi tutta la cavalleria della Magna , chi dall' una parte e
chi dall'altra. Alla fine si partirono sanza combaltere , perché
quello di Baviera non potè durare la spesa,
CAPITOLO CXXVII,
Come Spinetta marchese s'allegò co'Fiorentini eontra a Castruecioy
' ma tornò a vergogna de' Fiorentini.
Nell'anno 1321, i Fiorentini volendo guerreggiare Caslruccio
signore di Lucca , si feciono lega con Ispinetla marchese Mali-
spina, (a) il quale , tutto fosse ghibellino , per Caslruccio era
^tato diserlato di sue terre. I Fiorentiui gli mandarono in Li|->
(a) Vedi AppcQdioe o.** loa.
LIBKO NONO 229
nigiaoa per (a via di Lombardia trecento soldati a cavallo , •
cinquecento a piò , ed egli con suo aiuto fece cento uomini a
cavallo, e in poco tempo racquistd assai di sue castella; ed era-
no per discendere al piano di Lunigiana , e fare guerra assai
alla città di Lucca, perocché i Fiorentini dall'altra parte erano
in sul contado di Lucca , e posto assedio al castello di Monte-
vettolino con ottocento soldati cavalieri e gente a pie assai; e
se i Fiorentini avessono fatta la 'mpresa con maggiore provve-
dimento, e con più forte braccio^ della guerra erano vincitori.
Gastruccio sentendo il detto apparecchiamento , non fu ozioso;
mandò a tutti i suoi amici per aiuto , e di Lombardia dal ca
pitano di Milano^ e da quello di Piacenza, e da'Parmigiani eb-
be cinquecento cavalieri^ e da'Pisani e dal vescovo d'Arezzo e
altri ghibellini di Toscana più di altri cinquecento , sicché si
trovò in Lucca con più di sedici centinaia di cavalieri ; e di-
sponendo suo consiglio saviamente^ la 'mpresa di Lunigiana la-
sciò, e con tutta sua oste de'detti cavalieri, e popolo sanza nu-
mero , venne centra 1* oste de* soldati di Firenze. I Fiorentini
male provveduti di si fatta impresa, e non credendo che la sua
forza fosse si grande per l'aiuto de'Lombardi , si levarono dal-
l'assedio di Montevettolino, e si ritrassono in su Belvedere. Ga-
struccio e sua oste seguendoli si puose a oste centra loro, e se
la sera avesse combattuto, di certo avea la vittoria, perocché
di gente e di tutto avea l'avvantaggio. Guido dalla Petrella, ca-
pitano delle masnade de*Fiorentini , la sera francamente si di*
fese, assalendo con badalucchi la gente di Gastruccio, mostran-
do gran vigore, e che attendessono aiuto. La notte vegnente, di
8 di Giugno, accesone molti fuochi e facelline, e faccende sem-
biante d'assalire i nemici , e per questo modo lasciando i falò
e luminare nel campo accesi , si levarono da campo ^ e salva-
mente con tutta sua oste si ridusse in Fucecchio e a Garmi-
gnano e all'alt^ castella; e vennegli bene, che una grande a-
equa da cielo venne la notte, perché Canniccio non senti la sua
partita , e f u gabbato per le luminare. La mattina per tempo
vedendo Gastruccio partiti i suoi nemici^ si tenne ingannato, e
incontanente cavalcò, e guastò Fucecchio intorno, e Santacroce,
e Castelfranco, e Montopoli, e Vinci, e Gerreto sanza contasto
niuno: stette a oste per venti di sanza riparo con grande ver-
gogna de' Fiorentini , e tomossi in Lucca con grande onore. I
Fiorentini per questa cagione feciono tornare di Lnnigiana i
239 GIOTANRI TILLARI
loro cavalieri. Castmccio incontaiieiite tì cavalcò^ e ripreae tù^
le le sue castella e Pontremoli e più terre de'marcheil, e Spi»
oetta le abbandonò, e tornossi a messer Cane a Verona.
CAPITOLO CXXYUI.
Di fmità a ufieii ii Firétm.
Nel detto anno e mese di Ginipoo, incorrendo a* Fiorenlini al
Catte traversie di guerra, e per la aetta di guelH che bod reg»
geano la città , erano i priori e*rettori calonniati e biasimati ,
onde si criò un uficio di dodici buoni uomini popc^ni due per
sesto^ che consigliassono i priori» e che sanza loro consiglio e
diliberazione, i priori non potessono fare niuna grave dilibera-
zione^ né prendere balia, n modo (ù assai lodato, e fti soategaa
della setta e stato che reggeva.
CAPITOLO CXXIX.
Come il marchese Cavalcabò eolla lega di Toscana fu sconfitta
in Lombardia.
Nel detto anno i32i, papa Giovanni e '1 re Ruberto per soc-
correre il Piemonte e'ioro amici di Lombardia^ che molti erano
isbigottiti per la partita di messer Filippo di Valos^ mandaro-
no lA per capitano di guerra messer Ramondo di Cardona d'A-
raona con dodici centinaia di cavalieri, che fosse col legato car-
dinale, e rifeciono lega co'Fiorentini e'Rolognesi e*Sanesi^ i qua-
li mandarono in Lombardia mille cavalieri tra due volte, onde
fu capitano il marchese Cavalcabò di Cremona, ed erano parte in
Reggio e parte alla Pieve d'Altavilla in sul contado di Piacen-
la. Di là da Po era il patriarca d*Aquilea con quegli della Tor-
re e co' Bresciani, e teneano Cremona e Crema , e guerreggia-
vano il capitano di Bfilano. Messer Galeasso Visconti veggendosi
cosi guerreggiare a' cavalieri di Toscana e di Bologna , e den-
tro alla terra avea sospetto , mandò per aiuto a Milano al pa-
dre, e a Pisa e a Lucca, i quali gli mandarono seicento cava-
lieri, n marchese Cavalcabò con cinquecento cavalieri cavalcò
in Valditara, e quello borgo e più castelletta prese, e puosesi
all'assedio alla rocca di Bardo. 11 capitano di Piacenza vi man-
LIBKO NONO ^i
éò da ottocento cavalieri in mille al soccorso , e trovando il
detto marchese mal provveduto ék tanta forza de'nimiciy quasi
sorpreso, fu sconfitto, ed egli morto con più di centocinquanta
cavalieri tra presi e morti, n rimanente si fuggirono a grande
periglio al borgo di Valditara ; e questa sconfitta fu del mese
di Novembre all'uscita, anno 1321.
CAPITOLO GXXX.
•
Cam$ m$s$er Gitleaiio di Milano Me la fitta
di Cremona^
Per questa vittoria il detto messer Galeasso con sua oste pa»-
sò il Po, e a Cremona si puose ad assedio sentendo la mala
fortuna, e la citte era molto annullata per la guerra dello *m-
peradore, e maggiormente per la morte del marchese Cavalca*
bó isbigottitL Battaglia diede alla città per tre di; quegli d'en-
tro annullati, e non avendo speranza di soccorso, le masnade
che v'erano dentro, da dugento a cavallo e trecento a pie, ab-
bandonarono la terra, e si lìiggirono a Crema. La gente di mes-
ser Galeasso, non essendo quasi chi difendesse la terra, per for-
za ruppono del muro della citti, e in quella entraro, e preson-
la e spogliarono d^ogni sustanza che v' era rimasa; e dd fu a
di 5 A Gennaio 1321.
CAPITOLO €XXXI.
Come eeurà U eole^ e morì il re S Fraiieia*
Nell'anno 1321 a di 27 di Giugno, iscurd il sole in sul levare
quasi le due parti o più, e dorò per un'ora. Nel detto anno il
di deirEpifania mori Filippo re di Francia , il quale fu uomo
dolce e di buona vita: non rimase di lui reda maschio. Appres-
so la sua morte fu fatto re di Francia Carlo conte della Mar-
cia (a) suo fratello e figliuolo del re Filippo il grande , e f u
coronato a Rema, di 11 di Febbraio 1321.
(a) Vedi Appeodiee u.* io3.
23S OIOfANNI VlLLAfTt
CAPITOLO CXXZIf.
Com§ i Bolognesi eaeeiarono di Bologna Bomeo do'PofpoU
il ficco uomo, $ iuoi segnaci.
Nel detto anno 1321 del mese di Giugno , i Bologneri n ro«
more di popolo col seguito de' JBeccadelli ,e altri nobili caccia-
rono di Bologna a furore Roni^ de'Peppoli» (a) grande e pos-
sente cittadino e quasi signore della terra, con tutta sua setta,
il quale si dicea il più ricco uomo cittadino d'Italia, acquistato
quasi tutto d'usura, che ventìniila fiorini e più avea di rendita
Tanno sanza il mobile. Per la sua partita molto sturbd lo stato
di parte guelfa di Bologna.
CAPITOLO cxxxm.
Come lo'mpsradore di Coiiantinopoli ebbe gnerra eo'figlimli.
Nel detto anno 1321 , lo' mperadore di Costantinopoli fu in
grande discordia co' figliuoli , perchè lo 'mperadore a sua yìU
avea fatto imperadore succedente a lui il figliuolo del suo mag-*
giore figliuolo, ch'era morto; onde il secondo figliuolo vivente
{sdegnato col padre, congiura fece co'baroni contra al padre e
nipote , e quasi gran parte dello 'mperio gli rul>ellò. E questo
fu grande cagione dell'abbassamento degli usciti di Genova, pe-
rocché il detto imperadore per abbassare la forza della Chiesa
e del re Ruberto continuamente co' suoi danari mantenea la
guerra agli usciti di Genova, e a quegli di Saona contra la citti
di Genova e contra al re Ruberto, e per la sua guerra abban-
donò la 'mpresa.
CAPITOLO CXXXIV.
Come Federigo di Cicilia fu scomunicato^ e come fece
coronare il figliuolo del reame.
Nel detto anno 1321 , il detto papa Giovanni co' suoi cardi-
nali ordinarono triegua per tre anni dal re Ruberto a don Fe-
(d) Vedi Appendice n.* io4i
LIBRO NONO 233
dcrigo di Cicilia, per potere meglio fornire la 'mpresa di Ge-
nova. Il detto re Federigo domandò per suoi ambasciadori pa-
ce o triegua di dieci anni, e Reggio e altre terre di Calavra,
eh* egli avea rendute in mano del papa, le quali il papa avea
rendute al re Ruberto; onde tenendosi ingannato e tradito , si
contradisse la detta triegua di tre anni ch'avea fatta il papa y
e fece disfidare il re Ruberto : il papa e' suoi cardinali ìsde-
gnati gli diedono sentenzia di scomunicazione. Il detto Fede-
rigo per questa cagione coronò del reame di Gcilia don Pie-
ro (a) suo maggiore figliuolo sanza dispodestare se a sua vita ,
e fecegli in sua presenza fare omaggio e saramento a tutti 1 ba-
roni e comuni dell' isola.
CAPITOLO GXXXV.
Come % Fiorentini inandarono in Frioli per cavalieri»
Nel detto anno 1321^ i Fiorentini mandarono in Frioli per ca-
valieri a so*do , e vennono in Firenzb ilei mese d' Agosto cento-
sessanta cavalieri a elmo , con altrettanti balestrieri a cavallo
tra Friolani e Tedeschi, molto buona gente d' arme, ond'era ca-
pitano Iacopo di Fontanabuona grande castellano di Frioli > e fe-
ciono guerra assai a Castruccio: almeno da poi che gU senti in
Firenze non s'ardi a passare la Guisciana, come in prim^ era
usato di fare.
CAPITOLO CXXXVI.
Chi fu il poeta Dante Alighieri di Firenze»
Nel detto anno 1321 , del mese di Luglio mori Dante Ali-
ghieri {b) di Firenze nella città di Ravenna in Romagna , es-
sendo tornato d' ambasceria da Vinegia in servigio de' si-
gnori da Polenta , con cui dimorava ; e in Ravenna dinan-
zi alla porta della chiesa maggiore fu seppellito a grande
onore , in abito di poeta e di grande lìlosafo. Mori in esilio
del comune di Firenze in età circa cinquantasei anni. Questo
(tt) Vedi Appendice n.® io5.
(A) Idem n.° 1 06.
Gio Villani T. IL 30
2a4 CIOVAKNI VILLAHl
Dante fu onorevole e antico cittadino di Firenze di porta saa
Piero, e nostro vicino; e 'i suo esilio di Firenze fu per cagio-
ne , che qoando mcsser Carlo di Vaio» della casa di Francia
venne in Firenze Tanno 1301^ e caccionne la parte bianca, co-
me addietro ne' tempi è fatta menzione, il dttto Dante era
de' maggiori governatori della nostra citte, e di quella parte ,
bene che fosse guelfo ; e però sanza altra colpa colia delta
p.irte bianca fu cacciato e sbandito di Firenze , e andosaene
allo stodìo a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo.
Questi fu grande letterato quasi in ogni scienza , tatto fòsse
laico ; fu sommo poeta e fllosafo , e rettorico perfetto tanto in
dittare e versiflcare , come in aringa parlare nobilisaimo dici-
tore, in rima sommo/ col più pulito e bello stile che mai fosse
in nostra lingua inGno al suo tempo e più innanzi- Fece in soa
giovanezza il libro della Vita nova iV amore ; e poi quando fo
in esilio fece da venti canzoni morali d' amore molto eccel-
lenti , e in tra 1' altre fece tre nobili pistole ; l' una mandò ai
reggimento di Firenze doglteadosi del suo esilio sanza colpa ;
l'altra mandò allo 'mpera^ore Arrigo quand' era ali* assedio di
Brescia, riprendendolo della sua stanza, quasi profetizzando; la
terza a'cardinali italiani, quand'era la vacazione dopo la morte
di papa Clemente, acciocché s'accordassono a eleggere papa Ita-
liano; tultf; in latino con alto dittato, e con eccellenti senlen-
zie e autoritadi, le quali furono molto commendate da'savi in-
tenditori. £ fece la Commedia, o>e in pulita rima, e con gran-
di e sottili questioni morali, naturali, astrolaghe, filosofiche,
e teologhe, con belle e nuove figure, comparazioni, e (1) poc*
trie, compuose e trattò in cento capitoli, ovvero canti, dell'es-
sere e staio del (2) nìnferno, purgatorio, e paradiso, cosi alta-
mente , come dire se ne possa , siccome per lo detto suo trat-
tato si può vedere e intendere, chi è di sottile intelletto. Bene
si dilettò in quella Commedia di garrire e sclamare a guisa di
poeta, forse in parte più che non si convenìa: ma forse il suo
esilio gliele fece fare. Fece ancora la Monarchia , ove trattò
(1) poetrie: v. a. maniere poetichf.
(a) nin/erno: ?• a. usata coinunemente dagli antichi al pari che infirm
no, E non è in questa sola yoce ehe si troTa aggiunta la n in principio»
ma si trova pure nabnto e nabiaare. È da yedrrsi ciò che ne dicono i
Deputati a p.ig. 58 nelle annot. sopra il Decamerone*
LIBRO KOKO 235
deirofieio del papa e degrimperadori. (1) E eomiciò uno com-
mento sopra quattordici delle sopraddette sue canzoni morali
volgarmente, il quale per la sopravvenuta morte non perfetto si
truova^ se non sopra le tre; la qualef per quello che si vede^ al-
ta , bella , sottile , e grandissima opera riuscia , perocché ornato
appare d'alto dittato e di belle ragioni filosofiche e astrologiche
Altresì fece uno libretto che l'intitola de vulgati eloquentia, ove
promette fare quattro libri, ma non se ne truota se non due,
forse per l'affrettato suo fine, ove con forte e adorno latino e belle
ragioni ripruova tutti i vulgari d* Italia. Questo Danle per to
suo savere fu alquanto presuntuoso e schifo e Isdegnoso, e quasi
a guisa di filosafo mal grazioso non bene sapea conversare
coMaici; ma per l'altre sue virtudi e scienza e valore di tanto
cittadino^ ne pare che si convenga di dargli perpetua memoria
in questa nostra cronica, con tutto che le sue nobili opere la-
sciateci in iscrittura facciano di lui vero testimonio e onora->
bile fama alla nostra ciltade.
CAPITOLO CMXVII.
Come i Fiorentini rimasono fuori della signoria del re Ruberto,
e feciono parte delle mura della città»
Nel detto anno 1321, in calen di Gennaio, i Fiorentini usci-
rono della signoria del re Ruberto, la quale era durata per
otto anni e mezzo , e tornare a fare lezione di loro podestà e
capitano^ com'erano usati per antico, e cominclaronsi a fare
le mura e le torri dalla porta di san Gallo a quella di santo
Ambrogio della città di Firenze. £ io scrittore , (a) trovando-
mi per lo comune di Firenze uflciale con altri onorevoli citta-
dini sopra flatre edificare le dette mura, di prima adoperammo»
che le torri si facessono di dugento in dugento braccia , e si-
mile s'ordinò si coroinciassono i barbacani, ovvero (2) confessi
(i) Ciò eh' è in caraltfre corsifo manca nel cod, DaTtna. ed è IraUa
dal eod. rieo. i53S.
(a) Vedi Appendice n.* 107*
(9) barbacani, ofvero confessi i alcuni leali leggono eo*i /ìm*ì invece
di eonfasii\ ma chi aeriate t quel modo non inteae che le voce confo»* i
alt invece di confostionati, che cosi appunto i noUri muralori chiamano
i barhactni del genere di quelli che vuole iiàlcndcrc il n. Aature,
236 GIOVAimi TILLANI
di costa alle mura o di fuori da' fossi y per più foriexn e bel-
lezza della cittade^ e cosi si seguirà poi pertulto,
CAPITOLO GXXXVin*
Comt il re d'Inghilterra fece uccidere il cugino e più tuoi baroni,
$ come gli Scotti gli cominciarono guerra.
Nel detto anno 1321 , fallirono le triegue dalli Scotti «1 re
d* Inghilterra , e con grande isforzo corsone gli Scotti gran
parte de'conflni d'Ingbilterra dalla loro parte^ (1) tenendo tutu
gl'Inghilesi di quelle marce sotto tributarla; e ciò ayvemne per
grande discordia^ che il re Adoardo il giovane re d^Ingiiiller^
ra ave'quasi con più de' suoi baroni, ond' era capo il conte di
Lancastro^ cugino del re e della casa reale. E la detta lega e
giura era fatta per gli baroni contro al re, perch' egli si reg»
gea per male consiglio e vile portamento , dando più fede a
uno messer Ugo il dispensiero, cavaliere di picciolo affare, che
a tutti gli altri suoi baroni. E crebbe tanto la detta scisma ,
che i detti congiurati teneano arme contro al re ^ e s' erano
rubellati nella contrada del Trento verso Bonobruco^ cioè Ponte.
E tornando uno conestabile del re con più di sua gente d'ar-
me dalle frontiere della Scozia, e per mandamento del re gen-
ie a piò del paese ragunó in buona quantità per offendere
a'detii allegati^ trovandogli male ordinati al detto Ponte, ch'era
uno stretto passo, gli sorprese e sconfisse con piccola fatica di
combattere, e quasi tutti s'arrenderò; onde il re fece .dicapi-
tare il detto conte di Lancastro (a) e '1 conte d'Ariforte con
ottantotto tra conti e baroni. E ciò fu all' uscita del mese di
Marzo anni 1322^ e fu tenuta una grande crudeltà, per la qual
cagione la forza del reame d'Inghilterra molto affiebolio.
(i) tenendo tutti gV Inghileti di quelle marce tetto tributaria: maree,
che gli antichi talora scrÌHero ioTece di marche, Taol dire paesi, con»
trade,donde il titolo di marchese, per signore di quella tal contrada o
paese. Ved. Du-Fresne. Tributaria, o come altri Irggono tributerh, è lo
atesso ohe tributo,
(a) Vedi Appendice n.® loS.
L1BK0 NONe 237
CAPITOLO GXXllX.
Come t Perugini ebbono la città d'Asceti per aesedio.
Nell'anno di Cristo 1322^ essendo il comune di Perugia sialo
allo assedio della città d' Ascesi per più d* uno anno con più
battifolli, per cagione che s'erano rubellati da parte di Chiesa,
e signoreggiavala il popolo in parte ghibellina , quella città
molto affitta di guastamento intorno intorno^ e tolte loro tutte
le castella^ e oltre a ciò di più awisamcnti la loro gente scon-
fitta, e fallendo loro la viituaglia e molte cose bisognevoli , si
renderò al comune di Perugia, i quali le disfeciono le mura •
le fortezze^ e recarla a loro giuridizione, e tolsono il suo con-
tado infino al fiume di Chiaccio a piò della città: e questo fu
del mese d'Aprile del detto anno. E entrati i Perugini in Asce-
si corsono la terra, e oltre a' patti più di cento cittadini ucci-
sono a furore nella terra, ch'erano stati loro ribelli.
CAPITOLO GXL.
Come la parte ghibellina furono cacciati di Fano.
Nel detto anno e mese d' Aprile, i guelfi della città di Fano
della Marca coli' aiuto de' Malatesti da Rimini , (a) cacciarono
di Fano la parte ghibellina, e si renderono al marchese, eh' era
per lo papa.
CAPITOLO CXLL
Come Federigo conte da Montefeltro fu morto a romore da
quegli (f Urbino.
Nel anno 1322, essendo stata, e era grande guerra nella Mar-
ca d' Ancona , la quale mantenea il conte Federigo da Monte-
feltro colla città d* Urbino, e d'Osimo, e di Recanati, centra il
marchese che y' era per la Chiesa, e morto in Recanati uno ni-
pote e uno cugino del detto marchese con molta di sua gente,
(a) Vedi AppencUce d.^ 109.
t •
S38 GIOTÀIINI VILLANI
il papa per la detta cagione, a ricliesta del marchese, fece prò*
cesso, e sentenzia diede centra il detto conte Federigo , e dm-
tra i caporali e rettori della citte d* Osimo e di Recanati, tro-
vandoli, in più articoli di resta, e tali in idolatria, secondo la
sentenzia; e croce fece contro a loro predicare in Toscana e
in più parti d* Italia y perdonando colpa e pena chi andaste o
mandasse in servigio di santa Chiesa. Più crociati t' andarono
di Firenze e di Siena e di più altre cittadL E *1 marchese es-
sendo con sua oste intorno a Recanati, avvenne, che essendo il
conte Federigo in Urbino , e Catta a gnegli delia cittade una
grande taglia , ovvero imposta di moneta , per andare al soc-
corso di Recanati con certi soldati del vescovo d' Arezzo e di
Castmccio, come piacque a Dio, maravigliosamente e tt subito
il popolo d' Urbino si levd a romore contro al detto conte Fe-
derigo, ed egli improvviso rinchiuso e assediato dal popolo nel-
la sua fortezza della terra , vedendosi ncm guernito né da po-
tere riparare, s* arrendè come morto al popolo, pregandoigli per
grazia gli tagliassono la testa ;'^è spogliato in giubba, col ca-
pestro in collo, e con uno suo figliuolo scese al popolo chcg-
gendo misericordia , il quale popolo a furore lui e '1 figliuolo
uccisono, (a) e poi faccendo il corpo suo tranare per la terra,
vituperosamente a' fossi in uno (1) carcame di cavallo morto il
soppellirono, siccome scomunicato; e due altri suoi figliuoli fug-
gendo d* Urbino furono presi da quegli d' Agobbio; e un altro
suo Piccolino fanciullo fu preso dal popolo d' Urbino , e Spe-
ranza da Montefeltro si fuggi nel castello di san Marino. E per
questo modo venne il giudicio di Dio improvvisamente a quegli
della casa da Montefeltro , gli quali erano stati sempre ribelli
e perseguitori di santa Chiesa; e questo fu a di 2d d'Aprile 1322^
CAPITOLO GXLO.
Cbm« la città d* Osimo si rendè alla Chiesa.
Nel detto anno , per cagione del rubellamento d' Urbino e
della morte del conte Federigo , quegli della città d' Osimo si
levare a romore centra i loro rettori , gridando che voleano
(a) Vedi AppeDdìce n.* no.
(i) carcamgi ?. i« eadaferc tcarno e spolpato.
LIBRO NONO 239
pace colla Chiesa; e veggendo i delti 11 popolo scommosso a
romore , per paura di quello eh' era avvenuto al conte Fede-
rigo, si fuggirò della terra, e *1 comune e '1 popolo d' Oslmo si
renderò alla Chiesa e al marchese; e questo fu a di 3 di Mag-
gio 1322.
CAPITOLO GXLm.
Come la eittà di Reeanati si rendè alla Chiesa, e come il
marchese la fece disfare.
Nel detto anno e mese , quegli della città di Recanati veg-
gendo renduti al marchese Urbino e Osimo^ s* arrenderò al det-
to marchese e a sua oste liberamente, e cacciarne I loro ret-
tori e caporali. Il marchese presa la citte, per vendetta del ni-
pote e di sua gente eh' avcano morti, dicendo che in Recanali
s' adoravano gì' idoli , la città sanza misericordia fece ardere
tutta, e appresso i muri diroccare infino a' fondamenti ; e ciò
fu a' di 15 di Maggio 1322, la quale fu tenuta grande crudeltà,
ovvero fu sentenzia di Dio per gli loro peccati.
CAPITOLO CXLIV.
Come i Visconti signori di Milano furono scomunicati^ e come la
Chiesa fece venire cantra loro il dogio d' Osterich.
Nel detto anno 1322, veggendo papa Giovanni che '1 capitano
di Milano e' figliuoli noi voleano ubbidire per richeste fatte più
volte che facesse levare V assedio dalla città di Genova, e am-
moniti dal cardinale legato e scomunicati, sentenzia diede la
Chiesa centra loro siccome eretici e sismatici, e fece predicare
la croce centra loro in Italia e in Alamagna, e perdonare colpa
e pena. E oltre a ciò, veggendo la Chiesa che la 'mpresa fatta
con messer Filippo di Yalos era venuta a neente, che solamen-
te per la forza di messer Ramondo di Gardena e di sua gente
non si pelea resistere alla forza de' detti tiranni , ordinò e ri-
chiese con trattato del re Ruberto Federigo dogio d' Osterich ,
eletto re de' Romani, che s' egli mandasse d' Alamagna le sue
forze in Lombardia centra I detti scomunicati e sismatici , di
confermarlo per la Chiesa imperadore, e uno suo fratello che-
\
240 GIOVAFNI VILLANI
rico farebbe arcivescovo di Maganza- Per la goal con Fede-
ri^ detto mandò in Lombardia Arri^ dogio d' Ostericb suo
fratello con cinquecento cavalieri a elmo; e giunse nella citte
di Brescia domenica d' ulivo del detto anno ; e poi più signori
e genti d' arme crociati d' Alamagna vi s* aggiunsono, siccbè si
trovò in Brescia con duemila Tedescbi d' arme a cavallo. Sen-
tendo ciò il capitano di Milano e' suoi seguaci, parea loro male
stare , e al tutto temendo di perdere la signoria , veggendo si
grande esercito venire contra lui dalla parte di Brescia della
Magna, e d* altri Lombardi fedeli della Chiesa, e Fiorentini e
Bolognesi e Sanesi per fornire la loro lega colla Chiesa e '1 re
Ruberto, e mandati i loro sindachi con molta moneta in Frioli
e in Alamagna per soldare quattrocento cavalieri a elmo, e dn*
genio balestrieri a cavallo per aggiugnerlia Brescia» eolla foru
del detto dogio Arrigo d* Ostericb d* altra parte.
CAPITOLO GXLV.
Come i signori di Milano sotto trattato d* accordo colla Ckit'
sa corruppono il dogio d* Osterich , sicché si tornò in Àia-
magna.
Mcsser Ramondo di Gardena era collegato a Valenza con mil«
lecinquecento uomini a cavallo, e con gente a pie innumerabi-
Ic crociati per venire verso Milano dalla parte di Pavia. 11 det-
to capitano veggendosi cosi assalire da tutte parti dalla forza
della Chiesa, mandò dodici de'maggiori cittadini di Milano per
ambasciadori al legato cardinale per acconciarsi colla Chiesa ,
perocché '1 popolo di Milano veggendosi si fatti eserciti di gen-
te venire addosso, non voleano essere scomunicati, né distrutti
per quegli della casa dc'Yisconti. Essendo i detti ambasciadori
col legato a Valenza trattando d' accordo , il detto capitano di
Milano mandò segretamente suoi ambasciadori in Alamagna, e
eziandio moneta assai a Federigo dogio d' Osterich , mostrando
come facea contro lo 'mperio e contro a se medesimo; e che se
la Chiesa e '1 re Ruberto avessono la signoria di Milano, avreb-
bono tutta Lombardia, e'fedeli dello'mperio di Lombardia e di
Toscana distrutti per modo , che mai non potrebbe passare in
Italia né avere la corona dello 'mperio. 11 Tedesco per queste
ragioni e per la cupidigia della moneta fu scommosso, e man-
Liiio nodo M!
dò al luo fratello Arrig<>, ch'era a Brescia, che coglieMe alca-
na cagione e si tornasse addietro, n quale avnto il mandato
del fratello, e disparte dal capitano di Milano e dagli altri ti*
ranni di Lombardia moneta assai, adendo ordinato co*Bre8ciani
e col patriarca d'Aqnilea e con loro segnaci d' andare ad oste
sopra la città di Bergamo, ch'era in trattato di rendersi a loro,
mosse qnistione a^resciani, che in prima che si partisse Yolea
la signoria di Brescia. I Bresciani negando che non la poteanò
dare, perchè vacando imperio s* erano dati al re Roberto, in^
contanente sanza ninno ritegno si parti della terra a di 18 di
Maggio 1322, e con tutta sua gente se n*andd a Verona; il
quale da messer Cane della Scala signore di Verona onorevole-
mente fu ricevuto e presentato di ricchi doni; poi appresso sanza
dimoro se n'andò in Alamagna, guastando alla Chiesa si grande
impresa e si bello servigio incominciato, per si Catto tradimento
CAPITOLO GXLVI.
Come i Piitohii fidano iriegua con Cattruecio etmtra *l volere
derFioreHiini.
Nel detto anno 13*22 del mese d^ Aprile , essendo i Pistoiesi
molto gravati di guerra da Gastruccio signore di Lucca, il quale
tenea il castello di Serravalle presso a tre miglia a Pistoia ,
trattato ebbono con lui di triegua; onde i Fiorentini entraro in
grande gelosia, che Gastruccio sotto la detta triegua non pren-
desse la terra; per la quale cosa più volte vi mandarono loro
ambasciadori per isturbarla. Alla fine la terra si levò a remo-
re, e feciono loro capitano di popolo l'abate di Pacciana di Te-
dici, che volea la detta triegua, e centra volontà de'Fiorentini
la feciono, dando di tributo a Gastruccio tremila fiorini d* oro
r anno , e cacciarne per ribelli il vescovo e altri caporali che
teneano co' Fiorentini.
CAPITOLO CXLVif.
Come in Siena ebbe romare e nomttide.
NeU'annó 1322 del mese d'Aprile, la città di Siena fta a ro-
more per cagione che quegli della casa de' SaUmbent uecisono
Gio. Villani T. II. 31
242 . GIOVAlfFri TILIANI
una notte due fratelli carnali figlÌii(A di carAller» della catti
de'Tokmiel^ loro nemici , nelle lóro caie. Per la potenia delie
dette due case i Sanesi quasi tutti (i) parati per eombattérsl
insieme , e temendo di certe masnade tedeselie eh' e* Pisani e
Castmcck) mandavano per lo loro contado al vescovo d'Aietio»
per aiuto mandarono a' Fiorentini , ì quali mandarono loro le
masnade de'FrioIanli ch'erano trecentocinqoanta cavaliori« mol-
to buona gente, e tutte le leghe del contado di Firenxe di genti
a pie vicini de* Sanasi , per la qual jcosa la città di Siena si
guarenti di battaglia cittadina con tutto rimanesse assai pregna
di male volontadi tra loro (a).
CAPITOLO GXLVm.
Come i ghibellini di CMe tallono frendire la forra
e furono seonfitli.
Nell'anno i322 del mese d'Aprile, gli usciti di GoUe di Val-
delsa coir aiuto di certi ribelli di Firenze entrarono per forta
nel borgo di Colle. Quelli della terra combattendo per forza gli
ripinsono fuori, e assai ve ne rimasono morti e presi; e quegli
di Colle fedone popolo colla 'nsegna a croce del popolo di Fi-
renze.
CAPITOLO CXLIX.
Come il ioldano della Soria eorse e prese quasi tutta l'Erminia.
Nel detto anno i322 del mese d'Aprile^ il soldano della So-
ria con più di venticinquemila uomini a cavallo corsone T Er-
minia di sotto, e quella presono e guastarono tutta infino alla
marina, salvo alcuna fortezza di montagne ; e tutti gli Ermini
e cristiani che in quella correria presono , assai n' uccisone e
menarono in servaggio ; e questa persecuzione si disse fu per
loro peccato e discordia, che essendo morto il re d'Erminia, e
rimasi di lui due piccioli figliuoli^ il signore del Curco suo zio
(t) parati per eonòatteni imieme: altri eodioi leggono partiti ioftct
di parati, ed è fono miglior letione.
(a) Vedi Appcndioe n.^ iii.
LIBBO FTOIfO Si3
prese per moglie sanza dispensazione di papa la reina stata
mogUe del nipote, e figliuola del prenze di Taranto, per aver-
si la signoria del reame; e quella reina ripresa del matrimonio
che Tolea fare, e che mandasse al papa per dispensazione^ dis-
se ^ che prima si peccava che si domandasse perdono ; onde i
baroni sdegnati furono in discordia e partiti^ per la qual cosa
quando fu bisogno non difesono il reame da'saracini, onde l'Er-
minia fu quasi distrutta.
CAPITOLO GL.
Come il re di Tunisi caeciato di iignoria la racquistò.
Nel detto anno 1322 del mese d'Aprile^ il re di Tunisi, ch*era
stato cacciato di Tunisi^ come addietro fa menzione, s'accordò
co' signori degli Arabi, e rannate suo sforzo, con alquanti cri-
stiani di soldo e'venne verso Tunisi con quattromila uomini a
cavallo e con gente a pie assai. L' altro re che tenea Tunisi ,
usci fuori a battaglia e fu sconfitto; sicché il primo re fu vin-
citore e racquistò il suo reame. Questo re fu figliuolo di ma**
dre cristiana, e assai si riteneva co*cri&tiani.
CAPITOLO CU.
Come il veeeov^ ^ Arezzo cominciò guerra u* Conti ,
e prese Castelfoeognano,
Nell'anno 1322 del mese di Maggio il vescovo d'Arezzo ch'era
di quegli di Pietramala, fece raunata di seicento cavalieri con
centocinquanta Tedeschi ch'ebbe da'Pisani e da Castruccio si-
gnore di Lucca : dissesi , che ciò avea fatto per soccorrere il
conte Federigo da Montefeltro; ma sentendo ch'era morto, ca-
valcò colla detta gente in Casentino, e tolse il castello di Fron-
zolo sopra Poppio , il quale teneano i figliuoli del conte da
Battifolle; e fatto ciò^ incontanente cavalcò e puosesl a oste a
Castelfoeognano. I Fiorentini a richesta dei Conti e de' signori
del Castelfoeognano mandarono in Casentino Uecentocinquania
cavalieri friolani, e .fermassi in Firenze di d^re loro aiuto ge-
nerale^ quanto il comune potesse fare , per levare il detto as-
sedio , ricordandosi i Fiorentini , che '1 detto vesc9ì^ i wm
244 QlOVilfXI VILLAHI
istante la pace fatto con loro alla aooDfltte a Montoeattoi, ora*
tocinquanto de'suoi cavalieri mandò incontro all'otte éaVkMroD*
tini; e poi quando Caitniceio mppe la pace a*Florentinl e ca*
valcó in sol oontodo di Firenze , ne mandò cento cavalieri in
suo alato. Faccende i Fiorentini V appareccliiamento d' oite, a
richesti gli amici di Toscana e di Romagna e della Marea 9 il
detto vescovo per tradimento cbe ordinò con uno ptovano di
que* signori del castello^ ebbe a patti il detto castello, eh' era
fortissimo e ben fornito; e come gli fu rendoto» sanza attenefo
patti il fece tutto ardere, p poi diroccare infino a'fondamenlL
CAPITOLO GLII.
Come Rom$o de'Peppoli $ iuo ie§uito v$nnono per prendere
Bologna e aniome in iseonfUta.
Nel detto anno del mese di Maggio , il grande ricco nono
Romeo de'Peppoli cacciato di Bologna, come addietro è folto
menzione, essendo a Cesena in Romagna, de'suoi propri danari
e con amici subitomente raonò quattrocento cavalieri: venne
alla città di Bologna, e con aiuto di certi suoi amici cb' erano
nella città , entrò dentro all' antiporte ne' borghi. I Bolognesi
quasi improvvisi della subita venuto , francamente difendendo
la terra, i detti loro ribelli per forza e con grande loro dam-
maggio gli pinsono fuori della città , e poi più confinati e ri-
belli feciono di quella parte, rimanendo Bologna in grande so-
spetto e in male stoto, e mandarono per aiuto a' Fiorentini , 1
quali mandarono loro centocinquanta di loro cavalieri,
CAPITOLO GLlil.
De' romori e grandi noviià eh' ebbe nella eittà di Pism
per la setta de' cittadini.
Nel 1392 del mese di Maggio, la citU di Pisa si levò a ro-
more per cagione delle sette ch'erano tra'cittadini. Messer Cor-
bino della casa de'Lanfranchi uccise messer Guido da Caprona
de'maggiori cittodini cbe vi fosse; e quello deXanfiranchi preso
a remore dì popolo ^ a lui e al fratello fo tagliato U capo. E
per cagione di ciò non cessò il remore nelto terra , ma pU
LlBfiO FfORO 245
caldamente si raccese , che il colite Nieri de* Gherardeschi si-
gnore delie masnade tedesche co' grandi della terra corsono la
città , e a furore da' detti grandi Lanfranchi e Gualandi e Si-
smondi e Gapronesi (a) ch'erano dell' altra setta contra il po-
polo, uccisone tre possenti popolani e cercando per tutto que-
gli ch'erano della setta di Coscetto dal Colle per ucciderli ^ di-
cendo eh' aveano fatto uccidere quello da Gaprona , e feciono
venire Goscetto dal Colle : il popolo per la detta ingiustizia e
micidii isdegnarono contra il conte Nieri e contra i grandi, il
secondo di s' armarono e corsono la terra , e voUono che giu-
stizia si facesse , onde furono condannati quindici de' maggiori
delle dette case per ribelli^ e guasti i beni loro: il conte me-
desimo sarebbe stato corso dal popolo di Pisa , se non che si
trovò forte delle masnade $ e si si disse , che ne' micidii detti
non avea avuto colpa , ma più il campò , che Castruccio con
tutto suo isforzo venne per due volte infine in sul monte san
Giuliano. I Pisani temendo della sua venuta , eh' egli e la sua
gente non corressono e rubassono la città , si gli contradissono
la venuta. Istando i Pisani sotto l'arme e in grande sospetto più
giorni per le dette divisioni e sette, Coscetto dal Colle popola-
no, uomo di grande valore e ardire , il quale era stalo capo di
popolo in Pisa a cacciare Uguccione dalla Faggiuola, e poi a uc-
cidere quegli della casa de' Lanfranchi, come addietro ha fatta
menzione, e allora era fuori di Pisa per ribello , sentendo le
dette divisioni in Pisa per certi trattati dei suoi amici d'entro,
venia in Pisa per mutare stato alla città, e per uccidere e cac-
ciare il conte Nieri e suoi seguaci; essendo fuori di Pisa assai
presso alla città in una piccola casa d'uno villano per entrare
la mattina per tempo in Pisa, uno suo compare e confidente il
tradì e l'appostò al conte, il quale a grande furore fu menato
preso in Pisa, e sanza altro giudicio fatto, il fe'tranare, e tra-
nando tagliato a pezzi, e gittate in Amo. E fatto ciò, la terra si
racquetò, e feciono grande festa e processione, e mandare a'con-
fini più nobili e popolani della setta del detto Coscetto in di-
verse e lontane parti del mondo, e '1 detto conte Nieri feciono
signore e difensore del popolo di Pisa, di 13 di Giugno 1322 : e
cosi in pochi di il detto conte fu in cosi varie e diverse fortuna.
(a) Vedi Appeodiflc n.*^ 1 1 a.
d46 GIOVAftni TILLAKJ
CAPITOLO CUV.
Com$ Cattruceio fiee uno grand$ eoitdlo in Lnce^ ^
Nel detto anno del mese di Giugno ÌZ9^ Castrocdo lignom
di Lucca spaventato per la morto del conte Federigo da Mod-
tefeltro, e per le mutazioni latto per lo popolo di Pisa eontfo
al conto Nieri , tornendo clie 1 popolo di Lucca noi eorranoBO
a furore, ordinò nella città uno maraviglioso castone* ebe quasi
la quinto parto della città dalla parto di verso Fisa prese t o
murò di fortissimo muro con Tentinofre grandi torri intomo, e
puosegli nome TAgusto, e caccionne fuori tutti gli abitanti , e
egli e sua famiglia e sue masnade tì tomaro ad àbitara $ In
qual cosa fu tonuto grande noTitA e magnifloo lavorio^
CAPITOLO CLV.
Òomi U re di Tunisi fu ricacciato della eignoria.
Nel detto anno del mese di Giugno, il re di Tunisi cb' avea
racquistato la signoria del mese d'Aprile passato, siccome é fot-
ta menzione, fu cacciato della signoria dall' altro re suo nimi^
co: coir aiuto di certo parte deglr Arabi riprese la signoria.
CAPITOLO CLVI.
Come mori messer Maffeo Visconti capitano di Milano.
Nel detto anno 1322 a di 28 di Giugno, mori messer MaflEèo
Visconti (a) capitano per lo 'mperio di Milana alla badia di
Cbiaravalle fuori di Milano, scomunicato dalla Chiesa di Roma,
e con processo d'eretico e sismatico. Questi fu uno savio signo*
re e tiranno, e molte grandi cose trasse a fine per suo senno
e industria , e visse più di novant' anni, e infino ali* ultimo fu
savio e di grande signoria, li detto di che mori , Galeasso suo
maggiore figliuolo e capitone di Piacenza corse la città di Mi-
lano colle masnade de'soldati^ e fecesi fare quasi per forza ca-
pitone di Milano uno anno.
^«J Vedi Appendice u.^ ii3.
I.l»«0 IfOHO ■■ 2Vt
CAPITOLO €LVn.
' i
Come tuUa Okiesa di Rama nacque grande quUiiane etopra
- ^ la foverià di Crieto^
Nel detto anno, grande quUtione nacque nella Chiesa di Ro-
na^ onde segui dooto errore tra' cristiani, per movimento cbo
fece imo grande maestro in divinità de*fìrati minori, che predi-
cava in Proenza, che Gesù Cristo fu tutto povero sama avere
nullo propio né in comune , onde molti prelati> e frati predi-
cibori, ed eziandio in corte papa Giovanni e' suoi cardinali taor
tradissono a ciò , provando che Cristo con gli apostoli ebbe
propio e in comune, come si mostra per gli VangeU9 che Gio-
^a Scarlatto era camerlingo e spendltore de* beni loro dati per
Dio, e ancora cosi seguirò i discepoli , come si mostra per gli
Atti degli apostoli. Per la qual cosa il papa crucciato contro
a quegli frati e altri prelati che sosteneano 1* altra oppinione,
dicendo ch'erano eretici, o egli e gli altri papi passati e car-
dinali e prelati ch*aveano proprietà comune erano eretici; e di
ciò diede termine a'frati, che a questo articolo diliberatamente
rispondessono. Per la qual cosa i frati minori feciono capitolo
generale a Perugia, nel quale dichiararono e rispuosono al pa-
pa, ch'eglino ne credeano quella opinione che la Chiesa di Ro-
ma per antico avea consueto, e quello che ne fìi dichiarato per
papa Niccola HI. Il papa per questa cagione fece uno dicroto ,
che r ordine de' frati minori non potesse avere nullo cofenune
propio, né loro procuratori potessono nullo bene temporale do-
mandare sotto titolo della Cliiesa di Roma^ né potere essere a
nulla esecuzione di testamento , nò quello che a loro fosse la-
sciato per favore di Chiesa, né secolare braccio potere doman-
dare* La quale cosa fu tenuta grande novità nella Chiesa di
Dio.
GAPTIOLO CLVIII.
Come in Firenze t^ordinò una fiera^ e altre notitadi.
Nel detto anno 1322 del mese dì Giugno, i Fiorentini ordi-
narono una fiera in Firenze di cavalli e di tutte cose per la fé-
5*8 OTtnrAKNI TILLAlfl
sta di san Giovanni di Giupio , la quale fecfono franca a*fore-
stieri otto giorni innanzi alla' tata e otto giorni appresso^ la
quale si fiacesse nel prato d'Ognissanti; ma poco tempo appresso
dorò, per cagione delle grandi gabelle eh' erano alton in Fi-
renze; e d'altra parte ^ considerando il tero della piena arte e
mercatanzia eh' è in Firenze ogni di si poó dire vi sia fiera. E
a di 7 di Luglio vegnente s'apprese il fooco in sul ponte vec-
chio, e arsone tntte le botteghe ch'erano da mezzo il ponte In
qua^ con molte case di soUo le volte. E infira quattro aemmane
vegnenti s' appresone l'altre botteghe dàll^altro lato , e arsone
tutte le case de'lfannelli. E In quello tempo uno sottile maèsin)
di Siena per suo arti6cio fece sonare la gran campana drt po«
polo di Firenze» ch'era stata diciassette anni che nullo maestro
V avea saputa farla sonare a distésa , essendo dodici uomini , e
acconcioUa per si sottile e bello artificio , che due la poleano
muovere^ e poi mossa, uno solo la sonava a distesa (e pesa pld
di diciassette migliaia di libbre); onde il detto maestro per suo
servigio ebbe dal comune di Firenze trecento fiorini d'oro.
CAPITOLO CLIX.
Di guerra che fu in GeUia e in Calatra»
Nel detto anno 1322, all'uscita del mese di Giugno^ e airen-
irata di quello di Luglio, il duca di Galavra figliuolo del re Ru-
berto mandò da Napoli in Cicilia diciotto galee armate in cor-
so sopra i Ciciliani, le quali presono e guastarono risola di Li-
pari , e poi guastarono le tonnare di Palermo , e corseggiare
intomo air isola con danno assai de' Giciliani. Partite le dette
galee, il re Federigo fece armare in Messina ventisei galee e
con più legni puose cavalieri e genti a pie assai a Reggio in
Galavra, e guastollo intorno, e simigliante Nìcotera e più altre
terre senza altro acquistare, ma le sopraddette galee del duca
misono in caccia.
tltlRO Hosù Siti
CAPITOLO GLX
Come mener Ramondo di Cardona capitano per ta Chiesa
fu sconfitto iU poMe a Basignano.
Nel detto anno 1322 à dì 6 di Luglio, èssendo messer M*
Ynondo di Cardónà capitano in Lombardia per la Chiesa, della
gente della Chiesa e del re Ruberto, air assedio della ròcca di
Basfgnano, e quella molto distretta, ch'egli avea fatto fare poh'
ti di navi in sul Po , sicché vittuaglia non vi potèa entrare ^
niesser Marco Visconti di Milano con suo isforzo di ^entidne
centinaia di cavalieri e éon popolo a pie grandissimo venne a!
soccorso, e puosesi a oste sopra i borghi di Basignatio, e mes*
ser Gherardino Spinoli uscito di Genova capitano della detta
oste con grande navilio scese giù per Po , per combattere il
ponte e fortiire la detta rocca, e messer Marco per terra assa^
liro a un'ora Toste di meséer Ramondo ch'era fuori de'borghi^
ov'ebbe grandinimi assalii e battaglie, e per più riprese. E vo*
lendo rompere il detto ponte sopra al Po mettendo fuoco « e
Taltra parte difendendo, grandissimo dammaggio yì ricevettono
quegli del capitano di Milano di morti e d'annegati : e avendo
perduto in Po, si ritrassono in terra, ov'era cominciata la bai*
taglia per la cavalleria e popolo, la quale durò dà diezzò di a
vespro; e per due volte rotti quegli di Milano, e morti più di
trecento uomini di cavallo, e di que' da pie grande quantità;
alla fine essendo la forza di messer Marco maggiore che quel-"
la di messer Ramondo, il quale non avea che dodici centinaia
di cavalieri, e di quegli gli convenia guardare di qua e di Id
da Po e il ponte sopra Po, la gente sua ch'era dal lato de'bor-<.
ghi , per soperchio di gente fu ripinta per forza ne* borghi e
sconfitti, ove morirono di sua gente da centocinquanta uomini
di cavallo, e di que' da pie assai; e c^osl quegli òhe maggiore
dammaggio ricevettono furono vincitori del campo, (a) e rifor^
nirono la rocca di Basignano, e rimasono all'assedio della gen^
te della Chiesa ch'era ritratta ne' detti borghi.
(n) VeAì Appendice ii" 114.
Gio. Villani T. IL Sfl
250 GIOVANNI VILLANI
CAPITOLO CLS3.
Conia di grande guerra tra il re d^Inghilierra e quello
di Scozia.
Nel detto anno 1322 del mese di Luglio, il re di Scozia con
suo isforzo sentendo la divisione ch'era in Inghilterra tra 1 re
e' suoi baroni , venne in sa V Inghilterra , e tutto le frontiere
dc'suoi confini guastò. Sentendo ciò il re d'Inghilterra» del me-
se presente d'Agosto con tutto suo isforzo andò ad oste in'faco-
zia per terra , e per mare vi mandò bene trecento cocche e .
navi armate. Gli Scotti sentendo V esercito che venia loro ad-
dosso, si ritrassono fra la Scozia in foreste e fortezze. Grbghi-
lesi male provveduti di vittuagUa, grandissimo difetto ebbe nd-
Toste, per la qual cosa moltitudine morirono di fame, e si cor-
ruppe Toste per modo che non poterono durare; e cosi sanza
nullo acquisto fare si tornò il re d'Inghilterra con sua oste ad-
dietro del mese di Settembre, con grande vergogna e dammag-
gio di ventimila uomini morti di fame e d'infermità. E in quel-
lo medesimo tempo i Fiamminghi per discordia ch'aveano con
gringhilesi, si guerreggiarono in mare rubando e corseggiando
sopra gringhilesì, i quali in quello anno d'una parte e d'altra
e tra loro molto furono afailti.
CAPITOLO CLXII.
Come la citlà d'Osimo si rubellò alla Chiesa.
Nel detto anno del mese d'Agosto, mcsser Lippaccio, ch'ora
stato signore della città d' Osimo della Marca e ribello della
Chiesa, coiraiuto di quegli della città di Fermo e d* altri ghi-
bellini della Marca, in Osimo ritornò e caccionne la gente del
marchese, e coU'aiuto de'Fermani si cominciò grande guerra al
marchese, e feciono rubellarc Fabriano.
LIBRO NONO 25i
CAPITOLO CLXllI.
Come i Fiorentini feciono una grande raunaia di genie
credendosi avere alcuna terra di Castrucdo.
Nel detto anno del mese d'Agosto , i FiorentiDi sabitamente
feciono raunata di venticinque centinaia di cavalieri tra di loro
gente e d'amici, e di quindicimila uomini d'arme a pie (a . La
cagione nullo sapea, se non certi segretari: dissesi, che doveano
avere una terra ovvero città di loro ninnici. Per la qual cosa i
Pisani e '1 signore di Lucca , e ancora gli Aretini , stettono in
grande guardia e gelosia, e più confmati mandarono fuori. Al}a
line non potendosi compiere il trattato, a di 9 d'Agosto diedo-
no commiato a tutti i forestieri , e '1 migliore fu ; e perchè di
ciò avemo fatta menzione, che mai non si scoperse la cagione
del segreto, che di rado suole -avvenire a'Piorentini.
CAPITOLO CLXIV.
Come ainbasciadori del dogio d' Osterieh feciono fare triegua
in Lombardia a danno della Chiesa,
m
Nel detto anno 1322 del mese d'Agosto, il dogio d'Osterich,
uno degli eletti re de'Romani, mandò in Lombardia suoi amba-
sciadori al legato del papa per discusarsi della laida partita da
Brescia del dogio Arrigo suo fratello, e per fare trattare accordo
dalla Chiesa a'iìgliuoli del capitano di Milano; e giunti loro in
Blilano, messer Galeasso fece loro grande onore, e con sindachi
del detto comune e di nove d'altre città di Lombardia, ond'era-
no signori, privilegiaro, e si diedono al detto dogio d' Clstericb,
acciocché gli accordasse, o difendesse dalla forza della Chiesa.
I quali ambasciadori andati a Valenza al legalo, feciono fare
triegua dall'oste della ««hiesa a quella del $lgnofe~di Milano, in«
fino a calen d'Ottobre vegnente; e ciò assenti il cardinale per
la gente della Chiesa ch^era assediata ne' borghi di Basignano
a grande distretta, i quali n'uscirono sani e salvi, lasciando la
terra a guardia de'detti ambasciadori : e simigliante lasciarono.
(a) Vedi Appendice n.® ii.V
259 GIOTàBTHI TILIiAHl
que' di Milano la rocca di Basignano. E fallite poi le detto
triegue^ non possendo poi essere ac^r^o» i detti ambasciadort
renderò a messer Marco capitano dell' oste di Milano la ròcca
di Basignano e eziandio i borghi , opponendo , che se messer
Kamondo rivolesse i borghi, rimettesse nella terra la sua gente
assediata , e nello stato eh' era quando si feciono le triegue ;
onde il legato e messer Ramondo si tenpono traditi e ingann
pati 49' detti amb99ctadQrir
CAPITOLO GLXY,
Come i Pisani in certa parie ruppano la paee efFiareniini.
Nel detto anno del mese d' Agosto , i Pisani féclooo certe
nuove gabelle sopra loro legni e galee che adducessono roba
di franchi o portassono, faccende pagare alla roba^ rompendo
la libertà de' fiorentini , e' patti della pace in più guise sotto
il detto colore. I Fiorentini vi mandarono ambasciadort, fi
niente valse ^ onde si tennono forte gravati da' Pisani.
CAPITOLO CLXVI.
Come i Fiorentini r acquisi aro il casiello di Capoidvolt
Nel detto anno di 7 di Settembre , i Fiorentini riebbono il
castello di Caposelvoli di Valdambra , il quale aveano tenuto
gli Aretini dalla venuta dello *mperadore , e rendési a patti
per certi del castello. Quegli della rocca si tennono alquanti
di attendendo soccorso dagli Aretini. I Fiorentini vi cavalcaro-
no popolo e cavalieri; per la qual cosa gli Aretini non ardirono
di venire al soccorso, e fepiono rendere la rocca.
CAPITOLO CLXVlf,
Come il signore di Maniova e quello di Verona oennoiM
a osie a Reggio,
Nel detto anno 1322 , del detto mese di Settembre , messer
Cane della Scala signore di Verona, e messer Passerino signor
di Mantova vennono a oste sopra la citta di Reggio con mU-
LIBRO NONO 253
lecinquecento cavalieri, e qaello guastando^ si puosono a osta
a uno loro^castello de* Reggiani dicendo di venire a Bologna. I
Bolognesi temendo mandarono per aiuto a' Fiorentini , i quali
vi mandarono trecento cavalieri. Stando i detti a quello asse-
dio, subitamente si levarono da oste, lasciando di loro arnesi,
e con danno d' alquanti di loro gente. La cagione della subita
partita, si disse cbe fu per tema cbe 'l detto messer Cane ebbe^
che 'l dogio di Chiarentana e 'l conte di Gorizia per coman-
damento del dogio d'Osterich re de*Romani non venissono sopra
Verona e Vicenza, come faceano l'apparecchiamento,
CAPITOLO CLXVm.
Come nella eittà di Parma ebbe battaglia tra* cittadini.
Nel detto anno 1322 di 18 del mese di Settembre, la città di
Parma si levò a romore , e si combatterono insieme i cittadi-
ni: (a) dell'una parte era capo Orlando Rosso, dell'altra Gian-
ni Quirico e V abate di san Zeno , i quali dal detto Orlando e
dal popolo di Parma furono sconfitti e presi col loro seguito:
ciò si disse che fu , perché il detto Giaimi Quirico trattava
co' Fiorentini e* Bolognesi di recare Parma a parte guelfa; ma
i più dissono, ch'egli trattava di dare la terra a messer Cane
e a messer Passerino suoi parenti, e però aveano fatta la detta
cavalcata sopra Reggio. Il detto Orlando Rosso rimase signore,
e rimise in Parma i figliuoli di messer Ghiberto da Coreggia,
CAPITOLO CLXIX.
Come i signori di Ravenna e'ueeisono insieme.
Nel detto anno e di, i figliuoli di messer Bernardino da Po-
lenta di Ravenna , (b) con trattato de' Malatesti signori di Ri-
mini, si uccisono l'arciprete di Ravenna loro cugino e consorto,
eh' era signore della terra, e di quella rìmasono ignori.
(a) Vedi Appendice n.* ii6.
(Jk) Idem 0.^ 117.
254 GIOVANNI VILLANI
CAPITOLO CLXX.
Come gli u$eiH di Genova eibono Jlbingana
Nel detto anno 1322 del mese di Settembre, il re Federiga
di Cicilia fece de* suoi danari armare in Saona diciasaette ga-
lee per guerreggiare la citte di Genova e 'I re Roberto, e
quelle galee con gli usciti di Genova e coll'aiuto di Gastmceio
assediarono Portovenero per mare e per terra; e poi appresso
coir aiuto del marchese dal Finale assediarono la cittA d'Albin-
gano che teneano quegli di Genova. Per la qual cosa, il re Ro-
berto co' Genovesi d'entro armarono in Genova ventona gaka,
e in Proenza dodici uscieri con dugento cavalieri per levare
il detto assedio. E vegnendo i detti uscieri di Proenxa, per
contrario tempo non poterono porre i cavalieri in lem ad
Albingano , ma se ne vennero in Genova. L' armata delle di-
ciassette galee disarmarono e lasciarono V assedio di Portove-
nero^ ma perciò non lasciarono quello d' Albingano* I Genovesi
per altra volta caricarono gli uscieri di loro cavalieri per
porre ad Albingano, e per contrario tempo non poterono pren-
dere terra. Per la qual cosa la detta terra di Albingano molto
stretta di vittuaglia^ e non soccorsa, s'arrendè poi agli usciti
di Genova e al marchese dal Finale a patti, a di 13 di Di^
cembro vegnente.
CAPITOLO GLXXI.
Come papa Giovanni fece battere moneta y fatta come
il fiorino d'oro.
Nel detto tempo e anno , papa Giovanni fece fare in Vigno-
ne una nuova moneta d' oro fatta del peso e lega e conio del
fiorino d'oro di Firenze sanza altra intrasegna, se non che dal
lato del giglio diceano le lettere il nome del papa Giovanni;
la qual cosa gli fu messa a grande riprensione , a fare dissi-
mulare si fatta moneta come il fiorino di Firenze.
LIBRO NONO 255
CAPITOLO CLXXir
Come il re di Francia lasciò la prima moglie^ e prese la figliuola
che fu d'Arrigo imperadore.
Nel detto anno 1322 e mese di Settembre , Carlo il dovane
re di Francia^ lasciata la prima sua moglie figliuola che fu del
conte di Borgogna^ perchè si trovò in avoUerio, prese per mo-
glie la figliuola che fu dello 'mperadore Arrigo e scrocchia del
re Giovanni di Boemia. Compensò il papa il detto matrimonio
opponendosi per la petizione, che la madre della prima moglie
figliuola che fu del conte d'Artese aveva tenuto a battesimo li
detto re. Questa prova si disse che fu falsa , e che alla con-
tessa d'Artese il convenne assentire per iscampare la figliuola
di morte: e cosi del detto mese di Settembre a Tresi in Cam-
pagna sposò la detta seconda moglie vivendo la prima (a).
CAPITOLO CLXXnL
Come il re Ruberto volle essere morto a Vignone.
Nel detto anno e mese, il re Ruberto essendo colla corte di
papa a Vignone volle esser morto per suoi familiari, (b) a pe-
tizione di messer Ugo di Parizzo di Borgogna, per cagione che
il re gli contradisse a moglie la prenzessa della Morea; e dis-
sesi, eh* e' tiranni di Lombardia e di Toscana di parte ghibel-
lina aveano procacciato ciò. Non se ne seppe il vero. I detti
familiari furono presi e distrutti; intra gli altri fu uno Fioren-
tino.
CAPITOLO CLXXiy.
Come i Fiorentini rifedono Casaglia^ e ripresono le ville e popoli
d^Àmpinana in Mugello.
Nel detto anno e mese di Settembre, i Fiorentini feciono ri-
fare il castello di Casaglia sopra l'Alpe, il quale avea fatto gua-
(«) Vedi Appendice n.® ii8. (ft) Idem n." 119.
d56 GIOTàRHI TILLAVi
stare il conte A BattifoUe a Sioibaldo Donati, qoaUdWa in hàtt^
do al tempo de'bianclii, e levarono uno passaggio, che *i dettd
conte vi facea ricogliere. E in quello medesimo tempo ii detto
comune di Firenze riprese la signoria d'undici popoli di più di
mille uomini , i quali furono sotto il castello d* Ampinana in
Mugello, i quali fedeli erano stati del conte Guido da Raggiuo-*
lo, e per suo lascio succedeano a'figUuoli del conte a BattifiAle.
n comune di Firenze vi cusava ragione , che infino nel I39i
essendo air assedio della detta Ampinana , dal conte Manliredi
che v'era entro la comperarono tremila fiorini d*oro, e posse-
duto alcuno tempo. Per la qual cosa in Firenze venne il toatt
Simone da BattifoUe e '1 conte Kuggeri da Doadola, domaiidan^
do al comune che si commettesse a ragione la quistione in gin-
dice comune; non furono uditi, e cosi si partirono male ippi«
gati da'Fiorentini.
CAPITOLO CXXXV.
Come reietto d'Osterich fu sconfitto da quello di Batterà.
Nel dello adno 1322 , martedì a di 29 di Settembre , nella
duchea di Baviera in Alamagna fu grande assembiamento e bst-
taglia tra il re Federigo d'Osterich e il re T^odovico di Bavie-
ra, amendue eletti re de* Romani. La quale battaglia durò dsl
sole levante insino al tramontare, perocché non v*avea pedoni,
e combatteano a riprese a modo di torniamenta; e fu si aspra
e si dura, che più di qnaltromila combattitori a cavallo vi fu-
rono morti tra dall'una parte e dall'altra, e più di seimila ca-
valli morti. Alla fine la vittoria e la signoria del campo rima-
se al re Lodovico di Baviera; e '1 sopraddetto Federigo re e
Arrigo dogio d' Osterich suo fratello con molti baroni furono
presi in forza del detto re Lodovico; e quasi tutta la gente del
re Federigo rimasono tra morti e presi , infra' quali rimasooo
più di duemila cavalieri ungari, che Carlo Umberto re d'Unga*
ria avea mandati in aiuto al detto re Federigo suo parente. Il
duca Lupoldro d'Osterich, il quale venia con millecinquecento
cavalieri a elmo in aiuto al fratello, ed era presso già a quin-
dici miglia all'oste, non giunse a tempo alla battaglia, peror^
c'b^ quello di Baviera sentendo sua venuta affrettò saviamente
la battaglia, e passò la riviera. Il re Federigo, per isdegno di
LiBfto nono K7
siidL potenza e grandezza, non curando il nimico Uè essendo or-
dinato per lo modo detto, fii soonfltto.
CAPITOLO OLXXVI.
tome il re d' Ungheria venne eapra U re
di Raeeia^
Nel detto andò 13d3 del mese di Settembre , (ìarlo Oaiberto
te d' Ungheria con più di ventimila Ungari a cavallo oorae so-
pra le terre del re di Rasala in ischiavonia^ e venne plresso a
Giadra a due giornate guastando il paese , per cagione che gli
ScfcdAvi nokì lo ubbidieno; per la quale cosa si temette per qoe'di
fichiavonià^ e ancora per gli Viniziani, ch'eglino non pTendes-
aono infino alle marine. Alla fine il detto re di Rassia fece le
sue comandamenta , e ancora per la sconfitta di sba gente in
Baviera si ritomd addietro in Ungaria* Questo Carlo Umberto
fu figliuolo di Carlo Martello, eh» fu figliuolo di Carlo secondo
re di Cicilia e di Puglia; e se '1 padre non fosse in prima mor-
to che 1 detto Carlo secondo , gli succédea il reame , il quale
succedette poi al re Ruberto suo secondo flratello i ma però il
detto Carlo non ne fu mai contento»
CAPITOLO CLXXVn.
Come gli Vbaldini ii diedono alla eignaria
deT Fioremim.
Nel detto anno 1322 del mese d'Ottobre , ì signori Ubaldini
per iscandalo che surse tra loro, V una parte e l' altra a gara
insieme^ eglino e'Ioro fedeli si diedono alla signoria del comu-
ne di Firenze , il quale comune loro promise di trarre d' ogni
bando, e feceli esenti di gravezze per due anni ; il quale a-
cquisto fu di più di tremila distrettuali; ma come per addietro
sono usati , poco stettono fedeli de' Fiorentini per la guerra di
Castruccio.
Già. Vmani T. IL S3
258 GTOTAKKT TItLATfl
GAPITOIiO CLXXVIIL
Carne meuer Yergiù.^di Isnim ruhdlò Pi
a meuer Galea$$o Visconti di Milano.
Nel detto anno 1322 , Obim» chiamato Vergiù della cita di
Landa (a) di Piacenza , tutto fosse ghibellino , discacciato di
quella cittA da messer Galeasso Visconti di Milano signore di
Piacenza, per cagione di vergogna fatta per lo detto messer Ga-
leasso alla donna del dettOf Terfiù, e ancora lai battalo^ e tol-
togli Ripalta suo castello^* il fti rubelló, e andonne al dardinate
legato per la Ghiesfi.. Ed essendo messer GaleaÉ» a MilaDO , il
detto Vergiù subitamente con quattrocento cavalieri di qvegii
della Chiesa venne a Piacenza , e per suoi amici d' éntro ima
porta gli fo aperta , e cosi con questa gente enM Bella eittd
a di 9 d'Ottobre, e corse la terra» e di quella prese le aigno-
ria sanza contasto: fu fatto vicario per la Chiesa, e feceat fan
cavaliere, e caccionne Azzo figliuolo del detto messer Galeasso
che n' era signore, e rimise in Piacenza tutti gli usciti guelfi.
Per la qual cagione ebbe appresso in Lombardia grandi com-
mntaziont E del mese di Novembre venne il legato cardinale
in Piacenza, e fu ricevuto a grande onore: e poco appresso i
Piacentini racquistarono tutte le loro castella, che tenea la gen-
te di messer Galeasso.
CAPITOLO CLXXiX.
Di grande fortuna che fu in mare e in terra.
Nel detto anno i322 di 26 d'Ottobre, fu delle maggiori for-
tune di vento a greco e tramontana con neve che si ricordasse
per ninno che allora vivesse; e fece maggiori pericoli in mare
di rompere navi e galee e altri legni in più parti del mondo,
spezialmente nel golfo di Vinegia: e simigllante fu in terra, che
in più parti divelse grandissimi alberi, e ruppene innumerabi-
le quantità, e molte case fece cadere in Toscana, onde più gen-
ti ne morirò.
* • .
(a) Vedi Appendice n.^ lao*
LIPRO HOMO 259
CAPITOLO GLXXX*
Come gli Scoiti scon/Usono gì' Inghileti.
Nel detto anno 1322, all'uscita del detto mese d'Ottobre, es-
sendo il re d'Inghilterra tornato di Scozia con sua oste con
grande vergogna e dammaggio^ come addietro fa menzione , e
essendo di li da Vervich alla badia di Rivalse» e i suoi baroni
erano dimorati più innanzi alle frontiere della Scozia per con-
trastare gli Scotti che non passassono, ed erano in numero di
cinquecento cavalieri e tremila uomini d'arme a piede; gli Scot-
ti gli assalirò , e gì' Inghilesi per tema si ritrassono in su uno
monte per essere forti. Gli Scotti assediarono il detto monte ,
e ismontaU da cavallo assalirono gl'Inghilesi^ e quegli misono
in isconfitta, e quasi la maggiore parte furono tra morti e pre
si ; intra' quali furono presi Gianni di brettagna , il conte di
Klcccmonte , il signore di Sugli e più altri baroni. 11 re d' In-
ghilterra sentita la detta sconfitta, quasi solo con poca compa-
gnia si fuggi della detta badia vituperosamente (a).
CAPITOLO CLXXXl*
Come meaer Galeoito Yieconii fu cacciato di Milano.
Nel detto anno 1322 del mese di Novembre, dopo la rubel-
lazione che quegli di Piacenza aveano fatta di messer Galeasso
Visconti, i nobili e '1 popolo di Milano veggendosi scomunicati
e in sentenzia della Chiesa per la signoria di messer Maffeo Vi-
sconti e de' figliuoli , si elessono dodici de' migliori della città
grandi e popolani , che trattassono accordo dal comune di Mi*
lano al legato cardinale, i quali più volte furono al legato con
volontA del capitano di Milano , promettendo di lasciare la ^-
gnoria, acciocché la città di Milano avesse sua pace colla Chie-
sa. La quale promessa fatta infintamente per messer Galeasso,
non volendo assentire all' accordo, si levò a romore la città di
Milano a petizione de'delti dodici caporali, volendo che messer
Galeasso lasciasse la signoria, come aveano promesso al cardi*
(a) Vedi Appeu4ÌÌ6e o.* i?i.
260 GIOYÀHIII TILLàHI
naie; e reoaro da loro parte grande parte delle mamade de*Te«
deschi per impromesie e danari dledona loro , e per cagione
che più tempo messer Galeasso non gli avea pagati, e a fìirore
il popolo e' cavalieri coraono al palano gridando fae$ face , #
viva la O^iesa. Messer Galeasso credendoai riparare co* foldati
italiani e altri che gli erano rimasi, si mise al contasfo, e in
tre parti nella citte ebbe battaf^lia, e in ciascuna parte ebbe il
peggiore con danno di sua gente: yeggendo che non potea du^^
rare si parti di Wlano (a) eon poca di sua gente, e andosaene
a Lodi a di 8 di Novembre , e della città di Ifllano rimaiOBO
signori 1 detti dodici^ i quali erano messer Luigi ^scontt eon-
sorto di messer Galeasso, messer Giacomino da Postierla, vwi-
ser Simone Grevelli, messer Francesco da Barbagnano e tìM
grandi cattani e yanrassori, che non sapemmo di tutti fi mm^
Di questa mutazione di Milano ebbe in Firenae grande aD^grei-
za , e fecesene grande festa e belle giostre , istimando die la
guerra di Lombardia avesse fine. Ma se avessono saputo la mu-
tazione futura e contraria che fu assai di presso, e quello dan-
no ohe ne segui a*Fiorentini, come innanzi si potrà vedere, a-
vrebbono non fatta festa , ma il contrario : e però di felicità
mondana non si dee l'uomo troppo allegrare, né d' avversità
troppo turbare , perocch' eli' è fallace , e con diverse e varie
n^utazioni.
CAPITOLO CLXXXn.
Come Mancia fu presa e corea per quegli di Milana.
Nel detto anno 1322 del mese di Novembre, essendo Galeasso
Visconti e suoi seguaci cacciati di Milano, e della terra di Men-
cia con seguito d' amici di quegli della Torre feciono raunanza
per venire a Milano. Per gli dodici rettori di Milano fu man-
dato a quegli di Mencia che cessassono la detta rannata , pe-
rocché voleano riformare prima la città per gli patti ordinati
colla Chiesa ; e di vero, tutto fosse Galeasso cacciato di Mila-
no, per gli detti dodici si reggea la città a parte d'knperio e
non di Chiesa. Quegli di Moncia per troppa volontà disuMw*
dienti, furono assaliti dalle masnade di Milano e dal popolo, e
(d) Ve4> Appendice o.^ 122.
LIBIO NOVO S61
per fona presooo la terra e rubarla tuUa^ e caooìarne la detta
raimama con danno di più di dugento uomini morti.
CAPITOLO GLXXXni*
Come certi della casa de* Tdomei feeUmo grande guerra
nel contado di Siena.
Nel detto anno 1322 del mese di Dicembre , measer Deo
de' Tolomei (a) co' 9noi seguaci ribelli di Siena , coli* aiuto e
trattato del Vescovo d'Arezzo e di certi loro amici di Firenze,
con danari e improm^se corruppono cinque conestabili oltra**
montani con loro masnade in quantità di dugenlo a cavallo, i
quali erano al soldo del comune di Firenze, i quali sanza sa-
puta del detto comune si partirono da Fucecchio e andarne
in Valdichiane, e congiunti col detto messer Deo e colla gente
del vescovo d'Arezzo e con cento cavalieri d'Orbivieto, presono il
castello d'Asinalunga e quello di Torrita, e corsone per lo eon-*
tado di Siena guastandole rubando sanza nullo riparo; e fa-
eevansi chiamare la compagna, ed erano bene cinquecento ca-
valieri e gente a piò assai sanza ordinato soldo , vivendo di
ratto e di ruberia ; per la qual cosa in Siena n' ebbe grande
paura e gelosia: mandarono per soccorso a' Fiorentini, i quali
vi mandarono trecento cavalieri e mille pedoni , e '1 capitano
del popolo con grande ambasceria per trattare accordo, il qua-
le da' Sanesi non fu inteso , temendo eh' e' Fiorentini in servi-
gio di quegli della casa de' Tolomei non avessono fatta ismuo-
vere la detta gente; ma feoiono più confinati della casa de'To-
lomei e di loro amici, e fortificarsi di soldati assai, e feciono
loro capitano di guerra il conte Buggeri da Doadola de' conti
Guidi. E stando la detta compagna nel contado di Siena , per
gli Sanesi furono contastati di guerra guerriata non assicuran-
dosi d' abboccarsi a battaglia , siccome a gente disperata ; e
cosi stetlono tutto il verno. Alla fine la detta compagna per
più difetti non possendo durare si partirono a di 16 di Feb-
braio 1322 , e sbarattarsi nella Marca e in più parti , e cosi
per buona sofferenza i Sanesi rimasero liberi di quella affli-
zione ; e si riconobbono, che quella ismossa di gente non fo
(4) VoJi AppeoJice p.^ |33.
262 fiioVÀimi fiLiARi
eoo volontà del oomune di Firenze , and gli tìmulibnmo eone
traditori i detU ioldaU.
CAPTIOLO M^i^^^MT'
Come me$$er Galeanù VUeomii nìamd tu IKImo.
Nel detto anno 1322 del mese di Dicembre » essendo i dodici
rettori della citU di Milano in istretto tratUto eoi legato car-
dinale di dargli la signoria della città di MilaBo , e d* essere
ricomunicati dalla Chiesa , e la maggior iMffte de* detti nolrili
si voleano dare liberamente ; e mandati loro amtaiwiadori e
sindachi a Piacenza al cardinale che venisse in JIHaBO, b
parie de' Visconti ch*era rimasa in Milano, ond' era capo nesp
ser Lodovico Visconti, non piacendogli il detto accordo, mandò
segretamente a Lodi per Galeasso Visconti e per gli ftitclU ,
che venissono col loro isforzo alla terra; e in Milano ecmippe
le masnade tedesche , i quali erano stati a cacciare Galeasiw ,
che Tossono in suo aiuto, e loro promise diecimila fiorini d'oro;
e '1 detto Galeasso venuto di notte , gli fu data e aperta la
porta de' Sonagli, e per quella entrò in Milano sabato all'alta
del giorno 11 di Dicembre, e corse la terra. Per la qual cosa
quad tutti i nobili di Milano ch'erano stati contra Galeasso e
al trattato della Chiesa, col loro seguito uscirono di Milano, e
poi il detto Galeasso si fece fare signore della terra a grido
di popolo , di 29 di Dicembre nel detto anno. E cosi in corto
termine si cambiò la sua fortuna per accrescimento di mag-
giori mali in Milano e in Lombardia per punizione de' peccati,
rome innanzi faremo menzione.
CAPITOLO CLXXXV.
Cofne Luis d* Universa fu fatto eonts di Fiandra.
Nel detto anno 1322 del mese di Gennaio, Luis d'Universa
figliuolo del figliuolo del conte di Fiandra , fu fatto conte di
Fiandra con volontà delle buone ville di Fiandra per asseguìre
i patti della pace; messer Ruberto di Fiandra suo zio, volendo
essere conte egli , perchè il padre di Luis era prima morto
che '1 conte suo avolo , onde pialo fu a Parigi dinanzi al re
di FnittcU, e per sentenzia fa renduto per osservazione dei
patti della pace^ che '1 detto Luis fosse conte , e non messer
Buberto.
CAPITOLO GLXXXVI.
Bri grande freddo che fu tu Italia e eareiiia.
Nel detto anno 1322 del mese di Novembre» e Dicembre, e
Gennaio y fu In Italia la maggiore vernata, e di più nevi che
ibsse grande ten^ passato ; e in Puglia fu si grande secco ,
che pVi di mesi otto stette che non vi piovve , per la qnal
cosa grandissimo struggimento e carestia di tutti I beni fti
nel paese ; e cosi segui quasi in tutta Italia , spezialmente in
Pisa e in Lucca e Pistoia, grandissima fame e carestia , onde
tutti i poveri di loro contado fuggirono per la lame a Firenze,
e in Firenze medesimo fu caro; le due e mezio stala di grano
uno fiorino d'oro.
CAPITOLO CLXXXVD.
Come i Fiorentini mandarono loro gente in Lombardia
eopra Milano.
Nel detto anno In calen di Febbraio , a richesta del detto
papa Giovanni i Fiorentini mandarono in Lombardia in aluto
del legato e all'oste della Chiesa dugento cavalieri con loro ca-
pitani e ambasciadori , e altrettanti ne roandaro i Bolognesi ,
e'Parmigiani cento, e i Reggiani cento, e^Romagnuoli simiglian-
te, per andare sopra la città di Milano^ e per abbattere i tiranni
e ribelli di santa Chiesa della casa de' Visconti.
CAPITOLO GLXXXVIII.
Come gli ueeiti di Genova furono sconfitti e levati dalVaee$di0
di Genova.
Nel detto anno 1322 a di 17 dì Febbraio, essendo ancora gli
usciti di Genova ad assedio della citte ne'borghi di Prea (come
addietro fa menzione, stati allo assedio di Genova presso di cin-
§64 GIOYAHTTI YILIiAirt
que anni tra due volte con piccolo intenrallo) gnegU ddli cit-
tà feciooo uscire di notte delle uuumade del re SnbeHo cento-
cinquanta uomini a cavallo e miUe a pie per comlMitteré it
fortezza del monte di san Bernardo, e saliti al poggio combat-
terò co'nimici, e sconflssongli («), cacciandogli infine «'Ikh^iL
Quegli della città sentendo la detta rotta uscirono della terra
per la porta delle Vacche, e per fona entrarono ne'fiorglii; i^
seguendo la detta caccia e sconfitta racquislarono i detti boi'-
ghi con tutte le fortezze. E degli usciti tatooo morti aiqoaiiti,
lAa più presi, e guadagnarono di robe e avere eh' era ne'deltl
borghi, più di libbre ventimila di genovini, perocché gli meitt
stavano ne' detti borghi con loro llimiglie , e faceano 1* arti e
mercatanziè comd nella città> e qpoegli che scamperò, Iteggirone
a Saona e a Veltri; per la qua! cosa la Ibrza degli nietll bmiI-
to alfiebòlio, e fti tenuto miracolo di Dio, ohe p«r piccola rotta
perderono quello che per tutta la fona del re Ruberto e del
comune di Genova prima per tanto tempo non ti potè aefnbtara.
CAPITOLO CLXXXIX.
Come il re di Tunisi caeeiàto ricaverò la signoria.
Nel detto anno e mese, il re di Tunisi, che 'l Giugno passa-
to era stato cacciato della signoria^ come addietro fa menzione,
racquistò la signoria e caccionne l'altro. E cosi mostra, che i
detti saracini abbiano piccola stabilità in loro signorie, che tre
volte in due anni mutare la detta signoria per due re.
cxc
Come ta città di Tortona s' arrendè alla Chiesa e al re Ruberto.
Nel detto anno 1322 di 19 di Febbraio, messer Ramondo di
Gardona con cinquecento cavalieri e con gli usciti guelfi della
città di Tortona in Lombardia , per trattato fatto per lo legato
cardinale entrò nella detta città, la quale gli fu data da' citta-
dini, e fattone signore; e la signoria e masnade che v'erano
per lo capitano di Milano, a pochi di appresso renduta la città
(a) Vedi Appendice n.^ ia4«
del poggio colla rocca, a patti se n'uscirono salve le persone*
e più castella del contado di Pavia si renderono a messer Ra«
mondo.
CAPITOLO CXCI.
Come Vate di Milano furono seonfiui da quegli deUa Chiesa
in $ul fiume d'Adda.
Nel detto anno del mese di Febbraio , essendo cavalcata la
cavalleria e V oste della Chiesa da Piacenza in sul contado di
Milano nella contrada della Ghiaradadda al castello di Cravaz*
10, il quale si teneva per gli nuovi usciti di Milano, là si tro*
varono tra soldati della Chiesa e V amistà di Lombardia e di
Toscana più di duemila cavalieri d'arme e popolo assai, ond*era
capitano messer Castrone nipote del legato e messer Vergiù di
Landa. Messer Marco Visconti con ottocento cavalieri delle ma*
snade di Milano e popolo assai era venuto in su la riva del fiu-
me d' Adda alla villa di Trinazzo e a Bassano per contrastare
il passo alla detta oste della Chiesa: avvenne che venendo ( 25
di Febbraio 1322 ) messer Vergiù di Landa con gli usciti di
Milano con cinquecento cavalieri, dilungandosi alquanto dall'oste
su per la riva d' Adda passarono il fiume ; messer Marco con
sua gente andò contra loro, e assaligli vigorosamente per modo,
che gli avea quasi sconfitti ; e già morto il fratello di messer
Vergiù, e messer Slmonino Cravelli, e messer Francesco da Gar-
bagnana usciti di Milano e più altri ; V altra oste della Chiesa
ch*era in su la riva, veggendo la detta battaglia per lo capi-
tano e conestabili e insegna del comune di Firenze , eh' era
messer Filippo Gabbrielli d'Agobbio, e messer Urlimbacca Te-
desco, prima messi a passare l'Adda e l'altra gente appresso,
con grande contasto de' nimici nel fiume , e alla riva combat-
tendo vittoriosamente passaro , e trovando la gente di messer
Marco sparta e travagliata gli misono in iscouGtta; ove grande
quantità ne riroasono morti e presi , e fuggito il detto messer
Marco col rimase di sua gente a Milano , l' oste della Chiesa
presono Trinazzo e più ville e castella; e a di 27 di Febbraio
presono la terra di Monda presso a Milano otto miglia , e in-
contanente più gente cittadini uscirono di Milano a cavallo e a
pie, e vennono alla detta oste.
Giù. ViUani T. IL 34
S6(t GIOTAlflII VILLANI
CAPITOLO GXCir.
Come i Padovani H paei/iearo imieme co' loro tuctìt.
Nel detto anno 1322 e mese di Febbraio» I Padovani, I qoa-
li erano sotto la signoria del dogio di Chiarentana, si pacifica-
ro insieme , e rimisono in Padova tatU i loro usciti ; la quale
cosa non seppono fare innanzi, quand'erano in migliore e mag*
giore stato e in loro libera signoria.
CAPITOLO CXGin.
Com$ Caitruecio raequUtò eerti eaeUUa di Garfagnana eke |/i
erano fatte rubellare per gli Fiorentini.
Nel detto anno del mese di Marzo, Gastniccìo signore di Luc-
ca fece oste sopra il castello di Lucchio in Garfagnana che gli
s' era rubellato, e sopra le terre della montagna di Pistoia ; e
quegli abbandonati da' Pistoiesi , per tema che Castruccio non
rompesse loro le triegue, mandarono a Firenze per aiuto. 1 Fio-
rentini per farlo spendere e consumare, vi mandarono settanta-
cinque cavalieri e quattrocento pedoni per la guardia di quel-
le terre. Castruccio vigorosamente , non guardando alle nevi
ch'erano grandi alla detta montagna, assali in persona le dette
terre ch'erano sopra Lucchio con suo seguito di cavalieri a pie.
Quegli che v'erano alla guardia abbandonaro i passi, e si ridns-
sono alle fortezze, i quali poco appresso s'arrenderono, e salve
le persone se n'andarono; e partita la detta gente, il detto ca-
stello di Lucchio fortissimo si rendè a patti, di 17 di Marzo. 1
Fiorentini per Io soccorso del detto castello di Lucchio trattato
feciono d^avere il ponte e '1 castello di Cappiano in su la Gui-
sciana: essendo Castruccio a oste in Garfagnana , vi cavalcare
le cavallate e'soldati di Firenze infino a Empoli, e non vegnen-
do fornito il tradimento, si ritornarono in Firenze con grande
riprensione dell'una impresa e dell'altra.
LiBBO nono 207
CAPITOLO CXCIV.
Còm$ pac$ fu ira Veletto imperadore di Batterà e quello
d'Osterieh.
Nel detto anno e mese , il re Lodovico di Baviera eletto re
de' Romani fece grande parlamento in Alamagna di tutti i suol
baroni^ e in quello si fece raccordo da lui al duca d'Ostericb»
e trattelo di pregione sotto certi patti e saramento di non chia-
marsi re, e di non esserli incontro; ma poco Tattenne.
CAPITOLO CXCV*
Come Aìeaandria in Lombardia si rendè al legato del papa
e al re Ruberto.
Nell'anno 1323 a di 2 d'Aprile , essendo stato trattato da
quelli della città d'Alessandria in Lombardia al legato cardina-
le , si renderò alla signoria della Chiesa e del re Ruberto ; e
messer Ramondo di Gardena v' entrò ^ e prese la signorìa con
quattrocento cavalieri , e caccionne quegli che v' erano per lo
capitano di Milano. E in quegli giorni messer Arrigo di Fian-
dra, (a) maliscalco che fu dello imperadore Arrigo , non po8«
sendo riavere la contea di Lodi, che gli avea privilegiato lo*m-
peradore , e.teneala il capitano di Milano, venne al servigio
della Chiesa e del legato , il quale gli confermò per la Chiesa
la detta signoria, e privilegiò e fecelo capitano nell'oste di tutti
gli oltramontani.
CAPITOLO CXCVI.
Come il dogio di Baviera eletto imperadore mandò al legalo
in Lombardia ohe non guerreggiasse le terre delWmperio.
Nel detto anno e mese d'Aprile , Lodovico eletto re de' Ro-
mani, a richesta e sommossa de'ghibellini di Toscana e di Lom-
bardia, per soccorrere il signore di Milano , mandò tre amba-
(a) Vedi Appcndioe n.® laS.
268 GIOVANNI VILLANI
»cìadori in Lombardia, Bertoldo conte di Niferi e Bertoldo con-
te di , e ano suo mastro scrivano di sua corte, i quali foro-
no a Piacenza al legalo cardinale, a richiederlo e pregarlo che
non gravasse il signore nò la città di Milano , peroccb' erano
allo 'mperio. 11 legato rispuose, clie quando fosse imperio legit-
timo, non s' intendea per la Chiesa d'occupargli nulla tua ra-
gione, ma di conservarla e mantenerlai ma che si maravi^ia*
va, che il loro signore volesse difendere e Divorare gli eretici;
e domandò loro per iscritto e con suggelli il mandato oh'avea-
no dal loro signore. Queglino accorgendosi che se per iscritto
mostrassono che il loro re favorasse i ribelli della Chiesa, ca-
dea in indegnazione di quella, incontanente negare che di dò
ch'aveano detto non aveano mandato dal loro signore, e diie-
soDO perdono al legato, e partirsi; e l'uno di loro venne a Loo^
ca e a Pisa, e gli altri andarono « Mantova e Verona con loro
ambasciata.
CAPITOLO CXGVII.
Come la città d'Orbino n rubella alla Otiesa.
Nel detto anno e mese d'Aprile, il popolo d'Orbino si levò a
remore , e cacciarono della città la signoria che v' era per lo
marchese e per la Chiesa, per soperchi e incarichi che facea-
no loro.
CAPITOLO CXCVill.
Come giudice d'Arborea di Sardigna si rubellò da' Pisani a petizione
del re d'Àraona.
Nel detto anno e mese d' Aprile , faocendo il re d' Araooa
grande apparecchiamento di navile e di cavalieri per venire a
prendere l'isola di Sardigna, la quale gli fu privilegiata per pa-
pa Bonifazio ottavo , il comune di Pisa , che della detta isola
teneano grande parte , avendo fotta murare Villa di Chiesa e
più altre fortezze, e mandatavi gente a cavallo e a pie al loro
soldo , e a soldo di giudice d' Arborea , (a) per contastare al
(«i) Vedi Appeodioe d.* ia6,
LIBBO KONO S6f
detto re d'Araona^ avvenne che *1 detto giudice, il quale tenea
ed era signore d' Arestano e bene del terzo di Sardigna » a di
11 d'Aprilo tradì i Pisani, e si rubellò da loro per trattati fatti
da lui al re d'Araona, e fece mettere a morte quanti Pisani e
loro soldati che si trovarono in sue terre, e eziandio i Pisani sucì
familiari e soldati. £ fatto questo malificio, incontanente man-
dò suoi ambasciadori al re d'Araona, che venisse per la terra-
La cagione del dello rubellamento si disse che fece , perchè i
Pisani il trattavano male , e che quando il detto giudice prese
la signoria, i Pisani oppuosono ch'egli era bastardo, e conven-
nesi ricomperare dal comune di Pisa per avere la signoria die-
cimila Oorioi d'oro sanza il privato costo de' cittadini di Pisa;
per la qual cosa poi non fu loro amico di cuore.
CAPITOLO CXGIX.
Come mesier Marco Visconti di Milano fu sconfitto dalla genie
della Chiesa.
Nel detto anno martedì a di 19 d'Aprile, messer Marco de'Vi-
sconti si parti di Milano con mille cavalieri e duemila pedoni,
molto buona gente d'arme, per prendere e guastare il ponte da
Vaveri e quello da Casciano sopra il fiume d'Adda , acciocché
vittuaglia non potesse venire all'oste della Chiesa ch'era a Mon*
eia. Sentendo ciò i capitani della delta oste, messer Arrigo di
Fiandra, e messer Gianni della Torre, e messer Castrone nipote
del legato , e messer Vergiù di Landa, e messer Filippo Gab-
brielli capitano de'soldati del comune di Firenze, con loro ma*
snade in numero di milledugento cavalieri e da tremila pedoni,
si partirono da Moncia per contrastare il detto messer Marco
Visconti e sua gente. E scontratisi insieme al luogo detto la
Gargazzuola, quasi in sul tramontare del sole , la battaglia fu
aspra e dura d*una parte e d'altra, perocché in ciascuna parta
era la migliore cavalleria delle dette osti; e grande pezzo durò
la battaglia, che non si sapea chi avesse il migliore. Alla fine
Marco Visconti e sua gente furono rotti e sconfitti , e di sua
gente a cavallo vi rimasono tra morti e presi intomo quattro-
cento, e rimasonvi diciassette bandiere, sanza quegli da pie in
gran quantité; e cavalli vi rimasono morti tra dell'una parte •
dell' altra ottocento e più ; di quegli della Chiesa fi rimaaooo
d70 GIOVARHI VlllAKI
da feoticinqne a cavallo tra morti e presi, e uno Tedesco co-
nestabile de'Fiorentini eoo tre altri conestabili della Chiesa tì
rìmasono presi nella longa caccia ; la notte si troTaro pvtiti
da'sttoi infira'nimici, e furono ritenuti. E cosi Marco Visconti (a)
col rimanente di sua gente si tornò a Milano; ma se non Ibsse
la notte , la detta guerra era finita , che della gente di Marco
Visconti pochi ne scampavano.
CAPITOLO ce.
Com$ il conte di Gorizia mori per «ifenoi
Nel detto anno 1323 il di di calen di Maggio, il conte di CSo-
rizia essendo in Trivigi stato a nozze e a festa , subitamente
mori: dissesi , che messer Cane di Verona il fece avvelenare :
fu uomo molto valoroso in arme.
CAPITOLO CCI.
Come il eonte Novello venne in Firenze per capitano di guerra.
Nel detto anno a di 15 di Maggio , il conte di Montescheg»
gioso e d'Andrì, detto il conte Novello, venne da Napoli a Fi-
renze con dugento cavalieri al soldo del detto comune , e per
essere capitano di guerra de' Fiorentini.
CAPITOLO CClh
Come grande scandalo fu nell'oste della Oiiesa a Monda.
Nel detto anno e mese di Maggio , grande scandalo e znflTa
fu nell*oste della Chiesa ch'era a Moncia tra'Tedeschi e'Latini^
ove n' ebbe morti più di cinquanta uomini di cavallo ; e il fi**
gliuolo di messer Simonino Crivelli con certi si parti della det-
ta oste e si tornò in Milano ; per le quali novità , e per non
avere nell'oste uno sovrano capitano, grande sturbo fu alla det«
ta oste*
(a) Vedi Appendice o.* 197.
LIIBO NONO STI
CAPTiOLO ceni.
Àneoru di grande scandalo che fu in Ptaanxa ira la gcnU
deUa Chiesa.
Nel detto anno 1323 del mese di Maggio, simlgliante fu nel-
la città di Piacenza grande scandalo tra' guelfi e'ghibellini, ed
ebbeyi più micidii tra' cittadini , essendo la città in arme e a
remore ; e ciò addivenne per sospetto , che messer Vergiù di
Landa era andato a parlamentare con messer Cane della Scala
e con messer Passerino da Mantova sanza coscienza del cardi-
nale legalo; e tornato lui in Piacenza, o ch'avesse intenzione
di rimutare stato nella terra, o si pentesse per animo di parte
d*avere data la terra alla Chiesa, o perché gli paresse ch'e'guelfi
avessono presa troppa signoria , fu il cominciamento del det-
to scandalo. E temendo il cardinale, mandò a Tortona per mes-
ser Ramondo di Cardona, il quale vi venne con cinquecento ca-
valieri^ e riformossi la città a parte di Chiesa , e messer Ver-
giù lasciò la signoria, e '1 cardinale il mandò a corte ai papa
per ambasciadore , e messer Ramondo mandò nell'oste a Men-
cia per capitano generale.
CAPITOLO CCIV.
Come i Fiorentini per lettere di papa feciono impasta
al chericato.
Nel detto anno e mese di Blaggio , per commessione di let-
tere di papa Giovanni , tratte per ambasciadori del comune di
Firenze , ì Fiorentini impuosono al chericato del vescovado di
Firenze ventimila fiorini d^oro per aiuto alle mura della città,
de'quali con grande scandalo si ricolsono la metade, e per bi-
sogno del comune si convertirono in altre spese; e poi per let-
tere di papa di contramandato , per istudio del vescovo e del
chericato, non se ne ricolsero più danaio per lo comune*
272 OIOTinVI YILLAHt
CAPITOLO GCV.
Com$ $li Aretini feciono o$te sopra la terra éT Uguedone
da Faggiuola»
Nel detto anno e mese di Maggio, U conrane d*Aretxo e qnel'
lo del borgo a Sansepolcro con dogento Ga?aliert e tremila pe-
doni feciono oste sopra le terre d^guccione da Faggiocrta^ (a)
perchè s'aveano fatto privilegiare al re de'Romani il detto bor-
go e Gastiglionaretino e più castella; in quella andata vi rice-
TCttono danno e vergogna. E poi i detti figlinoli d' Ugnccione
feciono lega co' gnelfl di Romagna e co' conti Gnidi guelfi in*
contro agli Aretini. Nel detto anno a di 20 di Maggio, la not*
te vegnente scuro la lana , quasi le due parti nel segno del
Sagittario.
CAPITOLO CCVi.
Come lunga triegua fu fatta dal re d'Inghilterra e quello
di Scozia.
Nel detto anno all' uscita di Maggio , triegua fu fatta tra '1
re d'Inghilterra e quello di Scozia per tredici anni, la quale si
fece per lo male stato ch'avca il re d'Inghilterra^ che per suo
male reggimento quasi tutti i baroni del paese Taveano abban-
donato; e come il padre Adoardo fu re di graude senno e pro-
dezza e temuto, cosi questo Adoardo suo figliuolo fu il coutra-
dio. Per la qual cosa Ruberto di Bristo (b) cavaliere di scudo
fattosi re delti Scotti, perocch'era nato d*una delle figliuole d*A-
lepandro re di Scozia, colla sua gente a piò più che a cavallo
lo sconfisse , e prese dell' Inghilterra , e in più modi gli Tece
danno e vergogna; e per non potere meglio, fece il re d'Inghil-
terra la detta ontosa triegua.
(a) Vedi Appendice n.* laS.
(h) Idem, n.^ i99*
LIBRO IfOIfO Mi
CAPITOLO ccvn.
Come i Perugini tornarono aWassedio di Spulètò.
Nel detto anno ali* uscita di Maggio^ i Perugini per connine
tornarono all' assedio della città di Spuleto , ove aveano loro
ballifolli; e tutto intorno assediarono la detta città, sicché nullo
vi potea entrare né uscire sanza grande pericolo.
CAPITOLO CCVIII.
Xhme il capitano de'eoldati ftiolani^ th* erano co* i^iorentini,
se n'andò a Cattrueeio.
Nel detto anno 1323, avendo i Fiorentini latta ordine con loro
amistà e con loro is forzo di fare oste sopra r4astr uccio signore
di Lucca, e'Genovesi d'entro per terra e per mare doveano ve-
Dire a riòhesta de'Fiorentini in Lunigianà sopra quello di Luc-
ca , e con trattato d' avere il castello di Buggiàno e iiltre ca-
stella di Valdinievole; il detto Castruccio non pigro, scoperse i
detti trattati, e dodici di Buggiàno impiccò, e cercò tradimento
con Iacopo da Fontanabuona capitano de' soldati friolani, ch'e-
rano al soldo deTiorentini, promettendogli molti danari; il qua*'
le traditore sanza nulla cagione dalla parte de' Fiorentini , se
non gli era scemato soldo , e partita sua masnada a più ban-
diere^ e con le sue masnade in numero di dugento cavalieri ,
essendo in Fucécchio, e fkccendo vista di cavalcare topra i ni**
mici^ a di 7 di Giugno ée n'andò a Lucca, (a) il quale da Ca-»
strucclo fu bene ricevuto. Per Io quale tradimento e partita i
Fiorentini rimasono mollo sconfortati, perocch* era la migliore
masnada ch'avessono, e sturbò loro tutta la detta impresa.
CAPITOLO CGES^
Come Caitruecio fece oite alle castella di Yaldamo di ponente.
Incontanente il detto Castruccio con sua gente , e co* detti
Friolani, e con aiuto di certe masnade di Pisa, con quantità di
(la) Vedi Appendice n.*^ i3o.
Gio. Villani T. IL U
274 GIOTAtlNI TltLAHI
ottocento cavalieri e ottomila pedoni, a di 13 del detto Giagno
passò la Guisciana al ponte a Capplano, e puosesi a oste a pie
di Fucecchio, e quello in parte guastò; e poi fece il sUnigttan-
te al castello di Santacroce e quello di Caslelfrancoi e poi pas*
so r Arno , e guastò a pie di Montetopoli » e poi tornò in so
]' Elsa, e guastò a pie di Samminiato , e tomossi a Locca eoa
grande onore, di 23 di Giugno. I Fiorentini mandarono per loro
amisté; ma però non cavalcarono contra il detto Gaatmodo, ae
non che intesono a fare guardare le fìaontlere ; e ooal qodlo
ch*aveano ordinato di fare a Castruccio, per suo senno e {pro-
dezza fece a'Fiorentini con loro vergogna.
CAPITOLO CGX.
Come Nanfus figliuolo del re fÀraona andò con sua armmtm
in 8u l'iiola di Sardignu.
Nel detto anno 1323 a di 8 di Giugno, Nanfus figliuolo pri'
mogenito del re d'Araona con armata di settanta galee, e con
più cocche e legni grossi e sottili, in numero di dugento vele,
e con millecinquecento cavalieri e gente a pie grandissima ar-
rivò in Arestano in Sardigna, il quale da giudice d'Arborea fu
ricevuto onorevolemente , e da tutti i Sardi come loro signo-
re; (a) e tutte le terre che teneano i Pisani si rubellaro^ e s'ar-
renderò al figliuolo del re d' Araona , salvo Villa di Chiesa e
castello di Castro^ e Terranuova , e Acquafredda , e la Gioiosa
guardia. Il quale si mise l'assedio a Villa di Chiesa e a Castel*
lo di Castro; e dimorandovi tutta la detta state e '1 verno, di
sua gente e di quella de' Pisani vi mori in grandissima quan-
tità di più di dodicimila uomini ; e però non cessò 1' assedio. I
Pisani, del mese d'Ottobre nel detto anno^ armarono trentadue
galee per levare la detta oste , e andarono infino nel golfo di
Calieri; incontanente la gente del re d'Araona n* armarono al-
trettante e trassonsi fuori per combattere. I Pisani non si vol-
lono mettere alla battaglia , ma si tornarono in Pisa» e disar*^
marmio con loro danno e vergogna.
(a) Vedi Appendice n.^ i3i
LlBftO NOMO 275
CAPITOLO GCXI.
Come messer Ramando di Cordona eolia gente della Chieea e
detta lega di Toeeana e Lombardia puose o$te alla eiUd di Mi-
lano.
Nel detto anno 1323 a di 11 del mese di Giugno, messer Ra-
mondo di Cardona , capitano generale dell* oste della Chiesa ,
con quantità di trentotto centinaia di cavalieri tra soldati della
Cliiesa e del re Ruberto, la gente del comune di Firenze, e di
Bologna, e di Parma, e di Reggio , e usciti di Milano^ e con
più cavalieri tedeschi fuggiti di Milano e ancora de' presi in
battaglia, a cui il legato avea fatti francare e rendere loro
l'arme e* cavalli e dato il soldo, e con gente a pie innumera-
bile si parti dalla terra di Mencia per andare ali* assedio della
citte di Milano. E giunti alla villa di Sesto presso di Milano ,
Galeasso e Marco Visconti signori di Milano con loro cavalleria
e popolo uscirono di Milano intorno di duemila cavalieri, fac-
cende segno di volere la battaglia. Messer Ramondo ordinate
sue schiere francamente^ non (1) rifusando la battaglia , si ri-
strinse verso la città; quegli di Milano per sospetto de'cittadint
rimasi dentro , o per tema di soperchi nimici , si ritornarono
in Milano con danno e vergogna: messer Ramondo con sua gen-
te pugnando contra loro prese per forza i borghi di porta Nuo-
va, e quello di porta Lenza ^ e quello di porta Commasina; e
arsi i primi due borghi, in quello di porta Commasina s'accam-
pò con sua oste, a di 19 di Giugno, e quello afforzando, la cit-
tà molto strinse, e tolse l'acqua di Tesinello^ con intendimento
di lasciare batti folle da quella parte , e al monastero di santo
Spirito da porta Vercellina che per lui si tenea, e mutare Toste
tra porta Romana e quella di Pavia per chiudere al tutto la
città : nel quale oste i Fiorentini , il di di santo Giovanni di
Giugno, feciono correre il palio^ onde i Milanesi si recarono a
grande disdegno, e poi ne feoiono bene vendetta, come innan-
zi farà menzione.
(i) rifuiondo z rìfiaUndo» ricoModo: il s. A. ba adoperata pia toIIc
quetla foce, cb'ci tolse dalla fraoeeie refiuer»
276 GIOTAHHI TILLAHI
CAPITOLO CCXU.
Carne ia dita di Milano fU ioceana, e eom$ VoiU éMm Om»
ie me farti*
Nel detto aonq e mese di Giugno^ quegli di Milano Teggen-i
dosi a mal ponto^ si mandarono per soccono al signore di Ve-
rona, e a quello di Mantova, e all'altre terre ghibelline di Looi-
bardia, e ancora agli ambasciadori del re LodoTico di Baviera
ch'erano in Lombardia, mandando a dire, se non dessono loro
subito aiuto, che renderebbono la città di Ifilano alla Chiesa.
I quali non osservando patti né saramenti fatti al legato, e pr(^
messe di non soccorrere i ribeUi della Chiesa, si vi mandarono
i detti ambasciadori con titolo d'imperio con quattrocento loro
soldati. E giunti in Milano i detti ambasciadori e cavalieri ,
quello Bertoldo conte di Mferi della Magna si fece flttixilanien-
te vicario d' imperio, e a Galeasso Visconti fece lasciare il ti-
tolo della signoria , e rafTonsò lo stato della citte ; ma per ciò
non s' ardirò d* uscire a campo contra V oste della Chiesa . la
quale era molto possente. Appresso, a di 20 di Luglio , i delti
signori di Mantova e di Verona e'marchesi da Esti, che allora
erano di loro lega contra la Chiesa , mandando ancora in aiu-
to di quello di Milano cinquecento cavalieri e mille pedoni; e
passando il fiume del Po, per trattati fatti , credcttono 1 detli
cavalieri torre la città di Parma a petizione della parte di
Gianni Quirico; il quale trattato scoperto con danno di loro^
non venne loro fatto; e credettono ancora prendere Firenzuola,
e con danno di loro si partirono, e andarne a Milano. In quel-
lo assedio di Milano trattati avea assai da quegli di Milano a
quegli dell'osfe della Chiesa, tutti coverti di tradimenti dalFuna
parte e dall'altra; e credendosi messer Ramondo e gli altri ca-
pitani dell* oste della Chiesa, con ispendio di moneta assai e
grandi promesse trattando coTedescht ch'erano nel campo, che
facessono co'Tedeschi ch'erano nella città, che dessono loro l'en-
trata della città , o almeno 1' abbandonassono e venissono nel
campo dalla loro parte, avvenne tutto il contradio: che dieci
bandiere di Tedeschi eh' erano nell' oste della Chiesa in quan-
tità di cinquecento a cavallo, subitamente si partirono dell'oste
9 ^iitraro in Milano. Per la qual cagione, e ancora perchè gran-.
LIBBO NONO 977
de infermeria si cominciò nell'oste, gli usciti di Milano isblgot-
titi e colla paura del tradimento, quasi tutti si partirono del-
l'oste e si ritrassono a loro castella e alla terra di Moncia. Mes-
ser Ramondo reggendosi rimaso pur co' soldati del re e della
Chiesa e degli altri comuni, in quantità di duemilacinquecento
cavalieri , si ricolse con sua oste, e mise innanzi prima la sal-
meria e popolo minuto, dando battaglia alla città: colle schie-
re fatte si parti da Milano a di 28 di Luglio , e se n' andò a
Moncia sano e salvo, che per sua levata quegli di Milano non
ardirono d'uscire loro dietro a battaglia, ovvero per più savia
capitaneria. E cosi è da notare , che in ninna forza umana si
pud avere ferma speranza, che in si piccolo tempo si possente
e vittoriosa oste, come era quella della Chiesa^ per gli soprad^
detti avvenimenti si parti isbarattata dal detto assedio di Mi-i
lano.
CAPITOLO GGXIU.
Come quegli di Milano assediaro l'oste della Chiesa in Moncia ,
ma levarsene in isconfitta.
Nel detto anno di 8 d'Agosto, quegli di Milano uscirono ad
oste sopra la città di Moncia con tremila cavalieri e popolo
grandissimo. In Moncia era messer Ramondo di Gardona coU'o-
ste della Chiesa rimaso con duemila uomini di cavallo. Quivi si
puosono ad assedio, e dimoraronvi inftno al primo di d'Ottobre;
ed essendo nella detta oste grandissima infermeria e mortalità,
e molta gente di quella oste partita, uscendo fuori la gente
della Chiesa a pie con balestrieri venuti da Genova per assa-
lire il campo, quegli dell'oste sanza riparo di battaglia si par-
tiro a pie e a cavallo, chi meglio e più tosto si potò guaren-
tire; e cosi rimase il campo e tutti i loro arnesi alla gente del-*
la Chiesa. Poca gente vi fu morta e presa, se non degl'infermi,
perché V assalto fu sprovveduto e sanza la cavallerìa , sicché
poca fu la caccia e tardi, che già i Milanesi s'erano ricolti.
278 6I0f ANNI YlLLANl
CAPITOLO GGxnr.
Come Catimecio venn$ ad atte a Prato, $ tome i Ftoromiim
vi cavalcarono, e le novità che ne pirono in Firenze,
Nel detto anno 1323, Castracelo signore di Lucca preae m-
dacia e baldanza della cavalcata che poco dinanzi aveva Citta
sopra le terre del Valdamo sanza contasto de' Fiorentiak il di
di caien di Luglio subitamente cavalcò in sol contado del ca-*
stello di Prato, perchè i Pratesi non gli voleano dare Irlboto
come i Pistoiesi, e puosesi a campo alla villa d'Aiuolo presso
a Prato a poco più d'uno miglio^ con seiceatocinqoanta aomiDi
a cavallo e con quattromila pedoni, con tutto si credesse la Fi-
renze che fossero presso a due cotanti genti. I Fiorentini ineoa-
tanente saputa la novella , serrate le botteghe e lasciata ogni
arte e mestiere, cavalcarono a Prato popolo e cavalieri lifbna-
tamente: e ciascuna arte vi mandò gente a piede e a eavallo,
e molte case di Firenze grandi e popolani vi mandaro masnade
a pie a loro spese; e per gli priori si mandò bando, che qua-
lunque ìsbandilo guelfo si rassegnasse nella detla oste sarebbe
fuori d'ogni bando; il quale bando non saviamente fatto, ne se-
gui poi grande pericolo alla città. Avvenne poi appresso , che
il di seguente si trovarono i Fiorentini in Prato millecinque-
cento cavalieri e ben ventimila pedoni, che i quattromila e più
erano isbanditi, molto fiera gente: e ordinarono il seguente di
d' uscire a battaglia contra Gastruccio , e spianando le vie il
detto Gastruccio^ la mattina tre di Luglio si levò da campo ^ e
con grande paura de'Fiorentini^ e ancora di tradimento de'Pi-
stolesi, si parti d'Aiuolo, e colla preda ch'avea fatta in sul con-
tado di Prato passò TOmbrone, e sanza arresto, e di buono an-
dare di galoppo , si ridusse a Serravalle : e con tutto che Ga-
struccio n'andasse a salvamento per la discordia de* Fiorentini,
fu tenuta la sua venuta folle condotta. Ghe se i Fiorentini a-
vessono mandata di loro gente, come poteano, tra Serravalle e n
l'oste di Gastruccio, a certo Gastruccio e sua gente rimanevano ^
morti e presi ; ma a cui Dio vuol male , gli toglie il senno. I
Fiorentini rimasi in Prato con poca ordine e con difettuoso ca-
pitano, e per vizio de*nobili, che non voleano vincere la guer*
ra in onore e stato di popolo, scisma e discordia nacque nella
LiliBO NOMO 279
detta oste; che il popolo tolto volea seguire dietro a GastruceiOf
o almeno andare a oste in su quello di Lucea , e' n<^ili quasi
tutti non voleano, assegnando loro ragioni, cli'era il peggio. Ma
la cagione era , perchè parea loro essere gravati degli ordini
della giustizia, che non voleano essere tenuti l'uno per lo ma-
lificio deiraltro, la qual cosa per lo popolo non si aceonsentia,
e per questa cagione più di stettono in quello errore , e man-
darono a Firenze ambasciadori per la (1) diliveragione del ca«
valcare o tornare V oste in Firenze. Consigliando sopra ciò in
Firenze in sul palazzo del popolo , simigliante errore nacque
tra'nobili e popolani , e addnrando di pigliare partito di consi-
glio in consiglio, il popolo minuto ch'era di fuori, cominciando
da'pargoli fanciulli, raunandosi in quantità innumerabile di gen-
te , gridando battaglia battaglia , e muoiano i trtuiitori , e git^
tando pietre alle finestre del palazzo; essendo già notte, per te-
ma del detto romore e del popolo, i signori priori col detto con-
siglio, quasi per necessità e per acquetare il popolo minuto a
romore, stanziaro che l'oste procedesse (a). Questo fu a di 7 di
Luglio. E fatta la detta diliberazione, tornati gli ambasciadori
all'oste a Prato, si parti la detta oste di Prato, di 9 di Luglio,
con mala voglia e infinta per gli nobili , se n* andarono per la
via di Carmignano a Fucecchio , e giunti a Fucecchio , sanza
ninno buono fare , od onore del comune di Firenze: ma se in
Prato avea errore tra' nobili e '1 popolo del cavalcare, maggio-
re fu a Fucecchio di non valicare né entrare in sul contado di
Lucca. E si era cresciuta l'oste e crescea tutto di, che 'l comu-
ne di Bologna vi mandò dugento cavalieri, e '1 comune di Sie-
na altri dugento; e oltre a quegli tutti i nobili delle case di
Siena a gara, chi meglio potè, vennono in quantità di dugai«*
tocinquanta a cavallo molto bella gente, e'Conti e altre terre e
amici; onde l'oste era si possente, se vi fosse stato 1' accordo,
che all'assedio di Lucca e più innanzi poteano con salvezza an-
dare , che Gastruccio s' era ritratto alla guardia di Lucca con
grande paura, e poca di sua gente mandati a guardare i passi
sopra la Guisciana* Ma sempre ov' è la discordia è il minore
(i) dUivtragionei deliberatioDe, risolutioae: da dilibirazume , potto
fi » nella ieraa tillaba invece del b^ come untano freqaentemeale gli an-
tichi. Quetta' voce non è nel Vocabolario ; ma non è che una templloe
divertili di acriltura.
(a) Vedi Appendice n*. i3a.
280 GIOVAffHI VILLAHI
podere, tulio sia ^ìù gente; e ancora per difetto del ntia mstA^
ciente dnca, il conte Novello , che non era capitano a condu'
cere si fatto esercito , per necessità contenne tomaisono a FU
irenze sània nulla fare, con grande onta e vergogna di loro é
del comune di Firente. E oltre a questo 4 crtlscendo peggto al
màle^ che certi nobili scommossono gli sbanditi^ elle iioa sarelH
bono dal comune tratti di bando, onde a bandiere levate ren-
nono i detti isbanditi innanzi alla cittA^ credendo per ikina en-
trare dentro, la sera di 14 di Luglio. Sentendo dò 11 popolo, a
suono di campane s*armd, e trassono alla guardia della clCIA e
del palazzo del popolo; e tottà la notte guardare francan«ote,
temendo di tradimento dentro ordinato per gli detti e»ti de'no^
bili. Gli sbanditi perduto la spérania, e la mattina Vegnente,
di 20 di Luglio, tornando la cavalleiia e l^alti^ oatfe^ al fliggl-
rono i detti isbanditi^ e la citte si racquetò. Ayemo seguito pet*
ordine questo processo de' Fiorentini , perchè slamo di Fireme
e fummo presenti^ e '1 caso fu nuovo e con più oontraril, è
per quello segui appresso^ per dare esemplo a'nostri successori
per lo innanzi d' essere più franchi e più interi e di migliore
consiglio, vogliendo onore e stato della repubblica e di loro^
CAPITOLO GGXV.
Cóme U vescovo d'Arezzo prese il castello di Rondine.
Nel detto anno, a di 17 di Luglio , s'arrendè il castello di
Rondine al vescovo d'Arezzo , e gli Aretini che v' erano stati
ad assedio più mesi. Stando que' d'entro a speranza eh' e' Fio-
rentini gli soccorressono, noi voUono fare, tra per non potere
per le cagioni di su dette, e per non rompere pace agli Are*^
tini.
CAPITOLO CCJLVl.
Come Castelfranco si rubdlò a' Bolognesi^ e come lo riehbonoi
Nel detto anno, a di 19 di Luglio, si rubellò per tradimento
del signore di Modona Castelfranco da' Bolognesi, I quali Bolo*
gnosi subitamente vi trassono per comune ; e per lo sollecito
LtiBO NOKO 881
SDceono , e che quegli di Modena non v* eratio ancom giunti ,
itoquiataroiio il castello, e'traditori strussono.
CAPITOLO CCXVII.
Cbtfitf liieet g^Au dnfGtmMui furofM frtn da*TurM
fer tradimento*
Nel detto anno e mese di Lùglio> dieci galee di Genovesi guel-
fi andarono in Corso in Romania rubando amici e nimici , e
presone tanta roba^ che si stimava trecentomilà fiorini d'oro,
e feciono eompa^oia col cerabi di Sinopia , uno grande ammi-
raglio di Turchia; e corseggiato tutto il mare maggiore, torna-
ti al porto di Sinopia^ per quello ammiraglio nobilemente rice-
vuti, e fatta gran festa e conviti per trarli a terra^ e dato loro
uno ricco desinare, al levare delle tavole gli fece assalire a'suol
l'urchi, e uccidere e prendere, e simigliante le galee e la ro-
ba ch'era in porto; e cosi perderono V avere male acquistato ,
e le persone: che delle dieci galee e di tutta la ciurma non
iscamparono che tre galee; e rimasonvt quaranta e più de'mag-
giori nobili di Genova , e bene millecinquecento ^tri per lo
tradimento del detto Saracino»
CAPITOLO ccxvm.
(hme sanio Tommato ttÀquino f^ eunanùuuio
ia papa
t9èl detto anno 1323, all'uscita di Luglio^ per lo sopraddetto
papa Giovanni e per gli suoi cardinali appo Vignone, fu cano-
nizzato per santo frate Tommaso d' Aquino (a) dell' ordine di
san Domenico, maestro in divinità e in filosofia, e uomo eccel-
lentissimo di tutte scienze, e che più dichiarò le sacre scrittu-
re che uomo che fosse da santo Agostino in qua , il quale vi-
vette al tempo di Cario primo re di Cicilia. E andando lui a
corte di papa al concilio a Leone, si dice, che per uno fislzla-
no del detto re, per veleno gli mise in confetti , il fece mori-
re , credendone piacere al re Carlo , perocch' eri del lignaggio
(a) V^iii Appendice a.* f33.
Gio. raiani T. Ih 36
^82 GIOTAIfKI TILLAlfl
de'signori d'Aquino suoi ribelli, dubitando che per lo «uo sen-
no e virtù non fosse fatto cardinale; onde fu grande daimnaf-
gio alla chiesa di Dio: mori alla badia di Fossannova in Cam-
pagna. E quando venne alla sua fine, prendendo corpus Domi-
ni, fece questa santa orazione con grande divozione: ào^^fn»-
tium meae redemptionit; ave^ viatieum nuae peregrinationù; ove,
praemium futurae vitae, in euiui manui commendo animam et
spiritum meumi e passò in Cristo.
CAPITOLO CCSUL.
Di grande novitad$ ch'ebbe in Pirenxe per cagione
degli sbanditi^
Nel detto anno e tempo , essendo gli sbanditi di Firenze , i
quali erano stati nell'oste a Prato e a FucecchiOy in isperaua
d* essere ribanditi per la promessa loro fotta e per lo bando
mandato per gli priori , non si trovò via per gtt forti oMsà
che potessono essere ribanditi. Per la qual cosa otto di loro
caporali, ch'erano in Firenze a sicurtà per sollecitare d'essere
ribanditi, veggendo che la loro speranza era fa llita, si ordinare
congiurazione e tradimento nella città col favore di certi no-
bili delle case, ond'erano di quegli isbanditi; e la notte di san-
to Lorenzo, di 10 d'Agosto 1323, vennero alle porte della città
da più parti, in quantità di sessanta a cavallo e più di mille-
cinquecento a pie, con iscuri assai per tagliare la porta che va
verso Fiesole. Sentendosi la sera a tardi la venuta , non per
certo, ma per alcuno indizio, la città fu ad arme e in grande
tremore, dubitandosi il popolo non tanto degli sbanditi di fuo-
ri, che piccolo podere era il loro alla potenza della città, quan-
to di tradimento dentro si facesse per gli grandi. Per la qual
cosa la città si guardò la notte con grande sollecitudine, e per
la buona guardia nullo s'ardi a scuoprire dentro di tradimento.
Gli sbanditi ch'erano di fuori, veggendo la grande guardia e lu-
minare sopra le mura , e che nullo rispondea loro dentro, si
partirono in più parti, e cosi per la grazia di Dio e di messer
santo Lorenzo iscampò la città di Firenze di grande pericolo e
rivoluzione; che di vero si trovò, che doveano correre la città
e ardere in più parti , e rubare e fare micidii in assai buoni
uomini, e abbattere l'uficio de'signori priori e gli ordini delia
LIBRO NONO 2g3
giustizia, che sono contra i nobili, e lutto il pacifico stato della
città sovvertere ; e cominciato per gli sbanditi il male , qaasl
tutti i nobili doveano essere con loro per disfare il popolo. E
cosi si trovò; ma perchè l'opera era grare a pulire^ tanti n'e-
rano colpevoli , si rimase di fare giustizia per non peggiorare
stato^ che Tuna setta e parte del popolo, I quali non reggeano
la citté^ voleano pure che giustizia si facesse^ perchè si volges-
se stato nella città. Quegli che reggeano, perchè scandalo noif
crescesse onde nascesse mutazione nella città, si la passarono il
più temperatamente che poteano. Ed essendo alla fine opposto
per la fama del popolo e per gli più caporali d6*tiobiU, ch*^ a-
vesBono acconsentito alla delta congiura, a messer Amerigo Do-
nati, a messer Tegghia Frescobaldi^ e a messer Lotteringo Gbe-
rardini, (a) ma non si trovò nullo ch'accusasse; ma nel consi-
glio de' priori e del popolo per dicroto convenne ciascuno in
polizze scrivesse, chi gli parca fosse colpevole: trovossi per gli
più i tre cavalieri nomati; che tu nuova legge, e modo. I quali
tre cavalieri dinunziati per lo modo e sorte che detto avemo,
essendo richesti per messer Manno della Branca d'Agobbio, al-
lora podestà , a sicurtà privata di loro persone , comparirò e
confessarono, che sentirono il trattato ma non vi si legare; ma
perchè noi palesarono a' priori, furono condannati ciascuno in
libbre duemila^ e a*confini per sei mesi fuori della città e con-
tado quaranta miglia. Per molti si lodò di passarla per questo
mezzo per non crescere scandalo nella città; e per molti si bia-
simò, che giustizia non si fece de^ detti e di molti nobili , che
si dicea che v*aveano colpa alla detta congiurazione. £ per
questa novità, e per fortificare II popolo^ a di 27 d'Agosto 1323
si diedono cinquantasei pennoni della 'nsegna delle compagnie,
tre per gonfalone e tali quattro, e eosi a quegli della setta che
non reggeano come a quegli che reggeano, mischiatamente; e
tutti i popolani a sesto a sesto si congregarono insieme, e pro-
misono d'essere a una concordia alla difensione del popolo; per
la qual cagione poi nacque mutazione in Firenze , e si creò
nuova stato, come innanzi farà menzione.
(o) Vedi Àpp^*DdÌGC o.^ «34
fi84 filOTAHni TIlLAHf
Com$ Coiirìteeio gumtto U eattètta di YaUUtnm H «oHìl
Nel detto anno^ a di 84 d'Agofto, estendo per quegli del
stello di MoDtopoli fatta preda e danno a quegli del castello di
Marti, Castruccio signore di Lucca a richiesta de' Pisani mandò
trecento cavalieri, e fece guastare le vigne di Montopoli e dò
che v'era scampalo, ch'egli non avea guasto quando vi fii a <k
sto ; e simigliante feciono a Castelfranco e a quello di santa
Croce sania niuno contasto o soccorso delle masnade de'FliH
rentini, eh* evano in maggiore quantità di cavalieri in Valdar-
no , onde ita grande vergogna a'Fiorentini E tutto ci4 avventa
per le divisioni della cittA.
GAPÌT014O cacD.
Come qu0gli i% Bruggia in Fiandra presono e arsono ii forkk
delle Schiuse.
Nel detto anno e mese d'Agosto, essendo quistione tra 'I coni
te di Fiandra e quegli di Bruggia col conte di Namurro suo
zio , il quale tenea la villa e *1 porto delle Schiuse , e quella
terra era mollo cresciuta e moltiplicato per lo buono porto; il
detto conte di Fiandra , ciò fu ii giovane Luis , con quegli di
Bruggia andarono ad oste sopra le dette Schiuse , e per fona
r acquisterò , e ucoisono e presono gente assai » e '1 conte di
Namurro fu preso; e poi rubarono e arsono la dette villa e por
to, che v'avea più di millecinquecento abitenti sanza i foreslien
ri navicanti^
CAPITOLO CGXXn*
DNmo vento pe$$ilenzio$o ehe fu in Italia e in Franerò.
Nel detto anno 13231, all'uscite d'Agosto e all'entrar di Set-
tembre , ita uno vento a favognano , per lo quale ammalarono
di freddo con alquanti di con febbre e dolore di teste la mag-
pùte parte degli nomini e delle femmine in Firenze: e quesU
LIBBO HO!CO t85
peslilenia fti generale per tutte le cittA d'Italia, ma poca gen-
te ne mori; ma in Francia ne morirono asaai,
CAPITOLO GCXXIIL
Come quegli di Bergamo furono eeonfiUi da genie
della Óhieea.
Nel detto anno e mese di Settembre , gente di Bergamo in
boona quantità a cavallo e a pie, vegnendo in servigio di que'di
Milano all' ò6te e assedio eh' era a Monda , per la gente della
Chiesa furono scontrati e sconfitti, e rimasonne tra morti e preg-
ni cinquecento e più.
CAPITOLO CCXXIV*
Come i mereatanii viniziani eeonfissono gPInghUeei in mare.
Nel detto anno e mese di Settembre , essendo partite sette
galee de' Viniziani di Fiandra cariche di mercatanzia , trenta-
quattro cocche d'Inghilesi l'assalirò per rubare, le quali galee
francamente difendendosi, quelle cocche* sconfissono, e preaoii-
pe dieci, e uccisonvi molti Inghilesi (a).
CAPITOLO CGXXV,
Come i Fiorentini perderono U castetto deUa Traffolm
con loro vergogna^
Nel detto anno e mese di Settembre, il castello della Trap-
pola in Valdarno, il quale teneano i Pazzi, si diede a*Fioren->
tini: mandovvisi per lo comune di Firenze gente e guemimen*
to; e stando a sicurtà con mala guardia quegli che v'erano en-
tro, i Pazzi e libertini, per tradimento fu loro data T entrata
del castello, e quanti guelfi vi trovarono in su le letta gli uc-
cisone, in numero più di quaranta gagliardi fanti di Castelfran-
co. Sentendo ciò i Fiorentini, vi mandarono dugento cavalieri e
pedoni assai. Quegli eh' erano nella Trappola per tema m ne
(«} Vedi Appeadics m* i35.
380 GIOTANlfl TtLLAiri
IMirUro, e rabarono il cutello e mlsoaTi fàoc<s e rMiBMNHi mtk
castello di Laaciolina. Ia gente de* Fimmtliil tegoeipdofll > gl&
aMediarone nel detto castello per più giorni; poi i Pani e Dber-
tini con gli Aretini iafonatameiite con pUk di dogento caralleri
e popolo assai vennono al soccorso; per la qnal coaa la gente
de'Fiorentlni sansa attendere se ne partirono dall' a ss ed io ^ e con
grande vergogna se ne tornarono a Firenze.
CAPITOLO GGXXn.
Come U 9€$eùw> tàfxxo Me la eittà di CtuiMo f$r tradimemH^
Nel detto anno, a di 2 d' Ottobre, signoreggiando la tàM di
Castello messer Branca GuelfuccI a gnisa di tiranno , e I pift
de'migliori gnelfi cacciati della terra> certi di quegli che T'era-
no rimasi popolani si feciono trattato col vescovo d*Areiio per
cacdare messer Branca , il qnaie vi mandò trecento uonkii a
cavallo con Tarla tino suo fratello. E' detti traditori gli diedooo
la notte nna delle porte^ e come gli Aretini furono dentro, ce'fi-
gUuoli di Tane da Castello degli Ubaldini e più altri ghibelli-
ni, corsone la terra, e per forza ne cacciarono il detto messer
Branca, (a) ed eziandio tutti quegli guelQ che aveano loro dala
la terra, e ben quattrocento altri goelfl caporali, e in lutto isi
riformò a parte ghibellina. Per la qual cosa i Perugini, e Agob-
bini, e Orbitani , e Sanesi , e Bolognesi , e conti Guidi guelfi
mandarono ciascuno a Firenze loro ambasceria , e in Firenze
fermarono taglia di mille cavalieri , e capitano il marchese da
Valiana per guerreggiare la città di Castello e '1 vescovo d'A-
rezzo. E fermarono compagnia di tremila cavalieri per tre anni
a richesta del capitano della taglia, che '1 terzo e più ne toccò
a' Fiorentini. Piuvicossi la detta compagnia in Firenze in santo
Giovanni a di 31 di Marzo 1323.
CAPITOLO cjcxxvn.
C^me il papa seamunieò Lodovieo di Batiera eleUa imperadon-
Ilei detto anno 1323» a di 8 d'Ottobre, papa Giovanni soprad-
detto appo Vignone in Proenza , in pluvico concestoro diede
(«] Yedi AppeDdiec n."" i36.
lliRO NOKD SS7
Èèìitefiia di ècoitiaiiicazione contra Lodovico dogio di Baviera ,
il quale si dice re de' Romani, pereccb* avea mandato alato di
sua gente a Galeasso Visconti e a* fratelli^ che teneano la cittA
di Milano e più altre città di Lombardia contra la Chiesa, op-
ponendogli, che non gli era licito d'usare l'uficio dello imperio
Infinochè non fosse approvato degno e confermato per la Chie-
sa, dandogli termine tre mesi, ch'egli dovesse avere rinundata
la sua elezione deUo Imperio, e personalmente venuto a scasar-
si di ciò , eh' avea favoreggiati gli eretici e sismatici e ribelli
di santa Chiesa: e privò tutti 1 cherici che al detto Lodovico
dessono consiglio aiuto o favore, se disubbidisse, n quale Lo-
dovico com'ebbe ti detto pcocesso, con savio consiglio appellò
al detto papa o suo successore e al concilio generale , quando
egli fosse alla sedia di san Piero a Roma ; e mandò a corte
grande ambasceria di prelati e d^altri signori scusandosi al pa-
pa, faccende promettere di non essere contra la Chiesa ; onde
gli fu prolungato termine tre altri med, e secondo che aope-
rasse, cosi si procederebbe contra lui.
CAPITOLO CCXXVIIL
D'ufui grand$ Umpesta che fkwd mare magfiare*
Nel detto anno e mese d'Ottobre, fu si grande tempesta nel
mare maggiore di le da Costantinopoli , che bene cento le-
gni grossi vi perirò; onde fu gran danno a*mercatantl di Vine-
gia e di Genova e di Pisa e ancora de'Greci, che molto avere
e «lercatanzia e gente vi si perderò.
CAPITOLO CCXXIX.
Di natité che furano tu Firenze per cagione de^i nfei
e dette eetU.
Nel detto anno, alfuscita d'Ottobre, i priori e gonfaloBieri che
allora erano alla signoria di Firenze, e erano de' maggiori po-
iwlani della città, presono balla di fare priori per lo tempo av-
venire, e feciongli per quarantadue mesi avvenire, e mischla-
roiio della gente che non avea retta la terra dal tempo del
c^nle a Battilolle allora, due in tre per uficio 41 priorato, per
288 ClOTAtÉI iritLAtt
moetrare di racernnuiiare la terra per là novità degù iliMdlti
eh' era itaU l^AgOBto dinanil, e'dettl eletti priori miioiio i boi'
soli ordinati dt trargU di due in due moti i onde poi naofoe
noYiti innanzi ehe finliie Tanno, eoole inddnzi fkrd menilonei
CAPITOLO GGXXX.
Com$ CaitrMceio voUe fiatare Pisa ptr tradimmi9.
Nel detto anno 13^3, à di fl4 d'Ottobre, fi leopene in Ptii
nno tradimento eh' avea ordinato Castracelo stgilore di Lucca
con messer Botto Italepa de^Lanfranclii e con quattro conesla-
bili tedeschi, di fare uccidere il conte Ideri e *1 figUnolo e |iU
altri che reggeano la città, e correre la terra, e darò la tàgmh
ria a Castracelo; per la qoal cosa fa tarlata la teste al detto
messer Batto, e presi i detti conestal>ili, e eaeelata la loro gen«
te; e d'allora innanzi il Conte con quegli die reggeano in Fiis
si palesarono nimici di Castruccio , e feciono dicroto elle chi
l'uccidesse avesse dal comune di Pisa diecimila fiorini d*oro, 6
tratto d'ogni bando. Questo tradimento scoperse uno de'Guidi e
Bonifazio de'Cercbi rubelli di Firenze, che dimoravano in Luc-
ca e in Pisa; e guadagnarne danari da'Pisani.
CAPITOLO ccxxm.
Come la gente della Chiesa ebbano dantio a Carrara
in Lombardia.
Nel detto anno e mese d'Ottobre^ essendo nella villa di Car-
rara nel contado di Blilano trecento cavalieri di quegli della
Chiesa, messer Marco con cinquecento cavalieri di Milano subi-
tamente assali la detta villa; quella poco forte e male fornita,
abbandonata da*spldali della Chiesa, presono e rubarono e ar-
sone con alcuno danno de'nimici, partendosi la gente della Chie-
sa in isconfitta. E poi nel detto anno, a di 12 di Novembre, il
detto messer Marco Visconti con millecinquecento cavalieri ven-
ne air assedio alla rocca e ponte di Basciano In sn il Anna
d'Adda, il quale era molto bene fornito di vittuaglia e di gente
per la Chiesa. Non avendo soccorso da messer Bamondo e dalh
sua gente ch'erano a Gargazzuola, vilmente s'arrenderò, e chi
L1B10 NOlfO M9
dice per aMmeta; clie n'era capitano ano ottevmotitameb E tor-
nalo mesÉer Marco in Milano^ dissensione nacque tra la sua
gente dagli Alamanni di sopra a quegli di sotto^ cioè di Valdf-
reno» per invidia che quegli di Soavia erano più di presso al si-
gnore, e meglio pagati; e ben cinquecento a cavallo se ne par-
tirono, e parte se n' andarono in Alamagna , e parte vennono
nell'oste della Chiesa sotto la bandiera di messer Arrigo di Fian-
dra. Di questo è fatta menzione per la poca fede de* Tedeschi.
CAPITOLO CCXXXU.
Come U popolo militilo di Fiandra ii rubellarono ootiira i nobili,
e distruiiongli.
Nel detto anno e mese di Novembre , il popolo minato del
Franco di Brnggia in Fiandra^ cioè i paesani d'iiltomo a Brug^^*
già , (a) si rubellarono contra i nobili deUa contrada, e fecio*
no uno capitano il quale appellavano il Conticino , e a furore
corsono il paese, e arsono e guastarono tutti i manieri e for-
lezse de'nobili^ e molti ne presono e incarcerare. E la cagione
fu, perché i nobili gli gravavano troppo della taglia ch'aveano
a pagare per la pace al re di Francia; e crebbe tanto la detta
congiura, che contaminarono tutto il paese di Fiandra, e non
ubbidieno il conte di Fiandra loro signore; e alla fine, a di 21
di Febbraio vegnente entrarono in Bruggia per forza coll'aiuto
del popolo minuto di Bruggia, e corsono la terra, e uccisone a
furore molti grandi borgesi, e mutarono lo stato e signoria del-
la terra a loro volontà.
CAPITOLO ccxxxni.
Come Coitrueeio prese Fueeeekio, e incontanente ne fn cacciato
in ieconfitta.
Nel detto anno 1323/ a di 19 di Dicembre, Gastruccio signo-
re di Lucca subitamente con suo isforzo si parti da Locca, e la
notte vegnente venne intorno a Fucecchio per prendere la ter-
ra; e per alcuno di quegli d'entro di piccolo essere Un iamura-
(«) Vedi Appenrfiec n.® 137. ' \
Gio. Villani T. Ih 37
290 QIOTA?riCI TILtAWÌ
ta una piccola postterla, la quale era In luogo aotltarìo preaio
alla rocca^ e per quella entraro molti di sua fante di Gaatnw-
ciò, che noD furono sentiti, perchè plorea ^Tersamente, e Ca>
strucclo In persona v'entrò con più di centocinquanta uomini a
cavallo e cinquecento a piò. B combattendo la notte la terra
e* presene una parte, e prese la rocca che v'aveano comlndata
a fare 1 Fiorentini, salvo la torre; e credendosi avere vinta la
terra, e già n'avea scritto a Lucca, quegli ti Fucecclilo fedono
la notte cenni di fuoco per soccorso alle castella vicine, ov'era
la guemigione de'soldati de'Plorentlnli per gli quali cenni soc-
corso vi venne delle masnade fiorentine, ch'erano a Santacroce,
e a Castelfranco , e a Samminiato, e vegnente 11 giorno, vigo-
rosamente combatterò con Castrucclo e sua gente, 11 quale era
abbarrato alle bocche delle vie d' In su la piazza, e per Ibm
gli sconfissone e cacciarono della terra; e '1 detto Gastmedo Ih
fedito nel volto , e a grande pena scampò, e pM vi rlmasono
morti e presi In quantità di centocinquanta uomini tm a ea-
vallo e a pleite, e quasi tutti I loro cavalli ch'aveano condotti
dentro vi rlmasono, perchè si ftigglrono a pie; e se fbasono sta-
ti seguiti, era finita la guerra castruccina a'Fiorentlid. Grande
allegrezza n*ebbe in Firenze, perocché al cominclamento avea-
no la terra per perduta, e più bandiere di Castrucclo e de'sooi
conestabill co*cavalli presi ne vennono a Firenze.
CAPITOLO CCXXXIV.
D'uno grande miracolo ch'apparve in Proenxa.
Nel detto anno 1323, il giorno dell'Epifìinia, apparve in Proen-
za in una terra e' ha nome Alesta uno spirito d' uno uomo di
quella terra, il quale di poco era morto, e con sentore quando
venia scortamente parlando, dicendo grandi cose e meraviglio-
se dell'altra vita e delle pene di purgatorio; e 'l priore de*frati
predicatori, uomo di santa vita, con più de'suoi fìrati e con più
di cento buoni uomini della terra il venne a disaminare e a
scongiurare, recando seco privatamente corpus Domini, per te-
ma non fosse spirito maligno e fittizio , il quale incontanente
conobbe, e confessò quello essere vero Iddio, dicendo al priore:
Tu hai teeo H Salvatore dd mondo ,- e per la virtù di Cristo ,
ftlBmO HOMO Mi
flcoogiurandolo^ più aecrete cose ditte, e jQpme per raiolo e oie-
rili del detto priore e mioì frali tosto avrebbe requia eleraale.
CAPITOLO GCXXXV.
Come U vticato d^ Arezzo ebbe e preee la rocca di Capreee.
Nel detto anno, a di 7 di Gennaio, il yescoto d'Areno ebbe
la rocca di Caprese (a) del conte da Romena, alla quale era
alato ad assedio più di Ire mesi; e per lo detto conte e per gli
Fiorentini fa lardi soccorsa^ onde al detto vescoYO crebbe podere
di più di cinquecento fedeU di Valdicaprese, cb*erano tutti guelfi.
CAPITOLO CCXXXVI.
Gme gli ueeiti di Piacenza furono econfiiti dàUa genie
della (^ie^.
Nel detto anno, di 10 di Gennaio, messer ManCredi di Landa
uscito di Piacenza, cbe tenea castello Aquaro, con dugento ca-
valieri e gente a piò venne verso il borgo a Sandonnino per
levare preda e mercatanzia eh' andava a Piacenza : sentendosi
in Piacenza, quattrocento cavalieri di quegli del legato caval-
carono centra loro, e tra Firenzuola e Sandonnino gli sconfis-
Mmo, e gran parte ne furono presi e menati in Piacenza.
CAPITOLO ccxxxvn.
Come % Pieani furono eeonfitti in Sardigna dallo 'nfante d'Araona.
Nel detto anno 1323, all'uscita di Gennaio, i Pisani fèciono
un'annata di cinquantadue tra galee e uscieri, con cinquecento
cavalieri Ira Tedeschi e Italiani, e con duemila balestrieri pi-
sani, ond*era capitano messer Manfredi figliuolo del conte Nie-
ri naturale, e si partirono di Pisa a di 5i5 di Gennaio, per an-
dare in Sardigna per soccorrere Villadichiesa, ch'era assediala
da don Anftis figliuolo del re d'Araona , il quale era in su la
Sardigna per conquistarla , come addietro ò Usila menzione. E
(a) Vedi AppcaiÌM n.^ i3g.
292 GlOVAimi VILLAHI
per contrtdlo tempo sogglonid la detta armata al porto di Lan-
gone in Elba infine a di 13 di Febbraio, e in Sardigna arriva-
reno a di 25 di Febbraio a capo di terra nel golfo di Calieri,
e trovarono che Villadichièia, s'era rendala al detto don Anfos
a di 7 di Febbraio, il quale v'era stato ad assedio otto mesi ^
e venuto era con saa oste ad assediare GastenodicastròL'I Pisa-
ni scesi in terra con loro oste andando verso Castello, e la
gente di Castello venieno per congiugnersi con loro , a di 29
di Febbraio s' afnrontarono a battaglia col detto don AbAb , e
combattendo aspramente , alla fine la gente de' Pisani 'fimnio
sconfitti e morto il loro capitano e degli altri, e morirne aasal
de'Tedeschi a cavallo: la maggior parte de'Pisanl che poco ras-
sono alla battaglia si fuggirono in Castellodicastro. E dopo la
detta sconfitta e perdita, le galee di don Anfus, ch'erano nel
porto di Castello incatenate per contradiare il porto e la scesa
a' Pisani, si scatenare e vennono contro all'armata dè^ Pisani;
quegli incontanente si misono alla ftrga, e lasciarono tutti I lo-
ro legni grossi carichi di vittuaglia e d'arnese d'oste, i quali
furono presi dalle galee de' Raonesi. E ciò fatto , il detto don
Anfus puose r assedio per terra e per mare a Castellodicastro.
Per questa sconfitta e perdita di Villadichiesa fu grande abbas-
samento de*Pisani^ che più di dugentomila fiorini d'oro costava
9\k loro la detta guerra, onde rimasono in male stato e in gran-
de discordia dentro per le sette che v*erano nella città, e con
grande sospetto di Castruccio ch'era loro contradio, e allegato
col re d'Araona.
CAPITALO GCXXXVIII.
Come i Fiorentini mandarono in Francia per cavalieri.
Nel detto anno, del mese di Gennaio, i Fiorentini mandaro-
no in Francia ambasciadori per cinquecento cavalieri france-
schi, che venissono al soldo del detto comune.
CAPITOLO GCXXXIX.
Come messer Ramando di Cardona fu sconfitto da quegli
di Milano 9 e preso.
Nel delio anno, a di 29 dì Febbraio, messer Ramondo di Car-
dona capitano dell* oste delia Chiesa in Lombardia si parti da
LIBIO IfOlfO 393
Monda con mille eavalieri e con gente a piò aiaai, e Tenne a
prese il castello e '1 ponte di Vavri in sul fiume d'Adda. Ga-
leasso e Marco Visconti incontanente vi cavalcarono da Ula-
no con dodici centinaia di cavalieri tedeschi e popolo asaal a
pie , e misonsi air assedio del detto castello di Vavri. Messer
Ramondo non essendo fornito di vittuaglla usci fuori al campo
colla saa gente, e affinon tossi a battaglia con quegli di' Milano,
la quale fu aspra e forte. Alla fine per soperchio di gente il
detto messer Ramondo coireste della Chiesa furono sconfitti, e
preso il detto messer Ramondo e più altri conestabili, intra'qua-
li due di quegli che v' erano per lo comune di Firenze vi ri-
masono, e menati presi in Milano; messer - Simonino di messer
Guidotto della Torre , uomo di gran valore , annegò nel fiume
d'Adda, e più altra buona gente vi rimasono presi e morti; e
messer Arrigo di Fiandra vi fu preso y ma riscattossi da' Tede-
schi che l'aveano, e con loro insieme e con gli altri eh' erano
scampati della battaglia ne venne in Mencia. E poi il detto
messer Ramondo essendo preso in Milano colle guardie , del
mese di Novembre scampò e venne a Mencia (a).
CAPITOLO GCXL.
Comt il vicario del re Ruberto fu cacciato da' Pistoiesi.
Nel detto anno 1323, di 3 di Marzo, tornando a Pistoia per
patti il vicario del re Ruberto , che n' era stato cacciato, con
trenta a cavallo della masnada del conte Novello, per gli Pisto-
iesi fu assalito e sconfitto sotto a Tizzano, e fottagU grande ver-
gogna; e ciò fu opera di messer Filippo Tedici, che volea per
tirannia signoreggiare la terra.
CAPITOLO GGXLl.
Come i Tartari di Gazzeria corsono Grecia.
Nel detto anno, del mese di Febbraio, il Tartaro della Gaz-
zeria e Russia con esercito di trecento migliaia d'uomini a ca-
vallo vennono in Grecia infino a Costantinopoli e più qua più
(a) Vedi Appendice n^ iSg.
5194 oioTAimi ▼iLLim
gioniate, contamando e goattniHla ciò che inuaiiil ti t t m wnn •
dimorarvi infino all'Aprile Tegnente oeo frtnde eonanmaiioBe
e distrmione de'Gred d'avere e di penoiie, che plA di
cinquanta migliaia di persone» tra'mortl, e' ne menanao in
maggio. Alla fine per difètto di Titloaglia per Ione e di lem
Bilame furono coitretti a dipartirai, e tornarono in loro
Per questo avveniniento ancora ai moitn il flagello di Mo a
coloro che non sono sool amici, che gli Hi peraegnitare a'pey*
glori di loro. E non ai maravigli chi leggeri di tanta fBaatlli
di gente a cavallo $ perocché ciascuno Tartaro va a oavaBo»
eloro cavalli smio piccidi e senza ferri e con (i) bretUna aa»>
sa freno, e la loro pastura è d'erbaggio e di strana aan» Ha-
da; e' detti Tartari vivono di pesce e carne mal coda, eoa pò*
co pane^ e di latte di loro bestiame, che ne* loro eaercHi ma-
nano grandissima moltitudine; e sempro stanno a campi
in cittadi e in castelli o ville diitano^ ae non aono ffik
CAPITOLO CCXLn.
Come papa Giotanni ancora fece processo contro l^deitù^
di Baviera*
Nel detto anno, a di 22 del mese di Marzo , papa Giovanni
ventesimo secondo appo Vignone fece e piuvicó nuovi processi
centra Lodovico dogio di Baviera eletto re de* Romani, per ca-
gione deiraiuto dato a' Visconti di Milano centra la Chiesa , e
scomunicoUo se personalmente non venisse alla sua misericor-
dia in fra tre mesi appresso , e ordinò perdono di croce, per-
donando colpa e pena chi andasse o mandasse per tempo d'uno
anno al servigio della Chiesa in Lombardia centra I Visconti
signori che teneano MHano.
(i) ireiimci v. •• le redÌDÌ del eavallch Queita foM è plattotlo rara
«be no iboIm tra gli antichi ; ma è rìna«ta tra noi sei diaiiaativo lr«^
tcUaf ohe aoo è nel VocaiMlario, tclibcne sia mitatÌMinia nel parlar fi-
miliare, poiché breiteUe si appellano quelle atriaoe di paMio, o di pelle,
che ai adattaao per reggere i calauni.
Lilio NONO 995
CAPITOLO GCXLDI.
C§m$ roiU di MOamo H partì daWaueUo di Mancia
con hra danna.
Nell'anno 1S24, a di 38 del mese di Mano» eatendo 11 glfno-
ve di Ifilano Galeasso Visconti a oste a Monda, e per più ^or-
ni data tattaglla alla terra , qaegll eh* erano per la Chiesa In
Monda , ond* era capitano messer Arrigo di Fiandra , uscirono
fuori a combattere le toni e altri Ingegni de* nlmlcl^ e quegH
per forza di battaglia arsono e presono con gran danno di qne-
gli dell'oste. Per la quaV cosa tutta Toste si ritrasse daU' asse-
dio della terra per Ispazlo d'uno miglio e plù^ lasciando 11 cam-
pò con gran danno di loro; poi appresso a due di si pariirono
e ritomai*ono In Mtanò. E Intra V altre cagioni , perocché '1
campo della detta oste, che v^era per lo eletto di su detto re
de' Romani, per lettere del suo signore per non fare centra la
Chiesa si parila e tomossl con sue genti in Alamagna.
CAPITOLO CGXUV.
Come i Perugini cotFaiuta deTTaecani ebbano la eiUd
di Spuhto.
Nel detto anno , a di 9 d'Aprile , essendo la cittA di Spuleto
assediata per gli Perugini e per lo duca di Spuleto che v^era
p&t la Chiesa^ per due anni e più ^ e avevavl intomo quattor*
dici battifoni, per tale modo Ta^eano afflitta e distretta di Tlt-
tuaglia, che s'arrenderono liberamente alla Chiesa e al comune
di Perugia sanza nullo patto salve le persone (a) ; e I primi
per palli che entrarono nella città , acciocché non si corresse
né guastasse , furono i cavalieri eh' erano nella detta oste del
comune di Firenze e quelli di Siena^ ch'erano dugentoclnquan-
ta, i quali guarentirono la terra ; poi v' entrarono i Perugini
«ansa nullo malificio fare; e riformarono la terra a loro rigno-
ria in parte guelfa , e siccome terlra loro distrettuale , e come
loro sudditi.
(«) Vfdi Appendice n.® i^o.
296 GIOTAHNI TILLAHI
CAPITOLO
► HI
Di eerti ordini faiti in Firmxé cantra fU amammiii ddU ionm€,
e di trarre di bando i$banditu
Nel detto anno 1324, del meie d'Aprile, artiitii ftirona IME
in Firenze, i qoali léctono molti capitoli e fortt ordini eontra i
diBordinati ornamenti delle donne di Fireme. Pedono decretd
cli*ogni isbandito potesse uscire di bando pagando certa piccola
cosa al comune , e rimanendo il bando al suo nimico , talTo i
rubelli, e quegli cbe furono condannati per la venuta ch'atea-
no natia alle porte l'Agosto dinanzi per essere ribandltL Non
lù per gli più lodato il decreto , perocchò la città non era in
bisogno né iscadimento, cb' e' bisognasse ribandire i maUlittorL
Ma fecesi per la promessa fatta loro nèll' oste a Prato , come
dinanzi si Itece menzione.
CAPITOLO CGXLVI*
Come il papa scomunicò il veeeovo d'Arezzo.
Nel detto anno, di 12 d'Aprile, papa Giovanni appo Vignone^
in piuvico concestoro scomunicd e privò il vescovo d'Arezzo ,
ch'era di quegli della casa da Pietramala d*Arezzo, a condizio-
ne, se infra due mesi non avesse fatta rislituire la città di Ca-
stello nel primo stato a parte di Chiesa e guelfa^ e lasciata la
signoria temporale d'Arezzo , e venuto personalmente in sua
presenza in fra tre mesi; la qual cosa non attenne^ e rimase io
contumacia della Chiesa (a).
CAPITOLO CCXLVIL
Cóme il eonte Novello prece Carmignano.
Nel detto anno , a di 21 d'Aprile , il conte Novello capitano
di guerra de*Fiorentini colla sua gente e usciti di Pistoia guel-
fi subitamente prese Carmignano^ salvo la rocca , sanza saputa
(a) Vedi Appendice d.^ i4>*
LiUfto soso 29?
de'FioreDtini; e per vendetta deU*oiita che que' che teneano Pi»
stola feciono al vicario del re e alla sua ^nte^ e' non si volea
partire se non avesse la rocca. Per questa cagione Gastfuoclo
signore di Lucca, a richesta dell* abate da Pacciano che tetiea
Pistoia, venne a Serravalle con cinquecento cavalieri; e accen-
do segni di volere rendere Pistoia a Castruccio> i Fiorentini
feciono partire il conte da Garmignano per tema e gelosia di
Pistoia, e perchè il conte avea fatta Timpresa sansa loro saputa.
CAPITOLO GCXLVin.
Come U re dt Francia venne in Proenxa per frocaetiate
d'esiere imperadwre.
Nel detto anno e mese d'Aprile , Carlo re di Francia venne
In Tolosana colla reina sua moglie , figliuola che fu d*Arrigo
imperadore , e col re Giovanni di Boemia suo cognato , e più
baroni e signori; e per gli più si credette che venisse al papa
a Vignone per farsi eleggere imperadore. Torneasi addietro in
Francia, e tornando, la detta reina mori sopra partorire , ella
e la creatura; e per gli più si disse, ch'avvenne perch*egli Ta-
vea tolta per moglie vivendo la sua prima , ond* è fatta men
tiene.
CAPITOLO GCXLIX.
Come il re Ruberto $i partì di corte di papa e andonne
a Napoli.
Nel detto anno e mese, il fé Ruberto si parti da .corte di pa-
pa e di Proenza con cinquantasei tra galee e uscieri e trecen-
to cavalieri, e arrivò in Genova di 22 d'Aprile , e in Genova
dimorò più giorni, e per gli Genovesi gli fu fatto grande ono-
re, e cresciuta la signoria di Genova per sei anni, oltre al pri-
mo termine gli s' erano dati. Poi rassettata la terra a sua si-
gnoria si parti di Genova del mese di Maggio, e puose a Porto
pisano, e fece uno cavaliere di casa i Bardi di Firenze, e da'Pi-
sani ebl>e grandi presenti e onore, e poi si tornò a Napoli colla
moglie del duca suo figliuolo, la quale era figliuola di messer
Carlo di Valos di Francia, e a grande onore la sposò a Napoli.
Gio. ViUani T. IL 3S
298 GIOVAHIII ttLLA?ri
CAPITOLO GGL.
Comi genie di Milano furono teonfUti da maser Arrigo
di Fiandra.
Nel detto anno, a di 28 d*ApriIe , enendo partito ék MObdo
mesaer Vercellino Visconti con trecento cavalieri e cìnqueeen-
to pedoni, e presa la villa di Decimo, e quella intendea d'affor-
zare acciocché yittuaglia non entrasae in Moncia, menar Arri-
go di Fiandra si parti di Moncia con cinquecento cavalieri , e
subitamente sorprese la detta gente di Milano e scoofiaie^ e po-
clii ne camparono, che non tossono morti o presi.
CAPITOLO CGLL
Come i Pieani furono eeonfitH un'altra volta in Sardigum.
Nel detto anno, all'entrante di Maggio, i Pisani ch^erano in
Castellodicastro, con tutta loro cavalleria e Tedeschi, uscirono
un'altra volta fuori a battaglia con don Anfus figliuolo del re
d*Araona, i quali furono sconfìtti, e tra morii e presi più di
trecento cavalieri; il rimanente si fuggirono in Castello; e pò
chi di appresso il rimanente delle galee e tutto il navile de*Pi-
sani si partirono di Sardigna e tornarono a Pisa^ per tema di
venticinque galee sottili , che '1 re d'Araona avea mandate in
Sardigna in aiuto a don Anfus suo figliuolo , onde i Pisani ri-
masono in Sardigna disperati d' ogni salute. Nel detto anno , a
di 9 di Maggio , scurò la luna in gran parte in sulla sera nei
segno dello Scorpione.
CAPITOLO CCLIL
Come gente di Castruecio ricevettono danno a Castelfranco.
Nel detto anno , a di 22 di Maggio , vegnendo la gente di
Castruecio signore di Lucca a Castelfranco in quantità di cen-
tocinquanta a cavallo^ i soldati de' Fiorentini intorno di cento-
venti a cavallo uscirono di Castelfranco, e vigorosamente s'af-
frontarono insieme; e durò la battaglia per più di tre ore, cho
LIBRO IV OPTO 299
poco avea vantaggio dalF uno all' altro. Alla fine sopravvenne
da Facecchio in soccorso de' soldati di Firenze della gente del
conte Novello intorno di cento cavalieri. Per la qual cosa i sol-
dati di Lucca si misono in rotta^ e rimasonne morti dieci a ca-
vallo. Della gente del conte trascorsero tra' nemici Porcelletto
d'Arti e uno suo compagno^ e tanto andarono innanzi, che fu-
rono presi da'nemici.
CAPITOLO ccxni.
Come i Fiorentini meindarono aiuto a'Perugini sopra la eiUà
di Castello.
Nel detto anno, a di 28 di Maggio, i Fiorentini mandarono
a Perugia per fare guerra alla città di Castello (a) la parte
loro della taglia, che furono trecentoquaranta cavalieri soldati,
onde fu capitano messer Amerigo de' Donati ; e simigliante fe-
ciono i Sanesi^ e*Bolognesi, e l'altre città che tennono alla ta-
glia, che furono mille cavalieri.
CAPITOLO CCLIV.
Come il eonte Novello si tornò a Napoli.
Nel detto anno, in calen di Giugno, il conte Novello, ch'era
a soldo de' Fiorentini con dugento cavalieri , si tornò con sua
gente a Napoli, e poco onore e meno ventura di guerra ebbe
in uno anno che dimorò al servigio de' Fiorentini e capitano
di guerra.
CAPITOLO CCLV.
Come U dogio d'Osterich e quello di Chiarentana passarono
in Lombardia eonira messer Cane.
Nel detto anno, all'entrante di Giugno, il dogio di Chiaren-
tana , e il duca Otto d' Osterich con molti altri baroni , e con
più di seimila cavalieri con più di dodicimila cavalli e con ar-
(a) Vedi AppcnJioe n.^ §4^.
300 GIOTAURI TILLAllf
cieri ongarl vennooo nella Marca di Trerigl e a Padova , per
Are guerra a messer Cane della Scala aigoore A Teraia» per
cagione che tenea Vicenza e molle castella de' Padovaid ; e i
Padovani s'erano dati al doglo di Chiarentana. Ed erano tanta
gente e si disordinata, die distmggeano amici e niodd, e per
gl'Italiani erano dilaniati BartMinicciii. Meastf Cane prima con
grande paura del detto esordio e poi con gran semw ai riten-»
ne alle fortezze , e tenne trattati co' detti Tedeschi mmmoMì
più tempo in isperanza di lare i loro comandamenti^ por modo
che a loro fàlU vittoaglia , e cominciò mortalili in loro naie $
per la qoal cosa fedone triegna con messer Cane, e per
neta che diede a*consiglieri de*detti aignori, infine aDa
te Pasqua di Risorresso, e tornarsi fai loro paese con p e g giora^
mento dello stato de'Padovani e Trevigiani , e (1) aaaltamanlii
del detto messer Cane^
CAPITOLO GGLVI*
Detta ff qa^àezza ed edificMione ddla eiiià di Ftrensm^
alle nuoffe cerchia e mura.
Nel. detto anno 132.4, si stanziarono per lo comune di Fi-
renze e si comindarono i barbacani alle mura nuove della cit-
te di Firenze, a fargli a costa alle dette mura e al di luori
de' fossi; e siroigliante s'ordind? che in ogni dugento braccia di
moro avesse e si facesse una torre alta quaranta braccia e lar-
ga bracda quattordici, per fortezza e bellezza della detta citli
E acciocché sempre sia memoria della grandezza della detta
citte, e ad altre genti che non fossono stati di Firenze che ve^
dessono questa Cronica, si faremo menzione ordinata della edi-
ficazione delle dette mura, e la misura come furono diligente^
mente misurate ad istanzia di noi autore , essendo per lo co-
mune uGciale sopra le mura (a). Prima in su la fronte di le*
vanto di costa al fiume d'Amo dalla parte di settentrione, ove
(i) asaitamenio; è lo sletso ohe esalUnento ; po»U 1' « io prinàplo
per la #, per maggior faciliU di pronuoiia, «fuggriKlosi coti Tiiiooplro
delle due e. Su quatto tcarabiainento dell' a per la e abbUi» parlato al-
trofc.
(a) Vedi Appendiee n.® i4a. /
LIBRO KOHO 301
sono le ciiuioe sestora della citU, si ha una lorre alta sessanta
braccia fondata sopra una pila di ponte ordinato a ivi edifica-
re, il quale si dee chiamare il ponte reale. Dipresso a quella
torre a novanta braccia si ha una porta con una torre alta ot-
tanta braccia, che si chiama porta reale, e chi la chiama por-
ta di santo Francesco, perchè è dietro alla chiesa de' frati mi-
nori. Dalla detta porta reale a quattrocentoquarantadoe braccia
una torre in mezzo, si ha poi un' altra grossa torre alta simi-
gliantemente sessanta braccia e larga braccia ventidue, con
una porta, che si chiama porta guelfa* Dalla detta porta con-
seguendo la detta frontiera e linea di muro a trecentotianta-
quattro braccia, un'altra torre in mezzo, e poi si ha una torre
di simile altezza con una porta chiamata della Croce , ovvero
di santo Ambrogio, porta mastra, onde si va in Casentino. Dalla
detta porta conseguendo la delta frontiera di levante, si ha sei-
centotrenta braccia , infra le quali ha tre torri infine a una
grossa torre con cinque faccio alta sessanta braccia, sanza por-»
ta; ivi fa 11 muro gombito, ovvero angolo, e si mostra verso tra-
montana , e da quella torre chiamata la Guardia del Massaio
alla porta detta fiesolana, e chi la chiama da Pinti, che si
guarda in verso Fiesole, con una simigliante torre alta sessanta
braccia, si ha di misura braccia novecentoventicinque, e cinque
torri. E dalla detta porta e torre fiesolana a un' altra torre e
porta detta per nome de'Servi sante Marie, per uno munistero
de'frati cosi chiamato, si ha braccia seicento, con una torre in
mezzo. Dalla detta porta e torre de'Servi conseguendo la linea
del muro infino alla mastra porta e torre della porta a san
Gallo, dalla quale esce la strada di Bologna, e di Lombardia, e
quella di Romagna , si ha braccia ottocento quarantadue , e
quattro torri in mezzo. E dalla detta porta fa gombito ovvero
angolo alle dette mura, mostrandosi al segno di maestro; e dal-
la detta porta di san Gallo a quella si dice di Faenza, per uno
monistero di donne ch'è di fuori e si chiamano di Faenza , si
ha braccia milleottocentoquarantotto, e nove torri; e ivi fa gom-
bito il muro e discende al ponente. E dalla detta porta e torre
di Faenza infino a quella che va in Polverosa , si ha braccia
trecentoventi, e una torre in mezzo. E dalla detta porta di Pol-
verosa infino alla porta mastra del Prato d'Ognissanti, onde esce
la strada che va a Prato e a Pistoia e a Lucca , si ha br;iccia
mìllesettanta , e cinque torri in mezzo. E dalla delta porta e
302 GIOVANNI VILLANI
torre del Prato infino a una torre cb* d in su la gora d'Amo ^
ha braccia dogentosettantacinque e una torre in mena E dal!»
detta torre infino alla riva d*Amo, la quale gira 1* isola dalla
gora al fiume cbe si chiama la Sardigna, ordinata di chiudere
di mora, ha braccia da trecentosettanta. E cosi troviamo^ che
il detto 8j[>azio delle cinque sestora della città di Fireue , alle
nuove cerchia di mura, sono colla testa di Sardigna settemila
settecento braccia sanza la larghezza dell'Amo, ch*d da braccia
cinquecento, dalla Sardigna a Verzaia: e hawi nove porle con
torri di sessanta braccia alte^ molto mague, e dascuoa con an-
tiporto, che le quattro sono mastre e le cinque postierle; ed
hawi in tutto torri quarantacinque con quelle delle porte^ mn-
rata la frontiera di Sardigna. E dalla torre della Sardigna so
per la riva d'Arno infine alla torre reale , dove cominciamola
di verso levante, si ha braccia quattromilacinquecento, ch*ò mi-
glio uno e mezzo. Avemo diterminata la cittA di qua dal fiume
d'Arno; diremo appresso del sesto d' oltrarno , che per se è di
grandezza e potenza come un'altra buona cittade, e seguiremo
il primo trattato. E trovammo, che dalla torre della Sardigna,
ch'è in su la riva d'Arno dalla parte di ponente, infino dall'al-
tra riva d'Arno dalla contrada detta Verzaia , V ampiezza del
fiume d'Arno si é braccia trecentocinquanta. Bene non è la det-
ta torre della Sardigna appunto allo *ncontro alla torre delle
mora d'oltrarno^ ch'é fondata in sul fiume d'Arno^ perocché la
lunghezza del sesto d'oltrarno, il quale è murato, non é tanto
quanto quello delle cinque sestora, anzi è più addietro da ... •
braccia; ma la ritondità della città e circuito pigliamo solamente
alla latitudine del fiume d'Arno , come avemo detto di sopra ,
braccia trecentocinquanta.
CAPITOLO CCLVII.
Àncora delV edificazione delle mura d'oltrarno.
Nel detto anno si cominciò il muro in su la riva d'Amo dal-
la coscia del ponte alla Carraia oltrarno andando insino a Ver»
zaia, ove si fece una torre fondata in sul fiume (la detta torre
fece rovinare poi il fiume d'Arno per uno diluvio), ove fa capo
il muro che chiude il sesto d' oltrarno ; e da quella torre alla
porta da Verzaia^ ovvero detta di san Friano ^ la quale strada
IIBRO NONO 303
va a Pisa, si ha braccia di muro dugentocinquanta^ e una torre
in mezzo. E dalla detta porta andando al diritto verso mezzo-
giorno infino a una torre a cinque facce, ove fa canto, ovvero
angolo, il detto muro y si ha braccia seicento e torri cinque ,
computando la detta porta e la delta torre coir altre. E dalla
detta torre si volge il muro verso il segno di scilocco assai bi-
storto e male ordinato , e con più gomiti ; e ciò si prese per
fretta, e fondossi in su' fossi sanza addirizzarsi, ed havvi di mi-
sura infine alla porta Romana, ovvero detta di san Piero Gat-
lolìno, braccia milledugentoclnquanta, e torri nove. E per mela
via dinanzi alla chiesa di Camaldoli , si ha una postierla con
torre; e quella porta Romana è molto magna, e alta braccia....,
ed é in su la strada che va a Siena e a Roma. E dalla detta
porta andando al diritto , quasi verso levante verso la villa di
Bogole, salendo al poggio in fino a una torre a cinque iiacce ,
che fa canto alle mura , ha braccia millecinquecento , e torri
dieci. E dalla detta torre andando le mura su per Bogole infi-
no alla vecchia torre e porta di san Giorgio al poggio, che va
in Arcetri, si ha braccia quattrocento, e torri ... E poi dalla
detta porta di san Giorgio seguono le mura vecchie fatte al
tempo de'ghibellini, scendendo verso levante alla postierla che
va a san Miniato, si ha braccia mille, e torri. E poi seguono
le mura di sopra del borgo di san Niccolò infino allo 'ncontro
della torre reale di qua dall'Arno, ove dee essere una ricca por-
ta , le quali mura sono di spazio di braccia da settecentocin-
quanta, con torri..., quando fieno compiute, dalla porta di san
Miniato a quella di fuori dal borgo di san Niccolò ; sicché la
parte d'oltrarno, si ha tre porte mastre e tre postierle e... tor-
ri; e poi la larghezza del fiume d'Arno dal detto luogo allo'n-
contro della torre fondata sopra la pila del ponte reale di qua
dalFArno, si ha braccia treccntoquaranta: e in questo spazio è
stanziato uno ponte. Sicché raccogliendo le dette misure, sono
in somma braccia.... che sono da cinque miglia di misura. E
tanto gira la citte dentro , cioè le mura sanza i fossi e le vie
di fuori; che braccia trentaclnque sono larghi i fossi di qua da
Arno, e trenta quelli di là da Arno, e la via di fuori braccia
sedici, e altrettanto quella dentro , e le mura di qua dalFArno
grosse braccia tre e mezzo, sanza i barbacani, e alte braccia
venti co'merli, e quelle d'oltrarno grosse pur braccia tre, sanza
i barbacani; ma aggiunsevi per ammenda gli arconcelli al cor-
30i titOtAflKI tltLÀkl
ridoio dt sopra. E cosi gira la nostra cittA di Fireaie niiglii
quattordici, e dngentoclnqiianla braccia; che le tremila braccia
alla nostra misura fanno uno mi|^ Fnossl ragionare girl cin-
que miglia al di fuori; ma rimase dentro assai del yolo di ca*
samentl con più orti e giardini. La l a r g he m e croce iella dét-
ta città fticemmo misurare , e trovammo , che daDa porta alla
Croce ovvero di santo Ambrogio , ch'è da levante > Inlno alla
porta del Prato d*Ognissantl In sul Mngnone ch*è dal ponente,
andando per la via diritta onde si corre 11 palio # ha braccia
quattromilatrecéntodnqnanta, e dalla porta di san Oafla In sol
Mugnone ch*d di verso tramontana , fallino alla porta B o mam
di san Piero Gattoltno oltrarno , ch'è dal menoglonlo » al ha
braccia cfaiquemlla; e dalla sopraddetta porta alla Croce a Gef-
go infino a meno mercato vecchio, si ha da braccia ttmmUk*
dogento; e dal detto mercato tnflno alla porta del Prato dXlgÉb*
santi, si ha quasi altrettante; e daDa porta di san Gallo IbIbo
in Mercato vecchio ha braccia duemila dugento , e dalla peiU
Bomana di san Piero Gattolino in Mercato vecchio si ha da brac-
cia duemilaottocento ; sicché mostra , che '1 punto della croce
e del centro del giro della cittade si ha in su la Cali mala, qua-
si ov*è oggi la casa de^consoli dell'arte della lana, ch*è tra Ca*
limala e la piazza e loggia d' Orto san Michèle. La detta città
di Firenze ha sopra il fiume d*Arno quattro ponti di pietra:
quello si chiama Rubaconte ^ e il ponte Vecchio , e quello di
santa Trinità, e quello della Carraia, sanza quello ordinalo di
Aire alla fronte di levante detto reale. E nella detta città si ha
da cento chiese , tra cattedrali , e badie , e monisteri e altre
cappelle, dentro alle dette mura; e all'uscita quasi d*ognl por-
ta n'ha una chiesa, o monistero, o spedale. Lasceremo ornai del
sito della cittade di Firenze, ch'assai n^avemo detto, e torne-
remo a nostra materia.
(I4PITOLO CCLVUL
Come genie della Chieia furono econfitli da fueUi
di Milano,
Nel detto anno 1324, a di 8 di Giugno, partendosi della ter-
ra di Mencia in Lombardia messer Passerino della Torre uscito
di Milano , con seicento cavalieri di quegli della Chiesa , per
LIBIO NOlfO 305
andare a...., da inesser Marco Visconti colla gente di Milano fu
assalito e sconfitto j e rimasonne ben dugento a cavaQo , tra
morti e presi, di quegli della Chiesa.
CAPITOLO GGUX.
Come i Pisani fecero pace con V infante d'Àraona
in Sardigna.
Nel detto anno, a di 18 di Giugno , essendo la gente de*?!**
sani strettamente assediati in Gastellodicastro in Sardigna da
don Anfus figliuolo del re d'Araona, come addietro fa menzio-
ne, non possendo più durare, avute due sconfitte, e per difetto
di vittuaglia, s'arrenderono^ e pace feciono per lo comune di
Pisa col detto don Anfus In questo modo : che riconoscieno il
detto re d^Araona per signore e re dell'isola di Sardigna, e pro-
niisongli , che ciò eh' e' Pisani singulari e il comune avessono
possessione in Sardigna, di tenerle da lui e fargline omaggio,
e Gastellodicastro riconoscere da lui, dandogline 1' anno libbre
duemila di genovini d* omaggio, rimanendo la terrà a' Pisani,
ma ciò attenne loro poco appresso, che al tutto volle la signo-
rìa del castello. Ed essendo all' assedio il detto don Anftis di
Gastellodicastro, avea fatta una terra murata e accasata in su
la rìva del porto di Galleri a piò di Gastellodicastro, e popola-
ta di Raonesi e Gatalani, alla quale puose nome Aragonetta, e
chi Bonaria. E per tanlo lasciò loro la terra di Gastello, peroc-
ché nulla persona vi poteva entrare sanza la volontà di quegli
della terra di Raonetta di sul porto. E altri dissero, che come
t Pisani erano (1) a misaglo dentro al castello, cosi e più erano
di fuori i Gatalani per pestilenzia d'infermità e di mortalità, e
però ne prese ogni patto che ne potè avere. Ma con tutto il
danno che '1 detto don Anfus vi sostenesse di perdita di sua
gente, che per corruzione d'aria vi morirono quindicimila e
più Gatalani, egli per forza d'arme e con grande senno e pro-
vedenza vinse e conquìse la detta isola di Sardigna (a) sopra
i Pisani in uno anno; onde tutti gl'Italiani si maravigliarono,
come ciò potea essere^ Partissi di Sardigna il detto don Anfus
(i) erano a misagio ▼. a. disagio, Ved. L nota i. a pftg* a26.
(a) V«di Àpprndio^ o.^ i44'
Giù. Villani T. IL 39
S06 GlOTAIIiri TIlLAiri
a di 16 di Loglio con cinqomtaflel Ira galee e melerl, a tor-
notti in Catalogna» lasciando fbrnite le tNrtene dell' iioliu
CAPITOLO CCLX.
Come U legato Me CaeidU^uaro.
Nel detto anno , a di 8 di Loglio » CasteUaQoaro del eentado
di Piacenza» forte e nobile castello, s'arrendè al legalo cardi*
naie e al comone di Piacenia per difetto di TlIlQagliat e bob
area soccorso. Ebbene messer Manfredi di Landa^ fl qoala 11
tenea, cinquemila fiorini d*oro dal legatoi ed eraTl state Porta
della Chiesa e del cornane di Piacenia pUk tempo alTsssBdlo
CAPrroco Gcaua.
JGome meeeer FUiffo TeiNet di Pitioim toUe la terrm «ITclafi
da Paeeiama tuo mìo*
Nel detto anno, a di 23 di Luglio, messer Filippo de* Tedici
di Pistoia levò a romore la città di Pistoia, e tolse la rignoria
all'abate da Pacciano suo zio , e fecesi chiamare signore per
uno anno. I Fiorentini mandandovi i loro cavalieri, non gli la-
sciò entrare dentro alla terra , ma incontanente riformata la
terra a sua guisa, si rifermd triegua con C'astruccio signore di
Lucca, dandogli Tanno tremila fiorini d* oro di tributo; e que-
sta mutazione della signoria di Pistola per molti si disse che
fu di tacito consenso dell'abate da Pacciano, perchè messer Fi-
lippo potesse meglio fornire i suoi conceputi tradimenti , come
innanzi si farà menzione.
CAPITOLO CCLXn.
Come il re di Francia tolse per moglie la cugina.
Nel detto anno 1324, a di cinque di Luglio, Carlo il giovane
re di Francia sposò e tolse per moglie la figliuola che fu di
messer Luis di Francia , fratello di padre , ma non di madre ,
che fii del re Filippo suo padre, e sua cugina carnale, per di-
spensazione di papa Giovanni; la quale per tutti 1 cristiani fu
LIBIO NONO 30t
tenuta sconcia e laida cosa ^ e ancora vivendo la sua prima
moglie.
GAPrrOLU GGLXm.
Come $% eamineiò guerra in Guascogna tra H re di Francia
e quello d* Inghilterra.
Nel detto tempo, il detto Carlo re di Francia cominciò guerra
in Guascogna centra il re d'Inghilterra, per cagione che la gente
del re di Francia avendo cominciata una bastita, ovvero una
nuova terra^ in su i confini della Guascogna infra le terre del-
la giuridizione del re d'Inghilterra , quegli del paese col balio
del re d'Inghilterra presone la detta bastita, e disfeciono e gua-
staronOy e '1 balio e gli sergenti che v'erano per lo re di Fran*
eia impiccarono in sul detto luogo ; per la quale cosa il re di
Francia sdegnato, vi mandò messer Carlo di Valos suo zio con
più di tremila cavalieri franceschi a fare guerra, e per bisogno
di danari peggiorò la sua buona moneta d' argento quattordici
e più per cento^ e fece medaglie e bianche d' argento a guisa
del re Filippo suo padre , e fece prendere e ricomperare tutti
gl'Italiani che prestavano in suo reame, e (1) fargli finare per
moneta.
GAPITOLU CCLXIV.
Come papa Giovanni ecomunicò Lodovico di Baviera detto re *
de'Romani.
Nel detto anno^ a di 13 di Luglio , papa Giovanni appo Vi-
gnone in Proenza diede l'ultima sentenzia centra Lodovico do*
glo di Baviera eletto re de'Romani, dispognendolo d'ogni bene-
ficio di lezione d' imperio , siccome ribello di santa Chiesa , e
fautore e sostenitore degli eretici di Milano in Lombardia, e di
mastro Gian di Gandone^ e di mastro Marsilio di Padova, gran-
di maestri in natura e astrolagi, ma di certo eretici in più ca-
(i) e JargU Jinare per monetai quìtare, far qaiUnta: e le parole del
letto vogUoo dire: fece far loro per moneta la quitama^ e laieiarii io li-
berU* Altri leggono: finigli per moneia»
308 GIOVAHNI TILLAHI
si; e comandò, che innanxl ealen d'Ottobre piwàmo tome w*
nulo il detto Lodovico peraonalmente dinaosl da lui a mlaarl-
cordia^ e a fare penitenza del mlB&tto, o dal termine Inuuiri
procederà centra lai e aqol beni» ileGOiee icIaniaUco e eretloo.
CAPITOLO GGLXV.
«
Come I Malaieiti da Rimine furono eeanfUH a OfUna.
Nel detto anno, a di 11 d'Agosto» ettendo i signori MalaleiK
da Rimine posti ad oste ad Orbino, e bittt loro sei caTaHerl a
grande onore, e con loro i^no e del cornane da Bimine posti
ad oste ad Orbino, e pognendo nna Ibrteita e battUblle In ss
lino poggetto chiamato CaTalIino presso a Orbino, i ghibellini
della Marca collo sforzo del. vescovo d'Arezzo e di i[iie" della
città di Castello subitamente vi cavalcarono con i^ù di otiocea-
to cavalieri e popolo assai, e per forza presono la detta fortes*
za ancora non compiata, e non A prendeano guardia, e aocaUs-
8ungli e misono in rotta; e rimasonne di qaegli da Rimine in
morti e presi più di settecento, i più pedoni (a).
CAPITOLO CCLXn.
Come i ghibellini di Romagna vollono pigliare Cesena-
Nel detto anno, a di 16 d'Agosto, i ghibellini di Romagna col-
Taiuto di parte della detta gente che levarono il l>atlifolle ad
Orbino, per tradimento entrarono in Cesena. Alla fine, combat-
tendo , da quegli della terra ne furono per forza cacciati con
grande danno di quegli che v'erano entratL
CAPITOLO CCLXVn.
Come il re di Francia si credette essere eletto impereuU^e.
Nel detto anno 1324, essendo il re Carlo di Francia stato in
grande speranza e trattato col papa e con più baroni della Ma-
gna d'essere eletto re dc'Romani per le dissensioni de*due eletti
(a) Vedi Appondiee n^. i45.
LIBIO HOlfO 309
re d'Alamagna, e colla detta speranza parlamento avea ordina-
to a Bari sovr'Alba in Borgogna alle conQni dello 'mperio, ove
dovea essere il re di Boemia suo cognato , e gran parte degli
elettori dello *mperio, e più altri signori e prelati d'Alamagna,
al detto Bari andò con molta di sua baronia , e al giorno no*
mate del detto parlamento del mese di Luglio, al quale parla-
mento nullo de*detti baroni vi venne^ se non il dogio Lupoldro
d'Ostericb. Per la qual cosa il re si tornò in Francia molto
aontato, e con poco onore della detta impresa, veggendo (1) la
diflEalta che gli aveano fatta i baroni delia Magna.
CAPITOLO GCLXVin.
Come messer Carlo di Valos acquistò parte di Guascogna •
Nel detto anno , del mese d'Agosto e d i Settembre , messer
Carlo di Valos eh' era ito coir oste del re di Francia in Gua-
scogna, più terre della Guascogna di sotto ebbe a'suoi coman-
damenti, e la città di Regola ebbe a patti, e fece triegua col-
la gente del re d'Inghilterra sotto trattato d'accordo, e tornossi
in Francia del mese d'Ottobre.
CAPITOLO CCLXIX.
Come % Pistoiesi feciono triegua con Castruccio contra 'l volere
de* Fiorentini.
Nel detto anno, a di 31 d'Agosto, Castruccio signore di Luc-
ca venne con suo isforzo di cavalieri e pedoni nel piano di Pi-
stoia presso alla citte, e poi si puose a campo a pie delle mon-
tagne, e cominciò a fare riporre il castello di Brandelli, e puo-
segli nome Bellosguardo, perchè del luogo si vede non solamen-
te Pistoia , ma Firenze e tutto il piano di Firenze. I Pistoleri
mandarono per soccorso a'Fiorentini, i quali vi cavalcarono po-
polo e cavalieri, ed essendo a Prato, mandarono innanzi di lo-
(i) dtffalta: mancaneoto di parola. Abbiam notato altrove in altro pro-
posito questa voce, e ivi abbiam dello derivare dal ^tthojaiiìn, poiebè
ai trova aver tutti i significati di questo verbo. Neppure in questo luogo
iMcntisce la sua origine.
310 eiOTAimi YILtAHI
ro gente per entrare In Fittola. Mener Fll^o cbe a' era ri-
gnore^ non A fidò che noìlo norentlno entrane nella terra, bm
voleva eh' andastono di ftiorl contro a Gaatmcclo. Per la ipui
cosa i Fiorentini lidegnati, A tomaro in FIrenae aaun aniare
più innanzi; e' Pistoiesi rifermarono la trtegoa eoo CailrMcio
alla sua volontà, e con loro vergogna e ereBClmento di Miolo.
Per lo detto isdegno^ i Fiorentini cercarono uno trattalo ealTa*
bate da Facciano e con ono loro conestaUle goaseonn di* erm
In Pistola alla guardia della terra , e dovea dare a* Flofeattal
una delle porte; ma tutto dò era Inganno e tradiasento. 1 fio-
rentini a di 22 di Settembre, di notte» vi ftdono cavaloare A
loro soldati , e come forono alle porte di Fistola, Il detto eons>
stabile avendo rivelato il trattato al signore di Flsìt«ria» la terra
fu in arme, e fii preso il detto abate dal nipote; e ambaacìado
ri che v' avea del comune di Firense , e lutti i Ftocentliil che
dentro v' erano, furono a gran periglio. Upoaoml il ronaon « e
que'ch* aveano cavalcato d tornarono a Flrenie molto aoondt
CAPITOLO CCLXX.
Come il signore di Milano riprese Monda.
Nel detto anno e mese di Settembre, Galeasso Visconti signore
di Milano con sua gente andò ad oste sopra la terra di Mencia,
la quale si tenea per la Chiesa , ed eravi dentro per capitano
messer Vergiù di Landa con trecento cavalieri e mille pedoni ,
slrignendo la detta terra per modo, che sanza grande scorta e
periglio non si potea fornire. Alla fine per difTalta di vivanda
s'arrendeo a quegli di Milano a patti» se non avessono soccorso
dal legato cardinale in fra dieci di. Il qaale cardinale non aven-
do forza di fargli soccorrere , si renderono salve le persone e
Tavere: a di 10 dL Dicembre nel detto anno, con grande vergogna
della Chiesa e del detto legato, lasciarono Mencia a que* di lOIano.
CAPITOLO CCLXXI.
Come si mutò stato di reggimento in Firenze*
Nel detto anno 1324^ del mese di Settembre , certi caporali
grandi e popolani che reggeano la città di Firenze ( parea che
LIBRO NONO 311
tra loro medesimi avea certi di quelli , che nel reggimento vo-
lessero più che parte, ciò erano detti Serraglini, ch'erano i Borr
doni, e altri loro seguaci ) vennono in divisione; e la maggiore
parte di loro che si teneano migliori popolani^ accostandosi con
quegli che non aveano retto per addietro né ossuti di loro setr
ta, che n' avea alquanti tra' priori; e i loro dodici consiglieri^
che allora erano alla signoria della città , copertamente e con
ordine fatta^ feciono prendere balla a' detti priori e dodici con-
siglieri , a correggere e a riformare a loro volontà la lezione
de' priorati fatti l'anno dinanzi, e quelle lezioni trovando assai
bene fatte, non le mutarono , ma arrosono gente nuova per sei
priorati^ e mischiarsi insieme con gli altri, e mettendovi dell'al-
tra setta che non avea retto^ sotto colore di raccomunare la cit-
tà, e dare parte a'buoni uomini. E conseguendo il detto proces-
so, il seguente priora to> del mese di Novembre seguente, fecio-
no lezione per quarantadue mesi di tutti gli ufici che doveano
venire, si de' gonfalonieri delle compagnie, e simigliante de' do-
dici consiglieri segreti de'prioH, e de'condottieri delle masnade
de'soldati, a trarli all'elezioni, come venieno, di sei in sei me-
si, (1) e mischiarono assai presso eh* ebbene di ciascuna setta,
e misonli in bossoli. E simigliante corressono le lezioni delle ca-
pitudini dell'arti, che ogni anno non iàcessono di loro più ch'una
lezione. E cosi si rinnovelld nuovo stato in Firenze , (a) sanza
ninna novità o pericolo di città, mischiatamente della setta ch'a-
vea retto la città dal tempo del conte a Battifolle in fino allora,
e di quella gente che non avea retto, rimagnendo quegli ch'a-
veano retto in assai buona parte della signoria. Averne di que-
sta mutazione fatta menzione per esempio a quegli che sono a
(i) e mischiarono astai presso eh* ebbene di ciascuna seiia^ e misonli
in hossoU: cioè, che quasi ve n'ebbe di ciatoaiMi tetta» Altrove ti legge:
e mischiarono assai bene, che presero di ciascuna setta. Qaello poi cbe
dice: misonli in bossoli : ?ool dire, che i nomi di qaelli oh' erano tUtt
acelti, gli miion nei vati deilioati a contenere le poliate da ettrartl per
1' eletioni . Oggidì infece di bossolo dieeti busiohtto , Unto nel aenio
che in questo luogo si parla« quanto in qualunque altro senso , quando
questa voce si adopra per vaio. Quindi si dice il bussolotto dei ciechi;
il bussolotto delle limosine; il giuoco dei bussolotti ec. che aoii bossolo
in questo senso non li sente più in bocca di alcuno. Ora la marafiglia
eooie non sia stala la foce bussolotto, così comune, registrata nelVocab*
{a) Tedi Appendice n.® 146.
3i2 QIOVAtlNI VltLAHt
Yenire^ e perché nullo tìy» In isperansa che le eoae tamad e
signorie, spezialniente in Firenze, aMiiano fermo stato, ma aeai*
pre siamo In mutazioni $ che feccendo raglode , la detta aetta
che si creò al tempo del detto conte a Battlfolle , non éooiplè
di durare otto anni interi^ vincendo anoora delle loro o p at a a»*
sai il meglio.
GAPitoLO cajaai.
Come U eommie di Firemt$ itequiOò U emièBo M fawsfaifna.
Nel detto anno , In calen d^ Ottobre, ^arraiidè al oommie di
Firenze 11 castello di LandoHna In Valdarno, per cagkma, da
guerreggiando 11 contado di Valdarno AghinoUb igUnolo di M-
tino Grosso degli libertini con -sua masnada che dimoMifa in
Lanciollna, fti sconfitto e preso da qpiegll di CasteUraneo e di
Loro, e per riarere II detto AgfalndUb , renderono fl detto ca^
stello, e donarne ogni ragione al comune di Firenze , Il quale
avea avuto per retaggio della madre dal conte Alessandro ds
Romena suo zio.
CAPITOLO GCLXXm.
Come in Mugello ei fece una terra»
Nel detto anno e mese d' Ottobre, si cominciò per lo conni*
ne di Firenze a fare una terra nuova in Mugello presso ove fii
Ampinana, e le terre che s'erano racquistate per lo detto co-
mune dai Gonti^ e puosesi nome Vico (a).
CAPITOLO CCLXXIV.
Dell'appello che l'eletto di Baviera fece contro al papa.
Nel detto anno, del mese d'Ottobre, Lodovico di Baviera elet-
to re de'Romani, per cagione del processo e scomunica e pri
vazione che papa Giovanni avea fatta contro a lui , si fece in
Alamagna uno grande parlamento, nel quale si discusó del pro-
(a) Vedi Appendice n.® i47*
LIBRO NONO 313
cesso che '1 papa fatto avea contra lui , come gli facea torto ,
e appellò alia detta sentenzia al concilio generale a Roma, op-
ponendo contra il detto papa trentasei capitoli , come non era
degno papa ; e '1 detto appello mandò del mese di Novembre
alla corle a Vignone; onde il detto papa e tutta la Chiesa eh*
he grande turbazionc.
CAPITOLO CCLXXV.
Come i marchesi da Esti tohono Argenta alla Chiesa.
Nel detto anno, a di 31 d' Ottobre, i marchesi da Esti , che
teneano Ferrara , tolsono la terra d'Argenta in Romagna alla
Chiesa di Roma, sanza fare danno o micidio ninno nella terrà;
CAPITOLO CCLXXYI.
Della venuta de' cavalieri franceschi in Firenze.
Nel detto anno 1324, a di 20 di Novembre, giunsono in Fi-
renze cinquecento cavalieri franceschi, i quali il comune di Fi-
renze avea fatti soldare in Francia, e furono molto bella gente
e nobili, tutti gentili uomini , intra' quali avea più di sessan-
ta (1) cavalieri di corredo. I capitani e conestabili furono : il
(i) cavalieri di corredo: poiché il n. A. parla ti speato delle molte ti^éeìè
dei cavalieri ch'erano a quei tempi; e per etier eatiotl quegli orditoi, i
loro Doni poisoo per a?veotiir« oggidì comparire oteari i noi orediamd
ben fatto il darne in questo luogo un'idea^ aebbene ra?renmò potuto fa-
re un po'prìma. Olire quelli ch'eran detti cavalieri di cabaliate ^ cava»
Iteri d*elmo, e lemplicemente cavalieri, tenta nessuno aggiunto, I quali
lutti non importavano nessun grado d' onore , e non erano ohe sempliei
nomini d'arme a cavallo; noi troviaipo rammentati i cavalieri di corredo^
I cavalieri bagnati , i cavalieri bandereti, i cavalieri d*armef e i cava--
Iteri di scudo.
Cavalieri di corredo: eran cosi detti perchè il giorno che pigliavaiio
ti grado della cavalleria facevasi un gran corredo, cioè un lauto e pub-
blico convito. Che poi gli antichi adoperassero corredo per convito , ai
potrebbe agevolmente con molti passi di autori comprovare; ma basta ve*
dere il Vocabolario. La loro divisa era una veste verdebruna, e una ghir*
landa dorata.
Gio. raiani T. IL M
314 GIOTARHl flLLAiri
sin di Batentino, il bIH di Ciaflgnl, il ilrl dl^prt. Il lirt « Già-
conte, meflser lliles d'Alzano» measer Gvlgilelttio di Noren, mc§*
Ber Gian di Curri, meaaer Uttaso d*Oiiibrlerea, Baotino Lanieri,
messer Prenzlvalle di...., Rinaldo di Fontana, Raolino di Roccia^
forte; e vennono per Lombardia armati e con bandiere lerate.
E messer Passerino signore di Hantova , cbe tenea k dttd di
Modona per parte d'imperio, a richesta deTiorentlnl e Bologne-
si largì il passo per Io contado di Modona presso alia cittì» pa-*
gando certa gabella per caTallo, con tatto cbe per fimn d'ar*
me fossono pasaad, si erano ridottati.
. CAPITOLO GCLXXTir.
Come il legato cardinale eredeiie onere la eitià di LoM,
e furono eeonfitti.
Nel detto anno, a di 8 di Dicembre, sentendo il legalo ttat^
dinaie che la terra di Moncia non si potea tedei^y cercò trat-
tato con certi della città di Lodi, che gli dovessono tradire U
terra , e doveanne avere ottomila fiorini d' oro: fece cavalcare
da Piacenza cavalieri e gente a pie assai, e fu per gli tradito-
Cavalietri bagnati i questi pare prendeiraDo la loro denomiiiaiìciie Uà
una eerimonia che nella loro elezione li pratieaira; eioè, TenÌTan iMgnati
da altri cavalieri in un bagno tolennemente preparalo per lo più in ona
chieia, ma talora anche in una piatza; olire più altre cerioaonie, che ìd
queir occasione eran aolite coitumarii»
Cavalieri bandereti , o della banda: i quali portavano per insegna oot
banda rosta in campo verde. Il nostro Autore, nel cap. 48 di questo li-
bro, racconta l'origine di questi cavalieri in Firenze; che fu alla venata
dell'imperatore Arrigo l'anno i3i3, in queato modo: erano Mtna comfa
gnia di volontà , a una integna campo verde, e banda rosta^ de^pià pre^
giaii donzelli di Firente» E qui si noti, che dontelli si dicevano quei
giovani nobili, i quali erano destinati e si educavano a qualche ordine ca-
valleresco. Questa sorta di cavalleria si sparse in breve per tatta Italia,
e fuori in Francia e in Ispagna , e fu tenuta in gran pregio , e molto
onorata.
Cavalieri tT armei eran quelli che si facevano sul campo di battaglia,
o per accrescere il coraggio, o per rimeritare il valore*
Cavalieri iT onore^ che ai onoravano del titolo di cavaliere o dai prin-
cipi o dai popoli, e all'eleiione erano regalati di ano scudo.
LIBIO IfOHO 3i5
ri rotto del muro della terra , ed entrarono dentro parte della
gente della Chiesa. Sentiti da quegli della città , per forza gli
ruppono e sconfissòno con grande danno di quegli ohe v'erano
entrati, e vergogna della Chiesa.
GGLXXVIII.
Come U papa ieomunieò ehi fweae tontraffart il fiorino d'oro.
Nel detto anno e mese di Dicembre, papa Giovanni fece gran*
di processi e scomunica contra chiunque facesse battere o bat-
tesse fiorini d' oro contraffatti e falsi alla forma di que' di Fi-
renze, perocché per molti signori erano fatti falsificare, com'era
il marchese di Monferrato e Spinoli di Genova. Ma il papa per
sue scomuniche corresse altrui, ma in quesla parte non corresse
se medesimo, che fece fare i fiorini alla lega e conio di quegli
di Firenze , e non v' avea altra differenza, so non che dal lato
della 'mpronta di santo Giovanni diceano le lettere: papa Gio-*
tanni: e per intrasegna , di costa al san Giovanni una mitra
papale, e dal lata del giglio diceano lettere: Sondo Petra et Paulo.
CAPITOLO GGLXXIX.
Come Carmignano si rendè al comune di Firenze,
Nel detto anno, a di 13 di Gennaio» i terrazzani del castello
di Carmignano conoscendo che messer Filippo Tedici tenea Pi-
stoia tirannescamente e a pregiudicio di parte guelfa, si rende-
rono di loro buona volontade a perpetuo al comune di Firenze,
il castello e la rocca e la corte , siccome distrettuali e conta-
dini di Firenze: e furono falli franchi sette anni, e che a loro
guisa chiamassono loro podestà di Firenze che fosse popolano^
pendetti sette anni.
CAPITOLO CGLXXX.
Come il re Ruberto volle esser morto in NapolL
Nel detto anno, del mese di Gennaio, sentendo il re Federi-
go che tenea Cicilia , che '1 re Ruberto e '1 duca suo figliuola
316 Giov.
feceano tt NapMt' grande apparcncblaroonto per fare nrmata pt^t
andare tb CkiUa^ ordinò con assassini calnlnni e (osr.nni , cbr
in NapoU'ioTCWOn» Deridere il re Knberto (a) e 'I duca . e
■neltere fuoco alla lerzana ov'era il navllio; il quale tradimen-
to Bcoperto , gli assassini furono presi e giudicati ad aspra
morie.
■ - 'i ■.•.:.'■''>■ i-.r-.-'i-.i: ■ ■'-. -1 fW^'W.^ !!■
■ '"- ■. ■. - -vnciiir iu ■;-' fF»f"rfi *»■:
Nel detto KtmA 13-24, del mese di Gennaio, meìiser (^annl
fratello del re Bnbcrlo prenze della Monca, ei parli da Brandi-
zio, con TontkiDqDe ^alec armato e allri le^ni , per andare io
ftomaala a racqniriarc il principato della Morea , e arrivando
airisola di CeMeot» e del Giacinto, trovò che 'I conto di Cefa-
Ionia era «tato inorto per uno suo ft'atcllo, d uvea rubcllata rì-
sola. Il pronae per forza d'arme romliattò co'ribclll. e sconfis-
segli e preseli, e le dette isole recò a sua signoria, disertando
i detti ribelli; e poi passò a Chiarenza, e fuvvi ricevuto come
signore a grande onore.
CAPITOU» CCLXXXII-
Come guelti della terra di Bntggia ti rtibellarono,
di conte di Fiandra.
Nel detto anno , del mese di Gennaio , quegli della terra <U
Bruggia In Fiandra con quegli del Franco d' intomo , per ca-
gione delle sette cb'avea II popolo minuto co'grandi bontesl, si
rubellarono al conte Luis di Fiandra ; per la qual cosa tutti i
mercatanti si partirono di Bruggia , e que'di Bruggia faccendo
guerra assediarono nella terra d'Andilwrgo la gente del conte,
e per buono tempo molestando il paese. Alla fine quegli di
Ganto e d'ipro feciono accorda tra quegli di Bruggia e 'I conte
per moneta, a grande vergogna del conte e dc'nobili.
(nj Vedi Appradlce n.* i^S,
LIBEO IVOffO 317
CAPITOLO GCLXXXin.
Com» in Firenzi ebbe mutazione per cagione delle sette.
Nel detto anno^ del mese di Gennaio, essendo per §etta ac-
icusato Bernardo Bordoni e altri suoi compagni all'esecutore del^
la giustìzia, ch*avessono fatta baratteria all'oficio della condot-
ta de'soldati, i suoi compagni comparirono^ e scusarsi ; ma il
detto Bernardo essendo a Carmignano per ambasciadore del co-
mune, il detto esecutore volendolo condannare , e parte dello
uficio de'priori il contastavano, che l'aveano mandato in pruo-
va a Carmigoano, e Chele Bordoni suo fratello col favore e ià-^
miglia de'priori compari alla condannagione^ protestando all'e*^
secutore; zuffst e romore si cominciò tra la famiglia de*priori e
quella dell' esecutore , onde tutta la città quasi romi. Alla fine
1* esecutore il condannò in libbre duemila , e che non avesse
mai uficio ; e forse non sanza giusta cagione ; e pre^ il detto
Chele e più altri loro seguaci , e condannogli grossamente , e
mandogli a' conGni a torto sanza altra ragione , con tutto ne
fossono degni; non per questa cagione, ma per la loro soperchia
arroganza^ eh' erano i più presuntuosi popolani di Firenze , e
avcano guidata la terra assai tempo. Ma per abbattere loro e
la lorp setta^ ch'erano chiamati Serraglini, fu loro fatto piA che
giustizia. E per cagione di ciò, uno che allora era de'priori lo-
ro amico e vicino, che gli aveva favorati, uscito del priorato ,
fa condannato dall'esecutore per contumacia sotto inquisizione
di baratteria in libbre millecinquecento, a torto e sanza ragie*
ne, in abbassamento e disonore dell'uGcio del priorato. E tutto
fu per cagione delle sette, perocché '1 detto esecutore favoreg*
giava coloro ch'erano tornati in istato in comune. Per la qual
cosa Tuficio del detto esecutore, eh' avea nome Pietro Landol-
fo (a) da Roma, montò in tanta audacia e tracotanza, che Tu-
ficio de'priori avea per niente; e tanto crebbe, ch'avrebbe gua-
sta la citta a modo d'uno bargello; e già Tavea follemente co-
minciata , se non che poi ravveduti i buoni popolani che gui-
davano la città, che V opera andava male , vi misono freno , e
feciono decreto, eh' e' priori potcssono privare dello uficio, p<H
(a) Vedi Appendice n.'* i49-
ai8 «lOYAMI TlIikASI
desta, e capitano, e esecutore, che hoq si portaMooo bene; per
la qual cosa il detto esecutore si rltaoDUDie del suo folle loteodl*
meato. Di ciò aTemo fatta menzioue non tanto per lo piocolo
fatto de^fiordoniy quanto per la mutazione che ne segni, e per
le sette di Firenze, e per esempio per l'avTenires perocchò per
la cagione di questa norità al tutto fb atterrata quella ietta
de'SerraglinI, e non fu picoda mutazione tra'popolani di Fbeme.
CAPITOLO GCLXXXIV*
Di mutazioM mona ndla eiM ài Si$nm^
Nel detto anno 1324 , a di i8 di Febbraio » te Stena risane
la censura de'giudici e de'becoari e altri popolani coBira Vm^
ficio de'nove che governavano la città, per rivolgere Jo slaln
della terra, la quaile giura scoperta, ne furono preal ili[i«rt^ n
dicapitati, e molti condannati e fatti ribelUU
CAPITOLO CCLXXXV.
Come Cattrmcdo prese la Sambuca^ e'PUtoUti $*accordarona
co' Fiorentinù
Nel detto anno , a di 25 di Febbraio , Gastruccio signore di
Lucca cavalcò la montala di Pistoia^ e più tenute prese ; e
poi andando al castello della Sambuca^ gli si rendeo, lo quale
era fortissimo castello. Ma per gli più si disse , che fu opera
simulata per lo signore di Pistoia, per quello che ne segui ap-
presso. Kotta la detta triegua per Gastruccio a'PistolesI, manda-
rono a Firenze , e feciono accordo co' Fiorentini , e promisono
d'essere alla guerra co'Fiorentini contra Gastruccio, rimanendo
messer Filippo Tedici signore in Pistoia , con più altri patti ,
promettendo i Fiorentini di rendere loro Garmignano, e di fare
che '1 papa promoverebbe il vescovo di Pistoia in altro bene-
ficiOy ch'era contrario di messer Filippo; e bollono alla guardia
di Pistoia cento cavalieri soldati di quegli di Firenze con ca-
pitano^ cui quegli di Pistoia seppono eleggere. E tutto ciò che
seppono domandare a'Fiorentini ebbono , salvo che domandava
moneta il detto messer Filippo, ed era opera simulata; peroc-
ché grossamente gli fu profferta per gli Fiorentini , laseiaada
L1B10 NOHO S19
la Bignoria , e non la tollono poi dare. I soldati de* Fiorentini
entrarono in Pistoia il di di Risorresso, a di sette d'Aprile, on-
de i Fiorenlini teneodosi poi al sicuro di Pistoia, si troTarono
ingannati^ perocché tutto fu opera di tradimento del detto mes-
ser Filippo Tedici, come innanzi fari menzione.
CAPITOLO CCLXXXVI.
Carne la taglia de* eavaUeri eh' erano a Caetello ca^akaromo eopra
gli Aretini.
Net detto anno, a di 28 di Febbraio^ il capitano della taglia
ch'era sopra la città di Castello^ il qual era messet Ferrante
de' Malatesti d'Arimino , (a) con tutta sua gente càTalcd sopra
Gastiglionearelino, che per tradimento gli si dovea tendere; il
qmale tradimento scoperto, e perduta la speranza, levarono gran
preda, e feciono gran danno e arsione intorno , e per lo con"
tado di Cortona , perchè i Cortonesi erano scesi centra loro.
CAPITOLO CCLXXXVn.
Come si troiiono de'grandi certe echiatte di Firenze.
Nel detto anno, all'entrare di quaresima, si feciono in Firen-
ze arbitri sopra gli ordini e statuti a correggere e fare di nuo-
vo* Intra l'altre cose che feciopo, si trassono del numero de'gran-
di e potenti dieci casati minimi e impotenti di Firenze, e ven-
ticinque schiatte de'nobili di contado, e recargli a popolo. Per
certi fu lodato; ma per molti biasimato, perocché delle schiatte
di popolani possenti e oltraggiosi erano degni di mettere tra'gran'»
di per bene di popolo.
CAPITOLO CCXXXVllfi
Come Àzzo Visconti di Milano prese il borgo san Donninos
Nel detto anno, a di i 5 di Marzo, essendo i Parmigiani e'Pia-'
centini ad assedio ad uno castello che si chiamava Castiglione^
(a) Vedi Appendice n.^ i5o.
320 GIOVANNI VILLANI
s'arrendeo loro a patti. E in quello stante, Azzo flgliaolo di Gà-
leasso signore di Milano, passò il fiume di Po con miUecinqne-
cento cavalieri per soccorrere il detto castello, ma non venne
a tempo; ma in quello trattò d'avere il borgo a san Donnino,
il quale a di 18 di Marzo gli s'arrendeo, e iv' entro si dimorò
colla maggiore parte di sua gente y faccendo grande guerra
a'Piacentini, e alla gente della Chiesa e a*Parmigiani.
CAPITOLO CCLXXXES.
Comt Castruceio volle fare uccidere il eonte Nieri di Pisa.
Nel detto anno 1324, di 20 di Marzo , Gastruccio signore di
Lucca mandò suoi assassini in Pisa per fare uccidere il conte
Nieri e più altri maggiorenti che reggeano la citte, perché non
si voleano tenere a sua lega; 1 quali presi, furono distrutti: on-
de crebbe maggiormente la mala volontà da lui a quegli che
reggeano Pisa.
CAPITOLO CCXG.
Come nuova moneta picciola si fece in Firenze.
Nciranno 1325,^ in calen d'Aprile, si fece in Firenze noova
moneta picciola della lega e peso dell'altra, mutando il conio
con san Giovanni più tango , e '1 giglio mezzo alla francesca
sanza fioretti; perocché 1* altra era molto falsificata. Ma molti
indovinarono^ che non dovea bene avvenire alla città, avendo
levati i fioretti dentro a'glgli, come sempre erano stati.
CAPITOLO CCXCL
Di miracolosa neve che venne in Toscana,
Nel detto anno, a di 11 d'Aprile, in tutta Toscana cadde una
grande neve molto piena , e durò per più di quattro ore; non
si prese nella città, ma di fuori per tutto ; e crcdeltesi eh' a-
vessc guaste tutte le frutta e tutte le vigne ^ e non fece quasi
danno ninno.
Litio ifOffO 321
CAPITOLO ccìxcn.
Come Càétruìceió ordinò tradimento in Firenze.
Nel detto anno 1325 , del mese d'Aprile ^ Gastriiccio sigoof'é
di Lucca sentendo eh' e' Fioretìtìni s' apparecchiavano di fargli
guerra, fece cercare tradimento in Firenze , e in Pistoia, e in
Prato per rompere l'ordine de' Fiorentini, in Firenze per uno
suo famigliare ; eh* era congiunto di Tommaso di Lippaccio di
inesser Lambertuccio Frescobaldi , il quale Tomoiasò cercò di
corrompere le masnade francesche con uiiò messer Cristiano
tnonaco, il qudle il papa ayeà dato a' Franceschi per loro pe-
nitenziere , e eh' egli assolvesse colpa e pena. Questi con uno
eavaliere della bandiera di messer Guiglielmo di Noren segul-^
tono il trattato ; e pronietteano al detto niesser Guiglielmo é
inesser Bfiles d'Alzurro coneslabili^ e degli altri, tornare dà da-
struccio. d quale trattato si sco|terse : e ancora che '1 dettò
Tommaso dòvea rubellare ài comune di Firenze Capraia e Ifon-
telupo. Furono prèsi il detto moriacò, e '1 detto cavaliere: Tom-
ihaso si fuggi. E ritrovato il tradiaiento, ai detto cavaliere fu
tagliato il capo, e '1 detto moiiàco in perpetuale carcere^ e Tom^»
inaso condannato conie traditore , e disfatti i beni suoi, e mes^
fter Guiglielmo di Nored si scusò eh' era nialatò , e disae òhe
hon senti il trattato; nia veramente lie fu colpevole , come iil^
lianzi si scopri. 11 trattato di Pilato era per messef Vita Puglié-
si cavaliere della terra. Scopérsesi, e fùroii^ decapitati, ed egli
e' suoi cacciarono di Prato. A quello di Pistoia diede com^^
inento, come innalzi iàrà inenzione.
GAf^ITÒLO cdLdài^
Come altuno accordò fu tra gli eletti dMa Magna.
Nel detto anno e mese d'Aprile, il dogio di Ratiera eletto ré
fle'Jlomani trattato fece di pace con Federigo dogio d'Ostericb
àimigliante elètto, il quale avea in sua pregione, e èo'suoi fra*
telll sotto certi patti , iiiccendogli rinunziare alla sua lezione
flello 'mperio, salvo che '1 duca Lupoldro suo fratello non volld
acconsentire al détto acéordo, ma s^allegò colla Chiesa e col fé
érto. Villani T. li. 41
322 GIOVANlfl VILLANI
di Francia , e facca ^an guerra al detto eletto di Earieni; e
però non si compiè allora il detto trattato 9 ma poi por certo
modo, come diremo innanzi nel capitolo GGCXVL
CAPITOLO GCXaV.
Come Castruccio iignore di Lucca eHe to città di Fisiaia.
Nel detto anno , domenica mattina anzi il giorno , di 5 di
Maggio 1325 , messer Filippo Tedici' che tenea Pistoia diede
compimento al suo tradimento , che mise in Pistoia Gastmecio
signore di Lucca con tutta sua gente, e corse la terra; e' sol-
dati che v' erano alla guardia per gli Fiorentini, e altri guelfi
della terra che si levarono alla difensione, furono preai e mor-
ti, e tolto loro Tarme e'cayalli. Sentendosi la novella la Firen-
ze, non però al certo che al tutto fosse perduta la terra. Cu-
cendosi per lo comune e popolo una grande festa, che la asat-
tina aveano fatto cavaliere uno Pietro Landolft da Roma eseen-
tore degli ordini della giustizia del popolo^ e Urlinbacca cone-
stabile tedesco^ per loro meriti; ed essendo i priori co'detti ca-
valieri novelli e tutte signorie , e buona parte della migliore
gente di Firenze, a tavola a mangiare nella chiesa di san Piero
Scheraggio, ove si faceva la corte , s' abbatterono le tavole,
ogni gente fu all' arme , e cavalcossi infino a Prato , credendo
che parte della terra si tenesse , per aiutarla ricoverare. Sen-
tendo il vero , come al tutto per lo detto tradimento era per-
duta, si tornarono in Firenze con gran dolore e tema. Di que-
sto tradimento ebbe il detto messer Filippo (a) da Castruccio
diecimila fiorini d' oro ^ e la figliuola del detto Gastruccio per
moglie; e incontanente Castruccio vi fece cominciare a murare
uno grande castello dentro alla città dalla porta Lucchese in
sul prato di Pistoia. E intanto di questa perdita di Pistoia s'eb-
bono a riprendere i Fiorentini, che più volte avrebbono avuta
la signoria della terra dal detto messer Filippo , dandogli la
detta somma di moneta, o meno; ma per certi trattatori fioren-
tini, volendolo ingannare, o della detta moneta per loro pro-
prietà guadagnare, non si compio il trattato; ma trattando più
volte cercarono via, e feciono fare cavalcate infino a Pistoia
{a) Vedi Appendice 0.° i5i.
LliRO FTOIIO 323
per torre 'la terra; onde il detto mesger Filippo con disperato
tradimento si condusse a darla a Castruccio; la qoal cosa fu co-
roinciamento di molti mali e pericoli che ne seguirono a' Fio-
rentini, e a parte guelfa in Toscana. E il di medesimo apparve
in aria due cerchietti congiunti cosi di due colori^ quasi a mo*
do d'arco, apparenti molto, e durarono assai; onde si disse per
molli , che non era sanza grande significaiione di future novi-
tadi.
CAPITOLO GGXCV.
Come messer Ramondo di Cardona venne in Firenze
per capitano di guerra.
Nel detto anno^ il seguente di che si perde Pistoia^ di 6 di
Maggio? in su la terza giunse in Firenze subitamente messer Ra-
mondo di Gardena eletto capitano di guerra per gli Fiorentini,
che venia da corte per mare per la via da Talamone, onde i Fio^
rentini si riconfortare molto; e il di medesimo in sul vespro
giurò Tutlcio in su la piazza di san Giovanni, con grande trion-
fo e parlamento. E incontanente i Fiorentini cavalcarono e puo-
sono assedio ai castello d' Artimino, ch'era de* Pistoiesi , e di
poco tempo rimurato e aiTorzalo per gli Pistoiesi.
CAPITOLO CCXCVI.
€ome il duca di Calavra con grande armata andà
sopra la Cicilia'
Nel detto anno, a di 8 di Maggio 13^5, Carlo duca dì Cala^
vra e figliuolo primogenito del re Ruberto, apparecchiata una
grande armata di centoventi galee e uscieri, e legni di carico
in grande quantità, coi^ duemilacinquecento cavalieri e popolo
grandissimo, si parti di Napoli per andare in Cicilia; ma per
contrario tempo dimorò all' Isola d* Ischia infino a di 22 di
Maggio; poi fatta vela arrivò a Palermo, il di della Pentecosta
di 26 di Maggio, e puose assedio alla detta città di Palermo, e
dievvi più battaglie di di e di notte , e faccende minare delle
mura , ma niente v'acquistò altro che di guastarla intorno, e
dimorovvi all' assedio infino a di 18 di Giugno. Poi partita l'o^
3Si PIOTAMI TILLASI
trecento braccia, dalla iwrte doT'era itala Toile. Rote a cba
pericolosa fòrtnna furono i Palermitani, e o^mie fta eprla la fi-
HciU del doèa. E partito il duca, léce la via per t^rra da Go-
riglione con sua oste, e 1 navilio per man, goaalailda TnpaB
^ tutto il paese d* intorno^ e tutta YaUiasaiBantììfr^pttf Serago-
^ta e Cattania, e poi a di 7 d' Agosto si poose a Mesrina dalla
contrada detta Tavemabianca, infino presso alla dHà a dna art-
glia , guastando tutto sansa riparo q contasto palio. E a di 90
d^ Agosto si parti dell' isola sano e aalvp con tntta sua oste e
payilio, e arrivò in Calavra; e a di....dl....toriid in NapolL
CAPITOLO ccxcvn*
Di iegno ch^^pparve im aria^
Nel detto anno, di 9f di Maggio, dopo 11 soono delle tra, nm
ne uno grandissimo trennioto In FIrenae , ma dorò poep > e la
pera vegnente 32 di Maggio uno grandissimo raggio di vapofi
di i^oco si vide volare sopra la citté^ e chi senti e vide 1 detti
sfegni dubitò di futuro pericolo e novità.
CAPITOLO ccxcvin.
Come t Fiorentini effbono il castello (fÀriimino.
Nel detto anno, di 22 di Maggio^ s' arrendo il castello d' Arr
limino air oste de' Fiorentioi , salve le persone^ vegnendo que-
gli che v' erano dentro presi a Firenze^ che furono dugentosette
tra terrazzani e Pistoiesi: ma poi furono lasciati, e fecionsi ab-
battere le mura e le fortezze, e recossene la campana del co-
mune d' Artimino.
CAPITOLO ccxcn^.
Come la gente 4el marchete d^^ Marca fu ieonpha ad Otmo.
Nel detto anno 1325, a di 30 di Maggio, essendo l'oste del
marchese della Marca intorno di cinquecento cavalieri e popolo
Bte al terzo di rovinarono delle mura di Palermo (o) più i\
(a) Vedi Appendice d.° i52.
LIBIO MONO 2^
grande d' iotonio gaa8ian4o la città d*<Miiio^ quegli di Fermo
e di Fabbriano veouii chiusamente la flotte dipanzi in Osino,
e r oate della Chiesa essendo spartt al guasto^ assaliti da quegli
d'Psimo, furono sconfitti; onde vi rimasono di quegli della
Chiesa più di dug^ntp ^ cayallp, ^ più fii ini|l^ 9 pl^ kfl IPprtl
P presi.
CAPITOLO ecc.
V appareeehiamento dell' o$i0 di^ Fiorentini.
Nel detto anno , a di 8 di Giugno , i Fiorentini ordinaro d|
fare oste sopra Pistoia e contra Castruccio signore di Lucca:
diedono loro indegne d' oste , e pupsonle a san Piero a Mentir
celli. Castmecìo sentendo ciò, non istando ozioso, a di il di
Giugno usci di Pistoia, e venne in sul castellare del Montale, e
quello con ìstudio fece riporre e afforzar^. I Eipreptini sentendo
ciò, mercoledì mattina a di. 12 di Giugno, (éciono cavalcare
messer Ramondo di Cardona oapitanp di guerra con tutti i sol?
dati a Prato, e il giovedì vegnente cavalcarono tutte le caval-r
late di Firenze, e ogni gente, popolo e cavalieri, e amando le
campane del comune: intra 1' altre sonava una campana che fu
già del castello del Montale recata per gli Fiorentini quando
r acquistarono: cominciando a sonare si ruppe; opde per mol-
ti si dubitò di segno di mala fortuna. Ma perchè cresce ma-
teria di grandi cose da' FiorenUni a Castruccio , lascieremo
ogni altra ricordanza d' altre novità di diversi paesi infino che
sia tempo e luogo, per seguire ordinatamente quelle de' Fioren-
tini. E prima faremo menzione dell'ordine dell* oste, cb^ mai
per lo c«omune di Firenze per se proprio non la fece maggiore^
sanza aiutp d* amistà; che della città v^ andarpnp quattrocento
cavalieri di cavallale de' migliori della città, grandi e popolani,
che con loro compagni furono più di cinquecento uomini a ca-
vallo d' arme ben montati, che più di cento erano a grandissi-
mi destrieri. Soldati avea , e vi furono quindici centinaia che
bene seicento erano Franceschi, con più grandi signori e gen-?
tili uomini, e dugento Tedeschi molto buona gente e isprovata,
e dugentotrenta ne avea messer Ramondo di Cardona capitano
^ell^oste tra lui e '1 suo maliscalco, eh' avea nome messer Bornio
41 Borgogna, che i cento ^rano Borgognoni e gli altri Catalani. S
326 GIOYAimi TlttÀlff
oltre a' detti loldati n'avea da goattnapci ^lau iB li «t» Frt É MWi
8chi, e GittMoni, e FtainmlD|lil , e PfOTdttÉU, e HalkÉil, ieeltt
di tutte le masnade Teedde ,'foeld fw taidienu G eÉ U m -pie
ftirono tra eittadint e contadini |^ di (ollididndia HeM
ti; ed eblxmo i Fiorentini la loro oete otteeenlo e pii*
che e padigUoni e tende di panno Uno: e andarano eam mnà
campana in sol carro, al mono della fnale si mntaTa Peile e
s* armava: e non era nvUo tt / ebt non costasse a' g lfl gsi tflni
tremila fiorini d' oro e pia. Ed avea nella detta oste, ti» ett-
tadini e signori forestieri, pia di tréeeslò grandMud teeMeit
di valuta da centocin^pianta fiorini d' oro In su, tutti a lNri|^
e tra ogni cavallo ronzino e somieri pM di sdndla, 9MM ^fm^
gli disir amistadij, che vennono poi.
tioftnu^
' i ¥'
Come PiMfe di^Fiùrentìmi mM « Milote, a espia prasin»
ti pa$9o dMa Cmhekma.
Nel detto anno 1325, lunedi di 17 di Giugno, eosi nobUe o-
ste e cosi fornita, aggiuntivi dtigento cavalieri di Siena, si par-
tirono di Prato , e puosonsi ad Agliana a campo in su qoeHo
di Pistoia, guastandogli intorno da più parti, abbattendo molte
fortezze e eoa gran prede, e mutandosi per sei campi, e il cH
di san Giovanni feciono correre palio di sciamito velluto presso
alla porta di Pistoia. Castniccio essendo dentro alla terra di Pi-
stoia con settecento cavalieri e popolo grandissimo, non s' ardi
a uscire fuori a nullo avvisamento, ma xntendea pure alla guar-
dia della terra. Poi a di 4 di Luglio si puose Toste a Tizza-
no^ e a quello messer Ramondo fece rizzare dificii e cominciare
a cavare da più parti , faccendo vista di volere il castello ; e
cosi stando, a di 9 di Luglio messer Ramondo e 'l suo consiglio
de' capitani dell' oste feciono la notte dinanzi cavalcare il suo
maliscalco con cinquecento cavalieri de' migliori dell* oste a Fn-
cecchio; e acciocché Castruccio non si prendesse guardia , la
notte medesima fece un' altra cavalcata presso a Pistoia , gua-
stando. Giunti i detti cavalieri a Fucecchio con gli usciti di
Lucca ^ ch'erano da centocinquanta a cavallo e a pie assai, e
dell'altre castella di Yaldarno gente assai ^ ond' erano capitani
LIIRO NONO 327
ttiésser Ottaviano Bmnelleschi e inesser Bandino de' Rossi (a) di
Firenze, apparecchiato uno ponte di legname^ la notte vegnente
di furto per loro fu posto in su la Guisciana al passò di Rosa-
iuok), e chiavato; e passati i detti cftvalieri e popolo assai di
là, anzi che quegli di Gappiano e di Ifontefalcone se n* aecor-
gessono. E poi quel di medesimo, di 10 di Luglio, mester Ha-
mondo con tutta V oste subitamente si partirò dair assedio di
Tizzano e valicarono il poggio del monte di sotto , e la sera
medesima furono accampati con gli altri cavalieri prima andati
di là da Guisciana iniorno al castello di Gappiano, che fu uno
bello e provveduto e subito acquisto di guerra, che mai per
forza né per altro modo quel passo non s* era potuto acquistare
per gli Fiorentini. Gastruccio ciò sentendo, e appena creden-
dolo, come stordito si parti di Pistoia con tutti i Pistoiesi , la-
sciando la terra fornita di sua gente, e venne in Valdinievole,
e si puose in su Vivinaia con sua oste; e mandò per soccorso a
Lucca e a Pisa e a tutti i suoi amici, il quale ebbe dal vescovo
d'Arezzo trecento cavalieri, e della Marca e di Romagna du-
gento cavalieri, e di Maremma da' Genti a Santafiore e altri bo-
roncelli ghibellini da centocinquanta; sicché si trovò da quin-
dici centinaia di cavalieri e popolo grandissimo, e in su Vivi-
naia, e Montechiaro, e in luogo detto il Gerruglio s' afforzò , e
ripuose Porciiri, e fece fare uno fosso dal poggio al padule, e
steccare e guardare con molta sollecitudine di di e di notte. Ma
da' Pisani nullo aiuto ebbe, perchè il conte Meri e quegli che
reggeano la terra si teneano suoi nimici, per quello eh' egli a-
vea operato centra loro.
CAPITOLO cccn.
Come t Fiorentini ebbono Cappiano e '/ ponie^
e poi Montefalcone.
I Fiorentini essendo ad oste a Gappiano , a di 13 di Luglio
s* arrenderono a loro le torri e '1 ponte da Gappiano , eh' era
molto forte; e a di 19 di Luglio s' arrendè Gappiano, salve le
persone, per tema di cave e di dificii. E a di 21 di Luglio si
puose r oste a Montefalcone , e a di 29 di Luglio s' arrendè a
(d) Vedi Appeadice n.** i53.
328 «lòtiifirt tliXAKt
patti , Btlfe Ì6 penone. Bnendo 1 Fionniiiil In tlilork , HÈtl
fll amici mandarono loccono: t Saneri oltre a' dnfento primi
cavalieri , mandanmo altri dogento eavalieri e eetcenlo bale-
strieri, e cento cavalieri dèHe caie cittadine di Siena, e c$e«lo
soldati: Perugia tra doe volte dngmtdMisantà cavalieri t Bolo-
gna dogento caval:eri i Ciamérino clngoanta cavalieri i AgMM
cinquanta cavalieri s Grosseto trenta iSatallerl: Mo n te p al ri aiid
quaranta càvAtieri: it coàte Assarrlano da tìdnsl quiBdicI cavi-
Iteri: CnAk Qùaraùta cavalieri. Saiigimignanò qèaraUa cafva-
lierì: Satiiminiat6 qtiarania cla¥alleri: YÒIferra traik tevaHeH:
t'aenza e Imola cento cavalieri tra due mandate: quelli éa Lo-
gitano qtiiMici cavalieri e gente i pie: 1 conti a BaltilUle vetttì
cavalieri e cinquecento petenls è gtt usciti di Locca arno pU
di cento «àvàUeH^ è gU usciti di Pistola ia veutiàfllttia: *-
thè roste de^ Fiòi^ntini ttéim in plA diit^niila oavaBefL fl
Htrovarono a di 3 d^ Agosto, die fa ptiosoDO ad asaedlo ad Al^
topascio^ il quale èra molto Ibrte di mura e torri, é Ikml e ilBe>
òatì. Bene avveiinè all'oste de^VÌoMltiilt peitìMadm^ d^B psr
io dimoro cb' aveano fatto iii liti la Guisciana , molti n' ammS'<
iarono e molti ne morii'oDo , pure de* più cari cittadini di Fi-
renze è altri forestieri assai, onde V oste aifietM>ll mioìto. Stando
i'oste ad Altopascio^ Castruccio fece cercare e rinnovare il trat-
tato è tradimento nell* oste de* Florentìdi co' dOé conestalrifi
iìraiMièsciii i ciò (ù Riesser Miles d' Alztnrro e meàtìet Guigliefaatf
di Nored d' Arièse polveri cavalieri, il quale tradimento si sco-
perse essendo malato il detto messer Miles^ e vegnendo a morte;
e fu preso per messer Raniondo il détto fhesser GuigUelnio, ma
per tema degli altri Fraitcesclii noii fd giustiziato ^ ma datogli
commiato: faccendo vista d^ andare a Napoli al re' , da McMite^
liulciano per Marémma si tortiò dalla parte di Castruccio, e poi
iécé molto di male a' fiorentini. Ed essendo àncora 1^ oste ad
Altopascio, Castruccio fece cavalcare dà Pistoia dugento de' suoi
cavalieri e pedoni in sui contado di Prato , e in su quello dì
Firenze inftno a Lecolè a di 10 d' Agosto^ àrdendo e guastandé
sansa niuno contasto , levando grande preda. E poi a di 83 di
Agosto fece fare un' altra cavalcata in su Carmignano di cento-'
cinquanta cavalieri e mille pedoni, credendo prendere la terra
é fare levare 1' oste d' Altopascio; e già entrati nella vinta, al-
quanti Fiorentini con quegli di Campi e di Gangalandi e'godfi
di Carmignaiio vi cavalcarono , e co' cavàliéfri ÀMoffneri eb' e-
ttBlO ROlfO '829
rano In Firenze, e sconflMongli, e bene qualtrocentodncpianta
ne ftirono morti e presi assai, onde V oste di Gastrocelo molto
isMgottlo.
CAPITOLO cccin.
Come il eatiello d*Àltopa$eio i'arrendè a'FiorétMnù
Sentendo quegli di Altopascio la rotta da Carmlgnano, e es-
sendo di loro assai malati, e vegneudo tra loro a riotti^ dentro,
s! s* arrenderono a' Fiorentini a di 25 d*Ag06to 1325 , salve le
persone, che v'avea dentro cinquecento fanti, e fornito per due
anni. Preso Altopascio, nell' oste de' Fiorentini e ancora in Fi-
renze ebl>e contasto ad andare più innanzi o di tornare all'as*
sedio a santa Maria a Monte, e in questo (1) bistentaro , e rì-
stettono ad Altopascio, poi clie l^ebl>ono, infino a di 9 di Set*
tembre, con grande spendio e scemamento dell' oste de'Fioren-
tini, si per molti infermi che v'avea, e a' più era rincresciuto
l'osteggiare si lungamente, e d'altra parte per la baratteria che
messer Ramondo facea al suo maliscalco , di dare parola per
danari a chi ri volea partire dell'oste, onde molto scemò l'oste
de' Fiorentini; e 1 detto messer Ramondo non v' avea la metA
di sua gente. Di questi difetti accorgendosi i saVi^ e di Piren-
le e eh' erano nell' oste capitani , com' era impossibile di pas-
sare verso Lucca per le fortezze e ripari di Castruccio, consi-
gliavano che '1 porsi a santa Maria a Monte ^ e l' afforzare II
eampo, e avvicendare 1 cittadini e'forestierl, « di fermo era 11
migliore , e sanza guari indugio 9* avea il castello per difetto
d'infermità che v' era stata dentro. Altri dttadidi grandi e po-
polani che menavano messer Ramondo e l'oste a loro guisa (cM
fti per loro presunzione e vanagloria) si fermarono s' andasse
infino a Lucca, anzi che l' oste tornasse In Firenze ; e cosi ri
prese partito del plggiore; e il detto di 9 di Settembre ri parti
d'Altopascio, e per arrota al primo fello ri puosono alla badia
a Poizevere in sul pantano di Sesto, die ri poteano porre alla
•
(i) hùtÉnunw qiMfto verbo bisieniare, oltre al ligoifieato firoprio ohe
gli li dà nel Vooabolarioy di MUntare, H&rt in ditagio, ne ha pare on
altro aMtaforleo» eioè, di trattenerti con iincerfesM» »$Hàm strpertt rlfol-
vere o muovere a fire una cosa, il ohe rilrimeiitl diesel armeggit'^*
Gio. rutani T. Il 42
330 GIOTAXKI TILtAKI
piaggia tra Vivinaia e Porcari, e a?eaBo rotte Toati de^nemld,
e conqalflo Gastraccio ; ma a cut IHo iruole male gli toglie il
senno. E con questo crebbe giusta cagione, che m ei a c r Bamon-
do con quegli caporali florentini cbe '1 guidavano per modo di
setta, si credea essere siguore di Firenie, e non volendo porre
l*oste a santa Maria a Monte, né cavalcare e porre Toale come
potea in sul poggio , per quisticml eh' avea mosse m' Fiorentini
di volere balia cosi nella citti^ tornato lai, come nell* oste, con-
dusse se e r oste de* Fiorentini a pericolo e gran vergogan e
daromaggio, come appresso ikrà meniioiie.
CAPITOLO GCGIV.
Come i Fiorentini furono teonfUli ad MtofOMeio
da Coitruceio»
Gastroccio d'altra parte , con tutto che l*oste de* Fiorentini
fosse aflOebolitat egli medesimo e la sua oste era mancata mol-
to, si per infermiti , e si per lunga dura , e che gli fallia lo
spendio , che appena si potea rimediare; tuttavia come franco
duca ritenea la sua oste con molto affanno in isperanza , te-
gnendo guemiti e afforzati tutti i poggi di Vivinaia e Monte-
chiaro, e Gerruglio , e Porcari, poi infino al pantano di Sesto,
acciocché Toste de'Fiorentini non potesse valicare a Lucca. Ma
dottandosi ancora che per se non potesse durare, e ancora ce-
noscendo che Toste deTiorentini era condotta in luogo dov'egli
avea Tavvantaggio del combattere, s'avesse avuto di più gente,
si mandò al capitano di Milano messer Galeasso che gli man-
dasse il figliuolo Azzo con gente ch'era nel borgo a san Don-
nino , e mandogli diecimila fiorini d' oro , promettendogli più
moneta. Il quale Azzo con comandamento del padre s'apparec-
chiò di venire con ottocento cavalieri, e per diffalta del legato
e delToste della Ghiesa, ch'erano a oste a san Donn ino, che gli
lasciarono partire , e ebbe danari il maliscalco del legato , si
parti colla detta gente per venire a Lucca, e messer Passerino
signore di Mantova e di Modena gline mandò dugento cavalie-
ri, sicché subito soccorso e aiuto ebbe di mille cavalieri tede-
schi e oltramontani
LIBEO NONO 331
CAPITOLO CCCV.
Di quella medesimo.
Essendo V oste a Pozzevere , messer Ramondo volendo am-
mendare il fallo che si fece di dovere porre V oste in su la
piaggia tra Montechiaro e Porcari, raddoppiò il fallo sopra follo,
che mandandovi il suo maliscalco e messer Urlinbacca Tedesco,
forse con cento cavalieri con gli spianatori» per fare spianare,
a di li Settembre, di lungi all'oste più d'uno miglio, Castruc-
cio che era al disopra del poggio, ordinatamente mandò gente
in più schiere per partite, a cominciare a' detti goardatori de-
gli spianatori badalucco, ed egli poi con tutta sua gente e schie«
re fatte si calò giù alla valle. Cominciato il badalucco si co-
minciò a ingrossare, che dell' oste de' Fiorentini vi trassono di
volontà sanza ordine più di dogento cavi.lieri , tra Franceschi»
e Tedeschi, e Fiorentini, de*migliori dell'oste, e simigliante di
quegli di Gasthiocio , e fu la più bella e ritenuta batlaglietta
che fosse anche in Toscana, che durò per ispazio di parecchie
ore, e più di quattro volte fu rotta V una parte e l'altra, ran-
nodandosi e tornando alla battaglia a modo di torniamentoj e
la gente de' Fiorentini , che erano pochi più di trecento a ca-
vallo , sostennero e ripinsono quegli di Gastruccio , che erano
più di seicento; e aveasi la sera la vittoria per gli Fiorentini,
se messer Ramondo avesse mandata più gente in aiuto a' suoi,
o colle schiere grosse fosse mosso contro a'nemici; ma condus-
sele in capo del piano, che v' avea uno fosso con piccolo spa •
zio di spianato, per modo che bene comodamente le schiere
fatte non poteano sanza spartirsi valicare , e con periglio. r4a-
struccio che per lo vantaggio del poggio vedea tutto , pinse
colla sua schiera centra i Fiorentini , e fu sostenuto e ripinto
gran pezzo, e scavallato in persona, e fedito egli e più de'suol,
per virtù de'buoni cavalieri, ch'erano dall'altra parte; ma alla
fine tra per lo soperchio di gente, e perchè s' annottava, que'
de*Fiorentini si ritrassono alle schiere loro, ma si vi rimasono
di loro da quaranta cavalieri tra morti e presi pure de'miglio-
rl. In tra* quali fu messer Urlinbacca cavaliere tedesco preso
con dodici di sua bandiera, e messer Francesco BruneHeschl ca-
valiere novello, e Giovanni di messer Rosso della Tosa, e de'Pran-
332 GIOTARHI TILLAHI
ceschi^ e molti fediti nel volto. E simigUante di qoegii di Ca-
stniccio ne furono morti aeud , ma non però preal 9 perocché
Castmccio alla fine soprastette In luogo ove fii la ba t t agl ia; ma
più di cento cavalli de'suol vuoti tornarono nel campo deTio-
rentini, perocchò tennono al fuggire tatti al piano, B la aera
ritratti Fona oste e Taltra^ infine a notte stettono schiarati da*
acuno trombando appetto l'mio dell'altro, p^ sostenere IVmora
del campo; ma la notte diparti, e ciascuno tome alla aoa Jogw
gè. Ma di certo dal giorno innami qne* dell' cete de* VIonbUbI
non fioirono coraggiosi né avvolontati di combattere, cobo era*
no in prima, per diliàlta di qoeUa mala condotta, « per 16 dan-
no che rlcevettono; e Castracelo, come qoegli die non donila^
avendo presa baldanza di qoella cotanta vittoria ch'avea aro*
ta, e attendendo sao soccorso e alato di Lombardia , e cono*
scendo il male ^to ove i Fiorentini erano accampati, eoo sagacia
inganno fece tenere in filsi trattati measer Ramondo e *l «sa
consiglio con più di quelle castella di Valdinlevole , per ftegil
Indugiare che non si partissono e levassono il campo, eoae lal<
to di erano infestati si da Firenze e da' savi delf*ÒBte, che co*
nosoevano il male luogo^ ov'erano accampati; e tra che fte tem*
pò piovoso, e lo 'nganno de' trattati, gli venne fatto suo intea-
dimentot
CAPITOLO CGGVL
Di quella materia medesima.
Come que' dell' oste de' Fiorentini sentirono che Azio ^scoali
con sua gente era venuto di Lombardia in aiuto a Castruccio,
eh' erano ottocento cavalieri tedeschi , e quegli di messer Ra-
mondo , domenica mattina di 22 di Settembre si levarono da
campo dalla badia a Pozzevere schierati e ordinati, e puosonsi
ad Altopascio dal lato di qua , che agiatamente potea venirne
l'oste di qua da Guisciana, o almeno si fossono posti in au Gai-
lena , erano signori del combattere a loro volontà ; ristettono
ad Altopascio per fornirlo. Castruccio, che non ne stava ozioso,
veggendo l'oste de' Fiorentini levata per tema e paura, la do-
menica medesima venne in Lucca per sollecitare Azio che ca»
valcasse con sua gente, e a tutte le belle donne di Lucca colla
moglie insieme il fece pregare: egli per riposarsi, e che vcdea
LIBIO HOMO 333
la moneta che gli fu promessa^ non si volea partire di Lucca»
onde Gastruccio con grande fatica (1) Taccivi, tra di danari a
di promesse di mercatanti di seimila fiorini d'oro^ e promisegU
di cavalcare lunedi mattina. Gastruccio lasciò la donna sua col-
l'altre donne che '1 sollicitassono, ed egli la domenica a notte
ritornò in sua oste, che gran paura avea che l'oste de'Fioren"*
tini si partissono sanza battaglia, reggendo suo vantaggio. Il lu-
nedi BMttina Toste de' Fiorentini si levò e misonsi in ischiere,
ed erano rimasi intorno di duemila cavalieri e non più » per
gU malati e partiti dell*oste, e gente a piò da ottomila, e tutti
ad agio si poteano partire e venire a Gallena; ma per arrogan*
fa si misono a roteare colle schiere loro verso V oste di Ga-
struccio trombando e drappellando richeggendo di battaglia. Ga-
struccio incontanente con sua oste armata, ch'era con millequat-
trocento cavalieri , cominciò a scendere il poggio e tenere a
badalucco i Fiorentini, tanto che Azzo con sua gente venisse ; ^
e cosi gli venne fatto , che in suli' ora di terza Azzo giunse
colla sua gente; incontanente che fa venuto si calarono di Vi-
vinaia al piano alla battaglia , i quali furono da duemilatre*
cento cavalieri in tutto que'delToste di Gastruccio; nui il pò*
polo suo lasciò al poggio > che pochi ne scesono al piano alla
battaglia. L'oste de'Fiorentini molto bene ordinata in ischiere
s'affrontarono con T oste di Gastruccio, e una piccola schiera
deTranceschi e de'Fiorentini e d'altri intomo di centocinquanta
a cavallo, ch'erano al dinanzi alla schiera de'feditori, fedirono
vigorosamente, e trapassarono le schiere d'Azzo. Gli altri fedi«
tori ch'erano ordinati, ch'erano da settecento, ond'era guida-
tore messer Bornio maiiscalco di messer Ramondo , reggendo
cominciata la battaglia , non resse , ma incontanente volse la
sua bandiera. Gli altri dell' oste veggendo volgere le 'nsegne
de'feditori, sbigottiti, incominciarono a temere, e parte a fìig*
gire: che se messer Ramondo colla schiera grossa avesse ancora
pinto dietro a'primi feditori , avea vinta la battaglia; ma stan*
do fermo , e la gente per la mala vista del maRscalco comin*
eiando a fuggire, prima furono da'nimici assaliti che dessono
oolpo, ma parvono storditi e ammaliati; ma il popolo a piò co-
minciaro a sostenere francamente , ma la cavalleria non resse
IPMbì niente, e cosi in poca d'ora che durò l'assalto furono roti}
(i) Paccm: lo provfiile: asiUlisiimo pretto gii aaiichi.
334 6I0TA1IVI riLLAKI
e sconfitti: («) e ciò fa 11 Imedl tu n la aiMU, a il 9S « 8eC-
temlNre i3S5. La quale «confitta A eerlo il dhM, che 1 dalla
Bornio auOiioalco per tradioMnto ordliiato ti odie prtaM m taf
gire che a fMIre i e eid d trorA , cà* e|^ ara stato caTÉllava
per mano di metser Galeano Viwontt padre del dalla Ana, a
stalo lunfaaiente a* suol loldt ; e coinè tome In Ffrenn »• aal
non si lasciò trovare , ami si parti di naseoiOb U de— ■■gglu
de' mortt ali* aff'rontata prioia fti pleeolo, per lo poeo lagian
che fece Toste deTiorenttnl, au poi alla ftaga ne AsroDO muM
e presi assai , perocché Castracelo mandò Ineonlananin U^smi
gente a prendere 11 ponte a Gapplano» Il fnala
per qne'che v'erano dentro In so la torri* fti
de i FiorenUnl e loro amistà che ftigglanOi rieevettooo
danno di morti e di prigioni, che non feelono nella knlia^hi
Rimasoone morti in tutto da. •• tra a eavallo 9 che Itan ana f^
chi, e a pie, che non furono ventlclnqne delle cavnllaln il n-
renze: mortt e presi ne ftirono In tolto Intorno dL it • IntraT^
li fu messer Ramondo di Gardena ea]dtano délPoilay • 1
lo, e più haroni franceschi, che alquanto ressono 1A battaglia ;
cbbevi da quaranta de'migliori di Firenze grandi e popolani a
cavallo, e da cinquanta oltramontani buona gente e di rinomo»
la maggior parte cavalieri, e da venti uomini di rinomo d*al*
tre terre di Toscana. Tutti gli altri scamparono , chi per una
via e chi per altra; ma il campo e la salmeria di tende e ar*
nesi quasi tutti si perderò; e pochi di appresso s'arrendè il ca*
stello di Cappiano e quello di Hontefalcone; e poi a di 6 d'Ot-
tobre s'arrendè Altopasclo; e andarne pregioni a Lucca, ch'e-
rano più di cinquecento; ed era fornito per più tempo, e fior-
tissimo. E cosi in poca d*ora si mutò la fallace fortuna a* Fio*
rentini , che in prima con falso viso di felicità gli avea lusin-
gati in tanta pompa e vittoria. Ha di certo fu giudlclo di Bio
per soperchi peccati, d'abbattere tanta superbia potenaa^ e cosi
nobile cavalleria e valente popolo , come Airono alla prima I
Fiorentini nella detta oste, per più vili di loro sconfitU; e cori
non è d'avere speranza in forza umana altro che nel plaeere e
volontà di Dio e la sua disposizione. Lasceremo al presenta al*
quanto delle sequele e avversità che per la detta sccmfitta av<>
vennero a'Fiorentini, perchè n'è di necessità, per trattare dal*>
(a) Vedi AppcDdioe o.^ i54«
LTÌIKO NONO 335
r altre Doviià sUte infra '1 detto tempo per l'universo mondo
In più parti; e raccontate quelle, torneremo a nostra materia»
In seguire delle storie e fatti de' Fiorentini, ch'assai ne cresce
nateria di dire.
CAPITOLO CGGVIL
Come a Cartona fU riititmito il f^escotado.
Nel detto anno 13S5^ del mese di Giugno^ papa Giovanni con
soo concestoro rendè il vescovado suo alla cittA di Cortona^ (a)
che lungamente era Vacato, perch'aveano morto il loro vescovo
anticamente , e sottomiselo al vescovado d' Arezzo: e ciò fatto
per afliebolire la grandezza del vescovo d'Arezzo, che bene il
terzo di suo vescovado gli scemò , e fé cene vescovo uno degli
libertini. Per la qual cosa il vescovo d' Arezzo fece in Arezzo
abbattere le case degli libertini^ e Hontuozzi loro castello, on-
de gli libertini rubellarono al vescovo Laterino, e di loro ven-
nono a Firenze per allegarsi co'Fiorentini; ma come fu la scon-
fitta» s'accordarono col vescovo, e renderono Laterino.
CAPITOLO CCCVUI.
€bme ti legato del papa fece fare oste al borgo a san Donnino.
Nel detto anno, all' uscita di Giugno, il legato del papa che
era in Lombardia coli' oste della Chiesa e aiuto de' Piacentini
e Parmigiani , vennono ad oste sopra il borgo a san Donnino
con duemilacinquecento cavalieri e popolo assale il quale s' era
rubellato, ed eravi dentro Azzo Visconti con grande cavalleria
di ribelli di santa Chiesa, e distrinselo si, che poco v'aveano
a mangiare. La lega de' ribelli , cioè messer Cane della Scala
signore di Verona, e messer Passerino signore di Mantova e di
Modona, e' marchesi d' Esti da Ferrara, si raunarono a Modona
bene millecinquecento cavalieri, per soccorrere e fornire que-
gli del borgo a san Donnino, e grande navilio con vlttuaglla e
con gazzarre armate misono su per lo fiume di Po, le quali
'Montrandosi col navilio della Chiesa, da loro furono sconfitti e
(a) Vedi Appendice b**" i55.
336 eiOVAiriri TILLAIIt
presi. Veggente la lega de^ gUbdlliil A UmàmMti, cto
Iioteaiio fornire 11 borgo a san Donnino per qoel modo» A
SODO ad aiiedio a SaMnolo , ano fòrte eaateUo del e oo lad» di
Modena^ ed ebbonlo a patti, e Fiorano on altro cailejDo di
signori da Sassuolo; e arati i detti eastelli il. diparti di
la detta rannata, e ciascnno A tornò -a -eaaa. Ver A, cte
n* andarono per la via di Cremona » e entrarono nel boqiD n
san Donnino con ¥itioaglia , peroeehA l' aiwdlo dcAP oila dalla
Chiesa e de' Parmigiani era molto dilungato dal bof|«H e peid
al francò 11 bwgo, e Aaxo de' Vliconll e na genlai^MAartl
a soccorrere Castrucdo e fsconfiggere V oale de*giawmlinli'«'
me ne' passati cafdtoli areiAo slfisamenln fittila
CAPITOLO GGGiXi
OnM U r$ f Àra<ma rieamineiò pmrm «f fUmà»
Nel detto anno e mese tt CMugno, il re d' Anwnn naandl li
Sardigna dodici galee armate con trecento caTallerl, e trovarans
nel golfo di Calieri due cocche de' Pisani cariche di ▼ittnagliaf
eh' andavano per fornire Castellodicastro; quelle presone, e uc-
cisone tutti 1 Pisajìiy onde ricominciarono la guerra a' Pisani:
per la qual cosa tutti i Catalani mercatanti e altri che foroao
trovati in Pisa, furono presi con tutta loro mercatanda e robi
CAPITOLO CCCX.
Come il eonte di Fiandra fu ieonftto § preso a CoUrm
da quegli di BruggiOé
Nel detto anno 1325, a di 13 di Giugno , essendo il giovane
Luis conte di Fiandra a Ipro, ne fece cacciare tutti i caporali
de' tesserandoli e folloni, e popolo minuto, perchè gli erano in-
contro con quegli di Bruggia; e poi n'andò a Coltrai eoa pM
di centocinquanta gentili uomini a cavallo, e là iacea rannata
e s' afforzava per fare guerra a que* di Bruggia, che gli sT era-
no rihellati, e per volere fare prendere certi caporali di Brog
già eh' erano venuti a Coltrai per fargli impiccare ^ fuggiti ia
una casa nel borgo di verso Bruggia; la gente del conte vi mi-
sono fuoco, e arse tutto il dello borgo^ e eziandio passò il fhi-
LIBRO NONO 33f
me della Liscia^ e arse la metà e più della terra. Per la qnal
cosa que' di Coltrai veggendosi cosi arsi e guasta la terra , si
raunaroDO armati con certi che v' erano di Bruggia, e combat-
terono in su la piazza coi conte e con sua gente, e sconflsson-
gli , e presono il conte , e fedirò e uccisonne più di quaranta
nobili uomini , in tra' quali morti fu il siri di Ruella e quello
di Terramonda^ figliuolo di messer Guiglielmo della casa di Fian-
dra, é il conte di Namurro fedito a morte^ E venuti que' di
Bruggia a Coltrai , ne menaro il conte preso a Bruggia , e a
mezzo il cammino in sua presenza tagliarono la testa a ven-
totto suoi famigliari gentili uomini, ch^ erano presi con luì, che
fu una grande crudeltà per vili gènti é (1) fedeli fare al loro
signore: é menato in pregioné il conte, si feciono tui>èllaré il
popolo minuto d' Iprò, e cacciarne i grandi borgesi che teneano
col conte. Quegli della villa di Ganto per soccorrere il loro si-»
gnore lo conte, del mese d'Agosto vegnente^ andarono ad òste
contra quegli di Bruggia, i quali da quegli di Bruggia sCohfittl
furono, e morti è presi assai; e tornati in Ganto que^ che scam-
parono, il popolo minuto tesserandoli e folloni, voUono uccidere
tutti i grandi borgesi di Ganto a riciiiesta di quegli di Bruggia,
ónde in Ganto tra loro ebbe battaglia ; ma i gran borgesi e la
)>arte del conte si trovarono più forti , onde il popolo minuto
furono sconfitti, e molti morti e presi, e giustiziati di villana
iiiorte*;
ÌL4PITOLÒ CCCXI4
D$* fatti di Firenze.
Nel detto anno, a di 27 dì Luglio, s'apprese fuoco In Fti^ti<<
ze in Parione di costa alla chiesa di santa Trinità , e arsoAvi
quattordici case, e morirvi cinque persone. Il di di caled d'Agosto
del detto anno si pubblicò in Firenze il processo e scomunica
fatta per papa Giovanni contra Castruccio , siccome rubello é
persecutore della Chiesa^ e fautore d'eretici per più articoli
toniro a fede.
(\) fedeli i questa foo« nói! deriva à^L fede ó fedeltà , oa da feudo f
òioè todditi feudali, ehe pagan tribolo di feudalilà.
Gio. ViUani T. IL 43
S3B r.ioVAn!(i villani
CAPITOLO CCGXn*
Com» U MuU di Savoia fa icotiftto dal Da'/ino di Vienna.
Nel detto «ODO, a di 7 d'Agosto, Tu grande battaglia in Vieri'
■tese tn 11 Dalfioo di Vienna e '1 conte di Savoia appresso del
castello di Trevi, cke la gente del conte v'era ad assedio con...
cavalieri e popolo issai ; e dopo la grau battaglia il conte di
Savoia fii scoafltto , o furoooe morti assai , e preso il conir
d'Alzurro, e '1. fratello del duca di Borgogna , e 'I siri di Bel-
giù( e più di cealodnquanta tra cavalieri e sergenU geoUU uo-
miiU, ch'«nDO c^d conte di Savoia-
CAPITOLO CCCXIIL
ComeiteoitUJIbtrtaàmManfaiu.fìtwmitf «tfw*
^FianMùU.
Nel detto anno, a di 19 del meae d'AgoBto , il conte Alberto
da Hangone (a) fu morto a ghiado per tradìgione in soa came-
ra per Spinello bastardo suo nipote , e per uno di quegli da
Coldala, a petizione degli Ubaldini e di messer Benocclo Salinh
beni da Siena, che tenea Vernia, e avea per rooglie la flgUno-
la che fu del conte Nerone, perchè gli faceva guerra del detto
retalo. Per la qual cosa il castello di Mangone, e la corte fii
per lo detto Spinello fenduto al comune di Firenze, ed ebbene
per lasciare la rocca millesettecento fiorini d' oro dal comune,
con tatto che di ragione succedea al comune dì Firenze e Ver-
nia e Hangone , per testamento fatto per b conte Alessandro
padre d'Alberto e di Nerone , e poi ratiScatu per lo detto Al-
berto e Nerone, che bb rlmanessono aaoza reda di figlinoli ma*
ubi legittimi, ne fosse reda il comune di Firenze. E ancora il
comune di Firenze v* area su ragione per cen^ vacati, i qoali
doveano per patU di molli tempi addietro. Nel detto anno, a di
28 d'Agosto, dugcoto cavalieri di quelli ch'erano nel borgo a
san Donnino, andando per foraggio, furono sconStU «I ponte a
Lensa da quegli di Parma.
(a) Vedi Appaodka d°> i56.
lìlRO NONO 339
COITOLO GGGXIV.
Come il Monte a Santavino fu diiiruiio.
Nel detto anno, del mese di Settembre^ poiché fu la acoofitta
de'Fiorentinì, quegli del Monte a Sajsavino ai renderono al ve-
scovo d'Arezzo^ il quale fece abl>aitere le mura alla detta ter*
ra, perch'erano molto gueld , e aveauo mandato aiuto di loro
gente all'oste deFiorentini. E poi a di 11 di Maggia vegnente
vi cavalcò il vescovo con sua gente, e trasse del castello tutti
gli abitanti, e arse e fece disfare tutta la terra, che non vi ri-
mase pietra sopra pietra; e si v*avea più di mille abitanti, che
tutti gli disperse qua e là, acciocché mai non potessono rifarà
la tetra.
CAPITOLO GGGXV.
Come il compiè pace tra 7 re di Francia e if Inghilterra
per la guerra di Guascogna,
Nel detto anno, del mese di Settembre, Adoardo figliuolo del
re d* Inghilterra venne in Francia , e per trattato della reina
d*lnghiHerra sua madre e scrocchia del re di Francia, si com-
piè la pace dal re di Francia a quello d'Inghilterra della guer-
ra cominciata in Guascogna, e 'l detto figliuolo del re d'Inghil-
terra ne fece omaggio al re di Francia in persona del padre
re d' Inghilterra, e lasciò al re di Francia le terre che messer
Carlo di Valos avea conquistate in Guascogna, e rimase in Fran-
cia colla madre , e non vollono tornare in Inghilterra , peroc-
ché '1 re d' Inghilterra si reggea male, e contro a loro volere
ai guidava per messer Ugo il dispensiere.
CAPITOLO CCCXVI.
Cotne i due eletti d'Àlamagna feciono accordo insieme^ § Federiga
d*Osterich fu tratto di pregione.
Nel detto anno, del mese d'Ottobre airuscita, il duca di Ba*
viera eletto re de'Romani diliberó di sua pregione Federigo óiàs-
$^iQ GIOTARRI TII.LAHI
pa d'Osterich^ perch'era altresì eletto re de'Romaiil^ e ftoe |m«
ce con lui^ e promisegll di rinoDilare tua lettone, e di daifill
le sue boci. Poi furono a parlamento all'ottava ami Natale, e
non furono io accordo, perocché Lapohlro fratèllo del duca d'O-
3terich non yplea che '1 suo fratello rii|unzj|a^. E poi fiiroao a
un al^rq parlamento , furono ìq accordo , che qn^io di Ba-
vierii doresBe passare in Italia , e *1 duca ^apoMrq 4' Oetoricli
con lui e per suo onerale vicario , e giiellQ d' Qfl(fr|oh rlàa-
nere re nella Magna ; e di questo rt prooiISQoo ^oa Intiere e
suggelli. Gli elettori 4ellQ 'niperio a pet)i|one del papa e del f0
di F^anpia contradissonp, opponendp ehe V mio e 1' f|trQ aveà
perduta la lesione, perchè a loro pon fra licito di tagloiie dM
Tuno potesse 4are airiiltrq bpoe, sa^ia .fire per gii eiettori
nuora lezione. In questo meno il duca Lupoldro dXÌ■tericl^ il
quale trattava ool re Ruberto , e con quello di Francia , • aa*
cera co'Fiorentini, e quello accordo dissimulava per eaaere e|B
signore in Italia^ si si mori a di S7 di Febbraio 13S5^ e dsM-
sì che fu avvelenato; per la qual morte tutto quello eaotdio (
accordo rimase sospeso e annullato. "^
CAPITOLO GCCXVn.
(hme Caitruceio con sua oste venne in sul contado di Firenu
m
presso alla cittày ardendo e guastando.
Nel detto anno , tornando ^ nostra materia lasciata addietrq
de' fatti di Gastroccio e de'Fiorentini, come Gastruccio ebbe U
vittoria della battaglia, mandati i pregioni e le spoglie del cam-
po a Lucca^ non tornò a Lucca in per^na, ma posto V assedio
ad Altopascio, si fece disfare le torri e '1 ponte a Cappiano, e
poi il castello di Gappiano e di Montefalcone , per non avere
in quella parte a guardare, e se ne venne a Pistoia per guer-
reggiare i FiorcDlini, e per dilungare la tornata sua in Lucca,
perchè non v'avea da sodisfare i suoi cavalieri soldati di loro
paghe passale d'assai, e delle doppie per la vittoria^ e per nu-
tricarli sopra le prede de' Fiorentini. E a di 27 di Settembre
fece uscire ad oste a Garmignano roesser Filippo Tedici co'Pi-
stolesi , e incontanente fu abbandonato da coloro che v' erano
per gli Fiorentini, salvo la rocca. Poi a di 29 di Settembre Ca^
gtruccio con tutta sua oste venne a Lecere in sul contado ^
LIBIO ^HOHO 341
Firenze ^ e il di segaente puose il sao campo in sn i cpUt dH
Slgna. I cavalieri e'pedoni de'Fioreiitiiii ch'erano fu Sigila* fa$-
ceodola afforzare^ veduta l'oste di Castmceio abbandonarono la
terra^ e furono si vili, che non ardirono a tagliare il ponte so*
pra r Arno. Poi il di di calen d' Ottobre Gastruccio pnose suo
campo a san Moro, ardendo e rubando Campi, Brezzi, e Qua-
racchi , e tutte le villate d' intorno ; e a di 2 d' Ottobre venne
in Peretola , e la sua gente scorrendo infino presso alle mura
di Firenze, e là dimorò per tre di, faccende guastar per fuoco
e ruberia dal fiume d'Arno infino alle montagne, e infino a piò
di Gareggi in su Rifredi , eh' era il pia bello paese di villate ,
e '1 meglio accasato e giardinaio, e più nobilemente, per dilet-^
to de'cittadini, che altrettanta terra che fosse al mondo. E poi
il di di san Francesco, di 4 d* Ottobre, fece in dispetto e ver-
gogna de* Fiorentini correre tre palli dalle nostre Mosse in fino
a Peretola, l'uno a gente a cavallo, e Taltro a piede, e l'altro
a fcnimine meretrici; e non fu ardito uomo d'uscire della città
di Firenze; ma i Fiorentini molto inviliti, e storditi di paura e
sospetto che dentro alla città non avesse tradimento^ con tutto
avessono cavalieri assai e gente a piò innumerabile, si tennono
dentro in arme di di e di notte con grande affanno e sollecitu-
dine a guardare la città e le mura e le porte^ e sgombravasi tut-
to il contado^ recando dentro cosi bene que' da san Salvi e da
Ripole e di quelle contrade, come delle villate eh* erano ver^Q
f nimici.
CAPITOLO ccGxynit
Della materia medesima^
Poi il sabato mattina, di 5 d' Ottobre, ^i levò da Peretola, o
firse tutta la villa e quello d'intorno, e presono e arsone il ca-
rtello di Gapaile e quello di Calenzano sanza riparo ninno, che
que'che v'erano dentro gli abbandonare. Ancora i Fiorentini den-
tro pareano per paura animaliati ; e ritornatosi Gastruccio con
sua oste la sera in Signa, la domenica appresso ^ di 6 d' Otto-
bre, fece correre e ardere, siccome avea fatto di qua, di là dà
Amo Gangalandi, e san Martino la Palma, e '1 castello de'Pnlf
pi, e tutto il piano di Settimo. E poi il martedì, di otto d* Ot-
tobre, venne con tutta sua oste infino a Grieve, e' suoi 8corr{«
949 fiiov*n!(i TiikAsi
dori lalnb a sao Piero a MouMccllt, e aaltrooo In HarlgnoUe lu-
ioo 1 Onloabala , rubando e levando grandi prede sanza c«o-
tMto nlaBo'i eh' e' Fiorealioi temeano molto da quella parte ,
perché I bMghi di san Piero Galtolino e quello di Bau Frìaso,
e d'intonw al Carmino e a Caoialdoli non erana muratU ma ri-
mettendo I tossì e farcendo beccali con cento bertesche > Ib
quindici di lavorando di di e di notte con grande sospetto o
paura. la tomma 1' assedio e guasto che lo 'mperadore Arrigo
Bvea fatto alla città dì Firenze, fu quasi niente a comparazio-
ne di minto , ronsumando ciò eh' era dalle porle in Tuorì da
quelle parti, con levando ogni dt grandissime prede di gente e
di bbatlniM e dì loro arnesi- K cosi fecìouo inQno a Torri m
Valdipeu, « inDno a Giogoli , e poi ìnRno a Hontelupo, e ar-
Btmo il bMfO, e cosi quello dì Punlormo, e la villa di Quartt-
tola, e pUt altre viilate. E poi a di il d' Ottobre »' arrendè k
rocca di Carmignano, e poi il castello degli Strozzi, ch'era hi
prewo ndlto forte e bene fornito, cbiamalo Torrcbecchi; e aa-
dò poi coB Bua oste scorrendo iufiuo a Prato. ^ ,
CAPITOU» GCCXIX-
Comt Ctrtrmeeio oon À»so di MilMto ritonò m» toro otì»
alla città di Firetuu.
Come Azzo Visconti di ilìlano, ch'era a Locca cm (sa len-
te, fu pagato di venticinque migliaia di fiorini d'oro, dbe Ca-
slruccio gli avea promessi per la vittoria e per la saa parte
de* prigioni e preda, i quali danari 11 comune di Lucca Improa-
tarano a nsura dagli nsclU di GenoTa che dimoravano in Fin,
si ne venne il detto Azzo con sua gente a Signa , per lare la
vendetta de' Fiorentini del palio che feclono correre alte porte
di Milano coli' oste di messer Ramondo, eome dicemmo addie-
tro. E a di 26 d'Ottobre con Castruccio Insien», con bene dna
mila cavalieri, vennono iofino a Rifredi, e di qoa in sa mia i-
wla d'Amo, che si vedea apertamente di Firenze, fece cmrere
nno palio di sciamilo ; e poi la sera ai ricolsono a Signa. Ma
se prima ■* ebbe paura e dotta in Firenze , a questa ritornata
l'ebbe maggiore, per paura non aveseono U-attalo di tradimeolo
dentro per f^i amici e parenti de'clttadini preti alla BCoaDtta,
11 quale mai non al senti di vero; ma cercamoati d'accordo as*
ttftmo HOMO S4S
fiai per rIaTere i pregioni , ma non fdrono uditi né interi , ma
tenuti a sospetto dagli altri citUdini; ma i buoni tiondni di Fi-
renae, cosi i guelfi e cosi i ghibellini ch*erano in Firenze, era-
no favorevoli e solleciti alla guardia della città , e ali* entrate
continuamente di di e di notte per tema della città. B poi il
seguente di Azzo se n'andò con sua gente a Lucca e poi a Mo^
dona in Lombardia. 11 contado di Firenze in verso il ponente
ove Gastruccio guastò e corse rimase tutto diserto , e le genti
scampate rifuggiti in Firenze^ per gli disagi ricevuti v* addus-
sono infermità e mortalità grande, la quale s'appiccò a*cittadi-
ni; e tutto quello anno ebbe nella città grande mortalità di
gente si fatta, che s'ordinò che banditore non andasse per mor-
ti , acciocché la gente inferma non isbigottisse di tanti morti ;
e ooii per le peccata de'Fiorentini segui la pestilenzia alla di*^
savventnrata fortuna, ch'eglino aveano nutricata.
CAPITOLO GGGXX<
Ddh $ta$o di Fìrrato m$d$iimo
I Fiorentini essendo in tanta afflizione ^ guerra e cosi ispro-
vati dal tiranno Gastruccio loro nimico, mandarono per soccor-
so al re Ruberto a Napoli e a'vicini e agli amici, ma da nullo
n'ebbono subito aiuto, se non da'Samminiatesi ottanta cavalieri
e da'Colli giani venticinque e cento fanti. E feciono, per paura
che Gastruccio non valicasse dall'altra parte della città, alTor-
lare la rocca di Fiesole, perocché n'avea minacciati i Fioren-*
tini , e avea grande volontà di riporre Fiesole per assediare
meglio la città; e avrebbelo fatto, s' e* signori Ubaldini l'aves-
sono seguito , come aveano promesso. E ancora per paura di
Gastruccio i Fiorentini feciono afforzare la badia di san Minia-
to a Monte, e in ciascuno luogo misono gente e guernigione; e
ancora per tema che gli sbanditi non facessono rannata né ru-
bellazione dentro alla città o di fuori d'alcuno castello, feciono
ordine e dicreto, che ciascuno potesse uscire di bando (1) chen-
te e per che misfatto si fosse pagando al comune certa piccola
(i) ehentt: ?• a. io qaeiio luogo la voce chemé, tale qaalooqoe. Iii«
toroo al falore di quella #oce è da tederti il Vocab.
344 GIOTAHHI TILLAHI
gabella , talTo qjai&gìì delle case (1) eieettati per gUbèmiiI é
bianchi nibelli. E fecioDO capitano di gnem meaier OdUò da
Perugia, eh' era ▼enato pei^ tó loo oomune capitano » e infiaaf
Guasta da Radicofiuni alla ffairdta deìUt cittA. E coai come gea->
te ismarrita e sconfitta si sosténtarò, intendmido solamente aDi
guardia della città, ogni More àbbiiildtaandd.
CiAPITOCÒ
►^♦1
Come U €ùnU Ugo da BattìfMe ritdu urto ctmtmJlé
a' FioronHni in Mugèlh.
Nel detto anno, in caied di Ottolire, essendo ancora i Flore»'
tini in tanto affanno e pericdo, il conte Ugo figliaolo del oaM
Guido da Battifolle (a) riprese pef* suoi cinque popoli e TiDaie
di sotto ad Ampinana in Mugello , i quali s' erano rendati pNk
tempo addietro al comune di Firensé, é succiedeaiid al
di ragione pei* Pomperà fatta quando s* ebbe Ampimbiià,
do che si diceva. Onde il popolo di Firenze forte si tennero
gravati dal conte Ugo , e maggiormente perch* era stato il pa-
dre ed egli amico , e faccendo si fatta novità veggendo i Fio-
rentini in tanta avversità: con tutto che*l detto conte dicea
eh' erano suoi per retaggio e di ragione, opponendo che la ven-
dita che fece il conte Manfredi quando vendè Ampinana, fu so-
(i) esceitatii ▼. a. eceeltuatì ; e non delle case cacciate , eone hi
le fditioni. Nel Vocabolario è un eiempio dell« Fittole di Seneca; ed ia
Valerio Mattimo lib. 5. cap. 6 ti Ifgge: hmvd cosà i dunque , etceiia»
tane là virtude, che col detiden'a mortale e colla mano possa mc^ai^
stare còsa immortale. L'autore ha voluto alludere in questo luogo alla
legge ch'era allora in vigore degli Eccettuati, o Èccettaii, la quale fé
fatta nell'anno 1 3 1 1 , quando temendo i Fiorentini nella venata io Italia
di Arrigo ioipei-alore di non dovere divenir preda di lui^ ai riaolvettero
di levar di bando molli fuorutciti # onde cresceste la foraa della repub-
blica , e scemassero i nemici^ Fu fatta una scelta dì quelli che doveaoo
ritornare, e intorno a quelli che rimasero esclusi, o eccettuati, ai fece un
decreto che non mai potettero etter levali di bando, e neppure i loro
nomi proposti in consiglio. Questa legge fu chiamata degli eseeuaii; e
ognora che si ordinava di richiamar dall' esilio dei cittadini , ai adope^
rava la formula salve le famiglie escettate.
(a) Vedi Appendice n.® i57.
; . XilBftO,iiOllO B45
laménlB per ÌMekre il castello 4i fatto a* Fiorentini, e voleaUi
coinmettere di ragione in giudice comune , ma per lo modo
BcoDcio non 8* accettò per gli Fiorentini. Ma ragione o non ra^
l^ione che avesse il ponte,; fa <x>ndaiuiato .pec 1' esecutore degli
ordinamenti della giustizia air uscita del mese di Decembre del
detto aìDuo in libbre trentamila^ a condizione, ja non avesse
ristituiti i detti popoli nello stato primo in fra dieci di; la qual
cosa perciò non fece , e rimase in bando e in contumace del
oomokie di Firenze , con tutto che fosse sostenuta sua parte in
Firenxe per suoi amici e parenti grandi e popolani. Ma poi al^
Tenuta éA duca in Firenze, il conte {]go il vcome a servire in
persona con venti cavalieri e dugento pedoni per tre mesi; per
la ^ruai cosa il duca il fece cancellare di bando, ma i più dei
Fiorentini ne furono crucciost
CAPITOLO GCCXXII.
Come Coittucdo ven%$ a otte a Praiih
tkì detto anno ^ a di 19 d* Ottobre , Castruccio con sua oste
venne intorno a Prato, istandovi a campo per nove dl,:guastan-
ilolo intorno intorno , e poi per pioggia non poteo per la via
diritta tornare a Signa; ma a di 28 d' Ottobre si tornò in Pi-
stoia, e poi l'altro di ritornò in Signa; e a di 30 d'Ottobre
fece anc<»'a da due parti correre sua gente infino a Rifredi , e
di là da Amo infino a Grieve ; e simlgliante fece a di 4 di No-
vembre, faccende ardere infino a Giogoli. E poi a. di 5 di No-
vembre cavalcò con sua oste , forse con settecento cavalieri e
mille e cinquecento pedoni, in Valdimarina; e albergovvi una
notte, laccendovi grandissimo guasto. I Fiorentini sentendo come
era entrato in forte passo, e che i Mugellesi erano raunati alla
croce a Gombiata per ripararlo che non passasse in Mugello,
si vi cavalcarono dugento cavalieri e duemila pedoni per richiu-
dergli il passo dinanzi di là dalla pieve a Galenzano; e fatto
i' avrebbono per lo stretto e forte luogo , se non che per ispie
infino di Firenze gli fu fatto assapere; onde si ricolse e usci
del passo, anzi che la gente de' Fiorentini vi giugnesse, e an-
donne a Signa a salvamento , e con gran preda , e con cento-
trenta pregioni; e a.pià dialetto de* Biorentinl.lèoe battere mo-
Gto. Villani T.n 44
346 6iaT;4Miii ir^vLAHi
nela picciola te Sìgna tMà ìmpmàM éUo'i
chiamarli 1 eafltnicctnl. *'>**•
I ■ . .. •
i
CAPiTonb
K^>^%^
Qm$ Ouirwccio famd i • ìimm «dìi frMb irimm^
jitr -fa UHI vjitorta»
Nel detto anno, Cattruedo guaito e ano il fliUanmtoB
Udo di nrane e Quello di Prato |^ b «odo cfaa taH a è.di
sopra, adendo tra pid volto afmti pid préglonl, e
da che non ebhe alla seonfitla , e qnarff taeUtaiabttn >
gueroita Si gna degli nieitl di Flrenié èdl treoèntoCL.....,,
e rimandati al TeicoTO d' Areno trecento noi cnvalMl^^ya-
¥ea avuti continui alla detta guerra, riochi delle prede de'Ila-
rentinU a di 10 di Mbrembre A tomfr'.lÉ' Lucca por Care la fe-
sta di san Martino con grande trioofo e gloria, vegneBdoH la-
contro grande procenknde , e tutti quegU della eitU vomlii •
donne siccome a uno re; e per più dispregio de' Fiorentini, à
fece andare innanzi il carro colla campana eh' e* Fiorentini i-
veano neir oste, coperto i buoi dell' arme di Firenze, Csccendo
sonare la campana, e dietro al carro i migliori pregloni di Fi-
renze, e messer Ramondo con torchietti accesi in mano ad o^
ferere a san Martino. E poi a tutu diede desinare, che ftneoo
da cinquanta de' maggiorenti, e l'insegne reali e del oonoie
di Firenze a ritroso in su il detto carro: e poi gli fece rinel-
tore io pregione, gravandoli d' incomportabili taglie, fiicceaéo
loro fare tormenti e gravi misagi sanza niuna umanitd ; e al-
quanti de' più ricchi per fbggire i tormenti si ricomperarono
grande somma di moneta. E di certo Castruccio trasse de* no-
stri pregloni e de* Franceschi e forestieri presso a oentonfla
fiorini d' oro, onde forni la guerra.
CAPITOLO GCCXXIV.
Come i Fiartntini usendo in mali stato ti framndomo
di moneta e di genie.
Nel detto anno e 0ese,'intrante Novembre, i Fiorentini veg-
gendod In grandi ipese e In cosi perieoloia guerra, noo ridi-
• 1
JUiBftO. MQno 347
gperamfo, nà taiiciiiii«»te s'argfMWDlarQoo a loro dlfeosionei
e ordinarooo • feoiooo nuoYe gabelle, che montarono aeiianla-
mUa fiorini d'oro Fauno/ olire a quelle che prinia ayeano^ che
montaifiBino centottanlamila fiorini d' oro , iMnr fiwrnire la detta
gnenra caatmccina ; e mandarono per caTalieri nella Magna e
a f adova y e feciono rifiorre e afforcare il poggio di Gombiata
e<!foellò di Montebnono, acciocché Castracelo non pole8ae%va-
Ueare in Mogello né in Yaldigrief e; e mandarono dugepilo ca-
fattori in aiutò a*Bolognesi, onde furono capitani m ftM o r e Ajne?
rigo Donati e messer Biagio Tomaqoinci; che allora Ap uno
grande fitto aTiorentini, essendo col nimico tiranno all'uscio»
a mandare soccorso all'amico* Lasceremo al presente del ipaie
stato de*Fiorentini, e diremo delle avverbitA che ne' detti tem-
pi avvennero a'BoIognesi per la fona de'Uranni di Lombardia.
CAPITOLO GGGXXV.
Cems t Bolognesi furono seonfiiti da me$tmr Paamno signore
di Mantova e di Modona.
Nel detto anno, del mese di Luglio^ i Bolognesi feciodo oste
per contastare la raunata di messer Passerino (a) signore di
Mantova e di Modona e degli altri tiranni di Lombardia^ ch'e-
rano nel contado di Modona, acciocché non potessono mandare
aiuto a Castr uccio né al borgo a san Donnino; ma più per tema
ehe non entrassono nel loro contado ; e però non mandarono
aiuto all'oste de'Fioreniini che dugento cavalieri. E sentita loro
partila, la raunata di Modona si valicarono la Scolienna> e in-
torno a Modona feciono danno assai per pia cavalcate , e tor*
narsi in Bologna. Ma come i Fiorentini furono sconfitti ivi a
pochi dl^ cioè a di 30 di Settembre* i ribelli di Bologna di ca-
sa Galluzzi, e'figliuoli di Bomeo de'Peppob, colla forza di mes-
ser Passerino rubellarono a'Bolognesi il castello di Monteveglio
alla montagna. I Bolognesi vi cavalcaro peppole e cavalieri e
puosonvi Tassedto, e richlesonQ tutti i loro amici di Toscana e
di Bomagna , e rifeciono il fosso che si chiama la Mnccia -, di
qua dalla Scoltenna, che tiene dal monte al pantano, per loro
slcnrlade^ ed erano l'oste de'Dolognesi bene veptidne ceaÉinala
(a) Vedi Appcodioc o.'' 168.
348 OIOTAfniI TlttttMl
di cavalieri 'eèBe lutò caVADttti;' é MMrlfeDlMdtaii]
per còtaittiié V* efaiiò qtiegllf Mia cittfct M iMe r ? fi
stia rauiiatt» ^hè irl Ventfè li geMI'«l«NHilr Gatto ìii-;
toiì leteeitfe èaVÉtted» e*iiiaielietf>tt'tttt'4aii^
ehè v'afeàìktoe^dtetolto^cMliiMia il>a^
1^ (tt lA dal ibtMi é daBa tBeóWeapftiyfcatfiliaBiiiftai
forùii^ HI «atlMd e piMaite 'ti toant, • ef ArtogneH
ftwcaftoesM. Ml'eMta*d'OCtabire^iiate i^aM
dava a' MUaBé edn Ma gimle} ri[<idlnte&^^ «erd«i6. tt
Pai8e¥ìliiò'> e'«iioóra Ga(rtnlMto^gll!«laM^-d«ieiilo:
rièché ìdM véMfCbtli^ 'MÌttiMa d|-ettfaliaal:ift»eBtt hw
Lombardia , 4«alil ( plù'TedeaoU.'I'0aHgM
stretti, è'iàll? aisBédiò del castèllo noBtfVoiealMiipaHiNf^l
mandarino per aiillò a'iFIdreàliBi. ì [Ft&na/KbA. DOBk
al loro grande bisogno mandaroBo loro dngento cavalieri, e
darono pregando per aiMHittlhdttr V 0> :^ :yttraesaeiio e
mettessono a battaglia: fisctonsene beffe , rlmprocetante I Fla^
renfinl di lóro vUlade. Fol /a dIJ «I Nomldm làégll «.A»*
ser Passerino valicarono la ScoHeima > e' in parte ruppono il
fosso^ e valicarne di loro; ma per forza dal popolo di Bologna
lUrono ripinti, e non poter<Mio fornire ti castello,
CAPITOLO CCCXXVI.
Di quello medeiima.
Veggendo messer Passerino e gli altri capitani che m» pa^
teano passare la rannata, feciono vista di partire l'oate, e graa
parte tornarono a Modona; poi feciono vista di porre aaaedio al
ponte a santo Ambrogio. I Bolognesi lasciarono alla rolla dd
fosso i Roroagnuoli e' Fiorentini , cb' erano da cinquecento
▼alieii, e vennono parte di loro cavalieri verso il ponte,
ser Passerino e sua gente avendogli spartiti, cavalcarono (I) 9r
sCivamente di là dalla Scoltenna verso il castello , e' Bologaol
dalla loro parte seguendo; ma prima de' Bolognesi giunsono i
loro nemici ov' era stata la rottura del fosso e più flebole ; e'
Romagnuoli e' Fiorentini cbe v* erano a guardia mandando alla
cavalleria di Bologna per aiuto, lentamente vi vennono. La ge»<
(i) ai|<Vri«ierifr v. a. pruoUmeule, presiameote, io freiU.
ihiumo HOMO i.. M9
le di memer Panerino per fona Talicaroiio il paiso, e comin-
ciaroDo la battaglia. I Bolognesi teggeo4o;y assalto pooo resio-
Do^ ma incontanente si misono alla fuga, e que' cotanti elie reflp
sono, die furono i Romagiraoli e* cavalieri de* Fiorentini è usciti
di Modena, furono malmenati , clìe più di trecentocinquanta a
cavallo e più di millecinquecento a piò vi rimasono tra presi e
morti.- 1' Bolognesi piccolo danno v' ebbono- à comparaslone delia
lèrar gtande oste^ ch^e'cavàUert si fugglrokio verso Bokiigna, e
irpopolo alto mokitagne e a' loro castelli j ma da ventisette dd
Iraoitf deRft terra e la loro podeslà vi rimasono presi, e messer
Màlateitlnò e quattro de' migliori usciti di Modena eapitani. B
questa'soonfitta fa a pie di Monteveglio venerdì dopo nona, di
15 di 1<rovettfere* '
CAPITOLO CCCXXVII. '' "'
• •. .. * . .' . K • .4
Come mesur Pauerino signore M ManUn>a e di Mod&àM * l
venne a oete alla città di Bologna,
1 Bolognesi tornarono in Bologna con grande vergogna e con
glande danno, e messer Passerino con gli altri Lombardi vali-
carono Il fosso della Mocela, e tutti vennono ad oste sopra Bo-
logna , e puosonsi al borgo a Panicale in sul fiume del Reno ,'
e tolsono 1* acqua alle loro mulina, vegnendo Inlino alle po^te
di Bologna , e salirono in su santa Maria a Monte di sopra Si
mM> miglio alla città. 11 popolo di Bologna a ftiria voleano uscire
Hoori, ma dal loro capitano furono ritenuti, acciocché non com^
plessono la loro infortuna d' essere affatto sconfitti , e perde»-
sonò la terra ; ma si misono alla difisnsione della citte , e più
assalti ebbono alla città da' Lombardi ; e se non fosse V aiuto
de* finreétieri si perdea la terra. Alla fine vi feciono correre tre
pallt, uno messer Passerino, e uno Azze, e uno I marchesi. E sen^
tendo ehe la gente della Chiesa da mille cln4uecento cavalieri e*
rano venuti verso Reggio, si levarono da oste di 24 di Novembre, e
tornarono In Modena : ma prima ebbono il castello di . • .*• • E cosi
mostra, che le infortunate planete di Saturno e di Marte et al*
tenessono la 'mpromessa delle loro congiunzioni state In ipoesto
anno di tante battaglie e pericoli in questo nostro paese e ai*
tiove, come per noi è fatta e farà menzione.
CAPITOLO cccxxvm. i -^
Comt Ca'lruceio fece trattare fatta paet co' parenti
farenlini dt' ntot jirtgioni.
Nel detto anno 1325, di 7 di Novembre, ì Fiorentini furono
in grande sospiitta dentro tra loro, temrndo 1' uno de))' altro di
tradigione, e ape zi alm ente di tierli grandi e popolani poaiieoli,
i quali aveano loro figliuoli e fratelli in pregione a Lucca , d
feciono uno dicreto sotto grande pena, che nullo cittadino che
avesse progioni! a Lucca potesse essere castellano di natio ca-
etelli), o vicaro di le^ o di gente, o ricbesto a nullo consiglio
di cumiine; peroccliè sotto colore di pace, a petizione e tnosa
de' pregioni, teneano Iraltali eoo Castruccio contea il volere de-
gli altri cittadini ; e non fu sania gran pericolo , se non cbe
per gli savi cittadini fu riparato.
cAprroLO cccxxix-
J>«ir eti$4io • perdtìa di Mtmttmuri».
Hel detto tempo , a di 18 di Novembre , ancwa la yestc <i
Caitniccio veoDODO ecorrendo e guastando infioo a Glogoli laanr
ntdlo rifiarD, pw ispaventare i Fioreulinlt e a di 34 di Sottm-
bre Castmccio ritornò a Signa con suo isibnoi e a dt S7 dì No-
vembre ti puose all' assedio al castello di Hostemorlo, a ftaii
iatomo più batUfolti, e il di seguente ebbe per patti la fortona
d^l Strozzi che ti chiama Chiavello, e Ibcela abbattere e la-
fllare dal pie, e I' altro di ebbe per forza la torre a Palngiaa»
eh' 9n de' Pazzi, e morirvi più di trenta noinini, e fecdi di-
•Care.: E stando all' assedio di Hontemurlo lo steccò tolte telar-
no, e eoa pUl dlBcU vi gillava, e fece cavare 11 e—t el io drib
parie della rocca, « fece cadere molto ddle mar». P eMrp -v' ò-
«ano per castellani Giovami di messer Tedisi degli AdieMV^ e
Bierl di mester Paizino de' Pazzi eoo ccDtoeinqoaata bwMit tati
di ìmsmAi; H easteUo era medio femllft di vittuagtlai nw male
IbnUe d' aran e di gente a si grande circuite e tante abnoo
dt batta^ie e dt diflcii e di cave; e piA volte mandarono per
soccorso a Firenze, almeno che fossone AkoIUAÌ fcnle-cbe dea-
LtiBO HOHO S5i
tro gli alasse alla guardia. Quegiiiio die l' aTeano a fare , clie
erano all' uflcio della condotta de' soldati, per negligenza, ov-
vero per miseria di spendio ^ s' indugiarono tanto a fornirlo ,
che quando vollono non ebiiono il podere, né altro soccorso non
si fece per gli Fiorentini; e si potea fare, che più volte Castruc-
€io non vi avea trecento cavalieri, e per le grandi nevi e ft*ed-
dure mollo straccata la sua gente; ma la viltà e la disavven-
tura era tanta de* Fiorentini, e con esso la discordia^ die non
r ardirono a soccorrere quando si potea. Quegli del castello veg-
gendosi abbandonati da' Fiorentini ^ avendogli per ^ volte rl-
chesti di soccorso, e veggendo per le cave cadere le mura^ e per
gli molti difici flagellati, si cercarono loro patti con Castruccio,
e renderono il castello a di 8 di Gennaio 1395 , salre le per-
sone> con ciò che ne potessono trarre, e salvi I terrazzani che
vi volessono dimorare; con tutto che malvagiamente trattò i ter-
razzani, che quasi tutti gli sporse, e recolla a gente di masna-
de alla gnardia, rafforzando il castello molto di rocca e girone
di mura e di torri, e murò di fuori la fronte: la quale perdita
fu grande vergogna e sbigottimento a' Fiorentini, e fece aspra
guerra al contado di Firenze e a quello di Prato.
CAPITOLO CCCXXX.
IH genie due mandò U re Ruberto a* Fiorentini.
Nel detto anno^ il di di calen di Dicembre , giunsono in Fi-
renze trecento cavalieri che ci mandò il re Ruberto di Puglia,
la metà a nostro soldo. Furono cattiva gente^ e niente di bene
ci adopererò. Che se alla loro venuta fossono stati valorosi, cd-
r altro aiuto de' Fiorentini e loro masnade, poteano di leggiere
levare V assedio da M ontemurlo, ma o per loro viltà, o per co-
mandamento del re, conoscendo la infortuna de' Fiorentini, non
volkmo fare una cavalcata , ma Istaisi in Firenze alla guardia
della terra*
GTOVAKKI TILLaKI
CAPITOLO CCCXXX
leonfitfa eh' e' Pisani ebbono in mart im Sirii^àa
4al rt d'Araona, t comt feciono pace.
i
Nel dello anno 13'i5, in caien di Dicembre, si parUrtmo d(
Porlo pisaoo trenlalrè gslee , le quali i Pi»am aveano arniJiti-
per soccorrere e fornire Castel lodi castro io Sardigoa, ed erano
gran parte degli usciti di Grnova »1 loro soldo, e ammlraelio
mcsser Ouasparre Daria ; e a di Stf di Dicembre si comballcriiuo
coli' armala del re d' Araona nel ^ITo di Calieri, ch'erano Iten-
liina galea e qmranla (1) barche im borbottale, e sette cocche
Alla line delb dura battaglia 1' armata à«' Pisani furono tran-
filli, e prese delle toro olio galee, e molta gente morta e prrH.
! Pisani avendo perduta ogni speranza di potere Boccnrren- Ci-
ste I lodi castro, cercarono accordo col re d' Araona, e inandarKli
loro nmbasciadori in su una galea con ledere e messi di noslm
signore lo papa. Alla fine la pane si compiè, eh' e' Pisani mi'
derono al re d' Araona Castellodicastro e ogni fortezza eli' i-
Tuno In Sardlgna, e egli gli qoeU detta rendita det tenpo cke
1' «veano tennta, poich' egli ne fa etetto aigoore, e l'aito alTal'
tre renderono 1 pregloni, e piuvicoesi io Fisa la detta pace 1
10 di Giugno 1336,
GAprroLo cccxxxD<
Comt la ge*te di Cattrvceio eh' arano in Signa eonono fa|Ea«
olla città M Fuma:
, . nn detto anno 13S5 , a dt 10 di Dicembre , le nuuaato «
Gaatrocdo cli'wano in fligna, intorno di dugente cavaUwlf ev
[l) iareht imharhoiiate: ami coperte:' t cih li rileia 'Sm An yni M
Sinnto prnM il Du^reioe , Il qnlile pirlando di qaMta Ipèole dt ani,
"Jiée ooil: ùuligit praelerea dtetiu extreiltitijuoJ ig* hlù MtHgStmll
'éUtà «UfMB iSu ùteaimtata , Mii «orioMM uU aw*, "^àH KmìM
fraadietarum non timtani lapidei maehùiamm. FiailaM«l« ^Mllc'aBti
•he *i diocHio barbottt eraos le medeiime birehe inborboUate | • I*
voM barbuta in kiim di tlmetlo hi dito l'arl|ine a quali* vod, otHN
l'ha rloe«sU da loro; poicht quello Don I altro ohe un «maN da sopfin^
e difindere il aapo.
ttllBO !I050 353
iMDtio inflno a san Ptero a MoaticeUi, e ventenne infino alle por-
te di Firenze: usci una masnada di Fiamminghi a combattere
con loro; e se pf lo capitano della guerra tossono seguiti^ a«
veanne la vittoria; ma per lo soperchio di gente furono rotti
e malmenali da quegli di Castruccio. In Firenze si levò il ro-
more^ e sonarono le campane ^ e popolo e cavalieri furono in
arme e uscirono fuori , e corsono infino a Settimo sanza ordi-
ne ninna. I nimici per lo soperchio si ri trassono a Signa sanza
danno ninno; e la gente de'Fiorentini^ ch*erano più di ottocen-
to cavalieri e popolo innumerabile, si tornarono la sera di not-
te in Firenze. La tratta fu gagliarda e di volontà, ma male or-
dinata, e per gli savi di guerra fu forte biasimata; che se Ca-
struccio fosse stato in aguato pur con cinguecento cavalieri ,
avea sconfitti i Fiorentini, e presa combattendo la citlé.
CAPITOLO GGCXXXm.
Come i Fiorentini ilanziarono di dare ta eignoria detta eiltà
e contado al duca di Calavra figliuolo del re Ruberto.
Nel detto anno, a di 24 di Dicembre, i Fiorentini veggendosi
cosi afflitti dal tiranno e in male stato, e con questo male or-
dinati e peggio in concordia , per cagione delle parU e sette
tra'cittadini, e vivendo in paura grande di tradimento, temen-
do di coloro eh* aveano i loro figliuoli e fìratelli pregioni in
Lucca, i quali erano possenti e grandi in comune, e la forza
del nimico era ogni di alle porte per lo baitifolle di Monte-
murlo e di Signa; i popolani guelfi, che reggeano la citte col
consiglio di gran parte de*grandi e possenti* non veggendo al-
tro iscampo per la citte di Firenze , si elessono e ordinarono
signore di Firenze e del contado Carlo di Calavra, (a) primo-
genito del re Ruberto re di Gerusalem e di Cicilia, per tempo
e termine di dieci anni, avendo la signoria e amministrazione
della città per suoi vicari, osservando nostre leggi e statuti, ed
egH dimorando in persona a fornire la guerra , tenendo Dermi
mille cavalieri, il meno, oltramontani; dovea avere dugSntomi-
gliaia di fiorini d'oro Tanno, pagandosi di mese in mese sopra
le gabelle , e avendo uno mese di venuta e uno di ritomo ; e
(a) Vcrli Appendice o.^ iSg.
Giù Villani T. //. 45
^4 OIOTAHiri TILLAIII
fornita la guerra, per tiltoria o per owNralÉ pace, peten laida*
re uno di aita caaa o altro grande liarone In eoa luògo con
quattrocento cavalieri oltramontani , e atere cenloBiln iorinl
d'oro l'anno. In questa forma con plA altri artieoU gU al mum^
dò la leiione a Napoli per aolenni ambaadadorii II quale daea»
col consiglio del re Ruberto suo padre e de'aool ili e d'altri
de'suoi iMuroni) accettò la detta signoria a di IS Genanloi e
puta r accettagione in Firenae n' eld>e grande aliegresa ,
ìrando per la sua venuta essere vendicati e dlliberl dalla tona
del tiranno Gastrucclo , e messi In boono stato* B partissi di
Napoli per venire a FIrenie a di 31 di Maggio 13M,
CAPITOLO GGCXXXIY.
Com$ quegli di Bruggia in Fiamira punmo ieanfiUif a frgjsiaj
ti Uro caiUe di jregiom.
Nel detto nnno 13S5, all'uscita del mese di Novembre»
della genie di Bruggia In Fiandra avendosi mbellatl dal tara
signore, come addietro ò fatta menzione, guerreggiando il pae-
se furono sconfitti tra Bruggia e Ganto dal conte di Namurro e
da quegli di Ganto, e morti più di seicento. E poi a pochi gior-
ni quegli del Franco di Bruggia furono sconfitti dal detto coa-
te e da quegli di Ganto, e rimaseme morti più d'ottocento; per
le quali sconfitte e abbassamento che fu fatto di loro> lù trat-
tato accordo, e quegli di Bruggia trassono di preglone Ldf il
giovane loro conte e k)ro signore.
CAPÌTOLO CCCXXXV.
Cbms lo *nfanU figliuolo dd re d*Àroona tolse le decime ed pstpa.
Nel detto anno, del mese d^Ottobre, Anfus detto inCuite d*A-
raona tolse a'cotlettort del papa che tornavano di Spagna tutti
i danari ricolti di decime e di sovvenzioni; e dissest, che fiaro-
no dugento migliaia di fiorini d' oro la valuta; onde il papa si
crucciò forte. Il re d'Araona mandò a corte suoi ambaaciadorì,
dicendo, come la detta moneta volea in presto per la guerra di
Sardigna, e volea darne pegno più castella alla Chieaa, e ac-
cordarsene col papa.
LIBBO NONO 355
Del mese di NoTembre presente, sei galee del re d'Araona
cli'aiidavaiio in Sardigna, si combatterono con sette de^Genove-
si^ e quelle de' Catalani furono sconfitte, e presane V una^ con
grande danno di loro gente<
CAPITOLO GGGXXXin.
Come i Fiorentini feciono loro capitano di guerra meseer Piera
di Nani.
Nel detto anno 1325^ in calen di Gennaio, i Ptorentini feoio*
no loro capitano di guerra messer Piero di Narsi (a) cavaliere
banderese della contea di Bari del Loreno , il quale tornando
d'oltre mare dal sipolcro, il Settembre dinanzi per sua prodei^
za e valore volle essere alla battaglia, ove i Fiorentini furono
sconfitti, ed egli vi fu preso, e'I figliuolo morto^ e di sua gen-»
te assai; e tornato lui di pregione per sua redenzioiie, fu eletto
capitano; e presa lui la signoria, con molta prodena e solleci-
tudine si resse , lenendo Castruccio assai corto della guerra, e
per suo senno fece trattato con certi conestabili di suo paese
ch'erano con Gaslruccio, di fare uccidere Castruccio e di rubel-
ìargli Signa e Garmignano^ e tornare dalla parte de' Fiorentini
con più di dugenlo cavalieri. Isooperto per Gastraecio il detto
trattato , a di 28 di Gennaio fece tagliare la testa a tre coae-
stabili, due Borgognoni e uno Ingbilese e sei Tedesehi, ebe le-*
neano mano al tradimento , per la qual cosa molto si turbare^
no i soldati e masnade di Castruccioi e diede commiato a tutti
i Franceschi e Borgognoni eh' avea , intra gli altri a messer
Guiglielmo di Noren, ch'avea traditi i Fiorentini, ed era di qoeK
la (iuraj. ond^ mplto si scompigliare le m93nia49 41 Castruicciow
GAPITOU) GGGXXXVn-
Come JMV gli gkiielHni detta Mawea fu freea la Roecaeamiradeu
Nel detto anno, a di i2 di Gennaio, quegli di Pabriana
gente ghibellina della Marca e masnade d'Areizo presone per
tradlniienlo con totisk ìi castello delia Roocacentradaj, e ucoison^
(aj YtAì Appcttiicc u^ i6o^
356 QlOVAIIHl ÌIM.LAII1
Yi molU di quegU ohe teoeuio li parte della Chiesa, por*'
glori 4ella terra, uomiiii e aoniie e faneliilil*
CAPITOLO CGCXXXVm.
Com» CoitrueciQ anf Swne^^eiam $ wm0 i^^ ^ Parelobi
e poi arse $ abbwkhnò
Nei detto anno , a di 30 di Gennido , meteer Piero di Nani
capitano di guerra in Firenze caTalcd a Signa con qwatlioeeB-
lo cavalieri gubttamente , e tornò la aera i poi per gol o é a r di
perdere la flirtena vi venne Cabracelo la peraonn a di S di
Febbraio, e oMoonne pred tette eoqeitahlil ira a cavalln e a
pie* B per qoeata cagloneiddla cavalcala di l aoB o e r MevOf e
per dispetto di dò , avendo I Fiorentini per nidnla, Castraeda
tornò iq SIgna con settecento cavalieri e duemila padoal a di
19 di Febbraio, e cavalcò a Torri la VUdlpesa, e i^iaatd; a «r^
^e tutta la villa levando gran preda; e poi a di SS di PaMa^ia
fece un'altra cavalcata infino a Sancasciano, e aree il borgo e
tutta la contrada, e la sera tornò in Signa. Il capitano de'Fio-
routini co'cavalieri ch*avea, cavalcò il di in sul poggio di Cam-
paio ; ma se Tossono iti alla Lastra per lo piano « e preso il
passo, Castruccio e sua gente erano sconfltti: si tornarono strac-
rati e male in ordine per TafKanno e lungo canmiino ch*aveano
fatto il giorno.
CAPITOLO CCCXXXIX.
Di queUo miàpiima.
Pol^ a di 25 di Febbraio, Castruccio per fare più onta a'FlOf
renlini venno con ottocento cavalieri e tremila pedoni infine a
Peretola, e incontanente si torno in Signa , ma per ciò di Fi-
rcnie non usci uomo alla difesa. E poi a di 28 di Febbraio rl-^
colta sua gente fece ardere Signa e tagliare il ponte sopra l'Ar-
no, e abbandonò la terra, e ridussesi a Carmignano, e quello
fece crescere e aflbrzare, e riducere alla guardia de* rubelli di
Firenxe e di Signa e di tutta la contrada. La cagione perchè
4ibbandonò Signa, si disse perchè gli era di gran costo a man-
iefi<;rla, e di grande rischio^ quando 1 Fiorentini fossono stiUi
LIBBO MONO U7
valoroal , essendo cosi di presso alla cUU ^ e sentendo come il
duca s* apparecchiava di mandare gente a Firenie , tenieiido
che la gente che tenea in Signa non Cusso soppresa. Ma bene
ebbe tanto ardire Castruccio e tanto gran cuore, che istando in
Signa cercò con grandi maestri se si potesse alzare eoa mora
il corso del flume d'Amo, allo stretto della pietra golfòlina per
fare allagare i Fiorentini, ma trovarono i maestri, che lo caio
d*Amo da Firenze infino laggiù era centocinquanta braccia, •
però lanciò di fare la 'mpresa.
CAPITOLO CCGXL.
Come i Bologneii fedono pace con meuer P4$siirin9*
Nel detto anno, in calen di Febbraio, i Bolognesi ibciono pa^
ce con messer Passerino signore di Mantova e di Modena, e per
patti debbono tutti i loro castelli e fortezze e Monteveglio, per-
ché furono sconfitti, e tutti i loro pregioni: e per ^urté della
pace diedono quaranta stadichi giovani garzoni figliuoli di buo*
ni uomini di Bologna.
CAPITOLO CCCXU.
CopM eerte masnade d'Arezzo furono eeonfUte da quelle
de' Perugini.
Nel detto anno^' a dì Vf di Febbraio, trecento soldati del ve-
scovò d'Arezzo che erano alla Città di Castello, andando a gua*
stare il feastello della Fratta, si scontrarono nelle masnade de*Pe<
rugìhì^ e combattersi insieme aspramente; e se non fosse di'era
prèsso a notte^ grande dammaggio si foceano insieme. Alla fliie
qiiègU d* Arezzo n'ebbono il peggiore.
CAPITOLO GCGXUI.
Come la genie della Chiesa^ capitano meuer Yergié di Landu,
cominciò guerra a Modona*
Nel detto anno , a di 10 di Marzo , messer Vergiù di Landa
vtspQe sopra Modoaa con ottocento cavalieri di quegli deUa
358 «lOTAimi TIL1.AXI
ChieM 9 e ripnoie SamofaM e poi M bmé di Ibfglo pnm
GasMveeeMo, e più cafteHetta e TiDaggl de'ibdiMML B'Fhi-
rentinl tI mandarono in ainto daHa <9ii«a dngeato csvàliat 9
e con gnofta gente e n*ùf^uM di BMMer Ghlberlo in Gbcfef-
gia, meaaer Vergià finae per fona, a di t5 di Giugno ISSi,
r toola di Senana che era aleccala e goamlta di bMfeHhe , e
avoTavi dngento cavalieri e tremila pedoni n gnardln pw lo al-
gnore di ManlOTa, 1 qoaU ftarono aconlttt , e prein la
del ponte a Borgoforte di qm da Po» acerrenin il
con grande danno de'rlbelll della C3iiefa* B poi a di ft A
presono per fona gli aatipQrtl <bor|^ di liodooa» ék\
fornati e steccati ; e* caTallerl de' Plonnttnl flarono Jo^plmail
di'entrarono all'antiporta, e poco filili cIm» non eidiaiin la «mi;
e stettono tutto Luglio allo assedio di Modena tenendoin aaoia
stretta. All*nsclta di Luglio messer Passerino eoiln ìmgm étFì^
bellini di Lombardia per lama di perdere Modena al p n ttli sna
dall'assedio d'uno castello deHnanhesi GaTaleabd Ibi GMriMmnn
e ieciono al Po ponte di navi. Messer Tergift e san fenle sen-
tendo il soperchio de'nimici misono liioco ne'lx)rghi di Modana
e se ne partirò, e tornarono a Reggio^ e guastarla Intorno.
CAPITOLO CGCXUn*
Come il veseaw^ i'Aftf^^o fece diefàre LaUrtno^
Nèiranno 1326, del mese di Marzo, il vescovo d'Areno fece
disfare il castello di Laterino, che non vi rimase pietra sopra
pietra, e eziandio fece tagliare il poggio in croce > aecioodié
mai non vi si potesse su fare fortezza; e tutti gU abitanti fece
andare in diverse parti, ch'erano bene cinquecento famiglie; e
ciò fece per dispetto degli libertini , acciocché noi potessono
rubellare, perchè senti che alcuno di loro vennQ a Firenze per
trattare di dare il detto Laterino a' Fiorentini e allegarsi eoa
loro, perocché 1 vescovo gli avea cacciati d'Arezzo» perch* elH
cercavano in corte col papa, che '1 proposto d'Areno ^ eli' era
d^U Dberlini, avesse il vescovado d'Areuo%
IIBBO IIOHO 35!^
CAPITOLO GCGXUV^
Cbme • ghMttini della Marea coreano la dUà di Fermo ^
e tufpono la pace ordinata cMa O^ieea.
Nel detto anno, a di 96 di Marco , essendo trattalo accordo
da quegli della città di Fermo colla Chiesa, e quegli della ler<>
ra fkccendone festa e ballando per la città uomini e donne^ que-
gli d'Osimo con certi caporali ghib^Uni delia Marca, non pia-
cendo loro raccordo, entrarono nella città e corsonla, e ucci-
aonne de'caporali che Toleano l'accordo, e nel palagio del co*
mune misono fuoco^ essendovi il consiglio per lo detto accordo
compiere ; e molta buona gente vi mori , e furono arsi e ma*
gagnatt.
CAPITOLO GCCXLV.
Come Quirmeeio con eua gente eavakò in Oreti 9 inf no
a EmfolL
Nel detto anno , Castruccio avendo di poco avuta la Castel-
fina di Cretl^ che uno de*Frescobaldi che l*avea in guardia per
moneta la rendè , si si distese poi Castruccio e sua gente per
lo Creti, e diede battaglia a Vinci e a Cerreto e a Vitolino^ e
passò Amo infino a Empoli. E poi a di 5 d'Aprile ebbe il ca-
tlelletto di Petroio sopra Empoli, e quello guemi: e colla Ca-
stellina gran danno faceano alla strada e a tutto il paese. Ma
pok a di 25 di Giugno abbandonò Petroio e diafècelo, per tema
éòUà venuta del duca d'Atene e gente del re Ruberia
CAPITOLO CCCXLVI.
Come U ifteeoeo d'Arezzo fu privato dello efiritwAe per lopapOf
e €om^ fu deito legato per venire in Toscana.
Nel detto anno, a di 17 d'Aprile, papa Giovanni in concesto-
ro di tutti i cardinali appo Vlgnone dispuose il vescovo d'Arez-
ao de' Tarlati dello spirituale del vescovado, e coneedettelo In
360 CIOTASXI VILtAHl
guardia al proposto della chiesa d'Amzo, rh'ora dogli CImMI-
nl; ma per cid non lasciò, e non ubbideltc a'mandaU drl papA-
E in quello concesloro elesse il papa per legalo in l'oscina <■
terra di Boma, per ricbesta e petizione de' Fiorentini e d«I tv
Knbcrto , messer Gianni Guatani degli Orsini dal Monte cardi-
nale, e fecclo paciaro in Toscana, accioccb* mettesse consiglio
e pace nelle discordie di Toscana , dandoprli grande aiilorìladc
di procedere spiritualmCDle a chi fosse disubbidiente alla Chiesa.
CAPITOLO CCCXLFII. ^
Come ii ricomineiò guerTù in Romagna. ^*
Nel detto anno 13211, del mese d'Aprile, si cominciò guetn
in Romagna tra Forlì e Faenza . e rubellossi per gli ghibellini
il castello di l.iirrbio. Qnogli di Faenza e' giielfl l'assediaro,
e'ghibcllint di Itoraagna e di Lombardia vi vennono a fornirlo
con gran forza; e di Firenze e di Toscana T'andò gente in set-
Tigio de' guelfl. Alla fine per accordo s' arrendè a' signori di
Faenza.
CAPITOLO CCCXLVIU*
Cerne Gittfveeio eatalcò in *« quello di Prato ^ « fee» fkr$
ma fortezza al ponte Àgltana.
Nel detto anno, del mese d'Aprile, Caslntcclo avendo notta
molestati I Pratesi, e sostenea nno battifolle fatto in ValdibiMD-
zio chianato SerraTaltino, e un altra presso all'Ombrane yeno
Carmignano, si ne puoae nn altro a ponte Agliana tra Prato e
Pistola per guerreggiare i Pratesi , e perché i Pistole^ potcì-
■one lavorare le loro terre : le quali fortene liirono tutte ab-
bandonale e disfatte alla venuta del duca d* Atene tnogoteneala
del duca di Calavra.
LIBBO NOlfO w 36!
CAPITOLO GGGXLIX-
Come Azza Visconti fece guerra a* Bresciani j e tolse loro
piit castella.
Nel detto tempo , del mese di Marzo e d' Aprite , Azzo Vi-
sconti colla masDada di Milano fece ^an guerra a'Bresciani, e
tolse loro più castella e fortezze.
CAPITOLO GCGL.
Come messer Piero di Narsi capiiano d^l^iorentini fu sconfitto
dalla gente di Castruccio, e poi mozzo il capo.
Nel detto tempo , a di 14 dì Maggio , messer Piero di Narsi
capitano di guerra de* Fiorentini per fare alcuna valenzia in-
nanzi che la gente del duca venisse* si cercò uno trattato con
certi conestabiti borgognoni e di suo paese eh* erano con Ga*
strucclo , d* avere il castello di Garmignano , e segretamente ,
sanza sentirlo niuno Fiorentino , si raunò di tutte le masnade
dugento de'migliori cavalieri e con gente a pie da cinquecento,
e subitamente si parti di Prato , e passò V Ombrone scorrendo
la contrada; il quale da' detti conestabili fu tradito, ch'eglino
colla gente di Gastrucclo aveano messo in aguato in due luo-
gora quattrocento cavalieri e popolo assai, e uscirono addosso
al detto messer Piero e sua gente , il quale co' primi combat-
tendo vigorosamente, gli ruppe; ma poi sopravvegnendo l'altro
aguato, fu rotto e sconfitto e preso^ egli e messer Amò di Gu-
berto e messer Vicisso , conestabili franceschi , e bene undici
cavalieri di corredo , e quaranta scudieri franceschi e gente a
piò assai; onde In Firenze n'ebbe gran dolore^ con tutto se n'a-
vesse colpa per la sua troppa sicurtà e non volere consiglio.
Avuta questa vittoria Gastrucclo , venne in Pistoia e fece ta-
gliare la testa al detto messer Piero , opponendogli come gli
avea giurato, quando si ricomperò di sua pregione, di non es-
sergli incontro; ma non fu vero, che messer Piero era leale e
prò' cavaliere^ e di lui fu gran dammaggio; ma fecelo morire
Gastrucclo per crescere più l'onta de'Florentini^ e per LqMiurire
I Franceschi loro soldati.
Érto. rt7/afit T. ih «
362 «IDTAÌISrt TILLAlfl
CAPIRLO CCGLI.
Cawu il duca d'Atene venne m Firenze nieario M éupn
di Calavra.
Nel deUo anno 1326, a di 17 di Maggio , giunse in FIraiie
il duca d' Atene (a) e conte di Brenna con quattrocealo cat»-
lieri, per vicario del duca di Calavra, e tutte le slgaorle léce
giurare sotto la signoria del duca di Calavra e sua ; e canó
tutte l'elezioni fatte de*prior1 per lo innanzi, e* primi priori a
mezzo Giugno fece a sua volontà. 11 detto signore 'mandò il re
Ruberto Innanzi, perché 11 granduca indugiava più sua vntta»
per cagione dell' armata eh' apparecchiava per mandare In G*
cilla; e I detti cavalieri vennono a mezzo soldo del re, e ^i^
tro mezzo del comune di Firenze. E quello tanto tempo dK 1
detto duca d' Atene lenne la signoria, ciò fu inflno alla
del duca di Calavra figliuolo del re, la seppe reggere
te, e fu signore savio e di gentile aspetto, e menò aeoo la mo-
glie figliuola del prenze di Taranto e nipote del re Ruberto: al-
bergò a casa de^ Mozzi oltrarno; e a di 22 di Maggio fece pio»
vlcare in Firenze lettere papali , come la Chiesa avea Ditto 11
re Ruberto vicario d' imperio in Italia vacante imperio.
CAPITOLO GGGLII.
Come V armata del re Ruberto andò in Geilia^ e poi come tema
in Maremma e nella Riviera di Genofm*
Nel dello anno ^ a di 22 di Maggio , si parti di Napoli Tar-
mata del re Ruberto, la quale furono novanta tra galee e uscieri
e più altri legni passeggeri con mille cavalieri; della quale
armata fu ammiraglio e capitano il conte Novello conte d*An-
dri e di Montescheggioso della casa del Ralzo; e a di 13 di
Giugno arrivarono in Cicilia nella contrada di Patti, e guasta-
rono infino a Palermo, e poi nel plano di Melazzo; e poi si ri-
eobono a galee, e valicarono per lo faro, e guastarono intono
a Cattana e Agosta e Seragosa ^ e tornarono infino alle mora
(«3 Vedi A|>|>eo(lice ii°. i6i.
LiBio [leKO 363
di Messina; e poi si ricolsono in galee, e rivalicarooo per lo
faro sanza contasto ninno, e ripuosonsi ancora nel piano di Me-
lazzo. Allora il figliuolo di don Federigo, che si chiamava il re
Imperio, yi cavalcò con settecento cavalieri ; ma il conte s'era
già ricollo con suo stuolo a galee, sicché non v' ebbe battaglia,
ma grandissimo guasto e danno feciono all' isola di Cicilia. Poi,
a di 14 di Luglio , tornati ali* isola di Ponzo , e rinfrescati di
▼ittnaglia, si partirono, e come era ordinato di venire nella Ri-
viera di Genova e in Lunigiana, la detta armata per gaerreg^
giare gli usciti di Genova e Gastniccio da quella parte , e '1
duca yerso Firenze; e partendosi, arrivarono in Maremma, e a
di 20 di Luglio scesono in terra, e presono per forza il castello
di Magliano, e quello di CoUecchio, e piiV altre villate de' conti
da Santafiore, levando grandi prede con grande danno de' detti
conti. Poi si partirono di Maremma, e lasciarono goeraito Ma«
gliano di cento cavalieri per guerreggiare i detti conti; si par-
tirono e arrivarono a Portoveneri, e U s' accozzarono coir oste
de' Genovesi per racquistare le terre della Riviera e fare guerra
a Castruccio, (1) ma poco v' approdare di racquistare fortezza
ninna , se non che arsone per forza combattendo i borghi di
Lievanto e pòi quegli del Lerice; e btotentando nel golfo della
Spezia, non s' ardirono di scendere in Lunigiana, petrocchò Ca-
struccio v' era guemito di molti cavalieri e pedoni , e *1 duca
di Calavra non era ancora uscito ad oste sopra quello di Lucca^
com' era fatta l' ordine; sicché stando e operando invano, all'u-
scita di Settembre si parti la detta armata , e' Genovesi torna-
rono in Genova, e' Provenzali in Proenza, e V altre a Napoli i
ma il conte Novello scese in Maremma , e con cento cavalieri
venne al duca di Calavra eh' era in Firenze.
(i) MA poco v* approdavo di racquistare eo. fari soao I significali del
yerbo approdare, come può riacontrarsi nel Vocab, tra'quali è quello di
aecoslarsl alla proda / gì ognere i riva; e in acnao melali polrtbbe dinìi
arrifare i e*po d' naa eota : ottener V intento. Ciò appunto signiflea in
qntalo loogo la voce approderò ; e vuol dire , cbe poca riutekette m
rmeftUtiare, ovvero» non otHonero ii loro in§eaio di racquistare ce* De^
ritlÉido snelle questo verbo da pra sott. che vuol dir tmniaggié, miéU^ gma^
dagmo f viene a dir lo aleiso. Alenai atampati leggono nNilMienle : po0n
M adoperarono di raetfuistare eo.
364 GIOVANNI VILLANI
CAPITOLO GGGLIU*
Come il legato del papa arrivò in Taeoana e venm4
in Firenze,
Nel detto anno 1326, messer Gianni degli Orsini cardinale e
legato per la Chiesa, arrivò a Pisa in su cinque galee de' Pisa-
ni a di 23 di Giugno , e da' Pisani gli fu fatto grande onore ,
contuttoché in grande guardia e gelosia erano, sentendo in Fi-
renze il duca d'Atene. E in quegli giorni quattrocento cavar
lieti provenzali gentili uomini, vennono per mare in sa dieci
galee di Proenza a Talamone per venire in Firenze. Stando il
legato in Pisa, Castruccio gli mandò lettere dicendo in tenore:
che contuttoché la fortuna V avesse fatto ridere s' acconciava di
volere pace co' Fiorentini ; ma furono parole vane e infinte, t
quello che segui poi. Dimorato il legato in Pisa alquanti giorni,
si venne in Firenze a di 31 di Giugno , e da' Fiorentini fii ri*
cevuto onorevolemente quasi come papa, e fattogli dono di milk
fiorini d' oro in una coppa. Albergò a santa Croce al luogo dei
frati minori , e a di 4 di Luglio piuvicò la sua legazione , e
com' era legato e paciaro in Toscana , e nel Ducato , e nella
Marca d' Ancona, e in Campagna e terra di Roma, e nell' isola
di Sardigna , faccendo per sue lettere ammonizione a tutte le
città e signori di sua legazione, che '1 dovessono ubbidire e dare
aiuto e favore.
CAPITOLO GCGLIV.
Come trecento cavalieri di quegli del signore di Milano
furono sconcili a Tortona,
Nel detto tempo , a c|I ^9 di Giugno , trecento cavalieri di
quelli di Galeasso Visconti signore di Milano con popolo aàsai
liscirono di Pavia, e vennono per guastare Tortona ^ e guastando
la contrada, e sparti d'intorno di Tortona^ uscirono centocin-
quanta cavalieri di quegli del re Ruberto e della Chiesa, e tutti
quegli della terra per comune, e sconfissongli con danno di kh
ro, e assai morti e presi.
LIBIO NO!fO 365
CAPITOLO GCCLV.
Come Tano da len iconfiue genie de' ghibellini della Marea^
e eatne in Rimine fu fatto uno grande tradimento.
Nel detto tempo, all' entrante di Luglio, gente di Fabriano e
altri ghibellini della Marca, intorno di trecencinqnanta cavalleii
e popolo assai, essendo cavalcati per prendere o guastare il ca-
stello di Murro, Tano signore di Iesi coir aiuto de' Malatesti éi
Rimine yennono al soccorso di Murro subitamente, e trovando
sparti e sproYveduti gì' inimici , gli misono in isoonfltta con
grande danno di loro. Essendo messer Malatesta con sua genia
al detto Murro. messer Lamberto, (a) figliuolo di Gianniciotio
suo cugino, per signoreggiare Rimine, si ordinò uno laido tra-
dimento , siccome pare costume de' Romagnoli i che fece in-
vitare messer Ferrantino e 'I suo figliuolo suoi consorti, e a ta-
vola mangiando con lui gli fece assalire con arme, e prendere
e ritenere, e quale di loro famiglia si mise alla difensione di
loro signori, fu morto e tagliato; e poi ciò fatto, corse la terrm
faccendosene signore. Sentendo ciò messer Malatesta eh' era a
Murro , subitamente cavalcò con sua gente e con sua amistà
alla città di Rimine , e là giugnendo fece tagliare una porta
coll'aiuto de'suoi amici d' entro, e corse la terra , e riscosse I
pregioni suoi cugini. 11 traditore messer Lamberto veggendo la
forza di messer Malatesta non si mise a difensione, ma fuggen-
do a gran pena scampò nel castello di Saulauglolo in loro com*
trada.
CAPITOLO CCCLVL
Come il duca venne in Siena, ed ebbe la signoria einque anni.
Nel detto anno , a di 10 di Luglio , il duca di Calavra con
sua baronia e cavalieri entrò nella città di Siena, e da' Saneu
fu ricevuto onorevolemente. Trovò la terra mollo partita per la
guerra ch'era intra'Tolomei e' Salimbeni, che quasi tutti i cit-
tadini chi tenea coll'uno e chi coll'altro; e' Fiorentini tenien^il
(a) Vedi Appendice o^^ i6a.
^66 6IO?A2f!fI VlLLARl
per quella discordia che la terra non si gnastasse, e parte fael-
fà non prendesse altra volta per la detta discordia « si manda-
rono per loro ambaseiadori pregando il dnca, che per Dio noe
si partisse della terra inflno che non gli avesse acconci iMle-
me, e avesse la signoria della citti; e '1 dnca cosi fece, che tra
le doe case Tolomei e Salimbeni fece foro triegua eoo sofllcien-
le sicnrtd cinque anni, e fecevi molti cavalieri novelllt • ihDo-
rowi infino a di 28 di Luglio; e in questa dinoranza tanto s*a-
doperd tra per paura e per amore , come sono te parti nella
città divise , gli fu data la signoria di Siena per dnqoe ami
sotto certo modo e ordine, e per questa stanza del duca in Sie-
na, volle daTiorentini oltre a'patti sedlcimila fiorini d'or<n» en*
de i Fiorentini A tennono male appagati.
APPENDICE
(i) Meritano di esser consultati intorno a Giano della Bella
la Cronaca di Dino Compagni , la Storta Mia Toscana del Pt*
^fwfl» ed il Compendio Mia Storia éTItalia de'iccrii di mezzo del
Sismondi. Parlano poi più o meno estesamente di questo cele*
(bre riformatore della ftepubblica fiorentina tutti gli storici con-
temporanei.
(2) L'elenco completo dei Gonfalonieri di Giustizia della Re-
pubblica fiorentina cioè dal 1293 al 1539 è stato pubblicato
dal cbiarissimo sig. Cav* Alfredo Reumont nelle sue Tawde ero»
nologiche e sincrone della Storia Fiorentina j stampate in Firen-
renze nel 1841 per cura del sig. Vieusseux.
(3) Di S. Maria del Piore^ di questo miracolo delPumano in-
gegno, di questo splendido monumento della grandezza della fio-
rentina Repubblica si trova la storia nelle seguenti opere: —
Deicrizione istorico^^tica del principio e proseguimento detta
fabbrica del Duomo di Firenze, stampata in Firenze nel 1786. —
Dissertazione e diverse osservazioni concementi V edifizio detta
Metropolitana e M Battistero di San Giovanni di Firenze M
Senatore Gio. Batta Clemente Nelli , stampata in Firenze nel
1756. — Descrizione delV insigne fabbrica di S. Maria M Fio-
re in varie earte intagliata da Bernardo Sansone SgriUi, stam-
pata in Firenze nel 1733. — Due discorsi eopra la cupola di
Santa Maria M Fiore di Alessandro Cecchin stampati in Firenze
nel 1753. — Discorso sopra la stabilità della cupola di Santa
Maria del Fiore contro le false voci sparse in Firenze di Barto-
lommeo Vanni. — Firenze antica e moderna illustrata daU'Àb.
Vincenzio Follini, stampata in Firenze nel 1789. — Notizie ieto-
riche Mie Chiese fiorentine del P. Bicka, — Aneddoto ietorico
relativo alla facciata che si proponeva di fare nel secolo XVII ed
Duomo di Firenze, opuscolo stampato in Firenze nel 18M. È
stato recentemente posto di nuovo in campo il progetto della
368 APPENDICE
faeeiaim dd Dmomo^ sul qaale han dato prora d' ingegno Tari!
disUnti architetti e letterati; nondimeno, chi sa ancora per quan-
ti anni, questa facciata rimarrà in stato di progetto!
(4) Di Bnmetto Latini maestro di Dante ha scritto la Yila Fi-
lippo Villani che si pubblicherà in seguito. Brunetto fa uno dei
più gran filosofi del suo tempo , come ne fan testimoniama le
opere che di lui ci restano. Egli nacque nel 1230 e mori nel
1294. Nello scorso secolo il distinto letterato Giuseppe Benci-
Tenni-Pelli ne pubblicò V elogio. La genealogia della famiglia
Latini compilata dal Canonico Don Anton Maria Biscioni esiste
manoscritta nella Magliabechiana.
(5) Chi amasse di conoscere più dettagliatamente I llrtli ai
quali si riferisce questa nota, consulti De Blasi Storia éMm S-
ctfta e Giannone Storia del regno di Napoli.
(6) Della terra di San Giovanni nel Valdarno superiore» rbe
si gloria di esser patria di Masaccio e di Giovanni da San Gio-
Tanni, io scrivente pubblicai nel 1834, un volume di Memorie
storiche.
(7) Molti sono gli Scrittori che hanno parlato della noUtts-
sima famiglia Colonna : ma a mio credere si è sopra gli altri
distinto il dottissimo sig. Conte Pompeo Litta il quale con tana
critica, e con quell* indipendenza che distingue il genealogista
storico dal cortigiano ne ha pubblicato l'albero genealogico, il
quale forma parte delle Famiglie celebri Italiane: opera colos-
sale e di raro merito che Tottimo Lilla va pubblicando da va-
rii anni con un nraore e con una costanza superiori ad ogni
encomio. Alla detta genealogia pertanto potrà ricorrere chi de-
sidera avere più estese notizie delle cose narrate dal VUlaai
intomo alla famiglia Colonna.
(8) Questo Conte da Monte Feltro che consigliò al papa di
dare lunga promessa con V attender corto è quello stesso che
Dante pone neirinfcrno tra i fraudolenti. Vedi Arritabon§ Seco-
lo di Dante e Baldi Storia di Urbino.
(9) Intorno al palazzo dei Priori di Firenze detto comune-
mente palazzo vecchio si può consultare 1* erudita Descrizione
che ne ha pubblicato Tegregio sig. Filippo Moisè.
(10) Della celebre famiglia d* Este ha pubblicato le Memorie
con quella dottrina che ognuno può immaginare il Muratori, e
ne ha pubblicata un'estesa genealogia il sullodato conte Litta
nelle sue Famiglie celebri Italiane».
APPENDICE 3G9
(11) Credo fare cosa grata ai lettori coH'estenderc il racconto
della battaglia accaduta tra Federigo d'Aragona e Filippo d*An-
gió, recando quello che ne dà T Amari nella sua opera da noi
più volte citata. « Ne' vasti piani della Falconarla, ad otto mi-
glia da Trapani, dieci da Marsala, due o tre dalla marina, To»
s(e siciliana trovò i nemici , il di 1 dicembre 1299. Era più
forte di fanti, animosi, ma senza disciplina; l'aiutava un po' di
gente catalana, ma s'ignora l'appunto delle sue forze: de'nemi-
ci si sa che la vantaggiavan di cavalli; che un grosso di Pro-
venzali s' aggiungea a' Napolitani della città e del regno ; che
avean seicento cavalli, e assai più pedoni. Ordinaronsi gì! uni e
gli altri in tre schiere : Filippo a destra, alla mezzana il ma-
resciallo Broglio de'BoDsi, alla manca Ruggier Sanseverino, con-
te di Marsico: e Federigo, per consiglio di Blasco, oppose Bla-
SCO stesso al principe con pochi cavalli e un forte di almuga-
veii; stette ei medesimo nella schiera di mezzo col grosso del
fanti; assegnò la destra accavalli di Giovanni Chiaramonte, Vin-
ciguerra Palizzi, Matteo di Termini, Berardo di Queralte, Fari'
nata degli liberti , coi fanti di Castrogio vanni. Quest' ala entrò
prima in battaglia, lentamente movendo contro Sanseverino. A
tal vista, il principe di Taranto, dall'altro corno, spicca i bale-
strieri provenzali 'a cavallo a ferir gli almugaveri; ei, stretto a
schiera con gli uomini d' arme , spingesi a quella vòlta contro
la bandiera di Blasco, che parca la più segnalata, non mostran-
dosi per anco le aquile di Federigo, inteso dietro le file ad ar-
mar novelli cavalieri nel memorabil giorno* Blasco per affan-
nosi messaggi l'affrettò a montare a cavallo. Gli almugaveri in-
tanto, fermi, lasciano avvicinare il nemico. Com'entra a gittata
mano, a lor usanza gridano: Aguzzate i ferri, e dan co' giavel-
lotti a striscio su per le selci , che tutto allumò di scintille il
terreno , scrive Montaner, con meraviglia e terrolr del nemico;
e si venne alle mani •.
• Alla carica del principe , balenava un istante la gente di
Blasco; scrollata di qua, di là, combatteasi la bandiera: ma rat-
testaronsi in un attimo que' combattenti , nò cedeano un passo.
Filippo allor , vedendo la schiera nostra di mezzo rimasa al-
quanto indietro, credendol timore, pensò sperder quelle frotte
di fanti ; spronò consigliatamente ad essi , lasciandosi interi a
destra gli almugaveri con Blasco, che freddo e fermo sopra lui
ripiegossi. Allora un cortigiano , di cui Speciale per generoso
Ciò. nUani T. IL 47
370 APPENDICE
•degno tace il nome , supponendo abbattuto Blasco , gridava al
re: fuggiamo; e forse tutto perdeasi; ma Federigo: fttggi tm, tr^
ditortj gli disse: la mia vita io qui dar debbo per la Steflio. B
fa spiegar la sua bandiera; e con un pugno di cavalieri, qoaiH
ti n'avea in quella schiera, sprona egli il primo contro la ca-
valleria del principe •.
• Qui fece egregie prove; pugnandosi da corpo a corpo; tra-
mescolate le due schiere; riscaldati i guerrieri dalla preaema,
questi del re, quelli del principe. Lampeggiava in alto la spa-
da di Filippo; Federigo or di mazza, or di spada uccise il sua
roano più uomini ; ferito lievemente ei stesso in Tolto , e alla
man destra. Ma in questo si sentirono da sinistra i colpi 41 Bla-
sco , che pria caricò con gli uomini d' arme la cavalleria M
principe, poi risoluto tornò ad affrettare gli almugaveri, che il
seguivano a piede, e. Uccidete, gridò, % eavalli a'nemiei. Gli d-
mugaveri con mezze lance, leggeri e lesti, saltano nel c<HilUltOi
tramettonsi negli ordini della cavalleria nemica. Un d*e«l, %* è
da credere al Montaner, col giavellotto passava fuor fuora «
cavaliere coperto collo scudo; un altro, per nome PorcellOy di
un fendente di squarcina tagliava netto la gamba armata 4'«
Francese, e apri anco la pancia al cavallo. Fecero strage degli
animali si rabidamente, che molti anco n'uccisero a' cavalieri
di Federigo. Sdrucita dalle schiere del re in faccia , a destra
dagli almugaveri, la cavalleria di Filippo andò in vòlta. L' ala
sinistra , non ostante la virtù del conte Ruggier Sanaeveriso ,
con poco avvantaggio s'era affrontata col fior della siciliana qo-
bilté. La schiera di mezzo, forte di dugento cavalli napoUtaai,
per l'error di Filippo a occupar il terreno ov*essa dovea com-
battere, poco o punto mescolossi nella battaglia; ma il mare-
sciallo Broglio, che la comandava , fu trovato nel campo, tra i
cadaveri de'suoi Francesi, trapassato da cento ferite •.
• Filippo , combattendo , s' avvenne in un Martino Perez de
Ros, fiero e forzuto, che 'l percosse di mazza; e '1 prìncipe gli
die due punte tra le squame dell' usbergo ; ma il Catalano col
suo ferro, tentando invano tutta l'armatura al nemico, il ficcò
alfine nella visiera con leggiera ferita: e indi vennero alle pre-
se; e agga vigna ti stramazzarono entrambi giù da' cavalli. Già
Martino lottando, soverchia l'ignoto guerriero; gii alza il pu-
gnale per ispacciarlo, quando questi: Beata Vergine! sciamava,
•OH Filippo d^Àngiò^ e V altro sopratenne il colpo, ma non len-
APPBIVDICB 371
lava il principe, e a gran voce chiamava Blasco, ingaggiato 11
presso a finir lo sbaraglio della schiera nemica. Senza lasciarla,
bollente e infellonito, comanda Blasco a due almugaveri: Sega^
tegli la gola ; paghi l'assassinio di Corradino ; e periva Filippo
d'Angiò d'ignobil morte, se in questo non si levava un remore
tra i nostri: Il nimico , t7 nimico ! scoprendo i dugento cavalli
napolitani del centro, allorché si dileguarono in rotta gli squa-
droni della dritta: onde Blasco pur pensò a Corradino, sconfitto
a Tagliacozzo mentre tenea la vittoria; e tutta V oste siciliana
avventossi contro la novella schiera. Federigo , saputo il peri-
colo di Filippo , corre a lui ; lo strappa a* due almugayeri ; e
fattegli tor le armi, il dà in guardia a'suoi ».
(12) Chi bramasse acquistare una chiara e completa notizia
di questa famiglia celebre, consulti i Genealogisti citati ai pri-
mi Numeri di quesl* Appendice nel Voi. I.
(13) Allo stesso oggetto si consultino gli autori al luo*
go suddetto. Piacemi qui riferire in aggiunta a tutto quello
che il n. A. ha detto intorno all' origine delle fazioni bianca
e nera in Pistoia e alla diffusione delle stesse fazioni in Fi-
renze, quanto dice il Sismondi nella parte prima , cap. 5 della
0ua Storia del risorgimento^ de' progressi ec. per meglio rilevare I
particolari di un punto storico che tanto importa al fatto nostro.
Egli si esprime cosi: • La più amena e selvosa plaga degli Ap*
pennini spettava alla repubblica di Pisa ; anzi yasto che no ,
questo sito tocca i confini del Lucchese, Modenese, del Bologne-
se e Fiorentino, e chiamasi , con nome enfatico , la Montagna»
Quasi tutte le castella ond* era popolata la montagna apparte-
nevano alle famiglie de'Cancellieri o de' Panciatichi , due tra
le più possenti in armi di tutta Italia. Guelfa la prima, era la
seconda Ghibellina; e siccome di quel tempo signoreggiavano 1
Guelfi nella Toscana, per comandamento di costoro dovettero i
Panciatichi uscire da Pistoia. Se n' erano i Cancellieri avvan-
taggiati allargando la loro potenza mediante acquisti di terre ,
conquisti e leghe: noveravano nella sola loro famiglia da cento
eayalieri armati di tutto punto. Vero è ch'essa famiglia parti-
vasi in due rami di lontano parentado , distinti dal sopranno-
me di Bianchi e Neri. Una rissa occorsa tra due Cancellieri^
l'uno bianco e l'altro nero, fu proseguita dai due rami della b-
miglia con tutta la ferocità e perfidia connaturale ai nobili pi-
stoiesi di quel tempo. Le mutilazioni , gli assassinamenti , Ì%
372 APPENDICE
guerre a morte si avvicendarono con Unta rapidità dal 1296 ti
1300, che tutta Toscana ne fu alia perfine sgomentata. Deside-
rosi i Fiorentini di pacificare Pistoia, fecero esiliare da zittèlla
citte tutti i Cancellieri; volendo però metterli d'accordo, li ac-
colsero tostamente nella loro città. Ma questa potente DnaigUa,
collegata ai nobili guelfi di Toscana , a luogo di ponce in di-
menticanza le proprie ofl(ese , fu operatrice che tutti i di lei
ospiti le si accostarono. Pessimi umori mossi da altre cagioni
bollivano già in Firenze. Corso Donati poteya assaissimo soli' a-
nimo delle antiche famiglie , le quafi avevano in ogni tempo
governata la parte Guelfa. Vieri de' Cerchi, salito com' esse di
fresco a grande potenza e dovizia, erane il capo. RinfaccitTi-
no queste alle altre il non mai spento antico odio dei Guelfi e
Ghibellini^ la smania di turbar continuo la repubblica per lievi
e frivole cagioni , e chiedevano che alle molte proscriziooi fos-
sero surrogate leggi eguali per tutti. 1 Cancellierì neri strinsero
lega con Corso Donati , coi nobili antichi e co'Guelfi t più wt-
denti; i bianchi, per converso con Vieri de* Cerchi, cogli nomi-
ni che da poco tempo avevano fatto fortuna^ coi Guelfi oMde-
rati, ed appresso coi Ghibellini ed i Panciatichi. A qoest' otti-
mo partito si aderirono Dante , lo storico Dino Compagni , il
padre di Petrarca^ e tutti quelli che a Firenze professavano le
lettere. Cercò Bonifazio Vili di metter pace tra i due partiti, i
quali , sotto il nome di Bianchi e di Neri cominciavano a di-
videre tutta la Toscana; ma violento e collerico, non era costui
l'uomo che potesse riconciliare quegli spiriti esacerbati. Anzi
poco di poi prese a favorire gagliardamente la parte dei neri,
quella cioè dell' aristocrazia e dei Guelfi i più fervidi. Aveva
chiamato in Italia Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello ,
per farlo capo di una spedizione contro la Sicilia. GÌ' ingiunse
di pacificare nel suo passaggio la Toscana, dandogli ad intende-
re che gli sarebbe slato agevole di ottenere in cosi ricca ter-
ra un lauto guiderdone. Non ardi la repubblica fiorentina ricu-
sare l'intromissione del Valoìs ; da lungo tempo erasi adosala
a riconoscere nella casa di Francia la proteggi trice della Chie-
sa e della parte guelfa • ma innanzi di accoglierlo nella citti
colle ottocento lance che capitanava , ella stabili d' on modo
esplicito i limiti dell* autorità accordatagli. Visto Carlo che la
fazione dei Neri era la più aristocratica e la più veemente nel*
V odio 9 pose subito da un lato gì' impegni assunti , e legossi
APPENDICK 373
intimameiite ad essa. Appena fu slcuraio di una buona porzio-
ne nel bottino , allentò il freno alle passioni del suo partito ,
dandogli piena facoltà per sei giorni , dal 5 all' 11 novembre
1301, di mettere a ruba e d'incendiare le case dei nemici , di
trucidare i più esosi , di rapire alle famiglie le ricche eredi
sposandole ai propri figH, di far dannare infine da un podestà
creato a posta^ airesiglio ed all'ammenda le più illustri feimiglie
della setta bianca. Aiutavano siffatte abbominazioni i soldati fran-
cesi, ed i Guelfi di Romagna introdotti da Carlo nella città. In
questo mezzo tempo , Dante e Petracco dell' Ancisa , padre di
Petrarca , furono in uno a parecchie altre centinaia confinati
Quando Dio volle, il di 4 aprile del 1302 , Carlo di Yalois se
ne parti da Firenze. Lo seguirono i tesori e le maledizioni
de'Toscani; e l'impresa d'Etruria gli tornò in grandissimo vi-
tupero «.Forse sembrerà ch'io mi sia troppo esteso nell'aggiunta
di questo brano storico; ed io mi lusingo che non sia per riu-
scire discaro , potendosi ricorrere a questo N." per gli schiari-
menti che occorreranno in appresso. Per coloro poi che desi-
derassero avere una esatta e minuta notizia intorno all'origine
della divisione delle parti Nera e Bianca, della quale poco parla
il Villani nel cap. 38 , ne riporto anche il racconto tale quale
si legge nel cap. I e segg. delle 5lorte Pistoiesi. • Nel 1300 la
detta città (Pistoia) avea assai nobili e possenti cittadini, in-
fra'quali era una schiatta di nobili, e possenti cittadini, e gen-
tiluomini, li quali si chiamavano Cancellieri; ed avea quella
schiatta in quel tempo diciotto cavalieri a speroni d' oro , ed
erano si grandi e di tanta potenza, che tutti gli altri grandi
soprastavano e batteano; e per loro grandigia e ricchezza mon-
tarono in tanta superbia, che non era nessuno si grande né in
città , né in contado che non tenessono al disotto; molto villa-
neggiavano ogni persona, e molte sozze e rigide cose faceano;
e molti ne faceano uccidere e fedire, e per tema di loro nes*
sono ardia a lamentarsi. Seguitòe che certi giovani della detta
casa , li quali teneano la parte Bianca , ed altri giovani della
detta casa, li quali teneano la parte Nera, essendo a una cella,
ove si vendea vino, e avendo bevuto di soperchio, nacque Bean-
dolo intra di loro giuocando; onde vennero a parole, e peroos-
sonsi insieme , sicché quello della parte Bianca soprastéo a
quello della parte Nera , lo quale avea nome Dorè di M. Goi-
glielmo , uno de' maggiori di casa sua ; cioè della parte Nera.
374 AFFENDlCfi
Quello della parte Bianca^ che Tavea battuto, a^ea boom Car-
lino di M. Gualfredi pure de' mas^ori deUa casa della parte
Bianca. Onde cedendosi Dorè esser battuto , ed oHraggialD , e
vituperato dal consorto suo , e non potendosi quivi vendicare ,
perocch'erano più fratelli a darli, partissi, e propuoseri ék vo*
lersi vendicare, e quel medesimo di, cioè la sera a tartft ftaii-
do Dorè in posta , uno de* fratelli del detto Carlino , A* avea
olBeso lui^ ch*avea nome M. Vanni di M. Gualfredi, ed era ^-
dice , passando a cavallo in quel luog^ dove Dorè stava in
posta. Dorè lo chiamò ; ed egli non sapendo quello che 1 fra-
tello gli avea fatto, andò a lui, e volendogli Dorè dare d*na
spada in su la testa, M. Vanni , per riparare lo colpo parò la
mano ; onde Dorè menando gli tagliò il volto e la mano per
modo, che ve li rimase altro che*l dito grosso; di che M. Vanii
si parilo, e andonne a casa sua. E quando lo padre, e'Iiratdii,
e gli altri consorti lo videro cosi fedito , n* ebbero grande do-
lore; perocch*egli era, come detto è, de* migliori del lato ino;
ed anco perchè colui, che V avea fedito , era quello medeainw
intra quelli del suo lato , di che tutti gli amici e parenti loro
ne furono forte mal contenti. Lo padre di M. Vanni, e' fratelli
pensarono per vendetta uccidere Dorè, e *1 padre , e' firatelli ,
e' consorti di quello lato. Ellino erano molto grandi , e molto
imparentati, e coloro gli temeano assai , e tanta paura aveaao
di loro, che per temenza non usciano di casa. Onde vedendo il
padre, e' fratelli, e* consorti di Dorè che li convenia cosi stare
in casa, credendo uscire della briga , deliberarono di mettere
Dorè nelle mani del padre , e de' fratelli di M. Vanni, dbe ne
facessono loro piacere , credendo , che con discrezione lo trat-
tassouo come fratello. Dopo questa deliberazione ordinarooo
tanto, che fecìono pigliare Dorè , e cosi preso lo mandarono a
casa di M. Gualfredi e de*fratelli di M. Vanni , e miserld loro
in mano. Costoro, come spietati e crudeli, non riguardando alla
benignità di coloro , che gli lo aveano mandato , lo misono la
una stalla di cavalli, e quivi uno de'fratelli di M. Vanni gli ta-
gliò quella mano^ con la quale egli avea tagliato quella di M.
Vanni, e diedegli un colpo nel viso in quel medesimo lato, do-
ve egli avea fedito M. Vanni, e cosi fedito e dimozzicato lo ri-
mandarono a casa del padre. Quando lo padre , e'fratelli , e*
consorti del lato suo, ed altri suoi parenti lo viddero cosi con-
cio, furono troppo dolenti, e questo fue tenuto per ogni peno-
APPENDICE 375
lift troppo rigida e crudele cosa, a mettere mano nel langiie
loro medeFimo, e spezialmente avendolo loro mandato alla mi-
sericordia. Questo fue lo cominciamento della divisione della cit-
tà e contado di Pistoia; onde seguirono uccisioni d'uomini, ar-
sioni di case, di castella e di ville. La guerra si cominciò aspra
intra quelli della casa de^Cancellieri della parte Nera, è quelli
della detta casa della parte Bianca , e disfldaronsi insieme ; e
tanto moltiplicò ia guerra che non rimase in Pistoia né nel
contado persona , che non tenesse o con V una parte o con
r altra •.
(14) L'eruditissimo prof. Vincenzio Nannucci nel suo IfaiMiii-
U-dMa Letter. del primo ieeolo della Lingua italiana eosi ne
scrive: • Guido Cavalcanti, fu, dice il Boccaccio, imo de*mi^iO'
ri laici che avesee il mondo, ed ottimo filosofo naturale ei fu egli,
legfftadriiiimo e eoetumato, e parlante uomo molto^ ed ogni eoea
far volley ed a gentile non partenente, eeppe meglio che altro uom
fare, e con questo era ricchissimo, ed a chiedere a lingua $ape9a
onorare cui nell'anima gli capea che il valesse -.
• Cavalcante padre di Guido era in voce di Epicureo, e tra
gli Epicurei fu pure cacciato da Dante nell* Inferno. Questa mac-
chia si diffuse eziandio sopra Guido, a cagione principalmente
dell'umore suo fantastico e singolare. Egli era assai dedito agli
stndii di filosofia, e perciò amava vivere solitario, e speculan-
do diveniva cogitabondo ed astratto, e talvolta ancora malinco-
nico e sdegnoso. Egli, continua il Boccaccio , alcuna volta epe*
culando molto astratto dagli uomini diveniva ; e perciò eh' egli
alquanto teneva ddl'opinione degli Epicurei, si diceva tra la gen*
te volgare , che queste sue speculazioni eran solo in cercare se
trovar si potesse che Iddio non fosse •.
• La famiglia de' Cavalcanti fu involta nelle civili discordie,
da cui era agitata allora Firenze. Guido era acerrimo Ghibel-
lino, e s'infiammò ancora più, sposando la figlia di messer Fa-
rinata degli liberti, allora capo di quella fazione. Corso Donati,
capo di parte guelfa, uomo egli pure potente a quei tempii e
nemico di Guido, tentò di assassinarlo , mentre andava in pel-
legrinaggio a San Giacomo di Galizia. • Un giovane gentile ,
dice Dino Compagni, figliuolo di Messer Cavalcante Cavalcanti,
nobile cavaliere, chiamato Guido, cortese e ardito, ma sdegno-
so e solitario , e intento allo studio , nimico di Hesser Corso ,
avea più volte deliberato offenderlo. Messer Corso forte lo te-
376 A»rBHDICB
mea , perdiè lo conoscea di g^rande anfnw , e cenò di
narlo andaste in pellegrinagfio a S. Jacopo» e noB ^•
fatto, n perehé tornato a Fireme o aentenddte , li
Rovani eontro di lai, i quali gli promlaero e*ere In
Essendo un di a cavallo con alconl di eaaa i CSeveU^
dardo spronò il cavallo contro a Heaier Cono; ino^
forte e ardito giovane, e Ceccbino da' Bardi, e molti
le spade, e corsongli dietro, e non lo ghigneMo^ tt
dei sassi, e dalle finestre gii ne fàrono gettali per
fu ferito nella mano. • Il Comune di Firenie, stanco
dissensioni, esiliò I capi delle doe partii e Ckdte fla-
Sarzana, dove per Tarla insalubre eadte ammalati^
il suo richiamo , mori in nrenae nel 1300 delT ìtk9t/emtUk^ém^
tratta nelT esilio ». Bgli era In tale opMone premo
da Imola che non eaitò a cMamarlo il seoonte occhio
scana Letteratura^ delia ^ale Mnte era 11 prhno : iUkar
FlùreMiM tempore DmiiU; e qpoesf ultimo tanfo lo
averlo primo ed intimo tira gli amtei, come apparlaen
Nuova; e gliene rese debita lode nel canto XI del Porgaforio,
nel quale cantò:
Cosi ha tolto Tono all' altro Guido
La gloria della lingua; e forse è nato
Chi Tuno e l'altro caccerà dal nido;
e nel canto X deirinferno agguagliando Guido a se stesso nel-
l*altezza dell'ingegno, fa dire a Cavalcante padre di lai queste
parole:
Se per questo cieco
Carcere vai per altezza d'ingegno.
Mio figlio ov'é? o perchè non è tceo?
(15) Sembrami cosa utile l' aggiungere a quanto 11 nostro
Autore ha brevemente detto intorno alla cacciata dei Neri da
Pistoia operata dai Bianchi della stessa città coli* aiuto e
favore dei Bianchi che governavano la città di Firenze , ri-
portando per intero il brano storico che leggesi nelle Sto-
rie Pistoleei^ al eap, il e segg. «. . . lo popolo di
Firenze chiamò capitano di Pistoia M. Andrea de' Gherardini
di Firenze , ed anziché fosse eletto promise che caccerebbe la
parte Nera di Pistoia ; e quando lo tempo fue venuto, secondo
l'ordine preso tra lui e 'l comune di Firenze, M. Andrea venne
in officio a Pistoia, ed entrato nell'oficio prese la signoria della
ÀÌrl>E^DtCÈ ili
etlU è contado di Pistoiii» ei poco stette neiroflcio a sforzarsi
di gente, e da cavallo, e. da piedi , per non poter essere con-
trastato, ed afforzato. E preso V ordine col comune di Firenze
é con la parte Bianca di Pistoia della cacciata , che dovéano
fare della parte Nera di Pistoia, e fatto tutto lo Icnrninieiitó che
gli bisognava^ M. Andrea capitano fóce lo pdniò pr()ceS8o coti*
tro a ìi. Baschiera de'Rossi, è contro a tutta la (Sasà, é '1 simi-
le fece contro a tutti quanti glt altri della parte Nera di Pistoia
grandi. E formati gli detti {Processi , a di 24 di lÉaggio anni
1301, li gonfaldniei'i del ftopolo di Pistoia il capitanò gli fece
sommuovere tutti la mattina mólto per tenipò, li Quali egli aveà
fatti a Quel fine i 6 cosi fatto lo capitano fece richiedere ÌL
Baschiera , é cetti altri de' Rossi ciie comparifisonò dinanzi dà
lui còsi tosto, conie lo niesso , a pena dello avere é della per-^
sona. Colóro t>^r tema noó comparii'onó. Lo capitano fècó sona-*
re la campana del pòpolo. Gli gonfelonteri e l'altra gente ch'e-
rano soiiimossi^ trassono alla piazza. Come la genie fue in pì^t-^
za dtiiatizi al palagio del calcitano , e 'l capitano fece niettei'é
fuori le sue inségne, e fece comandare a^gonfalonieri del ik>po^
lo , e fece bandire clie tutta la gente lo seguisse i e messo Id
bando, la gente, secondo l'ordine dato , si mòsse e andoune à
casa de^Ròssi, e combatterongli alle case d'ogn^intoi'no con bà-^
lestra duramente; e combattuto alquanto, e non possendogli viri-
cere, fecefo venire molta stipa, ed àffocaiMo le cato. Quando
i Rossi, e gli altri ch'erano nelle case, videro lo fuoco appreso
che noi! si poteano difendere , allora ciasctino alla meglio che
poteo, si gittd fuori di casa del lato di rieio, e più di loro fu-
rono fediti , e Certi per tema della niòrte andarono ai coman-
damenti. Le case loro furono tutte rubate ed arse, ed alquanti
di quelli ch'erano in su le torri, non potendo asceridere, aréo-
no. Quando ebbonò cosi àrsi ò vinti li Rossi, pfesorio alquanto
di lena, e tutto lo di si posarono, e l'altro di andàroiid allò ca-
se de'Sinibaldi, e conibalterongli, e diedono loro più battaglie.
Le case erano (orti che non si potieno vincere, la gente stava
loro di e notte d'intorno, perché non né potessorid uscire, e fe-
ciono fare molti gatti é grilli di legname, ed accostarongli al-
l'uscia e misonvi fuoco. Li Sinibaldi vedendo che non si potea^^
no difendere, féciono trattare con M. Schiatta Cancellieri dì vo-
lersi arrendere a lui , e M. Schiatta gli ricevéo , e quanto pkà
celatamente poteo gli mise fuori della fortezza , ma noi po^
Gio. tillani T. II. ♦S
378 APPKXnipJE,.
teo fare si celato che noi tentlfieill. CH^afdo e i^ allrl lare
nimicì; e quando furono usciti della Ittrteztt, IL Gherardo eoa
suoi consorti ed altri da piò e da cayallo trawmo per oOender-
11; M. Schiatta gli difese, sicché non furono offiesl ; le catelta*
tono tutte rubate ed arse , ed eglino ricoyerarooo in Dmiala
nella fortezza di M. Simone Cancellieri» la quale- era la Maggior
fortezza della terra, dove la maggior parte de' grandi e daTpope-
lari della parte Nera era ricoverata per paura, e quiri tV
zarono, e steccarono le vie con ta¥ok«:accloccliò noa
essere corsi di subito. Quando gli Rossi e li ^nlbaldi
vinti ed arsi , e la gente fue riposata , ordinarono d* andare a
Damiata^ dove la parte Nera era rinchiusa* La gente Ila ama-
ta, e con le balestra e con i' arme aodairono alle parale » che
li Neri aveano fatte, e comlMitteronli. <2oelil d'entro al difeaiei
no, sicché quelli di fuori non poteano acciulstare neente, e Md
passò uno di; e poscia l'altro di vedendo quelli di Damiala dhs
non poteano avere soccorso fedone parlare a M. Barone da firn
Miniato, eh' era capitano di taglia per li Fiorentini, ed en ia
Pistoia con la gente del comune di Firenze, e con lui trattaro-
no di volersi arrendere ed andare fuori della terra. M. Barone
con volontà de' Pistoiesi ^U riceveo , e andò con la gente saa
alla fortezza, perchè non fiissono offesi da' nemici loro, e trai-
seli della fortezza, e andò con loro infino alle porte delia ciUi
e misonli fuori. Tuttavulta gli Bianchi gli andavano percuoten-
do per volerli uccìdere. M. Barone, e M. Schiatta, ed altri fo-
n'siieri stavano alla loro difi^a, sicché non ne uccisono nessu-
no. Molli ne rimasono in nella citte in casa di loro amici, che
per paura di non essere morti non ne vollono uscire in quel
imnto; poscia, quando parea loro, usciano fuori celatamente del-
la terra. Quando gli ebbono messi fuori, feciono serrare le por-
te, acciocché nessimo potesse andare per offenderli. Alcuna gen-
te di quelli Neri, che usciti erano, andarono a Prato , ed altri
in Valdinievole del contado di Lucca nella terra di Pescia; quel-
li, che andarono a Prato, furono accomiatati per paura cheTra-
tesi aveano de'Fiorentini. Come li caporali della parte Nera fu-
rono cacciati delia città di Pistoia , M. Andrea capitano di Pi-
sloia cominciò a fare processo centra li caporali de" popolari
Neri ch'erano rimasi dentro, e Tun di facea richiedere l'uno,
e l'altro di l'altro, meltendogli alla colla; e facea dire loro cx»-
rae voleano tradire la Citlà e darla al comune di Lucca; e per
APPENDICE 379
questo gli Cacea ricomperare a quale tollea dugento fiorini , a
cui più, ed a cui meno, secondo le condizioni delle persone, e
nondimeno quale condannava in cinquecento , e quale in mille
fiorini; e quando gli avea condannati e fatto pagare le condan-
nagioni gH cacciava a'confini. Assai v'ebbe di queUi, che fug-
giano della terra per paura di non essere condannali, e riven-
duti; molti ne mise fuori a' confini , e feciono gran parte agli
usciti Neri. Molto grande quantità di moneta tolse loro lo ca-
pitano a quelli della parte Nera dentro, e stette la città più di
scorsa, e moHi de^Neri, ch'erano rimasi, hirono dentra morti,
fediti e presi. Poscia dopo alquanti di cominciarono a far ta-
gliare ed abbattere tutte le case e fortezze de' Neri , e prima
cominciarono a Damiata, e a tutte V altre case dei Cancellieri
Neri; poscia a quelle de'Tcdici, Sinibaldi, Rossi, Tebertelli, Laz-
zari e Ricciardi^ e molto disfeciono la città, e '1 contado; . . .
e la parte Nera fu cacciata (H
Pistoia a di 28 Maggio ».
(16) Il eh. marchese Mazzarosa nella sua Storia di Lucca ,
iib. 2, pag. 117, intorno alla cacciata da Lucca degli Antelmi-
Belli e loro seguaci^ e intorno alla demolizione ed abbruciamene
io delle case loro cosi scrive, ripigliando dall' origine della nl-
micizia nata tra gli Antekninelli e gli Obizi: • Una (cosa) pe-
rò ne avvenne in Lucca il 1300, che portò gravi amarezze per
allora , e fu poi sorgente feconda di mali varj anni appresso»
Quantnnque la nostra città fosse guelfa ^ mm è che la parte-
ghibellina mancasse qua affatto. Eravi anzi , s<4sU'nuta da po-
tenti famiglie^ e di quando in quando faceva lo sue prove per
avere il di sopra , sebbene però senza effetto. Cosi fu in que-
st'anno, ma In modo più violento dell'ordinario. Stavano dalla
parte ghibellina , o vogliiiro dir bianca , molte illustri Ccise , e
fra queste quelle del Ciapparoni e degli Anlnlminelli ; e dalla
guelfa, ossia nera, altre di egual nome u ricchezza, cogli Obizi
alla testa: che il nome primo avevano allora cangiato le dette
parti in qucHo di bianca e nera , ad esempio di Pistoia , ove
questa nuova peste si palesò fino il 1289 per via di cittadine
discordie. Accadde che due dei Ciapparoni con un Antclmlnelli ,
per privata cagione, ammazzarono uno degli Obizi, uomo reputa-
tissimo per nobiltà e per dottrina. Furono subito in suU'arml per
vendicarsi gli Obizi tutti, la loro clientela numerosa, e con essa
la partenera. Né la bianca stette con le mani a cint^^la; e fu presta
3S0 ^9f%n9%cE
a difendere quelli della sum parte. Vlmme p^rò gli OMxi; I foali
usarono deOa vittoria bestialmente e emddniente, cod Io ifiaMn
e bruciar le case degli Antelminelli dtoafe da lato alla cattedra-
le^ con lo sbandir molti della fàiione Uasca» e eoi Canaan nel
capo un innocente^ certo Ranuiio Mordeeaatelli « pevèhé ai te-
leva rea la tua fitmiglia della uccisione dell' OUao aaseaio in
litigio con esso loro Anche le case del (Jiaffarani,
ed altre de*compsgnl loro» fiirono in qpneata oecasloiia levlBale
dall'infuriata parte Tlncitrioe; la Quale era ijutata In tali an*
leflcj dalla ftxion nera di Pistoia, stata di U eaedala pqeo in?
nanzi dali'aTYersa ?• ^
(17) Goal nel Okrameon Kuroptim:* MOtXUVaL Jtmmim$i A
ierius de la Seda frater Domim Matiimi fraeiieii meoeteU m
Ihminio et faeiue fuit CspilansM ei Dùmhm GmiaMU Yemm,
f ut dkHam GvitaUm benigne ptbemaeit^ ei raactt Àmmie UUIj
in domino, et ie morte nainrgii deeeeeit. • B i^ft aotto al kna
quanto io trascrivo qui per dare al lettore mia Mea cUaia •
distinta della successione dei figli di easo Alberto ndla aignsrii
della detta Citte: f MCOCL Paet moìfiem Domini Alberti i$ fa
Scala praedicti sueeessit in Dominio Dominus Bartholomaeus ii
ta Scala, primogenitus dieti Domini Alberti^ qui rexit dwAu$ is-
nii eum dimidio in maxima grafia Populi Yeronae^ qui morissi
est naturali morie. • De MCCCIV. eeptimo Martii Dominus M-
boinus de la Scala frater praedicti Domini Bartholomaei fàHnt
fuit Dominus Generalis Civitatis Veronae^ et rexit per annos Ylll
in Domino, et mortuus est morte naturali MCOCXL ultimo De-
cembris. » MCCCXIL Dominus Canis Orandis j)rimue de la Sea-
la, frater Domini ipsius Domini Àlboini, et fUtus Domini Alber-
ti primi de la Scala, sueeessit in Dominio , et factus fmi Cefi-
taneus et Dominus Generalis Civitatis Veronae et Vieentiae...,^.
(18) Vedi al n." 13 di quest'Appendice.
(19) Intorno alla condotta tenuta da Carlo vedi al n.* di so-
pra citato.
(20) Vedi la sopraccitnta opera del eh. Amari al cap. 19.
(21) Vedi le Istorie Pistoiesi al cap. 19 e segg.
(22) Vedi la Scorta di Francia del P. Gabriele Danielto, na£.
468 e seguenti.
(23) Vedi r opera qui sopra citata.
(2i) Vedi Meyer Hisloìrc de Fiandre , Aubcrt le Mire Ann.
de Flapdre e la Serie dei Conti di Fiandra in line deU' App.
APPENDICE 381
(25) Vcggasi la Storia di Francia del suddetto autore.
(26) Dino Gompagui nella sua Cronaca cosi racconta questo
fatto alla pag. 124, notando brevemente per colpa di chi e co-
me si scoprissero le pratiche segrete che teneano i bianchi.
f Ebbono i bianchi un* altra ria fortuaa p^r semplicità d' un
{Cittadino ribelle di Firenze , chiamato Tiberardino DiodatL 11
quale stando in Pisa e confidandosi ne'consorti suoi scrisse loro,
che i confinati stavano in isperanza di mese in mese essere 'in
Firenze per forza. E cosi scrivendo ad alcuno suo amico, le let^
tere furono trovate. Il perchè due giovani suoi nipoti (figliuoli
di Finiguerra Diodati) e Masino Cavalcanti (bel giovane) furo*
no presi, e tagliata loro la testa. E Tignoso de'Macci fu messo
pila eolla, e quivi mori, E fu tagliato il capo a uno de^Gherar-
dini ». Segue poi osservando come per inganno fu tratta la
madre de'due Finiguerra da messer Andrea da Cerreto giudice;
• Deh quanto fu la dolorosa madre de' due figliuoli ingannata |
che con abbondanza di lacrime, scapigliata^ in mezzo della via
ginocchione si gettò in terra innanzi a messer Andrea da Cer-
reto giudice, pregandolo colle braccia in croce per Dio s'ado-
perasse nello scampo de'suoi figliuoli. Il quale rispose^ che per^
ciò andava a palazzo: e di ciò fu mentitore, perchè andò per
farli morire f.
(27) Intorno alla fine di messer Donato Alberto^ Dino Compa-
gni , alle pag« 126 e segg. , racconta il fatto circostanziandolo
come appresso, terminando in una bell'apostrofe diretta a Do-
nato Alberti che piacemi qui riportare come a riepilogo della
storia di lui. « Messer Donato Alberto tanto fu lento che fu
preso , e un valente giovane nominato Berlo di messer Goccia
Adimari e due giovani degli Scolari. E Nanni Rufibli fu morto
da Chirico di messer Pepo della Tosa. Fu menato messer Do-
nato vilmente su un asino, con una gonnelletta d'un villano^ al
poteste. Il quale quando il vide, lo domandò: S%et$ voi n^ser
Donato Alberti? Rispose*. Io sono Donato. Così vi fo$$$ innanzi
Andrea da Cerreto^ $ Nieeola Aeciaiuoli, e Baldo ^^Agugtìone , e
Jacopo da CertaUo, che hanno distrutta Firenze. Allora lo pose
alia coUa^ e accomandò la corda all'aspo, e cosi ve lo lasciò sta-
re. E fé' aprire le finestre e le porte del palagio, e fece richie-
dere molti cittadini sotto altre cagioni, perchè vedessono lo stra-*
zio e la derisione facea di lui. Tanto procurò il pptesté ^ che
gli fu conceduto di tagliargli la testa • me;»-
ser Donalo, ciuanto In fortuna li st volse in contrario! che pri-
ma li presono il figliuolo, e ri comprasi ilo lire tremila, e Ir
taaiiDo decapitalo. Chi le lo lia fatto? I guelfi, che tu tanto a-
mavi, e che in ogni tua diceria tifinovi un colonDelIo contro a'gbi-
twUìni. Come ti potù esser tolto il Dome di pielfo per falsi voi
gart? Come da'guelll fosti giustiziato tra i ghibelUoi? Chi tolse
il nome a messer Baldinaccio Adimari, e al Baschicra Tosinghi,
4'esser guelfi; che tanto i padri loro feciono per parte guclb?
Chi ebbe balla di torre e dare in picciol tempo, che i gtiiltcl-
Udì fussono delti guelfi, e 1 grandi guelQ detti ghibellini? CIù
ebbe tal pTivilegio? Messer Rosso della Tosa e ì suoi seguaci.
ebe niente operava ne' bisogni delta parte , aozi nulla appo I
padri di coloro , a cui il nome fu tolto. E però ìb cì& parM
bene un savio uomo guelflssimo , vedendo fare ghibellini per
fbrxa- n quale fu il Corazza Ubaldini da Signa, che disse: E'»-
no tanti gli uomini che sono ghibellini e che vogliono essere ,
che il farne per forza non 6 bene >.
(28) lo riferisco qui per comodo dei lettori quanto hn scrii-
to 11 Muratori ne'snoi Annali d' Italia nlle paR. 109 e 200 de!
T. XIX , sulle cause dell' inimicizia nata tra papa Bonibiio e
il re Filippo di Francia, in iscbiarimcnto e in aggiunta a ciA
che leggesi nel n. Autore. • In quanto alle liti gii iasorte fn
papa Bonlfatio e Filippo il Bello re di Franc'a, brevemente di-
rò esser elle nate dal volere il re fare il padron delle eìàtat,
e prendere le rendite dei beni ecclesiastici dopo la morte de'pre-
lati e dall' avere imprigionato il vescovo
di Pamiers, e impedito ad altri vescovi il venire a Roma. Pipa
Bonifazio VOI che era alto alla mano, e di^ustalo ancora pa-
che il re facea carezze a Stefano della Colonna rifugiato io Fraa-
cia, gli scrisse lettere minacciose, per le quali si attribuiva aa-
toriU anche sul temporale dei re, e facoltà di dcporli. Filippo
Il Bello che in alterigia non la cedeva a chi che sia, uè guardia
va misura ne'suoi trasporti, s'irrild forte contro il papa, e gino-
se tanto innanzi lo sfrenato impegno, che il papa Bonifacio bea-
che non con espresse parole, lo scomunicd, e all' incontro et»
re dichiarò pubblicamente di non più riconoscere Bonibxio por
papa, ma bensì di tenerlo per un simoniaco ed eretico manife-
sto ed Incorreggibile >.
(29) Cosi il eh. Muratori nella succitata opera, Tomo cìUlo,
pag. 208 Bonifozio rimesso In libertà s'alfìvttò per ritort
AFPKKDICE 383
i^arscne a Roma, dove giunse, incontrato con indicibii concorso
e plauso del popolo romano Sopravvisse ben egli parec*
chi giorni ancora 9 ma colla mente sconvolta , parendogli sem-
pre d' aver presenti uomini armati che gli volessero levar la
vita , e Agitato dai fantasmi degli obbrobri ed oltraggi patiti 5
tanto più sensibili a lui^ quanto che per confessione di tutti fu
il più superbo uomo del mondo ^ e maggiormente per Tesecra-
bile affronto in lui fatto al tanto venerabil carattere di vicario
di Cristo, e di capo visibile della Chiesa militante. Meditava egli
bensì delle strepitose vendette e un concilio generale^ per quivi
esporre V ingiuria ridondante sulla Chiesa tutta ; ma non reg-
gendo allo sdegno e al dolore , per cui s' infermò , fuori di se
spirò Tanima nel di 11 d'ottobre dell'anno presente (1S03).
Chi poi amasse conoscere le particolarità che sono special-
mente raccontate da Ferreto vicentino intorno alla morte del
suddetto papa, legga la sua Hist. lib. 3, T. IX ^ Rerum Italie.
(30) Intorno a Dino di Mugello vedi le Vite degli uomini il*
lustri fiorentini seritle da Filippo Villani colle annoi, del conte
Giammaria Mazzuechelli , pag. 21 e seg. dell'edizione seconda
di Firenze 1826, e la Biografia Universale.
(31) Intorno a Taddeo da Bologna vedi le Vite degli uomini
illustri fiorentini scritte da Filippo Villani colle annoi, del conte
Giammaria Mazzucchelli , pag. 23 e seg. dell'edizione seconda
impressa come sopra, e la Biografia Universale.
(32) Il Muratori ne*suoi Annali d'Italia, ove parla dell'elezio-
ne di questo papa rileva le belle e buone doti che lo distingue-
vano, e fa conoscere con imparzialità quale condotta costui te-
nesse in quei critici tempi , scrivendo nella maniera seguente:
• Radunatisi alcuni giorni dopo la morte e sepoltura di papa
Bonifazio i cardinali nel conclave , diedero da li a poco , cioè
nel di 22 d'ottobre, per successore ad un papa mondano , tur-
bolento e iracondo, un papa santo e pacifico, cioè Niccolò del-
l'ordine de'pred'icatori, cardinale e vescovo d'Ostia, bassamente
nato nel territorio di Trevigi^ ma per le insigni sue virtù alza-
to ai primi onori , e degnissimo di sedere nella cattedra di S.
Pietro^ Prese egli il nome di Benedetto XI, e fu coronato nella
festa d'Ognissanti. Si trovò a quella funzione Carlo II re di Na-
poli con Roberto duca di Calabria e Filippo principe di Taran-
to suoi figliuoli , essendovi egli accorso con molte milizie per
assicurare la quiete di Roma
384
I pensieri del fetion papa Benedetto XI mlriTiM MU mUà
Non era egli né guelfo né ghibellino ^ ma pain mid— i
seminava^ ma toglieva le discordie, non peuMTa ad aaallar
tt ^ tioii a throcaeciàr moneta; e più all'iadalgmite eke tt rlgova
era portato il betigno anitno ino. Diede PrtMliiilwin al daa4^o-
sii cardinali JacòjK) e Pietro ColdmMt, e teilitnl loro iriilH prfj
Yiiegi^ ina non gli stati, nò il cat^pello caidloalliio.
censtfre cidntro di Gdgliehiio da Nògaretd > Sdarrti dettai
na ed altri che areaiio ìnsoltato li detbni» ponfollee, e
il terioro della ciiiesa in A^ignl. fiassd o ndti^ miollft bsÉIK'
zioni d'esso paiM Bodilblo^ perdié Iktle di sul e^^riodd^- mk
za Voler dipendere dal consigfilo dei liritelli, cioè 4UL
legio dei cardinali. Specialmente Ànnflld qdeile cdte
no Filippo re di Francia, tfA rlnietteré qUel i^ é ngnl» i»|i^
sesto di toiti i suoi j^tilegt -. ÉL eonanlti te ijifajfimUù
lui Vieenitnus lib. i , Tom., tf Èmm IMiemitm, ove al
raiiftò le basi sulle Quali À fonda tutto «tuetto dio Ìm» rlpoiMi
del suddetto scrittore; Vèdad aiidie la Crtmibm di iMiio (ìsalpM
gnì.
(33) Cosi Muratori nella soprdccitata opera e Dino Compsgoi
nella sua Cronaca.
(34) Non solo i cittadini di Firenze diedero a temere al car-
dinale da Prato ^ né egli per questa sola ragione se ne fogfl^
Aia gli fu giuoco forza andarséiie da clie videli gii in prodoio
di ttìitìultuare aniniosaniente contro di Itii, e scor^eKì espostole
tin pericolo certo. Annali d'Italia del suddetto.
(35) Riporto qui t^er intero il raccontò di quest'intcfendio, ca-
gionato per isfogo di vendetta dalle fazioni cittadine^ tale qiu-
le leggesi nella Cronaca di Dino Compagni non tanto perché vi
sembra aggiùngere interesse a quello fatto dal n. A. , quanto
perchè in modo succinto includo alcune particolarifd^ ricercale
assai di sovente dai giovani lettori e che cadono molto in pro-
posito. Egli ripigliando dal principio cosi descrive tori quellV
nima e commozione a tutti note: « Messer Rossellino della Tosil
con sue brigate venne a casa i Sassetti , per metterri fboco. 1
Cavalcanti soccorsouo e altre genti. E in quello trarre Nerone
Cavalcanti scontrò messer Rossellino^ al quale basso la lancia »
e posegliela a petto per modo che lo gittò da cavallo '.
1 capi di parte nera aveano ordinato un fuoco lavorato pen-
sando bene che a zuffa convenieno venire. £ iotesonai eoo rSA
APPENDICE 385
ser Neri Abati priore di S. Piero Sciieraggio^ uomo reo e dis-
soluto, nemico de' suoi consorti: al quale ordinarono clie met-
tesse il primo fooco. E cosi mise a'di 10 di giugno 1304 in rasa
i consorti suoi in Orto S. Michele. Di mercato vecchio si saettò
fuoco in Galimala: il quale moltiplicò tanto per non esser difeso,
che aggiunto col primo arse molte case e palagi e botteghe > .
• In Orto S. Michele era una gran loggia con un oratorio
di Nostra Donna, nel quale per divozione eran molte immagini
di cera. Nelle quali appreso il fuoco» aggiugnendovisi la caldez-
za deiraria, arsono tutte le case che erano intorno a quel luo-
go, e i fondachi di Calimala e tutte le botteghe che erano in-
torno a mercato vecchio fino in mercato nuovo, e le case de*Ca-
valcanti e in Vacchereccia e in Porta S Maria fino al ponte
vecchio. Che arsono più di millenovecento magioni: e ninno ri-
medio vi si potò fare •.
• I ladri pubblicamente si metteano nel fuoco a rubare e por-
tarsene ciò che poteano avere : e niente era lor detto. E chi
vedea portarne il suo, non osava domandarlo^ perchò la terra
in ogni cosa era mal disposta •.
• I Cavalcanti quel di perderono il cuore e il sangue^ veden-
do ardere le loro case e palagi e botteghe : le quali per le
gran pigioni, per lo stretto luogo, gli teneano ricchi ».
• Molti cittadini, temendo il fuoco, sgombravano i loro ar-
nesi in altro luogo, ove credeano che dal (taoco fusaono sicuri:
il quale si stese tanto, che molti li perderono per volerli cam-
pare, e rimasono disfatti •.
• Acciocché di tal maleficio si sappia il vero, e per che cagio*
ne fu fatto detto fuoco e dove: i capi di parte nera, a fine di
cacciare i Cavalcanti di quel luogo (i quali temeano, perclié e-
rano ricchi e potenti) ordinarono il detto fuoco a Ognissanti. E
era composto per modo, che quando ne cadea in terra, lascia-
va un colore azzurro. Il quale fuoco ne portò il detto ser Neri
Abati in una pentola, e miselo in casa i consorti. E messer Roi-
io della Tosa e altri il saettarono in Calimala
Rimasono i cittadini in Firenze smagati per il pericoloso fuoco
e sbigottiti, perchè non ardivano a lamentarsi di coloro che
nesso ve Taveano, perché tirannescamente teneano il reggimen-
to$ contuttoché anche di loro arnesi assai ne perdessono quelli
ebe reggeano ».
Gio. nUani T. IL 49
(36) In impMilo della MonatU Ati bianchì e ghibellini me-
riU di I
r letto U nceoato che m dd nella sua Cronaca Di-
. uoi preferii'
no Compagni, nella qnala ri poMono trovare alcune partìcolarì-
U taclnte dal Villani, • che aono per riuscire assai utili al let-
tore cont quelle cbe ^nrgoao maciiior lume su questo punte
■lorica E HblMDe la quelli •'iBeoatci una differenza nelb da-
U de! htlo, leggendOTU WjafMto II di di S.
na, ^omn SS di IngUo. eoa» die !■ quello accade si
tata vittoria e lo ttampo ddU dtti di Firenze
no col Muratori il glonw notato neUa nostra Cronica.
(S7) Tedi la pcegerole opanlta ^r eruditissimo Sig. Pietrn
Fraticelli intUtriatai DttU fiifMi Mrceri di Firenze dtnatn.iM^
le Stinclu. — Ft'rvMC* 183f. d
(38) Gabriele DanleBo parla di foesto fatto nella siia Sttim
a Francia citata plA lopra. ài
(39) Vedi U Storia dUU al *■' precedente. J
(40) Vedi come lopra. M
(4i) Cod il cta. Haratorl: • Blierbossi in petto U se«U,9
quale secondo le apparenze fii di traiportare In Francia h »
de apostolica •. ninnali d'Ittdia, pag. 33t, epoca corrente.
(4a) Vedi gii Annali d'Italia del suddetto, le btorie PùbM,
la Storta di Iucca del eh. Hazzarosa e l'opera Annaliutt si orì-
pne Lueaniit Urbi* dì Bartolommeo Beverini, pubblicati in lec-
ca negli anni 1829-1833.
(43) Si legga il racconto d) questo assedio nelle Ittam fi-
jtoleit e sena Storia di Lucca dcU'anzldetlo autore.
(U) Vedi la Cronaca dì Dino Compagni e gli Ann. del Huratorì.
(15) Teggasi il prelodato Dizionario del cb. Emmannele Ke-
petU all'arUcoIo Starptria.
(46) Chi desiderasse acquistare notizia più cblara ed ettcn
intorno a questo punto storico riguardante Azio vm , tignere
di Ferrara, troveri come appagare pienamente la sna lodufole
studiosltA, consultando gli Annali d Italia del Uuratoii alla pa*
gina SS6 e seguenti, dove ripigliando dal matrimoDìo eonchna
con Beatrice posaonsi leggere le conseguenze di esso ed il pro-
cesso dei fatti che indi ne nacquero. Allo stess* oggetto oooìolli
gli Annalei Eitansei, T. 15 S«rum /fah'carwm,- Ptoiomanu JLmcw-
«t( in Yittt Qemetttit V ed il Cironieo» Parmente , Tom. 9 Jb-
rtim Aoltearuffl.
(47) A fine di ottenere cbiaretta maggiore Intorno a qaeito
APPENDICE 387
fatto sarà bene che siano letti gli Ànnalet Àreiinae Urbis ì quBÌì,
come dicemmo da principio, sono compresi nel voi. 24 della
Raccolta storica del Muratori, e gli Annali d'Italia dello stesso.
(48) Tra le cose utili delle quali l' Inghilterra é debitrice e
tale si confessa a questo principe sono le seguenti: l'intera sua
libertà procuratale da esso mediante la sanzione data alla ca-
mera dei comuni; l'acquisto del principato di Galles , che fino
al tempo del regno di lui era stato un ricovero , dove gran
parte di malcontenti e scostumati Inglesi usava di rifugiarsi. In
quanto alle buone qualità ond*era adorno si notano specialmen-
te l'amore per la giustizia e una somma prudenza; ma egli non
andava esente da qualche macchia, anzi trasportavasi impetuo-
samente e fino alla crudeltà contro chi opponeasl alla sua am-
bizione di dominare , siccome ne fanno fede le tante stragi
fatte dalle sue armi nel regno di Scozia. In quanto a lui mo-
rente voglio qui recare, per soddisfare chi ne fosse curioso^ le
tre cose ch*egli raccomandò al figlio suo Odoardo per ciò man-
dato da esso a chiamare.* Ch'ei soggiogasse interamente gli Scoz-
zesi; mandasse il suo cuore a Terrasanta con trentatri mila lire
sterline per mantenimento del santo Sepolcro; che non richìamas"
se mai alla sua corte Piers Gaveston^ suo favorito^ che Odoardo
mteita bandito per i perfidi suoi portamenti. La morte di questo
re accadde ai 7 di Luglio del 1 307, avendo egli 6B anni di età
e 34 di regno.
(49) Chi bramasse avere notizia più estesa di questo Rol>erto
Brace ribelle al re Odoardo e delle guerre da esso tentate con-
tro questo principe, potrà leggere la Storia d'Inghilterra di Vin-
cenzio Martinelli y stampata in Londra nell'anno 1770, ove di
ciò eslesamente si tratta.
(50) Intorno a questo fatto narrato dal n. A. leggasi la
Sioria di Francia di Gabriele Daniello , all' epoca in discorso ,
ove questo fatto trovasi sufficientemente circostanziato.
(51) Riguardo alla morte di Alberto re d' Alamagna , della
quale il n. A. dà per positiva causa V usurpazione eh' esso Al-
berto faceva del retaggio del nipote cosi scrive il Muratori al-
ranno 1308 de*suoi Annali d'Italia: • Succedette nel primo di
di maggio di questo anno la morte Amesta di Alberto austria*-
co re dei Romani. Grande odio gii portava Giovanni figliuolo
di un suo fratello primogenito , pretendendosi gravato da lui ,
perchè gli negava una parte, non che il ludo , degli stati do«
388 AfrB]l»ICB
▼oti a M pcf le ragioni del padre. ParUfaMl di Utiàmanàh
berte, nel panare il fluine Ona^ fta aanllio dd aipote ^Mi ape
mano di aieaij t e trafitto da più q^ade fdrt laeelA la:iMif.*f
(52) DeDa morte di qoeato elttadIaD tcflfe cnal WmatOmf^
gnl nella sua ChHuwe: • Meiiev GeraolnteaMi per la arile AVf
già Teno la l»adia di san SalTi^ dorè gii noU waH if M hi d W
e ftitti Dure. Gli igherigli 11 pieaoQO e rieepothoalo* ?gi-^lRiH
dokie niellare^ si difenderà eoa belle pavdlB alceovo «Ht^ewa»
liere. Intanto aopraTYenne nn giofane oognalo -dd
cbe stimolato da altri d'oeciderlo non ToOe UAk Uh
dosene indietro Ti Ita rimandato: e la seeoi^ Tolta g^'Altfb
na lancia eatalanesca nella gola , e mo altro ttUga agi
cb*ei cadde in terra. Alenai monaci ne 1 portanoo alla
e qni?i a' di t5 di settendm 1907 Ita. aepoiio « •
inolire dò cbe in pocbe parole si legge tallo stesso
le It$9ri0 Fì^maim di MlecoM MaoUaìrdll élU^ IMt « ..^p^
nel yenire yerso Firenze, per non Tederà In Tlaa 1 aaioi
TittorloBi, ed ea^re strasiato da qnelll» si laaoM (i
da caTallo cadere, ed essendo in terra. Ita da uno di qnelH da
lo menavano » scannato ; il corpo del q[uale fu dai monad il
san SalTi ricolto^ e sensa alcuno onore sepolto %•
(53) Vedi gli Annali d' Italia del Muratori, 7*oin. IX, ft^
367, la Storia di Toi$eana sino al principato del Pienotti, 7sai*
///, lib. 3, cap. 7 e quella del ch^ cav. Ingbirami, Topi. fUf
eap. 17.
(54) Non furono questi due cioè il conte di Savoia e messa
Guido di Namurro i soli mandati in ambasceria, pò guasta acv
cadde secondo i più nelPannp assegnato dal nostro Autore. Ec*
co come intorno a ciò scrive il Muratori, f. Furono poi speW
da esso Arrigo solenni ambasciadori al papa, cioè 1 VeseoTi di
Basilea e di Coirà , Amedeo conte di Savoia , Guido cpnle di
Fiandra, Giovanni Delfino di Vienna , ed altri baroni per dte^
nere il copsenso pontificio; il cbe fu facilmente conceduto- TSi^
le ambasceria viene da' più riferita all' anno seguente, ma dih
vette precederne un'altra almeno, certo e^iendo che Arrigo fi|
coronato in Aquisgrana nelPEpifania dell'anno seguente, e dd
non par fatto senza la precedente approvazione del papa n* Ànr
nali d' linUia , Tom. XIX. A tagliere poi la confusione cbe por
irebbe nascere nei giovani lettori noto, cbe Arrigo fu sesto fra
gi'lmperadori^ m^t cgmqiiement^ è cbiamatp Arrigo YU, perciò
APPENDICE 389
tale apparisce nell* ordine cronologico dei re di Germania di
questo nome.
(55) Si coQsalti riguardo a questo punto storico rHUtoire d$
l' Àngleterre par Clarendon nella quale estesamente e con som*
ma profondità e critica leggesi nel caso nostro quanto abbisogni
ad una piena cognizione storica ; inoltre grande profitto si ri-
trarre dalle Camiderazioni $uUe Crociate che leggonsi nella
Storia unii^ersaU del eh. Cesare Cantù.
(56) La causa onde i Fiorentini ripigliarono la guerra contro
gli Aretini si fu che i Tarlati coU ritornando n'aveano caccia-
ti i guelfi. Ammirato, $t(nie Fiorentine^ Tom, IL lib, V.
(57) Cosi Muratori neU' opera da noi tante yolte citata , né
è¥vi differenza alcuna intorno a questo fiitto nelle Cronache
particolari.
(58) Leggansi le Notizie Storiche deUa città di Volterra del
Cecina, pag. 85; gli Annali e memorie degli uomini illuetri di
5. Gemignano del Coppi, pag. 185 e la Storia deUa Toeeana del
prelodato Inghirami, Tom. YII^ fogg. 10 e li.
(59) Nella Storia ddla Toeeana dell' Inghirami aUa pag. iì,
ove racconta questo fatto d'armi, si trova differenza rispetto al
numero dei fanti e cavalieri che costituivano Tesercito del co-
mune di Firenze, leggendovisi: tra le masnade ca-
talane del maresciallo e il popolo della città in brevissimo tem-*
pò misero in ordine un esercito di 450 cavalieri e seimila pe-
doni «.
(60) Intorno alle famiglie che il n. A. cita in questo capitolo
e intorno alla cacciata da Venezia della famiglia Querini e suoi
seguaci merita di essere consultata la Storia della BejmbWce^ 4%
Vetuxia del Daru,
(61) Vedasi la Biografia Universale.
(62) Cosi Muratori ne*sooi i4iifia/t d'Italia^ pag. 371.
(63) Credo Air cosa grata ai giovani lettori coir estendere
quanto ha detto il n. A. nel presente capitolo rispetto alla ve-
nuta di Roberto in Firenze producendo le ragioni che Muratori
ne dà ne'suoi Annali nel seguente tenore: • Dava molto a pen-
iare a Roberto re di Napoli la disposizione di Arrigo VII , we
dei Romani di calar in Italia, ben prevedendo che egli soster-
rebbe il partito dei ghibellini amici deli' imperio con depres-
•ioDe dei guelfi , dei quali egli era il capo. Gli parve dunque
di non dovere maggiormente differire U suo ritorno dalla pro^
390 AmRBICK
venta in lUII» par dar Mrttt aluol afUrL ColTnwra taiaU» a
papa a fermare la ma reitdeau in ATlfimie, eitU 4aBa ttm^
za , e pareld di «w> dominio , ^U ara flvntuto come arbiiru
della corte pontlBda. E fti In gncafamio dw ottenne il viaria
to della Bomafu e di Farrara, ed larl6 oold i suoi tninislrj a
comandar le ftata. Il poateflce dementa la taolo barcbeggìava.
Uostrarad egli tutto brorerfrie ad Arrigo yu cou approdare U
sua venata a prendere la corona imperlale ) avea anche desti-
nati i eardioali che gliela deiaen) In Bona » e scrisse per lai
lettera al veieovi, principio alle cittA d'ItaHa. Tuttavia ;nn ca-
ra area di non dlagnatara il n Roberto* e non gli doveano dj-
■piacera-gll avanzamenti della fksloDe fodlk. Ora esso re Ra-
berto nel di 10 di gingno arrivò a Cnieo In Piemonte. TiiiU
Uonterico, PoMano, SavlgUano, Cheraaoo ed Alba , terre di hh
gtnriBdizlwM. Filippo di Savoia, che il trovava allora io AiU,
fece un' InpertOM InUmadone agU Aatlgluii di guardarsi 4d-
l'amleitla di quel re. Altrettanto fecero li vescovo di BadlM,
Luigi di Savoia ed altri ambaKìatori del re Arrigo, cbe enM
pervenuti In quella cittd , e passarono dipoi a Savola , Geoen
e Pisa , annunziando dappertutto la venuta di easo Arrigo afe
corona
Paeid RolMrlo nel d) tO d'agosto ad Alessandria, e ne acaccU
gl'lnvltlali e i Lanzavecchl ghibellini, e si fece dar la eigHrii
di quella città dai guelfi ilo poscia a Lucca e a Firene di-
ve indarno si sludlA di pacificare insieme > goelQ diannlU..-'
Del quale sunto dei Muratori sembrami si posaano valotara lat-
te le circostanze taciute dai Villani che tornano mollo a pro-
posito e che maggior luce spargono su questo breve capitolo-
(64) Cosi Uuratorì , e noi gid lo notammo al numero 54 A
quest'Appendice ove parlammo dell'ambasceria a tale ogcett*
Inviata alla corte pontificia.
(65) Leggasi in proposito di ciò la Storia dell'lnghtrani ovs
egli a pag. t9 e segg. estesamente tratta di questa lega dei
Florantlni coi Bolognesi, Lucchesi , Pistoiesi ed altri, fetta per
opporre insuperabile contrasto ad Enrico VII che dlrlgevaii alla
volta loro; vedasi anche l'Ammirato, opera citata, T. n, pari I,
pag. 167 e seg.
(66) Cosi Muratori negli .annali ^Ilaliay pag. 989 e Perralo
vicentino T. 9 Renm Ilaliearum: gloveri poi aasaUaimo vedere
Inlomo a questo punto la Storia tTAntonm éi Mcntignor Penasi.
APPKNDICB 391
(67) Vedansi Mbertinut Muitaiut^ Hi$t. Aug. Tom. 8 Rernm.
Italie, e Malveeius Jaeobus j Chranicon Brixianum , Tom. 14
Rerum Italicarum.
(68) Vedi Sismondi Storia delle repHbbliehe italiane del me-
dio evo^ Tom. IV, pag. 261 e Inghiraml Storia detta Toeeana ,
eap. 17, pag. 24 , dove leggesi questo latto raccontato in latta
la glia estensione.
(69) Cosi nella Storia del risorgimento, dei progreeei ee.^ del
sopra citato autore intomo alla condotta dirersa tenuta coll'im*
peratore dalle due Repubbliche fiorentina e pisana • la
repubblica di Firenze, ricca, prudente, ardimentosa, atta a qua-
lunque intrapresa, reggeva a sua posta cotesto partito (oonira'
rio ad Enrico VII)^ disponerasi a fare ostacolo al monarca, ri-
cusava udienza a' suoi ambasciadori , sommoveva tutti 1 Guelfi
d'Italia, e facevasi mettere da lui in bando dell'impero. D'altra
parte, la repubblica di Pisa, il cui affètto alla Ikzione ghil>elli-
na era ravvigorito da tante speranze , da tante reminiscenze
di gloria, prestavagli l'opera sua con uno zelo, con una gene-
rositi indicibili. Ad agevolargli il passo in Italia , i Pisani gli
aveano spedito a Losanna un dono di 60,000 fiorini ; pagaron-
fli 1 debiti contratti a Genova , prestaronlo di nuovo quando
andò a ritrovargli; da ultimo lo accomodarono di trenta galee
e seicento balestrieri. • Questo ho voluto aggiungere per porre
flotto occhio de'giovanl un confronto tra le due partite Repub-
bliche, che spero non riuscirà loro affatto inutile; inoltre noto
quanto leggo nel Muratori in proposito della dimora dell'Impe-
ratore a Pisa: • Colà concorsero a furia 1 ghibellini di Toscana
e di Romagna, ed egli nella stessa città aspettò il rinforzo che
gli dovea venire di Germania •• Annali d'Italia, pag. 293.
(70) Vedi Ferretui Vieentinus lib. 5, Tom. 9, Jl^niei Italica-'
rum e Muratori opera citata, pag. 294.
(71) Vedi CSIrontcon Plaeentinumy Tom. iù. Rerum Italicarum.
(72) Muratori consentaneo al n. A. intomo a tutto ciò che
nel presente capitolo si legge, solo nella data del giorno dell'in-
cofonazione dissente , dacché egli dice questa essere avvenuta
non già nel di di S. Pietro in Vincola, primo giorno di agosto,
ma nella festa de' SS. Apostoli Pietro e Paolo , cioè nel di 20
di giugno, e tutto questo sull'autorità del predetto Cronista. An-
nali d'Italia, T. 19, pag. 294.
.Vi <«
392 Anmnmcn
(73) Veggadd /LmnArito, ShH$'Kamiiim$, Taou V^^trto I,
pag. 175 e IngUraml Sforte édlm Tmmm, T. f, pÉg. tfc
(74) Yedi eome sopra al luogo citato. : A
(76) Yadl Ammirato e tagUramt eome qol MiprÉ. '
(76) Muratori intorno alla aondantti del'M Kobctfc^ iflfié la
questo tenorex • In Pisa Arrigo aogoitoi ìratadoal
della penna dé'soot legali^ ftee I plA strani ai
contro del re RcrtMrto, dlcMafUidoto nemleo priAiMIi^^ tÉJJlo
re ed nsùrpator delle terre del raakaiio Impero , prUtìJÈÙÉ'M.
tatti gli statt e ^ogni onore e prtvllegto, e profsnMfeifl^ Jtf«H^
tema di morte contro di Ini : Àmmtt #JWte; 't. M^^«HL
(77) Essendosi coluto pensare e serifose da mA far iméÈté
strane Ibggte sulle cause della asorto' dt guelfe Impnsrfhip rp
senta firn akun cenno di quanto leggesf negtt aeriti! V^sìAìh
ro prescelgm d*aggiungere qudfe che -eon taffai erMcn 'tefiìl^
tato U MiMtori sutalpniposlto, unitamente a qsamto 4Mbì^IIp
tomo alte doti che disttoguerano Arrigo -¥11, fcàJslo «itolMÀP^
ritAdei Grottlstt contemporaneL «SinoltrA dodlel'ntgHaf «4*
Stona, ed aggravatosi il male si fece portare a RuonconTeutSi
dote nel di festivo di S. Bartolommeo 24 d* agosto con esean
piare rassegnazione ai voleri di Dio spirò l'anima sua. Principe
in cui anche 1 nemici guelfi riconobbero un complesso di tante
virtù e di si belle doti che potè paragonarsi ai più gloriosi che
abl»iano retto il romano impero, lo non mi fermerò panie
ne'suoi elogi, e solamente dirò, che se i mali straordinaij del-
r Italia erano allora capaci di rimedio , non si potea scegHeie
medico più a proposito di questo. Ma V Improvvisa sua mecfs
guastò tutte le misure, e peggiorò sempre più da li innansi la
malattia degritaliani. Sparsesi voce, ch'egli fosse morto di vrieao,
che un Arate dell'ordine dei predicatori suo confessore, l'avesn
attossicato nel dargli alcuni di prima la sacra comunione; e tal
voce secondo il solito si dilatò per tutta Europa , credendola
chiunque è più disposto a persuadersi del male che del bene.
Molti sono gli autori che ne parlano. Ma non ha essa punto del
verosimile. All>ertino Mussato , Guglielmo Ventura , Ferreto
vicentino, Giovanni da Cermenate e Tolomeo da Lucca , autori
tutti contemporanei^ scrissero che egli era mancato di morte na-
turale, o di febbre, oppure di peste; segno che non ai trovò al-
lo ra vestigio alcuno di veleno, o che tal ciarla non avea fon-
damento, oltre all'essere narrata con gran diversiU ancora nelle
ArrsifDiCE 393
eircoBtanze. Ferreto scrive^ essere stato un Tedeseo che la disbe*
minò , e che infuriati molti suoi nazionali corsero al convento
de*predicatori di Pisa, ed alcuni ne uccisero. Nulladimeno per-
chè questa calunniosa accusa tornava in grave pregiudizio del-
Tordine de* predicatori j la fecero essi dopo alcuni anni , per
quanto poterono, distruggere con una bolla del successore di papa
Clemente, e con un autentico attestato di Giovanni re di Boemia,
figliuolo del medesimo imperadore Arrigo. Alcuni scrittori prò*
testanti, che di questo han parlato, danno beosi a conoscere il
loro livore, ma non recano già buone prove del preteso veleno*.
Annali ìT Italia, Tom. 19, pag. 309 e ieguenti. Noto poi che se-
condo la volontà dell* imperatore stesso, spiegata negli ultimi
momenti della sua vita, il corpo di lui fu trasportato dall'eser-
cito pisano nei propri stati , e deposto nella chiesa maggiore
del castello di Savereto, finche non gli fosse preparato in Pisa
un condegno monumento. Due anni dopo tu trasferito colà a
sommo onore da più di tremila cittadini vestiti a lutto » e fu
riposto in un* arca marmorea che ora pud vedersi nel Campo
santo di quella città. • Vedi Grassi , Descrizione storica e arti-
stica di Pisa, parte storica, pa§. 162, not. 82.
(78) Intorno ad Uguccione della Faggiuola merita di essere
letta la Storia dell'antica Liguria e di Genova del eh. marche-
se Serra, Tom, II, cap. 5, pag. 258 e segg., e Sismondi, opera
citata.
(79) Ancor qui senza produrre niente di ciò che da tanti fu
scritto a somma vergogna e vitupero dì Clemente, e, forse In
parte ad essi dettato dalla malignità, trascrivo, che mi sembra
cosa di non lieve momento, tutto quel che leggesi nel Muratori,
affinchè I giovani lettori ne traggono queir utile che quindi
deriva. • Sono brutti i colori lasciati alla memoria di questo
pontefice da Giovanni Villani , da Albertino Mussato , da Fra
Francesco Pipino e da altri. Certo alcuni ne avrà inventati la
malignità. Ma indubitato è ancora che un gran processo dovei-
te questo pontefice trovar nel tribunale di Dio, per la maniera
da lui tenuta in ottenere il pontificato, o per aver privata della
sua residenza quella città , di cui Dio ha fatti pastori partico-
lari I sommi pontefici , e con empiere il sacro collegio di ol-
tramontani , per eternare in tale forma la permanenza della
santa sede di là dai monti. Fu anche accusato di non aver co-
nosciuta misura neirarricchire ed ingrandire 1 suol parenti» nel
Gio. VUlani T. Ih 50
394 Ap^fitrmcE
ridurre in éommeiMla tanll OMmiBleri, e nèiraln
che per illecite vie : tesori che do^ la ma noria andaraw
tatti a Meco colla giunta di quel defbrme apetlaeolD die vie-
ne asserito dal suddetto frate Francesco Pipino* dell'ordlM de'pn»
dicatori per relazione di chi v'era presente: oloè» ^m di laais
sue ricchezse appena potò trovarsi uno straccio di ìbbIb da. co-
prirlo; e morto restò talmente abbandonato da tutti I mlt In-
tenti allo spoglio, che il Iboco caduto da un dopplefe ^ feni-
cio una parte del corpo. Raccontano ancora gli atorld, dM um
dei templarii condotto fin da Napoli alla eatt» pontlflela, e ean-
dannato al fuoco, benché si protestasse innocente ^ àM il tri-
bunale di Dio il papa e Filippo re di Francia entro lo spaiis
di un anno a rendere conto di quella inginstiila: e che naa f-
nito r anno amendue mancarono di vita. Quand* anche Inss
vera una tal citazione, noi non dobUam per guasto atlrUrira
ad essa la morte del papa, perchè troppo seuri sono al gavis
nostro i giudizi di Dio. Ma essendovi cU niega quealo Mli,
quasi che non si combinino i tempi, si vuole osaerrare che ad
precedente anno due templari ed altri nel presente , tutti co-
stantissimi in asserir se stessi innocenti di quei misfatti, de'qus-
li erano incolpati^ furono bruciati vivi in Parigi; e però poter
forse sussistere un si fatto racconto. - Annali d'Iialia, Tom, 19,
pag. 319 e 320 *. E qui ad istruzione e consiglio di chi ne ab-
bisogna, mi giova riportare ancora un periodo dello stesso Mu-
ratori in seguito a quanto ho trascritto airoggetto stesso per età
fu dettato: « Non so io dire se a qualche troppo delicata persona
potesse parere non ben fatto il parlare dei difetti dei capi visibili
della Chiesa di Dio , senza por mente all' esempio delle diviae
scritture e de'Santi, e dei migliori Storici che ugualmente per
istruzione dei posteri han lodato i buoni e biasimato i cattivi,
e senza riflettere che i difetti delle persone non sono difetti del-
la cattedra , la quale fu santa e sempre sarà finché il mondo
avrà vita « Quindi per noi debbo inserirsi, che di sano
giudizio e di gran discernimento fa di mestieri per sentenziare
sulla condotta degli uomini, qualunque sia lo stato, il grado, la
dignità loro, senza ofi'endere in minima parte queste rappre-
sentanze religiose e sociali^ giacché forse noi non ne saremmo
punto migliori , perché commessi della stirpe di Adamo.
(80) Leggasi nella Storia di Lucca del eh. Mazzarosa la pag,
ÌZi e seguenti^ dove di ciò si tratta distesamente.
▲PPBNDICB 39S
(81) Alctiai storici fraicesi taciono cruesta parUcolarilé e la
negano altri; ma in quanto a noi« ne siamo al>bastanza assicu-
rati da Ferreto vicentino e Guglielmo Ventura^ cronisti contem*
poraiiei, ohe 'vanno unisoni col nostro Villani e l'autorità loro
per noi esclude ogni dubbio.
(82) Vedi Sismondi, Aorta delle Repubbliche itaiiat^ del me-
dio evor yol. 18, pag. 306 e Inghirami SUfria della Toscana,
Tom. Yllj eap. 18, pag. 68 e eegg.
(83) Per fatti luminosi Uguccione era reputato uomo mara«
viglioso in guerra, e come tale erasi meritata la riconoscenza
dei Pisani; ma divenuto estremamente orgoglioso se ne attrasse
ben presto Todio per la maniera tirannica onde govemavali.
Ha nella sua tirannica ambizione trovò il proprio tracollo, che
gl'imprigionamenti, e lo spargimento di sangue de'più rispetta-*
bili cittadini, e l'esecuzione delia sentenza capitale su Banduc-
ciò e Pietro Bonconti, uomini di gran credito in Pisa, anzi che
accrescere il numero dei proseliti, accelerarono precipitosamen-
te la perdita di lui. Vedi Grassi^ Descrizione Storica e Artistica
di Pisa, pag. 166 e Inghirami opera citata Tom. VII9 cap. 18,
pag. 73.
(84) Vedi Mazzarosa, Storia di Lacca y pag. 138 e seguenti e
le Istorie Pistoiesi^ pag- 134.
(85) Leggasi la Vita di Castruccio Castracani di Lucca descrit*
ta da Niccolò Machiavelli.
(86) Questi fu Jacopo d'Ossa da Cabors, già vescovo di Frejus,
poi d'Avignone e infine cardinale vescovo di i^orto , pers(Niag<-
gio di bassissimi natali, di piccola statura, ma scaltro e di gran
sapere massimamente nei canoni e nelle leggi. Molte notizie di
sua vita prima del pontificato, oltre queste che ci dà il n. A.,
le ausiamo da Ferreto vicentino, lib. 7, Tom. U, Rerum Ita-^
licarum.
(87) Vedi negli Annali d* Italia aUa pag. 342 del Tom. XIX
come in proposito di ciò scrive Muratori.
(88) Vedi Muratori, Annali d'Italia, Tom. XlXy pag. 341 e
Niccolò Speciale, Ilistoria , lib, 7 , cap. 8 Tom. X Rerum Ita-
licarum..
(89) Per acquistare una completa notizia di queste due iK
lustri famiglie genovesi leggasi V Origine delle famiglie nobili
di Genova , ms.Tom. iF, pag. 133.
396 APP£?I1>1CS
(90) Vedi la Storia deU'antiea Liguria e di Gtmmm ed
ehese Girolamo Serra^ Tom. Ily eap. 2, dove si tratta di gacite
fatto con estensione.
(91) Vedi Male volti» Sioria di Siena, Ammiratcs 5lorif ffarMi-
Une pag. 232 e 235 e Ingbirami^ Storia della Toicama, Tom. TU,
eap. iS, pag. 90.
(92) Leggasi la sapraecitata opera del eh. Serra , Ttmh liy
eap. 2 pag. 260 e ngg.^ nella quale si trova una descriilMw pie-
na e seguita di questa battaglia,
(93) Vedi Muratori^ opera citata^ loco citato.
(94) Leggasi in proposito la Biografia VnivereaU.
(95) Vedi Mazzarosa, Storia di Lucca^ Tom. I, lib. 3 ]Mf . f 4i.
Reco poi ciò che intorno al signore di Lucca osserva 11 t9^. ki-
ghirami nella sua Storia della Toscana f in meo» di
questo apparente equilibrio tra le forze delle opposte teloÉl,
•rasi in Lucca innalzato alla testa del partito ghil>e11ino V wumo
che univa l' astuzia e la dissimulazione al valore ed aDe pie
rare virtù militari, temuto dal popolo e caro ai soldati, gMl-
ce estimatore dell'odio impotente, che si può dispreziare^ e éeK
l'amicizia e favore che importa l'acquistare, in grado di
cere senza provocare la vendetta^ di fidarsi airamicizia,
rischiare d'essere tradito t . Dai quali tratti caratteristici di tal
uomo potranno i giovani lettori segnare una traccia onde ren-
dersi ragione della condotta di lui e nelle cose in discorso e di
quelle che loro si presenteranno soli' occhio nel progresso di
questa Cronica.
(96) Leggansi gli Ann. d'Italia del predetto, T. XJ, p.9e IO.
(97) Vedi Serra ^ opera citata^ loco citato.
(98) Merita in modo speciale di essere letta la descrizione di
questo assedio, che il eh. Serra ha con molta eloquenza dettalo
nella sua Storia dell'antica Liguria.
(99) Vedi intorno a questo fatto il De Blasi, Stona deUm Si-
cilia.
(100) Vedi in fine di quest' Appendice le notizie che si pal^
bucheranno intorno a Uguccione.
(101) Leggansi VHistoire de Fiandre par Meyer^ e les Ànnedee
de Fiandre par le Mire Àubert^ e gli Ànnales Fiandrenses Ma^eu-
li XIY.
(102) Per acquistare piena notizia intorno al marchese Mala-
▲PPSHDICK 897
spina • mia Ciniglia di lui leggasi l'oilera più voltò citata i^el
eh. Pompeo Litta.
(103) Vedi la SUria di Francia del predetto autore. >' ^ ^
(104) La fama probabilmente ingrandi di troppo il di lui ate-
re. Qud che è certo, queste sue immense riccbeasie e V iesser
egli come signore di quella terra, gli fecero guèrra, sicèome
persona di troppo esposta alFinvidia de'suoi concittadiiii. Però
nei di 17 del sudd. mése (giugno) i Beccadelli ed altri ntktìik
mossero il popolo a remore contro di lui. Si rifugtd egli' oc-
cultamentb. in casa di Alberto Sabbatini , tutto che contrario
alla sua parte, e questi per tre mesi onoratamente il tenne
nascoso, tanto che trafugato se ne scappò a Ferrara a troTaré
i marchesi d'Este suoi parenti. Per la sua partita molto si
turilo in Bologna la parte guelfa. Annali d'Italia, 7. XX p. M*
(105) Fece Federigo ( non so se prima o dappoi ) coronare
re di Sicilia don Pietro suo figliuolo, senza volere attendere I
capitoli della pace degli anni addietro, per cui dopo la sua
morte avea da restituirsi al re Roberto il regno di Sicilia. Ifi-
mdi é^ltalioj loco citato.
(106) Varii sono gli autori che hanno scritto la vita del no*
stro divino Alighieri, fra'quali possono leggersi dai giovani oon
grandissimo profitto Giovanni Boccaccio, Leonardo Aretino, Fi-
lippo Villani nelle sue Vite degli uomini illustri fiorentini colle
annoi, dd conte Giamnutria Mazzuchelli, e Pelli, Memorie per cervi'
re allatita di Dante. Molti storici della letteratura italiana so-
nosi anche diffusi e con molta ragione intomo a questo gran*
d'uomo, e tra essi il Tiraboschi nella sua grande Istoria deila
Letteratura italiana^W Ginguené nell'lTM/otr^ littéraire de l'Italie
e Tab. Giuseppe Maffei, i quali nella doviziosa erudizione loro
a chi li consulti non lasciano a desiderare. Ed è degna di molta
lode la vita che deli' Alighieri ha scritto il eh. Prof M. MissirìnL
(107) Vedi l'Ammirato nelle sue Storie fiorentine a pag. S55 e
seguenti del Voi. II.
(108) Or essendo spirato il termine della tregua tra la Scozia
e l'Inghilterra, gli Scozzesi sboccarono nel Northumberland^ e
bentosto furono essi raggiunti dal conte di Lancaster e dal con-
te Hereford. 11 jre dall'altro Iato riunì le sue forze, e si pose in
marcia contro i ribelli; allora ebbero luogo varii combattimen*
ti io uno de*quali morse l'arena Hereford, e fu fatto prigioniero
398 IPPENDICK
Lancasier^ il quale fu pria condotto a York, e poacia id ano ca-
stello di Pontefract, ove venne decollato nel marzo del ISdS. Lia-
gard^ Istoria deW Inghilterra , Tom. I pag. 195.
(i09) Vedi il Chronieon Àncohitanum all'epoca corronte. '
(liO) Vedi gli Annali d'Italia, Tom. XX pag. 32 a 3S.
(Ili) L'Ingbirami in proposito nota le cause dell* iDimicliia
tra le due famiglie Senesi e nomina quello della famlglte Sa-
limbeni che commise l'uccisione de'due Tolomel, scrivendo eoab
• . Una rovina maggiore ebbe a succedere in Siena, perdio non
ostante ebe si fosse fatta pace tra le due famiglie Tolomei e 8a-
limbeni, l'odio non era spento ancora, cbe lungo tempo era sta-
to tra loro , percbò con piccola occasione Ib da Balsimo Telo*
mei ferito Francesco Salimbeni, ed essendo alquanti giorel do-
po morto di quella ferita , Agnolino Salimbeni con «Uri aooi
aderenti, per farne vendetta, entrò una notte in casa degli ere-
di dimesser Meo Tolomei^ ed ammazzò due suoi figli; di cba
si fece gran tumulto per Siena, ed i parenti dell'una e dell'al-
tra parte si levarono in arme Storia della Toeemna^
Tom. VII, pag. ili « 112. Vedi anche Malevolti Storia di Sm-
na, Part. 11^ lib. 5, pag. 82.
" (112) Si legga intorno a queste grandi famiglie pisane il Gras*
si , Descrizione Storica e Artistica di Pisa part. I , pag. 170.
(113) Reco qui riguardo a Matteo Visconti tutto quello che
il Sismondi ne scrive prima di toccare della morte di lui^ co-
me a sunto storico e riepilogo delle imprese di questo potente
gbibellino. • Matteo Visconti, signor di Milano , uno d' infra i
più capaci e potenti capi ghibellini, fu a presenza d*ogni altro
fatto segno del legato (Bertrando) alle sue scomuniche, ed alle
armi (e la ragione ne conoscemmo ), cui il pontefice padre, gli
mandava dalla Provenza. 11 Visconti erasi co'suoi modi accorti
guadagnato l'amor de' Milanesi ; quantunque probo non fosse ,
mostravasi almeno sollecito di una reputazione vergine di delit-
ti; d'ingegno aperto e sottile, conosceva tutti i viluppi del cuo-
re umano; alla prontezza del risolvere, accoppiava Tardimento
ed una gloria militare ravvigorita da quella di quattro figli ,
suoi fidi luogotenenti^ bravi tra i bravi. Soprannominaronlo gli
Italiani il grande: veramente di quel tempo essi erano anzi li-
berali che no di siffatti titoli. Osteggiando i Guelfi lombardi
s'insignorì Matteo di Pavia, Tortona ed Alessandria; accozzato^
APPENDICE 399
eoi GtdbeUioi ^novegi^ assediò in Genova il re Roberto^ il <iua-
le serratosi in questa città, voleva farne la sedia delle opera-
zioni militari di essi i Guelfi lombardi. Costrinse innanzi tut-
to ad andarsene pe' fotti suoi, Filippo di Valois, che ad istiga-
zione del papa, e prima di esser re fotte, era nel 1320 passa-
to in Italia; Tanno appresso sconfisse Raimondo di Cardona, ca-
talano, generale del papa. A Federigo 01 d'Austria^ che aveva
spedito il fratello in aiuto del pontefice, fece intendere quanto
disdicesse si alKuno che all'altro dei pretendenti all'impero l'as-
sottigliare i Ghibellini, soli in Italia che difendessero le prero-
gative di colui che sarebbe dei due rimasto vincitore. Ma dopo
«ver guerreggiato per lo spazio di venti anni il partito della
Chiesa, senza che gli fosse pur surto in mente il dubbio di man-
care alla fede^ però che era religioso senza bacchettoneria^ so-
praggìunse finalmente l'età a spaventarlo coi fantasmi della su-
perstizione. Paventando l' inferno minacciatogli dagli anatemi
del legato^ rinunciò la signoria a suo figlio maggiore Galeazzo,
e in termine di poche settimane mori •. E qui é da conside-
rare quanto grande fosse pel partilo ghibellino la perdita di un
tanto sostenitore^ dacché aveanlo avanti conturbato i rimorsi e
gli scrupoli dello stesso Visconti. Milano levossi a remore, il fi-
glio di lui Galeazzo fu costretto a pigliare la fuga e di nuovo
si proclamò la repubblica; ma fu la sorte propizia a Galeazzo
per essere omai spente la virtù e la carità che doveano esseme
il valido sostegno.
(114) Egli (Raimondo da Cardona) ne rimase sconfitto, e più
di cinquecento cavalieri e circa dugento balestrieri e pedoni
dei suoi furono menati prigioni. Poco nondimeno servi ai Vi-
sconti questo vantaggio, perchè di tanto in tanto venivano spe-
diti nuovi rinforzi al Cardona da papa Giovanni e dal re Ro-
berto, ed erano in aria altri nuvoli. E qui conviene accennare
un altro spedieute preso da esso papa e re per mettere a terra
i ghibellini. Fecero essi maneggio , acciocché Federigo di Au-
stria eletto re dei Romani venisse colle sue forze in Italia alla
distruzione dei Visconti , dandogli a credere di voler defìdere
la lite dell' imperio in suo favore ; e mettere a lui in capo la
corona. Annali d'Italia, Tom. XX^ pag. 24. Vedi anche Corio^
litaria di Milano.
(115) Si consulti in proposito la Storia di Lucca del eh. Maz-
sarosa^ lib. Z, pag. 157.
♦00 APFEKD1CB
. ,<116; idi gli ^finali d'Italia, T. XX e il CJ.ronieon EiUiut.
r««. I «rum Ilaticaram.
(117 si Muratori;* Tenevano la signorìa di Ravenna in que-
sti ten iuido e Itinaldo da Polonia. Dimorava il primo in Ba-
lena lano di quel popolo, l'allro se ne slava in Ravenna ,
arcldi I di quella chiesa, e d'essa gid eletto arcivescovo do-
po la rie accaduta in quest' anao di un altro Kinaldoarci-
v«m;ovo santa vita. Oslasio da Polenta, signore di Cervia, io
ckI. la ' ata voglia ' ire avea estinto ogni rifletto
di pan e sentimento ila, ilo a Ravenna conte and-
co liarb !nte tolse dì > Rinaldo arcivescovo eletta .
fld-«cci Inminio di n | .. Loco citalo, pag. 31. Vefi
«BChe I wn Ettet 10 Remm hatiearum f Ah
ietu, B 1 Ravenn.
(118) la Storia "' " citata pili sopra.
(119) >rno itlenlato sulla vita del r« Ro-
berto li u 1 reavi li del Giannone.
(120] gli Annali i Tom. citato, pag. 33 e itgmu-
ti, dove Biur;ilori trattando dell' Ininiici/in di Vcrsnxio Land*
contro Azio Visconte, nata per la ragione esposta dal n. A., de-
scrive i gravi danni cbe quindi provennero a quest'alUoio. Tfr
di inoltre 11 Chronicon Plaeentinum, Tom. 16 Rerutn luUiemnm.
(131) e poco mancd, che non venisse a cader pri-
gioniero degli Scozzesi, che si piacquero inseguirlo Gno a YvL
Lingard, opera citata, Tom. I.
(123) St ritirò a Lodi, dove amorevolmente venne accolto dd
Vestarini, caporali dulia fazione ghibellina di quella citte, ia-
noli d'Italia.
(133) Leggasi intorno a ciò la Storia di Siena del MalevdH
aìla fag. Sì, parte II, lib. 5.
(124) Vedi la Storia dell' antica Liguria e di Genova dd A-
Serra, Tom. II cap. 5 pag. 2T3.
(125) Cosi Muratori, opera citata. Vedi anche gli Storici flia-
mÌDgbi di sopra citati.
(116) Credo bene di aggiungere qui colle parole del cb. li-
ghirami tutto quello che si legge In proposito nella saa Storta
delta Toscana per dare schiarimento a quanto ne ha scritto 9
nostro Autore. ■ Intanto la Sardegna sottoposta al Pisani ved'
va attaccata da un potente monarca Jacopo n re d'Aragona, ■<
istigazione di alcuni feudataril di quell'isola. Ugo Bassi dti Vi-
APPENDICE 401
sconti mi dei regoli, dopo i soccorsi richiesti ed ottenuti dalla
Repubblica pisana, fa il primo a tradirla e far man bassa so-
pra i soldati e mercanti pisani de' suoi dominii. L'armata ara-
gonese, comandata dall' infante D. Alfonso , aveva contempora*
neamente intrapreso Y assedio di Cagiieri e di Villa Inglesias.
Trovaronsi i Pisani a soccorrerle con trentacinqne galere , ma
vennero ributtati. Le guernigioni però si difesero ostinatamente
nel corso di otto mesi, in capo ai quali il presidio di Villa In-
glesias^ mancante affatto di viveri, dovette capitolare, ma cogli
onori di guerra e colle facoltà di portarsi alla difesa di Caglie-
li. Sembra che a tutto condiscendesse l'infante, per togliersi in
fine da quei terreni paludosi ov' erasi accampato , e dove una
fiera epidemia menomato gli aveva Tesercito per oltre diecimi-
la uomini •. Tom. VII, eap. 19. Vedi anche il Grassi nell'ope-
ra più volte citata, part. /, pag. 172.
(127) Per altro l'esito di questa battaglia non fu più pregiu-
dieevole pei Visconti che per quelli della Chiesa : e benché il
Villani dica che i primi n*ebbero la peggio, secondo alcuni la
perdita maggiore fu per quest'ultimi.
(128) Intorno a questo fatto leggansi gli storici citati al n.* 18
in quanto al Borgo a S. Sepolcro e gli altri in quanto alla cit-
te d'Arezzo al n.** 24 dell'Appendice al Tomo I.
(129) Si veda VHistoire d^Àngleierre par Qarendan e quella
del Dott. Lingard citate più sopra.
(130) Nella fiducia di recare non lieve vantaggio al lettore
trascrivo per intero quello che leggesi neiringhirami opera ci-
tata, intomo alla elezione in condottiero di Giacomo Fontana-
buona fatta dai Fiorentini, e alla rea condotta di lui onde tan-
to di male ne venne a quei che aveanlo eletto. • Non sapevano
I Fiorentini darsi pace del fatto di Pistoia , e perciò ad altro
non pensavano di e notte che a vendicarsi di Castruccio. Ten-
tavano adunque sul principio deir anno 1323 di occupargli a
tradimento delle terre in Val di Nievole ; nel tempo stesso fa-
cevan lega coi Genovesi, perchè lo molestassero dalla parte del-
la marina. Castruccio però stava all' erta , per cui riuscigli di
sventare le macchinazioni dei nemici, e di sgomentare col sup-
plizio di dodici traditori scoperti a Buggiano , altri che Incli-
nassero a mancargli di fede: ciò fu cagione che i Genovesi non
si mossero. Siccome i Fiorentini avean fatto venire dal Friuli
Giacomo di Fontanabuona, gentiluomo che faceva II mestiere di
Gio. ruiani T, IL 51
402 APPENDICE
coKdD*tfero, vale a dire , che conduocva la sua piccuin .irnuU
fll mMo dì coloro che volevano adoperarlo, cosi sUva per man-
dare questo capilano con 350 cavalli da lui condotti nella Val
di Nlevole, ove tenevano segrete intt-IIigeniP, e sporavan d* a-
Tcre a tradimento il castello di Biiggiano. Fu allora the Ca-
slmcciVy avendo avolo qualche seniore di questo trattalo, col-
^'olferta d'un maggior soldo potette sottrarre Giacomo di Pon>
tanabnona a disertare colla truppa, ed a passare al stM servi-
gio • . E qui mi pare pregio dell'opera che si osservi coll'idiv-
M> Batore che • fu quello il primo esempio di quei tradimenti Ari
condottieri che si fecero in breve cosi frequenti in tutta Itali*.
e reso cosi pericoloso l'uso dei e<oldatì mercenari; purr s'nnd^oJ
aempre più abbandonando loro la cura di difendere gli «tali. In
«apitano che non avesse avuto nell'eserctlo una banda detti di
quelle renali soldatesche, non ardiva porre fidanza alcuna' in
tutto il rimanente, e le milizie cittadine diflidavano di te me-
desine e dei loro commilitoni, non vedendosi a Iato una trup-
pa più vspertn ed esercitata alle pugne per sostenere il prinui
urto e slare in risiTvn. 1 condoUieri che rampavan hi viti
guerreggiando, ed appena fermata la pace in un luogo, racaw-
bì in altre contrade a cercar nuove pugne e nuovo aoldOt Mt
solsmente si avvantaggiavano sulle milizie cittadiDeschc, ■>& e- ~
rano di lunga mano più addestrati alle pugne, come ntébboA
le soldatesche di lìnea, per le quaU non cessasBe mai lo ibia
di guerra ■■ Tom. VII, pagg. 112 e 113.
(131) Veggasi quello che ho riportato al n.* 126 di queri'Ar -
pendice.
(13S) lo non posso astenermi dall'agglungere quanto ha det-
tato l'Inghirami sopraccitato intorno a questo fatto, ai pcnU
credo recare un utile al lettore riguardo alla materia in diacer-
80) e perchè sembrami un brano storico assai pregevole. • U
minuto popolo che il giorno avanti aveva abbandonate le i»
o{Bcioe, pili non respirava che gloria militare e vendetta coaln
Castruccio. Il nemico, dicevan essi, fugge innanzi a noi, mk I»
otato agpettart l'imigna trionfati dtl giglio, ma oggi ri afftì'
tiine a noi Viniegvirloi noi ditlrugger dobbiano U muri dd **■
mito, pntlargli i batiami , e puntWo dtU' insolenza cotta fMli
tMu/(d tante volle il nostro territorio. Ventimila aoldati utàrem
««t di Firenze, e non devono rientrare senza aver prima etlt-
muia una compiuta vittoria. Ha i nobili cbe compwieTaM b
APPENDICE 403
cavalleria di quesf armata rispondevano con amari motteggi a
queste parole : I cittadini per avere indossate le armi non es-*
sere già ad un tratto divenuti soldati : aver il popolo ottenuta
il maggiore successo cui potesse aspirare , vale a dire spaven-
tato col numero il nemico, prima che questi avesse conosciuto
per prova quanto poco fosse da temere quella moltitudine^ la
quale entrata una volta nel paese nemico , la fame e la sete ,
non meno che la spada^ farebbe loro desiderare la tranquillità
delle abbandonate officine. Per verità potevano i nobili temere
a ragione l'esito di una campagna, che si voleva intraprendere
senza troppe assoldate e con un esercito indisciplinato ; ma
quello sprezzo che eglino dimostravano pel minuto popolo e
col quale rispondevano alle sue millanterie, era imprudente ad
uo tempo e assai poco giovevole alla patria: quindi i motteggi
con cui s'opponevano all'entusiasmo del popolo, destavan la col-
lera dei più paciflci cittadini. Gol finire dell'anno 1331 era spi-
rata Tautorità data sopra la repubblica al re Roberto, ed erasi
rinnovata ad un tempo Tordinanza di giustizia contro la nobil-
tà, la quale ordinanza faceva i nobili mallevadori dei delitti
gli uni degli altri: per la qual cosa lagnavansi, che mentre essi
difendevano soli coli' armi lo stato, fossero i soli privati della
protezione delle leggi. Non potendo il consiglio di guerra piglia-
re alcim partito per la discrepanza delle voci , risolvette , per
sedare la discordia del campo , di chiedere a Firenze nuove i-
struzioni. Ma i sentimenti della signoria o dei consigli si divise-
ro come nel campo. Tutti i nobili volevano che si differisse la
pagna, i popolari che si movesse contro il nemico^ e perchè le
discassioni si protrassero fino a notte, il popolaccio adunato nel-
le strade vinse le irresoluzioni dei consigli, chiedendo con for-
sennate grida la battaglia; onde fu mandato ordine che il conte
Guido Novello conducesse Tarmata contro Lucca •. Oftra eita-
ta, he. cit. pagg. 115 e 116.
(133) Intorno a quest'insigne teologo che illustrò la Chiesa e
l'Ordine a cui appartenne colla santità della vita e la sublimità
delle dottrine, si leggano: il Dizionario di Erudizione eeeleiiaiii-
ea del eh. Moroni^ la Storia ecclesiastica, del fierchastel e quella
del Fleury^ la Storia dei Concila del Labbé e la Biografia CVu-
versale.
(I3i) In fine di quest'Appendice darò alcune notizie d<^Ua
antichissima famiglia Gherardinì.
404 APPISNIIICK
4
(135)- Leggi la gloria tlclla Repubblica di Venezia dui limi,
VHiitwrt de Fiandre ài McjtT, lei ^nnolM de Fiandre, di Ab-
jMrt le Mire, Vliisioria dtW ln<fliillcrra del LÌDgard e quella di
Clareadtn.
(196) Vedi le Memorie tecteiiasliche e civili di citld di' Ca-
Hello pubblicate receiilemenle da mons. arciv. Giovami Mml
cIm lo fili nomiun a causa d' onore.
(137) Vedi gli Storici (iainmiii«lii Moyer e Aubert le Un •
gli Ànnalei Flandrenstx taecuti XIV, citali più sopra.
(138) Vedi io proposito gli Storici aretini citati al n.' 24 del-
l'Appendice noi primo Tomo, il Dizionario del eh. Eainunurle
Repetti tfl' articolo Caprtne, e Cantini, /^Ifere a diverti iifiMfn
soggetti topra alcune terre e castella di Toscana, Lettera Xtf.
(139) Si legga il Corto, htoria di Milano, il Muratori, Jiiwfi
d'Italia^ loco citalo, pagg. 3G e 37, e Verri Storia di UHmt». <i
(140) Intorno a questo fatto legga nsi le Storie di Ponigla, (tV
tate al n.' 23 dell'Appendice nel Tomo 1. '4
(IM) Leggi in proposito gli Storici di Arezzo, citali al P-*9l
dell'Appendice nt-l Tomo suddrlto.
(142) .... il quale avea la cartea principale di coui^e-
re per la repubblica appresso il nuovo generale della TagfiL
Scipione Ammirato, Storia Fiorentina, Tom. I, part. ly lA. 6.
(143) In proposito delle nuove cerchia e mura della cltU fl
Firenze vedasi Firenze antica e moderna illuttrata diài'Ab. Tta-
etnxio Follxni, stampala in Firenze nell'anno 1789, e YOtMm-
lore Fiorentino, dove si troverà quanto ba rapporto con qaedD
Capibdo.
(144) Vedi la Bibliotheea Àragonentit , gli Annali PUmmi M
Tranci, la Cronica di Pita del Hangaronl e la DtterixùìM Sl^
riea t Àrtittiea di Pisa del suddetto Grassi.
(145) Vedasi Muratori, Optra citala, Tom. XX.
(14fi) Intorno al rinnovameoto di Stato avvenuto oéll' epoca
corrente alla clttd di Firenze meritano di essere letti gli Stari-
ci Fturentini e gli altri Scrittori delle nostre cose patrie, i foi-
II noi abbiamo citato in vari! numeri dell'Appendice del prta>
Tomo.
(147) Intorno a questa nuova Terra, che li n. A. cbiami FtM,
l^lta dal comune di Firenze in Mugello, leggasi il predelta Di-
$ioHario del cb. Bepetti all'articolo Ticchio.
APPENDICE 405
(148) Per tutto ciò che ha rapporto con questo breve Capi-
tolo, vedi il De Blasi e Giannone nelle opere sopraccitate.
(149) Intorno a Pietro Landolfo da Roma e alla condotta da
esso tenuta leg^ le Storie Fiorentine dell' Ammirato , Tomo /,
pari. /, lib. 6, pag. 503 e 304^ dove se ne tratta con molta e«
stensione.
(150) Vedi come indietro gli Storici di Arezzo, loco citato.
(151) Secondo il n. A. fiorini diecimila d'oro furono il prez-
zo di quel tradimento, ma l'Autore anonimo delle Istorie Pisto-
lesi raccontando il medesimo fatto dice seimila fiorini d'oro. A
me sembra doversi tenere per fermo quanto si leg^ in que-
st'ultimo giacché narra anche come venisse esaurita quella som-
ma, ripigliando dal noverare quelli che furono a parte del tra-
dimento stesso. Egli scrive cosi: • E voglio , che tutta gente
sappia chi furono li Pistoiesi, che quello tradimento sentirono.
Tutto lo tradimento s'ordinò per M. Cremona; frate Grigoro, fu
quello, che fece Io trattato; Mino di M. Cino, e Bartromeo Bric-
ciardi insieme con Carlino di M. Filippo apersono la porta del
tradimento. Per quello che fece palese, si spesero per Castruc-
ciò sei miglia fiorini d'oro; 5000 ne ebbe M. Cremona, 500 ne
ebbe Vanni di Lapo Baldanzi, il quale senti tutto quel tradi-
mento in servigio di Castruccio; 500 ne ebbe tra Mino, e Bar-
tromeo; molti altri cittadini si disse ancora, che ne ebbono. Ma
perchè noi seppi di fermo, neente ne scrivo Prosegue poi
raccontando •• E poi riformò (Castruccio) la terra di nuovi An-
ziani, e di nuovi officiali^ e fece fornire la terra, e le castella,
e le fortezze del contado di sua gente; quando l'ebbe cosi for-
nita, fece suo capitano M. Filippo Tedici traditore, e diegli per
moglie Madonna Rialta sua figliuola: ed assegnò loro certo ren-
dite delle gabelle del Comune di Pistoia, ciò furono lire 1200
lo mese, acciocché potessono onorevolemente tenere la signoria,
e sposolla con grande allegrezza , e fece grandissima festa ••
Cap. 78 e 79.
(152) Leggasi intorno a questo fatto la citata Storia d'ÀneO'
na di Monsignor Peruzzi , e il Chronieon Àneonitanum , epoca
corrente.
(153) Ottaviano Brunelleschi e Bandino dei Rossi capitani del-
le frontiere , uomini valorosi e pratici del paese , trovato il
luogo opportuno gettò la seguente notte un ponte di legno sulla
Guisciana, e passale tutte le genti senza disturbo alcuno, assa-
406 APPENDICE
liroDO improvvisamente le torri del ponte a Cappiano tenaU
dai nemici. Inghirarai , opera citata. Per acquistare particola-
ri notizie intorno a questi due cittadini e alle famiglie loro leg-
gansi i genealogisti e gli scrittori, fiorentini^ citati nell'Appen-
dice del primo Tomo.
(154) Leggi gli Annali d' Italia del sopraddetto , Tom, JCK,
pag. 51 e 52.
(155) Vedi i vari! Storici della città di Cortona da noi ciU-
ti al n.* 29 di quest^Appendice al Tomo I, e il Dizionario del
Repetti all'articolo Cortona.
(156) Vedi intomo al conte Alberto da Mangone la genealo-
gia relativa nelle opere dell' Ammirato e del Gamurrini.
(157) Intorno al conte Guido di BattifoUe si legga la Storia
dei conti Guidi dell' Ammirato.
(158) Vedi intorno a Passerino Muranus^ Chronieon Muiinmh
#e, Tom. XI Rerum Italicarum e Muratori , opera eitaim , loco
citato.
(159) Vedi intomo a Carlo di Calabria, De Blast operm eitetta,
e intorno all'elezione che ne fecero i Fiorentini a Signore del-
la città loro, vedi Ammirato citato Tom. I part. I, e la Storia
della loicana dell' Inghirami , Tom. VII , cap. XIX , pmg. 157
e 158.
(160) Fu questi dai Fiorentini creato solennemente capitano
generale delle loro gentil fintantoché Carlo duca di Calabria fos-
se venuto in persona a prendere la signoria della città , ed il
governo della guerra.
(161) La venuta del duca di Atene fu per 1' alflitta città di
gran ristoro. E qui col Sismondi ed altri Storici piacemi fer-
marmi ad osservare quale si fosse mai la Repubblica fiorenti-
na. Le caratteristiche di essa bene esaminate fanno concludere
che • Se eravi repubblica da far testa a Castruccio e mantene-
re intatta l' indipendenza della Toscana minacciata dall'ambizio-
ne di lui , era quella di Firenze , già fin d'allora l'Atene del-
l'Italia- n genio manifestato da alcuni de' suoi cittadini , il sa-
pere^ la pratica de$^li affari comune ad ogni condizione di gen-
te, la generosità che pareva essere il segno distintivo della na-
zione, sempreché occorresse patrocinare gli oppressi, o la cau-
sa della libertà^ ponevano questa ritta in cima a tutte le altre.
Siena, Perugia, e Bologna parteggiavano come Firenze coi guel-
05 e queste quattro repubbliche, aggiuntevi alcune comuni pift
APPENDICE 407
deboli , costituirono la lega guelfa di Toscaaa. Finalmente avea
veduto la parte guelfa che bisognava ogni sforzo per salvare i
Fiorentini; perchè se Castruccio giungeva mai ad impadronirsi
di Firenze , era finita in Toscana per i guelfi e fors* anco per
tutta l'Italia •. Le quali riflessioni mi è sembrato non doversi
trascurare in un punto storico, che per cosi dire è in modo in-
verso come il seme delle novità che in appresso accaddero. Inol-
tre intorno al duca d' Atene io qui riporto alcune parole del-
l' Inghirami onde far conoscere la discendenza di lai. • Era
Gualtieri nato in Grecia ed apparteneva a quella tralignata stir-
pe ch'era in Levante succeduta ai primi crociati, indicata per-
ciò coirìngiurioso soprannome di pullani^ cioè viziosi. Era co-
stui di bassa statura e di aspetto deforme, ed accoppiava ad nn
animo sospettoso e falso un cuore perfido e costumi corrottis-
simi. La sua ambizione non era frenata né dalle leggi dell'one-
ste, né della religione^ e la sola avarizia avanzava l'ambizione:
per dirlo in una parola, di tutte le virtù^ che avevano reso glo-
riosi i suoi antenati, non aveva ereditato che la prodezza, dose
splendida benché non rara^ ma compatibile con ogni sorta di vi-
zi, e talvolta ancora colla stessa viltà d'animo, n ducato d'Ate-
ne era stato tolto a suo padre dai Catalani Tanno 1312; il du-
cato di Lecce in Puglia gli rimaneva, e quello era il solo suo
patrimonio •. Storia della Toscana, Tom. VII, eap. XXII^fag.
298 e 299.
(162) Ecco come il Muratori racconta questo fatto: • In Ri-
mìni la matta voglia di dominare fece vedere in quest' anno
una brutta scena* Essendo mancato di vita nell'Aprile Pandolfo
M alatesta signore di quella città^ gli succedette nel dominio Fer-
rantino figliuolo di Malatestino e nipote di esso Pandolfo». Ru-
bens , Hist. Ravenn. Uh. 6 .• Nel di 9 di Luglio Raml>erto fi-
gliuolo del fu Giovanni Malatesta invitò esso Ferrantino con al-
tri Malatesti ad un convito, dove fece prigione lui, e Malatestino
di lui figliuolo, e Frarino e Galeotto de'Malatesti. Fu a rumore
tutta la città. Polentesa moglie di Malatestino, coraggiosa donna
corse colla spada sguainata in piazza e presa la bandiera cer-
cò di muovere in suo favore il popolo^ ma perchè fu creduto
che i presi fossero stati uccisi, non ebbe seguito •. Annali if/-
talia, Tom. XX, pag. 63 e 64.
408 APPENDICE
SERIE DEI CONTI DI FIANDRA.
(da riferirsi al n. 24" di queAt*Appeniiet)
jfnni di G* C.
862. Baldovino I.
879. Baldovino II.
918. Arnoldo I e Baldovino IH.
965. Arnoldo 11.
989. Baldovino IV.
1036. Baldovino V.
1067. Baldovino VI.
1070. Arnoldo 111.
1071. Roberto I.
1093. Roberto II.
1111. Baldovino VU.
1119. Carlo I.
1127. Goglielmo Cliton.
1128. Tierrico.
1168 Filippo.
1191. Margherita e Baldovino VDI.
1194. Baldovino IX.
1206. Giovanna, Ferrando e Tommaso.
1244. Margherita II.
1280. Guido.
1305. Roberto III.
1322. Luigi I.
1346. Luigi IL
1384. Margherita, Filippo.
1405. Giovanni senza paura.
1419. Filippo il buono.
1467. Carlo
1477. Maria.
1482. Filippo.
1506. Carlo V.
Spero di far cosa grata agli ammiratori della Cronaca di Gio-
vanni Villani pubblicando in queste Appendici alcuni canti del
Centiloquio di Antonio Pucci, il quale contiene la detta CroMca
AP^BNDICK 40d
ridolta in terza rima. Ctd poi amasse di conoscere per intiero
il detto Ceutiloquio lo troverà nei volumi III, IV, V e VI delle
Delizie degli eruditi loseani. Io ne pubblico solo qaanto basti
a far conoscere l'indole di questo lavoro, ed in qual pregio fos-
se tenuta la Cronaca del Villani.
CANTO XXXIV.
ARGDMBNTO.
Come sconfitti furo i Viniziani^
Anni E fondato il Palagio de' Priori^ Villa ni
di €.1298 E la Porta del Prato; e d'altri strani^ l. 8. e. a4
e •«gg. Cioè di Francia, e de'Tartari alquanto , e «egg.
E d'altre cose dice questo Canto.
Correndo quel medesimo, ch'è detto
Nel Capitol dinanzi, i Genovesi
I Vinizian si recaro a dispetto>
E fecer grande armata in lor paesi
Ad intenzion d'andarne a Vinegia^
E mossi fur valorosi o accesi.
Ed Ammiraglio della gente egregia
Fu Messer Lamba Doria valente.
La cui memoria ancor per me si pregia*
Tra via trovar chi disse veramente.
Che i Viniziani sono in Schiavonia
Con molto grande esercito di gente;
Ed e' ne fecer festa, e quella via
Fecer^ come color, che san del mare
Ogni argomento e ogni maestria.
Giunsono a loro^ e sanza millantare^
Subitamente vennero alle mani,
E dopo lungo ricevere e dare ,
Furo sconfitti allora i Veneziani >
E' Genovesi ne menar settanta
Legni carchi di loro e degli strani.
Irto. Villani T. IL 59
ArPEKDICK
Nel predelt'.-inno , come qui si canta ,
A Uieli ed a' Spuleti ed a Pistoia
TremO la terra quasi tutta quanta ;
Cadder torri e pniagi , l' questa ooja
Fu quasi segno dt futuro danoo ,
Come udirai . se legger non ti noja.
Nel sopraddetto mìlicsinio ed anno
n popol di Firenze nuovamente
Fondò il Palagio, ove ì Priori stanno;
Perocché a' Popolan sicuramcnlo
Non parea bene star ne' bianchì Cerchi ,
Dove abitar roleano primaraenle ,
Solo per maggioranza e per soperchi
De' Grandi , che rompien degli statuti
E delle leggi a lor posta i coperchi.
Onde siccome savii e provveduti ,
A cl<ì chiamaro certi popolani ,
Ch' eran da molto in quel tempo tenuti.
Questi il fonUiiro alialo n' Casi^iari .
V.he Turon degli IJberli, e aoa volendo
Toccar del lor , non fu il palagio pari.
DI che ancora mollo gli riprendo ,
Perocché non doviem , se beue squadro ,
Dargli difetto , schifarlo posseodo.
Che se '1 Palagio fosse stato quadro ,
E più di lungi a San Piero Scheraggio ,
Non avea nel mondo un si leggiadro.
Nel seguente anno d^ mese di Maggio
Si fé' la pace per motte ragiosi
Tra Genova e Vioegia d'ogni oltraggio,
E ciascbedun riebbe i suo' pregioni
Con que' ^Iti , che voUe il Genovese,
Cioè, eh' e' Viitiiiaii , né ' lor Padroni
Navicar non dovessero il paese
Presso a CoatantÌD<^l , né 'a Soria
Fra tredici anni , e coei si comprese.
Nel predett' anno , essendo molto pria
Durata tra Bologna guerra amara ,
E '1 Harcbese Azzo , th' avea Signoria
APPEIVDICE 411
Di Modena , di Reggio , e di Ferrara y
E Mainardo ancor degli Ubaldini ,
Ch' era con luì ^ a cosi fatta gara ,
Per procaccio e virtù de' Fiorentini ,
Gli' erano amici di ciascuna parte ,
Fecer la pacc^ e furo amici fini:
Baciarsi in bocca , e fecersi le carte
In Firenze^ in presenza de' Priori ,
Per sindacato colla diritta arte;
E' Fiorentini fur mallevadori
Di ciasclieduno^ ed a questa fiata
Lasciam lor fatti , per dir de' maggiori.
Nel detto tempo fé* gran rannata
Carlo di Puglia , perchè volentieri
Sopra Cicilia conducea V armata ,
Ed Ammiraglio fu Messer Ruggieri ,
E lo re Giam , poich' a ciò fu richiesto^
Con Carlo fu con molti Cavalieri.
Quando Don Federigo senti questo.
Con Ciciliani ed altri a Capo Orlando
Aspettò Carlo al campo manifesto.
Quando il Re Carlo si venne appressando
Ammaestrò sua gente , come truglio ,
Che percotesse a loro , e come e quando.
E poi giugnendo a' quattro di di Luglio,
Dio la battaglia^ e per l'Isola i morti
Fer brievemente in più luoghi cespuglio;
E' Cìcilian furo al fuggire accorti^
Fur in sconfitta, ma pur ne menaro
Ben quattromila Cavalier più forti.
Per la qual cosa aperto dimostrerò
Giamo e Messer Ruggier , che lealmente
Ne' fatti della pace si por taro;
Ma ben si disse per alcuna gente^
Che se non fosse il capo del Re Giano ,
Don Federigo era preso al presente^
E finiva la guerra a mano a mano :
Non è da biasimar^ perchè 'i fratello
Campar facesse , se gli venne a mano.
Lasoidinio andar, non diciam più di quello,
Ch' egli è (alvoltR ben mutar proposto ,
E pare a me, che 'I (fiuoro sia più bello-
Nel predcd' aaoo del mese d'Agosto
Fu pace Ira' Pisani e' Genovesi ,
Ch'era durata la guerra col costa
Diciassett'anni e più, se ben compresi;
Uà non dovien i Pisan navicare
Fra cerio t.
erti paesi.
Nel dett';
e fo' fondare
l.i! nnovA 1
lo d'Ognissanti;
E alla P.
imi nei are
Tre Ve'
chi tutti quanti ,
Fiorenlin
'iesolano ,
Ed alt!
B avanti.
Nel ouL
Carlo Sovrano
Mandò in
lo di Valosa,
Cbe Guanti
• a mano a maDo.
Dov'era ii \.o
me con ogni sua cosa.
£ tutte ]' altre Terre di marina
A Carlo si renderò , e quel non osa.
Ha cominciò con discreta dottrina
Carlo a trattar col detto C^nle Guido
E l'aita bocca all'altra fu vicina,
Dicendo: stu mi dai di Guanto il oido^
Io ti farò ma^ior , cbe fosse mat ,
£ non temer , cbe sopra fé mi fido.
Rispose il C<Mile, udito, cb'ebbe assai:
l' m' arrendo al Re Carlo , cb' é ragione ,
Faccendo quel, cbe tu promesso m' hai.
Quando Carlo ebbe la pOBsessions,
Mandò a ^arlgi il Conte co' figliuoli,
E 'I Re di botto gli mise in prigione.
Ben pool. Lettor, considerar, se tuoII,
Quanto fortuna contro a lor fu rea ,
E come raddoppiar tulli lor duoli.
Carlo poi prese tutta la Conte» ,
E Hesser Giaccbe vi lasciò Signore,
^ 'n Francia tà tornò, com'el dovea^
APPENDICK 413
E poiché Messer Giacche fu '1 maggiore ,
A* Fiamminghi ogni di crebbe gravezze^
E di lui si dolea grande e minore;
Perocché gli tenea con tanta asprezza.
Ch'alcuno non ardiva a dir niente.
Per la temenza di sua rigidezza.
Avvenne poi per la Pasqua vegnente.
Che '1 Re di Francia andò in Fiandra a vedere
Quel, che acquistato aveva nuovamente.
Onde tutti i Fiamminghi d'un volere
Incontro gli si fecero armeggiando ,
Siccome a tal signore é del dovere.
E poiché fu smontato, rinnovando
Venner le feste a brigata a brigata.
Con nuovi giuochi, a tutt' ore danzando;
E per certi prod' uomini ordinata
In Guanto fer la tavola ritonda,
E d* ogni parte la gente invitata ;
Sicché quivi giugnendo, ad ogni sponda
Donzelli e Cavalieri e gran Baroni,
Qual per vedere e qual per altro abbonda.
Donando robe a giullari e buffoni.
Con tanta festa, ch'io noi potre' dire,
Né quanti fur gli smisurati doni.
Quando il Re Carlo si venne a partire ,
Gridava il popol, che scemasse il dazio.
Ma e' non volle, e non potè udire.
Com* el si fu partito, in corto spazio.
Non che iscemate fosser per la festa
Le pene lor, ma raddoppiò lo strazio.
E dicesi volgarmente, che questa
L' ultima festa fu, e questo nota.
Che pe' Franceschi fosse manifesta.
Perché fortuna poi volse la rota
Per lo contrario ( come fia contato
A luogo e tempo ) percosse per gota.
E forse, che addivenne pe 'I peccato.
Che fu commesso contro la donzella,
E contro al padre suo, che fa ingannato.
414 APPEKOICIi
E poco tempo dopo tal novella ,
Alberto Impcrador fé' parentado
Col Re ()i Francia, e con sua Dglia bella
La qual diede al liglinolu. e (agli a grado
Per l'amistd, che già era commessa.
Quando assali d'Attaiilfu il Contado,
Acciocché non fornisse la 'mpromessa ,
Ch'alio Re d'Inghilterra fé d' accanto.
4
Dì fare ad(
di Francia pressa.
Nel dell
reme di Taranto ,
Avendo p
l'assedio,
Don Fedeli
ggìo alquanto
Guard,V, ■
Ine '1 rlsedio.
E '1 mortn
que' dell' oste ,
Ed il 1
per rimedio.
Iscesi
j loro alle coste ,
Essendo il
noi Don Brasco,
E prese la
ma snsle.
Alla genie dei l'reni
e venne il casco ,
Onde furo sconfitti, e '1 Preme preso
E piti di tal malera non t'infrasco.
Nel sopraddetto tempo, ch'hai compreso ,
Cassano Iroperador di Tarlarla
Venne in Soria contro al Soldano acceso ,
A stanzia e prego del Re d' Ermìaìa ,
Con dugento miglia' di Caialieri
Tra Tartari e Cristiani In compagnia ,
Perchè la Terra Santa volentieri
Ajutava acquistare, onde '1 Soldano
Mosse d'Egitto centomila arcieri,
E vennene in Soria a mano a mano;
Ed iscontrarsi gli eserciti insieme,
E furono a battaglia in un bel piaao :
A ferir d'ogni parte gente preme.
Alla perline il Soldan ta sconfitto ,
E in sul cam{)0 de' suoi non campò wme.
Qual vi fn morto, e qual vi fu trafitto,
E molti e molli ne camparon presi,
Sicché di lor tornar pochi io Egitto.
APPENDICE 415
E in sul campo lasciaron tanti arnesi,
E lor gioielli d' ariento e d'oro.
Trabacche e padiglione se ben compresi.
Che vallen eertamente un gran tesoro.
Gerusalem, e poi tutta Soria
A Cassan s'arrender, sanza dimoro.
Ond' el si mosse con sua Baronia ,
Ed al Santo Sepolcro volle gire
Divoto siccome si convenia.
Poi convenendogli al tutto partire.
Scrisse al Papa , ed al re di Francia : Fate ,
Poich' io non posso mia voglia seguire,
Ch' a quelle Terre^ ch'io v'ho racquistate,
Mandiate gente tal, che la difesa
Faccia si ben, ch'elle sien ben guardate.
Fu r ambasciata volentieri intesa ,
Ma non si mise ad esecuzione.
Perché a ciascun viepiù suo stato pesa.
Che non fé' quel della comunione,
Gh' era salute del popol Cristiano;
Non si sa qua! che fosse la cagione.
Partissi adunque di Soria Gassano,
Perocché gli era in Persia mossa guerra.
Da un signor di quel paese strano.
E poco appresso, se il libro non erra,
11 saracin cominciò a racquistare
Gerusalem, e *n Soria ogni Terra.
Cassano appresso si fé' battezzare ,
E seguitato fu da sua famiglia ,
E da molti altri de' suoi , ciò mi pare.
E perché non ti facci maraviglia
Delle migliaja dette, senza fallo
Il ver te ne dirò con chiare ciglia»
E sappi, ch'ogni Tartar tien cavallo.
Perché a niuno andare a piede aggrada,
E costan poco in cosi fatto stallo;
Perocch' a roder mai non hanno biada.
Ma come pecore pascon V erbaccio.
Del qual v' é molto piena ogni contrada ;
416 APPENDICE
E di ferrarli mai non hanno impaccio ,
Perchè del ferro non hanno la vena ,
E non bisogna , e la cagion mi taccio.
Ciascun, secondoch' è possente , mena
Venti o trenta cavalli a tal novella ,
E r un tien dietro all' altro sanza pena.
Con sottil briglia , e con povera sella ,
E senza guida vanno, e son segnati
Qual nella pelle , e qual nella bardella.
Gli uòmini van di cuojo cotto armati ,
Con archi, e con saette e con turcassi.
Ed in battaglia pajono arrabbiati.
E perchè sappi come vivon grassi.
La lor vivanda è carne, pesce e latte ,
Con poco pan^ perchè tu non errassi.
S'alcuno ha sete, e al bere non s^abbatte.
Ferisce un de' cavalli, e tanto succia.
Che dello sangui a suo piacer gli ha tratte.
Alcuna volta col cavai si cruccia.
Sicché Tuccide, e mangialo a diletto
Con suoi compagni perfino alla buccia.
Non pensar, che ninno abbia altro letto ,
Che un tappeto, che 'n terra distende,
E quivi star gli par senza difetto.
Non più però; che '1 lungo dir m' offende,
E tu debbi esser di tal tema sazio,
E '1 mio cor d'altro omai diletto prende.
Negli anni mille trecen Bonifazio
Concedette a ciascun, che vicitasse
San Paolo e San Piero in quello spazio
De' trenta di, eh' alcun non ne fallasse ,
Perdon di colpa e pena , se confesso
Allora fosse, o poi si confessasse;
E poi per consolar la gente appresso,
E perchè nullo ricevesse inganno,
11 sudario mostrar faceva spesso.
Nota, Lettor, che tutto quanto 1' anno ,
Ogni di s'avvisò, che pellegrini,
Che a Koma si trovaro in quello affanno.
APFIinDICB
Fosser dugenlo migliala, e'camminl
Tulli eran pieni, e tulli ebber maiiKiare,
Le persone, e le bestie, ed acque e vini.
Ornai intende di voler parlare
Quel Giovanni Villan, eh' i' nominai.
La cui virtù non si porla contare,
E nel seguente canto l'udirai.
FIKB nSL CANTO XIKIV.
CANTO XXXV.
AIGDHEHTO.
Come Giovanni Villani Autore
Aani Dice che cominciò il presente JUbro,
iliC.t3oi> E come de'Bianchi e Neri fu l'errore^ !■
e icgg. E (!om« pace fer te dette parli,
E memoria dell'Idolo di Marti.
Io mi trovai in Roma pellegrino
Negli anni Domini mille trecento.
Non con quel senno, che vuol tal camminot
£ cominciai a por Io 'ntendìmento
Agli edifici, eh' io vedea disEaltì,
Pensando dell'anlìco reggimento,
E di color, che scrissero i gran fatti
Della palrìa lor con magisterlo.
Di che si son già molti esempri tratti;
Siccome fu Tito Livio e Valerio,
Paulo, e Urosia, Salustio e Lucano,
E di molti altri, non senza rolsterio.
Bench'io non sia d'ingegno st sovrano.
Come fnr quei, ch'appresso nominai,
Ma Uercatante, flgtiuol di Villano,
Volendo seguitarli, mi pensai;
Roma fu madre della mia Fiorenia,
Di coi parlare intendo; e comincW,
Gio. Villani T. Ih 5
irPENDlCC
A laude, onore, gloria e rivereofa
Di Dio, e del Balista San Giovanni
Per cui nomato fui in eua presenza.
Cercando (rovai cose di molti aoai.
Le qua'facieno al mio proponimento,
E 'n gran dilello mi recai gli aETanni.
Della gran Torre feci fondamento,
E le Croniche, ch'io pole' trovare.
!
Tutte ree
lìnamonlo.
E per-
a di parlare
Della p
nolti fiori.
Com' ella i
la volli adornare
D'anticb
degli Imperadori,
De'Panl ■
{, e Saracini,
E di
e Signori,
E «1
di mie' Cittadini
SinRuIari
r Tolendo,
De'fatti a
che deVìcInl.
E ad onore Ui Ilio seguire intendo,
Mentrecfaè Iddi» mi presterà la vita.
Ogni cosa notabile scrivendo.
Dal dir dell'Autore ornai partita
Mi coDvien far; pognam, che mi sia noja;
La nuova storia a rimar m'invita.
Nel predett'anno, essendo allor Pistoja
In grande buono stato, e'suoi terrieri
Istando tutu in allegrezza e 'n gioja.
Una casa chiamata i Cancellieri,
Il cui principia canterò davante,
Perché non fur gentil, ma molto altieri,
[In Ser Cancellier fu gran Mercatante.
Che di due donne el)l>e figliuoli assai,
£ a tutti die' moglie, ai mondo stante.
Dopo la morte sua, com'udiral,
MoItipUcaron si, che più di cento
Uomini fur, secondo ch'Io troTai,
Possenti e ricebi, e di gran valimenlo,
E maggior di Pistoja e di Toscana,
Mentrecliè 'nneine furo d'un talento;
APPENDICE 41S^
Ma quel, eh* è tempre d'og^tii mal fontana.
Tanto mal miw tra'detti fratelli.
Che la lor fratellanza fece yana.
E pur divisi, e stavan per se quelli
Deiruna donna, e que' dell'altra armati.
Ed eran tutti appariscenti e belli.
Un di, che 'nsieme s'erano sfidati,
L'un diede ad un degli altri d*un coltello,
Non principale ma decloro appoggiatL
La parte di colui, che fece quello.
Per aver pace, con grande disdetta
Mandar l'offenditore al suo ribello.
Dicendo, eh' e'prendesse ogni yendetta ,
Ch'a lui piacesse, e che misericordia
Per Dio chiedea; d'onde l'altra setta
In una stalla il menar di concordia,
E in su la mangiatoia quella mano
Gli ebber tagliata, e crebbe la discordia.
E per lo modo, che fu si villano.
Divisi fur, dov'egli erano interi.
Del nome della Gasa a mano a mano.
L'un lato si chiamar Cancellier Neri,
E gli altri si chiamar Cancellier Bianchi,
E non fur pur tra lor questi atti feri.
Che gli amici e'parenti erano a'fianchi
Ad ogni parte per siffatta guisa.
Che del ferirsi non parieno stanchL
Sicché Pistoia n'era già divisa.
Che chi tenea colla Bianca parte.
Chi colla Nera, tutto alla ricisa.
E moltiplicò tanto si fatt' arte.
Che quasi parte Guelfa e Ghibellina
Non si nomava; ciò dicon le carte.
Onde la parte Guelfa Fiorentina
Temendo che Pistoja non volgesse
Ad altra parte, essendo lor vicina.
Perché concordia tra lor si mettesse,
Preson la Signoria con lor potenza;
Né fue alcun, che contro a ciò dicesse.
420 APPJSKDICK
E confinar Tana e l'altra a Fiorenia;
I Neri s'accostaro a*Fre8c<^aldi,
Gli altri co'Gerchi del Garbo fer lenia.
Nel tempo cbe a Firenze stetter saldi*
Erano in grande stato i Fiorentini,
E Popolani e Grandi grassi e caldi.
E facea trentamila cittadini
Dentro alle mura, e '1 contado e distretto
Settantamila e più di contadini.
E di ricchezze e d'ogni altro diletto
Pilico di Toscana Firenze era;
Ma il Pistoiese la mise in difetta
Che per la sopraddetta lor matera
I Fiorentin tra lor furon partiti.
Chi tenea parte Bianca, e chi la Nera;
E dove prima stavano in conviti
Tutti i duetti loro ebber lasciati,
E solo a questo avean gli appetiti.
Cozzare insieme i Cerchi co'Donati;
Era capo de'Cerchi Messer Vieri^
E Messer Corso de' contrari lati.
Donati eran gentili e buon guerrieri,
E' Cerchi grandi e ricchi mercatanti.
Venuti dal niente, molto altieri;
Ingrati e sconoscenti tutti quanti
E 'n contado e in citte erano insieme;
Ma Tun dell'altro poco erano amanti.
E per superbia e 'nvidia, che preme>
Lizza tra lor maggiormente s'accese,
Per la cagion del maledetto seme.
Ch'aveva seminato il Pistoiese;
Onde i Cerchi si fecer Caporali
De' Bianchi, siccome poi fu palese,
E gli Adimari fur di que'cotali.
Ma Cavicciuoli, benché sien consorti
Con loro, a questo non furono iguali.
Gli Abati tutti fur con loro accorti.
De' Toftinghi, e de'Bardi vi fur parte.
Cosi de'Rossi, e FrescobalUi forti.
APPENDICK 4:21
E Mozzi, e Nerli, e Mamielli in dis|iarta,
Scali, Bostichi, e 'n parte GherardiDì^
Vecchietti, Pigli> e Falconier con arte.
Giandonati, Arrigucci e Kalegpini^
E Cavalcanti, e con lor s' accostato
Quasiché tutti i maggior Ghibellini;
E certe Arti minor li seguitaro;
E per lo grande seguito che avieno>
I Cerchi eran maggior senza riparo.
Di parte Nera Caporale appieno
Fu interamente la Casa de'Pazzi,
Bisdomini, e Donati li seguieno,
E Tomaquinci, Spini e Gianfigliazzi,
Brunelleschi, Agli, Bagnesi^ e Manieri,
De'Cavicciuoli, e d'altre case sprazzi;
E chi coir una parte i suo' pensieri
Non accostava per cotal follia,
Con l'altra s'accostava volentieri.
La parte Guelfa allor per gelosia.
Che in Ghibellina non si convertisse
La parte Bianca, fece ambasceria
Al Padre Santo; per la qual si disse.
Siccome forte si tenea per loro.
Che '1 sopraddetto caso non venisse.
Onde il Papa mandò sanza dimoro
Per Messer Vieri, e siccom' io ti dico^
Dissegli a lui da parte in Concistoro :
Tu tratti Messer Corso per nimico,
E li consorti suoi, e la cagione
Non vo' saper; ma vo', che sia tuo amico,
E voglio in te rimetter la quistione^
Che ciò, che tu vorrai, ne sarà fatto*
E poi da me n' avrai gran guiderdone.
E bcnch' el fosse savio, a questo tratto
Non fu cosi; ma come si ragiona.
Rispose siccome bizzarro e matto,
E disse; Io non vuo' guerra con persona.
Facciasi i fatti suoi chi v'ha pregato,
E'nostri lasci far Santa Corona,
E Bonifazio gli die commiato,
E crollò il capo, quasi iniDacclando,
Ed el si fu a Firenze rilornnto.
Avvenne poi, per città cavalcando.
Alquanti d'ngni parte ben' armati,
Com' é usanza talvolta spassando.
In compagnia di certi de' Donati
Eran de'P- -' - ^""
Spini a scliiera .
Ed altri
1 appoggiati.
E con .
hi il Bnscliier;!.
E Baldina^.
snnza fallo.
De- Malispir
cotti v' era.
Sicché 1
r parte a cavallo,
Presso
i nel viaggio
Si riscoii
vedere il tiallii;
E fu 1. 1
mdi Maggia,
Uccellande
e la baruffa
Si comincio cundimtf
e coll'ollragfjio.
E fumé assai fediti in quella zuffa.
Ed a Ricoverili de'Cerchi il naso
Tagliato (u, che non gii parve buffa.
Onde la sera poi per questo caso
Tulio il popol s'armò per gelosia.
Benché 'I furor si fosse gii rimaso.
AUor inultiplicd si la resia.
Che non solo Firenze n'ebbe guai.
Ma puossi dir Toscana e Lombardia,
Perocché ne seguirò mail assai
A tutla Italia, e diverse fortune.
Come più innanzi scritto troverai.
Nota, che l'anno dinanzi il Comune
Volendo far certe case Lungarno,
Per acquistarne poi rendite alcune.
Da un pilastro, che v'era levaroo
L'idoI di Marte, che in San Giovanni
1 Fiorentini gran tempo adoramo.
Il qual se n'era tratto di moli' anni;
Ed in quel luogo fattone apparecchio.
Per dilegion degli idolatri inganni,
APPENDICE 423
Poi si murò appiè del Ponte Vecchio;
Ma dove prima era volto a Levante,
Di Tramontana poi faceva specchio.
Onde la gente, ch'era aguriante.
Disse: Per certo questo è malaguria.
D'aver mutato a Marte suo sembiante;
E voglia Iddio» che contro a noi con furia
Non si rivolga pe '1 caso presente^
Volendo vendicar si fatta 'ngiuria.
Onde Firenze poi Tanno seguente
Battuto fu di si fatto rincastro.
Che dov'eir era lieta, fu dolente.
E sappi ancor da me, lettore^ e mastro,
Che 'ntaglialo vid'io appiè del ponte
Jdarte a cavallo ad alto in un pilastro,
E posta gli era la ghirlanda in fronte
Di fiori quando Marzo andava asciutto,
Quand'era molle, per dispetto ed onte
Gli era gittato il fango, e fatto brutto
Da'portatori, che quivi facien loggia,
Sicdiè coperto n'era quasi tutto.
Poi il diluvio che venne per poggia.
Ne menò il ponte e Marte, e se non erra
U Libro, mai non se ne vide foggia.
Ma so io l>en, che ma' poi questa terra
Non ebbe pace, comecché si suoni
11 nome suo, ma sempre è stata in guerra.
Appresso i Ghibellin tenuti buoni
Eran montati agli ufici in Fiorenza
Nel detto tempo, e per queste cagioni
La parte Guelfa avendone temenza.
In corte al Papa ne mandò avvocato^
Che riparasse a si fatta semenza;
Perocch'essendo il Ghibellin montato ,
La parte Guelfa veniva a niente,
E Santa Chiesa abbassava suo stato.
E Papa Bonifazio incontanente
Ci mandò il Cardinale d'Acquasparta^
Che riparasse a cotal convenente.
Giunto in Firenze, disse: 1' vo' per caria
DI poter metter pace, e riformare
Questa citladc, innaoEi ch'io mi parta.
Poich' egli ebbe balia Ai poter Tare ,
Temendo i Bianchi, che '1 Papa e '1 Legalo
Non gV in^j^noasscr, non vollon servare.
E '1 Cardinal si diparti sdegnato
Contro lilla parte della Bianca setta,
E fussl al '»''"= '" ""'■le ritornato.
Lasci< ito, e per vendelti
Della se...., ibbidicnte,
La Citte )e intraddetta.
Avvenuc mbre poi seguente
Andando con sua scorta ,
E certi ( ra lor gente
A casa • ad una morta.
Guardarsi ollonsi assalire.
Onde la ^ i accorta,
E coniiuii-ini o gfiuar col fuggire ;
All'arme, all'arme; e fu la gente aroiata
In men, ch'io non te Tho penato a dire.
Ed ogni part« a casa sua tornata,
D' amici, di parenti e d'altri faoti
Ciaschedun fece grande raunata.
Messer Gentile, e Guido Cavalcanti,
Baschìera Baldinaccio e Naido, e molti
Altri seguaci, ch'egli avieu davanti.
Corsero a casa de' Donati folti,
E non trovandogli, a San Pier maggiore
A cavallo ed a piò si furon volti;
E Messer Corso con molto valore.
Con sua compagna gli ebbe rincalciati,
E fece lor gran danno e disonore.
E poiché molti ne fur condannati.
Tornando i Cerchi un di da NepoEz&na,
Furo assalili da certi Donati,
E insieme si fedir, coli' arme in mano,
Da ogni parte, e gran condennazìone
Anche ne seguilo a mano a mano;
I
1
APPENDICE *23
Onde i Donati n'andaro in prcgione.
Disse Messer Torrigian: Com'egli hanno
Disfatti i Tedaldin per tal cagione.
Veracemente noi non disfaranno
Per pagar di moneta: e' suo' consorti
Mise in prigione a simigliante affanno.
Ornai convien, che' versi miei sien corti ,
Perch'é compiuto il misurato fascio;
Ma di speranza vo', che ti conforti,
Che tosto tornerò, dov'io ti lascia
FINB DEL CANTO XXXV.
CANTO XXXVI.
ARGOMENTO.
Di ser Ner degli Abati soprastante^
Anni // qual condì d'arsenico il migliaccio^ Villani
diC.i3oo Onde morirò certi a lui davante, 1. 8, e. 4®
e ««gg* E come Carlo rimise in Fiorenza e srgg.
Messer Corso, con altri di Valenza.
Fu soprastante degli incarcerati
Vn, ch'era tutto dell'animo Bianco,
Ch'avia nome ser Neri degli Abati.
Questi mangiando con loro ad un banco,
Da casa sua fé' venire un migliaccio.
Il qual non ebbe d'arsenico manco^
Al quale i giovani dieder lo spaccio,
E ser Neri, ch'avea falsata l'arte.
Già non distese per mangiarne il braccio.
Sicché due ne morirò da ogni parte.
Ed altri ne rimaser si mal conci.
Che poco poter più tirar le sarte.
Morinno appresso Ferrami de'Bronci,
E seguitol Pigel de'Portinari,
Ed altri ne camparo molto sconci.
Gio. Villani T. IL 54
Uè. coslnron però quei cibi cari,
Cbe condaimato alcuno non fu poi
lo persona, nò in membro, né in danari.
Appresso Messer Corso, e gli altri suoi.
Co' Capitan della Parte ordinare
A lor vantaggio, come veder puoi.
Che si mandasse, e subilo mandaro
Al Papa, che mandasse un de'Rcali,
Cbc al popol fosse ed a'Biancbi avversaro.
Dicendo: S'egli avvìen che '1 popol cali.
Sormonterà la vostra dignitade.
Se di Firenze saren caporali.
Ma quando si senti per ta Citladc,
Che facean contro al pacilìco slato,
Contro a lor procedette il Potestade,
E funne Mcsser Corso condannato
Per Caporale, in avere e in persona,
E in danar chi l'aveva seguitato.
De'qoa', siccome per me si ragiona.
Fu Hesser Rosso e Hesser Rosselltno,
E Messer Ginchinotto, che qui suona,
E poi de'Pazzl fu Hesser Pazzino,
E Messer Gerì Spina, e de'Donati
Fu Sinibaldo, e gli altri non dicrino.
Questi poi che ' danari ebber pagati,
Fur confinati a Castel della Pieve;
E poiché tutti U ne furo andati,
Veggendo il popol, ch'a lui era lieve.
Dall'altra parte maDdd a Serrezzano,
(Pognam, che allor paresse mollo grieve),
Ueaser Gentile, e Uesser Torrìglano,
E Baldinaccio, Baschiera, e Carbone,
E Naldo, e Guido, ed altri a mano a mano.
Ma stetter qaestl meno, e fu ragione.
Perocché Guido ne lornd maialo,
E poi mori per si fatta cagione.
Del qoal fa grande danno e gran peccato,
Perocch'egU era con molta scienza,
E dicitor sovra ogni altro pregiato.
4
APPEIIDICB 427
Questi tornar tutti quanti a Fiorenza^
Veggendo che la stanza era mortale.
Fu lor dimessa cotal penitenza.
Appresso avendo dal suo Cardinale
Il Papa tutte le cose sentite^
E siccome Firenze stava male,
E appresso le cose seguite
Da Messer Geri, e dagli altri davante.
Che ne' confin facean cose fiorite,
E '1 detto Messer Ceri mercatante
Era del Papa, e Messer Corso in Corte
Sollecitò le cose tutte quante.
Onde '1 procaccio lor fu molto forte
Con Papa Bonifazio; per qual cosa
Piegato al lor voler per queste sorte,
Mandò per Messer Carlo di Yalosa,
Si perchè in Firenze rimettesse
I sopraddetti confinati in posa,
E si perchè fornito questo, desse
A Carlo di Cicilia ogni valore.
Acciocché la Cicilia riavesse.
E promise di farlo Imperadore,
dello 'mperio almen Luogotenente
Per santa Chiesa, che n'era datore;
E Carlo si fu mosso di presente.
Cosi riman questa materia in subbio.
Perocché '1 mille trecento corrente.
Come dett' è, i Ghibellini d'Agubbio,
Di Maggio, col poder degli Aretini,
Cacciaro i Guelfi, per uscir di dubbio^
E di Giugno seguente i Perugini
Vi rimisero i Guelfi, e ciascheduno
Fue a cacciarne fuori i Ghibellini*
L'anno correndo milletrecentuno,
Cacciaro i Bianchi di Pistoja i Neri,
Col grande aiuto del nostro comune.
Perchè gli ufici quasi aveano interi
1 Bianchi di Firenze, e' Reggimenti,
Onde potien seguire i lor voleri;
B'ior Palazzi insino aTondamPiiti
Cacciar per terra, e fra gli allri Damlata,
Ch'era un palazzo ron inoIU ornanieuti.
Apprfsso essendo Lncca sollevata
Per la delta cagion, gl'lnterminelli.
Che a parte Bianca Tacean brigala.
Credendo Tar come avien fatto quelli.
Che di PiMoja i Guelfi avean cacciali,
Co' Ghibellini
E poiché i
tVcÌBOD Messei
Gli altri Lacche
E eaccian
Gli Inlermln
E li lor beni
Nò casa vi
E più di ccn<
Di fuoco in fi
ralclli;
'ìume ratinati
■- onde tutu
r furo armati,
'■'■a come brutti
li lor se^uagio,
i e distrutti;
i palagio,
furo accese
^i>rta san CervagltK
Appresso nel dett'anno il Genovese
Di Genova cacciato, come intonaco.
Per con que' dentro concordia palese.
Tornati dentro ne renderò il Monaco,
Col quale guerreggiavan la lor terra
Con Carlo, che a que'deolro fu rintonaco.
Nel predett'anno si mosse gran guerra
Tra' Veronesi e 'I Vescovo di Trento,
Sconfitti fur da lui, se 'I dir non erra.
E poco appresso, dì cid non (i mento.
Mori Messer Alberto della Scala,
Cbe di Verona fu Signor contento;
Ha prinaa come quel, ch'a morte cala.
Fé' Cavalìer tra figliuoli, e nipoti
Sette de'siwì, e 'I maggior tese l'alai
Il qual fu Messer Can, che' lunghi voti
Empiè del signora^io in dodici anni:
Gli altri eran tutti piccoli e dioti.
Appresso di settembre senza inganni
Una stella cornata nel Ponente
jyppairve. In segno di futuri danni.
^
APPENDICE 429
Secondo alcuno Strolago valente.
Che disse: Dubbio a tutta Italia mofitra^
Ed a questa Cittade spezialmente.
Perchè Saturno e Marte ad una giostra.
Congiunti son nel segno del Lione,
Ch'è attribuito alla Provincia vostra.
E ben segui la sua intenzione.
Che Carlo di Valosa e sua compagna,
(^h'a Firenze die grande aflflizione.
Giunse in quel Mese alla Città d'Alagna,
Là, dove il Papa tenea Corte allora,
E viddel volentier con festa magna.
E lo Re Carlo poi senza dimora
In Corte co' figliuoi venne a parlare
Della Cicilia a Carlo, ed in un*ora,
Ordinarono insieme di passare
A primavera, e '1 suo antico Regno
Al lor poder per forza racquistare.
Ed il Papa, ch'ancora avea lo sdegno
Contro alla parte Bianca fiorentina.
Informò Carlo di senno e d'ingegno,
E fecelo paciar con sua dottrina
Della Toscana, e mandollo a Fiorenza
Per dare a' Bianchi amara disciplina.
Gli usciti Neri allor senza fallenza
Il seguitaro per piano e per piaggia,
Ed ebbe in Siena onore e riverenza.
Quando fu giunto con sua gente a Staggia,
Que', che reggean Firenze, fer consiglio
D'aprire o no a gente si selvaggia.
Dicendo: Noi ci mettiamo a periglio,
E tal negata prima avie la via.
Che si fe'Guelfo ed amico del Giglio.
E mandargli di l>otto ambasceria.
Con quella riverenza e quel saluto.
Che a tanta Maestà si convenia.
Ed ci disse: Signori io son venuto
Per vostro bene, e per riporvi in pace,
Siccome il Papa e la Chiesa ha voluto.
430 APPENDICE
E poi si mosse, e quei signor verace.
Come a Firenze si venne appressando,
E*Neri Guelfi, a cui suo fatto piace.
Incontro gli si fecero armeggiando.
Ed i Religiosi tutti quanti
A procission colle Croci, cantando.
E '1 giorno della festa d'Ognissanti
Entrò in Firenze, e poiché fu posato
In casa i Frescobaldi giorni alquanti,
n popolo e '1 Comune fu raunato
Nella Chiesa de' Fra' Predicatori,
E Carlo poi in sul Pergamo andato.
Disse nella presenza de*Priori:
r vo' da voi pieno arbitro e balia
Di metter pace, e riformar gli onori.
E quand'egli accettò la Signoria
Giurò di conservar tutta la gente
A suo podere in pace tuttavia.
E dice l'Autor, che fu presente.
Che il contrario per lui ne fu fatto.
Come vedrai, se tu porrai t>en mente.
Che per consiglio di Messer Musciatto
Franzesi, che n'avca fatta la 'mpresa.
Siccome ordinato era innanzi tratto.
Prima, che Carlo uscisse della Chiesa
Tutta la gente sua si vide armata,
E'Cittadin temendo dell'offesa.
La Citte ebber tutta asserragliata ,
E tutti i Popolan si furo armati.
Ed a casa i Prior fecer brigata*
Appresso poi Messer Corso Donati
S'appressava alla terra , per entrare
Nella Citte, com'erano i trattati.
Quando si fu sentito il suo tornare.
Disse Messere Schiatta Cancellieri:
Lasciatem'ire a lui a contastare.
Allor de'Cerchi disse Messer Vieri:
Lasciatel pur venire con sua scorta.
Che '1 popol ne farà ciò, ch'é mestieri*
APPE!ifDlCE 431
Intanto il cavalier giunse alla porta
Di Pinti, ch'era allor tra gli Uccellini,
E le sue case, ov'era la via corta
Dal maggior Piero a lor, eh' eran vicini^
E qoella per tagliar dentro e di fuore,
E passò dentro co' suo* Paladini;
E 'n sulla piazza di san Pier maggiore,
Poiché schierato fu co'suoi sbanditi,
S^aggiunse gente assai in suo favore;
E con lui furon tutti quanti uniti
A romper le prigioni, e'suo* contraij
Di contraddirgli non furono arditi.
Ed era la prigion dove i Bastari
Abitano al di d'oggi molto adagio.
Che '1 sito comperar di lor danari.
E fatto questo se n'andò al Palagio,
E ruppe il Bologna senza misura.
Cacciando fuor chi v*era con disagio;
E li Prior fuggiron per paura.
Tornarsi a casa lor, com'io ti parlo,
E fero, al mio parer, la più sicura;
Per tutto questo ancora Messer Carlo,
Né alcuno di sua gente appari fuori
Con parole, o con fatti a contastarlo.
E gli sbanditi e gli altri malfattori
Veggendo la Città si scaprestare,
E non faceano uflicio i Rettori,
Subitamente si diero a rubare
Case, botteghe e fondachi, ferendo
Coil'arme ognun, che volea riparare.
E cinque di durò, se ben comprendo.
Che chi il viso mostrò, fu morto a ghiado.
Ed ebbecene assai con questo mendo.
E poi n'andò la ruba nel Contado,
Ed otto di durò, mettendo fuoco.
Che dove furon non rimase un dado.
Poiché sfogata fu la gente un poco,
E Messer Carlo fé' comandamento.
Che non seguisse più si fatto giuoco ;
432 IPPEKDICB
£ riformò la terra a piacimento,
Di parte Nera, e diede il Priorato
A'Popolani, ed ogni reggimento.
Appresso ritornò *1 detto Legato»
Per far pacificare i Cittadini,
Poiché i'iin l'altro ebbesi gastigato,
E mise pace con dolci latini
Tra* Cerchi ed Adimari e lor seguaci,
Dairuna parte Bianchi e Ghibellini.
Datraltra Paxzi e Donati, aeraci
Neri e Goelfi, ed altri compagnoni.
Che fur presenti a' pacifichi baci.
E tra lor fece certi matrimoni ,
Acciocché fosser parenti ed amici.
Né mai tra loro avesser più quistioni.
Volendo poi raccumanar gli ufici ,
La parte Nera, e Carlo contraddisse;
Onde il Legato non stette più quici;
Tornossi in Corte, e Firenze intraddisse.
La pace durò poco per lo male.
Che '1 libro mostra poi ne seguisse:
Ch'essendo il di di Pasqua di Natale
Messer Niccola Cerchi ed altri andati
Alle mulina sue, di che gli cale,
E Simon di Messer Corso Donati
Figliuol della figliuola, e suo nipote,
NeirAfi'rico con molti fanti armati
n sopraggiunse, e subito il percuote,
Ond'el gridando: Omé, Nipote mio.
Si volse, per difender quanto puote;
Finalmente il Nipote uccise il zio,
E fu da lui entro '1 fianco fedito.
Sicché la notte, come piacque a Dio,
Della presente vita fu partito,
E 'n questo modo fu la pace rotta
In brieve tempo, siccom' hai udito.
Cosi ne fu vendetta in poco d*otta;
Che chi uccise vedi, che fu morto,
Pognam, che non morisseno ad un otta.
APPENDICE 433
E benché '1 Vajo ricevesse torto,
La gente si dolea più di Simone,
Percli*era ad ogni cosa molto accorto.
E non fu l'allegrezza del Barone^
Quando tornò in Firenze collo stuolo,
11 quinto grande per nulla ragione.
Glie fu lo smisurato e grieve duolo
Ch'egli ebbe nel suo cuor^ quando udi dire
Che gli era morto un si fatto figliuolo.
Da queste rime mi convien partire.
Non perchè la materia sia finita.
Che so, che ciò disiavi d'udire;
Ma tostamente fiia da me seguita.
FINE DEL CANTO XJJLVI.
CANTO xxxvn.
▲IGUIIENTO.
De*Neri e Bianchi e poi del Re di Francia^
Anni Della compagna^ che per forza pre$4 VilUni
diC.iSoi // Ducato d'Atene^ e non fu ciancia^ !• 8, o. 48
e «ess. E come i Fiorentini e' Lucchesi e aegg.
Fer oste insieme addosso a* Pistoiesi.
I Neri di Firenze ancora pregni
Rimasi contro a'Bianchi^ con ogni arte
Pensar di partorire i lor disdegni;
E fecer contraffar lettere e carte
Falsate di scrittura e di suggelli.
Che parca n fatte per la Bianca parte;
E scritti v'erano i nomi di quegli ^
Che si facean capo altre fiate,
Sicché mostrava ben che fosser egli.
Le lettere dicevan: Se voi fate.
Che voi ci rimettiate in signoria^
Ventimila fiorin vogliam che abbiate;
Gio. Villani T. II. 55
ivveubick
Voi avcle la gpnte e la balia,
E noi garcm tulli armali con voi,
E ciò, che è scrino, promctliam che Ba.
Ed ordiniate questo cose, poi
Trattar con un Baron, ch'era davanto
A Hesser Carlo sovra gli altri suoi.
Quale avìe nome Messer Pier Ferraote,
Ed ordinar, cb'el tenesse trattato
Con certi "
lil sembiante.
E prò
lor lo stato
Contro a
suo Signore,
Mostrandt;
poro pialo.
Poi sì pi 1
inza tenore
Mandd per (
, e ciò eh' è detto.
Ragioni lor.
errore.
E poi, act
580 ad elTetto,
Sollecitavan
da sera,
E quel Bari
diletta.
Quando fu tempo, e quella parte Nera
Portar le dette lettere bollate
A quel, che gli servia di tal matera;
E quel Baron tosto l'ebbe portate
A Hesser Carlo, e disse: Signor mio ,
Queste son lettere, che m' hsn mandate
Certi de'Blanchl, che volean ch'io
Rendessi lor lo stato, e gran promettere
Hi facean, s'io fornissi lor disio.
Quando Carlo ebbe vedute le lettere.
Disse: Contro a costor si vuol procedere.
Perocché non è cosa da dimettere ;
E comincid perfettamente a credere,
E disse a quel Baron: Fa' che non manchi,
Che 'ncontanente li facci richiedere.
Richiesti furon tutti 1 Cerchi Bianchi,
Degli Adimari Corso, e Baldinaccio,
Con quasi lutti 1 Bellincloni franchi,
E Naldo Gherardin, con tutto il braccio
Del lato suo, e de'Tosingbl alquanti,
Cbe 'ndeme col Baschiera (ur nel laccio.
APPENDICE 435
E certi ancor di Gasa Cavalcanti,
Giacotti e Malaspini, i qua'temendo
Delle persone, fuggir tutti quanti.
Per la qual cosa poi, non comparendo^
Per contumaci in avere e 'n persona
Fur condannati i lor ben disfaccendo.
E chi n'andò a Arezzo, e chi a Gortona,
Quale a Pistoja , e qual fé' co' Pisani
Grande combibbia, come si ragiona.
EMor seguaci grandi e popolani,
E Guelfi e Ghibellini alte man sue
Fur condannati a diventar lontani.
E' fu d'Aprii mille trecentodue:
E Messer Carlo si parti appresso.
Poiché Firenze si purgata fùe.
E poi senza lunghezza di processo
Arrivò in Corte, e dopo il partimento
A Napoli cosi n'andoe adesso,
E trovò fatto l'apparecchiamento
Allo Re Carlo mosso per andare
Nella Cicilia coU'assembramento:
Onde subito entrò con lui in mare.
Ed in Cicilia passò con Ruberto
Figliuol del detto Re a guerreggiare.
Allor Don Federigo, com' esperto.
Non possendo resistere all'armata
Del detto Re, quand'ebbe assai soffèrto.
Si recò a star con tutta sua brigata
Alle difese senza far battaglia.
Con lor faccendo guerra guerrlata.
Più volte ne impedì lor vittuaglia.
Onde per questa e per altra cagione
Si partir con vergogna e con travaglia.
Allora Carlo con discrezione
Pace trattò tra lo Re Carlo, e quegli.
Che Cicilia tenea contro a ragione.
E la figlia del Re per moglie diegli»
La quale aveva nome Elionora,
E poi dall'altra parte promiss'egU,
APFEKDICE
Cbc se la Chiesa e lo lie Carlo nocora
L*at(assero a montare in sulla rota,
Che lascerebbe risola in un'ora;
B BR rio non Tacessn, prr stia dota
La confessava, e dopo la sua vita
Lasciar la sedia allo Re Carlo vola.
Ha se lasciasse reda alla partila.
Centomilin once d'oro nell'enlrala
Doveano a
Fritta I:
A Napoli (ui
.4t Re Don F<
Dell'alt I
Con poro o
E di Novi
Si tornò in
Consumala i-iil
r bene uscita.
isa e furata,
ranci alla
ler mandata.
se fu nulla,
^WiB vergogna,
lo si trastulla,
■r stia bisogna
indo lo sua gente
rampogna.
Dopo la pace tutto il rimanente
Di ciascheduna parte 1 Cavalieri
Fer compagnia 'nsleme arditamente ,
E fer lor Capitano un Fra Ruggieri
Del Tempio, ch'era pien d'ogni resia,
E con lor legni, galee ed uscieri
Passar subitamente in Romania ,
Poi in Costa ntÌDopoli n'andaro.
Guastando ciò, ch'alle lor man venia;
Ed a lor fona non avea riparo,
Perocché sempre crescea la compagna
Di gente, che 't mal tav tenean caro;
Cioè scacciati, e pien d' ogni magagna,
E d'ogni ria e mala condizione,
E senza legge, come cane e cagna.
Rubando ed uccidendo le persone,
E terre, che acqulstasser, non tenieno.
Ila colla ruberia e coli' arsione
Ogni paese affatto distru^gieno;
E durar dodici anni In questi errori,
Ch' uomo de) mondo non U tenne a frs-iM
APPENDICE 437
E muiaro ira lor molti signori.
Che per la preda quella gente erronia.
Tratto tratto uccidieno i lor maggiori;
E nel paese andar di Macedonia,
Guastando d'ogni parte e d'ogni lato.
Sicché *1 Paese ancora il testimonia.
Al fine se n'andaro nel Ducato
D'Atene, avendo per lor Capitano
11 Duca del paese già chiamato.
Da lui si rubellaro a mano a mano.
Preserie poi, e tagliargli la testa,
E del Ducato fur Signori a piano.
Partir le terre, eh' avieno in podestà,
E que', ch'eran tra lor maggior colonne.
Si presero i vantaggi a lor richiesta.
E cacciar via fanciulli, uomini e donne,
Salvoché ciaschedun si ritenea
Qual più gli piacque, e l'altre via mandonne.
E cosi fero ancor nella Morea,
Uccidendo e cacciando i cittadini,
E rubando a ciascun ciò, ch'egli avea.
E cosi le dilizie de' Latini,
Pe* Franceschi acquistate anticamente,
Com'Iddio volle, tenner ma'cammini.
E questo basti di tal convenente.
Perchè credo tornare altra fiata
A ragionarne più compiutamente.
Nel detto tempo essendo rubellata
Da'Fiorentin Pistoja, per gli usciti
Bianchi, che dentro vi facean brigata.
Lucchesi e Fiorentin coireste giti
Vi fur subitamente, e d' ogni mano
Miser ciò, che trovare a ma'partiti.
Stati che ventitré di nel piano,
E li Lucchesi ragionar tra loro:
Pensar d'aver Pistoja é pensier vano;
Dissero a' Fiorentin senza dimoro:
Deh! non le vi partite dalle spalle,
E noi andremo a fare altro lavoro.
488 APPENDICB
Partfronsi, ed andaro a Sera valle.
Che come dèi saper, brìev'ò '1 cammino^
Ed assediarla da monte e da valle.
Appresso fu nel campo Fiorentino,
Che robellaio s'era nel Valdamo
Pian di Trevigne^ e tene vai Carlino;
Onde subitamente cavalcamo:
Parte di lor lasciarono a'Luochesi,
Che a Seravalle non stavano indamo; -
ila con trabacchi, e con molti altri arnesi
La notte e '1 di combattevan le porti;
Ma più di fuor, che dentro eran gli offesi:
Perchè '1 Castello era tanto forte ,
Che chi vi s'appressava era fedito,
E molti ancor vi ricevetter morte ,
Perch'egli era di gente ben fornito.
Che Pistoiesi assai v' erano entrati^
Per aver pregio di cotal partito.
E se cento anni vi fossero stati.
Non i'avieno i Lucchesi per battaglia.
Come tre mesi avevan già passati.
Ma come mancò lor la vittuaglia ,
Perderono ogni ordine, ogni valore.
Né sapean che si far di lor travaglia-
E finalmente non senza dolore
8'arrendero a pregion con gran lamento,
E quel de'ma'partiti fìi '1 migliore.
E li Lucchesi con molto ardimento.
Presa la terra, a Lucca ne mandaro
De'Pistolesi legati trecento;
E tutti i Terrezzan, che vi campare.
Giurarono a'Lucchesi fedeltade;
Pognam, che poscia molti se n'andaro.
E li Lucchesi con solennitade
Vi fer fare una torre maestrevole
Per più fortezza e per più libertade.
La quale ancora è volta a Val di Nievole;
E fer fortificar la rócca vecchia,
Che al Pistoiese si mostra piacevole.
APPENDICE 439
Nota, lettore, e l'anima apparecchia
Atteoder, eh' io al Fiorentin ritomo ,
Dove '1 mio cor più eh' altrove si specchia.
Come ìq Firenze fur, senza sog^omo
Nel detto piano di Tre vigne andaro,
E '1 Castello accerchiaro intomo intorno.
Ma dentro entrati y' erano a riparo
Dimoiti usciti Bianchi Fiorentini,
Sicché al combatter saria stato amaro.
E ciò veggendo i savi Cittadini,
Trattaron con Garlin de*Pazzi detto,
E diergli, mi credalo, molti fiorini.
Ed e' usci del Castello , e con effetto
A'suo'fedeli fece aprir la porta,
E poi cavalcò via a suo diletto.
E come dentro fu la Guelfa scorta.
Rubar la terra, e poi vi miser fuoco,
E molta gente allora yi fu morta.
Appresso poi peggiorarono il giuoco.
Ch'egli il disfero insino a' fondamenti.
Sicché non ne campò molto, né poco.
E molti ne menaro malcontenti
Presi a Firenze, ched in quel Castello
Si riduceano per rubar le genti.
Tornata Toste col Giglio e Rastrello,
Poco riposo presono in Fiorenza,
Che cavalcaron forti nel Mugello,
Per dare agli Ubaldin gran penitenza.
Perché co^ianchi s' eran mbellati
Da'Fiorentin per usar violenza;
Ed avendogli in parte danneggiati,
A'Caporali un messo fu yenuto,
Che*Bianchi due Castelli avean pigliati.
Ciò eran Montaglieri e Montaguto,
I quali eran vicini in Val di Grieve,
E '1 Capitan, come Tebbe saputo.
Con tutta Toste ripassò la Sieve,
E non ristette mai di cavalcare,
Che nel paese fa giunto di lieve;
ArPEKDlCB
E l'uno e l'altru fr 'ntorao cerchiare
Dì geale s), cbc por nulla codione
Ne potea alcuno nscirc, o denlro entrare.
Quando qne' dentro vidcr pur ragiunu
Clif riparar non potieno a lai serra.
S'arrender tulli, salvo lo persone.
Rubala ed arsa ciasclioduna terra,
Inlino a' fonila ni(>nU fu dUratla.
„iOi paso più gni'rra.
per me si traila.
pigliava coca
cnisBC fatta.
iltoriosa i
fra unita.
«
le ritrosa.
Hicciu partila.
Boe
acol si Diigctiìa,
Per da re i
olii in questa vita
H
Nel detto tempo neU'lsc^ d'Isctùa,
Che dal Napoletan poco divariai
Come sa chi talvolta vi s'arrischia.
Usci fuori della sua golboaria
Un fuoco lai, che tutto quel paete
Ne sbigotti, si n'era piena l'ariat
E poiché '1 fuoco alle case s'apprese
Nell'Isola di Procida, fng^sriro
Molti di quella gente alle difese.
Uomini, e donne, e fbociu' con sospiro
Abbandonando ciA, che avieno al mondo,
Fuggivan per campar di tal martlro.
£ due mesi durò si fatto pondo.
Mettendo case, persoae e bestiame,
Ed altre cose, tutte quante ai fondo.
E que', che ne camparo uomini e dame,
Veggendo lor paese ti confuso,
Dovetler viver poi dolenti e grame.
Di questo basti, ed or, lettor, mi Koao,
Che m' è di nicisti di ritornare
Addietro alquanto, e malvoleatier l'aio.
F^ APPENDICE 441
Ma pur volendo il libro seguitare,
GoDviemnii dir come lo scritto muove,
Se fallo ci è, non è mio il fallare;
Che nel mille dugennovantanove.
Dove racconta che il Re di Francia
Di Fiandra vinse tutte le sue prove.
Ritornerò nella sedente mancia.
Perocché quinci mi conylen partire,
Poiché di versi è piena la bilancia.
Dio mi conceda, ch'io possa seguire
La storia, si, che lo tuo 'ntelletto
Non s'impedisca dilungando il dire;
Ma saviamente riprenda Teffetto
Di quel, eh* io lascio, col canto seguente^
Che chiaro ti farà d'ogni sospetto.
Se quel, ch'è detto, ti rechi alla mente.
FINE DEL CANTO XXXVII.
NOTIZIE DI UGUGCIONE DELLA FAGGIOLA.
In adempimento della promessa da me fatta al n.* 100 di questa
Appendice pubblico alcune notizie di Uguccione della Faggiola
e della sua famiglia, e le tolgo dall'inedita Aorta della città di
San Sepolcro di Annibale Lancisi che esiste presso di me nel suo
originale, e che forse formerà parte di questa collezione
Fu allora che il più forte, quantunque nato in bassa condizio-
ne, divenuto il dominatore delle città più ragguardevoli si rese
temuto e spaventevole ai suoi vicini e fu allora che la città
aoatra incominciò, fatta serva, a soffrire il giogo della tiranni-
de Impostole da Uguccione della Faggiola, uomo che per quanto
ci assicura il Oraziani era negli Appennini humilibus et patria
sua obscurioribus pareniibus natus: ma dotato di un estremo co-
raggio, d'una forza straordinaria, e d'una burbera faccia, come
erano quasi tutti i tiranni d* allora de' quali scrisse il divino
Bante nel canto VI del Purgatorio.
Ch(^ le terre dltalia tutte piene
Son di tiranni, ed un Marcel diventa
Ogni villan che parteggiando viene.
Gio. Villani T IL 56
442 APPENDICE
Areva costui apparata V arte militare dai Tarlati liranni degli
Aretini, e perchè ranni sue ebbero sovente un felice soccena,
acquistossi tanta fama di eccellente condottiero, e tanto dìstoe
le sue conquiste , che non solamente neU* anno 1308 giunse a
maritare una sua figlia a Corso Donati , uno dei primi signori
della fiorentina Repubblica, ma nell'anno 1313 prese la signo-
ria di Pisa, nell'agno seguente si impadroni di Lucca, e final-
mente quantunque dopo la famosa vittoria da lui riportata a
Monte Catini l'anno 1315 contro il comune di Fireme il rove-
sciasse in gran parte la sua fortuna per essere stato cacciato
con somma ingratitudine di Pisa e di Lucca Tanno 1316, potè
pur tuttavia ottenere da Lodovico il Bavaro nel 1323 rinvesti-
tura di Castiglione Aretino, Borgo San Sepolcro, e di più castel-
la. In questa guisa fu assoggettata la patria alla tirannide di U-
guccione, il quale ne prepose al governo il suo figlio Nierl, no-
mo non men feroce e sanguinario di Ini, senza che apparifH
un'ombra sola di lontana speranza agli afflitti cittadini. SI unirò •
no egli A vero, sul principio di tanto cangiamento col coniane
d'Arezzo loro alleato, come si ò detto, e con 200 cavalieri e
3000 pedoni fecero oste sopra le terre di Uguceione ; ma per-
ché in quell'andata vi ricevettero danno e vergogna fatum funsi
fracti moerentesque ferebant. 11 solo Carlo Oraziani che stava al-
lora in qualità di generale al servizio di Carlo di Angid re di
Napoli, ed era nemico di Nieri, non tanto a cagione della tiran-
nide esercitata da lui nella propria patria , ma ancora per i-
stinto di fazione giacché Nieri seguiva la parte ghibellina, ed il
Oraziani la guelfa, pensò egli primieramente a liberare la pa-
tria dall'ingiusto pesante giogo che l'opprimeva. Né vane furo-
no le pietose cure di lui poiché ragunati insieme i sostenitori
della guelfa fazione e specialmente i perugini , e rendutigtt ac-
corti del grave danno che all' interesse comune ne sarebbe de-
rivato qualora si fosse pacificamente permesso ai tiranni di do-
minare in un vicino paese, e di aumentare le forze loro, gl'in-
dusse ad estinguere il nascente incendio prima che divenuto for-
midabile si dilatasse; e quindi avvisati segretamente di sua ve-
nuta i propri concittadini, si portò sollecitamente verso la pa-
tria. Presiedeva allora come si é detto al di lei governo Meri
figlio di Uguceione, cui all'impensata fu recata novella delPar-
rivo di Carlo. Oppresso egli dall' improvisa sorpresa , ed avve-
dutosi che nel presidio non aveva seco bastante copia di armati
▲ FPElfDICB Ì4S
A per tenere a AreDo i cittadini senza volere avrentiirare la sua
k aorte ad un' incerta battaglia, per I^opposta porta prese la fuga,
tosto che seppe esser già Carlo alle mura della terra feliceinen-
te pervenuto. Fu allora Carlo introdotto fra le acclamazioni fe-
stose dei cittadini, e si recò nella piazza ove piangenti per al-
legrezza fra la folla inGnita del popolo corsero i tardi vecchi
eon le femmine più guardinghe per mirare d'appresso Tillustre
liberatore e per rallegrarsi del suo vittorioso ritomo. Quivi con-
testò egli l'estremo dolore che aveva provato per le passate av-
J tersità della patria.* narrò quanto erasi adoprato per ridonarle
'antica sua libertà, e dopo avere ringraziato il cielo dell' esito
fortunato conceduto alla difficile intrapresa, la ripose nell'anti-
co Iil)ero stato, e pregò che fossero dal comune destinati alcu-
ni oratori, i quali dovessero in pubblico nome ringraziare i Pe-
rsglni deir opportuno ajuto loro apprestato. Terminato un si
fatto ragionamento andossene alla propria casa per abbracciare
I congiunti; e da indi non molto cogli oratori e l'esercito fece
ritorno a Perugia carico d' onori , poiché non solamente por
irabblico decreto fu ordinato che la porta del Castello^ per la
ifuale era egli entrato si chiamasse in avvenire porta libera ,
che Carlo Oraziani potesse inquartare all'insegne di sua fa*
liglia quella del comune , e che suoi fossero tutti quei l>eni
che la repubblica borghese possedeva nei vicini gioghi dell'Ap-
pennino. Monsignor Graziani dopo aver raccontata la fuga di
Neri della Faggiola cosi immediatamente soggiunge: Quod veluti
atntm futurae max ruinae , quae^ ipsum patremque e domo in-
9€€Uta é$t, fuisse videturi e seguita poi a descrivere la perdita
che fece Uguccione della signoria di Pisa e di Lucca. Pare che
egli supponga che la liberazione del Borgo sia avvenuta prima
dell'anno 1316 in cui furono i Faggiolani discacciati di Pisa e
Lucca. Noi con 1' autorità del Villani abbiamo veduto che non
prima del 1323 Uguccione ottenne dal fiavaro la signoria del
Borgo. Dobbiamo perciò credere essere stato preso un abbaglio
dal Graziani, quantunque diligente scrittore, sul preciso tempo
di questo avvenimento, e dobbiamo fissarlo dopo l'anno 1323 •.
• Fu in tale occasione ( Aprile 1353 ) liberata anche la città
nostra dalla soggezione dell'Arcivescovo Visconti. Ma nel muta-
re stato non migliorò di condizione poiché sottoposta rimase al-
la casa dei Bocognani capi dei ghibellini e traditori della patria.
p^E^DICE
Ciò tu Dgionc chL' i gucllì mal soffrendo cbe un ciUadim 6
nemici partito signoreggiasse, non potendosi per le conveniw
ni fat per la pace ajularsi co' fiorentini , aè co' Periigiiu, s
accos* Mo air enfnire del mi^se di Ltiglio dell' anno sleaoi
Nieri Ugucciono della Faggiola loro vìcìtio e (errazuao.r
del Ih- o nemico (qunnlunqvie fosse gbihcllino e adtrrcnte dtt
Tarli 3 dei Boi'ogn:iiii ), e lo pregarono di soccorso per di-
seacGii :i. Acccltò Meri l'invito e avendo fatta sua rasunMa
in tett " '■"" ' — '" ""*' " ■ ICTarooo il romore , si Xn\/'
«gli p< BUa terra cacciA i Rocntniini
e I k' K -quindi rirormala a roraun'
regg e fìi riassiinto il comnndn dei
dgnù olilo , ritenendo Nieri per al-
ontt 1« 1 ta limitala balta. Meri ptrt
cbe II terna protendeva di stiu-edm
neDe U forza ed ora facendo Ur^
pnxnb , accordargli la pretesa kì^im-
ria; m , I ne lasciò puranctie il poueM»
a Frani j n^lio . >nni.^ iino all' anno Hóti Id mi
fa discacciato dai borghesi tosto cbe seppero aver Franeace
patteggialo col mezzo dei Beccarini banditi perugini di cobk-
gnare la terra al comune di Perugia per li prezzo di qDìndid>
mila fiorini d'oro >. — Nelle note da me fatte alla detta storìi
del Lancisi spero di aver provato cbe Uguccione della Faggioli
discendeva da antica ragguardevolissima famiglia , ed ho M
rinnite le più minute particolarité della vita di quell'now
straordinario , le quali occupando parecchie pagine noo pn-
wtto aver luogo lo questa Appendice. Intorno ad CgMcioM
potrà esser consultato con frutto il Veltro allegorico di Dtiti
del dottissimo Conte Troya, ed il prelodato Dizionario del (X
Bepetti alle parole Faggiola e CorMta.
Le notizie genealogiche della famiglia Gherardini da me pro-
messe al n." 134 verranno pubblicate alla fine dell' Af^teadin
4el Tomo qaarto.
FINE DEL VOLUME SECONDO.
INDICE
IDIIL 81(B(DI!1]>(D T(DftVmi
LIBKO OTTAVO
GAP. I. V4<mta come nella citU di Firenie fa fatto il leoondo popolo,
e più grandi motaaioni che per cagione di quello ftirono poi in
Firenze, trgaendo dell'altre noTÌtadi anifertali che furono In
que' tempi PUg. 5
GAP. II. Gome il popolo di Firenae feeiono paee co'Piiani, e molte
altre notabili cote •••••» 7
GAP. III. D' uno grande fuoco che fu in Fìrenie nella contrada di
Torcieoda 9 8
GAP. IV. Gome ti cominciò la guerra intra 1 re di Francia e qaello
d* Inghilterra » 9
GAP. V. Gome fu eletto e fatto papa Gelettlno quinto , e come rl-
6utò il papato •••» io
GAP. VI. Gome fu eletto e fatto papa Bonifaiìo otta?o. . • • v la
GAP. VII. Quando ti cominciò a fondare la nuora chiesa di tanta
Groce di Firenie ••» i3
GAP. Vili. Gome fu caccialo di Firenxe il grande popolare Giano
della Bella w l4
GAP. IX. Quando ti cominciò a fondare la chleia maggiore di tanta
Riparata 9 16
GAP. X. Gome metier Gianni di Gelona ?enne in Toacana ficario
d' imperio 9 17
GAP. XI. Gome fu canoniaxato tanto Luta re che fu di FraDoia^ w M
GAP. XII. Gome i grandi di Firenxe mitono la città a romore per
rompere il popolo. ..•• «.viS
GAP. XIII. Gome lo re Garlo fece paee col re Giamo d'Araona. w 19
GAP. XIV. Gome la parte guelfa furono per fona cacciati di Genofa.» ai
GAP. XV. De' fatti de' Tartari di Persia • . • . » ifi
GAP. XVI. Gome Maghinardo da Sutlnana tconfitte I Bologneti, e pre-
te la città d'Imola v aa
446
CAP. XVII. Comt il popolo di Fireotf feee fare la terra ò\ eatlello
SangiofaDDÌ e Gaalelfranco in Valdaroo » ifi
CAP. XVIII. Come lo re Giamo d'Araooa Tenne a Roma, e papa Bo-
nifazio gli prÌTÌlegìò V itola in Sardigna. » a3
CAP. XIX. Come il conte di Fiandra e quello di Bari li rubellarono
al re di Franoia > '4
CAP. XX. Come il conte d'Artete tconSiie i Fiamminghi a Fonici,
e come il re d'Inghilterra pattò in Fiandra. • . • • • v aS
CAP. XXI. Come papa Boniraaio privò del cardinalato metter Jacopo
e metter Piero della Colonna » 16
CAP. XXII. Come Alberto d' Otterich teonBtte e ueeite Attaolfo re
d*Alamagna, e com'egli fu eletto re de' Romani » ^7
CAP. XXIII. Come i Colooneti vennero alla mitericordia del papa, e
poi ti rubellarono un'altra volta s aS
CAP. XXIV. Come i Genoveti tcon6ttono i Viniaiani in mare. • aQ
CAP. XXV. De'grandi tremuoti che furono in certe città d'Iulia. » ivi
CAP. XXVI. Quando ti cominciò il palazzo del popolo di Firenze
ove abitano I priori >ivi
CAP. XXVII. Come fu fatta pace tra '1 comune di Genova e quello
di Vinegia a3e
CAP. XXVIII. Come fu fatu pace tra 'l comune di Bologna e 1 mar-
chete da Etti e Maghinardo da Sutinaoa per gli Fiorentini. » ivi
CAP. XXIX. Come il re Giamo d'Araona con Buggeri di Loria e eoU
l'armata del re Carlo tconfittono i Ciciliani a Capo Orlando. » 5i
CAP. XXX. Come fu fatta pace tra'Genoveti e'Pitani » 3a
CAP. XXXI. Quando di nuovo ti cominciarono le nuove mura della
citti di Firenze > ivi
CAP. XXXII. Come il re di Francia ebbe a queto tutta Fiandra, e
in pregione il eonte e' figlinoli » ivi
CAP. XXXIII. Come il re di Francia t'imparentò col re Alberto d'A-
lamagna > 34
CAP. XXXIV. Come il preoze di Taranto fu tconfitto in Cicilia. » ivi
CAP. XXXV. Come Cattano tignore de' Tartari iconfitte il aoldano
de'taracini. e prete la terra tanta in Scria » 35
CAP. XXXVI. Come papa Bonifazio ottavo die perdono a tutti i eri-
ttiani ch'andattono a Roma, l'anno del giubbileo i3oo . . » 38
CAP. XXXVII* Come il conte Guido di Fiandra con due tuoi figlino*
li t'arrendeo al re di Francia^ e come furono ingannati e metti
in pregione 94®
GAP* XXXVIII. Come ti cominciò parte nera e bianca prima nella eli-
ti di Fittola m ivi
CAP. XXXIX. Come la città di Firenze ti partì e ti tconciò per le
dette parti bianca e nera. • • » 4^
U7
GAP. XL. Coae il c«rdiiiuile d'Aeqaaiparta fenile per legalo del papa
per raoconoiare Firenxe, e Don lo poteo fare > 44
GAP. XLI. De'nali e de'pcrieoli ohe leguirono alla noalra citlà ap-
pretto 9 i5
GAP. XLII. Di quello nedetimo > 4^
GAP. XLI II. Gooie papa Bonilisio mandò in Francia per meaer Carlo
di Valot » 47
GAP. XLIV. Gome i guelfi furono cacciati d'Agobbio e poi come ri-
co veraro la terra, e cacciarne i ghibellioi. ••*•••» 4^
GAP. XLV. Gome la parte nera furono cacciati di Pittoia. . • » iti
GAP. XLVI. Gome gì' Interminelli e loro teguaei furono cacciati di
Lucca ••.»49
GAP. XLVII. Gome i guelfi uicìti di Geno?a per pace furono rimetti
in Genova • • . » iti
GAP. XLVIII. Gome apparto in cielo una atella comata. ...» So
GAP. XLIX. Gome metter Garlo di Valot di Francia Tenne a papa Bo«
nifisio , e poi tenne in Firenze e caocionne la parte bianca. » iti
GAP. L. Gome metter Garlo di Valot pattò in Gicilia per fare guerra
per lo re Garlo, e fece ontota pace » 54
GAP. LI. Gome ti coroinoiò la compagna di Romania. • • • • » 55
GAP. LII. Gome i Fiorentini e'Luccheti feciono otte topra la città di
Pittoia, e come ebbono per attedio il cattello di Serrafalle. » S^j
GAP. LUI. Gome I Fiorentini ebbono il cattello di Piantretigne e
pio altre cattella ch'ateano robellate i biancki b 58
GAP. LIV. Gome l'itola d*Itchia gittò marattglioto fuoco. • • » 59
GAP. LV. Gome il popolo minuto in Bruggia ai rnbellò dal re di
Francia, e uccitono i Franeetchi » ivi
GAP. LVI. Della grande e ditatfentnrota teonfitta ck'ebbono i Fran-
eetchi a Goltrai da* Fiamminghi » 6i
GAP. LVIL Di qual lignaggio furono i pretenti conti e aignori di
Fiandra »68
GAP. LVIIl. Gome lo re di Francia rifece tua otte, e con tutto ano
podere venne topra i Fiamminghi , e tornotti in Francia con
poco onore ••••» 70
GAP. LIX. Gome Folcieri da Galvoli podetti di Firenae feee tagliare
la tetta a certi cittadini di parte bianca b 71
GAP. LX. Gome la parte bianca e'ghibellini otoiti di Firenie vennero
a Pulieiano e partirtene in itconfitta » 73
GAP. LXI. Ineidenia, contando come Metter Blaffeo Vitconti fa cac-
ciato di Milano • » 74
GAP. LXII. Gome ti cominciò la quittione e niniatà tra papa Boni-
faaio e 'I re Filippo di Franoia » 76
m
CàP. U Come il re Ji Fifooia f«M prenderà pipa Bonifaijo io
A» ■ Seiirn ilelli Calano*, onde «ori il dtUo papa poeti i
ài .,n :S
CAP. L'J Aneori diremo def nirieolì eh* ebb« in sr papa Boni-
faiio , ■ Bi
CàP. U Carne 1 Fiorentini ebbono il uilcllo d«l UonUl* , e
CAP. LI Come fu eIrlLo pipa Benedella uoditcinio. . ... 8]
CAP. I I. Come il re Adoatdo d' loghilterr* ricbbeCuMeogn.e
CAP. 3 n «ode noriU e ballaglia eit-
tMu 'oi. ini del eanmoe. . . . • S^
CAP. U il p nte per legaro il cardinale da
Ptm paoc, e rll con coti e con vergogoa.* &(•
CAP. I>3 -• «add* ' raia e morÌTTi molta grnle.D 63
CAP. V 'iieoic , e ar*ene una linona
P* «99
CAP. L DÌ vennero alle porto di Fk
CAP. Lll oome gli A.c>ii>< l'ixc. io il oailella di Latcrìno rbe
tentano i FioreotÌDÌ '^
CAP. LXXIV. Anoora di no*Ìtadì che rurono in Fir. ne'delti Um|ù.> gG
CAP. LXXV. Come i Fiorenliai feoiono oite • preiono il eailello
delle Stinche e Hantecalti clw '1 teDeano i biaDchì ... a iti
CAP. LXXTI. Inoidenia , tornando alquanta addietro a raecootai«
dell* storie de* Fiaromii^hi » 9}
CAP. LXXVII. Come fa acoDGlto e preio in mare meuer Guido di
Fiandra colla ma armaU, dal ramni raglio del re dì Franoia. ■ IOD
CAP. LXXVIII. Come lo re di Francia «caiiBiie ì Fiamminghi a
HoniimptTerì aio*
CAP. LXXIX. Come pooo appreiio la iconfilta di HoniimpeTcri , i
Fiamaainghi tornaroDO per oombattere col re di Franoia , a
abbono baona pace aio6
CAP. LXXX. Come mori pipa Benedetto, e della nuOTa eleiìona dì
papa Clemente quinto .»ial
CAP. LXXXI. Della eoronationc di papa Clemente quinto , e d«i
eardinalt ohe fece ■ 111
CAP. LXXXII. Come i Fiorentini e' Lnecheai aiiediarono • tìmooo
la citti di Piitoia ■ III
CAP. LXXXIll. Come la oiUl di Hodooi e di Reggio li rubellarono
■I marebeie da Etti, e come furano cacciati i bianchi e'ghibd-
lini di Bologna i , . a tifi
4i9
GAP. LXXXIV. Comff si Irvò in Lombanlia on fra Dolcino con grai^
de compagnia d'eretici, e furono arsi « ii6
GAP, LXXXV. Come papa Clemente fece legato in Italia meiser Na-
poleone degli Orsini cardinale, e come fu male ricefuto . . » 117
GAP. LXXXVI. Come i Fiorentini attediaro ed ebbono il forte ca-
stello di Monte Arciaoioo e disfecionlo, e feoiono fare la Scar*
P"'» » 118
GAP. LXXXVII. Come i Fiorentini raflTortificaro il popolo e feciono
il primo esecutore degli ordini della giustizia » 119
GAP. LXXXVIIl. Di grande guerra cbe si cominciò al marchese da
Ferrara, e come morio »iao
GAP. LXXXIX. Come messer Napoleone Orsini legato fenoe ad A-
rexzo; e dell'oste eh* e' Fiorentini feciono a Gargosa • . » ivi
GAP. XC. Come morio il buono re Adoardo d'Inghilterra. . • » las
GAP. XCI. Come il re di Francia andò a Pitlieri a papa Clementei
per fare condannare la memoria di papa Bonifaxio . b I73
GAP. XCII. Come e per che modo fu distrutta l'ordine e magione del
tempio di Gerasalem, per procaccio del re di Francia , • » ia4
GAP. xeni. Di novitadi e Konfilte cbe furono in Romagna e in
Lombardia » 127
GAP. XCIV. Come fu morto il re Alberto d' Alamagna . • . » 1 a8
GAP. XCV. Come un podestà di Firenze si fuggi col suggello dell'Er-
cole del comune • . • , » ivi
GAP. XCVI. Come fu morto il nobile e grande cittadino di Firenze
messer Corso Donati »>39
GAP. XCVII. Come arie la chiesa di Laterano di Roma • . • » i3i
GAP. XCVin. Come i grandi di Samminialo disfeciono il loro popolo.» i33
GAP* XCIX. Come i Tarlali furono cacciati d'Arezzo e rimessivi i
guelfi « ivi
GAP. C. Come gli Ubaldini tornarono a ubbidienza del comune di Fir.» i33
GAP. CI. Per che modo fu eletto imperadore di Roma Arrigo eonte di
Lusimborgo » ...••» ivi
GAP. CU, Come Arrigo imperadore fu confermato dal papa • . » i36
GAP. CHI. Come i Viniziani presono la città di Ferrara e poi la
perderò. » ivi
GAP. CIV. Come il maestro dello spedale prese r iiola di Rodi • » i37
GAP. CV. Come il re d'Araona s'apparecchiò di venire in Sardigna. » ivi
GAP. evi. Come i guelfi furono cacciati di Prato e poi lo racquitta*
rono • • • e ivi
GAP. CVIf. Come i Tarlati tornarono in Arezzo e cacciarne i gnel6. » i38
GAP. GVIII. Quando mori il re Carlo secondo » ivi
GAP. CIX. De' segni eh' apparirono in aria » ivi
Ciò. rUlani T. IL 57
450
GAP. ex. Come i Fiorentini ricominoiarono guerra ad Aretio . » i39
CAP. CXI. Come i Luocheai vollono diifare Piitoia , e* Fiorenlinì
furono oontradianti . • • •••.»■▼>
CAP. CXII. Come il re Ruberto fu coronato del regno di Cieilia e
di Puglia » i(o
CAP. CXI1I. Come gli Anconitani furono leonfitti dal conte Federigo.* ìtì
CAP. CXIY. Come mesier Ubiizino Spinoli fu cacciato di GenoTt
e sconfitto »ifi
CAP. CXV. Come i Viniitani furono sconfitti a Ferrara . • . » i^i
CAP. CXVI. Della guerra de' Volterrani e que' di Sangiroigaano • » ifs
CAP. CXVII. Come gli Orsini di Roma furono sconfitti da'Colonoesl.» ifi
CAP. CXVI II. Come gente d' Arcuo furono sconfitti dal saiiacaleo
de' Fiorentini > 14^
CAP. CXIX. Come i Fiorentini feciono oste ad Aretso* • • • » i?i
CAP. CXX. Come gli ambasciadori d' Arrigo re de*Romani teaiiero \m
Firenie v i44
CAP. CXXI. Di miracolosa gente ohe s'andarono battendo in Italia » i45
LIBRO NONO
CAP. ì. Qui comincia il libro nono. Come Arrigo eonte di hmim»
borgo fu fatto imperatore , if»
CAP. II. Come parte guelfa fu cacciata di Vioegia . ...» ifi
CAP. III. Delle profezie di maestro Arnaldo da VillanuoTa . . » ijS
CAP. IV. Come in Ferrara si fece congiura per ribellare la terra
della Cbiesa • » ìtì
CAP. V. Come i Todini furono sconfitti da' Perugini . . . . » i49
CAP. VI. Come i guelfi furono cacciati di Spoleto » ivi
CAP. VII. Come Arrigo imp. si parti della Magna per passare in Italia.» ìtì
CAP. VIII. Come il re Ruberto venne in Firenze tornando dalla sua
coronazione »i5o
CAP. IX. Come Arrigo imp. entrò in Italia, e ebbe la città di Milano.» l5i
CAP. X. Come iFìoren. chiuiono di foisì le nuove cerchie della cittì.» i5a
CAP. XI. Come quegli della Torre furono cacciati di Milano • m ivi
CAP. XII. Come in Firenze ebbe grande caro, e altre novìtadi. » i54
CAP. XIII. Come in Firenze vennono orliqne di santo Barnaba. » ivi
CAP. XIV. Come lo 'mperadore assediò Cremona, e sua gente ebbe
Vicenza • v i55
CAP. XV. Come lo 'mperadore ebbe la citti di Cremona* • . » ifi
CAP. XVI. Come \ Fiorentini per la venuta dello 'mperadore tras-
sono di bando tutti ì guelfi » i56
CAP. XVII. Come i Fiorentini con tutte le terre guelfe di ToKana
451
fectoDO Ifga iDiieme eontra lo 'nperadore b |56
GAP. XVIII. Come il re Ruberto fece pigliare per ioganno i ghi-
bellini di Romagna •• •••••>■ $7
CAP. XIX. Come il marchete del papa prete Fano e Peiaro. • b i?t
GAP. XX. Come lo 'mp. Arrigo ebbe la citti di Brescia per «Medio.» ivi
GAP. XXI. Come i Fiorentini e'Luocheii guernirono le frontiere per
la tenuta dello 'mperadore b 169
GAP. XXII. Come papa Clemente diede legati allo 'mperadore Ar^
rigo che 'I coronaitono » ifi
GAP. XXIII. Come papa Clemente fece Concilio a Vienna in Bor-
gogna, e canoniziò tanto Lodovico Bgliuolo del re Carlo • b 160
CAP. XXIV. Come lo 'mperad. Arrigo venne nella città di Genova* » 161
GAP. XXV. Come in Areiio venne vicario d' imperio . • • • b ifi
GAP* XXVL Come in Francia vennero ambatcicdori dello 'nperado-
re, e furonne cacciati b ivi
GAP. XXVII. Come i Fiorentini mandarono loro masnade In LuDÌ«
giana per contradiare i passi allo 'mperadore » i6a
GAP. XXVIII. Come in Genova mori la 'mperadrice • • • • » ivi
GAP. XXIX. Come lo *mperadore fece suo processo centra i Fior. » ivi
GAP. XXX. Di scandalo eh' ebbe in Firenze tra' lanaiuoli • • » i63
GAP. XXXI. Come il re Roberto mandò gente a' Fiorentini per con-
tattare lo 'mperadore b ivi
GAP. XXXII. Come la città di Brescia si rubellò allo 'mperadore.» ivi
GAP* XXXIII. Come in Firente ebbe grande novità per la norie di
metter Pauioo de' Pazii • ...» ivi
GAP. XXXIV. Come la città di Cremona si rubellò dallo 'nperad.» 164
GAP. XXXV. Come il maliscalco dello 'mperadore giunse in Pisa, e
eomiociò guerra a' Fiorentini » ivi
GAP. XXXVI. Come i Padovani si rubellarono dalla signorìa del-
lo 'mperadore » i65
GAP. XXXVII. Come lo 'mperadore Arrigo venne nella città di Pisa.» ivi
GAP. XXXVIII. Come gli Spuletini furono seon6tti da' Perugini. » 166
GAP. XXXIX. Della rannata che '1 re Ruberto e la lega di Toteani
feciono a Roma per contattare la coronazione d'Arrigo imper.» ivi
GAP. XL. Come lo 'mperadore Arrigo ti parti di Pisa e andonne a
Roma .•..•B167
GAP. XLI. Come metter Galeatto Vitconti di Milano prese la città
di Piacenza .* , » 168
GAP. XLII. Come i Fiorentini levarono in itconfilta i Pisani da
Gerretello • .... b ivi
GAP. XLIII. Come Arrigo di Luaimborgo fu coronato inperadoro in
Roma a ivi
452
GAP. XLIV. Come lo *fDperadore li pai ti di Roma per TCDire in To-
•eaoa •• • « 170
CAP* XLV. Come lo 'cnperadore venne alla eiltà d'Areuo^ e poi co-
me Tenne reno la ci Ili di Firenxe < i?i
CAP. XLVI. Come i Fiorentini furono quali tconfilti al caitello del-
rAneÌM da gente dello 'mperadore • •• . • • • . « «171
CaP. XLVII, Come lo 'mperadore Arrigo ti paoie ad otte alia cittì
di Firenie « 171
CAP. XLV 111. Come lo 'mperadore ti parli dall' attedio da aan Salvi
e andonne a tan Catciano, e poi a Poggiboniazi • • • • « 17S
CAP. XLIX. Come lo 'mperadore ti parti da Poggiboniiai e ritornò
in Pisa, e fece molli proceiti contro a'Fiorenlini • • • • « 176
CAP. L. Come lo 'mperadore. condannò il re Ruberto • . • • e 177
CAP* LI. Come lo 'mperadore t' apparecchiò per andare nel Regno
contro al re Ruberto» e ti parti di Pisa « Ifi
CAP. LII. Come lo 'mperadore Arrigo morio a Boneonfento nel con-
tado di Siena « 178
CAP. LUI. Conta come morto lo 'mperadore ti divise la tua otte,
e' tuoi baroni ne portarono il corpo alla città di Pita • • e 179
CAP. LIV. Come Federigo detto re di Cicilia tenne per nuire alla
città di Pita « 180
CAP. LV. Come il conte Filippone di Pavia fa aconOtto ■ Pia-
cenza < ivi
CAP. LVI. Come i Fiorentini diedono la tigooria di Firenze al re
Ruberto per cinque anni «181
CAP. LVll. Come gli Spinoli furono cacciati di Genova • . • < ivi
CAP. LVIII. Come Uguccioue da Faggiola tignore in Pisa fece molta
guerra a'Luocheti, sicché mitono i ghibellini usciti per itfona-
ta pace in Lucca « « 181
CAP. LIX. Della morte di papa Clemente ,, • • e ivi
CAP. LX. Come Uguccione da Faggiola co'Piiani presono la città di
Lucca, e rubarono il tesoro della Chieta « i83
CAP. LXI. Come messer Piero fratello del re Ruberto venne in Fi-
reme per signore « l84
CAP. LXIJ. Come il re Ruberto andò con grande stuolo sopra Cici-
lia, e assediò la città di Trapali « i85
CAP. LXlll. Come i Padovani furono scon6tti a Vicenza d^ meaaèr
Cane della Scala 186
CAP. LXIV. Come i Fiorentini feeiono pace con gli Aretini . « ivi
CAP. LXV. Come apparve una stella cometa iu cielo • ... « ivi
CAP. LXVl. Della morte di Filippo re di Francia e de' tuoi fi-
«'«tto*> «ivi
453
CÀP. LXVII. Della lesione che fu fatU in Alaiuagoa di due inipe-
radori, Tudo il dogio di Baviera, e l'altro quello d'Osterich. « 187
GAP. LXVIII. Come Uguccione tigDure di Piia fece gran guerra alle
terre ▼icine « 188
CAP. LXIX. Come coronato il re Luis di Francia, andò ad otte so-
pra i Fiamminghi, ma niente v'acquistò • • « 189
CAP. LXX. Come Uguccione signore di Lucca e di Più fece porre
l'assedio al castello di Montecatini. * . . • • i • • < ivi
CAP. LXXI. Come il prenze di Taranto venuto in Firente, i Fio-
rentini uscirono ad oste per soccorrere Montecatini e furono
sconfìtti da Uguccione della Faggiola « 190
CAP. LXXII. Ancora della detta battaglia e sconfitta de' Fiorentini
e del prenze ,..«191
CAP. LXXIII. Come Vinci e Cerretoguidi si rubellarono a'Fioren*
tini « 192
CAP. LXX IV. Come il re Ruberto mandò in Firenze per capitano
il conte Novello • < 193
CAP. LXXV. Come Uguccione fece tagliare la testa a Bandueoio Bon-
oonti e al figliuolo, grandi cittadini di Pisa • . • • . «( ivi
CAP. LXXVI. Come i Fiorentini si divisono tra loro per sette e fé-
ciono bargello ....•« 194
CAP. LXXVn. Come si murarono parte delle mura di Firenze, e fe-
eesì una mala moneta .••... ..«19$
CAP. LXXVIII. Cume Uguccione da Faggiola fu cacciato della signo*
ria di Pisa e di Lucca, e come Castruccio di prima ebbe la si-
gnoria di Lucca . • . , « ivi
CAP. LXXIX. Come il conte da Battifulle fu vicario in Firenze , e
caccionoe il bargello, e mutò stato in Firenze •....« 19G
CAP. LXXX. Conta di grande fame e mortalità eh' avvenne oUre-
roonli • CI 98
CAP. LXXXI. Della lezione di papa Giovanni ventiduesimo . • e ivi
CAP. LXXX IL Come il re Ruberto e' Fiorentini feciono pace eo' Pi-
sani e'Lucchesi ....; e loo
CAP. LXXXI li. Come i Fiorentini disfeciono la mala moneta, e fe-
eiono la buona del guelfo nuovo • • • . e aoa
CAP. LXXXIV. Come il re Ruberto mandò sua armata in Cieilia,
fece gran danno « ivi
CAP. LXXXV. Come Ferrara si rubellò dalla Chiesa ... . « ivi
CAP. LXXXVL Come Uguccione da Faggiuola tornava per rientrare
in Pisa , e le novità ne furono in Pisa , e di Spinetta mar-
chese ao3
CAP. LXXXVII. Come la parte ghibelhna usci di Genova. . . « 2u4
454
GAP. LXXXVIII. Come i ghibellioi di Lombardia aitediarono Gre-
mona «i«5
GAP. LXXXIX. Gome metter Gane della Scala fece otte toprt i P«-
doTani, e tolse loro molte eattella . • • • « ifi
GAP. XG. Gome gli usciti di GeooTa colla fona de'ghibeUini di Lom-
bardia aasediaroDo GenoTa* .••••••••••< ìtì
GAP. XGI. Gome i ghibellioi di Lombardia ebbono Gremona. • « sc6
GAP* XGIL Gome gli usciti di Geao?a presono i borghi di Prea. e iti
GAP* XGIIL Gome il re Ruberto venne per mare al tocoorao di Ge-
nova . • * . • • e ao7
GAP. XGiy. Gome i Genoveti diedono la tignoria di Geoo?a al re
Roberto « aoS
GAP. GXV. Della viva guerra che gli usciti di Genova co'Looibardi
feeiono al re Ruberto « ili
GAP. XGVL Gome nella cittì di Siena ti feee una congiure ed eb-
be vi romore e gran mutazione ....* ••...« 9e9
GAP. XGVn. Gome la gente del re Ruberto sconfissone gli uaeiti di
Genova alla villa di Setto , e ti partirono dall' attedio della
oittà. • « sio
GAP. XGVIIl. Gome il re Ruberto ti parti di Genova e andò a eor»
te di papa in Proenza .«•.«ili
GAP. XGIX. Gome gli utciti di Genova co*Lombardi tornarono alPat>
tedio di Genova « ivi
GAP. G. Gome messer Cane della Scala prese le borgora di Padova. « aia
GAP. GL Gome i guelfi di Lombardia ripretono Cremona. . . « ivi
GAP. GIL Gome messer Ugo dal Balzo fu sconfitto ad Aletsandria. « ivi
GAP. Gin. Gome gli usciti di Genova ripresone i borghi di Ge-
nova « ivi
GAP. GIY. Gome i ghibellini presono Spuleto « aiS
GAP. GV. Come il re di Tunisi ritornò in sua signoria • . • « aii
GAP. CVL Gome Gastruccio signore di Lucca ruppe pace a'Fioreo.
tini, e eominciò loro guerra « ivi
GAP. GVIL Gome g(*nte degli usciti di Genova furono tconStti a
Lerici c3i5
GAP. GVIIl. Come quegli di Genova presono il Bingane . . . « 9i6
GAP. CIX. Gome il papa e la chiesa feeiono venire in Lombardia
messer Filippo di Valos , * . « ivi
GAP. ex. Come messer Filippo di Valot si tornò in Francie con
vergogna, sanza niente acquistare «117
GAP. GXL Gome Gastruccio andò ad oste nella Riviera di Genova* « S19
GAP. CXn. Gome Federigo di Cicilia mandò tua armata di galee al-
Tattedio di Geoovai • « ivi
455
CAP. CXIII. Come il re Roberto fece lui armata di galee per con-
tattare quella de'Cieiliani, e quello ch'aoperò « aio
CAP. CXIV. Dì quello medeiimo « lai
GAP. CXV. Come i Fioreotioì feciono tornare Caitruceio dall'aMedio
di Genofa « Ifì
CAP. CXVI. Delle batUglie che gli uiciti di Genova e'Ciciliani die-
dono alla terra, ed ebbono il peggiore e m
CAP. CXVII. Come gli uiciti dì Genofa guastarono Chiafari . « 393
CAP. XVIII. Come gli usciti di Geno?a ebbono Noli, e feciono di-
versa guerra , < Ifi
CAP. CXIX. Come il fratello del re di Spagna fu seonBtto da*Saraoini
di Granata « aa4
CAP. CXX. Come i frierì dello spedale sconfistono i Torchi oon loro
navilio a Rodi e ifi
CAP. CXXI. Come mester Cane della Scala essendo all'assedio di Pa-
dova fa sconfitto da'Padofani e dal conte di Gorilla ... « aiS
CAP. CXXII. Come mori il conte Gaddo signore di Pisa, e fu fatto
signore il conte Nieri « 916
CAP. CXX1II. Come fu fatta pace dal re di Francia a*Fiamminghi. « Ifi
CAP. CXXIV. Come tra quegli della casa di Fiandra ebbe grande
diiientìone « 997
CAP. CXXV. Come i ghibellini furono cacciati di Rieti . . . « aaS
CAP* CXXVI. D*uno grande raonamento d'osti che fu tra'due eletti
d'Alama|i[na « lfÌ
CAP. CXXVII. Come Spinetta marchese t'allegò eoTiorentini eontra
a Castruecio, ma tornò a vergogna de'Fiorentini • • • • e Ivi
CAP. CXXVIII.Di novità di ufieii di Firenze « a3o
CAP. CXXIX. Come il marchese Cavalcabò colla lega di Toscana fa
sconfitto in Lombardia e ivi
CAP* CXXX. Come mester Galeatso di Milano ebbe la oittà di Cre-
mona « 33l
CAP. CXXXI. Come scurò il sole, e morì il re di Franeia • . « Ivi
CAP. CXXX lì. Come i Bolognesi cacciarono di Bologna Romeo de*Pep-
poli ricco uomo, e suoi seguaci « aSl
CAP. CXXXII1. Come lo 'mperadore di Costantinopoli ebbe goerra
eo'figliuolì ifi
CAP. CXXXIV. Come Federigo di Cicilia fu scomnnietto, eeomefe-
ee coronare il figliuolo del reame « ivi
CAP. CXXXV. Come i Fiorentini mandarono in Frinii per cavalieri. « 933
CAP. CXXXVI. Chi fu il poeU Dante Alighieri di Firente . . « ivi
CAP. CXXXVII. Come i Fiorentini rimasono fuori della signorìa del
re Ruberto, e feeiono parte delle mnra della città ... « 935
^
458
CAP. C];]qCVin. C^mc il re il'lniihiltfrri fece oeàitre il tugÌM
■ fiii limi barnnli R comi ;lì Scolli gli GOiiiii>oi*rono gDcrr*. * ll6
CAP. CXXXIX. Camp i Perogini rbhonn il cUlì d'AicMÌ por a»?<lio. < li;
CAP. CXU. Come li pirt<! gliihfMiiii forino ciccUti di Fino . . in
CAP. CXLL Cnmf FFilirigo contr di Monlefctiro fu mortu a romor«
it <l«tgli (T Urbino • >TÌ
CAP. CXLIl. Conif^ la eini d*0*inio li r«o({# illi Chifu. . . , ììS
CAP. CUn. Comr Ib r.itll di Rruntti li rendi illa Chien. « com»
il michele li ter.e itiifare < il)
CAP. CZLIV. Camp i Viicant! signori .li Milano furono Konxrnic*-
ti, ^.fome U Chini tevt fciiire contri loro il dogio d'Ode.
rich ( (ti
CAP. CXUX- Cume i tignori ai Milano (otto trattati) d'ancordo cnlU
Cbiota oorroppoiiD il Joglo d'Ostprith, aieohil^ li loinÀ in Ala-
nwp»» « »(■>
CAP. CXLVl. Come i Piiloleii (etiono trirgiia con Caitmccio eco-
lr»p »olerB de'FLorcnlini i(>
CAP. CXLVIl. Come i<i Sii-na rbbe roni.rc e DOfilade . . . . ,ii
CAP. CILiriII. Come i ghibellini di Colle iDllon(> prenJere la lem
e fantuo iconGtii • >h
CAP. CXLIX. Come il loldano della Soria corte e preae qoaii tali*
l'Erminia ini
CAP. CL. Come il re ili Tuniaì eaecialo di aignorìa la racqaittA. ■ *()
CAP. CLI. Come il leicofo d'Arcuo cominciò guerra a'Conti, e pre-
te Caitelfocognano , , . ■ ìri
CAP. CL1I. Come Romeo de'Peppoli e iud icguito vcnoono per prea-
dere Bologna e andarne in iiconStla " *U
CAP. CLllI. Di romori e grandi notila ch'ebbe nella citU di PUa
CAP. CL1T. Come Caitruccio fece una grandr castello io Lnooa. ■ 1ÌG
CAP. CLV. Come il re di Tuniii fu ricacciato della lignoria . • in
CAP. CLVI. Come mori meiaer HalTeo Viaconti capitano di Milano. • in
CAP. CLTII. Come nella Chleu di Roma nacque grande qniatioM
■opra la poterli di Grillo ■ a l4l
CAP. CLVIII. Come in Fireoie t'ordinò una Gera . e altre Boti-
Udi iȓ
CAP. CUX. Di guerra che fn in Cicilia e in Cilatra ifl
CAP. CLX. Come melier Rimonda ili Cardonl capitano per la Chie-
aa fu iconfitto al ponte a Baiignano . ■ t^S
CAP. CLKI. Conta di grinde guerra tra il re d'Inghilterra a quello
di Sooiìa ■ aSo
CAP. CLXII. Come la città d'Otino ai rubcllò alla ChieM . . • iti
457
GAP. CLXIII. Come i Fiorentioi feoiono una grande raunata di gen-
te credendoti a?ere alcuna terra di Castruccio « a5i
GAP. CLXIV. Come arobatciadori del dogio d' Osterich feciono fare
triegua in Lombardia a danno della Chiesa e ifi
GAP. CLXV. Come i Pisani incerta parte rappono la pace a*Fioren.« a5a
GAP. CLXVI. Come i Fiorent. raequistaro il castello di Caposelfoli.« ifi
GAP. CLXVII. Come il signore di Mantova e quello di Verona fen-
nono a oste a Reggio <t if|
Gap. CLXVIIL Comr nella città di Parma ebbe battaglia tra' cittadini.* a53
GAP. CLXIX. Come i signori di Ravenna s'ucoisono insieme • . « ivi
GAP* CLXX. Come gli usciti di Genova ebbono Albingano • • « a54
GAP. CLXXI. Come papa Giovanni fece battere moneta , fatta come
il fiorino d'oro «ivi
GAP. CLXXII. Come il re di Francia lasciò la prima moglie, e pre-
se la fii;liuola che fu d'Arrigo imperadore e 355
CAP. CLXXIII. Come il re Ruberto volle essere morto a Vignone. « ivi
GAP. CLXXIV. Come i Fiorentini rifeeiono Casaglia, e ripresone le
ville e popoli d'Arapinana in Mugello « ifi
CAP. CLXXV. Come l'eletto d'Osterich fu sconfitto da quello di Ba-
viera e a56
CAP. CLXXVI. Come il re d'Ungheria venne sopra il re di Russia, e a57
GAP. CLXXVII. Come gli Ubaldini si diedono alla signoria de' Fio-
rentini « ivi
CAP. CLXXVITL Come messer Vergiù di Landa rubellò Piacema a
ffifsser Galeasso Visconti di Milano e a58
CAP. CLXXIX. Di grande fortuna che fu in mare e in terra • « ivi
CAP. CLXXX. Come gli Scotti sconfissono gl'lnghilesi • • • . « 369
GAP. CLXXXL Come mes. Galeasso Visconti fu cacciato di Milano.c ivi
CAP. CLXXXn. Come Mencia fu preu e corsa per quegli di Mi-
lano e a6o
GAP. CLXXXin. Come certi della cau de'Tolomei feoiono grande
guerra nel contado di Siena e aCi
GAP. CLXXXIV. Come messer Galeasso Visconti ritornò in Milano, e 96a
GAP. CLXXX V. Come Luis d'Universa fu fatto conte di Fiandra. « ivi
GAP. CLXXXVL Del grande freddo che fu in lulia e carestia . e «63
GAP. CLXXXVn. Come i Fiorentini mandarono loro gente in Lom-
bardia sopra Milano • « ivi
GAP. CLXXXVni. Come gli asciti di Genova furono aooofitti e le-
vati dall'assedio di Genofa • • • • « ifi
GAP. CLXXXIX. Come il re di Tunisi cacciato ricoverò la signoria. « 364
GAP. GXC. Come la città di Tortona s'arrendè alla Chiesa e al re
Ruberto •• «ivi
Gio. ViUani T. IL 58
i58
GAP. GXCI. Corae l'oite dì Milano furono leonfiUi di quegli della
Chiesa in sul fiume d'Adda ., « i65
GAP. CXCII. Come i Pado?ani ti pacifiearo iniieme coloro uteìti. « 166
GAP. CXCIIL Come Caitroccìo racquiitò certe ditelli di Garfagoa-
na ohe gli erano falle rubellare per gli Fiorentini • • • « iti
GAP. GXCI V. Come pace fu tra l'eletto imperadore di BaTiera e quel-
lo d' Oilerich e 967
GAP. GXCV. Come Aleiundria in Lombardia ti rendè al legato del
papa e al re Ruberto «irl
GAP. CXCVI. Come il dogio di Baviera eletto imperadore mandò al
legato in Lombardia ohe non guerreggiane le terre dello 'ui-
perio « ivi
GAP. GXCVII. Come la città d'Orbino si rubellò alla Chiesa. . « 368
GAP. CXCVIH. Come giudice d'Arborea di Sardigna si rubellò da«Pi-
•ani a petizione del re d'Araona e Ifi
GAP. CXCIX. Come messer Marco Visconti di Milano fu sconfitto dal-
la gente della Chiesa ••« 9^
GAP. ce. Come il conte di Gorilla mori per yeleno . • . • « 970
GAP. GCL Come il conte Nofcllo ?enne in Firenie per capitano di
guerra . ... « ifi
GAP. CGIL Come grande scandalo fu nell'oste della Chiesa di
Moneta «' ìtì
GAP. GCIII. Ancora di grande scandalo che fu in Placenta tra la
gente della Chiesa « 971
GAP. CCIV. Come i Fiorentini per lettere dì papa feciono imposta
al cherìcato « ìtì
GAP. GCV. Come gli Aretini feciono oste sopra la terra d' Uguccione
da Faggiola « 9"*
GAP. CCVL Come lunga triegua fu fatta dal re d'Inghillerra e quel*
lo di Scozia « ifi
GAP. CCVn. Come i Perugini tornarono all'assedio di Spoleto, e 37)
GAP. CCVIII. Come il capitano de'soldati friolani, ch'erano co'Fioren-
tini, se n'andò a Castruccio « ifi
GAP. CCIX. Come .Castruccio fece oste alle castella di Valdarno di
ponente • >...•« ifi
GAP. CCX. Come Nanfus figliuolo del re d'Araona andò con saa ar-
mala in su l'isola di Sardigna « 974
GAP. ce XI. Come messer Ramondo di Gardena colla gente della
Chiesa e della lega di Toscana e Lombardia puose oste alla eit-
ti dì Milano « 97$
GAP. GCXII. Corae la città di Milano fu soccorsa, e come l'oste della
Chiesa se ne parli « 976
459
GAP. CCXIII. Come quagli di Milano asiediiro l'otte della Chiesa
in Mencia, ma lefanene in iiconBUa « 977
CAP. CCXIV. Come Caitruccio fenoe ad otte a Prato, e come i Fio-
rentini fi cafilcaronoy e le uo¥Ìlà che ne furono in Firenie» « 378
CAP. CCXV. Come il fcic. d'Areno prete il eattello di Rondine.« 380
CAP. CCXVI. Come Catte! franco ti mbellò a'Bologneti , e eome lo
riebbono « ivi
CAP. CCXVII. Come dieci galee de' Genofeti furono prete da'Tar*
ehi per tradimento e a8i
CAP. CCXVIII. Come unto Tommato d'Aqaino fa eanoninato da pa*
pa Giovanni « ifi
CAP. CCXIX. Di grande nofitade eh' ebbe in Firenie per etgione
degli sbanditi « a8a
CAP. CCXX. Come Castracelo guattò le castella di Valdamo di tolto. « 384
CAP. CCXXI. Come quegli di Broggia in Fiandra pretono e artmio
il porto delle Schiute « ivi
CAP. CCXX fi. D'uno tento pettilenzioto che fu io Italia e in Francia. « ivi
CAP. CXXIII. Come quegli di Bergamo furono teoofitti da gente del*
la Chiesa « 285
CAP. CCXXI V. Come i mercatanti viniiiani toonfistono gì' Inghileti
in mare « ivi
GAP. CCXXV. Come i Fiorentini perderono il eattello della Trap-
pola con loro vergogna « Ivi
CAP. CCXXVI. Come il vetcovo d' Arezio ebbe la città di Cattello
per tradimento « a86
CAP. CCXXVII. Come il papa scomunicò Lodovico di Baviera elet-
to imperadore e ivi
CAP. CCXXVIII. D'una grande tempesta che fu nel mare maggiore. « 287
CAP. CCXX1X. Di novità che furono in Firenze per cagione degli
ufici e delle sette « ivi
CAP. CCXXX. Come Castruccio volle pigliare Pisa per tradimento. « a88
CAP. CCXXXI. Come la gente della Chiesa ebbono danno a Carrara
in Lombardia «ivi
CAP. CCXXXII. Come il popolo minuto di Fiandra ti rohellarono
centra i nobili, e distrussongli « 389
CAP. CCXXXUI. Come Castruccio prese Fuceechio , e incontanente
ne fu cacciato in itconfitta , • e ivi
CAP. CCXXXIV. D'uno grande miracelo ch'apparve in Proema • « 390
CAP. CCXXX V. Come il vetcovo d'Arcuo ebbe e prete la rocca di
Caprete. «391
CAP. CCXXXVI. Come gli utciti dì Piacenza forono toonSttl dalla
gente della Chieta • « iti
460
CAP. CCXXXVlI. Come i Phmi fàrwo MMttlI ta|fa;pif|ÉÉ
fanU d'Araona S «"*•>.••« agi
CAP. CCmVlII. Cose I Fior, ■awkrww iBnMMia^pèr eraM«i.« i|i |
CAP. CCXXXIX. Come miMr Hanoiido ài Cuèam fa ■■■■■ M i di
qtifgli 41 MiUnOy e pitto ••••.;;••••« M
CAP. CCXU Cobo il viewio M ro Rab«to h M ii tU o Jo^P l otBlwfcc ^
CAP. CCXLI. Come i Tarterl di Gourio eonoM Grwia. • . « M
CAP. CCXUL Come pepa Giofuol anoon km pm iÉio moatm 1^
letto di Baviere ' • • • • e ift
CAP. CCXLIII. Come Insetto di MìIìm ■! ptrtl UPìUMdlo « V» *
eia eoo loro daoDo •••'••• ••••«^,
CAP. CCXLIV. Come i Perofiai ooU'aiato denTfjbMl «Uom la«Mi '
di Spulcio. •••«ili
CAP. CCXLV. Di eertl ordini fatti in FireaM «eiara gli «MMrti '
delle doDoe, e di trarre di bendo iabendltl* ■4' •
CAP. CCXLVI, Come il papa eeomanlaò SI leieew d*Arnno. • « Jil .
CAP. CCXLVir. Come il eonte Novello praae CarmifMBo^ • • ' e ' H : J
CAP. CCXLVIII. Come II re di Fnneie tenne la Piro^ P« f^ ' ^^
eaoelare d'eaiere impèradore • ••••••• • • • •eifl^
CAP. CCXLIX. Come il re Ruberto ti parU di aorte di pepo • an»
donne a Napoli. « « iti
CAP. CCL. Come gente di Milano furono . toonOtti da niesser Arrigo
di Fiandra • • • • . • 29!
CAP. CCfJ.Come ì Pisani furono icon6lti un'altra volta in Sardigoa; e ni
CAP. CCLII. Come gente di Caitruccio riceveUono dannò a Caatel>
franco «ivi'
CAP. CCLIII. Come i Fiorentini mandarono aiuto a'Peruginì aopra la
città (li Castello. », « 999
CAP. CCLIV. Come il eonte Novello ai tornò a Napoli . • • e ivi
CAP. CCLV. Come il dogio d*0»terich e quello di Chiarentana pat-
tarono in Lombardia contra metser Cane « ivi
CAP. CCLVI. Della grandetta ed ediacaxione della città di Firenae
alle nuove cerehia e mura ••c3oa
CAP. CCLVII. Ancora del l'edi Beati one delle mora d' oltrarno • e 3at
CAP. CCLVIII. Come genie della Chiesa furono tconfitti da quelli
di Milano «3o4
CAP. CCLIX. Come i Pisani fecero pace con l'infante d' Araona in
Sardigna «......• «3o5
CAP. CCLX. Come il legato ebbe Castellaquaro m M
CAP. CGLXI. Come messer Filippo Tedici di Pistoia tolse la terra
all'abate da Pacciano suo tìo .«ivi
CAP. CCLXII. Come il re di Francia tolse per moglie la eagina« « ivi
461
CAP. CCLXIII. Come si eonÌDeiò guerri io Gaaieogna tra '1 re di
FriDcia e quello d'Inghilterra
CAP. CCLXIV. Come papa Gio^anoi icomanicò Lodofioo di Ba? ier.
eletto re de'Romaoi* • t
CAP. CCLXV. Come i Malateili da Ri mi dì furono sconfitti a Orbino..
CAP. CCLXVI. Come i ghib. di Romagna vollooo pigliare Cesena.
GAP. CCLXVII. Come il re di Francia si credette essere eletto ini*
peradore
CAP. CCLXVIII. Come messer Carlo di Valos acquistò parU di Goa-
seogoa
CAP. CCLXIX. Come i Pistoiesi feciono triegoa eon Gaétmeoto eoo
tra 'ì volere de* Fiorentini
CAP. CCLXX. Come il signore di Milano riprese Monda. • •
CAP. CCLXXI. Come si mutò sUto di reggimento in Pirente .
CAP. CCLXXII. Come il comune di Firenze acquistò il casUUo di
Lanciolina
CAP. CCLXXIII. Come in Mugello si fece una terra . . . •
CAP. CCLXXIV. Dell'appello che l'eletto di Bafiera feee contro «1
P«P«
CAP. CCLXXV. Come i march, da Etti tolsono Argenta alla Chiesa.
CAP. CCLXXVI. Della venuta de'cafalieri franceschi in Firenae.
CAP. CCLXXVII. Come il legato cardinale credette afere la città d
Lodi, e furono sconfitti ••
CAP* CCLXXVII I. Come il papa scomunicò chi facesse eontraftre
fiorino d'oro
CAP. CCLXXIX. Come Carmìgnano si rendè al comune di Firenae*
CAP. CCLXXX. Come il re Ruberto volle esser morto in Napoli.
CAP. CCLXXXI. Come il preme della Morea psstò in Romania.
CAP. CCLXXXII. Come quelli della terra di Brnggia si robellaro*»
no al conte di Fiandra
CAP. CCLXXXIII. Come in Firenze ebbe mutaaione per cagione del
le settf ,
CAP. CCLXXXIV. Di muUzìone mossa nella città di Siena . .
CAP. CCLXXXV. Come Castruccio prese la Sambuca , e" Pistoiesi
s'accordarono co'Fiorentìni
CAP. CCLXXXVI. Come la taglia de'cavalieri ch'erano a Castelto ea
falcarono sopra gli Aretini . • • .
CAP. CCLXXXVII. Come si trassono de' grandi certe schiatte di Fir
CAP. CCLXXXVIII. Come Azzo Visconti di Milano prese il borg
san Donnino •
CAP. CCLXXXIX. Come Caslruooio folle fare nccidere il conte Ni
ri di Pisa
S07
ifi
3o8
ifi
ifi
309
ifi
3io
ifi
3ia
• •
ifi
. a
Ifi
3i3
ifi
3i4
3i5
ifi
• •
ifi
3i6
ifi
317
ifi
3i8
3i9
• •
ifi
ifi
390
GAP. CCXCVII. Di Kgno e
CAP. CCXGVIII . Come i F
CAP. CCXCfX. Come la gei
U ad OiiBio . , . ,
(EmU Cor. Il Lettore
l« pag. 3*4 , ohe Tei
noi prccedenle Cip.
detta pagina.)
C&P. ecc. L'tppireeebiamei
CAP. CCCI. Come l'olle de'
•ODO il patto della Guii
CAP. CCCII. Come i Fisreo
Ho nlef altane ....
CAP. cecili. Cune il eailel
CAP. CCCIV. Come i Fiore.
Catlruoeio
CAP. CCCV. Di ,jae||o mti,
CAP. CCCVI. Di qoella mM.
CAP. CCCVII. Come . Corto
CAP. CCCVIII. Come il l,ga
CAP. CCCIX. Come il re d'A
CAP. CCCX. Come il cooie <l
da quegli di Bruggia ,
CAP. CCCXI. DeTjlti di Firr
CAP. CCCXII. Come il coate
463
CAP. CCCXVI. Come i doe eletti d'AUmagna feciono «Mordo iniie-
me, e Federigo d'Oslerich fu trillo di pregione .... « 339
CAP. CCCXVII. Come Cwlruccio con taa otte ?enne in sol oonli-
do di Firenze presso aita ci Uà, ardendo e guastando ... e 34o
CAP. CCCXVIII. Della materia medesima « 34l
CAP. CCCXIX. Come Castruccio con Aixo di Milano ritornò con loro
oste alla città di Firenze « 34^
CAP. CCCXX. Dello slato di Firenze medesimo « 343
CAP. CCCXXl. Come il conte Ugo da Baltifolle ritolse certo contado
aTiorenlini in Mugello « 344
CAP. CCCXXII. Come Castruccio Tenne a osle a Prato. . • . « 345
CAP. CCCXXMI. Come Castruccio tornù in Lacca oon grande trion-
fo per la sua vittoria • « 346
CAP. CCCXX IV. Come i Fiorentini essendo in male stato si prorri-
dono di moneta e di gente e ifi
CAP. CCCXXV. Come i Bolognesi furono sconfitti da roesser Passe»
ri no signore di Mantofa e di Modena * 347
CAP. CCCXXVL Di quello medesimo « 348
CAP. CCCXXVII. Come messer Passerino signore di MantOfa e di
Moduna venne a oste alla cillà di Bologna « 349
CAP. CCCXXVIII. Come Castrueeio fece trattare falsa pace comparen-
ti fiorentini de'suoi pregioni « 35o
CAP. CCCXXIX. Dell'assedio e perdita di Montenurlo .... « ifi
CAP. CCCXXX. Di gente che mandò il re Ruberto a' Fiorentini. « 35 1
CAP. CCCXXXI. Della sconfitta eh' e* Pisani ebbono in mare in Sar-
digna dal re d'Araona, e come feciono pace « 35a
CAP. CCCXXX II. Come la gente di Castruccio ch'erano in Signa cor-
sone infino alla città di Firenze , . . <c tfi
CAP. CCCXXXIII. Come i Fior, stanziarono di dare la signoria del-
la città e contado al duca di Calavra figliuolo del re Ruberto. « 353
CAP. CCCXXXIV. Come quegli di Bruggia in Fiandra furono sconfitti,
e trassuno il loro conte di pregione ........ « 354
CAP. CCCXXXV. Come lo 'nfante figliuolo del re d' Araona tolse le
decime <iel papa ...e ivi
CAP. CCCXXXV I. Come i Fiorentini feciono loro capitano di guer-
ra mescer Piero di Narsi e 355
CAP. CCCXXXVII. Come per gli ghibellini della Marca fu presa la
Roceaconlrada , « i^i
CAP. CCCXXXVIII, Come Castruccio arse Sancasoiano e venne infino
a Perelola. e poi arse e abbandonò Signa « 356
CAP. CCCXXXIX. Di quello medesimo « ivi
CAP. CCCXL. Come ì Bolognesi feciono pace con messer Patserino. « 357
-"'• ^"-i-ALVl. Comi
'e per lo pap, , „
CAP. CCCXLVII. Cam,
Cip. CCCXmri. Co™
e fece fare um fo
CAP. CCCXLJX. Come
'oro più e.ilells .
CAP. CCCL. Come nie>,
«ondlto d.lt> gcpt,
CAP, CCCLI. Come il ,
M di C.l„r, .
CAP. CCCLII. Come l-,
come (ornò in Mar
CAP. CCCLIII. Come il
in Fir^nie . .
CAP. CCCLIV. Comfl |r
•■no furono .confidi
CAP. CCCLV. Come T,,
Mirci, e come in J
CAP. CCCLVI. Come il
cinque ioni . ,
il
f-fl
h4
%i\<gi^
AA^>A^iA^4V^«a